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Mio ometto

Ciao a tutti, mi chiamo Monica, ho 42 anni, sposata con un uomo di 45.
Io sono casalinga, perciò ho molto tempo libero da dedicare a me stessa, quindi ho un corpo che dimostrerebbe soli 30-35 anni. Ho le labbra carnose valorizzate al meglio con i colori vivaci di rossetti che uso, naso alla francese, occhi verdi, che quando vogliono possono sedurre un uomo da soli. Capelli lunghi oltre la spalla.
Ho una terza di seno, e le metto in evidenza con piacere, soprattutto quando sono al mare.
Mio marito, che sia chiama Alessandro, non c’&egrave mai, lavora per una azienda multinazionale, perciò deve girare le vari sedi presenti in Italia. E’ un bravo uomo, ma come molti, non riesce a tenere a bada il suo uccello, gira voce che avesse un’amante, ma non l’ho mai peccato con le mani nel sacco, o meglio con cazzo in figa dentro alla sua amante.
Poi c’&egrave mio ometto, Gianluca, ha 22 anni, lo ebbi che ero giovane, un incidente di percorso diciamo, ma grazie alla condizione economica della famiglia, riuscii a tirarlo su, per bene.
E’ alto 180, longilineo, gambe muscolose poiché pratica calcio sin da piccolo.
Io sono una donna vogliosa, mi piace divertirsi, però non ho mai tradito mio marito, qualche volta ho rischiato di farlo, ma mi sono tirato indietro in tempo.
La storia cominciò un giorno di marzo, mentre ero in palestra, ma tutto questo lo venni a sapere più tardi, che mi fu raccontato dal mio figlio.

Ero all’allenamento di calcio, ma cominciò a piovere di rotto e c’era un gran vento, così allenatore decise di mandarci a casa, siccome non avevo un passaggio per casa, ma il campo era vicino al posto di lavoro di mio padre, così mi feci dare un passaggio da mio amico Alberto, scesi dall’auto, corsi dentro, salutai il portiere che mi disse, tuo padre dovrebbe essere in ufficio. Camminai verso il secondo piano, la gente aveva cominciato ad andarsene, tale che davanti all’ufficio di mio padre che di solito c’erano 5-6 tavoli, erano tutti vuoti, ma quando mi avvicinai alla porta, ma sentii dei rumori strani. Appoggiai le orecchie alla porta, che era socchiusa, una voce familiare stava dicendo: ‘toh troia, lo so che ti piace, tienilo tutto, ti sborro dentro, ti voglio mettere incinta di nuovo’ a questo punto non c’era nulla da immaginare, presi il telefono e cominciai a filmarsi attraverso il porta socchiusa che aprii un pò di più, senza farmi scoprire. Quando la prova video fu abbastanza lungo, decisi di entrare, ero arrabbiato ed eccitato allo stesso momento, primo perché mio padre tradiva mia mamma, nonostante fosse ancora molto gnocca, eccitato perché la donna messa a novanta sul tavolo era la sua segretaria Silvia, e la conosco, poiché da piccolo ero spesso in ufficio da papà quando non &egrave in giro per Italia, crescendo era diventata la mia secondo desiderio sessuale, la prima &egrave mia mamma.
G:’Che cazzo state facendo?’ urlai entrando.
A: ‘Cosa ci fai qua? ‘ disse indietreggiando, e cercando di rivestirsi, mentre Silvia faceva altrettanto, mi riuscii a vedere le sue tette, almeno una quarta, sode, e qualche ciuffo di pelo sul montevenere.
G: ‘A vederti scopare la troia della tua segretaria’
S:’Ascolta Gianluca, ti possiamo spiegare?’
G:’Ahn si? spiegatemelo allora’ dissi diffidente, e volevo proprio vedere che scusa si inventavano.
Silvia cominciò a raccontare: vedi, io sono una donna, e come tutte ho i miei bisogni fisici, mio marito &egrave morto da un anno, e non sapevo più come soddisfarmi, ma l’anno scorso, tuo padre come un capo amorevole, mi mi trovò alla fine di una giornata lavorativa, mentre stavo per tornare casa, in quell’edificio vuoto, piansi, tuo padre mi si avvicinò e abbracciò, eravamo rimasti soli, in un momento di crisi, gli accarezzai il pacco, per sentire la durezza di un cazzo che mi manca da quasi due anni, lo trovai duro, lui mi sorrise, e disse, perché piangi? Io gli risposi che non volevo tornare in una casa vuota. Mi sento sola.
Così si offrì di accompagnarmi a casa, arrivati, mi porto in braccio in camera, preparò da mangiare in cucina, e tornò a chiamarmi, mangiammo, mi riaccompagno a letto, aspettò fuori mentre mi cambiavo, entrò per salutare, ed ero già sotto le coperte, disse che doveva andare a casa, ma lo tenni per la mano, e gli chiesi:’Puoi farmi un ultimo favore?’ A:’certo, dimmi’
S:’Scopami’ dissi ferma, rivelando il mio corpo nudo sotto le coperte.
Lui non parlò, si denudò e si coricò su di me.
Da quel giorno, ogni volta che avevo una crisi di solitudine, mi aiuta, e proprio oggi, prima che arrivassi, mi salì di nuovo la crisi. Quello che successe dopo sai già.

Finito il racconto, Silvia era già completamente rivestita, ma si scordò il perizoma sul pavimento, lo raccolsi, lo annusai, odore di femmina pungente, con una macchia bianca sul filo che passava tra le chiappe. Chiusi gli occhi per pensare il da farsi, mio padre intervenne. A:’figliolo, se posso farlo, ti chiederei di non dire nulla a tua madre’
G:’hah.. non dire nulla a mia mamma, tu ti diverti e lei &egrave cornuta? e cosa ci guadagnerei?’
A.’Non so, ti comprò una macchina, così puoi muoverti più liberamente’
G:’Si, va bene’ mio padre sorrise, ma aggiunsi: ‘MA, da oggi in poi, la Silvia la conforto io, altrimenti’ mostrando il telefono ‘il video lo faccio vedere alla mamma, e al tuo capo’.
Mio padre sembrò arrabbiarsi molti, ma si calmò, A:’sei sicuro? lei ha l’età di tua madre’
G:’eccome se sono sicuro’ dissi alzandomi, e camminai verso Silvia ‘a te andrebbe?’
Silvia guardò mio padre, che le fece un leggere cenno di sì con la testa, e tornò a guardarmi, disse:’Ok, ma cosa faccio se quando non ci sei, mi sale la crisi?’
G:’Beh, vedremmo’
La presi per la mano, uscimmo dall’ufficio e andammo verso casa sua.
Telefonai a mio padre, mentre sgrillettavo Silva che stava guidando, dissi:’Dì a mamma che dormo da un amico, e scopala per bene stanotte, si vede che non la scopi’ ultime due frasi mi uscirono dalla bocca senza che me ne accorsi. Rittaccai. Quella notte scoppammo fino alle 2 di notte, lei mi disse: ‘Sai, sei più bravo di tuo padre’ alla fine.

Questo fu il racconto di mio figlio qualche mese dopo al mare, difatto, notai che da un certo punto di marzo mio figlio dormiva sempre di più fuori casa, ma non ci feci caso, si sarà trovato una ragazza, anche se un pizzico di gelosia si insinua nelle mie vene. Quello &egrave mio ometto.
Sono stesa su un lettino sotto un ombrello, indosso un paio di perizoma che chiamarlo tale &egrave pure eccessivo, poiché &egrave fatto di due fili messi in croce e con un pezzo di stoffa di 2 cm X 2cm davanti, a coprire le mie labbra vaginale, mio culo &egrave ciò che mi rende davvero fiera di me stessa, dopo anni squat, ho un sedere duro, sodo, e tondo. Ho le tette al vento, mi piace esibirmi in spiaggia , una terza piena, con due capezzoli grossi, e scuri che sputa dal centro dell’areola scura. Nonostante la mia età, 42 per ricordarvelo, stanno sù da sole che &egrave una meraviglia. Quando cammino sulla spiaggia sento le occhiate indiscrete degli uomini, e i commenti delle donne, vecchie, brutte che non si sanno curare, tipo:’guarda che troia che &egrave’, ma tutto ciò non mi infastidisce, anzi. Quasi presi sonno sotto le carezze del venticello fresco del mare, mi sentii chiamare.
Gianluca.’Mamma, mamma’
Girai la testa, e lo vidi, mio figlio su un lettino vicino a me, steso con la pancia di sotto .
G.’Ma non potevi metterti qualcosa di più convenzionale? ti guardano tutti’
M. ‘No, mi piace come vestirmi così, se ti dà fastidio vai in un’altra parte’
G.’Lasciandoti sola, col rischio che qualunque uomo ti possa saltare addosso?? nono’
Parlando, si girò, e notai che aveva il pacco gonfio, sorrisi senza dire nulla. Così passammo il primo giorno di mare, tra nuotate in acqua e ore a prendere il sole.
Passò presto il primo giorno, peccato che mio marito non fosse qui, ultimamente la nostra vita sessuale &egrave più attiva rispetto agli ultimi due anni, non so perché. Era successo un imprevisto in un sede dell’azienda a Milano ci accordammo che ci avrebbe raggiunto prima possibile, così dovette recarsi per forza, mentre partimmo solo io e mio figlio. Noleggiamo un due bungalow, una con un letto matrimoniale, e uno con due stanze singole, visto che ne avevano solo di così. Quando arrivammo alla reception in attesa del nostro turno, mi arrivò un messaggio:’Mi dispiace cara, non potrò raggiungervi prima della fine delle vacanze’. Mi incazzai di brutto, lascia cadere il telefono in borsa, quasi lanciandolo. Arrivò il nostro turno,
Raggazzo della reception : Signora Monica da Lazio, giusto? Ha prenotato due bungalow, una con la stanza matrimoniale e una con due stanze giusto?
M:’Sì, ma potremmo annullare la prenotazione di quello matrimoniale? siamo solo noi due, vede, mio marito non riesce a venire’
R:’non c’&egrave problema’
M:’grazie mille, molto gentile’
R.’Bungalow 69′ disse sorridendo
M:’grazie mille, andiamo Gianluca’
Aprii la porta, e vidi un piccolo soggiorno con un divano, una televisione con accanto un frigo, in fondo, ci sono due porte, una &egrave del bagno, mentre altro &egrave della stanza MATRIMONIALE, mi arrabbiai ancora di più, nemmeno capaci di fare il loro lavoro, cazzo, mandai mio figlio a farci cambiare la camera, ma tornò ansimando, avrà corso.
G.’mamma, altra stanza &egrave già stata occupata’
M. ‘Come?? ‘
G. ‘Si, &egrave già occupata’
Lasciai perdere perché mi stavo incazzando nera, presi le cose per la doccia, e mi ci infilai, non avevano le chiave per chiudere la porta, beh.. i mariti e mogli mica si fanno questi problemi essendo un bungalow matrimoniale. mi spogliai, entrai in doccia, ad un certo punto, posso giurare di aver visto una persona vicino dietro alla porta, pensai fosse solo una svista.
Uscii dalla doccia, con un asciugamano che mi copriva solo dalle tette fino a metà culo, cosa vuoi che sia, mi ha già visto tutto il culo quando siamo al mare.
Andai in camera a vestirmi per la notte, un paio di mutandine di pizzo, bianco quasi trasparente, e una vestaglia fatta interamente di pizzo, anch’essa bianca quasi trasparente, non avevo altro, poich&egrave era previsto che avrei dormito o da sola o con mio marito.
Mio figlio si presentò sul ciglio della porta con un solo paio di boxer, e notai subito suo pene era in stato eretto.
Si coricò dall’altra parte del letto, e disse:’Mamma, che bella che sei, beh più che bella, sexy’
M:’grazie, ma non dovresti trovarmi sexy, lo devi fare con una ragazza della tua età.’
G:’Quelle galline delle mia scuola? Loro hanno solo la pelle liscia, non hanno le curve come piace a me’
M.’E che curve ti piacerebbero?’
G.’Beh, mi piacciono le curve sinuose, come le tue’
Rimasi lusingata, mi appogiai alla sua spalla per guardare la televisione, lui passò un braccio dietro al mio collo, e lo appoggio sopra le tette, anche se all’inizio casualmente, successivamente, le sue mani cominciarono a tastarmi la tetta destra. Feci finta di nulla, stirandomi, per sbaglio gli toccai il pacco, era durissimo, Gianluca ebbe un sussulto.
M. ‘Scusami, non ho fatto apposta’
G.’Tranquilla’
Il silenzio tornò, solo il suono della televisione risuonava nella stanza.
Ad un certo punto, chiesi:’Ma sono io che ti faccio questo effetto?’
G:’S’.Si’ disse balbettando.
M. ‘Mi dispiace, penso di sapere cosa hai bisogno’
Dissi, mi sollevai dalla sua spalla, mi accovacciai tra le sue gambe, gli tolsi il boxer, e il suo cazzo scattò in tutta sua bella, una verga lunga penso 23 cm, venosa, con una cappella in cima, quasi violecea il suo colore tutta la parte intima depilata. Gianluca allungò la mano e accese il abat jour sul comodino, per vedermi meglio disse. Con ausilio della luce, vidi anche le sue palle, ma grosse come due noci, lì tastai, sono durissimi.
M. ‘Ti fanno male?’
G. ‘Si’
M. ‘Ma da quando non sborri?’
G.’Beh ultima volta era ieri sera, ma oggi non mi hai resa la vita facile’
M. ‘Allora ci penso io’
Impugnai quell’oggetto di piacere, lo scappellai per bene, mettendo in mostra la cappella, cominciai a segarlo lentamente, lo guardai, aveva gli occhi che guardava all’insù, con la faccia da ebete. Così aumentai la velocità della mano, e cominciai a baciarlo sulla cappella, vicino all’uretra, fremette, feci dei cerchi con la lingua umida, e all’improvviso lo presi in bocca, mettendoci più impegno possibile, mentre facevo su e giù la mano destra faceva altrettanto accompagnando il movimento della bocca, mentre l’altra mano tastavo le palle. Andai avanti così per quasi 20 minuti, Gianluca mi fermò, e disse:’Mamma, sto venendo’
M.’Vieni in bocca, fallo per me, fallo per la tua mamma che si fa perdonare per aver fatto eccitare il suo cucciolo’ detto ciò, aumentai il ritmo, poco dopo sentii il primo fiotto che mi colpì la parte alta della bocca, ne seguirono altri 5-6, mentre le sue gambe si irrigidirono, bevvi tutta, non ne pesi nemmeno una goccia. Finito l’orgasmo, mi prese per la testa, e mi baciò con passione, mi staccai e gli dissi:’ti &egrave piaciuto’
G. ‘Si, molto, il più bello pompino che abbia mai ricevuto, quasi meglio di Sil..’ e si fermò di colpo
M.’Sil? chi’
G.’una mia amica’
Ma ormai il tarlo della curiosità mi si &egrave infilato nella testa, decisi che avrei indagato, ma non adesso, ho la figa che &egrave un lago. Passai due dita tra le grandi labbra, e lo mostrai a mio figlio, dicendo:’Adesso mi devi far godere’
G. invece di parlare, prese a succhiarmi le dita, mi fece stendere sul letto, e si posiziona in mezzo alle mie gambe, mi sposta il filetto di perizoma, scoprendo la mia vulva, tutta depilata,carnosa, con due labbra che sembrano quelle di una bocca, e un clito che quando mi eccito, diventa di grandezza del pollice di un neonato.
Mi baciò all’interno coscia destra, poi senza staccare la lingua, si avvicinò al buco dal quale era uscito anni fa, lasciò una striscia di saliva, con il vento dell’aria condizionata, mi sentii rabbrividire, finalmente diede il primo bacio quasi casto alla mia vagina, sopra al clito che era ancora coperto, come se stesse chiedendo il permesso.
M. ‘muoviti o ti strozzo con le mie gambe’
G. ‘Sarebbe bello morire tra queste cosce, e vicino a una vagina di tale bellezza’
M. ‘Scemotto’
Mi passò un braccio iintorno alle cosce, le allargai più che potevo, con le dita spostò le grandi labbra, rivelando quelle piccole, erano già lucide e viscide, cominciò a leccarle con gusto come se fosse una lecca-lecca con la mano libera mi tastava una tetta strizzando il cappezzolo, cominciai ad eccitarmi ancora di più, così il clito si rivelò, lui lo nota, e lo prese in bocca, quasi restituendomi il favore che gli ho fatto prima, gli fece un piccolo pompino, quando si stancò di usare la lingua, mi infilò l’indice nella vagina, e con il pollice continuava a stuzzicare il clito, dentro, fuori, movimento sul clito, poi il dito divenne due dita, stavo godendo, lo avvertii, ricominciò a usare la lingua, raccogliendo il liquido che la mia vagina produceva a fiume, aumentò il ritmo delle dita dentro la figa, così gli venni in faccia, uno squirto portentoso, che lo colpì in faccia, si alzò, e mi sorrise sornione, e tornò a leccare, ma colpito dalla scossa dell’orgasmo, strinsi le gambe, quasi si soffocò, passato l’apice dell’orgasmo, le gambe divennero molle, e si liberò.
Si stese vicino a me, mi baciò con la lingua, sapeva di mio squirto, lo spesso assaggiato, e non mi dispiaceva.
Dopo l’orgasmo, mi venne in mente che &egrave bravissimo a leccare la figa, gli chiesi a tradimento mentre giocava con le mie tette, :’Chi ti ha insegnato a leccare la figa?’
G. ‘Silvia’
M. ‘Silvia la segretaria di tuo padre?’ togliendo le tette dalle sue disponibilità
G. ‘Si, proprio lei’
M. ‘Com’&egrave cominciata la storia?’
G. ‘Per caso, ma non &egrave importante’ e cercò di ritornare sui miei seni
M. ‘Non faremo più nulla, se non mi racconti tutta la storia’
G. ‘Dai mamma, non vorrei che soffrissi’
M. ‘No, non lo farò’
Così mi raccontò tutta la storia a partire da quel giorno di marzo, solo alla fine, mi resi conto che nulla era successo per caso. Ero triste, perché finalmente il tradimento di mio marito era stato provato, sentivo un senso di orgoglio in me, perché potevo rivendicarmi di mio marito, tra l’altro con suo figlio. Tieh, cornuto, doppio, anzi triplo, doppio per ‘colpa’ mia, e uno per quella troia di Silvia.
G. ‘Ehm.. mamma, ti devo dire un’altra cosa’
M. ‘dimmi, ormai nulla mi potrebbe far soffrire di più’
G. ‘Hai presente che il ragazzo della reception ha sbagliato camera? e quando sono tornato indietro per chiedere dell’altra camera?’ disse con prudenza
M. ‘Si, cosa c’&egrave, non sanno manco fare due cose semplici’
G. ‘Beh, in realtà avevo prenotato due camere matrimoniali, e anche il fatto che papà non fosse qua, &egrave stato mio desiderio’
M. ‘Come?? Quindi hai orchestrato tutto questo? Allora anche l’imprevisto al lavoro di tuo padre &egrave finto?, e dov’&egrave ora?’
G. ‘hai sentito bene, Sì, sì, penso stia scopando con la Silvia’
M. ‘Brutto stronzo, adesso vedrai come mi vendico delle corne che mi ha messo in testa’
Guardai mio figlio con un’occhiata severa, come per rimproverarlo di tutto, ma gli sorrisi maliziosa, e ricambiò lo sguardo.
M. ‘Da oggi in poi sono tutta tua, puoi farmi fare tutto quello che desideri’ dicendo questo, mi misi in mezzo alle sue gambe, presi suo cazzo molle in bocca, lo colpii qualche volta con la lingua, e lo sentii crescere vistosamente, tant&egrave che non ci stava più nella bocca, lo feci uscire, e lo vidi in tutto suo splendore, mi ci montai sopra, e lo cavalcai, dopo 20 minuti, scesi, e mi misi davanti alla finestra inarcando la schiena, lui mi venne dietro, e mi penetrò, schiacciandomi contro la finestra, da fuori probabilmente si vedeva tutto, nonostante le luci soffuse. Ero appoggiata con le tette sul vetro, la freschezza della vetrata mi fece indurire i capezzoli, mentre con una mano mi titillavo il clito, gemevo:’Si, scopami, scopami tutta, voglio che tu mi vieni dentro, voglio sentire la tua sborra nella mia vagina’
G. ‘Si, sei mia da oggi in poi, tutta mia, dovrai obbedire a tutti i miei ordini e desideri’
M. ‘Va bene, sarò la tua schiava ubbidiente’
G. ‘Si, sarai la mia schiava’
Vidi che qualcuno stava passando attraverso la stradina, sicuramente mi hanno visto, ma va bene, mi eccita ancora di più quando sò di essere guardata mentre mi scopano.
Aumentò il ritmo, ma lo sentii rallentare poco dopo, mi girai, lui aveva lo sguardo fisso sul mio culo, o probabilmente mio buco anale, prese un indice, lo umidificò e cercò di penetrarmi con quel dito, ma trovò un bel boh di resistenza, ero vergine lì, suo padre me l’ha chiesto più volte, ma non glielo mai concesso, ma ora come ora che sono la schiava di mio figlio, non gli potevo dire di no.
Spinse con forza, e finalmente sconfisse la resistenza della mia sfintere anale, venni, di figa che si contrasse violentemente, di conseguenza venne anche mio figlio, sentii la sua sborra colpire la mia vagina. Ma Gianluca non voleva venire, e scontento mi tirò due schiaffi sul culo così forte che penso rimarranno i segni, ma non importa, voglio solo godere adesso.
Mollò la presa del mio culo, e uscì, sentii subito della sborra uscire dalla figa, e colare lungo le gambe, fermi la corsa, con un dito e lo portai alla bocca, buonooo.
Mi inginocchiai davanti a lui, e pulii suo cazzo con un pompino, che rimase duro anche per un pò, quando divenne molle, lo lasciai, tentai di baciare mio figlio, ma venni respinto.
G. ‘No, non puoi baciare tuo padrone, dopo che gli hai succhiato il cazzo’
Allora ci coricammo a letto, e con un braccio sul suo petto, e una gamba sulle sue, a contatto col suo pene molle, sono felice, perché finalmente ho trovato un uomo che mi dà l’attenzione che mi merito.
Mi svegliai e l’orologio sulla parete indicava le 9 passate, lui era appoggiato sul mio petto, o meglio sulla mia tetta sinistra, io spostai la sua testa, mi alzai, e mi lavai, ho la figa che &egrave piena di sborra, lo lavai via, quando entrai nuda in camera da letto lui era seduto sul letto, e stava usando il telefono. Alla mia vista, mi disse mostrando il telefono: ‘cosa ne pensi se prendo queste cose per te, chiava?’ presi il telefono, lo guardai, era su un sito di oggetti erotici, e stava acquistando tre plug anale: una grande come il pugno di un neonato con coda lunga 15 cm, una più piccola di cristallo con una pietra di color verde sulla parte finale e un terzo grosso di plastica che credo sia più grande del mio pugno, un collare di cuoio con un anello e una catenella di ferro argentata. Dubbiosa, disse: ‘Ma sei sicuro?’
G. ‘Si’ e si riprese il telefono, concluse l’ordine, scelse addirittura la spedizione più veloce, consegna in giornata. Quindi si alzò, e andò a lavarsi, prima di entrare in bagno mi disse: ‘Preparati che andiamo in spiaggia’
M. ‘Ok’
Uscimmo dal bungalow mano nella mano, come due amanti, per fortuna nessuno sa che siamo madre e figlio, tranne il ragazzo, ma vabb&egrave, mio figlio l’ha fatto buono con le mance.
Mi portò alla macchina, non capivo dove stessimo andando, quindi chiesi: ‘Non andiamo in spiaggia?’
G. ‘Si, ma cambiamo, questa del villaggio hanno gli ombrelloni fissi, e quelli vicino a noi mi hanno sentito chiamarti mamma’
M. ‘Ok, e dove andiamo?’
G. ‘Una qua vicino, da nudisti’
M. ‘Allora vuoi esibirmi sin da subito’
G. ‘Beh, una bomba sexy come te deve essere esibita’
Arrivammo, trovammo un posto tranquillo, e nessuna copertura, preparammo per prendere il sole, mi spogliò lui, e quindi si spogliò, ma prima di stendersi, mi mise la crema da sole, dappertutto, sulle tette che erano un pò rosse per il sole preso giorno prima, e soprattutto in mezzo alle gambe, che era bianca cadaverica, perciò ne passò più volte, con i suoi tocchi decisi, mi bagnai, se ne accorse e cominciò a penetrarmi con un dito, mugolai piano:’Si, mi piace, mi stanno guardando tutti’
G. ‘Beh fanno bene a perdersi questo spettacolo di donna’
M. ‘vedo che anche tu sei eccitato’, allungai la mano e glielo presi in mano, cominciando a segarlo.
Gianluca ebbe un piccolo sussulto, ad un certo punto, smette a masturbarmi e si stese.
G. ‘Cavalcami’
Un pò dubitante, gli salii sopra, presi il cazzo e me lo puntai tra le labbra umide, mi penetrai, cominciando un lento su e giù con le gambe, e avanti indietro con la schiena, così riesco a stuzzicarmi il clito, mi bagnai sempre di più, avevo le tette che ballavano sul mio petto, faccendo su e giù, i capelli sparsi nel vento, alzai le mani e li legai dietro alla nuca con un elastico che avevo sul polso, con un movimento sensuale, come se stessi ballando. Mio figlio di guardava da sotto, e stava godendo lo spettacolo che gli offrivo, ma mi accorsi che non era l’unico spettatore, dietro di me, si era piazzato un ragazzo nudo, col cazzo in tiro, e si stava masturbando, Gianluca gli fece cenno di avvicinarsi, quando fu abbastanza vicino lo guardai per bene girandomi, era molto muscoloso, ma ciò che attirò la mia attenzione era suo affare, una cosa lunga quasi 25cm, grosso e venoso, lo guardai forse un pò troppo, mio padrone se ne accorse.
G. ‘Ti piace? Succhialo’ e fece cenno allo sconosciuto di avvicinarsi
Lui si avvicinò, lo presi in mano, e cominciai a succhiarlo, non riuscivo a prenderlo tutto, ma mi dedicai, tant&egrave che smisi di cavalcare mio padrone, ma si muoveva su e giù col bacino. Mentre lo sconosciuto mi prese la testa fra le mani, e mi scopò in bocca, infilandolo fino alla gola, quasi vomitai, avevo la saliva su tutta la faccia, mi lacrimavano gli occhi, quel poco di trucco che avevo era tutto sbavato, ma non mi importava, volevo godere, e farli godere. Mio figlio vedendomi dedicata all’opera di pompino, mi schiaffeggiò le tette, più volte, mi fece male, divennero rosse, ma io stavo godendo ancora di più, lo sconosciuto mi prese la faccia, aprii la bocca, e ci sputò dentro, ingoiai quello che avevo in bocca, e gli sorrisi, lo sconosciuto ricambiò, e disse: ‘Che bella troia che hai amico’
G. ‘Eh già, bella e vogliosa, sarà anche tua per il tempo che saremmo qui’
Sconosciuto:’Grazie amico’
Dopo altri 5 minuti, nel frattempo siamo stati circondati da altri uomini, che mi guardavano e si segavano, trovandomi al centro dell’attenzione mi fece eccitare moltissimo, nel frattempo mio padrone si &egrave stancato di muoversi, allora mi fece scendere, fece stendere lo sconosciuto e lo cavalcai, mi penetrò, ‘Siiiii’ &egrave più grosso di quello di Gianluca, quasi venni, e cominciò a muoversi, mentre Gianluca mi porse il suo cazzo da succhiare, e lo feci con piacere, mentre l’uomo sotto di me si divertiva con le mie tette, venni, squirtando sulle sue palle, bagnandole, strinse la vagina, e venne pure lui. 7-8 fiotti di sborra colpì le mie pareti vaginali, pitturandoli di bianco, urlai con il cazzo pieno di cazzo, ‘Siiiii, vengo, vieni anche tu Gianluca’ ma non sò quanto lui mi sentì, il fatto &egrave che 2 fiotti di sborra mi entrarono in bocca, G. ritrasse il cazzo, e il resto della sborrata finì sulla mia faccia, e nei capelli, lui stanco, si sedette. E mi tolsi da sopra lo sconosciuto, che disse: ‘Piacere, Patrizio’
G. ‘Piacere, Gianluca, e lei &egrave la mia troia e schiava, si chiama Monica’ e aggiunse, riferendo a gli sconosciuti intorno a noi, ‘qualcuno ha voglia di lei? ‘, si fecero avanti altri 3 uomini, mio figlio lasciò il posto ai miei spasimanti nuovi, e si andò a fare un bagno, ma prima si fece dare il numero di Patrizio, che sparì poco dopo. I tre uomini mi scoparono per quasi un’ora sborrando uno nella figa, uno sulla faccia e uno sul culo che rimase immacolato solo dietro la mia insistenza , alla fine svenni dal godimento, quando rinvenni erano già le 3, c’era mio figlio vicino a me, e mi stava pulendo le tette con un fazzoletto, M. ‘Grazie amore, mi hai fatto godere tantissimo’ mi alzai, lo presi per la mano, ‘Andiamo in acqua, così mi lavi per bene’
G. ‘Con piacere’
Entrammo in acqua, che non era molto calda, mi si indurirono i capezzoli, Gianluca passava le sue mani sul mio corpo, pulendolo, togliendo le traccia di sborra, arrivò in mezzo alle gambe, mi infilò due dita, e ne uscì piena di sborra, cercai di spingere più che potevo, dopo quasi 3 minuti, la mia vagina fù pulita, rimaneva solo la testa, mi immersi, bagnandomi tutta, uscii come una ninfea che fendeva l’acqua, lui rimase basito, mi lavò i capelli, e la faccia, alla fine mi baciò con passione, e disse: ‘Stasera ti farò godere ancora di più, ma prima, voglio prendermi quello che mi spetta’
M. ‘Ehm’ non vedo l’ora, ma prima vediamo di sgonfiare quello che hai in mezzo alle gambe’ lo presi per la mano, corremmo verso la riva, come due ragazzini, lo feci stendere sull’asciugamano, e presi in bocca suo pene, era salato per l’acqua di mare, mi dava fastidio, presi una bottiglia d’acqua dalla borsa frigo, ne versai un pò sulla punta, ebbe un fremito violento, l’acqua scendeva, e arrivo sulle palle, facendo arricciare il sacco scrotale. Quindi ripresi il pompino, usando la lingua, per la cappello, la mano destra che fa su e giù, e quella sinistra a strizzare le sue palle, durò quasi mezz’ora, e mi venne in gola, ingoiai tutta quanta la sborra, e lo baciai, stavolta non si rifiutò, facendo danzare la sua lingua nella mia bocca, staccandosi ogni tanto per riprendere fiato.
Finito di baciarsi, ci preparammo per andare via, mi fece mettere solo il vestitino da mare, n&egrave reggiseno ne le mutande.
Tornammo nel villaggio turistico, lui controllo il telefono, aveva un messaggio del reception, che avvisava che era arrivato un pacco, prima di separarci, mi disse:’Vai in camera, preparati a darmi tuo culo, mentre io vado a prendere il pacco, e mi fermerò in bar a bere qualcosa per darti il temp’
M. ‘Ehm.. cosa dovrei preparare?’
G. ‘Fatti due clisteri’
M. ‘Ma non ho nulla per farlo’
G. ‘Lì trovi tutti nella mia borsa’ mi baciò in bocca strizzandomi una tetta così forte da farmi male e scese dall’auto.
Scesi a mia volta, chiusi la macchina e tornai nella bungalow, felice di potermi donare al mio uomo.
Tornai nella bungalow, lasciai le borse per terra, chiusi la porta, e andai in camera presi occorrente per farmi i clisteri, e andai in bagno, mi tolsi del vestito da mare, feci cadere a terra, e mi infilai sotto l’acqua, lavai via il sale dal mio corpo, e quello che ne &egrave rimasto della sborra, uscii, mi asciugai i capelli. Mi feci due clistere con acqua calda, e del camomilla.
La prima mi infilai la cannula su per il culo con un pò di fatica, mi misi a pecora, con il culo in aria, sollevai con un braccio il sacchetto di liquido, aprii il rubinetto, e vidi il sacchetto svuotarsi, e sentii la pancia piena. Sfilai la cannula, e mi misi a sedere, sentivo tutto un trambusto in pancia, e dopo poco sentii urgente bisogno di defecare, mi sedetti sulla tazza, e lo feci. Mentre per il secondo clistere, nel solito liquido, aggiunsi un pò di sapone, e feci lo stesso, ma defecai quasi nulla, solo il liquido che era entrato. Quando mi fui ripulita, infilai un dito, e lo assaggiai, sapeva solo da sapone, e nulla di più. Perfetto. Mi feci il bidet di nuovo, quindi mi vestii, con una tanga nera, composta da due pezzi di pizzo, uno dietro e uno davanti, legati insieme con due fili interdentale legati insieme, e come reggiseno, beh, decisi di non indossarlo, indossai una vestaglia, di color nera, quasi del tutto trasparente, e con un laccio che intorno alla vita tenni ferma la vestaglia, ma cercai di mostrare più possibile le mie zinne. Mi guardai allo specchio, che bomba sexy che sono. Mi legai i capelli dietro la testa, e mi truccai, le labbra carnose colorate, ma non troppo vistosa, come una buona schiava si raccomanda, le sopraciglie, e gli occhi. Appena finii, sentii la porta aprirsi e chiudersi.
M. ‘Padrone, sei tu?’
G. ‘Si, dove sei? sei pronta?’
M. ‘in bagno, ho finito’
Entrò in bagno con un pacco in mano, mi disse di andare in camera.
G. ‘Mi lavo, e preparo i giocattoli nuovi.’
Prima di uscire, vide che aprì il pacco, e tirò fuori gli anal-plug, e il collare.
Andai in camera, mi stesi sul letto, e cominciai a toccarmi, stuzzicando il clito da sopra la tanga, mi eccitai e sentii dell’umido in mezzo alle gambe.
Entrò Gianluca in camera, con in mano tutto il contenuto del pacco, li appoggiò sul comodino, e disse:’Vieni qua, mettiti a pecorina’
Io ubbidiente come una brava schiava, mi misi in ginocchio a bordo del letto, mettendo in risalto mio sedere, che tra un pò verrà sverginato.
Mi sollevò la vestaglia, mostrando il culo, mi siflò la tanga, lo aiutai sollevando il ginnochio, e così mio culo &egrave completamente libero, pronto a soddisfare qualunque desiderio di mio padrone.
Mi tastò in mezzo alle gambe, la sentì umida, mi tirò uno schiaffo fortissimo, urlai:’ahia che male, ma che ti prende’
G.’ti sei bagnata senza me, questa &egrave la tua punizione, da oggi in poi, non può più godere senza mio permesso.’
M. ‘va bene’
G. ‘va bene?’
M. ‘Va bene padrone’
Passò di nuovo qualche dita tra le mie grandi labbra, prese del liquido appiccicoso e lo cosparse intorno al mio ano, ma non lubrificava abbastanza, allora prese dalla sua borsa un tubetto di olio, con scritto:’Olio ammorbidente per provare il piacere anale in tutti i modi.’
Ne spruzzò un bel pò sul mio ano, e lo sparse un intorno con un dito, ogni tanto cercando di infilarmelo, pian piano entrò tutto.
G. ‘Adesso che ti sei abituata, posso fare più crudelmente’
Detto ciò, sfilò il dito, e tornò dentro con due in un botto, fece girare le dita, e divennero tre, quindi mi pose un anal plug da leccare, ‘Fallo diventare umido, così ti fai meno male’
M. ‘Ok’ appena terminai di parlare, sentii un altro schiaffo, e capii che avevo sbagliato, aggiunsi subito: ‘Si padrone’
Mentre leccavo plug che avevo davanti, lui sfilò i pantaloni, e prese la cintura di cuoio, :’prossima volta non ti schiaffeggerò più con le mani, cominciano a farmi male cazzo, hai culo troppo duro ahahaha’
M. ‘Ok, padrone, ma non mi lasci segni, sennò come faccio a giustificarmi se mi chiedono quando sono al mare’, sentii un colpo sul mio culo, solo un attimo subito dopo resi conto che mi bruciava, faceva male.
G. ‘Tu non puoi decidere proprio nulla per te stessa, io sono tuo padrone, decido tutto io’
Con gli occhi pieni di lacrime dal dolore, M. ‘Ok padrone’.
Mi sfilò dalla bocca il plug, e lo puntò nel culo, (per chi non sapesse che cosa fosse un anal-plug, guardi qua: https://it.wikipedia.org/wiki/Butt_plug ), spinse, entrò i primi centri senza fatica, ma ad un certo punto cominciai a sentire un pò di fastidio, cercai di rilassarmi, ma non era abbastanza, M. ‘Spingi dentro tutto, lo voglio tutto, la prego mio padrone generoso, mi dia tutto quel plug’
G. ‘Così mi piace, devi supplicarmi.’
Fece come gli ho supplicato, spinse di botto, e entrò tutto, ma il fastidio era istantaneo, poiché la parte grossa era già dentro, mi sentivo piena.
G. ‘Adesso alzati e cammina in per la stanza’
Mi alzai, feci come mi ha chiesto, mentre lui si spogliò tutto, e cominciò a toccarsi, mentre camminavo, sentivo il plug che fa attrito con le pareti anali, mi piaceva quella sensazione di pienezza.
G. ‘Vieni qua a farmelo diventare duro, così ti posso sfondare quel buco di culo’
Mi fiondai, lo presi in bocca, gli feci il miglior pompino che abbia mai fatto, tale che divenne durò in 2 minuti.
G. ‘Spogliati’
M. ‘Si padrone’
G. ‘Vedo che cominci a capire come stanno le cose’
M. ‘E’ tutto merito del padrone che sa come farsi obbedire’ dissi mentre feci sciogliere il nodo alla vita, e feci scivolare la vestaglia a terra
G. ‘Non leccarmi il culo, e mettiti a pecorina come prima’
Mi rimisi come prima, lui si posizionò dietro, prese per la punta che era rimasta fuori del plug, lo tirò fuori di colpo, sentivo il mio ano allargarsi, quindi il vuoto che lasciò, mi dispiaceva, nemmeno il buco fece in tempo a rinchiudersi, sentii la sua capella entrare, ma non solo la cappella, tutto il cazzo, quella verga lunga e larga, lo sentii fine allo stomaco, urlai di dolore e di piacere: ‘Si, si, spaccami il culo, ahhhh che bello, se avessi saputo prima che cosa si prova, l’avrei fatto prima, mi sarei concessa a te prima, era da un paio di anni che ti volevo, ma non osavo rompere questo muro’
G. ‘E da quando mi desideravi?’ disse cominciando a muoversi, a ritmo sostenuto.
M. ‘Quella volta che trovai mio perizoma e reggiseno in camera tua, pieni di sborra’ sentivo lo sfintere dilatarsi, sentii come se la carne si stesse strappando
Sentii un altro colpo di cintura sul culo, &egrave come se mi avessero tagliato con un coltello,
G. ‘questo te la meriti perché non hai avuto coraggio di farti scopare. ‘
M. ‘Mi dispiace padrone, ma adesso può recuperare’
G. ‘Questo &egrave ovvio’
E così mi scopò alla pecorina per quasi 20 minuti, quando si stancò si stese sul letto, mi disse:’Cavalcami’
G. ‘Si padrone’
Gli montai sopra guardandolo negli occhi, presi il cazzo e me lo puntai nel culo, scesi cercando di fare piano, ma lui alzando il bacino per venirmi incontro, mi penetrò tutta, sentii le sue palle sbattere contro le mie chiappe. Mi presi due secondo per abituarmi al suo cazzo, G. mi tirò un sonoro ceffone sulla tetta destra, lasciando i segni delle dita, capii che avevo sbagliato e cominciai a cavalcarlo con passione, lo facevo uscire quasi tutto, sentivo che l’intestino cerca di tornare alle posizioni originale, e mi calavo di nuovo, godendo sempre di più, mentre con una mano mi sostenevo appoggiando al suo petto, con l’altra mano mi masturbavo, stuzzicando il clito, lui aveva lo sguardo perso sulle mie tette che facevano su e giù, devono eccitarlo parecchio, così mi appoggiai su di lui, in modo che mi poteva succhiare le mie tette, cosa che fece con veemenza, quasi mi mordeva i capezzoli, quasi me ne pentii di averglielo appoggiato sulla bocca.
Ad un ennesimo morso, venni, ebbe degli spasimi così violenti che persi controllo del mio corpo, mi stesi su di lui completamente, strinsi l’ano, mentre lui cominciò a muoversi da sotto di me, continuando a scoparmi, poco dopo venne anche lui, sborrandomi nel culo, persi il conto dei spruzzi, ma non importava, quando ebbe finito l’orgasmo, mi prese per i fianchi, e mi lanciò in parte, rimasi supina con le tette al vento, e sentii la sborra che usciva dal culo, ma non feci caso, invece Gianluca lo fece, prese quel plug con la coda, si mise in mezzo alle mie gambe, le separò e sollevò mio sedere, mio ano era quasi del tutto bianco, ci infilò un dito, e me lo fece succhiare, cosa che feci con gusto. Quindi puntò quel plug verso mio ano, G. ‘Pronto a prenderlo tutto dentro?’
M. ‘Si mio padrone’ e mi rilassai preparandomi
Lo spinse dentro in un colpo, nonostante fosse lubrificato dalla sborra di mio padre, fece un pò di fatica per entrare, poiché era quasi doppio di quello usato prima. Finito l’operazione di tamponamento, G. lasciò mio culo, che cadde a peso morto sul letto, mi andava bene tutto questo. Ma G. non aveva ancora finito, mi infilò tre dita nella figa, e cominciò a scoparmi violentemente con quelle dita, mi agitai, scalciando, e venni in tre secondo, squirtando un’altra volta, un colpo gli andò in faccia, lui sorrise, e si leccò le labbra.
Quindi si stese in parte a me, mi baciò, e mi disse: ‘Ti amo mamma, ti amo tanto’
M: ‘Amore della mamma, anche io ti amo, più di qualunque uomo del mondo’
G. ‘Ok, adesso preparati, abbiamo una festa da partecipare’ tornando ad usare la sua voce autoritaria e si girò verso il comodino prendendo il collare
M. ‘Ok padrone’ capendo che era tornato nel ruolo del padrone.
G. ‘Adesso ti metto questo, e lo toglierai solo quando ti dò il permesso’ e me lo mise intorno al collo.
M. ‘Si padrone’
E andai a prepararmi per la festa, lavai via sborra tra le gambe, stando attenta a non bagnare la mia coda, quindi mi vestii, cercai un vestito abbastanza lungo da coprire la coda, ma mio padrone me lo impedì, e scelse lui uno che mostrava metà della coda, oltre a quello non indossai altro. Facevo fatica a camminare per il dolore al culo, quasi zoppicando, ma feci del mio meglio per farlo sembrare normale. Lui si preparò in un battibaleno, e uscimmo dal bungalow, direzione la festa. Mentre camminavano verso la macchina, notai gli sguardi di tutte le persone che mi guardavano in mezzo alle gambe, mi divenni rossa come un peperoncino, mio figlio se ne accorse, e mi parlò all’orecchio: ‘Ti piace essere guardata come una troia eh?’
M. ‘Si, mi piace, soprattutto quando sono in parte a te’
G. ‘che troia che sei’ e mi tirò uno schiaffo leggere sul culo.
Salimmo in macchina, mi feci allargare le gambe, e mi tastò, ero umida di nuovo, mi preparai ad essere punita, ma mio padrone si limitò a commentare: ‘sei proprio una troia’ tirando un pò la coda, facendomi sussultare, mi baciò e partimmo per la festa.
Arriviamo davanti ad una villa, un cancello &egrave aperto, Gianluca entrò con la macchin, e parcheggio al primo posto disponibile, guardai in giro, e notai che molte delle donne hanno un collare come il mio, ma hanno anche una catenina legato al collare, e ogni donna aveva un uomo che le trascinava con la catena.
Scesi dalla macchina, G. prese la catena da una delle tasche, e lo agganciò al mio collare, andammo verso l’ingresso dell’edificio, eravamo tante coppie, almeno una ventina, poi ci sono tanti altri uomini singoli, che si guardavano come alla ricerca di una preda.
Entrammo, alle coppie vennero rilasciate un pass gratuito, mentre agli uomini era richiesto un ingresso di 50 euro, motivo? Le consumazione delle coppie sono finanziate dagli uomini singoli, una cosa che trovai molto giusta, poiché loro si scopano le donne degli altri. Presto attirai l’attenzione di molti per la via della coda, alcuni addirittura tentarono di tirarmi la coda, facendomi bagnare la figa smisuratamente, prima che fosse troppo tardi.
M. ‘Padrone, ho il permesso di bagnarmi? perché mi stanno facendo eccitare un sacco’
G. ‘Si dai, ma non avere nessun orgasmo senza prima chiedermelo’
M. ‘Si padrone.’
Entrammo nella sala, notai che ci sono molti pali di acciaio sparsi, con degli anelli su di esse a diverse altezza, capii subito a che cosa servivono quando ho visto un uomo, che agganciava l’altro capo della catena della sua cagna a un palo. Gianluca ne scelse uno al centro della sala, mi agganciò là, mi fece spogliare togliendomi l’unico indumento che avevo, scostando le spalline, e facendolo scivolare giù lungo il corpo, quando liberò mio sedere, mostrando la mia coda in tutto suo splendore, partirono diversi fischi di complimento.
G. ‘Alla mia schiava piace essere scopata ed esibita, il sesso anale &egrave il preferito, nonostante fosse vergine fino a qualche ora fa, ovviamente sono stato io a sverginarla’
Applausi partirono da tutte le parti della sala, sentii il calore avvampare sul viso, &egrave la prima volta che così tanti uomi mi guardano con gli sguardi lussuriosi, nonostante fossi abituata ad esibirmi in spiaggia, ma almeno lì molti sono tenuti a bada dalla propria moglie, ma qui, sono tutti scatenati, pronti a scoparmi.
G. ‘E’ tutta vostra, ‘ e rivolto verso di me,’ goditi la serata, devi soddisfare qualunque desideri di questi uomini, ogni loro ordine &egrave un mio ordine, capito cagna?’
M. ‘Ho capito padrone’ mentre mi mettevo a pecorina pronta a godere.
E si allontanò, nel mentre mi si avvicinarono diversi uomini, penso siano 5, mi circondarono, avevo le loro mani sulla mia pelle liscia e priva di peli.
L’uomo davanti a me, mi porse subito la sua verga da succhiare, non era molto grande, ma era nodoso, e aveva una forma curva, lo succhiai per bene, usando la lingua per leccare quella verga dalla base fino alla cappella, e quindi tornare sulle palle, e su di nuovo, lo presi in bocca, lo feci uscire, sputai sulla cappella, quindi intero cazzo in bocca di nuovo, non potevo usare le mani, perché erano occupate a segare altri due cazzi, quello nella mano destra era il più sottile dei 3 che avevo in vista, ma era anche il più lungo, la corsa della mano su quel cazzo era molto lunga, in poco tempo mi stancai. Quello nella mano sinistra, era di lunghezza media, ma piuttosto grosso, e aveva una cappella violacea, alternandoli spesso.
Quello che stava succedendo dietro di me non fui capace di capire molto, sentii solo che uno mi tolse il plug con violenza, mi fece male, così tanto che rischiai di serrare la bocca con il cazzo del povero uomo dentro, ma mi trattenni, e subito sentii un cazzo entrare, mentre qualche dita violarono la mia vagina, sentii inoltre due dita che mi strizzarono il clito, procurandomi un’altra ondata di dolore, ma stavolta lo seppi gestire bene, quasi ne godevo per il dolore sofferto, Ben presto l’uomo nel mio culo sborrò, così quello col cazzo più lungo si staccò, e mi inculò, con la sua lunghezza, arrivò in un punto dove nessun altro era arrivato, sentii l’intruso entrare ed uscire, e ripetere di nuovo, nel frattempo un quinto nuovo mi prese la mano e se lo appoggiò sul cazzo, e di istinto lo segai.
Quello dietro venne dopo 15 minuti, ed ebbi un orgasmo durante la sua scopata, quando venne, mi tirò i capelli, sciogliendoli dal nodo, così forte se fui costretta ad inarcare la testa, il collo e la schiena per provare meno dolore, contento di essere venuto, si sfilò e mi senitii aperta, mentre alcune gocce di sborra uscirono dal buco del culo e scese lungo la coscia.
Le ginocchia stava cominciando a farmi male, così lì fermai, e mi girai, mi misi supina, gli uomini mi si attaccarono di nuovo, le mani dappertutto, stavolta avendo le tette sotto i loro sguardi, le dedicarono più attenzione, uno addirittura si fece una spagnola, da solo mentre io sono occupata a succhiarne un altro, segarne altri due, e prendere nel culo un altro ancora,
avevo 5 cazzi impegnati su di me, ero al settimo cielo, quello della spagnola mentre mi scopava le tette me le schiaffeggiò più volte e strizzò i capezzoli, quando ebbi la possibilità di vederle, erano rosse ai lati, capezzoli durissimo.
Mi venne tra le tette, ungendole tutte due, e quello del culo venne di nuovo, che patetico &egrave durato così poco, avevo cambiato posizione da 5 minuti, vabbe, tanto di cazzi non ne mancano. Venne anche quello che mi scopava la bocca, lo affondava fino sentire le sue palle sul mio mento, e lo tirava fuori, venne sulla faccia, alcuni schizzo finirono vicino alle narici, ci mancherebbe solo che mi sborrino nel naso, pensai tra me e me.
Quindi altri due uomini si staccarono da me, rimasero altri due, e decisi di fare una doppia penetrazione, feci stendere uno, gli salii sopra mettendomi in ginocchio che mi penetrò in figa, mentre altro mi entrò in culo, e mi scoparono per almeno 20 minuti, sentivo lo sfregamento dei loro cazzi sulla sottile parete di carne, venni squirtando. ‘Ahhhhh siiiiiii, che goduria, due cazzi grossi come i vostri insieme non lì ho mai presi, ma adesso voglio che mi entriate insieme nel culo’
Due rimasero un pò sbigottiti, ma quello in figa si tolse, e lo puntò al buco già occupato, fece fatica ad entrare, ‘ahhhhh, spingi, più forte’, con un colpo di rene, fece entrare la cappella, con orifizio anale aperta smisuratamente, venni un altra volta, scuotendomi tutta, quello dietro mi tirò i capelli, così alzai la schiena, e mi afferrò le tette, le impastava, ma erano scivolose per colpa della sborra, quello sotto mi schiaffeggiava e insultava:’toh troia, toh, tieni tutto il mio cazzo, voglio spaccarti quel culo da troia che ti ritrovi, te lo meriti proprio, fortunato tuo padrone che ti possiede’ , sentire la parola padrone mi fece venire in mente di mio figlio, lo cercai con lo sguardo dato che quello dietro era tornato a tirarmi i capelli limitando il movimento della mia testa, lo vidi, seduto vicino al bancone del bar, contando una mazzetta di soldi che aveva in mano e ogni tanto sorseggia un drink.
Presi dalla foga, cominciai a muovermi mentre gli altri due si fermarono, strinsi lo sfintere nonostante mi procurò molto dolore, continuai a farlo, sborrarono insieme nel mio culo, si sfilarono, insieme, il culo schioccò quando uscirono completamente. mi tappai il culo con una mano, mentre quello dietro se ne andava, mi alzai e lo fece anche quello sotto, che fece segno al mio figlio di venire, che si avvicinò con un bicchiere, con ancora un dito di alcolico, mi disse: ‘Apri le gambe’
M: ‘ok padrone’ li aprii, nonostante mi procurò del dolore al culo, appoggiò il bicchiere sotto al buco rotto, scostò la mano, e disse: ‘spingi fuori la sborra’
Cercai di farlo, e ogni tanto mi scappò dei peti, mio padrone mi guardò malizioso, quando ebbi finito, vidi il bicchiere pieno per tre quarti, mescolato con il drink.
Si mise in piedi, e alzò il bicchiere, disse: ‘ecco cosa piace bere alla mia schiava’ e mi porse il bicchiere, titubante, anche se non volevo farlo, lo presi con la mano destra, e lo bevvi tutta di un sorso, il sapore forte dell’alcool copriva quasi del tutto altri sapori, ma sentii comunque la consistenza della sborra, prima di ingoiare mi sciacquai la bocca, con quel drink speciale da troia. E lo bevvi.
Ero stanca, volevo riposarmi, e lo dissi al mio padrone, che mi accarezzò la testa, e mi liberò dal palo, prese il plug con la coda e lo rimise al suo posto, mi trascinò verso esterno, ma ero ancora nuda.
M. ‘Padrone, io sono ancora nuda, potrei vestirmi?’
G. ‘Non volevi riposarti? adesso ti porto a casa’
M. ‘Si padrone’ disse senza avere il coraggio di ribattere.
Salimmo in macchina, mi coricai sul sedile, arrivammo che ero in uno stato di sonno-veglia, quindi scesi.
Mi prese per la catena, e trascinò, stavo provando il senso di vergogna mai provata, erano appena le 23, nei locali turistici, quest’ora &egrave l’ora di punta, cercai di coprimi meglio che potevo ma non potevo coprire tutti i segni di sborra che avevo addosso, camminai con la testa bassa, mentre lui a testa alta, si sentiva fiero ad esibirmi.
Quando vide il nostro bungalow, mi disse :’Cammina a quattro zampe’
M. ‘Ma padrone, mi prenderanno in giro tutti’
G. ‘Vuoi obbedire o essere punita ?’
Non risposi, mi misi a 4 zampe e cercai di avvicinarmi più velocemente che potevo al nostro bungalow, lasciando mio padrone dietro di me.
G. ‘Ehi ehi ehi, piano, io sono stanco, non riesco a correre’ e tirò il collare, quasi mi strozzai, fui costretta a rallentare.
G. ‘Alza di più quel culo’ lo feci, mi sculacciò,
Aggiunsi frettolosamente, ‘Si padrone’
G. ‘ sculetta’
M. ‘Si padrone’ e lo feci
Finalmente arrivammo alla porta del bungalow, mi liberò della catenina, prese la chiave dalla sua tasca, e lo lanciò sulla strada, aggiungendo: ‘cagna, vai a prenderla’
Di istinto mi ero alzata, ma poi tornai a quattro zampe, recuperai la chiave, anche se persi 5 minuti per cercarla, con il culo per l’aria e la coda che si muoveva a destra e a sinistra, accarezzandomi il sedere con il suo pelo soffice, i passanti risero, ma non feci caso, voglio solo rendere mio padrone felice.
Tornai da lui con la chiave tra le denti, come una vera cagna, glielo consegnai, aprì la porta ed entrammo, mi diressi in bagno, lui mi seguì, volevo togliermi la coda al quanto prima, da brava schiava, chiesi il permesso che mi fu concesso. Lo tolsi, lo appoggiai sul lavandino, ed entrai in doccia, lui fece lo stesso spogliandosi mentre mi toglievo il plug, mi lavò lui, avevo macchie rosse dappertutto labbra della figa arrossate e il buco del culo irritato, amorevolmente con un padrone fa con la sua amata cagna, notai che aveva il cazzo duro come marmo, ‘Poveretto, si &egrave eccitato tutta la sera senza aver sborrato’, volevo fargli una sega, ma mi fermò, e disse: ‘Hai già fatto tanto oggi, riposati’ rivelando il suo lato gentile da figlio premuroso, gli sorrisi, uscii e mi coricò sul letto, poco dopo mi raggiunge, gli si era sgonfiato il cazzo, gli chiesi se si fosse segato, ma mi rispose negativamente, effetto dell’acqua fredda. Lui si mise dietro di me, mi abbracciò, e mi addormentai, mi sentivo sicura sotto protezione di mio padrone.E ci addormentammo.
Mi svegliai per la fame verso le due, ero tutta indolenzita, scesi dal letto e andai a lavarmi, quando rientrai tutta nuda, mio padrone terminò la chiamata che stava facendo.
‘Con chi parlava, mio padrone’
‘Patrizio, quello della spiaggia ieri mattina, abbiamo deciso di andare ad una festa in una spiaggia qua vicino’
‘eh padrone, le posso fare una domanda?’
‘Si’ rispose seccamente
‘Ieri sera mentre i stalloni mi scopavano le ho visto contare dei soldi, per che cosa sono?’
‘Sono i soldi che hai guadagnato’
‘Io? ma non ho fatto nulla’
‘ti sei fatto scopare e mi hanno pagato per quello’
‘E potrei sapere che quanto ho guadagnato ieri sera?’
‘300 euro, 50 per ogni uomo che ti ha scopato nel culo, quello era il prezzo che avevo fissato’
‘Una scopata al mio culo costa 50 euro? e c’&egrave stato chi &egrave disposta a pagarli?’
‘Si schiava, ma tranquilla, di quei soldi ne re investiremo quasi tutti, perciò oggi pomeriggio andiamo a fare spesa. Devo vestirti al meglio delle possibilità’
‘Ok, padrone, ha ragione, non vorrei farla sfigurare davanti a tutti gli altri uomini.’
‘Fai bene, sennò sai cosa ti meriti. Adesso vieni con me in bagno, che mi devi lavare come quando ero piccolo.’
‘Ok padrone’
Nella doccia non successe nulla sennò per un paio di schiaffi che ricevetti perché strusciava la spugna troppo forte sulle sue palle.
Mi scelse gli indumenti da mettermi, una minigonna, la più corta che avevo, e una canottiera aderente leggera, che mostrava i capezzoli ormai perennemente turgidi. Niente mutande e reggiseno. ‘Robe da donne per bene, ma tu sei la mia schiava che condivido con chiunque voglia.’ e indossai un paio di sandali a tacchi alti.
‘Sissignore’
‘metti quei plug, il collare, catena e la mia cintura di cuoio in una borsa’ feci come richiesto stando attenta a non dimenticarmi nulla, perché ben sapevo le conseguenze.
Quindi uscimmo dalla bungalow, e ci recammo in macchina, dove lasciai la borsa, al bar per mangiare qualcosa, dovevo stare attenta, altrimenti mi si vedeva tutto, sia sopra che sotto. G. insisté per sedersi vicino all’ingresso, perché ogni persona che entrava o usciva dal bar potesse vedermi ‘Devi tenere le gambe aperte ogni volta che passa una persona’
‘Si padrone’ così feci ogni volta, mi bagnai di brutto, tant’&egrave che verso la fine, dovetti asciugare la sedia per non sentire il fastidioso senso di bagnato tra le mie cosce e la sedia di plastica
Quando finimmo di mangiare, pagammo, ma mentre tirava fuori portafoglio dalla tasca fece cadere le chiavi della macchina, ‘Raccoglile per piacere mamma’
‘ok amore’ mi chinai verso le chiavi, la gonna salì mostrando tutta la mia parte intima, al cassiere che stava prendendo il resto da dare a mio figlio, rimase a guardarmi incantato finché non mi alzai.
‘Ti piace il culo di mia mamma?’ disse col finto tono severo
‘No no, mi scusi, non stavo guardando’
‘Mi devi dire se ti piace e vuoi scoparla?, non sono arrabbiato’
‘Si, mi piace, e vorrei scoparla’
‘Senti mamma, questo uomo ti desidera, come la mettiamo?’
Mi incamminai verso di lui dietro la cassa, misi la mano sul pacco e glielo strinsi, cercò di divincolarsi, lo mollai quando una donna che stava andando verso il bagno mi guardò come per dire ‘guarda che troia, si veste da puttana e va in giro con uno così giovane’ beh, peccato che non sappia che quell’uomo così giovane sia anche mio figlio’ hahaha
Uscimmo dal bar, salimmo in macchina e ci dirigemmo verso un centro commerciale per fare spesa.
Parcheggiamo nel parcheggio sotterraneo, lui preso un il plug più piccolo e facendo chinare sul cofano dell’auto me lo infilò, mi scappò un gridolino che un uomo dall’altra parte del parcheggio sentì di sicuro, perché ci guardò incuriosito.
In un negozio di vestiti succinti femminili, provai un paio di top leggero semitrasparente che mi copriva se non continuavo a metterlo nella giusta posizione uscirebbero i miei capezzoli, ma il padrone decise che lo voleva. Gianluca chiese alla commessa se aveva qualche gonna da porporni, me ne propose diverse, che provai tutte, ma non piaceva al mio ragazzo, alla fine, la ragazza arrivò davanti al camerino con una gonna che aveva due spacchi, volle che lo provi. G. scostò la tenda per prendere la gonna nuova,ne avevo addosso un’altra, per spogliarmi mio figlio non ebbe intenzione di rinchiudere la tenda, la cosa mi vergognò un pò perché finora mi hanno visto solo gli uomini, ma non potei fare nulla. Mi inchinai in avanti mentre facevo scendere a fatica quella gonna stretta, quando scese sotto il culo mostrò il mio plug, cosa che la commessa notò subito, e rimase a fissarlo.

‘Sai che cos’&egrave?’ disse G,’Sì, ma non ne avevo mai visto usare’ ‘Beh adesso si, vorresti vederlo meglio?’
avevo finito di togliermi la gonna, ma rimasi ferma perché sapevo che lui voleva giocare con la ragazza, ‘Se non &egrave un disturbo’ ‘no no, &egrave un piacere’ quindi lo tirò fuori lasciando il culo aperto, e glielo mostrò, la ragazza lo prese in mano, e guardò meglio, quindi lo allungò di nuovo a mio figlio, che rifiutò ‘perché non glielo rimetti dentro te?’ ‘Sicuro che alla signora non dia fastidio che la tocchi?’ ‘no no, vero Monica?’ ‘no no, fai come dice mio padrone’ apprestai a rispondere, quindi la donna entrò nel camerino, mentre mi allargavo le chiappe lei lo punto al buco che si era quasi richiusa, lei era delicata, e ci stava mettendo troppo, spingeva piano, ma mio figlio le prese la mano e spinse forte, entrò tutto di un colpo, lanciai un piccolo gemito, mi alzai e girai verso di lei, le presi il volto in mano, e la baciai per quasi un minuto, era il mio primo bacio lesbico. Staccatesi, provai la gonna.
Quando cammino con quella gonna, mi si vede sempre in mezzo alle gambe, quando pagammo il conto, la ragazza ci consigliò un paio di tanga abbinato alla gonna, ma G. disse: ‘Non le servono, a lei piacere essere vista e avere la figa per l’aria.’ La ragazza alla risposta di mio figlio arrossì violentemente, e ci lasciò andare dopo che fu pagato il conto.
Camminammo nella galleria del centro commerciale abbracciati, proprio come due amanti, quando fummo nel parcheggio, prima di uscire dall’ascensore, mi prese bordi della gonna e lì sollevò mostrando tutto, e scostò la canottiera facendo uscire le tette, mi eccitavo da morire sapendo che potevo visto che qualunque passasse sia in macchina che in gonna.
Passò un uomo anziano accompagnato dalla moglie all’altra parte del corridoio, si fermò a guardarmi meglio, io mi fermai, allargai le gambe e infilai le dita nel fessura vaginale quindi me lo leccai, la moglie del vecchio lo strattonò più volte mentre era incantato a guardarmi, per quel piccolo spettacolo, per poco ebbe un infarto.
Montiamo in macchina e usciamo dal parcheggio sotterraneo, ‘padrone, le &egrave piaciuto il spettacolo che ho offerto al vecchio?’
‘Si troia,’ e mi schiaffeggiò la guancia amorevolmente ‘ adesso ci penso io a sistemarti, abbiamo un appunto con Patrizio da lui, inserisci questo indirizzo nel navigatore’
‘Si padrone.’
Feci come richiesto, e dopo mezz’ora ci trovammo davanti ad una villa recintata da alte siepi un po malandati, attraverso i quali si poteva vedere ciò che accadeva dall’altra parte.
Suonò il clacson e il cancello si aprì, entrò con l’aiuto e parcheggiò vicino ad una macchina nera. C’era Patrizio in piede appena fuori dalla porta, e ci sorrideva, avevo ancora le tette al vento e gonna alta, non feci caso, mi abbracciò baciando sull’angolo della guancia, e infilò una mano in mezzo alle gambe, ‘sento che sei già bella umida schiava’ ‘si Patrizio, non sai quanto eccitata sono’ mio figlio che in tutto questo tempo &egrave rimasto dietro di me, mi tirò una sberla sul culo, ‘come l’hai chiamato? ‘ ‘padrone Patrizio, mi scusi per averla chiamata per nome’ ‘vedo che le cose sono cambiate da ieri quando ci siamo separati’ ‘eh si sono successi un sacco di cose.’ disse tornando in macchina per prendere la borsa dei giocattoli.
‘Dai entrate, sono dentro che ci aspettano’ disse facendo segno a noi di entrare. Entrai sistemando i seni e la gonna, per fortuna G. non era nelle vicinanze, mi avrebbe punito di sicuro.
Dentro c’era un divano, con seduto 2 uomini che stanno guardando una partita di calcio, io ne capisco nulla allora stetti zitta.
Si alzarono in piedi quando mi videro, mi salutarono e uno disse: ‘tu devi essere Monica’
‘Sissignore, sono io.
‘Spogliati schiava’ disse mio figlio appena entrato dalla porta che si chiuse dietro di lui.
Lo feci, quando tolsi la gonna mi piegai a 90 mostrando il mio culo tondo e sodo, abbellito da quel plug anale.
‘Allora sei proprio troia’ dissero uno dei due.
‘Piacere, sono Gianluca’ disse mio figlio allungando la mano
‘Piacere, Stefano e lui &egrave Mario’
Strinse la mano a entrambi, e quindi si sedettero sul divano a guardare la partita.
‘Vai a prenderci della birra cagna’ mio figlio mi ordinò.
Mentre camminavo a quattro zampe per la cucina, ‘Torna qua, ti manca la coda’ tornai davanti al divano dove sono seduti, mio figlio prese il plug con la coda, lo diede a Mario:’Fallo te’
‘Con piacere’ e rivolto verso di me ‘vieni qua vicino cagna’ lo feci e gli misi il culo davanti alla faccia
Sfilò dal mio culo quello che c’era, e mi infilò la coda, tutto in modo rude, accompagnato da qualche sberla, urlai di dolore mentre altri uomini risero compiaciuto, poi con un altro schiaffo come per dire puoi andare.
Andai verso la cucina a quattro zampe, presi quattro birra, una in bocca, due nella mano destra e una nella sinistra, camminai col gomito appoggiato per terra, portai la birra,
‘stai là buona cagna, che penseremo a te appena finita la partita’
Stetti per tutto il tempo a quattro zampe vicino al divano, dalla parte di Mario, mentre guardava la partita mi toccava il culo, accarezzandolo dolcemente prima, schiaffeggiandolo forte dopo. Attesi impazientemente che la fine della partita che sancirà anche l’inizio della mia festa.
Aprii gli occhi lentamente e vidi qualche leggero fascio di luce entrare dalla finestra, ero stesa sul fianco destro, le gambe piegate, mio figlio &egrave dietro mi me, una mano sulla vita, sento il suo respiro sulla mia spalla, cercai di girarmi alzandogli le braccia, ebbe un piccolo sussulto, come se si stesse svegliando, riuscii a girarmi, sono di fronte a lui faccia a faccia, lo osservai per bene: lineamenti erano ben definiti, aveva gli occhi grandi, il naso alla francese, la bocca leggermente sorridente e semi aperta e , una piccola goccia di saliva &egrave uscita dalla bocca, lo glielo asciugai con l’indice della mano destra, stando attenta a non svegliarlo, aveva un espressione beata, il viso liscio, nonostante qualche piccolo brufolo.
Abbassai lo sguardo, e vidi la sua erezione mattutina, notando quanto bello fosse, era lungo, semi scappellato, anche se non era completamente eretto, ero stufa di osservarlo senza poter fare nulla. Lo baciai sulla bocca, cercai di infilargli la lingua in bocca spostando le sue labbra con la lingua, ma trovai la resistenza dei denti, ad un certo punto notai che aveva aperto gli occhi.
M. ‘Buon giorno amore della mamma’
G. ‘Buon giorno schiava mia, che ore sono?’ guardai l’orologio, dalla mia parte del letto, segnava 8,10
M. ‘le 8.10, sono pronta ad soddisfare la sua richiesta oggi’
G. ‘Prima baciami’ vedremmo dopo cosa fare, mi attaccai alla sua bocca. separò i denti e le due lingue duellarono a lungo, separandosi solo per riprendere il fiato, mentre lo segavo delicatamente.
Quando sentii la sua verga dura nella mano, mi staccai da lui che si girò, la sua verga era dritta e puntava al soffitto. Mi misi in mezzo alle sue gambe che si allargarono per farmi spazio, ma quando gli presi il cazzo in mano, tentando di segarlo ma mi fermò.
G. ‘Schiava, voglio che mi dimostri che mi appartieni e io ti dimostro il mio amore verso di te’
M. ‘Ok padrone, come devo fare?’
G. ‘Io ti donerò tutto il sperma che ho negli coglioni, che simboleggia il mio amore per te, mentre tu ti impegnerai a tirarli fuori con dedizione, cosa che una donna fa solo al suo uomo, beh nel mio caso, padrone’
M. ‘Mi piace l’idea, ma devo usare solo la bocca o possono usare tutto mio corpo?’
G. ‘Tutto quello che vuoi’
M. ‘Ok, comincio subito allora’
Mi abbassai sul suo cazzo, mentre lui si metteva comodo sul letto, con le braccia dietro la testa, gli cinsi la verga con il pollice e l’indice, cominciai a fare su e giù, quindi strinsi anche le altre dita, ha cominciato ad ansimare: ‘Si, brava la mia schiava, continua così’ gli sputtai sulla cappella per lubrificare lungo la sua asta, nonostante dalla punta stava uscendo del liquido trasparente, lo presi nella bocca, ebbe un fremito quando sentì il calore della mia bocca, quindi strinsi le labbra lo succhiai, facendo aderire tutta la parete della bocca sull’asta, continuando così per quasi 10 minuti, sentii male ai muscoli della bocca, quindi feci più velocemente che potevo, quando sentii che stava venendo, me lo ficcai tutto nella gola, gli schizzi finirono direttamente in nello stomaco, anche se mi andò di traverso ultimo spruzzo, mi fece tossire violentemente. Lui corse in soggiorno e prese una bottiglia di acqua e me lo porse, bevvi e smisi di tossire.
Lui mi stava guardando, gli si era ammosciato il cazzo che penzolava tra le gambe, battei sul letto per dirgli di stendersi, cosa che fece con molto piacere, ma lui mi afferrò per i fianchi e mi fece accavallare sulla sua faccia, gli resi disponibile tutta la mia parte intima mentre mi chinai sul suo pube per fargli il secondo pompino della mattinata.
Leccava rumorosamente la mia figa che si bagnò in due minuti, mostrando la clito che succhiò con dedizione, mentre io glielo succhiavo come prima, anche se all’inizio era molle divenne duro in poco.
Quando si sentì duro abbastanza mi schiaffeggiò la chiappa destra, in segno che &egrave pronto, quindi scesi dalla sua faccia e salii sul suo pube, presi la sua verga in mano, appoggiandola all’entrata della mia sorca, che grondava di umori, mi sedetti, quindi entrò tutto, cominciai a muovermi su e giù lungo la sua asta dura,

ad ogni affondo sentivo che arriva fino a toccarmi il cervice e quasi entrava nel buco della cervice, aumentavo sempre di più il ritmo della cavalcata, anche se cominciavo a sentire la stanchezza nelle gambe accumularsi, mentre lui mi guardava le tette penzolare dal mio petto, allungò una mano e prese una tetta, mi abbassai su di lui, e cominciò a succhiarmi i capezzoli di entrambe le tette alternando le lunghe leccate sull’area intorno ad forti ciucciate che mi fece sentire i suoi denti. Ebbi un orgasmo, stringendo più che potevo la vagina, fermandomi poiché lui aveva cominciato a spingere dal basso, partì in quarta, M. ‘Se fai così ti stanchi subito’
G. ‘Tanto vengo subito’
Appena finì di parlare sentii uno schizzo colpire le pareti vaginali, lui si fermò, mentre cominciai a muovere il bacino, strizzando le ultime gocce di della sborra dalla sua verga, lo cavalcai finché non si amosciò, ed uscì spontaneamente, lo presi in bocca spostandomi,e glielo pulii amorevolmente, sussultò quando passai la lingua più volte sulla cappella, anche se era parzialmente ritratto nella pelle. Lo lasciai, si appoggiò sulla sacca scrotale, mentre io mi stendevo vicino a lui, mi accarezzava la testa: ‘brava, ma sei ancora lontana dall’obiettivo’ infilando un dito nella mia vagina prese della sborra cremosa e me lo fece succhiare, lo feci con molto piacere.
M. ‘Quando ti senti pronto, riprendiamo’
G. ‘Ok, ma vorrei giocare un pò con le tette’
M. ‘Ok’
Lui mi prese le tette con entrambe le mani, le strinse, e ci infilò la testa in mezzo, baciava, leccava e succhiava, mi sentivo una dea quando mi trattò così, ma il trattamento durò ben poco, cominciò a strizzarmi i capezzoli fortissimo, sentivo il dolore partire dalla punta della tetta e percorre il petto, quindi collo e alla fine mi arrivò in testa, nel frattempo gli si indurì il cazzo, anche se leggermente, e disse sono pronto, lui si accavallo su di me, sedendosi sulle mie tette, ma senza farmi sentire il suo peso, quindi presi a segarlo, soffrì leggermente per via dell’eccessiva stimolazione, mi fece mettere due cuscina sotto la testa, così potei succhiarglielo, e divenne duro poco dopo.
G. ‘Stavolta voglio che mi fai venire con la spagnola’ dicendo indietreggiò, in modo che il cazzo si trovi in mezzo alle mie zinne, gli cinsi il cazzo con le tette, scivolava che era un piacere, faceva avanti e indietro, andammo avanti quasi mezzora, perché non strinsi al massimo, poiché mi piaceva quella sensazione quindi volevo che durasse più a lungo possibile, ma capì la mia intenzione, mi schiaffeggiò la guancia con una mano, così forte che rimasi un pò stordita: ‘schiava, il tuo dovere oggi &egrave far godere me, quindi stringi di più quelle tette da troia che ti ritrovi quando mi sarò svuotato del tutto, un altro piano da mettere in pratica.’
Ero incuriosita del piano che aveva in serbo per me, ma cercai di continuare il mio lavoro, strinsi più che potevo tette, mentre lui continuava a scoparmi in mezzo a quelle due montagnole di carne, venne improvvisamente, primo schizzo avvenne quando era ancora a metà ‘penetrazione’ quindi finì in mezzo alle zinne, mentre il secondo mi colpì sulla guancia destra, sporcandomi tutta, ma non smise di fare avanti e indietro, il terzo mi arrivò sul collo e il mento, ma erano tutti meno cremosi di prima, quasi liquida, ma ne uscirono altri 3 schizzi anche se la quantità era vistosamente diminuita.

Si buttò di lato dopo l’eiaculazione, mentre cercavo di recuperare quel che potevo di quella crema e di mangiarmelo, era meno buono della prima sborrata, ma va bene.
G. ‘ecco il terzo, ne avrò almeno altri 2 o 3’
M. ‘ehm.. non vedo l’ora’
G. ‘Adesso mi devo riprendere il fiato’
M. ‘ok, intanto vado a pulirmi in bagno’ dissi e alzandomi
Mi prese la mano G. ‘No, devi tenertelo addosso la mia sborra, &egrave il mio dono per te’
Percependo un leggero tono autoritario, mi rimisi in parte a lui, M. ‘Ok’
Guardai l’orologio, segnava dieci meno 20.
Mentre aspettavo la via libera per una nuova operazione svuota palle.
Ero stesa in parte al suo fianco, le accarezzavo il petto, mentre lui cercava di riprendere il fiato, e con una mano si accarezzavo le palle e il cazzo, alternandosi spesso.
Passarono quasi 10 minuti, il cazzo ebbe il segno di risveglio, mi proposi di fargli un bocchino, anche se avevo le labbra stanche, ma lui disse: ‘no, faccio da solo, voglio essere io a donarti la sborra a sto giro’ e continuava a masturbarsi, anche se respirava affannosamente, probabilmente soffriva, gli farà male di sicuro, dopo un buon quarto d’ora, ci riuscì nell’impresa.
G. ‘Mettiti a 90 vicino alla finestra, che ti voglio prendere nel culo’
M. ‘Ok padrone’ lo feci, mentre lui mi si piazzò dietro, spinse il petto contro la finestra, inarcai la schiena, e allargai le chiappe.
Faceva passare quel cazzo nel solco senza penetrarmi, il che mi feci eccitare ancora più, bagnandomi tantissimo, me lo infilò in figa per lubrificarlo, quindi lo puntò all’ano, entrò violentemente, senza preoccuparsi che mi possa far male, sentii le sue palle sbattere contro la mia fregna, mentre lui mi scopava duramente, gemevo, non curante dei passanti che mi guardavano e sorrideva maliziosi, mi eccitai ancora di più quando un uomo passanto vicino alla finestra, urlò: ‘Wow che grande vacca questa, scopala tutta amico’
Mio figlio alzò la mano con la quale mi teneva ferma in segno di saluto, quindi mi schiaffeggiò la il culo, urlai: ‘Ahhhh, mi piace, mi piace quando mi scopi e mi prendi a schiaffi insieme’, cercò di aumentare ancora di più il ritmo, mentre io stringevo l’ano, dopo 20 minuti di inculata selvaggia, si fermò capii che stava venendo, lo tirò fuori e mi venne sul culo, sentii 3-4 spruzzi, non molto sostanziosa, deve essere quasi al limite, si segò un altro pò cercando di tirare fuori quello che aveva in canna. E quindi si sedette sul letto, G. ‘ non mi manca molto.’
Mi inginocchiai davanti a lui, lo presi a succhiare con tutta la delicatezza che potevo, soffriva per eccessivo stimolo, ma mi lasciò fare, lo tenni in bocca per quasi 20 minuti, poi sentii il segnale di risveglio, ci mise altri 10 minuti per farlo indurire, mi alzai, lui era ancora seduto, a gambe larghe sul bordo del letto, aveva i gomiti appoggiato sul letto, mi sedetti su di lui, presi il cazzo e sfregai la cappella sulle mie grandi labbra, e quindi sul clito, una scossa colpì entrambi noi, quindi me lo infilai tutto, lo cavalcavo, alzando le braccia sopra la testa, accarezzandomi i capelli in movimenti sensuali, lui cominciò ad accarezzarmi il culo, molto gentilmente, fu in quei istanti che sentii suo amore verso di me, quasi mi commossi. Gemevamo rumorosamente entrambi, ‘Si, ti cavalco come mio cavallo, voglio sentirti tutto dentro di me’ G. ‘Si, cavalcami, sono un cavallo impazzito che devi domare, continua così, che ci sono quasi’ andammo avanti così per un pò.
Sentii una sberla sul culo, e mi disse: ‘Ci sono, inginocchiati’
Mi sfilai da lui, e inginocchiai, sedendomi sulle mie caviglie, lui si alzò, continuando a masturbarsi, mi si avvicinò, puntando il cazzo sul mio viso, chiusi gli occhi aspettando che venisse, sentii solo uno schizzo colpirmi sulla palpebra destra, e nulla più, quindi aprii gli occhi e osservai, il cazzo duro vibrava violentemente, senza riuscire ad eruttare nulla.
G. ‘Ho le palle vuote adesso’
M. ‘Siediti adesso amore della mamma, ho sentito tutto tuo amore verso di me, ti amo’ dissi alzandomi e baciandolo.
Ci stendiamo sul letto, abbracciati, con il suo braccio destro sulla mia spalla destra.
mentre io avevo la testa sul suo petto. Ci addormentammo insieme.
Ero a quattro zampa in mezzo ai miei 4 padroni, e mi guardavano come se mi volessero divorare con gli occhi, mi accarezzavano il muso come se fossi una cagna pronta a giocare con il proprio padrone, io ero pronta, a soddisfare qualunque loro richiesta o volere.

Si spogliarono, avevo due cazzi davanti a me che conoscevo già. mentre altri due mi erano completamente nuovi, quello di Stefano era di lunghezza e larghezza nella media, ma la sua verga era nodosa, le vene si erano gonfie, rendendo il cazzo come il ramo di un albero, mentre quello di Mario era di almeno 25cm, largo quasi 5, era proprio una mazza di base ball, feci fatica a prenderlo in mano.

‘Andiamo in camera da letto, saremo più comodi che qua in soggiorno’ disse mio figlio.
Mario mi fece alzare, e mi sollevò, a gambe aperte, la figa a contatto con il suo cazzo che strusciava sulle labbra già bagnate, mentre le gambe andarono dietro la sua schiena e si incastrò, con una mano mi tenevo al suo collo, mentre con l’altra cercavo di infilarmi quel cazzo grosso, tutto questo mentre lui mi trasportava in camera da letto e ci baciavamo.
Arrivammo, mi lasciò cadere sul letto morbido, ‘Mamma mia quanto troia &egrave questa donna’
‘Quanto lo vuole lei mio padrone’ risposi io
‘Vedo che hai capito bene tuo ruolo’ disse mio figlio
‘Certo padrone, la schiava sa sempre qual &egrave suo ruolo’
‘Ok, allora mettiti al lavoro’
Mi mi seduta sul bordo del letto, c’era sempre Mario a pochi passi da me, mentre patrizio era alla sua destra e Stefano alla sinistra di Mario, cominciai a succhiare quello di Mario, faceva fatica a far entrare la cappella nella mia bocca, il possessore di quella verga se ne accorse, e mi aiutò a infilarlo nella bocca, tenendomi ferma la testa, e spinse con un colpo di bacino, quasi soffocai per la presenza di quel pezzo di carne, tanto grosso che mi impediva di respirare, mentre con due mani facevo una sega ai due uomini accanto a Mario, ogni tanto tiravo fuori il cazzo di Mario per sputare sulle mie mani, così facilito la sega. In tutto questo, mio figlio &egrave rimasto dietro steso sul letto, che mi osservava e si stava accarezzando il cazzo.
Quando Mario ne ebbe abbastanza, si allontanò da me, e il posto della bocca fu subito preso da Patrizio, solo che stavolta alternavo le succhiate alle seghe tra gli due uomini davanti a me.

Mario invece si era spostato dietro di me, e mi aveva fatto inginocchiare sul letto, avevo il buco anale occupato dal plug, mi tastò la figa: ‘Ma &egrave un lago qua sotto, provvedo a fermare la perdita’ quindi puntò la sua attrezzatura all’ingresso della mia vagina, che a contatto con suo calore, si bagnò ancora di più se ne fosse possibile, quindi cominciò a spingere tenendomi ferma per i fianchi, la cappella entrò, con un pò di fatica ma meno rispetto alla bocca, poi spinse duramente in modo che entrò tutto in un colpo, mi sentivo così piena, le pareti vaginali non hanno avuto il tempo di dilatarsi, e lì sentivo come se fossero state strappate. Cominciò a scoparme muovendosi con foga, mentre io cercavo di rimanere stabile per continuare a segare e spompinare gli uomini davanti, un terzo cazzo mi compari davanti, era mio figlio, era stufo di segarsi e a deciso di partecipare alla festa, cominciai a succhiarlo subito, anche se sono passate qualche ora dalla dimostrazione di appartenenza di stamattina, il suo cazzo dimostrava un pò di segno di stanchezza, tanto &egrave che ci mise un pò per diventare duro completamente, mentre succhiavo lui, continuavo a segare gli altri due.
Ad un certo punto, Mario si stancò, e si stese sul letto, con una mano sotto la mia pancia, mi fece rovesciare, ‘Cavalcami troia’
‘Con piacere signore’ ubbidii
Gli salii sopra, e me lo puntai alla figa, calandomi entrò in me quella mazza di carne, e cominciai a cavalcarlo, mentre Gian e Patrizio mi avevano appoggiato il cazzo da succhiare, Stefano si era messo dietro di me, e facendomi piegare un pò in avanti, aveva a disposizione il mio buco di culo, sputò sull’esso, spalmò un po, prese suo cazzo e mi penetrò, non essendo molto grosso, mi entrò facilmente, ma provai lo stesso del dolore, ‘Dai rompimi quel culo da troia che ho’ lo incitai.

‘Certo che te lo rompiamo, aspetta quando te lo metto dentro io’ commentò Mario da sotto di me, mentre aveva cominciato a succhiare e schiaffeggiare le mie tette talmente forti che era diventati di un color rosso pomodoro.

Ebbi il primo orgasmo della festa, con Mario nella figa, Stefano nel culo, mio figlio e patrizio che si alternavano nella mia bocca, squirtai bagnando la pancia di Mario, continuai a muovermi, Appena mi passo gli spasmi sentivo le vene del cazzo di Patrizio strisciare lungo lo sfintere, le sue palle sbatteva un pò su quelle di Mario e un pò sulle mie chiappe, il suono dello sbattimento &egrave coperto solo dal rumore prodotto dalla mia bocca che si dedicava ai due cazzi.
I due uomini dentro di me si muovevano con grande sintonia, lasciando senza fiato, ma Mario non durò molto di più rispetto a me, e mi venne in figa, innondandomi letteralmente, sentivo la vagina più piena che mai, quando Mario ebbe finito di sborrare, Stefano mi cinse il petto, e cadendosi indietro mi trascinò con lui mi ritrovai seduta sul pube di Stefano con la sborra che colava dalla figa, che mi scopava il culo con forza, mentre Patrizio si &egrave inginocchiato in mezzo alle mie gambe, e sembrava che fosse indeciso su quale buco infilarmelo, nonostante la seconda fosse già occupata, ma alla fine, optò per quella occupata, prima però me lo infilò in figa, per lubbrificare quel cazzo di sperma di Mario, poi lo me lo infilò in culo, era la seconda volta che veniva penetrata da due cazzi in culo, perciò ero anche abituata al dolore iniziale che si provava, e cominciarono a scopare muovendosi all’unisono.

Continuavo a succhiare il cazzo a mio figlio, quando Mario me lo porse vicino alla bocca, ‘Puliscilo, e fallo diventare duro di nuovo, che ti voglio rompere quel culo già largo di suo.’
Allora sostituii il cazzo di Gianluca con quello di mio figlio, che non protestò poiché continuai a segarlo, l’idea di farmi scopare dal cazzo di Mario mi fece venire brivido, e lo volevo provare, strinsi più che potevo lo sfintere, e pregai ai due torri di scopare più velocemente che potevano, ci riuscii nell’intento, vennero insieme nel mio culo, sentivo lo sperma che mi arrivava nello stomaco, si sfilò prima Patrizio, poi facendomi alzare, lo fece anche Stefano, così mi ritrovai inginocchiata sul letto, sborra che uscivano da entrambi i buchi, per poi scendere lungo le cosce candide, mio figlio mi si sdraiò davanti, e mi disse: ‘Voglio scoparti nella figa mentre Mario ti rompe quel culo da vacca che hai’ feci come richiesto, salii sopra di lui, entrò facilmente, e piegandomi su di lui, offrii il culo a Mario, che si era prontamente inginocchiato dietro di me, col cazzo duro, puntava la cappello all’entrata, nonostante la doppia penetrazione, e la sborra come lubbrificante, fece fatica a farlo entrare mentre mi dimenavo di dolore, quando entrò del tutto, rimase fermo per qualche secondo, poi cominciò a rompermi il culo davvero, scopandomi violentemente, come se volesse far uscire il cazzo dalla mia bocca, mentre mio figlio mi scopava la figa, facendomi sentire un pò meno dolore, ma sentivo che i due cazzi si strusciavano contro separati da una sottile membrana.

Venni per la seconda volta, quasi svenni dal godimento, sussurai all’orecchio di mio figlio: ‘Grazie figlio mio, non sapevo che si potesse godere così tanto’
Lui mi rispose sempre sussurando: ‘Prego mamma’
Chiamarmi mamma mentre mi scopa insieme a un altro uomo deve averlo eccitato parecchio, poiché dopo pochi secondi, disse: ‘Sto per venire, voglio farlo sulla tua faccia’
Così Mario fu costretto a togliersi, mi inginocchiai davanti a loro due, mentre io li spompinavo, poco dopo venne per primo Gianluca, primo schizzo finì sopra occhio destro, mentre il resto o sulla faccia o sulle tette, vendomi sporca di sperma o volendo partecipare a completare quell’opera di sborra venne anche Mario, che venne spruzzò gran parte della sua sborra sulla faccia, alcuni finirono tra gli capelli, ma non ci feci caso, il resto vicino alla bocca, raccolsi alcune gocce e ne assaggiai, ‘Che buona sborra che hai padrone Mario, ne voglio dell’altra’.
‘Fammi riprendere, intanto ci sono quelli due che sono alla prima sborrata ancora’ disse indicando Patrizio e Stefano che era vicino alla finestra a fumarsi una sigaretta e a guardarci.
Quindi si diedero il cambio, dopo 20 minuti di scopate, mi vennero in bocca entrambi, ne fui felice, bevvi tutto, senza perdere nemmeno una goccia. Ebbi almeno altri 4 orgasmi che mi prosciugarono delle mie forze, svenni all’ultimo orgasmo, mi sveglia che ero nella vasca di bagno, colpito da getti di liquido caldo, alcune gocce mi finirono in bocca, erano salate e acre, era piscio, mi stavano pisciando addosso mentre era svenuta, che bastardi, aprii gli occhi: ‘Si, lavatemi col vostro piscio i miei padroni’ alla mia richiesta risero tutti, mentre i getti diminuirono.
Mentre altri tre uscivano dalla doccia soddisfatti, mio figlio aprì l’acqua e mi aiutò ad alzarmi, poi mi guardò lavarmi, ‘Sai, sei così eccitante, come faremo quando torniamo a casa?’
‘Beh, non so’
‘Sarai ancora la mia schiava?’
‘Se lo vorrai, quando saremo soli, lo sarò’
Sorrideva felice, ‘Ok, finisci di lavarti che ho fame, stiamo andando a mangiare fuori’
Uscii dalla doccia tutta nuda, mentre con un asciugamano cercavo di asciugarmi i capelli, sul letto c’erano i nuovi acquisti fatti prima di venire qui da Patrizio. Gli uomini erano ancora nudi, seduti sul divano in soggiorno a bersi una birra, il topo minuscolo che copriva a malapena il seno e la gonna che con i suoi due spacchi davanti, quando cammino mostrava tutta la mia merce, le indossai e uscii dalla camera.
Per rendervi l’idea di come fosse la gonna, avete presente quella che una star indossò a Sanremo qualche anno fa mostrando la sua farfalla? Ecco, quasi uguale a quello, con la sola differenza che la mia &egrave più leggera, e sul davanti ha meno tessuto per coprire le mie intimità.
‘Sei proprio una schiava troia e affamata di cazzi’ disse lui
‘Sì amore, sono la tua schiava divora cazzi’ risposi come una cagna docile sotto le carezze del suo padrone.
‘Sei proprio una troia mamma’ disse l’ultima parola abbassando la voce, poi mi schiaffeggiò una volta la chiappa destra, e andò in bagno a lavarsi, andai a prendere la mia borsa in macchina, mentre mi truccavo davanti allo specchio vicino dell’entrata, gli uomini si diedero cambio in bagno, dopo mezz’ora mi ritrovai tutti dietro a osservarmi.
‘Che pervertiti che siete’ commentai continuando col trucco.
‘Noi guardiamo una troia che si fa bella per i suoi padroni, non &egrave vero che sei la nostra vacca’ replicò Mario.
‘Sì padrone, ha ragione’ risposi io.
‘Andiamo, dobbiamo esibire questa bella cagna da monta’ disse mio figlio uscendo dall’ingresso.
Io lo seguii, dietro di me c’erano Stefano e Mario, mentre Patrizio chiudeva la porta a chiave.
Quando fummo alla macchina, Mario salì dietro alla sinistra, mentre io cercavo di salire davanti, Stefano mi prese per la vita e mi fece salire dietro, poi salì anche lui, ero in mezzo ai due, mentre Patrizio si sedette davanti.
Durante il viaggio, ero appoggiata allo schienale, mentre altri due in parte a me erano girati per dedicarmi tutta la loro attenzione, avevo il top spostato in alto, mostrando le mie tette sode con capezzoli durissimi, Mario me ne prese uno tra le sue dite tozze, e me lo schiacciava procurandomi un misto di dolore e piacere che appoggiai la testa indietro, prendendo la testa di Mario e cercando di portarla sulle mie tette, volevo che me lo ciucciasse, volevo allattarlo. In tutto questo, Stefano aveva infilato la mano in mezzo alle mie gambe, e mi mise due dita nella figa masturbandomi, mi bagnai vergognosamente, cominciando a godere.
‘Certo che quella cagna non perde un minuto per godere’ commentò mio figlio.
‘Eh già’ gli rispose Patrizio allungando la mano per accarezzarmi le gambe lisce e profumate.
Dopo quasi 20 minuti, arrivammo in un piccolo ristorante in cima ad piccola collina, era carina, aveva un largo prato, sopra il quale c’erano diversi tavoli sotto degli ombrelloni, poi dentro aveva degli altri tavoli. Prima di scendere mi ricomposi.
Il cameriere alla vista di mio figlio si avvicinò: ‘Buona sera, in quanti siete?’
‘Siamo in 5, e vorremmo stare dentro’ disse Gianluca
‘Ok, mi segua’ e si incamminò verso la sala.

Sotto richiesta di mio figlio, ci fecero sedere vicino alla porta che dà sul prato, mi sedetti con la faccia verso la porta a capotavola, mentre gli uomini si sedettero due da una parte e due dall’altra.
‘Monica, hai visto come ti guarda il cameriere?’ fece Mario
‘e quindi? a chi non piacerebbe guardare una bella cagna’ disse Stefano
‘ha ragione, ma vorrei che ti facessi vedere un pò di più, devi provocarlo e se non si tira indietro, accontentalo’ disse mio figlio con voce fermo.
‘Ok’ dissi io leggermente in imbarazzo, &egrave la prima volta che faccio la troia in un luogo pubblico con una decina di persone che possano vedermi.
Dopo qualche minuto, arrivò sempre quel cameriere e ci chiese se volessimo ordinare.
Mi girai verso di lui con tutto il corpo, le gambe leggermente aperte, mostrando le mie cosce candide, fino all’attaccatura con il corpo, mentre lui parlava con gli uomini per ordinare il cibo, quando arrivò al mio turno, abbassando lo sguardo mi vide in mezzo alle gambe, ebbe un sussulto, poi balbettando: ‘Signora, lei cosa gradisce?’
‘beh, non so, non ho molta fame, cosa mi consiglia lei?’ feci io con la voce sensuale appoggiando una mano sul suo braccio
‘ehm, pasta con i frutti del mare &egrave la specialità dello chef, poi carne grigliata &egrave molto gradita dalla nostra clientela, che molto spesso ordinano anche il vino rosso prodotto qua in zona, la combinazione &egrave perfetta’ disse lui cercando di non osservarmi in mezzo alle gambe.
‘mi sembrano buoni, vada per quello che ha detto, e per il vino portane due bottiglie’ dissi accarezzando il suo braccio muscoloso.
‘Ok’ e se ne andò, dopo mezz’ora, tornò con le ordinazione, lo appoggiò al tavolo, poi prese le due bottiglie di vino, ne stappò una e lo porse a mio figlio, poi stappò la seconda, prese il mio bicchiere e me ne versò, poi si allontanò.
‘Certo che quello non ti stacca gli occhi di dosso’ fece Stefano
‘Voglio che lo accontenti Monica’ disse Gian
‘Ok, so come fare’ dissi io con la faccia da troia.
Cenammo tranquillamente apparentemente, ma sotto al tavolo &egrave un continuo strusciare delle mie gambe su quelle di Mario e Patrizio che erano seduti vicini a me. Chiamavano il cameriere per qualunque cosa, dalle curiosità inventate ai complimenti per il buon cibo del ristorante.
Quando finimmo il vino, lo chiamai io: ‘Mi scusi, ci può portare dell’altro vino?’
‘Certo signora’ si allontanò e tornò poco dopo.
Lo vidi arrivare con il sorriso in faccia, mi girai di nuovo con tutto il corpo verso di lui, ma stavolta spostai completamente il pezzo di tessuto che mi copriva la figa, che era un pò umida, presi il bicchiere e glielo porsi, nel farlo feci cadere apposta il coltello davanti a me, dopo avermi riempito il bicchiere, si inchinò per raccogliere la posata, ritrovandosi faccia a faccia con la mia figa, indugiò un attimo lo sguardo lì sotto, poi mi guardò, io gli sorrisi come per dargli il permesso di continuare a guardare, allora feci il passo decisivo.
Con fare sbadata, presi il bicchiere con due dita, ma la presa non essendo salda, allora versai un po del vino sulla pancia, che colò subito in basso sporcando la mia gonna nuova.
‘Oh guarda che sbadata che sono’ dissi alzandomi di colpo mentre altri mi osservavano.
Costringendo anche il cameriere ad alzarsi, poi aggiunsi: ‘la macchia del vino rosso &egrave difficile da pulire se non lo si fa subito, mi può accompagnare in bagno? così posso pulirmi altrimenti si rovina, mica vuoi che la gonna si rovini vero’ quindi rimasi a fissarlo.
‘Certo signora’ disse lui.
‘Che gentile che sei, a proposito come ti chiami?’ chiesi io
‘Francesco signora, venga con me’ ci incamminammo verso il bagno.
‘E smettila di chiamarmi signora, mi fai sentire vecchia, sono Monica’ dissi io.

Il bagno era in un corridoio fuori dalla vista della sala, ci fermammo davanti al bagno delle donne, entrai, mentre lui rimase fuori: ‘Non posso entrare Monica, ma ti aspetto qui fuori se avessi bisogno di aiuto’.
‘Ok, ti chiamerò se ne ho bisogno’ risposi io.

Entrai, controllai che non ci fossero altre persone nei gabinetti, poi presi un po d’acqua e lo gettai per terra, poi mi sedetti per terra, aprii le gambe, spostando tutta la gonna in modo che le mie parti intime fossero ben in vista, poi urlai ‘ahiaa!’
la risposta arrivò prontamente ‘Monica? tutto bene?’
‘No, sono scivolata, vieni dentro e aiutami ad alzarmi,ho sbattuto la testa cadendo’ dissi io.
Quindi la porta si aprì, e lui entrò, mi vide con le gambe per aria, osservò un po il bagno, poi mi fissò, lo sguardo inevitabilmente cadde sulla mia figa.
‘che &egrave successo?’ chiese lui
‘sono scivolata, il pavimento era bagnato’ risposi.
‘che maleducati lasciare il pavimento bagnato’ commentò lui mentre si avvicina per farmi alzare.
‘Beh, &egrave solo colpa mia, l’ho bagnato io il pavimento con questo’ indicai in basso ventre.

‘oh beh, signora, &egrave meglio che si copra’ inginocchiandosi davanti a me e cercò di coprirmi
‘Perché? non ti piace quello che vedi? quando eravamo fuori non perdevi l’occasione per sbirciare, guarda che &egrave tutta bagnata lì sotto’ presi la sua mano e lo appoggiai sulle mie grandi labbra fradice, cercò di ritrarsi, ma lo tenni fermo.
‘sei una donna focosa, ma Monica non posso, mi licenzierebbero’ disse lui in tono supplichevole.
‘vuoi che mi metta urlare che mi stai stuprando?’ lo minacciai con la voce da troia assetata.
‘sei proprio una troia voglia di cazzi’ disse lui poi mi baciò con passione, la sua lingua mi entrò in bocca, mentre mi spingeva nell’ultimo gabinetto, sbattei la porta e lo feci sedere sulla tazza inginocchiandomi per terra.
‘Tiralo fuori, che lo voglio’ dissi io tastando suo pacco già bello duro.
Si slacciò la cintura, alzò il bacino e si tolse i pantaloni e boxer in un colpo solo, il cazzo gli saltò fuori come una molla.
Lo presi in mano in meno che si dica, lo tenevo fermo alla base, mi ci avventai, lo bacia con passione, tirando fuori la lingua ogni tanto per leccare la cappella che si scapellò appena me lo infilai tra le labbra serrate, era di color viola, lo leccavo e lo ciucciavo. Lo presi tutta in bocca facendolo arrivare fino alla gola, mi tirai fuori, ci sputtai sopra e me lo rimettevo in bocca, dopo qualche minuti mi prese la testa, e la staccò dalla sua mazza, mi fece alzare, girarmi, poi sollevando la gonna, mi tastò il culo, ‘proprio un bel culo Monica’ disse lui, ‘un bel culo rotto’ replicai.

Lo feci alzare in piedi, mi inginocchiai sulla tazza, mi chinai in avanti sporgendo il culo, lui dietro di me mi sollevò la gonna, e mi penetrò, quindi cominciò a scoparmi.

Poi mi fece piegare a 90 verso la porta, spostando la gonna, mi penetrò la figa da dietro in un colpo, stavo godendo, per quella situazione, quindi gemetti: ‘oh si, scopami, scopami tutta, lo voglio nel culo dopo, ma prima scopami per bene in figa, rovista le mie viscere con quella mazza che hai’ subito dopo mi ritrovai la bocca tappata dalle sue mani, ‘zitta troia, vuoi farci scoprire?’ e cominciò a scoparmi con colpi possenti, sembrava che volesse entrarmi dentro anche con le palle. Si sentiva solo il suono della sua pancia sbattere contro le mie chiappe, poi sentimmo la porta esterna che si apriva, e si rinchiudeva, poi il suono dei tacchi.
Poi entrò in un gabinetto, e cominciò a pisciare, in tutto questo, Francesco non smise di scoparmi, però non sbatteva più contro il mio culo. Ma i gemiti mi scapparono comunque, forse la donna nell’altro gabinetto mi sentì, e chiese: ‘tutto bene?’
‘Sì tutto bene’ cercai di rispondere con la voce normale, ma non fui molto convincente.
‘Sicura di star bene?’
‘Sì sì, tranquilla, vada pure’ risposi io un pò irritata, ma lei insisté, tanto &egrave che dopo pochi secondi venne a bussare alla porta, allora io scocciata, aprii la porta con Francesco dietro che continuava a scoparmi, e dissi: ‘Troia, sto più che bene, ora lasciami godere di questo magnifico cazzo’, lei offesa:’la troia sei te casomai!’ e uscì sbattendo la porta esterna, rinchiusi quella del gabinetto, in tutto questo tempo non ha smesso di scoparmi, poi mi girai verso di lui: ‘mettimelo nel culo’, non se lo fece ripetere due volte, lo tirò fuori dalla figa che era un lago, e spinse contro lo sfintere, che dopo vari trattamenti prima di venire qua, cedette facilmente. Poi mi fece alzare il busto, spostò il top, e mi prese le tette in mano, cominciando a scoparmi culo forsennatamente, sentivo le sua palle sbattere contro la mia vagina, contro il mio clito che era uscito dalla protezione delle labbra per farsi schiaffeggiare dalla sua sacca scrotale, e presi a masturbarmi freneticamente con la mano libera.

Dopo 10 minuti di scopata, venni squirtando, i getti di liquido finirono per terra, schizzando anche i pantaloni di Francesco, poi venne anche lui, che mi sborrò nel deretano, sentivo i suoi colpi poderosi sbattere contro le mie viscere. Poi si accasciò sulla mia schiena, ‘Che scopata, non ho mai trovato una donna troia come te’ poi guardò l’orologio, e aggiunse: ‘cazzo, siamo qua da 20 minuti’ e si staccò da me, tirandosi su i pantaloni, si sistemò al meglio che poteva, mentre io dovevo semplicemente far riabbassare la gonna e sistemare il top.
Dopo due minuti, uscimmo dal bagno, prima io poi Francesco, proprio mentre usciva, passò la donna di prima che stava andando via col marito, era viola in faccia dalla incazzatura.
Sentivo la sborra che colava lungo le gambe, così con una mano ne presi un po, mentre lei mi osservava leccai la mano, lei disse qualcosa senza emettere alcun suono, ma dal labiale si capiva: ‘puttana’.

Andai verso il nostro tavolo, quei 4 mi guardavano, io sorridevo da troia felice che si &egrave appena fatta scopare e inculare in bagno di un ristorante da uno sconosciuto.
‘Allora com’&egrave andata’ chiese curioso Patrizio
‘come vuoi che sia andata? &egrave andato in buca, e mi &egrave venuto nel culo’ dissi io
‘Così mi piaci troia’ disse mio figlio, poi aggiunse: ‘noi abbiamo finito, andiamo via?’
‘Ok, che sento la chiappe molle per la sborra’ dissi alzandomi, dovevo essere un bel spettacolo, avevo la parte dietro della gonna tutta macchiata, uscendo tutti mi guardavano, poi vidi Francesco in un angolo con un che deve essere suo capo, stava prendendo parole perché &egrave sparito per 20 minuti, quindi mi avvicinai e dissi: ‘signore, &egrave per colpa mia, mi stava aiutando in bagno a pulire la gonna che si era sporcata’ dissi mostrando la gonna unta di sborra, ‘e se non gli fa nulla, potrà sporcarmi la gonna anche lei’ al povero quasi venne un colpo, poi balbettando: ‘certo signora, d’altronde i nostri camerieri devo soddisfare in tutto per tutto le richieste della nostra clientela’
‘La chiamerò io, sono Monica’ mi girai ed uscii, mentre altri erano già fuori a fumarsi una sigaretta. Ovviamente non mi sarei fatto viva, ma volevo solo mostrarmi troia davanti a delle persone e provocarle, anche perché di cazzi ne ho già 4 per tutta la durata delle vacanze…

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