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TURISMO SESSUALE
Questa zona periferica può esser descritta con tre parole: squallida, sporca, deserta. Ci sono persone, automobili, negozietti caotici e sciatti, un piccolo discount, biciclette, anche arrugginite, e motorini vetusti. In certi punti il marciapiedi non è percorribile, ingombro com’è, l’asfalto ha più buchi di una spugna. Ciononostante mi dà l’impressione di vagare in un deserto. Non che ci sia mai stata, nel deserto. Ah, ecco: mi sento isolata; è per questo.
Che ci faccio io, qua? Sto cercando un sex shop. Ho voglia di qualche novità. Che abbia voglie non esattamente gastronomiche risulta evidente dal mio vestito, che anche in una discoteca sarebbe un po’ osé. E questo contribuisce non poco ad incrementare i miei desideri e la mia disponibilità. Sì, sono esibizionista. E pure maiala. Spero di non trovare un commesso, maschio, nel sex shop: né gay, né etero, né bisex. Tesi, antitesi e sintesi: logica hegeliana. Detesto Hegel da oltre vent’anni, dacché l’ho studiato al liceo. Decisamente preferirei una femmina procace e pure volgarotta: in una zona così non mi aspetto di certo un’aristocratica viziosa. Ma perché no? Chissà! Ci farei sesso volentieri, con una del tutto priva di stile, una che anche con un abito ultraelegante darebbe l’impressione di andar bene solo per farsi sbattere, ma a bocca chiusa. Farsi sbattere come me, anche se io la bocca, in quei momenti, la tengo aperta per esprimere turpitudini.
Un sex shop non si trova di certo in zone di fama turistica estrema. Per questo ho scelto di venire da queste parti. È improbabile trovarne uno, che ne so, in Canal Grande a Venezia. Però sarebbe originale, no? Con la fila di gondole davanti, cariche di avventori in attesa. Tutti con la mascherina, come a carnevale, a fingere di guardare il ponte di Rialto con la medesima attenzione di un archeologo che fruga nella sabbia. Gente che può venire da Canaregio o dalla terraferma, dal Giappone o dalla Bolivia, dalla Russia o dagli Stati Uniti… “How’s Venice?” “There’s a nice sex shop, you can get in direct from a gondola!” “Gorgeous! I must go there as soon as I can!” Ecco, una cosa così. Oppure in piazza San Pietro, a Roma. Lì è più difficile trovare un’idonea collocazione. Non può certo essere nella facciata della chiesa, quell’edificio che capisci quanto sia grande soprattutto quando ci sei dentro. Stonerebbe. Ecco: una bancarella accanto al colonnato di Bernini! Con gli avventori attorno che esclamano ammirati ed entusiasti: ma com’è grande, oh, uno spettacolo per la vista, e così via. Per non parlare della processione di preti e suore che, con espressione ieratica, congiungono le mani pensando di stringerci dentro qualcuno di quegli ambiti oggetti da sex shop. O forse proprio reali. No, ovviamente non può stare lì. Forse in un edificio al di là del colonnato, in uno di quegli edifici austeri che fanno pensare a un paradiso pieno di gente immusonita. Ottima l’idea di un salace contrasto. Niente guardie svizzere a controllare che entrino soltanto maggiorenni. Ci entri, benché maggiorenne: un sacerdote e una suora come commessi. Canto gregoriano di sottofondo; quasi ti pare di essere in una cattedrale gotica, coi suoi pilastri che sembrano perdersi negli archi a sesto acuto. Il pavimento però ha due riquadri di mosaico risalente al terzo secolo dopo Cristo con scene orgiastiche. Bisogna prestare attenzione, perché in quei punti il pavimento esclude il passaggio: è recintato. Tu sei lì che ammiri la mercanzia e ti c’inciampi. Magari ti esce pure un “cazzo”, tanto chiaro quanto rispondente all’ambientazione. Non sarebbe dignitoso, dai! Qualcuno sostiene che sia per non disturbare l’evento dell’orgia che perdura da milleottocento anni. Circa. Ma non si stancano mai? Sono più porci di me. Le pareti, invece, sono a intarsi di marmo e pietre dure, con scene di rapporti omosessuali e bisessuali, uomini superdotati e donne in pose oscene… c’è anche una donna fantastica con tre tette, però piccole, come le mie. Peccato che alcune vetrinette contenenti preziosi falli e oggettini vari interrompano l’affascinante opera. Magari nascondono proprio il meglio. Chissà se tutti quegli oggetti di piacere sono benedetti. Viene da domandarselo, no? Gli abiti neri dei commessi hanno trasparenze di pizzo nei posti giusti. Entrambi ti parlano con voce melliflua, ti spiegano con erudizione ed esperienza l’uso e il funzionamento di qualsiasi cosa tu sia interessato. S’inebriano di spirito celestiale quando ti accompagnano nel reparto sadomaso. Sospirano santamente nell’illustrare i vantaggi quaresimali della frusta e del cilicio. Forse non comprerai nulla (i curiosi sono sempre tanti), ma uscirai comunque con un senso di beatitudine entusiasta. Si capisce perché ci vengano da tutto il mondo, in Vaticano.
In alternativa, un sex shop potrebbe trovarsi sul Ponte Vecchio a Firenze? Certo, il passaggio è notevole. Ci vuole forse proprio del coraggio per mostrarsi ad entrare, vista la processione circostante. Alla fine si apre l’uscio: ne esce una coppia ridendo. Ne approfitti ed entri, di soppiatto; quasi ti ci materializzi dentro, come se ci fossi arrivato col raggio trasportatore di Star Treck. L’ambiente è piccolo. Ma che cosa t’aspetti? Sei su un ponte, pure antico! Guardi i prezzi: ci sono così tanti zeri che pensi che siano ancora il lire. Ti domandi come faccia a starci un prezzo così grande in un ambiente tanto angusto. Con timido sconcerto chiedi spiegazioni… “O bischera! Te t’un vedi he ll’è oro? A disciotto harati!” Illuminata, capisci perché i due di prima sono fuggiti ridendo.
Oppure provate ad immaginarlo nell’area archeologica di Pompei (per la verità, per taluni dettagli forse sarebbe meglio Ercolano, ma Pompei offre una clientela più variegata e ampia. Il marketing è un’arte). Una stanzetta all’interno di una villa, nei pressi di un lupanare. Ci sono anche falli in pietra, copia esatta di quelli collocati nel Museo archeologico di Napoli. Anche se hanno l’indubbio vantaggio di essere sempre duri (ve l’immaginate un sasso floscio? Ma lasciate perdere la lava, pignoli!), bisogna usarli con attenzione: una sassata là sotto può esser dolorosa e mica poco. Meglio evitare.
La questione ha valenza anche internazionale, ma non voglio annoiarvi. Scusatemi perché ho tergiversato . Ma a qualcosa bisogna pur pensare, quando si cammina. E io sto camminando alla ricerca di questo sex shop. Capite il nesso? Banale, no? Comincio ad essere stanca e delusa. Non lo trovo. E sì che il posto mi sembra l’ideale! Mica come… No, non ricominciamo. Torno in albergo. Niente sesso, per ora. Ma poi rientrerà mio marito. E allora… Vi lascio immaginare. Non voglio incorrere in descrizioni dettagliate come in certi racconti di viaggio del diciassettesimo secolo coi loro “orzammo il trinchetto” immerso in mezzo a pagine di operazioni di gestione velica durante una tempesta marina. A me, detto fra noi, “orzammo il trinchetto” ha sempre fatto pensare a “trincammo l’orzetto”, ma questo non c’entra, né col forbito romanzo antico, né con quanto faremo mio marito ed io. Intanto mi schiarisco la voce, così dopo strillerò meglio.

Autore Pubblicato il: 14 Luglio 2022Categorie: Racconti Erotici0 Commenti

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