Lo scampanellio nervoso scuote il placido pomeriggio di maggio.
C’è solo una persona che s’inchioda così al campanello della porta, penso.
Mi alzo, sconsolato, dal sofà dove sonnecchiavo pigramente.
I raggi di sole filtrano attraverso la persiana semi abbassata, sbircio un attimo sotto di questa, ascoltando gli uccellini che cinguettano allegramente, godendomi gli ultimi momenti di pace della giornata.
Il campanello ruggisce ancora più furioso.
Stiracchiandomi, vado verso la porta e la apro.
-“Ce l’hai fatta finalmente!!!“
Mia cugina Vanessa sta sbattendo un piede con impazienza, mentre si tortura una ciocca dei lunghi capelli biondi che le scendono alle spalle.
Come al solito, ogni volta che viene da me in questo stato, ha un diavolo per capello.
I suoi occhi blu lanciano scintille e la bocca, chiusa in una morsa stretta, ha le labbra esangui.
Mi oltrepassa spintonandomi per la furia ed entra senza proferire una parola.
Sogghigno; lei e Sergio hanno, sicuramente, avuto un’altra delle loro litigate.
Per chi non lo sapesse, Vanessa è mia cugina, siamo cresciuti assieme, ci vogliamo bene più che fratello e sorella e, quando lei ha qualche problema, viene a farsi consolare tra le mie braccia.
Io, Massimo, sono stato il primo a cui ha donato la sua verginità (vedi il racconto La cugina) e, qualche giorno prima di sposarsi, mi ha concesso anche quella posteriore.
È sposata, ormai da dieci anni, con Sergio, conosciuto all’università, ed hanno due bei bambini, un maschietto ed una femminuccia.
Entra nel mio tinello, come una furia, si lascia cadere sul divano e getta con forza la borsetta accanto a lei, sbuffando come un mantice.
Indossa un vestito rosso, molto carino, abbottonato dal collo alle ginocchia che lascia scoperte e, conoscendola bene, se è vestita di rosso, è veramente furiosa.
È sempre perfetta, come al solito; truccata perfettamente, i piccoli diamanti ai lobi, le scarpe col tacco alto, rosse anch’esse, una vera signora ed anche così arrabbiata è adorabile.
-“Imbecille” – dice incrociando con grazia le lunghe gambe.
La raggiungo, sforzandomi di non ridere; quante volte ho visto questa scena in dieci anni.
-“Stronzo e imbecille. Mio marito è proprio uno stronzo !!!!” – esclama.
Sbuffa di nuovo, facendo il broncio come una bimbetta di sette anni, non come una donna di più di trenta.
-”Ma come ho fatto a sposarlo, quell’imbecille?” – continua.
In realtà Sergio, alias l’imbecille, il mio cugino acquisito, è stata la sua fortuna.
Il marito, un manager molto rampante, ha realizzato il suo sogno, introducendola nella buona borghesia, soddisfacendo ogni suo capriccio e lei, in cambio, gli ha dato dei figli sani e belli come lei.
Mi aveva aiutato perfino nel mio lavoro, procurandomi molti contatti.
Non le metto fretta, so che mia cugina si deve sfogare piano piano; è, comunque, ciò che mi aspettavo, lei e suo marito avevano avuto un litigio su di chi era la colpa che l’assicurazione dell’automobile era scaduta per non aver pagato la polizza.
In molte famiglie ciò avrebbe portato ad una discussione, con o senza alzare la voce, e la cosa sarebbe finita lì.
Non con Vanessa e Sergio.
Quando lei e suo marito si azzuffano, si finisce in tragedia, e poi lei viene dal suo cuginetto per un po’ di conforto.
Niente che mi faccia più piacere, beninteso.
Mi siedo vicino a Vanessa e le cingo le spalle col braccio e lei appoggia la testa sulla mia spalla.
-“Non lo sopporto più… Uffa… Ma che ne so io, che la RCA è l’assicurazione della macchina… Di solito la paga sempre lui… E le segretarie che ce l’ha a fare?” – sbuffa fissando arrabbiata nel vuoto e rimuginando nei suoi pensieri.
Io comincio a guardare nella scollatura dell’abito, i primi quattro bottoni sono slacciati e posso ammirare una bella porzione dei seni abbronzati; credo che, come al solito, non porti il reggiseno.
Lascio scivolare la mano sul suo petto ed inizio ad accarezzarlo.
Quando ha finito di parlarmi dei suoi problemi, le infilo la mano dentro la scollatura per palparle golosamente il seno morbido.
Come immaginavo, non indossa reggiseno!!!
-”Sergio è uno stronzo. Io ho sposato uno stronzo. Uno stronzo imbecille che non vale niente” – ricomincia.
”Dai… Lo sai che non è così, cuginetta” – dico cercando di calmarla.
Le do un buffetto affettuoso con la destra sulla coscia, sfiorando il lembo inferiore del vestito; senza pensarci su lei scavalla le gambe.
Nel frattempo l’altra mia mano è occupata a massaggiarle il seno destro; è rotondo e ben fatto, non troppo grande né troppo piccolo e, dopo le gravidanze, seppur un po’ più morbido, è ancora bello e pieno.
Il mio uccello nel frattempo si è imperiosamente eretto dentro i pantaloni della tuta.
-“Ho sposato un uomo che non vale niente, un topo. Al diavolo lui e la sua assicurazione” – continua sbuffando; meglio lasciarla sfogare ancora un po’.
-“Sì, è veramente un pezzo di stronzo, mio marito. Non vale niente.”
Infilo la mano sotto l’orlo del vestito e la lascio scorrere sulla sua pelle d’alabastro finché arrivo al bordo delle mutandine, fermandomi lì.
Nel frattempo le pizzico il capezzolo con la sinistra.
-”Proprio un idiota” – fa mentre un fremito le percorre il corpo.
-“Su Vane, calmati, rilassati un po’” – le sussurro all’orecchio.
Lei si accoccola sulla mia spalla ed io sfrutto l’opportunità per insinuare la mano sempre più su.
-”Oh, Massi, come vorrei che Sergio fosse più buono, più paziente… Vorrei tanto che fosse come te”.
-”Dai, non dire sciocchezze…”
Infilo le dita nelle mutandine e trovo le grandi labbra già umide.
Il mio uccello, intanto, ora è in piena erezione ed una delle mani di Vanessa si appoggia sul mio grembo.
Le sue dita, come animate di vita propria, cercano e trovano la mia erezione.
Il suo sospiro, stavolta, ha un’aria di soddisfazione.
Infilo tutta la mano dentro le mutandine e inizio a carezzarle la figa.
Allo stesso tempo lei mi abbassa i pantaloni con uno strattone e comincia a menarmi l’uccello con la sua manina.
-”Perché, poi, lui non me l’aveva detto che bisognava pagare la polizza entro il 14 maggio, ha detto solo “controlla la cartellina blu” e noi di cartelline blu nella libreria ne abbiamo tante…” – dice mentre continua a segarmi.
-“Certo, hai ragione”.
I colpi della sua mano aumentano d’intensità.
-”E, poi, io ho un sacco di cose a cui badare, ci voleva anche l’assicurazione RCA…”
-”Ti capisco, ma non prendertela, dai…”
Infilo una, poi due dita dentro la fessura zuppa di umori di Vanessa; di contro lei mi sta masturbando rapidamente, quasi con rabbia.
Appena sento che sto per venire, scosto delicatamente la sua mano.
-”Tesoro, ora fermati” – le dico.
Mi inginocchio sul pavimento fra le gambe di mia cugina, le sollevo l’orlo del vestito e le abbasso le mutandine che, naturalmente, sono fradice e lei solleva i fianchi per aiutarmi.
Le sbottono il vestito fino alla cintola guardandola fisso in viso.
È ancora arrabbiata, storce il naso fissando oltre la finestra, senza veramente guardare, slaccia la cintura doppia che ha in vita e sbottona gli ultimi due bottoni aprendo tutto il vestito, poi ne allarga, con cura, i lembi sul sofà.
Lo spettacolo che mi si presenta è meraviglioso!!!
I raggi del sole che filtrano dalla persiana disegnano un grazioso ricamo sul pancino di Vanessa, che, dopo le gravidanze, si è un po’ arrotondato, ma mia cugina è sempre bella, anzi ora la preferisco, è più… morbida…
Sorrido mentre vedo che fa finta di niente.
Le prendo dolcemente le mani che stanno adagiate sul sofà e le porto delicatamente alle sue ginocchia.
-“Va bene, vediamo che cosa posso fare per te…” – dico, allargandole gentilmente le gambe e mettendole il viso in mezzo alle cosce.
Trovo la sua figa, sormontata da un triangolino di peletti biondi, liscia, bella aperta e pronta per me.
Inizio con dei piccoli baci sulle grandi labbra, per poi arrivare al clitoride, che è spuntato fuori dal cappuccio, e lo prendo tra le labbra per succhiarlo.
Sento che ha dei piccoli fremiti e dei sussulti, e poco dopo di quel trattamento una mano mi accarezza i capelli.
Sospira sempre più pesantemente ad occhi chiusi, mentre con l’altra mano si tortura i capelli, ma ha ancora il viso teso.
Riprendo leccare e succhiare ancor più alacremente e dopo qualche minuto, con un lungo fremito, ha il suo primo orgasmo, emettendo un piccolo getto di umori, direttamente nella mia bocca, che bevo avidamente.
Mi alzo in piedi e le mostro orgogliosamente il mio cazzo, sebbene lei lo abbia visto molte volte prima di allora, davanti al viso.
Ha ancora lo sguardo incupito, però, mentre mi osserva il membro, noto con piacere che le si sono incupiti gli occhi e allargate le narici del naso per la voglia.
Mi levo velocemente il resto dei vestiti e la faccio alzare, aiutandola a levare il suo abito, che getta con noncuranza sopra la borsetta sul divano.
Con un getto nervoso, scalcia lontano le scarpe, restando completamente nuda ed in silenzio.
Non mi seccano i suoi silenzi, sono abituato anche a questo.
Si stende con grazia sul divano, mettendosi supina su quello che è stato il regalo suo e di suo marito quando mi sono trasferito in questa casa.
Mai regalo fu più appropriato e sfruttato.
Mi stendo sopra Vanessa, facendomi spazio fra le sue gambe.
Ci baciamo per un po’, intrecciando le lingue e scambiandoci le salive, ogni tanto scendo a leccarle i seni ed a succhiarne i capezzoli.
Vane ha dei capezzoli pronunciati ed appuntiti ed adora farseli succhiare, specialmente quando è incavolata, come in quel momento.
Mi passa, sospirando, le mani tra i capelli e sulla schiena, rigandola leggermente con le unghie ben curate.
Adoro la rugosità ed il sapore dei capezzoli di Vanessa nella mia bocca, mi riportano a bei ricordi: a quando, io diciannovenne e lei di diciotto, facemmo per la prima volta all’amore e lei mi donò la sua verginità e a quando, pochi giorni prima del suo matrimonio, dopo una discussione con Sergio, mi concesse di violarle il forellino posteriore, ancora vergine.
Sento, accarezzandola sulle braccia e sul collo che si sta sciogliendo; è il momento.
Con fare esperto, Vanessa allunga la mano, prende il membro e mette la cappella nella sua fessura aperta e bagnata.
Io spingo, ed il mio uccello scivola nelle profondità bollenti del ventre di mia cugina.
-”Sergio non mi capisce come sai fare tu, Massi” – mi sussurra nell’orecchio mentre continuo ad entrare in lei.
-”Lo so, tesoro, lo so, cuginetta. Ora rilassati. So io cosa ci vuole per te” – le dico spingendo ancora di più il mio uccello dentro la vagina.
Non mi fermo fino a ché le mie palle non sono schiacciate contro le sue natiche, strappandole un mugolio di soddisfazione.
Sollevo la parte superiore del mio corpo e la guardo fisso negli occhi; anche questo fa parte della routine, al momento di congiungerci, ci guardiamo sempre negli occhi.
È bellissima, con i capelli biondi arruffati dopo il primo orgasmo e il visino ormai raddolcito.
-”Allora, Vane, va meglio ora?” – le chiedo dolcemente.
Per la prima volta da quando è entrata in casa mia, sorride.
-“Oohh sììì, tesoro mio… Sììì… Lo sai lui… Non mi conforta così… Come sai fare tuuu…”
Tiro fuori il mio uccello fino a che solo la cappella rimane nella figa di mia cugina, poi lo rinfilo di nuovo dentro.
Lei chiude gli occhi, facendo un lieve sospiro.
Lo faccio ancora ed ancora, aumentando gradatamente il ritmo.
“Aahhhh… Sergio… non è come te…. Ooohhh… tesoro caro…. Uummhh” – dice rovesciando la testa all’indietro, ad occhi chiusi, mentre il suo bacino risponde perfettamente in sincrono ai miei colpi.
Ho sempre adorato scopare mia cugina e quando lei e Sergio si sono sposati, l’ho amato anche di più perché era un doppio tabù: cugina e moglie.
Il nostro ritmo è perfetto, il sorriso, ora, le illumina il viso, il suo respiro è sempre più veloce; mi adagio su di lei e continuo a scoparla.
Mi mette le braccia attorno le spalle e mi abbraccia gentilmente, solleva le gambe per godersi la penetrazione più a fondo.
Vanessa, ora, non parla più di suo marito, è tutta concentrata sulla scopata che stiamo facendo sul sofà.
”Oooh… Oooh… Aaahhh… Dai… Aaahhh…. Cosììì…” – mormora , continuando a fare piccoli sospiri di piacere, il volto ormai felice.
Non passa molto tempo che le pareti della vagina di mia cugina si contraggono e spremono il mio uccello, mentre lei ha un orgasmo, che la percorre tutta come un’onda.
-“Ooohhh… Sììì… Oraaa… Mi stai facendo godereee… Sììì… Godooo…” – e si lascia andare al piacere che la travolge.
Ho sempre adorato il modo in cui, mentre infilo il mio arnese dentro e fuori la sua figa, nelle contrazioni orgasmiche, questa me lo munge con un’azione avvolgente.
Continuo a scoparla ancora, facendola venire altre due volte, prima di riempirla.
Quando sento che,ormai, è il mio momento, le infilo l’uccello tutto dentro e le riempio la vagina di caldo sperma.
-“Sììì… Ora tocca a meee… Ti riempiooo… Senti quanta sborra ti sto mettendo dentrooo…” mugugno, mentre affondo il viso nei suoi soffici capelli.
Non lo tiro fuori dalla sua tana bollente finché non sono sicuro che ogni singola goccia di sperma è dentro di lei.
Questa è ormai un’abitudine da anni.
Dopo le prime volte con sborrate fuori e preservativi, Vanessa aveva cominciato a prendere la pillola e, da allora, per me era diventata una ragione di principio, riempirle l’utero con tutto lo sperma che i miei coglioni contenevano e poi piaceva molto anche a lei.
Tant’è che la sua prima gravidanza avvenne all’incirca un mese dopo una scopata in cui le l’avevo farcita per bene, ed ancora oggi ho il dubbio che lei avesse sospeso volontariamente i contraccettivi per farsi ingravidare da me, desiderio che, peraltro, aveva fin dalla giovinezza.
Come al solito lei rinvenne prima di me dalla goduria e cominciò a carezzarmi piano, dandomi bacini sul collo.
”Ooohh… Massi… Come sono felice di essere venuta qui da te… Cuginetto caro… Come sto bene ora…”
”Dai Vane che non è ancora finita” – le dico sollevandomi e presentandole il cazzo davanti al viso per farglielo succhiare.
Vanessa rialza la testa, guardandomi con fare sorpreso e lussurioso.
”Ehi…. però!!!” – sorride.
Prende l’uccello con una mano, con gli occhi fissi su di me, inizia a leccarne la punta ripulendola per bene del mix di sperma ed umori vaginali, poi se ne mette una buona metà in bocca e prende a succhiarlo.
Mentre mia cugina mi spompina per farmelo diventare di nuovo duro, penso che ho fatto un bel favore a Sergio.
Vanessa non è più arrabbiata con lui, quando tornerà a casa loro sarebbero stati di nuovo due piccioncini e probabilmente lui avrebbe ficcato il suo uccello nello stesso posto da cui io lo avevo appena tirato fuori.
Mia cugina mi succhia e lecca l’uccello finché non è di nuovo eretto.
La bacio, ficcandole la lingua ben dentro la bocca e Vanessa mi succhia la lingua nello stesso modo come mi ha succhiato il cazzo.
La prendo sotto le ascelle e la sollevo e la faccio girare appoggiandola carponi sullo schienale del divano.
Mi prendo l’uccello con una mano, glielo metto tra le grandi labbra e glielo spingo fino in fondo.
È talmente lubrificata dal mio sperma e dai suoi succhi che entro dentro come un coltello caldo nel burro.
-“Ahi, fai piano, vuoi sfondarmi?” – si lamenta.
Non sto a sentirla, so che ama anche essere presa con un po’ di violenza, le afferro le natiche sode con le mani e prendo a pistonarla, aumentando gradatamente il ritmo.
In quella posizione, con le natiche allargate, il suo forellino posteriore è ben visibile e fa scattare in me un’idea.
Lascio cadere un bel po’ di saliva alla congiunzione dei due globi e con il pollice la porto sul buchetto ed inizio a massaggiarlo.
Quando lo sento ben rilassato, spingo e la prima falange entra senza difficoltà.
-“Ehi, cosa fai?” – chiede sorpresa dall’introduzione.
-“Stai calma, tesoro, lasciami fare vedrai che ti piacerà” – le dico mentre, continuando a scoparla, spingo completamente il dito nell’ano.
L’azione congiunta del mio cazzo nella figa e del dito nel culo, ha ragione dei suoi lamenti e la sento rilassarsi e, finalmente, godersi la doppia penetrazione.
Non ci vuole molto perché Vanessa risalga le vette del piacere e sento il suo corpo che inizia a tremare.
-“Oh sììì… Caro… Continua cosììì… Continua a scoparmi… Fammi godere ancoraaa…” – mugola mentre parte per un ennesimo orgasmo.
Quando sento le contrazioni orgasmiche della sua figa, mi sfilo da lei, punto la cappella contro il suo sfintere, che ora è morbido ed arrendevole e con un colpo deciso affondo per una buona metà nel suo culo.
-“Aaahhh…” – urla, inarcando la schiena, come se fosse stata trafitta da una lancia.
Cerca di andare in avanti per sfilarsi, ma io, tenendola saldamente per i fianchi, blocco il suo movimento e con un’altra spinta sprofondo completamente nel suo corpo, facendo sbattere il mio pube sulle sue natiche.
-“Aaahhh Massi… Potevi almeno avvertirmi” – piagnucola.
Anche stavolta non mi lascio smontare dalle sue proteste, so quanto le piace prenderlo nel culo ed inizio ad incularla lentamente.
-“Sììì… Daiii… Continuaaa… Ora mi piace…” – mormora dopo un po’ del trattamento anale.
Questo è il momento che aspettavo.
Lo sfilo dal suo culo e, senza darle il tempo di reagire, glielo rinfilo nella figa, riprendendo subito a scoparla.
-“Ooohhh… Hai deciso di farmi morireee…” – grida travolta dalla libidine.
Qualche colpo profondo nella figa e lo tolgo e glielo rimetto nel culo.
Vanessa non dice più niente, ma vedo che le sue mani stringono con forza la spalliera del divano.
La scopo così, alternandomi tra figa e culo, per diversi minuti durante i quali lei ha diversi orgasmi ed i suoi succhi vaginali colano macchiando il divano, ma non m’importa.
Quando sento che non posso più trattenermi, mi pianto a fondo nella sua figa e le riempio l’utero di un’altra bordata di sperma.
-“Uugghh… Ecco cuginetta… Prenditi anche quest’altrooo… Senti come ti sto riempiendooo…” – grugnisco.
Quando finisco di godere esco da lei e mi sdraio, di fianco, sul divano.
Senza dire una parola, lei si alza e si dirige in bagno e sento scorrere l’acqua della doccia.
Quando rientra ha il viso rilassato e sorridente.
La guardo mentre prende l’abito, lo mette e riabbottona la fila di bottoni, poi va in cerca delle scarpe.
-“Sei il miglior cugino del mondo.” – mi dice mentre si allaccia la cintura – “Ora mi sento molto meglio, tesoro, grazie”.
-”Sono contento che ti senti meglio” – le rispondo, alzandomi e baciandola sulle labbra.
-“Quella vecchia ciabatta di tuo marito non è malaccio, in fondo. Dagli qualche possibilità, ogni tanto”.
Annuisce, staccandosi da me e cercando nella borsetta le chiavi della sua automobile.
-”Comunque se hai bisogno di me sai dove trovarmi, Vane” – le dico sorridendo con fare gentile.
Lei ricambia il sorriso, e, dopo le chiavi, tira fuori dalla borsetta una pallottola rossa di seta che mi passa, sono naturalmente le sue mutandine ancora umide dei suoi umori.
-”Diciamo che so dove venire. Ciao tesoro ” – risponde ridendo, uscendo dalla porta.
Le do un bacino premuroso sulla guancia ed una pacca sulle natiche dure.
Lei inarca le sopracciglia come per dire ”ma che fai ci vedono” ma poi caccia fuori la lingua come una bimbetta, ed entra nell’ascensore.
Non c’è che dire aveva riacquistato il suo buonumore.
I commenti e i suggerimenti sono ben accetti, scrivetemi pure a miziomoro@gmail.com



Ciao pensi di pubblicare il seguito?
grazie
Ciao Giulia, Pubblicherai anche i prossimi capitoli? La storia è interessante e mi piacerebbe vedere come si sviluppa.
Grazie mille!
Ottimo come sempre, egregio!