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Capitolo 4

Capitolo 4

Poiché lui stava bloccando con la mano quel foglio dovetti piegarmi con i gomiti appoggiati sulla scrivania per riuscire a leggere .
Così facendo sentii le tette che, non sostenute dal reggiseno che non indossavo, si spostavano in avanti, rischiando di uscire dalla camicetta, lasciata volutamente aperta nella parte superiore.
Ero consapevole che lui avesse una posizione privilegiata per ammirare il mio seno, così non mi meravigliai quando sentii un dito spostare il lembo della camicetta, permettendo, in tal modo, ad un seno di liberarsi e pendere davanti al mio petto, libero da ogni costrizione.
Sentii le sue dita strizzarmi il capezzolo e, poi, la mano chiusa a coppa chiudersi attorno alla tetta e palparla che forza, ma non feci nulla per evitare che ciò accadesse e, quando sentii l’altra mano spostarsi sull’atro seno per fare la stessa cosa , continuai a leggere come se nulla fosse accaduto.
Quando arrivai alla fine del foglio ed apposi la firma per me e, come tutrice, anche per mia figlia , avevo le tette doloranti e, mentre stavo mettendomi a posto la camicetta , lui mi disse che si capiva che ero una donna intelligente e che avevo a cuore il futuro della figlia, al contrario di mia madre che, giunta allo stesso punto, s’era ribellata uscendo dalla stanza , privando me, quindi, di ogni possibilità di carriera.
Ancora una volta odiai mia madre.
Intanto erano ritornati mia figlia ed il suo accompagnatore che, rivolto al suo collega, disse che l’aveva portata su alcuni sets, che la ragazza aveva potuto rendersi conto di quanto fosse impegnativo il lavoro di un’attrice, specialmente all’inizio, quando mancava l’esperienza, ma che la ragazza era molto intelligente ed aveva capito benissimo cosa l’aspettava se avesse voluto iniziare quella professione e che lei aveva espresso la certezza che sarebbe riuscita a soddisfare tutte le nostre aspettative.
Lui sorrise al nostro amico che si congratulò con lei per la scelta che aveva fatto
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Capitolo 5

Due giorni dopo il nostro primo incontro, lui mi telefonò, dicendomi che, per fare il book di mia figlia, avevamo la necessità di noleggiare tutta una serie di abiti, costumi , e biancheria e mi diede l’indirizzo di una ditta che faceva questo servizio e dove, assieme a mia figlia, ci saremmo incontrate con una costumista che avrebbe scelto i modelli adatti a lei.
Non partecipammo direttamente alla scelta dei vestiti, compito che spettava alla costumista , ma la nostra presenza era stata necessaria perché lei potesse rendersi conto del tipo di donna e del corpo che quei vestiti avrebbe dovuto indossare
Così avvenne che, con un baule pieno di vestiti e biancheria , fummo condotte, immediatamente ,in uno studio fotografico dove eravamo attese per iniziare il nostro primo giorno di lavoro..
Ci misero tre giorni a fotografare mia figlia con tutta una serie di abiti da passeggio, sportivi, da sera,, tutti molto eleganti, alcuni abbastanza osé, ma, scartando quelli che esaltavano la sensualità di una donna perché, dicevano che, nel suo caso, doveva emergere la sua giovinezza ed innocenza, la sua purezza , non la sua sensualità
Una volta terminato il servizio, mi dissero che mia figlia poteva andare via, ma che io dovevo trattenermi per fare anch’io un servizio fotografico.
Mi meravigliai , non avendo , nel momento della cernita, scelto nulla che rispecchiasse il mio gusto.
Contrariamente a quanto avevano fatto con mia figlia, mi fecero incontrare un’estetista che mi rifece completamente il trucco, indubbiamente elegante, ma molto marcato ed, in alcuni particolari ,come le labbra ingrossate e gli occhi un po’ a mandorla, orientaleggianti
Con mia grande sorpresa mi depilarono tutte le parti del mio corpo già depilate ,con la motivazione che non potevamo correre il rischio che qualche ombra rovinasse qualche fotografia.
Mi fecero indossare tutti gli abiti che avevano scartato per mia figlia e che erano abiti eleganti, ma succinti, che scoprivano più di quello che nascondevano e che mettevano in risalto tutte le curve del mio corpo
Tutta una serie di foto riguardavano l’intimo, con capi ,evidentemente, di misura inferire a quella che portavo abitualmente, anche se l’intimo lo portavo saltuariamente, per cui le tette trasbordavano dalle coppe, i tanga scomparivano tra i miei glutei e, davanti ,le grandi labbra erano appena coperte da una striscetta che lasciava scoperto l’inguine.
Per ultimo mi fecero tutta una serie di foto nuda completamente ed in varie posizioni.
Cercai di protestare, ma mi dissero che servivano agli stilisti per valutare il corpo della modella . per adattarvi le loro creazioni
Chiesi perché quel genere di foto non le avessero fatte a mia figlia e mi risposero perché, essendo minorenne, non potevano evidenziare certi aspetti della moda che avevano lo scopo di mettere in risalto la sensualità del modello.
Sapevo benissimo che lei era, invece ,maggiorenne, anche se da poco, ma lasciai perdere perché preferivo che la ritenessero tale
Mi assicurarono che, una volta maggiorenne, al suo book sarebbero stati aggiunti altri modelli , così come altre foto sarebbero state aggiunte anche al mio.
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Capitolo 6

Alcuni giorni dopo , lui mi cercò per dirmi che un famoso regista aveva avuto modo di vedere presso il fotografo, alcuni scatti di mia figlia, e, saputo che era lui che curava i suoi interessi, gli aveva chiesto se poteva farla apparire in una scena del film che stava girando, per vedere come ne usciva.
Mi disse che in quella scena di circa un minuto, sarebbe apparsa come l’amica di un’amica della protagonista, che non avrebbe pronunciato neanche una parola, e che l’incontro sarebbe avvenuto all’aperto quindi completamente vestite.
Naturalmente diedi il mio benestare.
Mi nascosero però che in quella breve apparizione lei rappresentava , nel racconto , la nuova ragazza che avrebbe lavorato in un bordello privato e che ,in una scena successiva, sarebbe stata ripresa di fronte ed in primo piano completamente nuda con un cazzo in mano
Richieste di questo genere mi furono rivolte altre due volte sempre nel corso della lavorazione del film
Queste brevi apparizioni esaltarono oltre misura l’orgoglio di mia figlia che non riusciva in alcun modo controllare la sua felicità
Dopo alcuni giorni lui mi telefonò e mi disse che era arrivata la bozza del catalogo e che, prima di darlo alle stampe, volevano il benestare sia della società che lo aveva commissionato che delle modelle che erano coinvolte.
Ci recammo nel suo ufficio il giorno dopo e guardammo il book di mia figlia, che, neanche sapeva che io ne avevo fatto uno dopo di lei.
Era bellissimo, elegante, raffinato con lei bellissima nella sua semplicità e purezza.
Anche le foto dell’intimo erano belle ed innocenti , anche se non mancavano di mettere in risalto la bellezza del suo seno e dei suoi glutei
Mancavano naturalmente quelle del nudo integrale perché ritenuta minorenne.
Una volta visto, commentato ed approvato, venne il solito regista a portarla via.
Una volta soli, lui tirò fuori dal cassetto un altro album e mi disse di venirgli accanto e di sfogliarlo perché lui l’aveva già guardato
Naturalmente ancora prima che aprissi quel catalogo sentii la mano di lui che risaliva lungo la mia coscia .
Feci finta di nulla ed incominciai a sfogliarlo
Sin dalle prime foto capii la differenza con quello che avevamo sfogliato prima.
Mentre il primo evidenziava l’innocente bellezza della modella e l’eleganza dell’abito che indossava, nel mio tutto trasmetteva all’osservatore un senso di lussuria, dal volto della modella, alle parti del suo corpo coperte, ma messe in risalto, alle parti scoperte splendide nella loro eccitante nudità
Il modello d’abito che indossavo passava in seconda linea rispetto all’effetto erotico che quel stesso abito conferiva alla modella
Era indiscutibile che quel catalogo più che promuovere l’abito promuovesse la donna che lo indossava la cui bellezza e lussuria sembrava venir offerta a chi la stava guardando.
La parte riguardante l’intimo era , evidentemente, meno elegante della precedente e quel aver utilizzato gli stessi indumenti che prima aveva utilizzato mia figlia, che aveva un corpo molto più esile del mio, costringevano le forme del corpo a trasbordare dal tessuto che riusciva a ricoprirle solo parzialmente, aggiungendo erotismo ed un voluto senso di volgarità a quel corpo splendido, rendendolo ancor più desiderabile
La parte del nudo non ammetteva dubbi. Era una carrellata di immagini erotiche di una donna bellissima , eccitante, che, non indossando abiti o intimo , non aveva altro da offrire al lettore che se stessa.
Ero stordita anche perché quella mano, che per tutto il tempo aveva accarezzato e sollecitato la mia figa, aveva ottenuto l’effetto voluto , ossia di stimolare i miei sensi durante la consultazione di quel catalogo,’ cosa che, mi rendevo conto, sarebbe accaduta a chiunque, uomo o donna, avesse avuto occasione di consultarlo dopo di me
Quando chiusi il catalogo, lui tolse la mano e mi chiese se mi fosse piaciuto.
Non capivo a cosa si riferisse quella domanda e fu lui a trarmi d’impaccio dicendomi che si riferiva al catalogo, perché, per quanto riguardava il ditalino che mi aveva fatto, aveva già risposto la mia figa, perché lui da tempo non ricordava una donna che avesse prodotto una simile quantità di umori.
Gli risposi che mi sembrava troppo spinto per una semplice esposizioni di modelli d’abito.
Lui mi disse che avevo ragione, infatti quel catalogo non voleva reclamizzare gli abiti, ma la puttana che li indossava, il suo corpo e la sua disponibilità a farsi chiavare.
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Autore Pubblicato il: 17 Agosto 2022Categorie: Orgia, Racconti di Dominazione, Sensazioni0 Commenti

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