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Il caso ci aveva fatto incontrare, dopo esserci persi di vista alla fine del liceo. Anche se per la verità, Lory non l’avevo mai presa in considerazione, per me era invisibile.
Ma la cosa più incredibile del nostro incontro fù sicuramente conoscere il suo lato più intimo e nascosto. La sua indole di sottomessa in netta contrapposizione al suo lavoro di giudice.
Nei giorni seguenti mi recai quasi tutti i giorni in tribunale per assistere alle sue udienze. Vederla emettere sentenze dall’alto della sua autorità e parallelamente immaginarla sottomessa nel mio Dungeon mi eccitava al punto di trovarmi spesso con il cazzo gonfio e duro nelle mutande. Comunque, mi limitai a presenziare alle sue udienze evitando di contattarla, volevo che “sentisse” la mia presenza che iniziasse a desiderare il mio dominio su di lei senza però alcun contatto tra di noi. Avrei condotto io il “gioco”.
Trascorsa una settimana, la voglia di Lei era ormai salita alle stelle. Voglia che avevo represso in attesa di un nuovo incontro, che sarebbe stato super.
Avevo già deciso come giocare con Lory, avevo avuto tempo sufficiente per pianificare l’incontro e volevo che anche per lei l’incontro fosse indimenticabile.

Era quindi giunto il momento di contattarla. Le mandai un messaggio, perentorio, .

Dopo alcune ore non avevo ancora ottenuto risposta. Non ero abituato ad una cosa simile. Dentro di me stava facendosi largo il pensiero che Lory, forse non era come le altre schiave. Peggio ancora, forse mi ero completamente sbagliato sulla sua indole ed il gioco nel nostro primo incontro era solo frutto del caso e della situazione innescata dal totem.

Aspettai un giorno, senza presentarmi alle sue udienze, e le mandai un altro messaggio: .
Comunque sarebbe andata, Lory mi piaceva e non volevo rovinare il nostro rapporto. Lei sapeva della mia indole, aveva visto casa mia ed il mio Dungeon quindi proseguire il rapporto con me avrebbe significato da parte sua l’accettazione dello “status” di sottomessa.
Non ero disposto a lasciar perdere per un suo, eventuale, rifiuto.
Rifiuto che comunque con il suo silenzio non era arrivato.

Questa volta la sua risposta non si fece attendere:

Con tanto di punto esclamativo.
Rimasi paralizzato con il cellulare in mano a fissare la sua risposta. Non sapevo come giudicarla, se positivamente oppure negativamente.
Ovvio che prendersi del buffone (con il punto esclamativo) non è una cosa bella, ma analizzando il contesto poteva essere interpretato come “Tutto qui ? Non sai fare di meglio ?” Oppure “Io non sono una schiava come le altre, non puoi dirmi cosa devo fare”.
Mi aggrappai alla speranza che forse avevo solo sbagliato approccio, che con Lory avrei dovuto agire più che ordinare. Così dopo un giorno di riflessione presi la decisione su cosa avrei dovuto fare, osare!. Avrei sempre fatto in tempo a fermarmi se mi fossi sbagliato un’altra volta troncando il rapporto con Lory, per sempre.

Sabato ore 12. Guidai uno dei furgoni usati nelle mie aziende e parcheggiai sotto al palazzo di Lory. Attesi di vederla uscire, la speranza era che dedicasse il Sabato pomeriggio allo shopping, alla spesa settimanale, o che per qualunque motivo uscisse di casa.
Volevo introdurmi nel suo appartamento per sorprenderla e capire se questo gioco era ciò che voleva. In questo modo avrei anche capito se, al contrario, dovevo arrendermi e troncare la nostra relazione riducendo il nostro primo incontro ad un episodio molto fortunato.

Attesi fino alle 15:30 quando finalmente la vidi uscire dal portone del suo palazzo. Osservarla camminare sul marciapiedi era uno spettacolo. Rimasi incantato guardando la sua figura perdersi in lontananza. Era uscita a piedi, non sapevo quanto si sarebbe assentata, decisi di agire subito.

Mi fermai davanti ai citofoni in attesa di qualcuno che uscisse.
Finsi di parlare al citofono e mi introdussi nel palazzo mentre un condomino stava uscendo. Avevo tutte le informazioni necessarie per raggiungere il suo appartamento e mi ero procurato anche uno scanner per by-passare il suo antifurto e introdurmi in casa sua. Alfredo, uno dei tecnici della security mi aveva spiegato come utilizzare lo scanner per “aprire” l’antifurto, così riuscii ad entrare senza problemi. L’antifurto, una volta sbloccato permetteva anche di aprire la porta.
Una volta dentro, riattivai l’antifurto, stando attento a posizionarmi in un punto dove il volumetrico non mi avrebbe rilevato.
Non mi restava che attendere l’arrivo di Lory e vedere come avrebbe preso la mia presenza.

Un doppio bip mi avverte dello spegnimento dell’antifurto, la porta si apre, rumore di chiavi che vengono appoggiate sulla piccola console dell’ingresso e la porta si chiude.
Il cuore mi batteva in gola, mai avevo fatto una cosa simile per una donna. Forse ero stato troppo superficiale, ficcandomi in un bel casino nel caso in cui Lory mi avesse denunciato, ma ormai dovevo fare la mia parte e condurre il “gioco”.
Ero in piedi, dietro la porta del soggiorno, dove non arrivava il fascio del volumetrico. Attesi che Lory entrasse nel locale.
Mi stava dando le spalle, mentre si dirigeva in cucina ignara della mia presenza. In mano aveva una busta della spesa.
lo dissi quasi sussurrando.
La busta della spesa cadde per terra e Lory si voltò. Il suo viso un misto fra sorpresa e spavento.
In pochi secondi si sarebbe risolto tutto, avrei capito se potevo proseguire il “gioco” oppure avrei dovuto scusarmi e lasciare l’appartamento, non senza conseguenze legali.
Mi avvicinai, aspettando una sua reazione, una reazione qualsiasi. Invece la donna rimase immobile, le braccia abbandonate lungo i fianchi.

Mi fermai a pochi passi, ancora senza alcuna reazione da parte sua. Pensai che potesse essere un fatto positivo.
Finalmente una sua reazione e cosa più importante, stava al “gioco”.
Mi avvicinai, lentamente mentre stava ferma in piedi, le girai intorno fermandomi dietro di lei.

Lory restava immobile, indossava ancora il cappotto. Lo sfilai lasciandolo cadere per terra.

Silenzio da parte sua. Improvvisamente si stava comportando come una sottomessa, in silenzio ed obbediente.
Le portai le braccia dietro la schiena e le applicai le manette ai polsi.
Avvicinai le labbra al suo orecchio, potevo sentire l’odore del profumo che si era spruzzata sul collo, le sussurrai . Spostai leggermente il naso poco più in basso, volevo riempirmi le narici di quel profumo inebriante prima che svanisse.
Raccolsi il cappotto e lo misi sopra le sue spalle, avremmo dovuto prendere l’ascensore o poi raggiungere il furgone parcheggiato sotto casa. Anche se Lory stava al gioco, non volevo destare sospetti nel caso avessimo incontrato un altro inquilino.

Comunque non ci vide nessuno, ormai era buio e in giro non c’era nessuno.
Feci entrare Lory dal portellone posteriore facendola sedere per terra, le applicai le manette anche intorno alle caviglie, poi fissai le manette dei polsi ai ganci nella parete del furgone che normalmente servivano per sostenere gli attrezzi di lavoro. Per evitare che venisse sballottata durante il tragitto, le legai il busto all’altezza della pancia alla parete del furgone, sfruttando sempre gli stessi ganci.
Mi alzai per osservarla dall’alto, le braccia erano tese sopra la testa, il busto aderente la parete del furgone e le gambe distese lungo il pavimento.

Lory mi stava fissando, nel suo sguardo un guanto di sfida, ormai dovevo “giocare” e non potevo fallire. Non sapevo cosa avesse provato Lory prima del nostro incontro nell’aula del tribunale, se avesse avuto “Padroni” all’altezza delle sue aspettative oppure se fosse stata delusa da rapporti improvvisati. Non sapevo nemmeno se avesse avuto esperienze BDSM prima del nostro rapporto nel Dungeon, davanti al Totem. In quell’occasione in lei scattò qualcosa, si lasciò “catturare”, facendosi sottomettere.
Non avevo avuto il tempo di conoscerla bene, avevo però capito che non era facile conquistarla, non si poteva essere banali o superficiali, non bastava dare ordini o sculacciate senza che vi fosse un coinvolgimento emotivo, senza che la situazione creata fosse appagante anche per lei.
Tutto lo sforzo fatto per organizzare l’introduzione in casa sua aveva sicuramente fatto centro, Lory si era lasciata “rapire” dal suo appartamento ed ora era lì, legata ai miei piedi in attesa delle mie mosse.

Mi abbassai all’altezza del suo volto, con la mano sinistra le afferrai il mento, i capelli biondi le scendevano sulle spalle, era bellissima. Mi costrinsi a non baciarla, non era il momento.
Lo dissi alzandomi. Restai qualche secondo con il cazzo in piena erezione costretto nei pantaloni, a pochi centimetri dai suoi occhi.

Guidai fino al garage, il viaggio non fu molto comodo per Lory, la cinghia usata per fissarle il busto era stretta e le comprimeva la pancia ad ogni curva o sobbalzo della strada. Le manette le avevano arrossato la pelle intorno ai polsi e le dolevano le braccia, rimaste tese per tutto il tragitto.

Sganciai le manette dalla parete del furgone e slegai la cinghia intorno al busto di Lory. La caricai sulla spalla e salii con l’ascensore direttamente nel mio appartamento. Una volta in casa, le sgancia le manette dai polsi ma solo per ammanettarla con le braccia dietro la schiena, poi la spinsi facendola cadere sul grosso divano della sala. Prima di salire nel Dungeon volevo strapazzarla un pò.
Presi una “gag ball”, nel frattempo Lory era scivolata su un fianco. La raddrizzai afferrandola per un braccio, poi mi sedetti a cavalcioni sulle sue gambe inchiodandola al divano, il mio viso a pochi centimetri dal suo. Il peso del mio corpo si faceva sentire e sul suo viso iniziavano a comparire i segni della sofferenza. Quando cercai di infilarle in bocca la “gag”, Lory iniziò a resistere, così fui costretto a tapparle il naso con una mano. Resistette quasi un minuto ma alla fine dovette aprire la bocca per respirare, in quel momento fu facile piantarle in bocca la “gag” e stringere il laccio dietro la testa.

Le cinsi il collo con entrambe le mani facendo una leggera pressione sulla gola, andò subito in affanno. Dopo pochi secondi la liberai dalla stretta alla gola.
Le asciugai con un dito la saliva che iniziava a scenderle dalla bocca, e ridendo le chiesi:

Mi guardò negli occhi e senza esitazione riuscì a scandire un netto
Risi
Stavo per alzarmi dal divano quando la sentii scandire in modo goffo ma quasi comprensibile:
Mi stava provocando e senza dubbio aveva vinto il primo round, non c’era altro che volessi farle sul divano quindi mi alzai.

Le tolsi le manette dalle caviglie, appena le gambe furono libere, cercò di colpirmi con un calcio. Riuscii a schivare il colpo per un pelo. Cercò di rialzarsi, ma fui svelto a spingerla sul divano. Le presi entrambe le caviglie e mi avvicinai così da evitare altri colpi improvvisi. Le sbottonai i jeans sfilandoli dalle gambe, appena libera dai jeans cercò ancora di rialzarsi, la spinsi di nuovo sul divano.
In un attimo le afferrai ancora le gambe rimettendole le manette alle caviglie.

La misi in piedi prendendola per il collo, un po di trattamento rude l’avrebbe preparata a quello che avevo in mente per lei.
Caricai Lory sulle spalle, il suo culetto, coperto solo dalle mutandine era all’altezza del mio viso. Salii le scale e varcai la porta del Dungeon. Rimisi Lory in piedi assicurando le manette dei polsi alla fune collegata al verricello a motore. Azionai il verricello per sollevare le braccia della donna quel tanto che bastava per evitare che avesse troppa libertà di movimento. Avendole legato le mani dietro la schiena dovevo evitare di sollevarle troppo, poteva essere pericoloso a causa del movimento innaturale.

Spensi le luci e andai a cambiarmi nello spogliatoio, dove indossai solo dei pantaloni di pelle rimanendo a petto nudo.
Lory rimase legata in piedi nel Dungeon. Intorno a lei solo buio. Attesi circa 30 minuti, tempo che impiegai a preparare l’attrezzatura che avrei usato con la mia vecchia amica.

Quando tornai nel Dungeon ed accesi la luce, Lory dovette chiudere gli occhi per abituarsi alla luce. Le asciugai la saliva che nel frattempo le era scivolata fuori dalla bocca, asciugandomi le mani sulla sua camicetta all’altezza del seno.

In mano avevo una frusta, non era leggera, i colpi li avrebbe sentiti e la pelle si sarebbe arrossata. Prima di iniziare a colpirla passai le dita fra le sue coscie arrivando fino alle mutandine, erano umide, segno che stava apprezzando il trattamento. Sorrisi mentre spingevo lentamente le dita fra le sue parti intime ancora protette dalle umide mutandine. Lory non faceva niente per evitarlo, cercava invece di assecondare il più possibile il mio tocco.
Sostituii le dita con il manico della frusta e spingendo verso l’alto, quasi riuscii a sollevarla. Smisi di usare il manico della frusta e colpii con dei rapidi colpi di mano le sue parti intime. Ad ogni colpo un gemito della donna che non cercava più di assecondare la mia azione.
Aumentai l’intensità dei colpi mentre Lory cercava di sottrarsi alla mia azione.
Mi allontanai dalla donna ed inizia a colpirla con la frusta sulle gambe scoperte, inizialmente i colpi erano distanziati uno dall’altro da un tempo che le permetteva di smaltire il dolore della frustata.
Lo dissi ridendo.
Gli occhi di Lory sembravano iniettati di sangue, mi guardava con un’espressione feroce, stava iniziando ad arrendersi ?
Mi fermai. Avvicinandomi le presi i capelli e le tirai la testa indietro, la saliva che colava dalla bocca aveva ormai impregnato tutta la camicetta all’altezza del seno. Le infilai il manico della frusta nelle mutande facendo leva per farle scendere.

Il manico della frusta era ormai arrivato fra le sue labbra, un piccolo movimento verso il basso e le mutandine iniziarono a scendere. Lory cercò di allargare le gambe per resistere ma le manette alle caviglie gli impedirono di evitare lo smutandamento. Le lasciai i capelli ed usai entrambe le mani per strappare le mutandine.
La donna era ormai completamente nuda dalla cintola in giù.
Iniziai a colpire con la frusta il mio nuovo obiettivo, non usai la stessa intensità con cui le colpivo le gambe, bastava una forza minore. Lory cercava di girarsi per evitare di essere colpita nelle parti intime dove faceva più male e devo dire che le riusciva bene. Così mi avvicinai liberandole le caviglie dalle manette, ma solo per applicarle degli anelli. Agli anelli legai una corda con cui le fissai le gambe a dei ganci nel pavimento che servivano a tenere larghe e ferme le gambe.
Le gambe erano allargate al massimo, in modo che non si potessero muovere. Ero soddisfatto del lavoro.

Ogni colpo fra le sue parti intime era accompagnato da un gemito di dolore, la colpii per alcuni minuti senza darle tregua.
Smisi si colpirla e mi portai alle spalle della donna, infilando il manico della frusta nella tasca posteriore dei pantaloni. Con entrambe le mani iniziai a toccarla nelle parti intime allargandole le labbra al limite della loro lunghezza. Il corpo di Lory, già provato dalle frustate, sussultava ogni volta che tiravo una delle due labbra. Lasciai la presa per darle un attimo di tregua, le sue urla attutite dalla “gag” cessarono appena mi fermai.
Infilai le mani sotto la camicetta, raggiunsi le tette ancora coperte dal reggiseno e bagnate di saliva, iniziando un lento palpeggio. Con le dita le scoprii le mammelle facendole saltare via il reggiseno.
Con una forbice tagliai la camicia e i lacci del reggiseno, lasciandola completamente nuda.
Il netto contrasto tra la parte inferiore, completamente arrossata per effetto delle frustate e la parte superiore ancora candidamente bianca creava una nota stonata che andava subito corretta.
Iniziai a colpirla sulla schiena, veloci colpi che le arrossarono la schiena in pochi minuti. Mi portai davanti alla donna iniziando a colpirla anche davanti. In particolare miravo al seno ed ogni colpo che andava a segno era accompagnato da un urlo di dolore attutito dalla “gag” che ancora invadeva la bocca di Lory.
Nonostante il trattamento ricevuto, Lory non aveva mai chiesto di smettere. La posizione scomoda, le corde strette alle caviglie ed i colpi ricevuti non avevano piegato la sua resistenza. Eravamo entrambi decisi a proseguire !

Ormai la frusta aveva fatto la sua parte, ma prima di cambiare gioco volevo gratificare Lory per aver resistito fino a quel momento.
Presi il “magic wand” e lo accesi sul suo clitoride, gonfio e umido. Il corpo di Lory si scosse, prima allontanandosi dall’oggetto ma subito dopo cercandone il contatto.

L’aiutai spingendola, con una mano da dietro, così che il clitoride aderisse bene alla testa del “magic wand”. Lory apprezzò ed i suoi gemiti crebbero d’intensità raggiungendo il massimo durante l’orgasmo che arrivò rapidissimo, segno che Lory era già eccitata dal mio trattamento.
Lo dissi mentre azionavo il verricello per farla abbassare.
Mi fermai quando le ginocchia toccarono terra. Aprii la zip dei pantaloni, che a stento trattenevano il mio membro ormai prossimo ad esplodere. Le tolsi la “gag”, ma solo per riempire la sua bocca con la mia verga quasi al massimo dell’erezione. Con entrambe le mani spinsi la sua testa per farle ingoiare tutto, ma Lory stava resistendo. Il suo tentativo non fece altro che aumentare la mia eccitazione, non poteva resistere alla mia forza e millimetro dopo millimetro lo spinsi sempre più in fondo nella sua gola. Gli occhi completamente spalancati nello sforzo di resistere al mio enorme membro che la stava quasi soffocando, lo tolsi il tempo per farle riprendere fiato. Le invasi la gola più e più volte fino a quando anch’io raggiunsi un potentissimo orgasmo, estraendo il membro giusto qualche secondo prima dell’esplosione che le riempì la faccia del mio sperma.

Attesi qualche minuto per smaltire i postumi dell’orgasmo, poi presi la canna dell’acqua attaccata al miscelatore, l’aprii ed attesi qualche secondo che la temperatura fosse accettabile.
Le lavai via lo sperma dalla faccia dandole una ripulita anche al resto del corpo, la trattai come fosse un animale in cattività senza il minimo riguardo. Azionai il verricello per rimetterla in posizione eretta ed uscii dalla stanza.
Spensi le luci.

Per insulti, recensioni e critiche varie scrivete a stemmy75@gmail.com

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Autore Pubblicato il: 22 Settembre 2022Categorie: Racconti di Dominazione, Racconti Erotici0 Commenti

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