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La cameriera della trattoria dei camionisti – cap. 8

By 3 Giugno 2026No Comments

Trovate il capitolo precedente al seguente link

La cameriera della trattoria dei camionisti – cap. 7

Le settimane, i mesi passavano io con le mie trasferte sempre più lunghe e lei che continuava a farsi scopare sempre di più. Oramai il cameriere moldavo era il suo amante fisso ma non disdegnava un paio di volte a settimana di farsi riempire in tutti i buchi da camionisti particolarmente aitanti.

Riguardo il cameriere moldavo stava cambiando qualcosa, quando erano soli lui la aveva portata a chiamarlo padrone e ad obbedire come una schiava. Quando tornavo sia la fica che il suo culo erano totalmente aperti e sfondati che quando la penetravo sentivo meno di quando la avevo conosciuta.

Un pomeriggio dopo aver fatto l’amore parlammo di varie cose mi venne il pallino di chiederle di fare un gioco, lei mi chiese quale gioco volessi fare ed allora le dissi che potevamo far sapere un po’ in giro che litigavamo spesso decidendo di prenderci una pausa. In questo modo avrebbe potuto uscire con il moldavo senza problemi.

Simona inizialmente ci restò di sasso ed un lungo silenzio trascorse fra di noi, poi mi chiese se ero sicuro perché così, anche se eravamo in pausa, tutti ma proprio tutti avrebbero saputo che mi metteva le corna perché lei non sarebbe stata attenta. Inoltre, e se fosse capitato si sarebbe fatta sbattere anche non solo in casa o in trattoria. Mi guardò negli occhi ed io le dissi che mi stava bene e che la cosa mi eccitava da matti.

Partii e dopo nemmeno due giorni la nostra pausa di riflessione era nota a tutti. Addirittura mi aveva telefonato una ex collega che veniva a mangiare alla trattoria per dirmelo. I primi a saperlo furono i dipendenti della trattoria. Non erano state necessarie parole, lei aveva cominciato, ad ogni occasione, a strusciarsi addosso al cameriere moldavo. Qualche volta gli aveva anche piazzato la lingua in bocca e la mano sul pacco nello spogliatoio facendo attenzione a lasciare la porta aperta in modo che le possibilità che qualcuno lo scoprisse, aumentassero. Come conseguenza, ogni sera dopo le 23, arrivava la telefonata delle corna ed a volte, oltre ad informarmi che anche quel giorno si sarebbe fatta pompare da un altro, mi metteva in ascolto e sentivo i gemiti dei due amanti. Almeno una volta alla settimana però lei si faceva sbattere da altri. Me lo disse candidamente una volta che ci coccolavamo al telefono. “E’ solo sesso, se lo facessi solo con un uomo potresti essere geloso invece sapendo che mi scopano in tanti hai la conferma che è solo la mia troiaggine a guidarmi”. Solo sesso o amore di fatto mi sentivo un unicorno con un corno enorme (il moldavo) e tanti cornini più piccoli corrispondenti agli amanti occasionali.

A più riprese, quando ero da solo e riflettevo sulla cosa, avrei voluto porre termine alla situazione ma poi pensavo a quanto si divertiva ed a quanto godeva facendosi sbatter a più non posso che non le parlai mai della cosa.

Dalle telefonate fatte dalla trattoria inizia a sentire anche altre voci. Anziché andare sui camion faceva venire i camionisti lì e la scopavano davanti al cameriere moldavo e capii che lui la stava dominando. Dava la sua troietta (come la chiamava in modo affettuoso) in pasto alle voglie di chi era disposto a pagare così la voce si sparse fra i camionisti e, quel minimo di filtro che faceva lei sull’aspetto fisico, scomparve e si fece pompare anche da uomini con grandi panze ed uccelli non all’altezza della sua fame. Lo faceva per fare piacere al cameriere moldavo che di fatto era diventato il suo pappone.

In trattoria, anche se già si vestiva da zoccola, le gonne si ridussero ulteriormente, alcune lasciavano scoperta parte delle chiappe, in pratica erano più delle cinture che delle gonne. Con la stagione più fresca poi aveva iniziato ad indossare autoreggenti a rete che, data la cortezza delle gonne erano visibili lasciando quasi 10 centimetri fra il bordo e la parte inferiore della gonna. Io intanto lontano da casa avevo voglia di scopare e le seghe pensando a lei non mi bastavano più ed ogni tanto andavo a troie ma i loro look sembravano morigerati rispetto a quelli di mia moglie.

Quando rientravo il cameriere moldavo lo vedeva solo al ristorante ed anche i camionisti; faceva l’amore solo con me facendomi eccitare con il racconto delle sue scopate multiple. Le avevano regalato anche una polaroid e, una volta, tirò fuori un pacchetto di una trentina di fotografie in cui il cameriere moldavo la aveva immortalata a fare doppi e tripli pompini, con due cazzi in figa o con cazzo in figa ed uno in culo. Alcune foto poi la ritraevano coperta di sborra con schizzi fra i capelli sugli occhi sul naso e sulle tette. Segni inequivocabili che la avevano presa almeno 3 o 4 uomini in quella serata.

Quando poi ripartivo il gioco riprendeva e lei tornava a fare abbuffate di cazzo.

Ormai si stava avvicinando il nostro primo anniversario e le proposi di festeggiarlo lontano dal nostro paese per farla divertire in libertà e non farci scoprire. Le proposi di tornare al resort dello zio dove la sua troiaggine era uscita prepotentemente e dove si era fatta riempire da più uomini contemporaneamente per la prima volta. Lì per lì era perplessa e mi chiese perché volessi tornare in quel posto che era stato sì l’inizio ma che la aveva anche fatta diventare schiava, mi guardò negli occhi chiedendomi se ero sicuro ed al mio assenso accettò e fu anche molto contenta.

Le chiesi se aveva il numero dello zio ed alla sua risposta affermativa le dissi che avrebbe dovuto chiamarlo la sera stessa per vedere se c’era posto.

Andai nello studio per sbrigare alcune faccende ma ero impaziente e, visto che mi aveva dato il numero, chiamai io lo zio. Mi rispose subito e, dopo saluti e convenevoli, gli chiesi se c’era posto. La sua risposta fu immediata. “Per voi due il posto c’è e ci sarà sempre, la mia nipotina è troppo brava non potrei farle lo sgarro di lasciarla senza cazzi” e fece una gran risata. Mi confermò la prenotazione per un mese in modo che potessimo piazzare le vacanze quando fosse più comodo poi lo zio mi domandò come andavano le cose. Gli dissi quello che facevamo credere al paese, che le cose non andavano benissimo e che ci eravamo presi una pausa.

Mi disse che probabilmente quello non era il posto migliore per rappacificarsi ma io insistetti, gli dissi che l’indole da sottomessa di Simona poteva avere un “rinfresco” dall’anno precedente e che, quando eravamo tornati, eravamo unitissimi e quindi rifare ciò che la aveva fatta felice forse avrebbe potuto servire. Sembrava dubbioso ma mi disse anche che aveva tre amici che avevano prenotato proprio per il mese in cui saremmo andati noi e che avrebbe affidato loro mia moglie per rivivere le situazioni dell’anno precedente.

Disse inoltre che questi suoi amici erano delle persone severe autoritarie senza scrupoli e non abitavano molto distante da noi.

Lui aveva capito tutto al volo ed accettai senza batter ciglio dicendogli che non avevo detto nulla a Simona della telefonata e che la sera lei lo avrebbe chiamato. Avrebbe dovuto far finta di non avermi più sentito da quando eravamo ritornati l’anno precedente. Lui disse che era chiara la situazione e che dalla sua bocca non sarebbe uscita una parola, quindi riattaccò.

Quando uscii dallo studio era passata circa un’ora da quando avevo lasciato Simona, sentii dei rumori, o meglio dei mugolii e pensai che si stesse masturbando visto che quando ero a casa io, non faceva venire il moldavo in casa. Mi avvicinai alla stanza in silenzio e lo spettacolo che mi si presentò davanti fu quello di Simona nuda impalata in culo sul grosso cazzo del cameriere moldavo con 4 dita di lui infilate nella fica.

La pompava con colpi secchi e violenti, e ad ogni affondo lei gemeva in un mix di piacere e dolore.

Mi nascosi dietro lo stipite per godermi lo spettacolo, non volevo interrompere la mia amata mogliettina.

Simona iniziò ad urlare per un orgasmo lungo ed intenso. Quando lei iniziò a ridurre i decibel, estrasse il suo enorme uccello, girò mia moglie come un fuscello e la mise a pecora e le sbatté dentro il cazzo con pochi colpi poi, ad ogni botta successiva mia moglie veniva spostata avanti di qualche centimetro nel letto. Simona riprese a mugolare godendo anche con la figa dopo aver avuto l’orgasmo anale. Simona lo implorava di sbatterla più forte alla faccia del cornuto nell’altra stanza. Lui la prese in parola le diede una mezza dozzina di pompate che pensavo la avrebbero spezzata in due quindi lei godette. Il moldavo tirò fuori l’uccello, le girò attorno e tenendo una mano dietro la testa di Simona, con l’altra si segava e la riempì su viso capelli e tette. Quando ebbe finito lui rimase diversi minuti sopra Simona, un po’ la baciava ed un po’ le sputava in bocca e lei ingoiava tutto. Ripresi le scarpe che mi ero tolto per non fare rumore ed uscii di casa prima che, non più preda dell’estasi sessuale. Potessero vedermi.

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