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Sara – 02 – Galeotta fu Milano

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Così cominciammo a vederci con una certa continuità, per fare qualche massaggio, per chiacchierare, per fare sesso: ormai lei aveva deciso che ero amico, confidente, consulente, amante, ma soprattutto “Zio”, voleva molte coccole e adorava essere viziata: ovviamente per me era il Paradiso. Aveva cominciato, anche, a parlarmi di cose serie, personali o di lavoro, e per fare questo, aveva preso l’ abitudine di mettersi sopra di me, a spegni-moccolo, scoparmi molto lentamente e al tempo stesso parlarmi dell’ argomento che aveva scelto.

Ed un giorno mi disse che dopo qualche giorno sarebbe andata a Milano per una fiera, accompagnando due nuovi dirigenti della sua azienda; erano da poco arrivati e per lei era una buona occasione per far emergere le sue capacità; in genere, infatti, a queste manifestazioni andava una sua collega che, però, era temporaneamente diventata la segretaria del gran capo e preferiva non muoversi da Roma. Sarebbero partiti il giovedì mattina e tornati il sabato.

Il lunedì successivo mi chiamò e contrariamente al solito (normalmente mi diceva semplicemente: ”Vengo”) mi disse che aveva bisogno di parlarmi. Quando arrivò aveva l’ aria vagamente stravolta, non il suo solito sguardo che mi faceva impazzire; mi abbracciò stringendomi forte, ci sedemmo sul divano e mi disse: “Ti devo parlare, ho fatto una brutta cosa a mio marito!”. Ovviamente immaginai che a Milano non era andato tutto liscio e lei cominciò il racconto. Erano partiti prestissimo il giovedì, avevano avuto una giornata tremenda, piena di incontri con vari fornitori, potenziali clienti, etc. La sera una cena “istituzionale” già organizzata da tempo e alla fine tutti a nanna perché stanchi morti. Il giorno dopo tutto più tranquillo per cui i due colleghi la invitarono cena; serata allegra, senza nulla di particolare, soliti complimenti, qualche battutina, forse qualche bicchiere di troppo, almeno per Sara non molto abituata. L’ albergo non era molto lontano dall’ albergo per cui decisero di andarci camminando. Durante il tragitto, uno la prese a braccetto, l’ altro dopo un po’ le mise un braccio sulle spalle, però senza insistere, tutto tranquillo, insomma. Arrivati all’ hotel si salutarono, bacino della buonanotte e tutti nelle loro stanze.

“Bene” pensava Sara “Adesso telefono a Franco, mi guardo un po’ la tv e poi dormo” Si fece una rapida doccia, chiamò Franco e col suo bel pigiamino di raso celeste si mise a letto. Passano cinque minuti, squilla il telefono  ed è uno dei colleghi che le dice:

“Splendida Sara, abbiamo deciso di bere il bicchiere della staffa con te! Abbiamo qui una bella bottiglia di champagne e veniamo a berla da te!”. Sara voleva dire di no, ma rimase come paralizzata dalla proposta, non se la aspettava,  e, mentre cercava qualcosa da dire, la comunicazione fu interrotta. Era frastornata, non sapeva cosa pensare e cosa fare, e mentre stava in questo stato bussarono alla porta.

Entrarono tutti allegri:

“Eccoci qua, cara Saretta, non possiamo andare a dormire senza un bel brindisi”. Avevano portato tutto, la bottiglia nel secchiello col ghiaccio e tre “flutes”. Sara non sapeva cosa fare, cosa dire, dove mettersi; la stanza era piccola e non aveva molta scelta.

“Su Sara, mettiti sul letto che così stiamo tutti più comodi” disse uno; lei ubbidì e si sedette sul letto, appoggiando le spalle allo schienale; anche i due si sedettero sul letto ognuno al lato di Sara, la bottiglia venne stappata, i calici riempiti e fecero il primo brindisi:

“Non potevamo andare a dormire senza il bacio della buonanotte della nostra Sara” disse uno dei due “Anzi, già che ci sono me lo prendo subito, il bacio!” E così dicendo si avvicinò a Sara e le diede un bacio abbastanza “pesante” e lungo sulla guancia, ma molto, molto vicino alla bocca.

“E io chi sono?” disse l’ altro “Non mi piace essere messo in disparte” e anche lui si avvicinò e le diede un bel bacio tra il naso e le labbra, anche lui senza fretta di smettere.

Sara si sentiva da una parte a disagio: era in pigiama, sul letto con due uomini ai lati, praticamente appiccicati a lei; si sentiva anche lusingata di essere al centro delle attenzioni di due giovani dirigenti, bei ragazzi che palesemente avevano ammirazione per lei, e questo un po’ la eccitava. Alcune battute, sempre una scusa per l’ ennesimo bacino della buonanotte, poi uno disse:

“Sei divina con questo pigiamino, ti sta da Dio! E poi mette in gran risalto le tue…..grazie” e le accarezzò un braccio, dal gomito salendo fino alla spalla, la tirò un po’ verso di sé e le accarezzò la nuca, ma poi non spostò la mano, continuava ad accarezzare. Sara era impietrita, faceva addirittura fatica a respirare tanta era l’ eccitazione, non riusciva nemmeno a parlare.

Anche l’ altro decise di passare all’ azione, mise il flute sul comodino e con la mano sinistra cominciò ad accarezzare il viso di Sara e posò la mano destra sul ginocchio destro; Sara capì che questo poteva essere l’ inizio della fine, si disse che doveva fare qualcosa, ma era troppo bello, l’ unica cosa che fece fu di rimanere ferma. La mano sul ginocchio cominciò a muoversi, a salire piano piano, scostando dolcemente ma fermamente le gambe che Sara cercava di tenere unite ed arrivando alle cosce sentendone la morbidezza attraverso la stoffa del pigiama. L’ altro intanto, aveva appoggiato anche lui il “flute” sul comodino, e mentre con la mano destra continuava ad accarezzarle la nuca, con la sinistra, prima col dorso, le accarezzò la guancia ed il collo, poi dolcemente cominciò a toccarle le tette. A questo punto Sara ebbe l’ ultimo bagliore di lucidità e pensò: “Adesso basta, adesso li fermo” e poi si abbandonò alle carezze dei due, ormai consci di aver vinto la loro battaglia e di avere campo libero. Infatti la stavano ormai toccando a piene mani, le tolsero la giacca del pigiama, le lambirono i capezzoli, le strizzarono le tette; poi le tolsero i pantaloni, le divaricarono le gambe, la masturbarono a turno, la leccarono a lungo, la fecero godere. Sara si trovò, ad un certo punto, un cazzo in mano, poi un altro, cominciò a menarli, mentre continuava a sentire il piacere delle “manipolazioni” dei due.

“Dai Saretta, facci vedere come sei brava! Dai soddisfazione anche a noi!” Lei non capiva cosa volevano dire, però l’ istinto (e la voglia) le fecero prendere il cazzo in bocca, e poi l’ altro, alternativamente li spompinava prima con calma, quasi con riluttanza, poi sempre più con convinzione, con la voglia di ricompensarli del piacere che da loro aveva ricevuto. Se li mise tutti e due in bocca (un suo vecchio sogno finalmente realizzato!) , voleva provocarli, far vedere loro quanto era brava  e, quando arrivarono alla fine, sentì un moto di orgoglio. Le sborrarono in bocca e lei ingoiò tutto, senza perdere nemmeno una goccia (il suo primo fidanzato l’ aveva ben addestrata in questo e lei, dopo essere stata all’ inizio un po’ riluttante, era diventata una grande leccatrice di cazzi ed adorava ingoiare la sborra).

“Vedi, Saretta, che abbiamo fatto bene a portare un po’ di champagne! Adesso ti aiuta a digerire….!” Lei sorrise, cercava di darsi un contegno, ma dentro di sè era proprio soddisfatta! Il giorno dopo, dopo una giornata di lavoro, tornarono a Roma senza che nessuno facesse cenno a quanto accaduto.   

“Vedi Zio Paolo (ormai mi chiamava sempre così, in qualsiasi occasione, anche quando godeva!) io non capisco perché mi succedono queste cose, che sono lontanissime dal mio modo di essere: conosco te, ti credo un vecchietto ormai mezzo morto, ed invece mi chiavi a ogni piè sospinto; vado in trasferta con due colleghi, mi distraggo un momento e mi ritrovo due cazzi in bocca. Anche loro hanno approfittato del fatto che sono ingenua e che credo sempre alla buona fede delle persone, che invece sono dei marpioni, come te, e mi fottono. Ma questa storia deve finire, anche con te!” Eravamo sul divano e il racconto mi aveva abbastanza eccitato, glielo dissi:

“A parte che avrei da discutere sul fatto che tu sei sempre l’ agnellino sacrificale, è fuor di dubbio che quello che mi hai raccontato sia notevolmente eccitante! Guarda come mi hai ridotto!” E le presi la mano mettendola sul cazzo.

“Ecco il maiale che si è svegliato!” disse con finto tono di indignazione “Figurati se poteva solo ascoltare il mio sfogo! E così facendo cominciò a tirarmelo fuori, lo menò per un po’, si alzò e rapidamente si tolse gonna, calze e mutandine, venne a cavalcioni su di me e si impalò da sola. Entrò senza nessuna difficoltà, era fradicia.

“Vedo che anche tu, però, non sei stata insensibile al ricordare quei pompini!”

“Ma stai zitto, maiale! Una viene qui perché pensa di trovare un amico ed invece si trova subito un cazzo in mano” e mi scopava con grande determinazione; e mentre mi cavalcava mi chiese:

“Cosa faccio adesso con quei due?”

“Vediamo un po’ come si comportano, non necessariamente ci sarà un seguito. Anche per loro potrebbe essere stato “una botta e via”, non credi?”

“Speriamo” disse lei

“O tu preferiresti che ti dessero qualche ripassata, di tanto in tanto? Le dissi ridendo

“Sei uno stronzo! Però non è stato male..”

Poi riprendemmo la vita di sempre: i due colleghi si dimostrarono all’ altezza della situazione, non fecero nessun tentativo di ripetere quanto avvenuto a Milano, erano professionisti seri che pensavano al lavoro e nulla più.  Lei veniva da me con la solita frequenza e mi parlava di tutto: in particolare non sapeva come uscire da una situazione un po’ antipatica con suo marito. Come già detto Sara era stata svezzata dal suo primo fidanzato in maniera piuttosto “libertina”, scopate selvagge, pompini con l’ ingoio, sesso in tutte le posizioni e in tutti i luoghi, letto, auto, spiaggia, etc; le aveva anche proposto qualche scopata con suoi amici, ma lei aveva rifiutato, come non aveva mai voluto andare in un privè. Quando conobbe suo marito per ragioni che non ha mai saputo spiegarsi, assunse la parte della ragazza inesperta e casta e con suo marito non fa sesso come con il primo suo uomo. E questo la blocca un po’, perché ha voglie continue di fare “porcate” che reprime e non sa come introdurre nel loro menage alcune “varianti” che renderebbero più stuzzicante il loro rapporto.

Qui, ovviamente, lo Zio Paolo sguazzava come un pesce nell’ acqua ed era prodigo di consigli che lei cercava di mettere in pratica.

Ma ero prodigo, anche,  di consigli per aumentare il tasso di erotismo della mia Sara: le consigliavo di mettersi abbigliamento che potesse “attizzare” qualche fattorino passasse per il suo ufficio (leggins sottilissimi, assunzioni di pose “involontariamente” sexy, etc.); le consigliavo anche di provare nuove situazioni: sul bus, per esempio, non appoggiarsi ai bordi, ma cercare situazioni in mezzo ad altra gente, in modo da sentire strusciare qualche cazzo sul suo culo, qualche mano sulle tette, etc. Lei si divertiva a questi giochi e poi veniva da me  e mi raccontava tutto mettendosi a spegni-moccolo.

Facevo tutto questo, perché ero e sono convinto che avesse bisogno di queste esperienze per prendere coscienze del suo potenziale erotico e di poter vivere, di conseguenza, la propria sessualità con maggior consapevolezza; ed anche perché sapevo che, in ogni caso, non sarebbe riuscita a resistere ad altre eventuali tentazioni. Ed infatti….. 

Graditi commenti al: ziopaolo1947@libero.it

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