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Racconti Erotici Lesbo

La Storia di Monica – Cap. 2.1 – Anna

By 22 Ottobre 2017Dicembre 16th, 2019No Comments

Attraversai un momento di grandi inquietudini, durante il quale non comprendevo più chi ero e cosa volevo. Facevo sesso con Manlio anche per convenienza, con Daniela perch&egrave lo trovavo divertente, ma anche con partner occasionali di cui dimenticavo il nome il giorno dopo.
Un giorno ebbi il desiderio incontrollabile di fare shopping in un sexy shop, e nonostante diventassi rossa al solo pensiero di entrare in uno di quei negozi, alla fine trovai la forza non solo di varcarne la porta, ma di comprare gli oggetti più disparati. Presi anche alcuni articoli chiaramente indicati per il sadomasochismo, pensando d’usarli con Teresa o per qualche strano gioco con Daniela.
Non appena tornata a casa sistemai con cura quasi maniacale, tutti i miei acquisto nel cassetto più basso del comodino, resistendo quasi stoicamente al desiderio di provarli.
Pensai che sarebbe stato più semplice tirarli fuori durante un rapporto saffico, così decisi d’andare dopo cena in uno dei pochi locali dove sapevo si potevano incontrare delle donne alle quali non solo non interessavano gli uomini, ma erano ben disponibili a rapporti occasionali.
Sopra quello che consideravo oramai l’intimo d’ordinanza, un classico completo push-up e perizoma in raso nero, indossai un tubino verde che Manlio mi aveva da poco comprato, e che aveva il gran pregio di far risaltare le mie ben poche forme.
Così non so perch&egrave carica d’attese, presi la macchina per dirigermi a “L’Isola di L”, trovando con una grossa botta di fortuna, parcheggio molto vicino all’entrata del locale. In realtà si trattava di un club quasi senza obbligo di tessera, dove l’importante era consumare e non dare troppo spettacolo.
Entrando notai subito seduta quasi in disparte, una ragazza dai lunghi capelli rossi, che guardava in continuazione l’orologio, probabilmente in attesa di qualcuna.
“Posso aspettare insieme a te ?” le chiesi sedendomi vicino a lei senza darle il tempo di dirmi di no.
“Sì tanto non verrà nessuna.” mi rispose alzando le spalle sconsolata.
“Io sono Monica e tu ?”
“Anna e per piacere non dire dai capelli rossi perch&egrave &egrave una tortura da quando sono nata.”
Mi misi a ridere pensando al cartone animato, che a me era piaciuto tantissimo, ma che per quella ragazza doveva esser stato peggio di una condanna. Pur non essendo una di quelle bellezze che fanno girare la testa, aveva un suo fascino frutto di un visto dove ingenuità e malizia di miscelavano magicamente, e un corpo con tutte le misure al punto giusto.
Ordinai da bere per entrambi, per accorgermi quasi subito che Anna era una ragazza dall’indole fin troppo docile, desiderosa di avere non solo un rapporto lesbico, ma d’essere dominata, pur non avendo il coraggio di chiederlo.
“Senti Anna perch&egrave non la finisci di raccontarti cazzate da sola e dici quel che vuoi. Se ti va possiamo andare da me, dove ti dico subito ti metterò manette e benda per farti provare quel piacere che tanto desideri.”
“E se poi mi voglio fermare ?” mi chiese quasi volesse l’ultima raccomandazione.
“Basterà che dica una parola convenuta, per esempio spaghetti, e io mi fermerò per liberarti all’istante.”
“Va bene andiamo.” mi disse finendo tutto d’un fiato il drink che le era rimasto.
Il viaggio verso il mio appartamento fu quasi irreale, nel silenzio più totale, col solo rumore del traffico in sottofondo. Ero stupita dalla facilità con la quale avevo fatto la mia ‘conquista’, ma allo stesso tempo avevo paura di strafare essendo in fondo un primo appuntamento.
Una volta arrivate prendemmo l’ascensore, ed io la strinsi subito a me per darle un lunga bacio, palpandole allo stesso tempo il sedere in modo fin troppo maschile.
“Mi farai male ?” mi chiese mentre aprivo la porta di casa.
“No ti farò godere.” le risposi quasi spingendola dentro.
La portai subito in camera dove le ordinai di togliersi maglia, gonna e scarpe per poi sedersi ai piedi del letto. Mentre lei si spogliava, presi manette e benda per gli occhi, che le misi non appena fu pronta.
“Dimmi un po’ chi aspettavi in quel club ?” le chiesi mentre mi toglievo il tubino.
“Una che avevo conosciuto su una chat, e che voleva fare una cosa a tre col marito.”
“Allora vai anche con gli uomini ?” le domandai prendendo il frustino acquistato nel pomeriggio.
“Sì ma non &egrave che mi piacciono molto, a me interessava lei, il marito era un di più.”
Mi sedetti al suo fianco e iniziai a baciarla sul collo, facendole ogni tanto sentire la mia lingua sulle sue labbra.
“Per me tu ti fai scopare da chiunque te lo chieda.” le dissi spingendola sul letto “Ma non perch&egrave sei una troietta, ma perch&egrave non ahi ancora capito chi sei e cosa vuoi.”
Le infilai la lingua in bocca, dove trovò la sua pronta ad avvinghiarsi, e una mano dentro le mutandine che iniziavano a bagnarsi.
“Monica ti prego….” mi disse in un momento in cui staccai le labbra dalle sue.
“Stai zitta e apri le gambe, perch&egrave adesso iniziamo a fare le cose sul serio.”
Iniziai a colpirle la passera col frustino, ma senza alcuna intenzione di farle male, ma solo per eccitarla il più possibile, per poi avere campo aperto per ogni mio desiderio. Il suo respiro iniziò a diventare affannoso, e lo divenne ancor di più dopo che infilai due dita dentro la fica dopo averle spostato gli slip.
“Adesso girati, ma tieni sempre le gambe ben aperte.” le ordinai dandole un bacio.
Lei obbedì e si mise al centro del letto, mentre io prendevo una pala di pelle, anch’essa frutto del mio shopping pomeridiano.
“Hai un culo splendido.” le dissi facendole scivolare le mutandine nel solco delle chiappe, prima di darle il primo debole colpo con la pala.
In effetti il fondoschiena di Anna aveva qualcosa di magico, non solo aveva forme perfette quasi da far sfigurare quello pur notevole di Daniela, ma sembrava quasi dire ‘Prendimi e fa ciò che vuoi’.
Iniziai ad alternare colpi dati con la pala e semplici sculacciate, a baci sulle natiche e leggere pressioni fatte con un dito contro il suo buchetto, facendo sì che le restasse dentro solo un po’ di stoffa delle mutandine.
Il respiro della ragazza divenne sempre più affannoso, e non so come riuscii a non cedere alla tentazione d’indossare uno strap-on e sodomizzarla.
‘Quanti uomini te l’hanno messo nel culo ?’ le chiesi con una certa curiosità.
‘Tanti, anzi troppi visto che nessuno mi sta facendo quello che mi fai tu.’ mi rispose girando la testa quasi a cercare le mie labbra.
Pensai a quella coppia che non si era presentata all’appuntamento, e che ora non poteva godere delle grazie di Anna. Le infilai una mano fra i capelli prima di baciarla con passione, dandole al contempo alcuni sonori ceffoni sulle chiappe.
‘Ora voltati e mani sopra la testa.’ le ordinai dopo averle slacciato il reggiseno che finì subito dopo sui suoi polsi.
Non appena Anna si sdraiò come le avevo ordinato, ripresi a baciarla con foga, questa volta schiaffeggiandole i seni, o strizzandole i capezzoli.
‘Scommetto che non vedi l’ora che ti scopi.’ le dissi dopo averle mordicchiato le labbra.
‘Sì ma sto impazzendo di desiderio e non voglio che smetti.’
Per tutta risposta le infilai una mano dentro le mutandine, facendo arrivare le dita fra le sue grandi labbra, che erano tanto gonfie e bagnate quasi da far schifo.
‘Guarda un po’ com’&egrave bagnata la troietta !’ dissi togliendole le mutandine che ormai erano solo un intralcio ‘Ma tranquilla, so che puoi fare meglio, basta darti i giusti stimoli.’
Stimoli che non erano altro che nuovi colpi di frustino su quel lago che aveva fra le gambe, mezzi ditalini e veloci passate di lingua proprio in mezzo allo spacco, dati anche per assaporarne il gusto dolce del peccato.
Anna respirava con sempre più affanno, ma sentivo le mancava quel qualcosa in più per arrivare alla soglia dell’orgasmo. Così le infilai violentemente quattro dita dentro la passera, facendola sobbalzare dal dolore.
‘Ahi così mi fai male.’ cercò di protestare la ragazza senza però molta convinzione.
‘Taci altrimenti ti fotto con tutta la mano.’ replicai quasi con disprezzo ‘Anzi sai che ti dico ? Che &egrave ora che tu i faccia godere, quindi mettiti a pecora e leccami la fica.’
Mentre Anna si metteva carponi, io le tolsi la benda dagli occhi e mi sfilai il perizoma per sistemarmi comodamente sulle ginocchia, in attesa delle sue attenzioni. La ragazza iniziò a passare la lingua sulla mia passera fin troppo velocemente, tanto che mi toccò riprenderla con un certo dispiacere per il suo eccessivo ardore.
‘Che cazzo stai facendo ! Guarda che non stai leccando un gelato, ma la mia fica.’ le dissi con profondo disappunto ‘Quindi vai piano e fammi godere o ti sfondo il culo a secco !’
‘Posso chiederti di sdraiarti ?’ mi domandò con un vocino che faceva tenerezza ‘Almeno per me &egrave più facile.’
L’accontentai mettendomi al centro del letto, e subito dopo lei s’accuccio fra le mie gambe aperte per darmi il piacere che tanto desideravo. Forse perch&egrave più comoda, o solo perch&egrave malamente ripresa poco prima, Anna non si gettò come una pazza sulla mia fica, ma la leccò con grazia e passione ,oserei dire con dedizione, facendomi salire presto di giri.
‘Così mi piaci piccola troia vogliosa.’ le dissi quasi schiacciandole la testa contro il pube ‘Adesso si che ho voglia di riempire il tuo bel culo con qualcosa di duro, ma voglio godere anch’io mentre ti fotto.’
Presi dal cassetto del comodino uno strap-on che avevo comprato nel pomeriggio, del tipo che aveva anche un piccolo fallo vibrante da far entrare nella vagina di chi l’indossava. Fissai quella protesi con frenesia, non avendo che l’unico pensiero d’inculare Anna, che da parte sua sapendo ciò che l’attendeva, se era già rimessa carponi ai piedi del letto.
Nonostante le mie voglie, prima di sodomizzare la ragazza le passai un po’ la lingua intorno all’ano, anche per dargli un minimo di lubrificazione. Quando però sentii gemere Anna non seppi più resistere, e dopo essermi messa in ginocchio dietro di lei, la sodomizzai infilandole mezzo fallo con primo affondo.
‘Ahi mi stai facendo troppo male !’ esclamò la ragazza cercando quasi di sfuggire alla mia presa.
‘Stai zitta tanto lo so che stai già godendo.’ le risposi prendendola per i capelli ‘Stasera torni a casa col culo rotto, devo solo decidere quanto te lo sfondo.’
Non so se m’eccitava di più il piccolo fallo che avevo nella passera, o i gemiti di dolore e allo stesso tempo di piacere di Anna. Quello che era certo &egrave che non provavo alcuna stanchezza nonostante il gran movimento che facevo, anzi più passava il tempo, più avevo l’incontrollabile desiderio di continuare a sodomizzare quella ragazza. Anna da parte sua non solo non si lamentava in alcun modo, ma non aveva alcun ritegno nel manifestare il proprio piacere, gemendo senza sosta.
‘Dillo quanto ti piace farti sfondare il culo troia che non sei altro.’ le dissi dandole una sonora pacca su una chiappa.
‘Mi piace farmi scopare da te.’ mi rispose girando la testa verso di me ‘E non m’importa che ho la fica in fiamme dalla voglia, fai quello che vuoi basta che mi fai godere.’
Diedi altri due affondi prima di sfilarle il fallo dal culo e infilarlo nella fica, dove scivolò come una lama nel burro. Anna fu subito travolta dall’orgasmo e forse non s’accorse neppure che mi tirai indietro per sodomizzarla nuovamente, alternando poi le sue porte del piacere. Oramai lei non riusciva più a pronunciare una frase di senso compiuto, avvolta com’era da un orgasmo senza fine che cessò solo quando la buttai sfinita sul letto.
Mi tolsi lo strap-on per poi sdraiarmi ed iniziare a masturbarmi usandone il fallo più grande, ma ben presto Anna s’inginocchiò fra le mie gambe per leccarmi la fica. La sua lingua sembrava voler riempire ogni spazio fra il fallo e la mia carne, dandomi così un piacere così dolce che rallentai le mani per poterlo gustare più a lungo. Lei comprese quello che stavo facendo, così ogni tanto usava la lingua più lentamente, mentre io mi masturbavo con maggior frenesia.
Alla fine anch’io ebbi il meritato orgasmo che Anna bevve per poterlo poi portare alla mia bocca, in un lungo bacio liberatorio.
‘Dimmi dove abiti così ti riporto a casa.’ le chiesi mentre le liberavo le mani.
Lei mi confessò di abitare ancora con i suoi genitori in un vecchio palazzo appena fuori dal centro città, anche perch&egrave non poteva permettersi di vivere da sola.
‘Metti queste.’ le ordinai dandole due piccole palline vaginali ‘Stasera non ho ancora finito di divertirmi con te.’
‘Ti prego i miei non sanno …’ cercò di protestare con voce tremante.
‘Non sanno che ti piace prenderlo nel culo ? Stai tranquilla non ho certo intenzione di sputtanarti, solo continuare a giocare.’
Tranquillizzata dalle mie parole, Anna fece scivolare le due palline dentro la sua passera, prima d’infilarsi mutandine e gonna, senza neppure immaginare cosa l’aspettasse. Il solo arrivare alla macchina fu per le una vera e propria tortura, perch&egrave dopo ogni passo si doveva fermare per cercare di contrastare l’eccitazione che le palline le donavano.
‘Alza la gonna.’ le ordinai non appena salì in macchina ‘Non vorrai impedirmi di giocare con la tua fica.’
‘Ma finirò per bagnarla tutta quanta !’ mi rispose sapendo bene quanto ciò fosse inutile.
‘Allora tiratela su fino alla vita.’ le dissi dandole un bacio ‘E vedi di non lasciare le gambe chiuse.’
Anna obbedì rimando così con le gambe del tutto scoperte e alla mia completa mercé, aspettando la mia prossima mossa. Io però non feci nulla per tutto il viaggio, se non darle ogni tanto qualche carezza sulla fica che era ormai un lago.
Una volta arrivate davanti al suo portone le feci rimettere a posto la gonna, prima d’entrare nel portone e condurla quasi di forza in un angolo nascosto del sottoscala. Li la feci piegare in avanti e le alzai la gonna, prima d’infilarle due dita dentro la fica.
‘No così mi farai urlare.’
La usa era una supplica quasi sussurrata, ma già strozzata da un flebile gemito di piacere.
‘E tu non urlare.’ le risposi infilandole un terzo dito nella passera.
La masturbai furiosamente usando anche quattro dita, toccandole in continuazione coi polpastrelli le palline vaginali. Anna si mordeva le labbra per non urlare, riuscendo nel suo intento nonostante io usassi le dita come un’indemoniata. La sodomizzai col pollice donandole infine un orgasmo violento quanto silenzioso, che le fece piegare le gambe mentre cercava di rimanere in piedi appoggiata ad una ringhiera.
‘Vedi che non era difficile non fare casino.’ le dissi leccando il suo piacere dalle mie dita ‘Adesso va a casa, ma lasciati le palline dentro, anche se non credo che ti possano dare fastidio.’
Le lasciai un mio bigliettino ben sapendo che m’avrebbe cercata per un nuovo rapporto, e mentre tornavo a casa mia già immaginavo cosa avrei potuto fare a quella ragazza così facile da sottomettere.

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