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Stefano, si chiamava Stefano il tecnico del computer.
Fu oggetto di fantasie, di Francesca e mie, fantasie che ci eccitavano, un esercizio di provocazione e di potere tra noi.
Quella sera Francesca rientrò dopo il lavoro varcando la soglia di casa con un sorriso, ed il telefono in mano.
Era bella ed elegante, tailleur nero e stivali, camicetta colorata sufficientemente aperta da far intravedere il reggiseno di pizzo nero.
Era euforica per quello che mi avrebbe raccontato, per quei messaggi di Stefano ricevuti a più ondate nel pomeriggio.

“ciao come stai?”
“bene grazie, mi fa piacere che mi scrivi. E tu come stai ?”
“bene bene…. Ho avuto molto da fare in questi giorni ma ora mi sono un po’ liberato”.
“dimmi, mi hai scritto, mi dovevi dire qualcosa ?”
“no, volevo farti un saluto…. Poi si, ti volevo dire dell’altro giorno. Non so, ho avuto delle sensazioni”
“che sensazioni? “
“Beh, eri molto seducente ecco….! “
“ah, grazie del complimento, anche io ho avuto delle sensazioni positive”
“mi fa piacere”
“cosa fai ora ? “
“sono in ufficio, lavoro e poi vado a casa, il mio compagno mi aspetta”
“certo, giusto. Va bene, allora buon pomeriggio”
“ qualche problema? …. Hai da fare?”
“no, no. Così, non so! “
“cambia qualcosa che io abbia un compagno?”
“no no, non volevo essere invadente.”
“Ma non lo sei, altrimenti non starei qui a scriverti”

Che troia avrà pensato Lui, sono sicuro che si è eccitato.
Ma anche lei si è bagnata, me lo confessò la sera e lo vidi nel suo perizoma appena tolto, imbrattato di umori, che mi apprestai ad annusare a sua insaputa.

“Ok…. Ok. Allora non ti dispiace se qualche volta ci sentiamo, o al limite ci vediamo per un caffè !”
“beh, perché no dopo, se vuoi, mentre vado a casa ci possiamo sentire “
“Bene, a che ora posso chiamarti ?”
“alle 19.00…”
“ una cosa…. “
“dimmi “
“ l’altro giorno quando eri nel mio ufficio, una cosa….mi è rimasta nella testa, “
“cosa?”
“il tuo odore”
“il mio odore? oddio mi devo vergognare?”
“no! affatto, non riesco a togliermelo dalla testa. Si, quando ti sei avvicinato e da dietro hai usato la tastiera avvicinandoti a me…..ecco. A dopo Stefano“
“ok, a dopo”.

Entrò in casa con il telefono in mano, voleva sbandierare quella conquista, non tanto del ragazzo, ma la libertà che si era presa lasciandosi andare e cedendo alle sue avance, spinta anche dalle nostre fantasie, dalla nostra intimità e soprattutto complicità.

Mi disse – leggi- sorridendo e porgendomi il telefono.

Iniziai a leggere quei messaggi facendomi prendere dall’ansia, correvo saltandone alcuni e perdendone il senso, ansioso di leggere la fine, senza capire gran chè.
Li rilessi con calma immedesimandomi nel dialogo scritto e, compreso bene la loro intimità, mi eccitai, non pensavo che avrebbe trovato lo spunto per dirgli del suo odore che pure mi aveva raccontato senza mezzi termini.
Si, lui ci stava provando, e lei c’era stata, anzi lo aveva incentivato ed eccitato.
Mentre leggevo mi lasciò solo in soggiorno, chiudendosi in bagno per la consueta doccia dopo il lavoro. La trovai dopo qualche minuto distesa sul letto, in camera con ancora l’accappatoio, che guardando il soffitto con un sorriso malizioso aspettava la mia reazione.
Il mio orgoglio di maschio insidiato mi fece desistere dall’avere una reazione compiaciuta, ma nemmeno troppo infastidita.
Piuttosto ero serio. Il gioco stava trasformandosi in una situazione concreta, quasi pericolosa, e lei lo sapeva.
Non commentai nell’immediato, feci finta di essere distaccato e magari anche un po’ infastidito.
Lei piano si alzò, venne vicino e mi abbracciò da dietro provocandomi un’emozione forte, la conferma della unicità del nostro mondo, e che io ero il suo uomo.
Mi abbracciò forte, a lungo, e mi baciò sul collo. Io restai fermo facendo un lungo respiro e rilassandomi. Lei lo percepì, tirò un pò indietro la braccia e le infilò sotto la maglietta che indossavo. Senza una minima resistenza da parte mia, quasi aspettandomi quel gesto, raggiunse i miei capezzoli che accarezzati dai suoi polpastrelli sapienti divennero duri, provocandomi un brivido sulla schiena e sulla punta della lingua.
I suoi polpastrelli ormai sapevano cosa fare, movimenti lenti, decisi, insistenti ed intransigenti.

– non vuoi sapere che ci siamo detti al telefono ?-
– ti ha chiamato ?-
-sii-
– e quindi ? cosa ti ha detto ? –

Nel frattempo non mollava i miei capezzoli, e continuava a dedicarcisi, sapendo che in quella eccitazione avrebbe potuto dirmi qualunque cosa…. Ma soprattutto poteva far dire a me le porcate che voleva sentirsi dire.

– cosa mi ha detto? Beh mi ha fatto un sacco di complimenti, mi ha detto che ho una voce suadente e sensuale, che lui prova delle sensazioni particolari, forti, quando mi pensa.-
-mi ha anche detto che in questi giorni mi ha pensata molto, che non voleva essere invadente e che è rimasto colpito dal mio modo libero di comunicare con lui.-
-inoltre è rimasto molto sorpreso del fatto che gli avessi confidato di aver sentito il suo odore e che mi fosse rimasto impresso-
-Ti confesso che sentendolo a voce un pò mi vergognavo di quello che avevo scritto, tanto che la voce a questo punto mi tremolava un po’ –

Sei stata brava, dissi io, hai osato e sicuramente ti sei bagnata di nuovo mentre ti tremava la voce, porca come sei!

– si, mi sono molto eccitata e bagnata, anche perché era vero, il suo odore di maschio mi aveva colpita e tanto tanto eccitata-

E Tu ? cosa gli hai detto ?

– Io? gli ho detto che anche lui è un bel ragazzo, che mi piacciono le sue spalle atletiche, che non so, mi ispira delle cose. Gli ho anche detto che avevo sperato che mi scrivesse e mi chiamasse –

Ed era vero!! tutti e due avevamo sperato che ciò accadesse.
Sei un troia, lo sai ?

– si, lo so…. Ma è anche colpa tua! –

Lo so e non mi dispiace.
E poi ? cosa vi siete detti?
-Beh non molto, tante cose irrilevanti tranne il fatto che abbiamo deciso che una di queste sere mi sarebbe passata a prendere dopo il lavoro.

Ah… bene la troia!
Non hai perso l’occasione…….

– ti dispiace? ( mentre mi strizza i capezzoli) –

No…non mi dispiace affatto perché sei una gran troia e mi piaci così.

Nei giorni precedenti facemmo molte fantasie su quel giorno in ufficio, le feci confessare il suo piacere a fare la troia con Stefano a fargli ballare le tette davanti con i capezzoli duri eccitati, facendole desiderare il suo cazzo duro, i suoi baci, le sue mani addosso, il desiderio di sbattergli le tette in faccia facendogli sentire quei capezzoli grandi e duri. Lei si lasciò andare incitata da me, ed io la scopai in tutti i modi, prendendola a cazzo in faccia, mettendola in ginocchio a farmi succhiare la cappella. E poi alla pecorina inculandomela senza pietà….. era la mia troia.
A lei piaceva molto prendere il controllo delle mie emozioni e del mio piacere, ma le piaceva anche quando mi ribellavo riprendendo il controllo sottomettendola.

Cenammo serenamente quella sera io cercai di parlare d’altro, le raccontai la mia giornata, e del culo della barista sotto l’ufficio che avevo incontrato nel cortile mentre faceva una consegna….
Era vero, anche se la cosa sembrava più per bilanciare l’accaduto. A lei non sfuggì e mi chiese se mi piacesse. Io le risposi con onestà e le dissi “lei non mi interessa anche se ha un bel culo!”
Ed ecco un trillo dal suo telefono. Lei mi guardò e sorrise, “chissà chi è!”
Guarda dico io! e mi alzai a prenderle il telefono.
Lei con movimenti lenti girò il telefono, aprì il menu messaggi ed iniziò a leggere. Il mio sguardo era piantato sul suo, ad indagare le sue reazioni…. Si, era Lui. Quel ghigno di soddisfazione non lasciava dubbi.
In effetti era Lui che la ringraziava per la disponibilità nei suoi confronti e le augurava una buona serata.
Lei non rispose. Poco importava rispondergli, ora era con me e mi strinse la mano.
Mi domandai cosa avrà pensato Stefano senza sapere del nostro gioco, della nostra complicità!
Poco importa.
Finimmo di cenare e lasciammo che la serata scemasse un po’, ciascuno con le proprie sicurezze, senza voler correre troppo in avanti.
Non rispose a quel messaggio, d’altronde lui sapeva che era a casa con me.
Vedemmo un film in tv abbracciati e rilassati.
A letto, un pò inaspettatamente mi chiese “come pensi che si evolverà questa situazione con Stefano?”
Mi mise un pò in difficoltà, però capii che al di la dell’eccitazione e del gioco la cosa non era da sottovalutare. Apprezzai la sua domanda e le risposi che secondo me si sarebbe evoluta con una complicità tra noi unica, esemplare, solo nostra, quasi diabolica. Non era importante Stefano ma noi…. Lei mi abbracciò forte e mi disse che era quello che voleva sentirsi dire, voleva essere sicura che saremmo stati in grado di gestire la cosa, e noi stessi.
Dormimmo senza dire o fare altro, serenamente.
Al mattino, come al solito lei si vestì mentre io ero ancora a letto. La vidi vestirsi carina come sempre, un pò casta a dire il vero, quasi a contrastare quanto fosse accaduto il giorno prima.
Senza dire altro, mentre si truccava davanti allo specchio in camera, mi chiese – “se mi invita a vederci che faccio?”-
Le dissi, “hai il polso della situazione, sentiti libera di prendere o meno le iniziative che ritieni” dissi questo trascurando che forse prima avremmo dovuto parlarne per condividere un percorso.
Lei si girò, mi sorrise e mi disse “certo” senza aggiungere altro.
Uscì di casa lasciandomi un bacio sulle labbra.
Ero rilassato, soddisfatto, ma anche eccitato. Mi chiesi se fosse tutto vero o magari un sogno?
No, era tutto vero ed il mio cazzo divenne duro.
Mi toccai, la cappella era dura e l’asta rigida, il pensiero di lei così troia, così vogliosa di cazzo mi eccitò moltissimo e pensare minimamente a quello che sarebbe potuto accadere mi faceva vedere le stelle, in senso positivo!
Si, provai ad immaginarla con Stefano accanto che, mentre la bacia, le infila una mano nella camicetta sbottonata trovando le sue tette libere, ed i capezzoli duri. Mi immaginai i movimenti delle sue palpate e lei, arrendevole e disponibile. Non riuscii a pensare ad altro perché venni in una copiosa sborrata. Si, solo pensarla a pomiciare con lui, sapendo lei che la sto guardando, spiando, rende noi diabolicamente complici in un’eccitazione sublime.
In fin dei conti quel ragazzo le piaceva come maschio, da consumare.
E’ tardi, ritornai in me e mi alzai.
Ma quando sarebbe passato a prenderla? ed io? mi era sfuggito il mio ruolo in questa evenienza. Come avrei potuto vivere questa trasgressione?
Diventai nervoso, ebbi il bisogno di chiamarla e di fermarla… ma poi ci ripensai.
Devo essere lucido, dovevo solo trovare con lei una strategia per condividere quell’evento.
Non sentivo tanto il bisogno di controllare, quanto il desiderio di partecipare, magari guardando, magari spiando.
Dovevo assolutamente simulare una situazione e costruirla insieme a lei.
La chiamai….
Lei mi rispose quasi incuriosita, era uscita di casa da poco. “che c’è tesoro ?”
Tutto bene le dissi, ma dobbiamo parlare prima che si sviluppi la situazione.
Lei annuì, capì al volo e riconobbe che non eravamo pronti.
Comunque lui non si fece vivo, tranne un messaggio per augurarle una buona giornata.
Come fare? a cena la sera fu l’argomento principale, anche se rimandammo la decisione a dopo cena.
Sul divano facemmo varie ipotesi, lei mi propose di accompagnarla io in ufficio il giorno dell’incontro, e magari di chiedere a lui di accompagnarla a casa la sera. Mi sembrò una buona idea, soprattutto perché mentre lo diceva già pensavo a loro che pomiciano in macchina nei pressi di casa con io che passeggio avanti ed indietro sbirciando dentro. Certo non è il massimo.
Dovevo trovare una soluzione migliore, fare il guardone in mezzo alla strada nei pressi di casa non mi sembrò una gran soluzione.
La notte porterà consiglio.
La notte invece portò una grande scopata, senza dire niente questa volta, solo i nostri respiri forti profondi e sincronizzati. Godemmo insieme facendo l’amore e ci addormentammo abbracciati.
Segue……

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Autore Pubblicato il: 18 Gennaio 2022Categorie: Racconti Erotici, Sensazioni, Trio0 Commenti

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