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La finestra di fronte

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Stava con l’orecchio teso, e appena sentì l’acqua della doccia chiudersi, si mise seduto sulla poltrona. Prese il libro che vi aveva appoggiato prima e si rimise in posizione di lettura. Da lì a pochi secondi lei sarebbe uscita dalla doccia, e dalla finestra del bagno lasciata aperta, l’avrebbe potuta vedere. lei era la sua vicina di casa, la conosceva solo di vista, non le aveva mai parlato ma conosceva ogni centimetro della sua bianca pelle. Se ne stava ad osservarla spesso. Quando usciva dalla doccia, lei spostava sempre la tenda e si metteva nuda davanti allo specchio. E lui la guardava. Sentiva crescere il desiderio anche solo ad immaginarla, ed eccola. Spostò la tenda e si fermò pochi istanti. Il seno turgido, i capezzoli, le curve delle sue natiche, le sue lune, la pelle bagnata. I capelli le ricadevano sulle spalle e facevano scendere l’acqua verso il suo seno e poi a terra. Avrebbe voluto asciugarle con la sua lingua. Sentì crescere l’eccitazione e spostò le mani tra le sue gambe cominciando ad accarezzarsi piano. Lei con un dito prese una goccia d’acqua proprio dalla punta del capezzolo duro dal freddo e se lo portò alla bocca. Movimenti sinuosi, lenti, seducenti. Poi si voltò e gli diede le spalle. Cominciò ad asciugarsi la schiena con un asciugamano blu…

Sentiva gli occhi di lui addosso, si muoveva nell’accappatoio con lentezza e insofferenza, movimenti sinuosi: asciugarsi era una carezza ruvida dalla sua mente al suo corpo. L’accappatoio accentuava su di sé la sensazione di essere sfiorata toccata, avvinghiata, non era un gesto solito. Quell’asciugamani erano gli occhi di lui che la percorrevano, la sua lingua che la asciugava. Questo pensava mentre si stringeva nel suo blu: una coccola sadica per sé stessa e per quegli occhi che dietro di lei la spiavano nuda, un ultimo brivido di folle desiderio sulla sua erezione prima di concedersi ancora nuda allo sguardo di quella finestra di fronte.

Sapeva di avere un bel fisico, pur se mai aveva potuto dargli importanza, castigata negli abiti borghesi di impiegata modello e madre moglie di una famiglia per bene.
Ma sentirsi così osservata, un gesto qualunque tutt’altro che illecito, due occhi rispettosi, immobili che potevano osservarla null’altro che per la sua bellezza e scaturivano brividi di eccitazione chiari e irresistibili.

Sapeva di avere il controllo della situazione, di non dover far altro che chiudere la tenda per tornare la brava mamma di sempre; ma era l’ultima cosa che avrebbe voluto fare, quando si  sfioró il clitoride sentendosi bagnata, capii che interrompere se stessa era l’ultima cosa che avrebbe non solo voluto ma anche potuto fare.

Capì di essere regina e schiava di quegli occhi e quella mente folle  che la spiava senza remore di nascondersi dall’altra parte della strada e mani un passo ultieriorr aveva fatto verso la sua vita fuori da quel bagno. Regina, potendo smettere in ogni momento, schiava perché null’altro bramava che voltarsi e mostrarsi ancora nuda a lui; Si sedette su suo sgabello prese i suoi unguenti e si cosparse di crema.

Lui bramava quel momento da giorni, sperava sarebbe tornata, sperava sarebbe tornata da lui fino a quel momento, speranzoso che mai avrebbe potuto fare a meno una donna del suo momento post doccia a base di crema, titubante che lei potesse farsi prendere da sensi di colpa e scegliere di tenere chiusa la tenda per sempre. Ma quello che I suoi occhi percepirono mentre lei si contorceva nel suo asciugamano blu, fu sufficiente a farlo pulsare quasi fino all’orgasmo.

Dovette rallentare il ritmo della sua eccitazione, quando la vide girarsi e toccarsi il corpo a piene mani, ebbe la conferma che lei stesse giocando con lui, e fu felice di aver resistito e poter concentrare ancora i suoi occhi su ogni lembo di pelle della donna.

Pensava lei con entrambe i seni stretti tra le mani: “non incrocerò ma il tuo sguardo, ma lascerò che guardi la mia eccitazione solo mia, la mia masturbazione solo mia, la mia libertà il mio corpo libero, mio e solo mio, godo al di là di te, tu…tu hai la fortuna e l’abilità di scoprirmi nuda e di sapermi guardare, allora guardami…senza che io incroci il tuo sguardo, guardami come se fossi qui senza te, guarda cosa può farmi solo il tuo sguarado, il tuo pensiero, solo l’idea del tuo cazzo duro che non posso vedere eppure è lì e lo voglio per me. sono tua e sono mia, sotto le mie dita che scivolano dentro di me come i tuoi occhi scivolano sopra di me. guarda le mie dita come aprono le mie labbra, guarda, guarda come cerco i miei umori, guarda come accarezzo il mio desiderio guarda…guarda chi sono e come godo, guarda come mi piace il mio gesto circolare un pò spasmodico sul mio clitoride, guarda…guarda come sono bella, guarda…guarda come senza mente non sarei nulla, guarda…guardami e godi, pensami troia e godi, pensami borghese e godi, pensami un segreto e godi…sono il tuo segreto, sei il mio segreto, l’unico a cui è consentito guardarmi e descrivermi, lunico che può mettermi gli occhi addosso, guarda…che l’idea del tuo orgasmo provoca il mio.

3 commenti

  1. complimenti un bel racconto pieno di erotismo senza scendere nei particolari ma allo stesso tempo le parole penetrano nella mente

  2. Ho apprezzato molto anche il cambio di prospettiva, questo gioco delle parti, davvero ben espresso!

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