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La suocera – 4

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Mia moglie arrivò a casa più tardi rispetto al solito o sarà stata l’attesa bramosa di quel momento un po’ di stacco da questa situazione surreale ed un po’ di foia data proprio dalla stessa. Ad ogni modo appena arrivò ci accomodammo a mangiare e da subito le feci capire che il dolce sarebbe stato lei.

Mi avvicinai mentre mangiavamo e cominciai a carezzarle lentamente, ma a piena mano, la coscia, quindi il fianco, per ruotare molto lentamente, centimetro per centimetro verso quel culo così arrapante. La mia donna, con il tempo, ha acquisito un fisico da trentenne veramente invidiabile, con quel filo di grassetto che ad una bella donna come lei non guasta per nulla, anzi rende la cosa ancora più eccitante. Le cominciai a massaggiare una natica, mentre lei sembrava fare finta di niente. Era quello il segnale che stava gradendo le mie attenzioni. Cominciò a sciogliersi piano piano, seguendo il movimento lento delle mie mani, ma decisi per un attimo di lasciare la presa da quel culo così succulento.

Mi guardò un po’ sorpresa e risentita, ma quando presi un acino d’uva e lo portai verso le sue labbra, mi sorrise complice. Diede il primo morso, poi allungò la bocca sulle mie dita. Non me lo feci ripetere due volte: mi alzai, calai i pantaloncini portati rigorosamente senza boxer e tirai fuori un uccello ancora più nodoso, gonfio e paonazzo del solito, nonostante la sega di qualche ora prima. Lei lo guardò vogliosa e avvicinò la bella faccia da porcella..

– “ma se mia madre ci scopre?” –

– “penso che potrebbe non dispiacerle” – risi, ma il mio cazzo pompò ancora più sangue all’idea che mia suocera potesse spiarci.

Del resto avrebbe potuto farlo quasi senza che noi ce ne accorgessimo, dato che cucina, soggiorno e corridoio erano grandi e senza neanche una porta divisoria. Sussultai ancora e lasciai andare un primo gemito gutturale, mia moglie aveva preso in bocca la cappella e la stava leccando attentamente e con dedizione, usando la sua lingua per inumidirla senza tralasciare nessuna parte.

Contemporaneamente io, messo nella posizione di poter osservare eventuali ingressi, godevo come mai e con la coda dell’occhio guardavo attentamente il passaggio del corridoio. Avevo depilato il pube da poco e il lavoro di lingua di mia moglie aveva reso il mio cazzo ancora più grosso e gonfio. Volevo già scoppiare di nuovo e i testicoli sempre più induriti ne erano la testimonianza. Lara affondò tutta la bocca sull’asta, ingoiandone una buona parte, contemporaneamente continuando a leccare senza sosta. Ancora una volta emisi un suono gutturale che cercai di trattenere tra le labbra, ma che qualcuno stesse godendo era inequivocabile. La casa era vuota e fece da cassa di risonanza al mio godimento. Me ne vergognai un po’, ma pensavo contemporaneamente a mia moglie e a mia suocera.

Ero in preda all’estasi ed il pizzicore insistente e lascivo alle palle voleva dire che stavo per venire, ma dovevo resistere. Intanto pensavo a cosa avrebbe potuto vedere Francesca se stesse osservando in quel momento. Lara mi stava facendo un gran pompino seduta a tavola, io in piedi di fronte a lei ero tutto contratto dall’eccitazione e dal piacere. Con una prova di forza mi staccai dalla sua magnifica bocca e la alzai di peso, dandole un bacio passionale, durante il quale assaggiai anche il mio sapore, acre e lattiginoso, di contrasto al suo leggermente acido e fresco. Ebbe il tempo di prenderlo in mano e smanettarlo due – tre volte prima che le scoprissi il culo e la spingessi sul tavolo a pecora.

La sua fica rasatissima luccicava di eccitante succo e le piccole labbra si erano schiuse a mostrare ancora meglio il clitoride appena sporgente. Mi piegai su di lei, affondando la faccia tra le natiche piene, odorando il suo sesso ed infine cominciando a raccogliere con avidità il liquido vaginale. Insinuai la lingua tra le sue labbra e ci passammo il brivido di trovare il clitoride turgido sulla punta della lingua. Era un bottoncino di cui potevo disporre a mio piacimento, mentre Lara inarcava la schiena e si metteva sulle punte, per mostrarmi ancora di più il suo fiore odoroso.

Cominciò a gemere ogni volta più forte, mentre la mangiavo e succhiavo con lascivia. Non ce la facevo più. I suoi movimenti ed il suo godimento mi facevano bagnare il pisello. Mi staccai e mi alzai, puntando senza troppi complimenti la fica calda di mia moglie. Era oscenamente bagnata ed entrai con una facilità estrema, nonostante Lara avesse un bel buchino stretto. Arrivai fino in fondo e spinsi ancora, facendola rimanere impalata mentre la sentivo tremare per ogni mio singolo impercettibile movimento. La vista del suo culo pieno e la schiena seminuda erano da infarto. Continuava a gemere e tremare, fino a quando mi disse:

– “Adesso sfondami, mio toro” –

In quel momento mi sentivo davvero un toro. Così tornai indietro, facendole sentire ogni centimetro che usciva con estrema lentezza, mentre si tratteneva a stento dal godere più forte ancora. Quindi cominciai a stantuffarla sul tavolo che cigolava per la veemenza. I colpi erano forti e le palle che sbattevano sulla sua fichetta facevano un rumore ancora più osceno del resto, quasi fossero due nacchere, lanciate ad un ritmo forsennato. Godevamo entrambi senza curarci più di nulla attorno.

Non durai ancora per molto. Tirai fuori un cazzo pulsante sempre più rapidamente e lo strinsi tra le sue belle natiche, arrivando con il primo schizzo a macchiarle la maglietta, fino ad un rivolo che scendeva lentamente fino all’ano. Le massaggiai il buchetto con la mia sborra, sentivo come pulsava ancora e godeva. Le infilai un dito, dapprima lentamente, trovando un po’ di resistenza. Restai un secondo fermo, fino a quando la parete si rilasso ed entrai allora senza troppa resistenza, scatenandole un’altra ondata di gemiti. La feci spostare con più delicatezza, togliendola dall’appoggio del tavolo verso quello della sedia, con i gomiti puntati sulla seduta ed il culetto aperto, come la fica grondante.

– “Porco, porco, sei un maledetto porco. Mi fai godere come una cagnetta” –

– “Tu mi fai sempre godere come un porco, mia cagnetta” – e la sculacciai rumorosamente, ma non con troppa vemenza, indugiando sulla sua chiappa, aprendola per favorire di più la penetrazione.

La penetrai con il medio, dapprima con lentezza, facendola abituare ancora un po’, poi cominciai ad accelerare ed il suo gradimento si notava dai movimenti via via più sconnessi. Dopo poco, estrassi il primo dito e ne aggiunsi un secondo, aumentando il ritmo, mentre diceva cose irripetibili con un filo di voce ed il suo buchetto si contraeva. Ebbe un orgasmo intenso che la fece tremare e bagnare ancora.

Si accasciò dopo che le tolsi le dita e mi baciò sudata, come me. Un telefono trillò, non ci curammo più di tanto della cosa.

– “Ti amo” – dissi – “sei una moglie da sogno” – ansimando dalla stanchezza.

– “Anche io ti amo” – aggiunse lei, mentre cercava di rimettersi a posto e respirare.

Dopo qualche minuto di effusioni, ci sistemammo definitivamente e la vidi arrossire quando prese il telefono.

– “che vergogna” –

– “cos’è successo, amore?” –

– “Mia madre ci avrà sentito!” –

– “Perché?” – il mio cazzo esausto d’un tratto tornò barzotto. Stavo rischiando di non poterlo nascondere più.

– “Mi ha scritto: amore, non ti fai male?” – Il mio uccello era di nuovo dolorosamente in tiro, ma con le palle svuotate.

– “Ah” – dissi con un filo di voce – “E che le dirai?” –

Restò in silenzio.

– “Già, che le rispondo?” –

– “Non saprei! Ti sei fatta male?” – dissi con aria di scherno.

– “Ahahah no, stronzo. Ho goduto come una troia con il cazzo di mio marito piantato nella fica” –

– “Allora perché non le scrivi così?” – soggiunsi io maliziosamente.

– “Ma è mia madre!” –

– “A proposito di questo, avrei qualcosa da raccontarti…” –

[Continua…]

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