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Distratto! (capitolo 2)

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Patrick mi riaccompagnò alla mia auto e mi lasciò con un sorriso beffardo: «Ciao Patty! Non preoccuparti che mi faccio vivo io, ho il tuo numero!»
Mentre tornavo verso casa, riflettevo che era stata una parentesi inaspettata, sconvolgente e -feci fatica ad ammetterlo, ma alla fine ci riuscii- anche tremendamente eccitante: da bocca e/o culo che “miracolosamente” si materializzava(no) nei cineporno e nei cessi di certe stazioni di servizio, a una “vera” persona, con un nome, un telefono, una moglie di cui è stato carpito l’aspetto ed il nome e sulla quale son stati espressi turpi propositi.
Non solo: ero stato obbligato a prestarmi per quelle riprese video ed a dire ciò che quello stupendo maschio alfa (Ops! Ma è vero…) mi ha detto di fare e dire.
Immaginavo che Patrick -ammesso poi che si chiamasse davvero così e che non abbia voluto burlarsi del mio nome!- si sia voluto divertire ed eccitare del mio imbarazzo e della mia sottomissione, ma ero serenamente convinto che, passata l’eccitazione del momento, sarei diventato solo un piacevole (spero) suo ricordo.
Arrivato a casa, cercai di dissipare le ultime nubi sul mio umore, anche se l’atteggiamento scostante di Monica non mi aiutava a rasserenarmi.
Mi annunciò che lì a mezz’ora sarebbe stata pronta la cena e mi rilassai un attimo a dare un’occhiata al giornale.

Ovviamente ciò che era accaduto nel pomeriggio era una cosa mia, assolutamente -e goduriosamente, lo ammetto!- mia e, anche se mia moglie era stata tirata impropriamente in mezzo (ma solo come “personaggio” della narrazione, non come persona reale!), non vedevo alcun motivo per parlarle del mio pomeriggio inaspettatamente trasgressivo.
Così cenammo dicendoci due-parole-due, poi ci mettemmo sul divano a guardare un po’ di televisione ed alla fine ce ne andammo a letto, dove io cercai di addormentarmi, nonostante lei volesse leggere qualche pagina di un libro..
Scorsero i giorni e quell’incontro mi veniva in mente solo quando vedevo la vistosa ammaccatura sulla mia auto: Monica l’aveva notata, ma l’avevo liquidata come un banale urto con un’altra auto e la questione era morta lì.
Io continuavo a lavorare in officina (sono assemblatore meccanico, ma -si sa!- poi nelle piccole ditte si impara a fare un po’ tutto…), mentre Monica lavorava part time come impiegata in una piccola impresa di costruzioni.
Questo ci consentiva di tirare avanti dignitosamente ed, in ultima analisi, mia moglie si era abituata, ormai, ad avere solo la mattina impegnata dal lavoro fuori casa.
Col passare dei giorni, la paura che Patrick si rifacesse vivo diventava sempre meno acuta e, dopo una decina di giorni, mi ero quasi dimenticato di lui, quando sul cellulare mi arrivò un (suo, ovviamente!) messaggio di whatsapp: «Ciao Patty, ho una gran voglia di un tuo bocchino: al posto dell’altra volta tra esattamente tre ore. A dopo»
Ma era impazzito? E poi, come facevo? Ero sul lavoro! E, inoltre -a mente fredda- la faccenda non mi eccitava più per niente. «Non posso assolutamente: sono sul lavoro!»
Un paio di minuti e poi: «Ho detto tre ore, non farmi arrabbiare!
Prendi permesso, di’ che ti senti male, che Monica ha le doglie, che ti è morto il gatto, non mi interessa!
Se non sei qui tra due ore e 55 minuti, il nostro delizioso filmato lo mando sia alla dolce Monica che a “Giorgio calcetto” e a “Albert capofficina”: a te la decisione!»
Oddio!!! No, non poteva! Figuriamoci! Mi avrebbe rovinato!!
Ho provato a convincerlo, ma ogni volta che gli scrivevo del perché non potevo, la sua risposta era solo il countdown: «Ancora due ore e 51 minuti… Due ore e 49 minuti… Due ore e 42 minuti…»
Alla fine mi arresi e gli assicurai che sarei andato.
Andai da Albert, il mio capo albanese e gli dissi che mi sentivo male e che volevo andarmene.
Mi guardò torvo, mi ricordò che avevamo un grosso lavoro, il cui giorno di consegna si avvicinava rapidamente ed io gli promisi che avrei recuperato le ore che prendevo adesso in una delle successive giornate.
Parzialmente rabbonito, bofonchiò ancora qualcosa, ma alla fine mi concesse l’uscita.
Ero trafelato, ma riuscii ad arrivare proprio sul filo dei secondi: «Ah eccoti! Vedi? Avevo già preparato il video e stavo per mandarlo a “giorgiocalcetto”: vedi? Se tu non fossi arrivato adesso io avrei cliccato su questo tasto… COSI’»
«Noooooooo!!!» No, cazzo! Lo aveva mandato!!! Mi son sentito crollare il terreno sotto i piedi, affranto…
«Dai, sciocchina… -rideva- …ho solo fatto finta di inviare: guarda!
Paura, eh???»
In effetti il video non risultava ancora inoltrato a Giorgio… Se lo avesse inviato, immagino le battutacce di Giorgio e magari, poi, anche la richiesta di farmi succhiare anche il suo pregevole cazzo (sapevo che era un porco ed immagino che si sarebbe divertito ad umiliarmi anche così) e poi, anche gli sghignazzi col resto della squadra… Oddio!!! Dal terrore avevo avuto una furiosa erezione!
«Ti eccita il pensiero che prema invio eh, puttanella!» La voce di Patrick mi riscosse dalle mie torbide fantasticherie.
«No, no! Per nulla!» mentii poco credibilmente.
«Allora dimostramelo! Dammi il cellulare e poi levati la camicia!»
Non capivo il senso di quella richiesta, ma obbedii.
«Brava: adesso stendila in erra davanti a te»
Protestai timidamente: «Ma… ha piovuto fino a stamattina… potrebbe sporcarsi di fango…»
«E allora? Fai come ti dico io senza protestare o devo mandare le nostre simpatiche videoclip a tutti i tuoi contatti e a quella figona di Monica?»
«No no!!!» Mi precipitai ad accontentarlo!
«Brava! Adesso togliti tutto il resto, comprese calze e scarpe e metti tutto sulla camicia»
Ormai domato, mi tolsi la maglietta, i jeans, le sneakers, i calzini ed i boxer e posai tutto nella camicia, rendendomi poi conto che le suole avevano sporcato di fango i pantaloni e che il terreno viscido era sgradevolmente freddo, sotto i miei piedi nudi e non abituati.
«Adesso tira su la camicia con tutta la roba dentro… ecco brava, così-continuava ad umiliarmi parlandomi al femminile- e adesso fai cadere tutto in quel fosso dietro di te!»
Istintivamente provai a protestare: «Ma…»
«Schiaccio invio?» Lasciai subito cadere l’involto.
«Brava, così ti voglio: ubbidiente! Adesso inginocchiati e vieni qui a quattro zampe»
Il terreno fangoso era freddo e sgradevole, ma obbedii senza esitazioni; Patrick restò seduto sul bordo del sedile, con le gambe aperte al massimo, le scarpe ben piantate sul bordo della stradina ed i pantaloni slacciati con la zip abbassata, da cui svettava il suo scettro nero ed i suoi grossi testicoli.
Quando fui vicino, mi venne istintivo alzare la mano per usarla come aiuto ad imboccarlo, ma lui bloccò il mio gesto all’istante: «Giù quelle manacce luride! Guai a te se mi tocchi con quelle masi sporche! Arrangiati solo con la bocca!»
Ed io, stando ben attento a non toccarlo con le mani infangate, arrivai con la bocca al suo membro eretto e poi strinsi la cappella tra le labbra e, sistemandomi in una migliore posizione, riuscii finalmente a farmelo arrivare fino alla gola (come avevo capito che piace a lui) e cominciai quindi a spompinarlo con passione, con la voglia di meritarmi il suo apprezzamento.
Alzai un attimo lo sguardo per incrociare il suo e lo vidi che mi guardava impugnando il mio ed il suo cellulare.
Colse la mia occhiata e, beffardo, mi spiegò: «Sto filmando il tuo pompino… sei abbastanza brava, sai?… Ma sto anche guardando le foto di quel pezzo di fica di Monica, la tua mogliettina e “magari” le sue foto vengono riprese insieme al tuo lavoro di bocca…» Rise, cattivo.
«Però queste foto non vanno bene, sai? Dovresti scattargliene altre, magari dove le si veda bene la fica e il culo… Per carità: le tette di tua moglie sono già una bella vista, ma io voglio di più… Voglio vederle bene i due buchi e mi aspetto che tu faccia un bel lavoro… altrimenti, pensa ai commenti sulle tue capacità di pompinara, a calcetto e sul lavoro…»
Mi sentii come se una goccia di acqua gelata mi colasse lungo la spina dorsale…
«Dai, Patty! Adesso vieni qui e fammi sborrare, che non posso perdere tutto il pomeriggio…»
Ed io, ipnotizzato come un coniglio dal suo mamba nero, cominciai a leccarglielo, succhiarglielo e la sua manona, che mi aveva afferrato la testa, mi pilotava anche a farlo uscire dalla bocca per poi scendere a insalivargli i coglioni con la lingua a spatola e poi e poi a tornare a sbocchinarlo…
«Vedo che hai il cosino duro… Ti eccita essere la mia puttanella?»
Tacqui, interdetto.
«Ti ho fatto una domanda, troietta! Rispondi!»
Timidamente, annuii.
«No, no va bene!» Mi staccò dal suo scettro «Voglio sentirtelo dire: ti eccita essere la mia puttanella e succhiarmi il cazzo fino a farmi sborrare?»
Mi arresi: «Sì… mi eccita la tua puttanella e… e succhiartelo fino a farti sborrare»
«Ecco, brava! Ed è vero che per farmi sborrare ancora di più, farai foto oscene di tua moglie da mostrarmi?»
«Ehm… Sì… per farti sborrare ancora di più, farò altre foto a Monica…»
«Che tipo di foto? Mostrando cosa?» Ero in trappola: «Farò foto oscene a mia moglie, per mostrare la sua fica ed il suo culo… -vidi che faceva un gesto, come per esortarmi e aggiunsi- per mostrarla tutta nuda ed aperta…»
«Brava Patty! Vedi che non era difficile, dirlo? Ti ha anche eccitata, dirlo: guarda il tuo cosino come è dritto! Sei eccitata al pensiero di mostrarmi le intimità della tua mogliettina, vero? Rispondi! VERO???»
Capitolai. «Vero… Mi eccita la torbida situazione e… il mostrarti mia moglie…»
Lui sorrise, cattivo: «E allora toccati, ma guai a te se vieni prima di me, ti avverto!»
E la mia mano, finalmente, a stringermi il cazzo, mentre aumentavo ancora gli sforzi per far godere Patrick nella mia gola…
Ogni tanto mi toccava smettere di menarmelo e pensare ad altro per non sborrare prima di lui, ma alla fine sentii la sua morsa ferrea sulla nuca bloccare e, alla fine, i suoi potenti getti mi colpirono il palato e li ingoiai rapidamente; tempo dieci secondi, anche io mi svuotai.
Appagato, mi guardò con quello sguardo perfidamente sardonico: «Beh, non mi ringrazi per averti consentito di sborrarti in gola e averti consentito di masturbarti?»
E io, ormai domato «Grazie per essermi venuto in gola, dopo avermi concesso sia di spompinarti che di masturbarmi mentre ti… servivo»
Sorrise: «Uhm… Mentre mi servivi…Sì, brava: hai detto bene!
Adesso recupera i tuoi stracci e vattene a casa dalla mogliettina…»
Si alzò in piedi, si riallacciò i pantaloni, mi ridiede il mio cellulare, mise in moto e se ne andò rapidamente.
Recuperai i miei abiti e le scarpe: tutto intriso d’acqua freddissima e infangato.
Provai a strizzare ed a mettere sulle bocchette del riscaldamento, regolato al massimo, la roba, ma tutto restò infangato e sgradevolmente umido…
Per non dover dare complicate risposte a Monica, mi fermai in un negozio dove acquistai un paio di jeans ed una camicia quasi uguali a quelli che avevo sgradevolmente addosso.
Lasciai il sacchetto con gli indumenti bagnati e infangati in auto e quando andai a casa, lo sguardo distratto di mia moglie non colse dettagli che la inducessero a farmi domande scomode.

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