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La mia fidanzata alla visita medica (4)

By 24 Giugno 2026No Comments

Con il pretesto di dover verificare scrupolosamente il livello di irritazione della pelle di ogni parte del corpo il dottor R prima aveva chiesto alla mia ragazza di sbottonarsi il leggero abito estivo, partendo dai primi bottoni in alto, scendendo poco per volta fino ad aprirlo del tutto, e poi di sfilarlo, così che Manuela era rimasta con le sole mutandine addosso.

In quella stanza la temperatura sembrava essersi alzata di diversi gradi. Tutto in apparenza si svolgeva in un contesto professionale, ma la tensione emotiva ed erotica era palpabile, percepita da tutti noi in quella stanza. È vero, il dottor R era un medico, un professionista, quella formalmente era pur sempre una visita di controllo… ma ciò che stava accadendo era anche, e soprattutto, altro. Era una giovane ragazza che si era spogliata e si era fatta toccare da un estraneo, che le aveva palpato i piccoli seni, accarezzato i capezzoli, inturgidendoli, le aveva fatto accelerare il respiro. Manuela si era eccitata vivendo una nuova esperienza che l’aveva sopraffatta, facendole conoscere un lato finora rimasto nascosto dei suoi desideri sessuali, toccata in zone erogene da un uomo maturo, mentre il fidanzato era presente nella stanza, e guardava.

Il dottore mi aveva appena intimato di restare in silenzio, il mio pene in erezione spingeva contro i bermuda, il mio sguardo era sceso a controllare se la mia eccitazione fosse visibile. Purtroppo però il gonfiore era percepibile, e così per non dare nell’occhio mi sedetti ben dritto e posai le mani un grembo. In quel momento non volevo che la mia ragazza si accorgesse della mia eccitazione, me ne vergognavo.

Il dottore intanto continuava nella sua visita, con Manuela sdraiata a pancia in giù e le braccia distese lungo i fianchi. Partendo da caviglie e polpacci, il dottore di volta in volta si ungeva di pomata l’indice d’una mano e iniziava a spalmare laddove necessario, mentre posava l’altra mano sulla gamba nelle immediate vicinanze. Ogni volta che la posava e la ritraeva però la sua mano manteneva per un attimo il contatto ed andava quindi ad accarezzare prima i polpacci, poi dietro le ginocchia, e poi più sù, sulle cosce.

Finché risalendo, mentre con un dito applicava la pomata ormai all’orlo delle mutandine, il dottore, come nulla fosse, posò il palmo dell’altra mano sulla natica di Manuela.

Mi irrigidii, nel mio turbinio di pensieri mi chiesi subito cosa potesse sentire il dottore, se percepisse la morbidezza e il caldo attraverso il tessuto delle mutandine… e cosa potesse provare Manuela, con il palmo della mano del dottore appoggiata sul suo culetto.
Il motivo della mia preoccupazione era che, benché giovani fidanzati, già allora sapevo della sensibilità di Manuela riguardo alla morbida pelle del suo sedere: nei momenti di intimità mi ero presto accorto come la mia ragazza apprezzasse particolarmente le carezze sulle sue morbide natiche. E la mia preoccupazione era fondata, vedendo che Manuela non solo non aveva reagito, ma aveva allargato di qualche centimetro braccia e mani, allontanandole dal corpo, come a voler facilitare il compito al dottore. La mia reazione? Lo ammetto, d’un canto gelosia, nella mia testa parole come “guarda che porcellina, farti toccare così da un altro uomo”, d’altra parte però mi sentivo eccitato e potevo sentire chiaramente il cazzo rigido e duro sotto il palmo delle mani ancora appoggiate e ferme sul mio sesso.

L’arrendevolezza di Manuela, ne sono sicuro, fu percepita dal dottore. Le sue parole furono pacate, calme, il tono professionale. Ma furono anche la cosa più erotica che avessi mai sentito. Ne rimasi completamente scioccato.

“Ora, Manuela, scosta le mutandine…”

O forse ciò che più mi turbò fu la reazione della mia ragazza, che senza un attimo di esitazione ubbidì alle parole del dottore, ed esegui’ svelta le sue istruzioni, come se non vedesse l’ora di mostrare il suo culetto a quell’uomo. Afferrò gli orli delle mutandine e li tirò verso l’interno, facendo scivolare tutta la stoffa nel solco e lasciando nude le sue natiche. Era come se Manuela avesse lasciato libero accesso al dottore. Le sue mani, le mani forti e abbronzate di un uomo ben più maturo di noi, avevano preso possesso dei suoi glutei.

Non distinguevo più i singoli movimenti, ma notavo il dottore che toccava, accarezzava, spostava, palpava le carni sensibili di Manuela, e assistevo alla mia fidanzata che, come travolta da sensazioni nuove, mai vissute prima, apprezzava il trattamento ricevuto in quella posa non proprio da educanda. Impossibile infatti per me, che già la conoscevo bene, non percepire i segnali tipici di quando provava piacere sessuali: il suo sguardo misto tra il serio e l’assente, e la sua voce, le poche sillabe di risposta al dottore.

Alla voce del medico che constatava come: “Qui la tua pelle è particolarmente sensibile” dalla bocca di Manuela uscì un semplice “sì…” a malapena percepibile. E poi le parole del dottore R, che ricordo ancora come se fosse oggi:

“Ora controllo anche la zona vicino all’ano. Manuela, devi abbassarti le mutandine”

Avrei dovuto intervenire, dire che non era corretto chiedere alla mia ragazza di mostrargli il suo culetto completamente nudo ed esposto. Ma cosa ne avrei rimediato? Il dottore avrebbe potuto zittirmi nuovamente, dicendo che l’irritazione per la sabbia poteva colpire proprio le zone più sensibili e di lasciarlo lavorare. Quindi sono rimasto in silenzio. Anche perché in realtà speravo solo che il dottore continuasse la sua visita e che la mia fidanzata non reagisse.

Rimanendo sdraiata, anche Manuela non pronunciò alcuna parola di protesta. Ubbidendo al dottore e allungando le mani, prese i bordi delle mutandine e le abbassò sollevando appena il bacino. Ora la sua voglia di assecondarlo e di mostrarsi mi sembrava evidente. D’altro canto però rimaneva pure in lei un certo imbarazzo, fermandosi a tre quarti.

“No …. completamente Manuela … devo visitarti l’ano …. e poi anche davanti …”

Voltando leggermente il busto per raggiungere meglio le mutandine, Manuela continuò a abbassarle fino alla coscia, per poi farle scivolare completamente.

Con la bocca secca, seduto e in silenzio, osservavo la mia ragazza che acconsentiva ad abbassarsi le mutandine e di farsi visitare la rosellina anale dal dottore, e pensavo: ingenua e ubbidiente certo, ma anche tanto maialina nel provare piacere sessuale sentendosi esposta e apprezzata da quell’uomo.

Il dottore dal canto suo continuava la sua visita “scrupolosa”, senza mancare di mantenere la solita mano ferma su una natica per allargarla delicatamente e poter verificare lo stato del suo culetto, la pelle rosa e tesa del suo buchino a quel tempo ancora vergine. Quell’uomo stava guardando il buco del culo aperto della mia fidanzata!

“Bene Manuela … qui tutto a posto .. direi perfetto…”

La sua era una valutazione medica, o piuttosto un complimento? E poi, sempre con quel suo tono professionale e fermo, diede alla mia fidanzata un altro ordine.

“Ora girati… Così Manuela, socchiudi le gambe … Completiamo la visita … la pelle vicino al tuo sesso è molto sensibile e la sabbia potrebbe averla irritata…”

E io guardavo incredulo Manuela voltarsi, liberando le sue piccole e turgide mammelle alla vista mia ma pure del dottore, che si era spostato accanto al lettino, all’altezza della sua fighetta. Lo vidi posare lo sguardo fra le sue cosce, e poi salire, indugiare sui suoi seni, e poi su ancora, con uno sguardo rassicurante, fino al viso di Manuela, che ricambiava con occhi che tradivano il suo stato d’animo, la sua forte emozione nell’essere nuda a gambe aperte di fronte a quell’uomo, la sua eccitazione.

“Ora ritira un poco le cosce verso di te… brava… apri un po’ di più…. ecco… Bene così… brava ..”

Credo che a quel punto il dottore avrebbe potuto chiederle qualsiasi cosa, e Manuela avrebbe senz’altro acconsentito. La mia visuale non era ottimale, in parte ostruita dalle cosce della mia ragazza, ma intuivo chiaramente che il dottore aveva posato una mano all’interno della coscia, mentre con l’altra, con le dita cosparse di pomata, era scivolato ben più in basso, impegnato in dei piccoli movimenti circolari. Manuela ora era completamente esposta, i suoi piccoli seni bianchi (portando sempre il costume, in estate il chiarore dei suoi seni spiccava) visibilmente inturgiditi, la sua morbida pelle nuda, la sua fighetta “curata” dal dottore. Dove la stava toccando?

In evidente stato di piacere Manuela teneva la mano saldamente aggrappata al bordo laterale del lettino, quasi a volerlo stritolare. Si lasciava guardare la sua fighetta, si lasciava palpare delicatamente il monte di venere e le grandi labbra. Finché, non so a fronte di quale azione del dottore, l’ho vista sussultare, e aprire di scatto le cosce, ed immediata è seguita la voce del dottore:

“.Ecco… non preoccuparti Manuela… Qua ho finito … puoi rivestirti ora… tutto bene… La tua pelle è arrossata in più punti per lo sfregamento. Stasera e nei prossimi giorni rimetti questa pomata e attenzione a sabbia e sole, per oggi raccomando niente spiaggia”

“Grazie …”

Mentre Manuela si sistemava, il dottore andò al tavolo e scrisse una sorta di brave rapporto, poi preparò un bigliettino. Noi attendevamo in piedi, in silenzio. Quando ebbe finito si avvicinò a Manuela.

“Questa è la ricetta per la pomata, contiene una leggera dose di cortisone…”

Salutandola le mise la mano sulla spalla, facendola scivolare dietro, fino a metà schiena.

“Ciao Manuela. Vedrai che l’arrossamento e il fastidio passeranno in un paio di giorni, stasera starai già meglio. Ma se notassi qualche altro sintomo torna subito qua da me col tuo ragazzo, mi raccomando.” un sorriso, ricambiato da Manuela.

Poi mi diede la mano. ” E tu, Luca… prenditi cura della tua ragazza…” Facendo indirettamente un complimento a Manuela commentò “Sei un ragazzo fortunato… devi essere paziente con lei…” e poi si voltò verso Manuela con uno sguardo veramente difficile da decifrare.

Ecco. Ora penserete. Chissà, appena soli vi siete saltati addosso per la voglia. No, tutt’altro. Manuela ed io abbiamo lasciato l’ambulatorio senza dire una parola. Tornati all’albergo e fatta colazione siamo saliti in camera. Io mi sono preparato per andare in spiaggia. Lei invece, su consiglio del dottore, sarebbe rimasta a riposare. Prima di lasciare la camera ci siamo baciati. E quel bacio è stato particolare. È iniziato come un “normale” bacio. Ma poi è divenuto un bacio più profondo. Le nostre lingue si sono scontrate, spinte. Le sua labbra calde. Il bacio come quelli che ci scambiavamo durante il sesso. Il suo sussurro mi ha sorpreso: “… mi ami?”. Capii tutto il peso ed il significato della domanda, fatta in quel momento, dopo l’esperienza che avevamo vissuto nello studio del dottor R.

E la mia risposta venne naturale, spontanea, sincera. “Si amore … tanto…”.

“Anch’io… moltissimo”.

(Continua. Avete provato anche voi simili esperienze? Mi trovate a dueamanti@tutamail.com)

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