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Anime in corpi estranei

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Fra era una donna fragile e bella. Troppo bella e troppo sensibile. Anche nei momenti di maggior splendore covava nel suo animo un fondo di tristezza.
Vi giuro che era davvero bellissima, ma a dire il vero, poco le importava del suo corpo fisico. E non doveva essere facile per lei, ingoiare il nutrimento terreste necessario alla sopravvivenza di un corpo che le era stato, forse da sempre, estraneo come una parola forestiera in bocca.
Perché Fra era una donna, una bellissima donna, ma l’involucro carnale che la circondava la intrappolava ineluttabilmente nel corpo di un uomo. Ed io ero terribilmente innamorato di lei.

Avevamo diverse cose in comune: eravamo due tipi persi dietro ai nostri sogni, due eterni adolescenti, con un grande affetto reciproco, e per le nostre weltanschauung eravamo due outsiders per gli standard retrivi e mediocri del mondo italiano. Ma dimenticavo una cosa: anch’io ero ancora intrappolato in un corpo che non mi corrispondeva, nel corpo di una donna.

Ci eravamo conosciuti attraverso un social e fin da subito, c’era stata intesa tanto che un giorno decidemmo di incontrarci.
Quando andai a prenderla alla stazione era fine giugno. Il sole era caldo quella mattina e la sua luce quasi accecante faceva riverberare le superfici più chiare.
Ero così emozionato che, pur scrutando i passeggeri scendere dal treno, non riuscivo a scorgerla. Solo alla fine vidi una figura che mi guardava e mi sorrideva da lontano, ferma, immobile. Lo sguardo e quel sorriso da bambina spazzò via ogni mio turbamento.
Ci corremmo incontro e ci abbracciammo forte, lei un po’ inclinata, io sulle punte dei piedi. Piangemmo tutti e due, senza vergognarci, perché quando hai di fronte una persona vera, non hai paura a mostrarti fragile.
Riuscivo a sentire la sua pelle calda contro la mia, il suo respiro, i battiti del suo cuore…
Ci separammo e ci ritrovammo a guardarci, entrambi con occhi rossi e un sorriso spontaneo e sincero.
“Non credevo saresti venuta davvero.”  le presi il viso tra le mani e le sfiorai le labbra con un bacio tenerissimo.
“E invece, sono qui.” Disse sostenendo il mio sguardo, mi accarezzò una guancia per poi prendermi con ardore la bocca.
Quel bacio mi catturò i sensi, mi tolse ogni capacità di ragionare, mi proiettò nel vortice della passione e del desiderio che dominava entrambi. Le mie mani volevano accarezzarla ovunque, forti, possessive. Ma non era il momento.
Passammo la giornata nel parco della città, continuando a passeggiare tra gli alberi e i fiori che sorridevano al nostro amore, camminavamo tenendoci per mano, a volte abbracciati, scambiandoci anche qualche bacio nella tenerezza del suo viso. E verso, sera andammo all’hotel dove avremmo trascorso la notte.

 Non fu facile, vi assicuro, superare il primo momento d’imbarazzo che colse entrambi. Si trattava di qualcosa di furtivo ma pur sempre presente: i nostri corpi imperfetti. Eravamo lì quasi ad implorare l’altro di non considerare le nostre imperfezioni, il nostro modo di essere. Fra, però, attraversò quel fiume e mi strinse il viso, baciandomi ancora una volta. Fu il risveglio dei sensi.

Alla fine, ci staccammo solo per guardarci con occhi lucidi di piacere. E quando, mi sollevò la maglietta, scoprendomi il seno, io riuscì solo ad ansimare. Quelle due palle di grasso che tanto odiavo erano diventate solo delle zone erogene con lei. Fra si fermò per divorarmi con gli occhi, le pupille così enormi da occupare tutta l’iride.
“Sei così bello, Andy.”
Tremai mentre mi accarezzava e mi baciava il seno.
Le dita scesero lungo la mia pancia e si fermarono in cima ai boxer. Poi passarono lungo l’elastico facendomi fremere. Si lasciò cadere in ginocchio sotto di me e rapidamente, mi sfilò i boxer e mi strinse a sé. Mi baciò la pancia e poi scese con la bocca fino a raggiungere le mie pieghe morbide.
 Mi afferrò per i fianchi e cominciò a passare la lingua tra le piccole e grandi labbra per poi bagnarmi la punta del clitoride. Sentivo il cuore pulsarle nel clitoride rigonfio, crogiolandomi nell’abile lingua di lei e nelle sue labbra mentre tirava e leccava, succhiava e picchiettava fino a farmi contorcere. Strinsi i denti, travolto da un piacere sublime mentre sentivo il mio clitoride incredibilmente eccitato e sensibile rigonfiarsi tra le sue labbra. Riuscì a trattenermi per poco ancora, dopodiché le squirtai in bocca…
“Hai un buon sapore.” Mi sorrise, guardandomi in viso. Ero così scosso da quell’orgasmo convulso e tremante che stavo accasciarmi contro il muro. Lei si rialzò lentamente e cincendomi per la vita, mi attirò a sé, baciandomi. La sua lingua andava contro la mia e io sentii il gusto del mio liquido nella sua bocca.
“L’ho fatto nel modo giusto?” chiese, lei, visibilmente accaldata e leggermente imbarazzata.
“Sei bellissima, Fra, non c’è niente che tu possa farmi in modo sbagliato”. Sorrisi e le tolsi la maglia che indossava. La guardai intensamente: labbra, collo, petto, torace. La guardavo con un’ammirazione che non cercai di nascondere, ma che allo stesso tempo rivelava un velo di tristezza. Era una donna bellissima e anche se il suo corpo “poco convenzionale” per una donna la nascondeva io la vedevo benissimo e, attraverso quel corpo che trovavo già allora perfetto, perché mi permetteva di fare l’amore con la sua anima, mi tolse il fiato. La guardavo in un modo talmente intenso da procurarle un certo imbarazzo, me ne resi conto e la baciai sulle labbra, prima con delicatezza, poi con passione sempre maggiore, finché lei non dischiuse la bocca, permettendomi un incontro più intimo. Mentre le passavo le dita tra i capelli, in gesto al contempo delicato e sensuale, il bacio si fece più intenso, con la lingua intrecciata alla sua, ansimai quando lei mi morse il labbro e poi tremai mentre ricambiavo il favore. Quel bacio ci lasciò tremanti ed ebbri l’uno dell’umido sapore dell’altro. Le lascia la bocca e spostai le labbra sul suo collo, facendola rabbrividire, poi lungo la clavicola e sulla curva del petto per poi sfiorarle con le dita i capezzoli. Lei annaspò e io la bacia sulla bocca e poi sulla gola.
Affondai le dita nella massa rilucente dei suoi capelli. “Voglio fare l’amore con te.”
Lei non rispose mi prese la mano, e intrecciò romanticamente le proprie dita alle mie, guardandomi con occhi così pieni di amore che il mio cuore cominciò a battere con una violenza indicibile, mentre sentivo gli occhi farsi lucidi. Non ci dicemmo nulla. Mano nella mano, parlarono i nostri occhi, i nostri sorrisi, i nostri cuori.

Lentamente ci sedemmo sul letto e la baciai sulle labbra, di nuovo.
Ci spogliammo entrambi completamente e il resto proseguì come in un sogno. Continuammo a baciarci senza tregua, inseguendoci con le mani, esplorandoci con la bocca. Lei si abbandonò sulla schiena mentre io le baciavo i capezzoli, li sfregavo, li accarezzavo e li mordicchiavo dolcemente.
Mi fermai un attimo ad osservarla: occhi lucidi, bocca bagnata delicatamente aperta, guance arrossate. Mi avvicinai a lei baciandola con foga, allungando la mano. Tirai fuori la protesi fallica che mi avrebbe permesso di dare piacere ad entrambi. Lei la guardò, poi annuì.

Ci fu, ancora, un attimo d’incertezza, la paura di farle male. Tutto svanì come neve al sole quando lei mugulò eccitata. Non ce la faceva più: mi desiderava con tutta se stessa. 
La mia mano però tremava, quando mi versai il lubrificante sul dito e la penetrai con esso. Fra sospirò e divaricò ulteriormente le gambe, ad incoraggiarmi senza dire nulla. Quindi, spalmai il lubrificante anche sul mio strapon, che oltre a stimolare il clitoride aveva la peculiarità di eiaculare sperma sintetico. Posizionai la punta contro la sua apertura.
“Andy, ti voglio dentro di me… adesso.” disse con voce tremante. La bacia sulle labbra, i nostri corpi aderirono l’uno contro l’altro mentre le bocche e le lingue si fondevano. Il mio membro strofinò contro la sua apertura e io sentii che era il momento.
“Sei sicura?”
Lei annuì, veloce. “Per favore”
Guidai la mia protesi fallica verso di lei, premendomi lentamente nel suo corpo.
La bocca di Fra si spalancò in un sussulto, e io intrecciai le dita di una mano con le sue.
Quando mi allungai per afferrarle l’altra, unì le nostre dita, tenendomi strette entrambe le mani.
La penetrai lentamente, centimetro per centimetro, sentendola contrarsi. 
“Andy”, ansimò. Lei mi accolse dentro di sé, chiudendo gli occhi e gettando la testa all’indietro come per assaporare quel momento.
In tutta la mia vita non avevo mai visto niente di più bello.
Le baciai la spalla, la mordicchiai ascoltandola gemere mentre scivolavo fuori e rientravo. Lei assecondava ogni mia spinta seguendo un istinto naturale.
La seducevo con spinte lente e profonde e con altre più leggere, baciandola continuamente. Infine, io non riuscì più a trattenere piccoli mugolii, mentre muovevo più rapidamente il bacino e lei rispondeva con foga ad ogni intima carezza.
Ero, eravamo, completamente in balia del piacere. Per me era una sensazione nuova e bellissima. Non era semplicemente il piacere del corpo, quello che stavo sperimentando, era un piacere che andava al di là di ogni immaginazione. In qualche modo sapevo che non mi stavo abbandonando solo al suo corpo, mi stavo fondendo con la sua anima.
Più a fondo mi spingevo in lei, più lei mi accoglieva, accettando la tempesta che era in me.
Con un ultimo paio di spinte l’orgasmo ci colse entrambi all’improvviso, annebbiando i nostri sensi e rendendo i nostri corpi frementi. Mi lasciai andare dentro il corpo accogliente di lei, riversando un fiotto di liquido caldo fin nelle sue profondità. Privi di forze, rimasimo avvinghiati l’uno all’altra per tutta la notte.

 

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