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LA CHAT – Episodio 6

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Ero incastrata, avevo la vagina piena dei miei slip e dovevo aspettare di toglierli per potermi masturbare. Intanto feci quello che mi era rimasto da fare, ovvero consultare quei link che mi aveva mandato il mio Padrone. Si trattava di giocattoli per adulti, il primo era un set di tre plug anali metallici, cromati e con una sorta di cristallo sfaccettato sul fondo. Non li avevo mai usati ne mai visti dal vivo, ma sapevo a cosa servivano, e se Lui li voleva li avrei comprati. Al pensiero del loro uso il mio sfintere si strinse in modo quasi doloroso, ma davanti continuavo ad eccitarmi. Il secondo era un ovulo vibrante a comando remoto. Non ero sicura di cosa avrebbe voluto che ne facessi esattamente, ma come prima, lo misi nel carrello. Costava ben poco, come i plug. Pensavo che i sex toys costassero molto di più. Il terzo era un vibratore di tipo molto anonimo. Plastica colorata, la forma molto stilizzata di un fallo, liscio e lucido. C’erano vari colori disponibili, misi nel carrello quello nero, che mi pareva più anonimo. In totale erano meno di sessanta euro. Chiusi l’ordine, e vidi che la roba sarebbe arrivata l’indomani. Miracoli di “Amazon Prime”. Chissà cosa avrebbe pensato la persona che avrebbe fatto la scatola con il mio indirizzo. Avvampai all’idea. La figa cominciava a bruciarmi per l’irritazione dovuta alla stoffa bagnata infilata dentro, ma nonostante questo avevo voglia di godere. Mi rassegnai ad aspettare e cominciai i lavori domestici così. Nuda, con la fichetta riempita come un cuscino.

Due ore dopo e due orgasmi spontanei causati dalla stoffa che mi strofinava dentro dopo la micia mi bruciava come il fuoco, ma non stillava niente fuori. Non avrebbe colato mai, e dovevo dirlo al Padrone. Composi una nuova mail dove gli spiegavo sia il fatto che non colava ancora sia che mi stava irritando davvero tanto le mucose interne, e chiedevo cosa fare. Non ci mise più di cinque minuti ad arrivare la risposta.

“Sfilale, ma stai attenta. Se tiri senza cura usciranno come un blocco unico, e allora si che sentirai dolore. Tirale piano e cerca di farle stendere mentre ti passano dalla fica da troia. Saranno bagnate ma indurite e tutte spiegazzate. Tira a piccoli tratti, e quando le avrai estratte completamente strofinatele sulla bocca ed il naso bagnandoti bene la parte bassa della faccia, e poi mettitele in bocca. Non un lembo, voglio che te le infili tutte in quella bocca da puttana facendole sparire, e voglio che le succhi e spremi per dieci minuti interi. Voglio che tu ti senta la bocca bagnata di figa come se tu ne avessi leccata una, e che l’odore ti resti in faccia per tutto il giorno. Solo dopo succhiate per il tempo che ti ho detto potrai metterle allo sporco. Non lavarti la faccia, dopo. Almeno fino a che non sta per arrivare quel cornutazzo di tuo marito. Voglio le foto mentre ti sfili lel mutande dalla vagina, ma ti faccio la grazia di non volere le foto mentre te le strofini in faccia e le succhi, per non venire meno alla parola data che non ti avrei chiesto foto dove sei riconoscibile.”

Porca troia! O forse dovrei dire porca Anna? O magari Anna troia… Comunque anche se ammetto che l’odore del mio sesso mi è sempre piaciuto moltissimo non avevo mai assaggiato i miei succhi, ne mai pensato di leccare una fica. L’idea mi disgustava, ma continuai a leggere.

“Per la tua punizione mi serviranno sei siringhe usa e getta sterili con tanto di aghi. Se non le hai comprale”.

Il gelo mi strinse lo stomaco in una morsa. Stavolta voleva farmi male davvero. Dovevo imparare a leggere con attenzione cosa scriveva, per evitare punizioni. Comunque me la meritavo, avevo fatto una cazzata. Avevo gli occhi appannati di lacrime di paura, ma sarei andata. Passai al paragrafo successivo.

“Avrai notato la tua merda sul pennarello. Dato che la cosa non si deve ripetere ti farai un clistere ogni giorno prima di giocare con me, per tenere l’ampolla rettale pulita. Se non hai la sacca comprarla insieme alle siringhe. Sacca, tubo ed ugello con tutti gli accessori. Ti riempirai la pancia ben bene e poi ti svuoterai. Se estrarrai di nuovo i giocattoli dal tuo culo sporchi li pulirai con la bocca, quindi occhio a pulirti bene dentro. Con l’intestino pulito potrò farti concentrare sull’odore del tuo culo rimsto sugli oggetti, che scoprirai non essere odore di escrementi ma un afrore particolare e piacevole”

E qui ebbi un vero conato. Non volevo succhiare la mia merda, avrei fatto i clisteri quotidiani. Era umiliante, e da schiava quale mi ero scoperta l’umiliazione ovviamente mi eccitava. Mi toccai il buco del culo e poi annusai il dito. Era vero, era un odore particolare. Diverso dalla mia micia, ma sempre odore di sesso.

“Per la fica irritata. Ho visto che nella vasca hai il tubo della doccia. Noterai che quello che chiamano telefono, o soffione, è attaccato con un anello a vite. Se lo sviti il soffione si stacca, e ti resta un tubo che può emettere un bel flusso d’acqua. Mettiti in vasca in piedi a gambe larghe, come quando ti sei infilata le mutande nella fica. Apri l’acqua con un flusso abbondante a temperatura fresca, e premendolo contro l’apertura del sesso fatti inondare di acqua l’interno del corpo. Non temere, esce da sola, non è un clistere. Ti pulirà e rinfrescherà, e sarai pronta per la tua masturbazione che ti ho negato prima. Di tutto questo lavaggio voglio le foto.”

OK, questo sembrava semplice e anche piacevole.

“Domani ti comminerò la punizione di grado severo e cominceremo l’operazione di dilatazione del tuo culo troppo vergine. Intanto dato che il pennarello è andato bene procedi a violartelo con il dito indice. Lubrificalo e procedi come prima. Qualche decina di volte la punta del dito, poi affondalo bene. Prima però il clistere. Acqua lievemente saponata tiepida o camomilla tiepida. Un litro. Foto al tuo meglio del clistere e del dito”

Va bene, domani era domani, oggi potevo pensare ad oggi. Mi sarei sparata l’acqua nella micia, masturbata quando la vagina non mi avesse più bruciato, andata in farmacia con la mia “mise” migliore da assatanata a culo nudo e fica farcita, fatta il clistere e spaccata l’ano da sola con un dito. Questo il mio Padrone voleva, questo avrei fatto. Sarebbe stata una buona giornata. Erano solo tre giorni che ero Sua, e mi aveva cambiata davvero in modo irriconoscibile. O forse aveva solo tirato fuori quella che ero davvero dentro togliendo tutte le parti inutili della scorza esterna.

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