Leggi qui tutti i racconti erotici di: gigino lo turco

Ormai e’ un anno da quando mio marito ebbe un problema cardiaco che non ha avuto conseguenze nefaste pero’,purtroppo, ha lasciato strascichi, tre bypass non sono uno scherzo Mio marito era ricoverato in una clinica privata , era uscito dalla terapia intensiva ed ora era al reparto, nella stanzetta che condivideva con un altro degente. Da quando era uscito dalla terapia intensiva io ero in pianta stabile al suo capezzale , uscivo solo per comprare un po’ di cose e mi arrangiavo a lavarmi nel bagno della stanzetta. Quella notte avevo cercato di dormire un po’ ,come al solito, sulla sedia appoggiando il capo sul suo letto. Ah quelle sedie della clinica! Atroci, in alluminio e con la seduta in plastica dura. Fatte apposta per farti restare sveglia. Non riuscivo a trovare una posizione comoda, mi sentivo premere sulle parti basse che quella sera avevo particolarmente congestionate. Una voglia insistente mi aveva preso, era ormai più’ di un mese che non avevo rapporti. Il buco del culo mi pulsava, credetemi, quella notte mi era venuta una voglia potente di essere inculata. Non e’ che il buchetto glielo davo spesso ma diciamo che due o tre volte al mese mi piaceva che mi prendesse anche dietro, un modo per fare qualcosa di diverso. Come si dice, ero allupata. Sara’ stato lo stress, il fatto che finalmente mio marito era uscito dalla fase pericolosa ed ero più’ tranquilla, forse la stanchezza, ma quella sera avrei pagato non so cosa per un cazzo duro e nodoso. Mio marito riposava, ormai era passata mezzanotte. Avevo voglia di una sigaretta, allora lo svegliai per un attimo per dirgli che andavo a fumare. Lui grugniì fra il sonno e la veglia, era il suo modo di dire che aveva capito. Avevo la gonna di cotone leggero, faceva caldo quasi come ora, e la camicetta smanicata. Il reggiseno era zuppo di sudore ma dovevo metterlo per forza, ho una VIII e quindi le mie tette pesano e non stanno ritte. Mi avviai alla fine del corridoio e aprii con precauzione la porta tagliafiamma che dava sulla scala antincendio. Era l’unico posto dove potevo fumare. Di giorno il personale mi sgridava e dovevo andare a fumare fuori dalla clinica, ma a quell’ora.. se non avessi fatto scattare nessun allarme.. se non avessi dato fastidio ai degenti..i due infermieri di turno non mi avrebbero detto nulla. Mi sedei su uno dei gradini di metallo traforato della scala e accesi la mia sigaretta. Avevo sollevato la gonna e mi ero seduta con le mutande sulla scala, che piacere il fresco del metallo ed il venticello che finalmente si era ricordato di esistere! Finii di fumare ma non avevo voglia di rientrare, il cielo era stellato, una notte meravigliosa, una di quelle notti limpide e luminose del sud. Allora, anche per fare scorta di nicotina per la notte, accesi un’altra sigaretta. La porta tagliafiamma si aprì’ e uno degli infermieri venne sul pianerottolo della scala, anche lui per fumare. Ci scambiammo un cenno di saluto. Lui fumava e mi guardava, mi ero accorta di star seduta su un gradino quasi alla altezza dei suoi occhi e di avere le gambe leggermente aperte per rinfrescarmi. Era un bel giovane moro, di poco più’ di ventitré ,ventiquattro, anni. In un altro momento mi sarei alzata per interrompere lo spettacolo che, non volendo, stavo dando delle mie gambe e delle mie mutande bianche che dovevano brillare illuminate dal tubo al neon della scala. Ma quella sera no! Quella sera aprii le gambe ancora di più ,ero così’ eccitata che avevo perso il controllo di me stessa. Mi sentii penetrare dal suo sguardo che mi diede piacere come fosse un cazzo duro . Al ragazzo era venuta una potente erezione evidentissima nei suoi leggeri pantaloni bianchi! Ero sposata , più grande di lui ,mio marito dormiva ad una decina di metri da me..che cazzo mi stava succedendo? Lui non disse una parola, mi prese per mano come nelle favole e come nelle favole io lo seguii senza parlare. Quello che dovevamo dirci ce lo eravamo detti con lo sguardo. Attraversammo il corridoio in punta di piedi e lui mi portò nella saletta dietro la medicheria. Fece un cenno al suo collega che rispose annuendo. Appena entrati tirò fuori il cazzo che con sorpresa e piacere vidi essere più grosso di quello di mio marito, mi fece abbassare per prenderglielo in bocca. Era bello, già scappucciato, grande e con una grossa capocchia che pareva un fungo molto cresciuto, aveva un buon sapore di maschio. Ma io lo volevo dentro! Far pompini mi e’ sempre piaciuto ma io volevo che mi soddisfacesse la natura. Mi piegai sul lettino delle visite e lui mi penetro’ in un sol colpo, ero cosi’ aperta e bagnata che anche se lo avesse avuto tre volte più’ grosso mi sarebbe entrato dentro come un razzo. Mi stava chiavando magnificamente da un paio di minuti quando il suo collega ci raggiunse, aveva già il cazzo duro in mano, me lo infilo’ in bocca. Non avevo mai fatto sesso a tre ma è’ una esperienza magnifica. Quella notte soddisfeci la fica e ben due volte anche il buchetto, non potevo certo dire a te ti do il culo e a te no! Tornai nella stanzetta da mio marito più di una ora dopo, lui dormiva profondamente, finalmente riuscii ad addormentarmi tranquilla anche io. Da quando ha avuto i bypass a mio marito non gli si drizza più come una volta, ma io da quella sera ho imparato come fare per prendermi un po’ di quella soddisfazione che in casa non posso più’ avere e se ne trovo due di cazzi e’ meglio.

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