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Le terre di Medryl – 2 Incontro Diplomatico

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Questo breve racconto di fantasia é ambientato nel continente fantastico di Medryl. Spero ve ne faranno seguito altri, a descrivere le vicende dei personaggi che lo abitano.

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Hemia affondò la testa nel cuscino, per nascondere il proprio viso tra la morbida stoffa e la cascata di capelli biondi.

“1437 unita di grano e 57 capi di bestiame, da dividere” ripeté nella sua testa, riportando alla mente alcuni numeri che aveva letto pochi giorni prima, mente era in viaggio “La prossima settimana nelle province della costa inizierà il raccolto, quindi possiamo destinare metà del grano ed un terzo degli animali a nord est…” le immagini di quelle preziose risorse le passarono nella mente, sovrapponendosi ad un’immaginaria cartina del regno di Arida. Una dopo l’altra, le immagini si mossero al loro posto: animali, carbone, metallo, cibo di vario genere. Nella mente di Hemia ogni cosa finiva al suo posto nel regno, un flusso di risorse, beni e persone perfettamente organizzato ed ottimizzato, tranne…

Uno schiaffo alla natica destra la tolse di forza dai suoi pensieri, riportandola un minimo alla realtà, permettendole di sentire le mani ossute dell’uomo alle sue spalle che le tenevano saldamente i fianchi.

“Ah!” un gridolino acuto, per essere udito anche oltre il cuscino, la sua risposta a quella sculacciata improvvisa, prima di tornare a concentrarsi sui suoi pensieri.

Come detto, nella sua testa tutto il Regno di Arida sembrava perfettamente gestito, tranne una striscia grigia, a sud est, sul confine con Tymeda. Quello che sulla cartina era poco più che una lembo di terra, nella realtà era invece un territorio che le due nazioni si contenevano praticamente sin dalla loro fondazione. A complicare ancora di più le cose, quella regione era in realtà composta in larga misura da tre provincie, orgogliose della loro secolare inimicizia intestina e per nulla ansiose di essere accorpate con le terre vicine.

Uno sbuffo di frustrazione, celato dal cuscino, mentre l’ambasciatrice continuava a lambiccarsi su quel rompicapo politico dalla risoluzione apparentemente impossibile.

Di certo, il primo ministro di Tymeda che si affannava dietro di lei, non le era particolarmente d’aiuto nel concentrarsi. Hemia poteva sentire il suo membro venoso e pulsante affondarle dentro, ritmicamente, mentre lui le spingeva i fianchi ed usava tutto il suo peso per penetrarla più a fondo. Come quasi tutti i Tymediani, era piuttosto ben messo, leggermente tarchiato ma dal torace possente e le braccia forti. Nonostante il suo incarico politico, probabilmente non avrebbe sfigurato nemmeno su di un campo di battaglia, armato di tutto punto.

Ed una nuova guerra aperta tra i regni di Tymeda e Arida era proprio ciò che Hemia era stata mandata a scongiurare.

L’ambasciatrice alzò un poco la testa dal cuscino, dosando bene la voce per emettere un serie di acuti gemiti che compiacessero l’uomo abbastanza da convincerlo che stesse facendo un buon lavoro. In realtà, lo sfregamento della sua rigida virilità dentro di lei le risultava piuttosto fastidioso e tutt’altro che piacevole.

“Potrei amministrare il regno da sola, anzi, l’intero continente, ed invece sono qui a far contento questo bifolco come una puttana in un bordello del porto. Con tutte le scartoffie che mi sono portata da finire, tra l’altro”

Il primo ministro spostò leggermente il peso indietro, tirandola per i fianchi e facendole sollevare ulteriormente il sedere. Poteva chiaramente godersi la vista del proprio membro che affondava a più riprese nel sesso dell’ ambasciatrice, svanendo dentro di lei sino a spingere il proprio pube contro il corpo di lei. La vista era resa ancora più gradevole dall’avere davanti a sé le natiche sode e ben disegnate dell’ ambasciatrice, che l’uomo non mancava di palpeggiare, allargare con le mani e percuotere di tanto in tanto con il palmo della mano, in un sonoro schiocco.

In effetti la dea Efesia, patrona del Regno di Arida e protettrice dei suoi abitanti aveva benedetto Hemia con un’intelligenza decisamente fuori dal comune, un’abilita innata per il gestire i numeri ed il farli sempre tornare alla perfezione. L’essere poi figlia di una famiglia nobile le aveva permesso di ricevere l’istruzione necessaria per far fruttare i suoi talenti al massimo, rendendola una delle più importanti politiche ed ambasciatrici di Arida, abilissima nel valutare le ripercussioni sul paese della più piccola notizia, accordo, o mezza verità udita di nascosto.

Di certo, anche il suo aspetto si era dimostrato molto utile, nell’avere a che fare con le persone. I lunghi capelli biondi incorniciavano infatti un paio di occhi azzurri ancora più brillanti di quelli dell’Aridano medio, oltre che una bocca dalle labbra morbide, la cui abilità nel dare piacere era stata provata poco prima, dal primo ministro di Tymeda. Hemia infatti non aveva lesinato nel prendere in bocca quel grosso membro solcato da spesse vene, succhiandolo con grande cura ed attenzione, senza tralasciare la minima piega di pelle dall’essere piacevolmente stimolata dalla sua lingua. Ad un certo punto aveva persino dovuto fermarsi e rallentare, temendo che il primo ministro fosse prossimo al raggiungere il proprio limite, cosa che non avrebbe portato quell’incontro a concludersi nel modo più fruttuoso per lei.

Oltre che un viso incantevole, Hemia aveva anche un corpo assolutamente desiderabile. Un po’ più alta della media del suo popolo, snella e ben proporzionata, i seni piccoli, ma sodi e dalla forma quasi perfetta. Della bellezza del suo fondoschiena abbiamo già parlato, e di certo il primo ministro poteva dirsene ben soddisfatto.

Il susseguirsi delle spinte dietro di lei era continuo ed incessante, accompagnato da chiare espressioni di piacere da parte dell’uomo, cosa che l’ambasciatrice non mancò di notare, costringendosi ad essere collaborativa, per non mandare tutto a monte.

Hemia era infatti tra le menti più brillanti del continente, oltre che una bellezza riconosciuta da chiunque, ma per uno scherzo del destino era anche più frigida di un sasso pescato da uno stagno ghiacciato.

Un segreto ben custodito, gli uomini non prendono bene il fatto che mentre loro danno sfoggio di virilità, la “fortunata” se ne stia assorta a ragionare su quanti carri serva approntare per rifornire la capitale prima della stagione delle piogge. Un’offesa imperdonabile, se i due coinvolti sono primo ministro ed ambasciatrice di due regni ostili da sempre.

Facendo forza sulle braccia, Hemia si sollevò a quattro zampe, muovendo la testa come a volersi scoprire il volto dai lunghi capelli, dandosi alcune leggere spinte per assecondare quelle dell’uomo, iniziando con una serie di gemiti e sospiri piuttosto decisi, chiudendo gli occhi e piegando indietro il capo, come in balia del piacere.

Inutile dire che la cosa parve avere l’effetto desiderato sul primo ministro, che non lesinó nel darsi un gran da fare con le spinte, come rinvigorito dai gemiti di lei.

Non c’era nessuno con loro, in quella stanza da letto, ma molto probabilmente quel susseguirsi di suoni ed esclamazioni di eccitazione e godimento era facilmente udibile da qualsiasi servitore che si fosse trovato a passare davanti alla robusta porta di legno.

La pene trazione era forte e vigorosa, Hemia che alzava progressivamente il tono della voce e la frequenza dei gemiti, a simulare il fatto che ormai la possanza del suo amante l’avesse vinta e portata sull’orlo del parossismo. E non servì poi molto perché lui le stringesse i fianchi tanto forte da farle male, spingendole l’asta fino in fondo, prima di iniziare a venirle copiosamente in corpo. Lei non si lascio sfuggire quell’istante, i suoi gemiti strozzati, un tremore simulato, a fargli credere di aver raggiunto all’unisono il culmine del piacere.

“Che schifo… questo bifolco si é pure messo in testa di ingravidarmi* fu l’unica cosa che passò per la mente dell’ambasciatrice, mentre il membro di lui finiva di pompare, prestamente sfilato prima di afflosciarsi troppo. L’eventualità che potesse comunque restare incinta da quell’amplesso era comunque qualcosa di quantomai remoto, dato il suo assumere giornalmente infusi e decotti con il preciso scopo di evitarlo.

“Ambasciatrice, credo questo incontro sia stato decisamente…fruttuoso” commentò l’uomo, mentre lei si inginocchiava sul letto, coprendosi pudicamenge il seno con il lenzuolo, lo stesso lenzuolo che se ne stava anche accartocciato sotto di lei, mentre senza farsi notare è aiutata dalla posizione, spingeva per far uscire quanto più seme possibile dal proprio sesso, come se non sopportasse di averlo dentro un minuto di più.

“Primo ministro, concordo. Sarò felice di portare buone notizie al mio rientro. Come dicevamo stamane, i Nobili delle terre contese sono gente altezzosa, ma credo che se ci mostreremo ragionevoli ed uniti, potremmo trovare un compromesso che non scontenti nessuno” rispose, con un sorriso tanto incantevole e solare quanto falso.

“Farò subito predisporre perché venga organizzato un incontro con loro da qui a poche settimane. Mi auguro ci farete grazia della vostra presenza” continuò lui, iniziando ad allacciare i numerosi bottoni della propria camicia

“Ovviamente, primo ministro, non lascerei mai una faccenda di tale importanza nelle mani di un mio subalterno. E poi… potrebbe essere una buona occasione per rivederci a discutere qualche dettaglio che magari oggi ci é sfuggito” concluse in tono allusivo, nonostante nella sua mente avesse un solo pensiero :

“Che tedio…tra tre settimane avrò tutta l’allocazione del carbone per l’inverno a cui pensare….”

Per commenti, critiche, role play o per aiutarmi a scrivere il prossimo racconto potete scrivermi a Fun_fun_123@mail.com

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