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El jefe

By 15 Maggio 2007Dicembre 16th, 2019No Comments

LEI: Sarà qui tra poco: &egrave sempre puntuale! Già’ &egrave proprio una sua mania, la puntualità; probabilmente, a casa, mangia pane e secondi, lui.
Però, se non altro, ha finito di stressarmi per i ritardi: prima erano cazziatoni colossali per cinque miseri minuti, mentre adesso dice qualcosa così, per salvare la faccia, ma ha smesso di stressare sia me che gli altri. Che si sono stupiti del cambiamento del carognone, ma pensano ad una discesa della spirito santo’ se sapessero che &egrave unicamente merito mio’

LUI: Accidenti anche a questo cazzo di semaforo del cazzo: lo becco sempre rosso e mi fa venire la barba bianca, ad aspettare il verde. Beh, sì, ho ancora tempo, ma insomma, odio avere il tempo contato! Lei mi aspetta, e non posso arrivare tardi proprio da lei! Mi sono già infilato in un casino, non mi sembra il caso di peggiorare le cose: ci sono già stati contrattempi sul lavoro e, per colpa sua, ho dovuto darmi una calmata anche con gli altri, gli stronzi, che pensano che tutto vada bene e che non capiscono che cerco di salvare il posto a tutti, sia il mio che il loro…

LEI: Manca un quarto d’ora all’appuntamento. Quindi sarà qua sotto tra dieci minuti al massimo: “lo sai quanto odio la mancanza di puntualità: se arrivo più tardi di cinque minuti prima, mi sento in ritardo'” che stronzo frenetico, quando fa così! Che poi odia chi, quando lui arriva con i soliti cinque minuti d’anticipo, si fa già trovare sul posto, arrivato ancora prima di lui!

LUI: Se dio vuole, tra due mesi e mezzo, me ne vado in ferie, nel solito posto tranquillo sperso tra le montagne: là, se dio vuole, mi levo sto cazzo di tiranno da polso e mi rilasso: per dare gli appuntamenti, lì, si usa il calendario, non l’orologio! Se proprio uno vuole essere pignolo, dice anche “mattina” o “pomeriggio”.
Ah, la mia tenda nella pineta: aria buona, silenzio, tranquillità e nessuno nel raggio di cento metri! Mi scappa ancora da ridere, pensando a quella coppia di imbranati idioti, dieci anni fa, che con tutto il bosco a disposizione, mi si sono messi a meno di dieci metri: verso mezzanotte &egrave bastato sfilargli i picchetti della tenda e la mattina dopo sono smammati!
Oh, cazzo: un altro semaforo!

LEI: Se penso a questa storia, mi scappa da ridere! Il temutissimo dottor Diamanti, terrore di tutti quelli dell’ufficio, così formale (“alle donne che lavorano sotto di me do del lei: se dovessi fare una battuta poco felice, dando del tu possono pensare , mentre col lei, almeno, non pensano subito che le sto tacchinando!”), così precisino, sempre con la battuta pronta, sempre a controllare che non stiamo a perdere tempo (“signora, &egrave andata in Brasile, a prendere il caff&egrave?”), sempre a controllare, spulciare il nostro lavoro. E la Margherita che lo imita: che spasso!
E poi, improvvisamente, un mese fa’ bah, la vita &egrave strana!

LUI: Dio, che casino si traffico: se giro alla prima a destra e poi arrivo fino al corso mi salto’. due semafori, anche se ne becco uno lunghetto, ma poi posso andare un pochino più veloce’
E tutto per quella cazzo di sera di un mese fa! Merdalclero!!!
Gianni che mi invita: “dai, una festicciola a casa mia venerdì sera, c’&egrave un po’ di amici, qualcuno con la donna, un paio di squinzie raccattate e vedrai: dovrebbe essere una festicciola al bacio!”
Me la sentivo colare: qualcosa mi diceva “no, non ci andare!” ma, dopo una settimana del cazzo, con le quadrature trimestrali che non andavano, quegli stronzi sul lavoro che erano di lungo a prendere il caff&egrave, ad andare al cesso, a cazzeggiare nei corridoi, anziché provare a capire dov’era l’inghippo e cercare di uscirne alla veloce’ bah!
E invece dico a Gianni che va bene, che ci sarò. Poi, mentre stavo per andare, il capo che mi chiama nella sua tana e mi fa una pompa colossale ad ampio spettro: parla di lavoro, parla di risultati, parla di riorganizzazione del gruppo, parla del per personale, parla, parla, parla’ cheppalle! Lui non ce l’ha, una casa?
Così esco dal lavoro un’ora e tre quarti più tardi. Vado a casa, a prepararmi, e becco -ovviamente- l’ora di punta del venerdì sera, il casino più incasinato possibile. Per giunta, i soliti idioti che riescono ad avere un incidente sulla strada veloce, con paralisi del traffico in tutta la zona per tre chilometri di raggio, cane di trovare un parcheggio vicino a casa (quasi un chilometro di distanza, cazzo! E fortuna che non sono un fanatico dei macchinoni, se no in quel buchetto, col cazzo che ci stavo!). La legge di Murphy (quando le cose vanno male, possono soltanto peggiorare!) era in agguato, in attesa di colpirmi’ ma io avevo promesso a Gianni che ci sarei stato!
Entro in casa ed il telefono che squilla come un disperato, mi precipito a rispondere e mi becco mia madre (era un mese che non mi chiamava, accidentaccio!) che mi brasa un elmo di tre quarti d’ora sullo stato di salute della sua amica Eleonora, che non mi faccio mai sentire, che non la vado mai a trovare (duecentotrentacinque chilometri non si fanno in un quarto d’ora, cazzo! E’ un viaggio che va pianificato, organizzato che, se non vuoi fare un “ciao, mamma, bacino-bacino, devo ripartire”, devi avere una giornata intera a disposizione!).
Guardo l’ora, alla fine: cristo, mai tardi! Così apro il frigo, afferro un pezzo di formaggio, mi faccio la doccia ancora masticando; fohn, barba, denti, una sistemata ai baffi, scelta di cosa mettermi, mi abbottono la camicia e mi si stacca il bottone di un polsino, la cambio, mi faccio il caff&egrave, mentre lo bevo andando di nuovo in camera, inciampo in una scarpa e mi macchio camicia e maglietta: allora cambia la maglietta, scegli una camicia, cambia i pantaloni che non si accordano con la camicia, scarta tutto, tira fuori una polo ed un paio di jeans (mica fa freddo!), leva la maglietta, indossa la polo, passa la cintura nei jeans, travasa la roba nelle tasche (con inevitabile cascata di monete in terra!), infilati le scarpe e sfreccia fuori: quasi due ore di ritardo sulla tabella di marcia!
Poi arrivo alla macchina, giro la chiavetta e non parte al primo colpo: da cazzone, schiaccio l’acceleratore fino in fondo, riuscendo ad ingolfarla. Aspetto dieci minuti e riprovo: decollo! Parto a stecca e prendo l’autostrada. A quell’ora ci avrei messo una vita, con la statale! Entro in autostrada e ci tiro così tanto che una pattuglia della stradale mi ferma: non pago una lira, ma per il controllo dei documenti, del triangolo, delle luci, dell’accidente-che-li-pigliasse, partono altri venticinque minuti. Poi riparto, sempre scortato dai simpaticoni della stradale che non hanno, evidentemente, un cazzo da fare e stressano me ed, alla fine, arrivo a casa di Gianni con oltre due ore di ritardo. Come suono, mi apre: gli avevo dato un colpo di cellu per dirgli che avrei fatto tardi: lui si era messo a ridere e mi aveva spiegato che mi sarei perso soltanto la parte più menosa della serata: le presentazioni ed i cazzeggi col bicchiere in mano!
Così mi apre, nudo, mi stringe la mano sorridendo e mi precede nell’appartamento appena rischiarato da qualche fioca, strategica luce.

LEI: Se ci ripenso! Stefania aveva insistito tanto, per portarmi a quella festa. Io non avevo molta voglia di andarci, ma lei insistito dicendo che c’era da divertirsi di sicuro: un sacco di bei giovanotti, interessanti da tutti i punti di vista -e le luccicavano gli occhi, a quella mignotta della mia amica!- e così, siccome anch’io avevo, in fondo, voglia di divertirmi un pochino (Martino &egrave un bravo ragazzo, ma a letto &egrave una tale prevedibile pizza!), ho accettato.
Andiamo con la macchina di lei, fino ad un paesino a casa del diavolo; poi usciamo dal paese, giriamo a destra ed arriviamo davanti ad una bella villa moderna: bassa, ad un piano, decisamente elegante.
Facciamo il nostro trionfale ingresso nel salone dove c’era già una dozzina di uomini e tre o quattro donne: gli abitini attillati che Stefania ed io indossiamo, attirano gli sguardi sulle curve -facilmente intuibili- dei nostri corpi. Ho riscosso un certo successo, come era prevedibile: avevo sciolto i miei lunghi capelli neri e con le lenti a contatto al posto degli occhiali che porto sul lavoro, faccio la mia bella figura; sapevo poi che l’abitino bianco avrebbe fatto un piacevole contrasto con il mio incarnato naturalmente olivastro (prova tangibile della scappatella di un’antenata con un pirata berbero!).
Il vasto ambiente &egrave morbidamente illuminato dalla sapiente disposizione di alcuni faretti e piantane alogene, regolate in modo da dare una luce calda ma non troppo intensa: lei mi presenta qualcuno, tra cui il padrone di casa che, dopo una mezz’ora, dice che, essendo arrivati quasi tutti, la festa può andare avanti e che le “regole d’ingaggio” (Stefy mi ha poi spiegato che il padrone di casa &egrave un ex pilota dell’Aeronautica) sono a totale discrezione: ognuno può fare qualunque proposta a chiunque e si può declinare l’invito, ma senza offendersi!
La musica passa ai lenti, le luci si attenuano, qualcuno mi invita a ballare. Le sue mani passano dalla mia vita al mio culetto, mentre mi attira sempre più verso di sé. Lo guardo: &egrave n bel ragazzo moro, alto e con un sorriso sfolgorante. Mi chiedo “perché no?” e lo lascio fare. Le sue mani fanno risalire la stoffa tesa dal mio culetto (che tutti giurano fantastico, ma che &egrave insidiato da un inizio di cellulite: dovrò trovarci qualche rimedio, prima o poi!).
Poi le sue abili mani scivolano sotto gli slippini ed arrivano a sfiorarmi la micetta. Non &egrave facile resistere imperturbabile in quel frangente, col suo coso (ma quanto cazzo &egrave grosso?) che spinge prepotentemente contro il mio pancino, contenuto a fatica dai suoi pantaloni attillati. Poi’ beh, poi gli ho abbassato la lampo, tirando fuori un attrezzo di tutto rispetto, e’ beh, ci siamo trovati su una specie di tatami, che occupava l’intero pavimento di un’ampia stanza, a giocare prima da soli e poi, man mano che i partecipanti alla festa si avvicinavano, con sempre un maggior numero di persone.
Mi sentivo accarezzata, toccata, succhiata, posseduta al centro di un vortice di persone che non facevano mai mancare, davanti alla mia bocca, attrezzi e cosine da succhiare e leccare. Ero quasi arrivata in cima all’erta salita che conduce al mio primo orgasmo (poi gli altri vengono in cascata! Uno più esplosivo dell’altro!), quando un deficiente ci raggelò chiedendoci di fare delle foto. A me giravano le scatole, sia perché aveva interrotto il mio avvicinamto al momento magico, sia perché non mi va far foto, a rischio di essere riconosciuta. Ma il tipo era organizzato: distribuì a tutti delle maschere di carnevale, di quelle che coprono il viso intero, e riuscì -così- ad ottenere il permesso a cui sembrava tanto tenere, mentre noi potemmo riprendere dal punto dove eravamo, più o meno, rimasti.
Nella penombra, indovinai Stefy intentissima a baciare la cosina di una ragazza, bionda e magrina, mentre un tizio ben piantato approfittava del suo sedere esposto. Più in là, due giovanotti erano, invece, intenti a giocare fra di loro, prima succhiandosi i sessi svettanti e poi penetrandosi a vicenda, mentre una delle donne, la compagna di uno dei due, imboccava l’appendice virile (?) di chi subiva gli assalti dell’altro e veniva, a sua volta, posseduta da un tizio coi capelli brizzolati, ma con il fisico di un trentenne.

LUI: Gianni mi fa strada nel soggiorno, dove intuisco -più che vedere- una donna che, seduta sull’orlo della seggiola, sta accogliendo con tangibile entusiasmo le mani di due ragazzi che le stanno toccando la fica scosciata e le tette, mentre lei restituisce la cortesia menando a tutto spiano i cazzi dei due.
Seguo Gianni, in quella che lui chiama “la sala giochi”, una grande stanza con una serie di divanetti lungo le pareti e col pavimento coperto interamente da un tappeto imbottito, come quelli delle palestre. Mentre varchiamo la soglia, incrociamo Giorgio, un nostro amico fissato di fotografia, con la macchina al collo, tutto contento per essere, probabilmente, riuscito a fare qualche scatto bollente.
L’idea che era riuscito a trovare modelli, era rafforzata dal fatto che tutti i presenti indossavano maschere, di quelle alla veneziana, che coprono interamente il viso.
Mentre mi spoglio, noto una moretta con un culo spettacoloso, che sta scopando con un tizio e mentre un altro glie lo spinge nel culo. La piccina gode come una matta e decido di accostarmi al terzetto per offrire il mio cazzo alla bella bocca di lei. E’ così presa (in tutti i sensi!) in quello che sta facendo che, come le presento il cazzo da succhiare, trasale visibilmente: evidentemente la mia improvvisa comparsa l’ha spaventata: mi dispiace, &egrave così carina! Carnagione scura, capelli neri lunghi, un bel paio di tettine -non esagerate, come piacciono a me!- ed un culo che &egrave una favola: perfetto, a mandolino e -soprattutto- ben capiente, a giudicare dalla dimensione del cavicchio che ospita con entusiasmo!
Dopo qualche timida leccata alla cappella, mi afferra per lo scroto e mi fa sprofondare fino in fondo alla sua bocca, stringendomi, però, le palle con un entusiasmo leggermente doloroso, anche se molto eccitante’ Dopo un paio di minuti, volendo il gruppetto cambiare posizione, ne approfitto per recuperare i miei martoriati coglioni e fare un giretto per il salone. Avrei voluto farmelo, l’angelo nero, ma mi sembrava fin troppo affiatata con i suoi due compagni. Rendendomi un appunto mentale di verificare più avanti se avessi margini per fottermela, proseguo il giro.

LEI: Come quel deficiente con la macchina fotografica se ne va, percepisco appena un breve scampanio del campanello, ma i miei due compagni di gioco mi rendono difficile distrarmi dal soddisfarli.
Sono lì, tutta intenta ad apprezzare le virilità dei miei due nuovi amici profondamente infisse in me quando, a due dita dal naso, mi si materializza un attrezzo niente male; più per forza d’abitudine che per altro (tanto avevamo tutti quelle stupide, tristi maschere bianche!) getto uno sguardo al volto del latore di quell’osceno suggerimento ed il mio cuore si ferma: &egrave senza maschera ed &egrave lui, il carognone!!! Il bastardo che ci stressa sul lavoro, l’ipocrita che da del lei alle “signore” dell’ufficio, lo stronzo solenne e pomposo che si fa bello con i capi grazie al nostro lavoro!!!! In un attimo realizzo che non può avermi riconosciuto, a causa di quelle benedette maschere, perciò decido di far finta di niente e gli allungo un paio di timide leccatine. Per poterlo succhiare bene, però -anche se avrei voluto staccarglielo a morsi, giuro!- il bastardone &egrave troppo distante e non mi va di rischiare di perdere il piacevole contatto con i miei due compagni di gioco, solo per avere l’onore di poter succhiare l’estremità virile di sua eccellenza! Così, per avvicinarmelo e per pilotarlo nella giusta direzione, lo afferro per la sacchetta pelosa e lo piloto fino in fondo alla gola’ Poi, presa da un’ispirazione momentanea, visto che -dicono!- le palle degli uomini sono una parte molto sensibile, aumento la stretta per fargli male: lui trasalisce ma sembra, alla fine, apprezzare il trattamento.
Andiamo avanti così per qualche minuto -a me mi eccita un casino avere la possibilità, se solo volessi, di strappare le palle al bastardone; perciò vengo come una pazza!-, fino a che approfitta di un nostro riaggiustamento per allontanarsi.
Ho i sensi in fiamme: i due che si stanno occupando di me ci danno dentro come nelle zucche, ho quasi castrato il mio capo e quella maialina di Stefy &egrave al centro di un groviglio di corpi nei quali conto, almeno, cinque uomini e due donne! Che porcacciona!
Il mio sguardo si impiglia, alla fine, nell’alta figura del carognone, che &egrave in fondo al salone, in prossimità dei due ragazzi che stanno giocando tra di loro.

LUI: Chi poteva immaginare che quella meravigliosa troietta potesse essere una delle mie più scialbe sottoposte? Dopo averle dato il cazzo da succhiare, che a momenti mi castra, la troia!, girello e mi avvicino a due bellissimi ragazzi che stanno giocando tra di loro. Quello che -in quel momento- viene inculato dall’altro, ha un cazzo che &egrave una meraviglia: grosso, dritto ed almeno 22 centimetri: una scultura! Mi abbasso e comincio a spompinarlo dolcemente: lui apprezza e pilota i movimenti della mia testa con una mano che mi appoggia sulla nuca. Devo allargare al massimo la mascella per poter ospitare tutto quel ben di dio, così ben teso!
Dopo qualche minuto, mi trovo -assolutamente incurante di tutti gli altri presenti- ad essere deliziosamente inculato da quel cazzo divino, mentre il suo amico mi spinge tra le labbra il suo cazzo dal sapore acre.
Sono lì, quasi sull’orlo della sborrata, quando mi rendo conto che due morbide labbra si sono impadronite del mio cazzo, attualmente senza alcun impegno, se leviamo una distratta sega del giovane col cazzo da favola; abbasso lo sguardo per capire chi mi sta così piacevolmente gratificando e grande &egrave il mio stupore vedendo che si tratta della troietta mora di prima. Vorrei lasciare quel gioco tra uomini -immediatamente!- per poter affondare la mia nerchia nella sua fica e nel suo culo, mollo il cazzo che stavo succhiando per leccarle la fica dilatata e piena di sperma -dio, che sapore fantastico!-, ma l’ondata di eccitazione mi cala dal cervello fino alle palle in un lampo e scarico densi schizzi di sborra in quella morbida bocca ospitale da troia.

LEI: Non credevo ai miei occhi! L’irreprensibile, il perfetto dottor Diamanti della Sede che non solo succhia un giovanotto, ma permette poi che questi possa usare ed abusare del suo sedere! Così, tranquillamente! Davanti agli occhi di tutti! Davanti a MIEI occhi! Il porco! Il depravato! E guarda come se lo gusta, quello stantuffo lì dietro! E come succhia l’attrezzo dell’altro, anche!
Non so se ho preso una decisione razionale o se ho agito per puro istinto: lascio i miei due compagni, che tanto erano abbondantemente venuti in me lasciandomi i buchetti sciaguattanti di caldo succo maschile.
Mi avvicino al bastardone e comincio a baciargli il coso; lui gira lo sguardo, mi riconosce come quella moretta di prima, molla il pistolone che stava succhiando, mi afferra per i fianchi per mettermi in posizione di sessantanove ed affonda la bocca nella mia natura sbrodolante, mugolando dal piacere. Mi trovo, così, ad avere in primissimo piano l’attrezzo -davvero notevole: che spreco, se lo usa solo per i maschietti!- che lo penetra con entusiasmo e sbattendomi ritmicamente i testicoli sugli occhi. Sento la sua lingua e le sue dita che si impadroniscono della mia fichina -niente male, tra l’altro! La bacia veramente bene! Non sembra quasi un uomo!- e mi porta, in un istante, in cima ad un altro orgasmo che sento arrivare, imperioso e colossale! Anche il suo attrezzo mi vibra ritmicamente in bocca: sento che sta -anche lui!- per arrivare. Gli sfioro delicatamente i peli della sacchetta ed &egrave fatta: mi spruzza il suo seme ben in fondo alla gola, saltando ed agitandosi come un cavallo imbizzarrito, mentre anch’io arrivo e mi sento esplodere!

LUI: Dio, che sborrata! Quella troia, sul più bello, mi ha sfiorato i coglioni e mi ha fatto esplodere! Però, anche lei ha apprezzato il trattamento di papà: &egrave venuta come una cavalla, a tempo con me! Che gran mignotta, che porca da favola!
Altro che quelle mezze sceme, represse e compresse, con le quali lavoro!

LEI: Alla fine siamo rimasti lì, a cercare di far tornare il ritmo dei nostri cuori all’interno di parametri accettabili, e l’ho guardato, il bastardone: aveva una faccia beata, rilassata, sembrava un ragazzo, con gli occhi luccicanti di serena felicità, il porco, il negriero!
Mi sono avvicinata a lui, che non ci potessero sentire gli altri e, seguendo un pensiero perfido che mi &egrave sfrecciato nella mente al momento, gli ho mormorato: “Adesso, non &egrave che se lunedì arrivo con dieci minuti di ritardo, mi fa la solita scenata, eh, dottor Paolo Diamanti?” Mentre dicevo ciò, mi sono levato la maschera e’ che spasso! Mi guarda, si tira su, rotea gli occhi -cerca una via di fuga?-, mi riguarda, impallidisce, arrossisce, balbetta, poi esce con un classico: “Oh, signorina Argenti, anche lei qui?” Poi ci ripensa e parte con un altro classico: “Guardi che forse ha frainteso, posso spiegarle tutto! Non &egrave come pensa lei!”
Che squallore! Si fosse comportato da uomo, avesse accettato serenamente le sue inclinazione avrei, forse, potuto metterci una pietra sopra, magari anche vedere se era il caso di uscirci insieme qualche volta (non male l’amico, senza quell’accidenti di giacca-cravatta!), ma così’ che tristezza! E che rabbia!

LUI: Ero lì, a riprender fiato, quando quella fantastica troietta mi si avvicina che penso voglia baciarmi e’. mi crolla il mondo addosso: quella puttanella &egrave la signorina Argenti (Barbara di nome, mi pare), una delle più insignificanti, pigre, stupide dell’ufficio! E mi può sputtanare come vuole, dopo che ha visto come mi piace farmi inculare! O cristo! Che casino! Me la sentivo colare! Che coglione! Che stronzo! Che Imbecille! Oh, merda!
Provo a giustificarmi in qualche modo, ma quella troia fa la sostenuta; sono costretto a stare al suo gioco! Mi potrebbe sputtanare sul lavoro e, col capo così bacchettone, rischio anche di finire a spasso! In un momento di crisi così. Poi! Ma merda!

LEI: E così, a quell’uomo per finta, sia come gusti che come comportamento, ho posto le mie condizioni: una &egrave quella di non stare a rompere le scatole sul lavoro (ed &egrave troppo divertente vederlo abbassare gli occhi in ufficio, quando mi incontra!) e l’altro di venire qui, a casa mia ogni tanto’.
Accidenti, si &egrave fatto tardi; sarà già qua sotto: l’appuntamento &egrave tra tre minuti esatti e lui suonerà tra esattamente cinque minuti’

LUI: E così ho dovuto sottostare -ah, eccomi arrivato, alla buon’ora!- ai suoi ricatti: di non fare più il rompiscatole sul lavoro (ed il capo se n’&egrave accorto e mi ha già fatto capire che non &egrave contento) e poi, questo. Le venisse un accidenti!
Adesso mi tocca stare qua, come un idiota, ad aspettare che passi l’ora dell’appuntamento di esattamente due minuti (come lo odio, questo stronzo giochetto!), poi suonare ed andare su.

LEI: Ah, eccolo che suona. Gli apro e controllo che sia tutto a posto.

“Venga, venga, dottore. Anche oggi &egrave in ritardo, eh?” “Mi scusi, signora, ma c’&egrave un traffico pazzesco!” “Beh, ormai sa qual &egrave la punizione, no? Si prepari”

LEI: Adesso si toglierà i calzoni ed i boxer e gli darò venti colpi di canna d’india, per il ritardo. Poi, mi metterò sul letto e gli ingiungerò di baciarmela e mi farà godere. E’ uno stronzo, ma la bacia troppo bene!

FINE

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