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Avevo 22 anni. Mia madre, dopo aver divorziato, aveva un compagno di 53 anni, dall’aspetto giovanile, simpatico, carino, fisico tutto sommato ancora gradevole se non per un pò di pancetta da cinquantenne.

Nonostante avessi iniziato a fare sesso da giovane (i primi pompini e rapporti completi, compreso l’anale, a 18/19 anni) e fossi consapevole di essere troia, di amare il cazzo, di avere un debole per gli uomini maturi, non avevo mai avuto pensieri sconci su Agostino, il compagno di mia mamma, forse perchè, a livello inconscio, trovavo grave la cosa, anzi gravissima; se mia madre avesse scoperto una mia porcata col suo compagno, come avrebbe reagito? Chissà il casino…

Ma ben presto i miei pensieri cominciarono ad andare proprio a lui, ad Agostino. La gravità e l’indecenza della cosa mi eccitavano da morire. Lui era carinissimo con me, sempre disponibile, sorridente, gentile e paterno. Ogni volta che lo vedevo o che mi accompagnava da qualche parte, mi eccitavo tantissimo, al punto che poi da sola, mi masturbavo pensandolo nudo, a cazzo dritto a mia disposizione. Curiosa, mi chiedevo se anche lui avesse delle mire “particolari” su di me, anzi lo speravo maliziosamente.

Una volta, rincasando improvvisamente, li colsi nudi a fare l’amore in camera da letto. Loro non si accorsero della mia presenza. Silenziosamente mi misi a spiarli e, quando mia madre iniziò a fargli un pompino, potei vedere il suo cazzo in piena erezione sotto gli esperti colpi di lingua di mia mamma. Un uccello non particolarmente grosso, ma largo e dalla cappella dura e oscenamente eccitante. Dio, come e quanto avrei voluto essere al posto di mia madre a ciucciargli quella meravigliosa cappella! Corsi in camera mia e mi sditalinai selvaggiamente al pensiero di fargli un pompino e di ingoiare tutta la sborra che sarei stata capace di tirargli fuori dai coglioni.

Passavano i giorni e nulla accadeva, ma dopo avergli visto l’attrezzo, guardavo Agostino con occhi diversi, meno innocenti e con più malizia. L’avergli visto il cazzo scatenava le mie fantasie più porche, era diventato un’ossessione per me; addirittura, mentre scopavo col mio fidanzato, pensavo ad Agostino. Ma poi, come si dice, l’occasione fa l’uomo ladro….. E così un pomeriggio d’estate, mia madre gli chiese la cortesia di accompagnarmi ad un colloquio di lavoro fuori città. Messa al corrente che mi avrebbe portata Agostino in macchina, la mia fantasia iniziò a lavorare in maniera incredibile, immaginavo la scena di noi nudi a fare porcate oltre ogni decenza; insomma scopare col compagno di mia madre era una cosa indecorosa e proibita, pericolosissima ma molto eccitante per me, un sogno proibito ma fortemente desiderato.

Inutile dire che mi vestii con leggins neri e magliettina bianca, senza mutandine ne reggiseno, insomma decisi di provare a far colpo su di lui. All’epoca, avevo un piercing al naso.

Nel primo pomeriggio Agostino venne a prendermi, salutai mia madre con un bacio sulla guancia, e montai in macchina. Il mio abbigliamento da troietta non aveva colpito mia mamma, ma notai che aveva invece colpito lui, eccome. Salutandomi, vidi i suoi sguardi desiderosi alle mie tette, una bella terza abbondante, sode e con capezzoli sporgenti e duri da sembrare chiodi. La cosa non mi sfuggì e mi fece avere un sussulto di maliziosa eccitazione.

L’aria era molto afosa e calda e lui era vestito con pantaloncini corti e maglietta. Partimmo e cominciammo a parlare amabilmente come al solito, mi chiese come andasse con il mio fidanzato, se avessi mangiato, di musica e eravamo sereni e tranquilli, anche se nella mia fervida immaginazione da porca desideravo ben altro da lui. Mi resi conto che mi stavo eccitando tantissimo, ma ero scoraggiata dal suo atteggiamento come sempre corretto, educato, che mi faceva temere che lui non pensasse a me in quella maniera, che poi pensandoci bene, sarebbe stata la normalità.

Non so come, non so perchè non riuscii a trattenermi, ma improvvisamente dissi: “lo sai che tempo fa sono rincasata e vi ho beccati mentre facevate l’amore te e mamma”? Agostino si ammutolì, arrossì e cadde nel pallone più totale al punto che non riuscì più a dire una parola. Dopo alcuni minuti di silenzio, rincarai la dose e, con un filo di voce, aggiunsi: “a vedervi mi sono eccitata, lo sai”? Lui, imbarazzatissimo, balbettò qualcosa tipo: “ma sei la figlia della mia compagna, come è possibile, ho 30 anni più di te”. Però questa volta lo avevo colpito e affondato perchè notai un evidentemente rigonfiamento alla sua patta; stava infatti avendo un’erezione violenta, improvvisa. Io ero una gran bella fighetta, tette sode e dure, un culo da paura, due belle gambe, con i capelli neri, ma tinti castano chiaro, due labbra da pompinara, insomma ero un bel bocconcino. Il mio aspetto eccitante, unito al mio modo di parlare, avrebbero fatto arrapare un morto, pensai.

Cominciai a prenderlo in giro, allontanandomi verso lo sportello, gli guardavo la patta dicendogli: “ti sta venendo duro Agostino”….. e ridevo in maniera nervosa, maliziosa, eccitata all’inverosimile e ben decisa a fare porcate con il compagno di mia madre. Lui iniziò a sudare, non rispondeva in evidente imbarazzo, ma nello stesso tempo chiaramente eccitato e attratto dalla situazione scabrosa che si era creata tra di noi. Una cosa era certa: avevo voglia, volevo il suo cazzo più di ogni altra cosa.

Meccanicamente, senza pensare a nulla, appoggiai la mano sulla sua patta rigonfia mentre lo guardavo intento alla guida. Lui sussultò al tocco, forse voleva dirmi di fermarmi, che era una pazzia. Ma non fece in tempo perchè cominciai ad accarezzargli il cazzo sotto i pantaloncini lentamente e delicatamente sentendolo divenire sempre più duro, poi pian piano, slacciai il cordoncino, calai la zip e lo tirai fuori, ormai turgido come un palo di legno. Scappellandoglielo, cominciai a fargli una sega lenta, notando che lui godeva, voleva che smettessi per il fatto che fossi la figlia della sua compagna, ma stava godendo e non riusciva a farmi smettere. Intanto, inesorabile, la mia mano andava su e giù col cazzo bollente in pugno, lo scappellavo tutto. Sempre delicatamente, gli calai i calzoncini e gli slip alle caviglie, poi gli allargai le gambe nel possibile per non intralciare la sua guida, mi calai su di lui e presi a leccargli le palle. Ero infoiata e vogliosa del suo cazzo. Lo volevo tutto in bocca.

Mi fermai e, con tono da troia navigata, gli chiesi: “ti hanno mai fatto una pompa mentre guidi”? Lui, con la voce rotta dall’eccitazione, ripose: “si, tua mamma”. Maliziosamente risposi: “ma io credo di essere più brava di lei a succhiare un cazzo come il tuo” e ripresi a leccargli i coglioni, per poi salire sull’asta nodosa fino ad arrivare alla cappella durissima che mi portai tra le labbra cominciando a succhiarla; ne percepivo l’odore e il sapore, me la gustavo ingordamente, avevo voglia del suo cazzo duro. Con le tette dure schiacciate sulla sua coscia destra, cominciai a fargli un pompino incredibile. Reggendo il cazzo alla base, andavo su e giù ritmicamente mugolando dal piacere intenso che mi provocava il succhiare il cazzo del mio “patrigno”. Lui era in estasi, godeva come un porco, con una mano sul volante e l’altra sulla mia testa, mentre io con la lingua gli solleticavo la cappella tutta, la leccavo dalla punta al frenulo, fino al prepuzio, poi la riportavo in bocca ingoiando l’intero cazzo ben decisa a farlo venire nella mia bocca. Gli stavo sparando un super pompino, umido e selvaggio. Lo avevo desiderato tantissimo nelle mie fantasie erotiche. Ero come impazzita con la bocca e la lingua sul suo cazzo duro, gonfio, eccitante, con la cappella lucida e turgida da leccare e ciucciare allo sfinimento. Era resistente, non raggiungeva l’orgasmo, ma la mia bravura da pompinara presto ebbe la meglio. Ero impaziente di ingoiare, avevo sete di sborra bollente da mandare giù.

E così feci una pausa, poi guardandolo negli occhi gli dissi: “sborrami in bocca”. Lui con un cenno del capo, mi fece capire che era quello che voleva. Ad occhi chiusi ripresi quel pompino indecoroso, notavo dei rallentamenti dell’auto ogni volta che raggiungeva l’apice del piacere mentre io infoiata, col suo cazzo in bocca, sapevo che lo facevo godere da matti.

Dopo pochi minuti, mi ricompensò. Infatti, mentre andavo su e giù sul cazzo, improvvisamente una brodaglia calda e densa mi inondò la bocca, la sostanza appiccicosa mi colpì la lingua e il palato; stava venendo, con schizzi copiosi e violenti, mi stava sparando in bocca una quantità enorme di sborra. Uh come mi sentii troia con la bocca piena di sborra del mio patrigno da assaporare e poi mandare giù. Agostino si era lasciato scappare un prolungato lamento di piacere mentre veniva nella mia bocca tenera e giovane. Quella cappella che sputava sborra era inebriante, un’esperienza che mi mandò in visibilio. Aiutavo lo sperma ad uscire dall’uretra succhiando la cappella con uno schiocco delle labbra, mi stavo facendo venire in bocca da Agostino senza vergogna ne rimorso per mia madre, la sua compagna. Senza toccarmi, venni anche io.

Con tracce di sperma residuo sul viso, mi alzai e gli dissi: “al primo posto adatto, fermati, voglio che mi scopi, tutta”….

(CONTINUA)

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Autore Pubblicato il: 21 Luglio 2021Categorie: Racconti Erotici, Racconti Erotici Etero1 Commento

Commenti per questo racconto

  1. Partenopeo57 24 Luglio 2021 at 08:02

    sei una grandissima bocchinara e una gran troia i tuoi racconti fanno rizzare il cazzo

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