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Nelle sue mani – 2

By 8 Gennaio 2014Dicembre 16th, 2019No Comments

Mi trascino fino in camera mia. Sto malissimo. Ho la nausea per quello che ho fatto, anzi per quello che mi ha costretto a fare quel bastardo di mio cugino.
M’infilo sotto la doccia sperando di togliermi di dosso il suo odore acre. Mi fa male la gola e ho la bocca impastata del succo dei suoi coglioni. Cristo, non sono neanche sicuro che una puttana di mestiere permetta ai suoi clienti di sborrarle in bocca, tanto è degradante. Il getto d’acqua continua a lavarmi ma è inutile, quello che è successo si fa sempre più vivido nella mia mente. Chiudo l’acqua sentendomi peggio di prima. Mi guardo allo specchio. Prendo lo spazzolino e comincio a sfregare i denti con rabbia. Voglio smettere di avere il suo sapore in bocca!
Ma mentre sfrego guardo i miei occhi e rivedo l’orrore. E’ successo tutto così in fretta. Nel giro di una mezzora ho rinunciato completamente alla mia dignità, mi sono degradato davanti a lui come non credevo possibile! Eppure il mio corpo opponeva strenua resistenza: il disgusto per l’odore dei suoi piedi mi è rimasto nelle narici e contribuisce alla mia nausea. Ma questo non mi ha impedito di stare lì a leccarglieli, a leccare tutto quel sudore mentre lui me li premeva sulla faccia, ridacchiando di me. Perché l’ho fatto? Non mi ha certo costretto con la forza! L’ho fatto perché mi ha chiesto di farlo, tutto qui. Chiesto, poi’ Diciamo che mi ha detto di farlo e io ho’. ubbidito.
Santo cielo! Ma chi si comporta così?! Chi?!?! Mi urlo nel cervello mentre le gengive quasi mi sanguinano per la troppa forza. Mi sciacquo e cerco di calmarmi. Mi metto a letto, provo a prendere sonno. Non ci riesco. Pondero ciò che è successo, con l’angoscia nel cuore. L’angoscia non solo di ciò che è stato ma di ciò che potrebbe essere.
Penso a lui, al suo viso, al suo corpo, alle sue parole. Ha il potere di farmi fare quel cazzo che vuole.

Mi sveglio la mattina dopo esausto per il troppo pensare. Avrò dormito tre ore, si e no. Mi vesto e vado a lavoro, non faccio neanche colazione, sono stomacato. Arrivo tardi e lo trovo dietro al banco che serve i clienti. Ingoio e cerco di far finta di niente.
‘Buongiorno!’ esordisco. I colleghi mi salutano ma lui no. Fa finta che non ci sia. Mi passa distrattamente accanto senza nemmeno guardarmi negli occhi. I suoi occhi. Occhi che avevo sempre visto dolci, di colpo li rivedo come la notte precedente, con una luce perfida che li accende mentre lui mi erutta la sua superiorità nel fondo della gola. Non posso fare a meno di sentirmi come un cesso. Proprio così, un cesso, nient’altro. Esattamente come quello lurido del negozio, dove qualche giorno prima l’avevo sbirciato mentre si svuotava la vescica. Usato quando serve e poi ignorato bellamente.
Sospiro e comincio a lavorare. La giornata è interminabile. Passano le ore e i clienti ma lui continua ad evitarmi sistematicamente.
Arrivano finalmente le otto. Chiudo il negozio e torno a casa.
Dopo cena decido di guardare un po’ di TV per smettere di pensare a tutta quella storia.
Sono circa le 11 e sto finendo di vedere uno dei film di Star Wars, quando sento il cancello che si apre e il motore della sua macchina. Le pulsazioni cominciano ad aumentare. Vado alla finestra. E’ buio e non vedo cosa succede ma lo immagino. Devono aver fatto pace. Quella stronza che mi ha fottuto alla grande, dev’essersi fatta portare a cena, magari dopo avergli fatto le corna e ora si gode le tenere carezze del suo amoroso.
Inutile tentare di distrarsi, non serve a niente, penso sempre, perennemente a lui. Il suo viso è dappertutto, con quel suo sorrisetto da stronzo, così crudele eppure così eccitante. Ma sono un po’ più tranquillo. Ora che hanno fatto pace, penso, tutte quelle orribili cose che mi ha detto non valgono più, è per quello che era un po’ su di giri. Sicuramente oggi mi ha evitato perché è pentito di quello che mi ha fatto. Si, è così, domani mi chiederà scusa, me lo sento. E cancellerà le foto’ Speriamo.

Passano buoni buoni quaranta minuti e la macchina si riaccende. I due giovani amanti se ne vanno dopo il loro amplesso.
Una mezzora più tardi mi arriva una notifica sull’Iphone. E’ lui. Ho quasi paura di leggerla:
‘Devo ringraziarti cugino, se non fosse stato per te non avrei fatto pace con Giulia, ti sono debitore.’ lo sapevo, le mie preghiere sono state esaudite. Mi sciolgo in una risata sollevata e tiro un enorme sospiro di sollievo. Ora mi sente il signorino:
‘Sei un fottutissimo figlio di puttana! Ho pianto tutta la notte!!’ mi sfogo.
‘Lo so, lo so’ so essere pessimo’ ma per farmi perdonare ti ho lasciato un bel regalo stavolta, se esci cerca vicino all’albero di mimose sul muretto. Spero ti piaccia. Non ho avuto modo di dartelo di persona, non era il caso’ fammi sapere se ti piace!’
Un regalo? Sono completamente spiazzato. Ho un gran casino in testa e un caos di emozioni contrastanti mi rotea nel petto. Un regalo? Mi ripeto. Dopo una simile violenza un regalo?! Rifletto.Evidentemente deve avergli fatto male trattarmi così. La curiosità comincia a prendere il sopravvento.
Magari non ha dormito neanche lui, è stato sveglio a pentirsi e a pensare a come farsi perdonare. Non ha avuto neanche il coraggio di guardarmi negli occhi oggi, come poteva darmi un regalo con le sue mani. Scuoto la testa. Mah’ in fondo’ è un bravo ragazzo.
Non resisto più ed esco, ormai ansioso di vedere di cosa si tratta. Percorro il viale che conduce allo spiazzo dove lui, in genere parcheggia la macchina. Se non fosse per la nausea che mi provoca ancora quel luogo, quasi correrei come un bambino a Natale sotto l’albero.
E ad un albero, infatti, arrivo. Quello di mimose, proprio come mi ha detto lui. La luce che viene dalla luna è tenue ma i miei occhi si abituano e riesco a vedere con esattezza il muretto sul quale ormai, da anni, affondano le radici di quella bella pianta che ha visto la mia fanciullezza. Il cuore prende fiato e sorrido. Mi avvicino impaziente. Poi lo vedo e il mio mondo precipita.
Un profilattico. Usato. Il suo profilattico. Quasi mi cedono le gambe. Bravo ragazzo un cazzo!!! Com’è potuto arrivare a tanto? Rimango attonito e guardo scioccato quel pezzo di lattice adagiato sul muretto. Come un automa mi avvicino. Ne stringo la parte superiore e lo sollevo. E’ pieno!
Improvvisamente, mentre guardo il suo succo dondolare in quella oscena sacca tra le mie dita, non posso fare a meno di essere invaso da un indesiderato senso di venerazione. Ieri sera il mio stomaco è stato vittima dei suoi coglioni gonfi. Eppure, mentre guardo un’altra dose massiccia di sborra, non riesco a non adorare, per un attimo, quello stallone che è il mio cuginetto.
Lo vedo, nei miei pensieri, maschio alpha per eccellenza mentre galoppa la sua lei, passiva e vittima della sua schiacciante mascolinità. Sicuramente non gli ha mai carezzato il punto G con la lingua tra le sue natiche, come ho fatto io la notte scorsa, eppure si gode la sua verga in mezzo alle gambe, colpo dopo colpo. Il cazzo mi s’indurisce mentre penso a lui, mentre guardo il suo sperma al chiarore della luna, rilucere vischiosamente biancastro.
Ogni mia certezza si disfa sotto i miei occhi. Sono un uomo? Ma non nel senso tradizionale: uomo o donna. Posso essere considerato un essere umano, se tengo questa lordura tra le mani con tutto questo ossequioso rispetto, neanche fosse la più costosa e sacra delle rarità. Guardo la luna come se mi aspettassi una risposta. Poi il mio telefono vibra.
‘Contento del mio regalo checca? L’ho spremuto per un ora tenendo la troia sotto i colpi’. spero ti basti :)’ sono pietrificato ma la rabbia che ho dentro m’impone di rispondere.
‘Fai schifo! Io credevo che avessi capito!’
‘Oh, ma io ho capito perfettamente’ e hai capito anche tu’.’ mi suda la fronte e il cuore ha ricominciato a corrermi nel petto.
‘Che cosa dovrei aver capito?!’ la sua riposta tarda ad arrivare e mi rendo conto di stringere forte il preservativo fra le dita. Passano un paio di minuti interminabili ma quando il messaggio arriva è piuttosto eloquente:
‘Quale sia il tuo posto’ ma forse ti facevo più sveglio checca di un cugino. Oltre che frocio anche stupido sei LOL Ma non ti preoccupare, cercherò di rendere le cose il più elementari possibile, la mia sborra deve averti fottuto il cervello! :) Domani non vengo a lavoro, così tu sgobbi un po’ e guadagni per me, contento? O perlomeno ti guadagni di leccarmi il culo, frocetto :) Vieni nella pausa pranzo a casa mia, i miei non ci sono.’
Leggo il tutto con un solo fiato. Non ho parole per descrivere quel che provo.
‘Tu sei fuori Vincenzo! Ora basta! Ciao!’ spedito e vaffanculo alle sue stronzate. L’ho fatta grossa, subito mi arriva un suo mms e tutta la mia convinzione crolla miseramente. E’ una foto della sera prima. Poi arriva il testo:
‘Ore 13. Puntuale e porta la sbroda’ annusala anche tutta la notte se vuoi ma non berla, ingordo! :) Il padrone’
E’ un incubo! Cazzo!! Cazzo!!! Come posso non andarci?! Quello mi sputtana, cazzo! Lo fa! Mi sento morire, soprattutto per il senso di totale e completa impotenza. Mi tiene per le palle e non c’è niente che io possa fare se non ubbidirgli. Rientro in casa col cuore in gola.
Faccio un nodo alla meglio all’osceno fagotto e mi metto a letto.

La notte passa lenta e straziante, così come la mattina a lavoro. Un misto di paura ma anche di crescente desiderio che la cosa abbia una fine, mi porta a guardare le lancette nel loro lento incedere, ogni due minuti. Le 12:45.
‘Piero, io esco un po’ prima ho delle commissioni da sbrigare.’ dico al mio collega che annuisce e mi saluta.
Guido verso il casale, parcheggio la macchina e noto un motorino. Cazzo, chi altro c’è? Mi prende il panico. Non può farlo davvero, ho fatto tutto quello che mi ha detto! E’ vero che si sta divertendo con me ma possibile che per un attimo di crudele goliardia mi fotta così? Insomma, ne andrebbe anche della sua reputazione, no? Mi ripeto queste frasi senza un minimo di convinzione mentre mi avvicino alla porta. E’ aperta ed entro. Conosco, ovviamente, bene quell’enorme casa vecchia. Sento dei rumori venire dal salotto. Sono i mugolii vogliosi di una voce femminile. La porta è socchiusa e io mi affaccio.
La scena che mi ritrovo davanti mi da la conferma incontrovertibile (se mai ce ne fosse stato ulteriore bisogno) che mio cugino è un sadico maiale.
E’ seduto su una poltrona, completamente nudo, con il viso guarda caso rivolto verso la porta per controllare il mio arrivo. Ha le gambe aperte e la sigaretta in bocca. In mezzo alle sua gambe, nuda, in ginocchio c’è Giulia, impegnata a succhiare, volgarmente, la minchia del suo ragazzo. Vincenzo ha la testa reclinata e sorride, godereccio. Un’espressione che, quando gli vedo dipinta sul volto, mi diventa insostenibile. Ogni molecola del mio corpo vuole piegarsi a quello sguardo e ubbidire a qualunque suo meschino e crudele ordine. Si gode, come è suo sacrosanto diritto, il lavoro della sua femmina, un dovere preciso e imprenscindibile: svuotargli le palle a comando.
D’un tratto mi vede e il suo sorriso si accende di una luce diabolica. Sono lì come mi ha ordinato, perfettamente in orario. Ma perché sono lì? Per quale sadico motivo vuole che io sia lì proprio ora?
La risposta mi arriva come un’illuminazione, guardandolo.
Semplicemente mi vuole lì per spassarsela, così come vuole quella troietta in ginocchio a ingozzarsi di cazzo. Io e lei siamo lì per i suoi capricci da ventenne viziato. Un insieme di capricci adolescenziali, voluttuosi, anche un po’ infantili a cui ci sentiamo in dovere di piegarci, dandogli in mano un’arma assai pericolosa. Un’arma in grado di far acquisire ad un ragazzo la consapevolezza di una superiorità che non può portare altro che guai per i suoi sottoposti.
‘mmmm’ amore’.’ miagola lei ”lo sai che avevo tanta paura di averti perso, dopo l’altra sera” lui stacca gli occhi da me per guardare in basso e le sorride. Con le labbra premute sulla sigaretta:
‘mmmm’ no piccola, mi hai solo fatto incazzare” lei lo guarda. Non vedo l’espressione ma la voce è piuttosto contrita.
‘Già, mi dispiace” lui soffia via del fumo e le carezza la testa, amorevole.
‘E’ tutto passato, tranquilla” poi aggiunge romantico ”non posso lasciarti andare così, ho bisogno di te, amore” Lei per tutta risposta se lo infila in gola fino alle palle sotto il suo sguardo divertito. La stupida continua a ciucciarglielo al settimo cielo, non avendo la minima idea che quello che lui intendeva era ‘Ho bisogno della tua bocca, della tua figa e del tuo culo! Devo infilarci l’uccello quando ne ho voglia!’
Non è molto diversa da me, ma non lo sa. Siamo giocattoli per titillare il suo ego e il suo pisello.
‘Come lo succhi bene, Giulia’ mmmm’ dimmi quanto ti piace’.’ le dice. Vedo la sua testa riemergere per un istante.
‘mmmmm’. adoro succhiartelo, amore’. è così buono’.’ la vedo riscendere, ma stavolta va più giù. Vedo la punta del cazzo fare capolino dietro la sua testa.
‘mmmm’ brava’ leccami un po’ le palle’ mmmm”
Torna a guardarmi, sorridendomi a stronzo come ha preso a fare con me. Non fa niente, mi osserva mentre io guardo, in assoluto silenzio, quella scena a bocca aperta.
Con la mano le guida di nuovo la testa sul cazzo e riprende a farsi spompinare. Su e giù va quella testa ora più velocemente. Sento gli sciocchi del risucchio, sempre più osceni, sempre più luridi, mentre l’asta le scivola in bocca, misti ai suoi mugolii deliziati. Il cuore mi batte forte, quella scena è di un erotismo perverso e sadico e non riesco a staccare gli occhi.
Vincenzo contrae gli addominali e comincia a sorridere sempre più. Poi prende l’Iphone, mentre lei lavora imperterrita, anche se momentaneamente ignorata. Sento la vibrazione nella tasca.
‘Asciugati la bava e vai in bagno, guardone! Muoviti!’ leggo sul telefono. Inghiotto e mi tolgo da lì, quasi barcollando proprio mentre comincio a sentire Vincenzo gemere. Cammino lungo il corridoio e arriva chiara la sua voce:
‘Aaaaaaahhhhh!! Amoreeeee vengoooo!!! Bevi il tuo maschio! Quanto ti amoooo!!’ vado verso il bagno senza fare rumore e non vedo il resto della scena. Saranno sicuramente moine sdolcinate che l’ignara sgualdrinella vuole sentirsi dire.
Chiudo la porta del bagno e mi guardo intorno. C’è una puzza acre, un fetore micidiale. La tazza dev’essere piena, non ci guardo nemmeno ma so che è così. Stringo nella tasca il suo preservativo conservato con cura malata, e sudo freddo.

Dopo qualche minuto sento la sua voce:
‘Dammi dieci minuti, mi rinfresco un attimo e torno da te, amore” i passi si avvicinano a me, sento lo scalpiccio ostentato che le sue piante nude fanno sulle mattonelle di graniglia.
Poi la porta si apre e lui mi compare davanti, madido di sudore, nella sua gloriosa e soddisfatta nudità.
Chiude la porta e mi sorride:
‘Ciao checca!’ il rumore della serratura scatta.
Non so che cosa mi prenda, un impulso irrefrenabile si impadronisce del mio corpo, come un demone. Un lato di me, quello che rigurgita dignità, vorrebbe spaccargli il naso, dirgli che è un coglione gonfiato, un arrogante presuntuoso. Ma questa lontana voce si spegne quasi immediatamente perché quello che in realtà faccio è cadere, come in trance, in ginocchio davanti a lui. Senza sapere come, mi ritrovo a terra e dalla mia bocca, come un automa, escono le flebili parole:
‘Buongiorno Padrone’ lui scoppia a ridere.
‘Hahahaha!! Lo vedi che hai capito, frocio! Buongiorno questa ceppa di minchia!! Hahaha!!’
Oscenamente, afferra il suo pisello sporco degli umori di lei tra le mani, impiastricciato con la sua sborra, e lo scuote energicamente davanti ai miei occhi. L’odore mi arriva sovrano e in mezzo secondo rivivo la mia tortura.
‘Togliti dalle palle devo darmi una sciacquata al viso che sono rosso come un toro infoiato! La troia, di là, ha solo cominciato! hehehe!!!’
Come se davanti a lui non ci fosse suo cugino, ma un accessorio per il bagno, si volta verso il lavabo e mi da le spalle’ anzi il culo!
Apre l’acqua e comincia a lavarsi la faccia e io posso osservarlo senza provare troppa vergogna ora che i suoi occhi sono puntati altrove. Ad onor del vero Vincenzo non è quel che si definisce un adone. Non è alto, non è particolarmente dotato: il suo pisello seppur di dimensioni ragguardevoli, non è enorme, come piccolo non è il mio di cazzo, però’
lui ha il diritto di usarlo. Di usarlo su di me. E’ come se fosse un diritto di nascita, accidenti! Stessa famiglia, ma lui’
La mia convinzione muove profonda nella consapevolezza sempre più radicata della sua superiorità. Eppure a me non piace tutto questo, non desidero il suo corpo ma, dio solo sa il perché, non posso fare a meno di obbedire. Perché?! Perché?! Perché?!
Cerco di trovare il senso, di capirci qualcosa. Vedo la sua testa muoversi su e giù mentre lava il suo viso da stronzetto schizzando acqua dappertutto, il mio sguardo scende sulle sue spalle larghe, che sormontano la schiena tonica. Poi il suo culo, quello si, è una scultura vera e propria. Ma d’un tratto, qualcos’altro calamita la mia attenzione. Scorgo tra le sue gambe tornite e ricoperte di una peluria chiara, leggera e molto, molto rada, la sacca dei suoi gioielli, sempre gonfia e fiera. Che toro da monta che è, cazzo! In meno due giorni ha riempito prima il MIO stomaco, poi il preservativo, ora il SUO stomaco e dall’aspetto dei suoi coglioni direi che è pronto a darci dentro di nuovo. Pendono pesanti e pieni, zuppi di quella schifezza bianchiccia che serbo gelosamente in tasca. Sono una fonte inesauribile di umiliazione dolce e amara da usare contro di me.
Mi abbasso leggermente e scorgo il suo prepuzio più in là, appoggiato ormai floscio sullo scroto. La pelle è rugosa e umida e in quel momento faccio qualcosa che mi fa capire’ TUTTO. Un gesto impulsivo e molto semplice che prova fino a che punto il mio cervello sia malato.
Una goccia di sperma residuo inizia a filare dal suo prepuzio mentre lui si sta asciugando e, tempo pochi attimi, fa per cadere in terra. La mia mano scatta, passa le sue gambe, si stende come quella di chi riceve, grato, la pioggia dopo una devastante siccità. Sento la goccia cadermi sul palmo della mano. Una goccia insignificante che, per sempre, sancisce la mia posizione!
Lui se ne accorge. Si volta:
‘Hahahahahaha!!! No! Haahaha!!! Questo è troppo, cazzo! E’ veramente troppo! Hahahaha!!’ si china su di me, il mio cuore galoppa forsennato. Il suo viso è a due centimetri dal mio, mi prende il mento con la mano mentre ancora ride:
‘Cugino’ ti spiaceva che il mio sperma cadesse in terra? eh? Che andasse sprecato? huh?’ il suo sguardo divertito mi fruga nel cervello ‘Cristo, ti è bastato assaggiarlo una volta e ti sei già assuefatto fino a questo punto?! Hahaha!!’ Il suo fiato è sul mio viso, sa di fumo. Poi, d’un tratto, lo vedo contrarre i muscoli della faccia e aprire la bocca. Mi rutta in pieno volto, poi ridacchia come un bimbetto che ha fatto una marachella di cui è fiero.
‘Altro regalino, hahaha!’ poi si tira su mentre ancora ride, alza la gamba, mi mette un piede in faccia e mi scalcia via. Finisco con la schiena a terra a pochi centimetri dal wc.
‘Spogliati checca, che faccio una doccia e dopo ti spiego due cosette! Hehehe!!’
S’infila nel box e richiude. Di colpo riapre la porta della cabina.
‘Cazzo! Non lo senti che questo bagno puzza di piscio? Scarica il cesso, manco quello sai fare, frocio del cazzo!?! Non sei utile a lavoro e nemmeno come donna delle pulizie! La testa dovrei infilartici nel water altro che! Hahahaha!!!’
Mi alzo:
‘SI padrone, scusami!’ faccio per spogliarmi, non prima che lui richiuda e apra l’acqua. Mi vergogno come un ladro ma, lentamente, mi spoglio e mi accosto allo scarico del wc. Butto un occhio al contenuto della tazza e la trovo prevedibilmente piena di piscio. Tiro lo sciacquone. L’aria si pulisce, per fortuna. Apro la finestra senza farmene accorgere, respiro aria pulita, respiro libertà che oramai non è più un mio diritto.
E’ una doccia lampo, dopo un paio di minuti chiude l’acqua.
‘Schiavo! Prendi l’accappatoio e coprimi!’ mi distoglie dai miei pensieri e io schizzo come un automa. Apre la porta a soffietto della doccia dandomi le spalle. Gli porgo l’accappatoio e lui si copre. Esce e va al lavabo, si asciuga i capelli con un asciugamano, poi si volta, appoggia il suo culo sulla porcellana del lavandino e fissandomi negli occhi si slaccia con una lentezza inenarrabile l’accappatoio mostrandomi la sua nudità.
Ora facciamo un bel gioco’ hehehehe!’ mi dice ridacchiando. Poi fa cenno con la mano di avvicinarmi in ginocchio. Dalla mensola dello specchio prende un foglio di carta e me lo porge. Lo prendo, chiedendomi che cosa cazzo vorrà da me!
‘Ora schiavo” comincia a spiegarmi ”leggi bene, scandendo le parole, senza esitazione, quello che ti ho scritto” velocemente scorro le frasi scritte di suo pugno su un fogliaccio di quaderno. Provo a ribellarmi.
‘Ma io”
‘Zitto merda!’ i suoi occhi si accendono di fuoco ed ho paura. D’un tratto noto che è ben più prestante di me e temo possa picchiarmi.
‘Non mi pare che inizi così il discorso, no?’ mi dice. Prende il cellulare, smanetta e mi rendo conto che mi sta filmando. La cattiveria nel suo sguardo torna ad essere spocchia divertita.
‘Forza, comincia, frocio!’ mi incita.
Sono in ginocchio, nudo, all’altezza dei genitali di un ragazzino, più giovane di me. Mio cugino! Un membro della mia stessa famiglia. L’impotenza mi assale nuovamente, come se davanti al suo di cazzo il mio neanche riuscisse ad alzarsi. Lentamente, con le lacrime che vogliono uscire copiose, comincio a leggere.

‘Io Gianni, consapevole di essere una nu” neanche il primo rigo riesco a finire:
‘Continua forza!’ mi redarguisce. Deglutisco:
”una nullità’ consapevole che tu Vincenzo, mio Padrone, mi sei superiore in tutto. Sei più bello, più prestante, sei un maschio vero, hai un cazzo che è molto più gros” mi blocco. Che bastardo che è. Lo guardo:
‘Ma questo non è vero!’ lui mi sorride.
‘Può essere’ ma a te a cosa serve?! Sentiamo!?’ mi dice con una semplicità devastante e realizzo che ha ragione! HA RAGIONE!! Abbasso lo sguardo fino a trovare il suo cazzo moscio che mi domina l’anima. Non gli rispondo, come posso, semplicemente vado avanti.
”che è molto più grosso del mio’ decido liberamente di asservirmi alla tua volontà” non ho più saliva e sudo freddo ‘D’ora in avanti TUTTO quello che mi chiederai sarà’. per me un’. un ordine” mi blocco di nuovo, incapace di andare avanti. Incomincio a piangere, stavolta e a supplicarlo:
‘Vincenzo ti prego’ non umiliarmi così!’ le mie braccia, come un bambino impaurito, cingono le sue gambe. Incurante di tutto, nascondo la faccia nel suo pube che, nonostante la doccia, odora ancora dolcemente di maschio.
‘Hahahaha!!! Sei uno spasso, porca puttana! Hahahahaha!!!’ mi stringe una mano tra i capelli e mi tira indietro la testa piazzandomi il telefono proprio davanti alla faccia. ‘Continua!! CONTINUA!!!’ mi ordina imperioso. Mi scosto, tirando su col naso e tentando di asciugarmi le lacrime. Ha l’uccello ingrossato, non in tiro ma barzotto. Evidentemente il mio pianto e il fatto che me lo sono strusciato sulla faccia l’hanno eccitato.
Alzo lo sguardo. I suoi splendidi occhi nocciola sono severi e mi intimano di continuare ma io non ci riesco, vorrei accontentarlo ma è più di quanto possa sopportare. Singhiozzo di nuovo e lui sbuffa:
‘Cristo checca, sei davvero inutile, lo sai!? Fai tanto il sapientone con quell’aria da ricchione intellettuale e manco sai leggere! Hahaha!!’ chino la testa, vinto. Lui si prende l’uccello con la mano libera. D’un tratto sento un getto caldo sulla testa, d’istinto la alzo per capire cos’è ma il liquido mi colpisce la faccia e chiudo gli occhi. ‘Continuo io, frocio di un cugino! Sei il mio sborratoio, il mio pisciatoio, il mio leccapiedi, il mio leccaculo e qualunque altra cosa vorrò!’ lo ascolto immobile, con la bocca e gli occhi chiusi mentre continua ad urinarmi in faccia ‘Sei nato prima ma sei nato solo ed esclusivamente per servire ME e il mio uccello quando la figa ci stanca!’ sono completamente fradicio e avverto la pozza giallastra intorno alle mie ginocchia ma il getto continua ‘Io sono il tuo padrone e con questa bella pisciata ti battezzo come mio schiavo, sei contento?! Hahahaha!!!’
Mi ha battezzato davvero, tutto il mio corpo è ricoperto del suo piscio. Le mie labbra, il mio petto, le mie gambe e il mio cazzo moscio. Ha un odore così maschio e penetrante, un odore che fissa quelle sue parole nella mia mente in maniera permanente, come fossero scolpite sulla pietra. Non oso spostarmi, sono completamente annullato. Non godo, oramai non soffro nemmeno più. Il mio Padrone sta pisciando, dove altro dovrebbe farlo se non sul mio viso? Lo sento ridere e sghignazzare finché il getto non diminuisce.
‘Aaaaahhhhh!!!’ se lo sgrulla soddisfatto ‘Hehehehe!! A Matteo piacerà un casino!’ cerco di aprire gli occhi ma non mi è facile, il suo liquido dorato brucia terribilmente. Non voglio che lo faccia ‘Ecco fatto! Invia! Hehehehe!!’ troppo tardi. Si chiude l’accappatoio.
‘No! Padrone! Avevi detto che se ti ubbidivo non avresti” mi guarda dall’alto e mi sorride.
‘Hehe! Certo che sei davvero lento col cervello, eh? Io faccio quello che voglio con te, chiaro il concetto?’ si sporge leggermente in avanti e con grande lentezza, comincia a dondolare uno sputo sul mio viso. Non provo neanche a spostarmi, quando lascia le sue labbra lo accetto sul muso mormorando:
‘Si padrone.’ sorride.
‘Non ti preoccupare, cugino, il cervello non ti serve a niente. Pensare è compito mio, tu devi solo ubbidire, hehehe!’ fa per uscire dal bagno, poi si volta, sulla porta:
‘Bene! Io torno a schiacciarmi la mia bella! Tu pulisciti, che fai schifo!’ poi mi guarda con una strana luce divertita negli occhi ‘Sei autorizzato a farti una doccia dopodiché vedi di ripulire quello schifo che c’è a terra! Ah, mi raccomando, devi rimanere nudo per tutto il tempo!’ io annuisco, completamente sottomesso e lui sorride al mio comportamento.
‘Se dovesse venirti fame, l’hai portato lo spuntino con te?’ la mia testa fa di nuovo si.
‘Bravo! Ingoiatatelo pure, schiavo, ma non tutto d’un sorso, mi raccomando! Le cose buone vanno fatte durare!! Hahaha!!’ sbatte la porta dietro di sé e mi lascia lì, solo come un cane.

Sono sconvolto. Le lacrime cominciano a scendermi di nuovo ma stavolta silenti. Sono davvero una checca frignona, ha ragione il mio Padrone. Immobile, in quella posa, penso alle ultime 48 ore, in stato di shock. Passano i minuti, mi sembra di starci per un tempo interminabile. In realtà è passata circa mezzora. Ho finito le lacrime. Non scendono più e la rivoltante pozza giallastra a cui ormai mi sono abituato è sempre di fronte a me. Devo pulirlo, poi mi farò una doccia e mi sentirò meglio.
Mi guardo intorno. Non c’è uno straccio in giro, niente con cui possa asciugare il suo piscio maleodorante. Niente. Soltanto’
Con la mente che sfiora la follia, prendo la mia polo bianca di Ralph Laurent e la stendo sul bagnato. Quando è fradicia la strizzo nel cesso. Ripeto l’operazione finché il grosso è raccolto. Tiro lo scarico e getto la mia maglia in un angolo. Sempre in ginocchio, infilo una mano nella tasca dei miei pantaloni. Un ultimo compito e poi la doccia, mi dico un’altra volta. Tiro fuori il preservativo, con lo sperma raffermo della sera precedente. Mi sale di nuovo la nausea. Quasi me ne stupisco, in fondo sono bagnato di piscio dalla testa ai piedi. Sciolgo il nodo e allargo l’elastico. Lo annuso e quasi do di stomaco tanto è forte l’odore. E’ veramente repellente, niente di paragonabile a quello che ho già ingoiato.
Prendo il preservativo per il fondo e lo rovescio aprendo la bocca. Il suo sperma scivola viscido e grumoso, giù per il lattice, raggiungendo la mia lingua. Il contatto è qualcosa di tremendo. Ingoio l’intera dose. Adesso vomito, lo sento. Devo bere. Mi alzo e vado al lavandino. Apro la cannella ma esce un filo d’acqua quasi inesistente che dopo pochi secondi svanisce. Rimango come un ebete a guardare non capendo quale sia il problema. Provo a fare la stessa cosa col bidè, ma ottengo lo stesso risultato. Ma che cavolo’?
L’occhio mi va sul cellulare, appoggiato in terra, poco più là. C’è una notifica, non me n’ero accorto. Il messaggio mi è arrivato poco dopo che il mio Padrone è uscito dal bagno:
‘C’ho ripensato checca! Ho chiuso l’acqua al bagno perché non mi sembra proprio il caso che una cagna schifosa si lavi dall’urina profumata del suo Padrone LOL’ però se hai la bocca asciutta, cerca bene che un po’ d’acqua la trovi!! hehehehe!!! Hai scaricato il water giusto in tempo ;)’
Con ogni parola che leggo le mie spalle calano sempre più. Non avrà un cazzo enorme ma per quanto mi riguarda è grandioso, mastodontico, colossale e cresce proporzionalmente al suo ego smisurato. Mentre io accetto la mia sottomessa femminilità lui accresce e prende consapevolezza della sua incontestabile virilità. E’ il mio Padrone, adesso, questo l’ho capito, ma non credevo fosse tanto sadico da farmi scegliere tra il sapore del suo sperma raffermo e l’acqua lurida del cesso, dove fino a poco fa galleggiava il suo piscio. Ma perché mi stupisco? In fondo mi ha pisciato in faccia, no? Che differenza vuoi che faccia per lui? Devo accettare il suo volere, che altro posso fare. Mi avvicino alla tazza con le forze di stomaco. Continua a venirmi da vomitare ma non ne posso più, devo bere. Dimenticando ogni barlume di umanità infilo la testa nel water e comincio a leccare come un animale.

D’improvviso la porta si apre:
‘Oh Dio!’ sento una voce impaurita e mi volto. Giulia mi sta osservando sconvolta.
‘Gianni?! Ma che diavolo fai?!’ l’acqua del vaso scorre giù sul mio mento mentre io non ho la più pallida idea di cosa dirle, da che parte cominciare. Il panico mi attanaglia lo stomaco, una sensazione ormai molto familiare ultimamente.
‘Ha sete’ e quindi beve dal cesso, come la cagna che è” il mio padrone le compare dietro.
‘Vincenzo! Ma che dici? Sei impazzito?!’ Lui, dolce, comincia a spiegarle:
‘Tranquilla amore, è lui a volerlo!’ lei passa gli occhi da lui a me, senza capire.
‘Vedi, è solo un gioco che a Gianni piace fare. Si diverte a farsi umiliare.’ le dice con un minimo di vergogna, falsa come mai.
‘In che senso?’ Per usare un eufemismo Giulia non è esattamente un genio e questo torna a fagiolo del suo ragazzo birichino che la tradisce un giorno si e l’altro pure. Con pazienza comincia a spiegarle:
‘Beh, me l’ha confidato qualche giorno fa” assume un’espressione un po’ rattristata ”dovevi vedere la scena” sospira ”è venuto da me in lacrime dicendo che non ce la faceva più a fingere e che doveva confidarsi. Mi ha detto che anche se si vergognava aveva questa fantasia su di me che voleva realizzare a tutti i costi. Ha cominciato a chiamarmi padrone e mi ha implorato di trattarlo come uno schiavo, di offenderlo in tutti i modi possibili” scuote la testa drammatico mentre Giulia pende dalle sue labbra bevendosi ogni bugia che il suo amato gli propina ”una scena terribile! Si è persino inginocchiato e ha cominciato a baciarmi i piedi, roba da matti ti dico!’ le stringe le spalle come a proteggerla dalla mia inettitudine.
‘Così ho dovuto dirgli di si, per farlo contento” conclude. Lei è sconvolta. Si porta le mani alla bocca.
‘Dio mio, ma perché lo fa?’ parlano di me in terza persona come non fossi neanche lì. Io non ho ancora fiatato. Vincenzo scrolla le spalle:
‘Vallo a capire’ dice che si sente un inferiore e che secondo lui sono una specie di’ dio o roba simile” Giulia mi guarda con la pena negli occhi. Occhi che non mi vedranno mai più come hanno sempre fatto. Cerca comunque di dissimulare tutto per non offendermi:
‘Wow, Gianni’ non so che dire’ è una fantasia un po” strana” mi dice la troietta che s’inginocchia e apre la bocca allo schiocco delle sue dita ”ma se ti rende felice” Il viso del mio Padrone è un spettacolo, mi sorride sadico, con un gusto che ha del diabolico. Io annuisco.
‘Si’ molto” lei mi sorride. Mi guardano entrambi, sulla porta, lui ha degli shorts e un paio d’infradito, lei una maglietta e dei pantaloncini. Io sono nudo, in ginocchio sul pavimento, con l’acqua del cesso sulla faccia. Senza contare il piscio che, a questo punto mi si è seccato sulla pelle.
‘Beh, tutto sommato tu sei stato molto carino ad aiutarlo nel momento del bisogno, dice lei guardando all’indietro al viso del suo amato. Questi sorride.
‘Che altro potevo fare, mi ha fatto pena!’
‘Beh, lo credo! Sono sicura che Gianni ti è davvero molto grato per quello che fai.’ non so per quale motivo non mi alzo e non la prendo a sassate in bocca. Lui sorride di nuovo:
‘Dici?’ poi rivolto a me ‘E’ così? Mi sei grato per quello che faccio?’ cos’altro posso rispondere se non:
‘Moltissimo, Padrone!’ lui sorride e comincia a stringere lei in modo sempre più avviluppante. Adesso la palpa.
‘Amore che fai?!’ gli fa lei. Lui le lecca un orecchio.
‘Mi è venuta voglia” lei incredula.
‘Ancora? Ma abbiamo appena finito’ come fai a” s’interrompe e si morde il labbro. Lui le sta premendo il bacino contro il sedere e lei dev’essersi accorta del rigonfiamento nei pantaloni.
‘mmmm’ ma come facciamo con lui” lei mi guarda come se si fosse ricordata ora che sono lì. Lui sorride.
‘Voglio farlo davanti a lui, amore” le palpa le tette:
‘Cosa?! Sei’ mmmmm’ impazzito?’ le risponde un po’ troppo eccitata dalle sue mani perché il suo shock sia d’impatto.
‘Gli piace guardarmi e poi voglio fargli vedere come fa l’amore un uomo vero, lui che può saperne” ormai la palpa ovunque e le bacia il collo. Lei prova a resistere ancora ma è chiaro che le è difficile.
‘Ma io mi vergogno, amore” gli dice timida.
‘Oh, tranquilla, non lo noterai neanche. Starà zitto e buono in fondo al letto a baciarmi i piedi, adora farlo! Per lui sarà come toccare il cielo con un dito! Dai, non fare storie” comincia a diventare più pressante. Lei non vede l’ora che le sue scuse vengano controbattute, vuole essere scopata e non gliene importa più molto di me. Sbuffando drammatica:
‘E va bene, ma solo per questa volta, ok?’ lui la bacia e annuisce distrattamente. Poi le sussurra:
‘Vai in camera, e spogliati, io arrivo subito.’ dopo un ultimo bacio si volta e fa come gli è stato detto. Beata stupidità. Potrebbe convincerla a fare qualunque cosa. La troietta è completamente succube del suo cazzo, proprio come me, solo che lei ha il diritto di esserlo, io’ devo guadagnarmelo.
Restiamo soli e ci guardiamo. Lui nota la mia maglietta inzuppata di piscio. Sorride tronfio, io sono vinto. Mille parole in quel silenzio. Poi mi dice:
‘Vienimi dietro a quattro zampe, sottospecie d’animale!’

Quando arrivo in camera li trovo già abbracciati, in piedi accanto al letto. Lei è nuda, lui ancora no. Lei ha le braccia al collo e lo bacia appassionatamente, lui le palpa il culo.
D’un tratto con la mano destra schiocca le dita e si indica i piedi. Mi rendo conto che l’ordine è per me. Neanche si volta. Neanche mi parla. Non ne ha bisogno. So già cosa devo fare e mi avvicino. Lui la tira su e lei si avvinghia con le gambe alla sua vita. Arrivato a lui mi stendo in terra e comincio a baciargli il dorso del piede. Non puzza come due giorni prima ma neanche profuma e, neanche a dirlo, è piuttosto umido di sudore, data la stagione. Per alcuni minuti continuiamo a pomiciare, io con i suoi piedi e loro tra di sé. Poi la butta sul letto, il toro, e lo sento armeggiare con la zip. Non vedo più niente. Gli shorts e i boxer che porta mi arrivano sulla testa, comprendo ogni luce. Mi sfila il piede da sotto le labbra, dopodiché mi sento schiacciare la faccia con una forza immane. Mi esce un lamento, ma dura solo un attimo. Sento schiocchi di baci, poi un gridolino eccitato. Riemergo dal buio e mi accorgo che mi è montato sulla testa per salire sul letto. Mi alzo per continuare il mio dovere e riprendo a baciare, stavolta le piante. I miei occhi, però, sono come ipnotizzati dallo spettacolo che ho davanti. Vedo quello che, nella mia mente malata, ho immaginato un milione di volte. Lei è supina, a gambe aperte e lui la sta penetrando. Vedo lo scroto che sbatte allegro e le sue meravigliose natiche in tensione. Finalmente vedo il mio padrone, il maschio superiore, montare questa puttanella decerebrata che geme già come una scrofa in calore.
Colpo dopo colpo, passano i minuti e io osservo la scena mentre gli bacio i piedi. Vorrei sotterrarmi, sparire dalla faccia della terra e non tornare mai più, ma non lo posso fare. Non lo posso fare.
‘Mmmm’ che fregna calda che hai, amore!’
‘Aaaahhh’ Vincenzooooo!! Quanto ti amo!!’
‘mmmmmm’. mi arrapi una cifra’ mmmm’ stavolta ti vengo dentro’ mmmm’ lei geme sempre più forte:
‘mmmm’ Siiii, fallo amore mio’. mmmm!!!’ dev’essere vicina e lui intensifica le spinte. Diventa più difficile baciargli i piedi e becco diverse pedate in faccia, chissà se apposta o no. Ma che differenza fa? Sono un oggetto in quella stanza, neanche lontanamente degno della benché minima nota.
Poco dopo, Vincenzo le riempie la figa di sborra tra le sue grida appagate. Si fermano. riprendono fiato. Senza i loro mugolati i miei baci risuonano nella stanza. Non ho MAI smesso di fissargli il culo, neanche per un secondo. Il suo coglioni penzolano immobili, come l’elsa di una spada che ha vinto. Lentamente lui scivola di lato. Lei si tira su e controlla l’ora:
‘Devo scappare, è tardissimo, papà mi fa fuori!’
Mentre si veste, la guardo e mi distraggo. E’ strana. Vincenzo, adesso comodamente sdraiato sulla schiena abbassa gli occhi e mi dice:
‘Chi te l’ha detto di smettere, schiavo?!’ mi sobbalza il cuore e torno a fare il mio dovere.
‘Scusa Padrone”
‘Piaciuto lo spettacolo, frocio?!’
‘Si padrone” rispondo mestamente mentre gli bacio il tallone.
‘E allora ringrazia, no?!’ mi forzo a rispondergli.
‘Grazie padrone, per avermi fatto assistere!’ sorride tronfio. Giulia osserva in silenzio, sprizzando malcelata disapprovazione da tutti i pori. In un paio di minuti è pronta per andarsene. Si china per dare un bacio a Vincenzo, e gli sussurra:
‘Non trattarlo troppo male.’ lui sorride e la bacia di nuovo.
‘Tranquilla amore, è sono un gioco!’ si tranquillizza, poi si volta e, con imbarazzo, saluta me.
Appena esce di casa Vincenzo scoppia a ridere!
‘Hahahaha!!! Cazzo! La scopata più spassosa della mia vita! Hahahaha!!!!’
Io ho di nuovo voglia di piangere ma non lo faccio. Quando ha smesso di ridere mi guarda e mi dice:
‘Aaahhh!! Bene! L’uccello è soddisfatto, per il momento! Il mio nuovo schiavo sta lì a venerarmi, com’è giusto! Mmmmm’ Manca solo’ Hehehe!!’ si alza dal letto senza finire la frase.
‘Vieni con me, sto per farti un altro dei mie regali, hahaha!!!’
Di nuovo, il panico, e mi rendo conto che probabilmente sarà così d’ora in poi. Ogni volta che aprirà bocca, ogni nuova cosa che gli verrà in mente, ogni nuova crudeltà che vorrà infliggermi, mi sentirò perso e avrò paura, fino al supplizio successivo.

Lo seguo, sempre ovviamente, a quattro zampe, finché arriviamo in bagno. Lui si volta e mi sorride, senza dire niente, poi si siede sulla tazza, senza usare la ciambella.
‘Vieni qui!’ quasi tremo mentre mi avvicino. Continua a guardarmi e a sorridermi. Lui scivola indietro con le natiche, lasciando spazio tra le sue gambe.
‘Hehe! Stai per vivere un’esperienza unica, checca! Hahaha!!’ quando arrivo davanti a lui, il mio Padrone si afferra i genitali e li tira su, poi indicando col mento lo spazio tra il bordo frontale della tazza e il suo corpo mi dice con un ghigno:
‘Infilaci la faccia!’ io sbarro gli occhi e piagnucolo:
‘Padrone’. ti prego no’ qualsiasi altr” non mi fa finire.
‘Infilaci la faccia ho detto, sei sordo, cazzo?!’ tuona secco. Non è il caso di ribattere anche se questa è davvero l’ultima cosa che voglio fare. Lentamente mi avvicino. Con la mano mi fa ruotare la testa di lato, in modo che i mie capelli e il mento tocchino le sue cosce e il naso e la bocca siano diretti dentro il cesso. E’ una posizione estremamente scomoda. Poi si lascia i genitali, li appoggia pigramente sulla mia guancia ed ogni fuga d’aria è tagliata. Non vedo assolutamente niente.
‘Ecco, così è perfetto! Hehehe! Non ti muovere finche non te lo dico!!’
Silenzio per alcuni secondi. Sento il mio cuore esplodermi nel petto, mentre la mia mente immagina ciò che sta per accadere. Non mi capacito della sua crudeltà, non ci riesco ma non fiato. E poi accade. Il suo peto risuona immenso e sordo sulla ceramica ma m’investe la faccia. Il suo gas mefitico mi entra nei polmoni e io comincio a tossire. Lui ride:
‘Hahahaha!! Hey! Fa’ silenzio là sotto! Voglio cagare in pace, frocio! Hahahaha!!!’
Io, invece, voglio morire! Ora, in questo momento! Do qualche altro colpo di tosse ma cerco di contenermi, la mia situazione può solo peggiorare.
Un’altra scorreggia ma stavolta non è sola. Sento lo stronzo che sta espellendo, spingendo, dallo sfintere. Non ho parole per descrivere lo schifo che provo. Probabilmente non ce ne sono, va al di là della comprensione umana. Perché un essere umano non dovrebbe essere in questa posizione. E’ più che ovvio che io non lo sia più. Chissà se lo sono mai stato? Non lo so, non so più niente, ormai. Il mio corpo , come al solito, vuole ribellarsi ma la mia mente glielo impedisce. Mi viene su un conato di vomito mentre sento la merda che atterra sull’acqua con uno splash. Un paio di gocce mi finiscono sulle labbra e mi esce un gemito, come quello di un animale morente.
‘Hahaha!! Tranquillo, cugino, non c’è bisogno che mi ringrazi, per me è un piacere, hahaha!!’ mi mette una mano sulla nuca ‘Annusa la mia merda! Fammi vedere quanto ti piace! Su! Fai dei bei respironi! Forza!’ non voglio, ma quello che la sua voce mi ordina mi sento obbligato a fare. Così obbedisco, gonfiandomi fino a scoppiare e tossendo di nuovo.
‘Hahahaha! Cazzo che spasso! hahaha!’ Non fa altro che ridacchiare come se fosse la cosa più divertente al mondo e senz’altro lo è, per lui.
‘Pensa che fortuna che hai! Questo è uno dei miei momenti più intimi e t’ho regalato un posto in prima fila! hahaha!!’ già’. che fortuna’ penso angosciato.
Passano un paio di minuti. Lui appoggia la schiena alla parete e si rilassa. Sta usando il telefono, sento le notifiche dei messaggi che gli arrivano.
Altra merda va ad aggiungersi a quella già sul fondo del vaso. Mi lacrimano gli occhi dal fetore, è qualcosa d’incomprensibile. La pelle del mio viso, così come quella delle sue gambe è già sudata.
Gli squilla il telefono:
‘Hey! Matte! Ce ne hai messo di tempo a rispondermi!’
‘Scusa, sono in palestra, con le cuffie non ho sentito il telefono.’ il ricevitore di Vincenzo è sempre a volume alto e riesco a sentire la voce del suo amico ‘Ho visto il video amico, credevo di pisciarmi addosso dalle risate, cazzo! Hahaha!!’
‘Hahaha!! Sapevo che ti sarebbe piaciuto!’ commentano la mia sorte in maniera così leggera. Evidentemente Matteo è già al corrente di ciò che è successo l’altra sera. Prevedibile, tutto sommato, i due sono buoni amici, perché non avrebbe dovuto parlargli di quella checca infima di suo cugino
‘Passi?’
‘Ci puoi scommettere, amico, e quando me la perdo questa! hahaha!’ il senso d’angoscia aumenta ‘Ho ancora una mezzora abbondante, però. Prima non ce la faccio.’
‘Nessun problema, fai con calma, i miei sono fuori fino a domani.’
‘E’ lì con te?’ chiede Matteo curioso.
‘Hehehe! Eccome!’ risponde vago il mio Padrone.
‘E cosa fa?’
‘In questo momento? Hehehe! Beh, io sono seduto sul cesso e cago, lui ha la testa infilata tra le mie gambe e annusa contento!!’ Matteo scoppia a ridere.
‘Hahahaha!!! No, non ci credo, mi racconti cazzate, dai!’ il mio padrone ridacchia.
‘Hehe! Aspetta!’ dopo un paio di secondi sento che scatta una foto. Ormai a che serve preoccuparsi, almeno in questa non mi si vede la faccia. Sento dolore alle ginocchia ma soprattutto ho il collo completamente anchilosato.
‘Arrivata?’ l’ennesima scorreggia.
‘Hahahaha!!! Cristo vorrei essere lì! Hahaha!!’
‘Dai, a dopo! Io intanto mi guardo i risultati sportivi! Stavolta vi prendiamo a calci in culo, caro il mio interista!’
‘Certo, come no! Sogna, sogna!! Haha! A più tardi!’ riattacca. Silenzio.
Dopo qualche minuto un’altra scarica, sempre accompagnata da gas. Sento arrivarmi degli schizzi sulla faccia. Schizzi di cosa, non voglio sapere.
Vincenzo non mi parla. L’entusiasmo iniziale per la novità è scemato, è già normale per lui cagare in questo modo. Allucinante. Comincia a mancarmi l’ossigeno, anche se all’odore, ormai, mi sono un po’ abituato, riesco ad inalare senza tossire. Sorrido a me stesso. Perché mi sorprendo, dopotutto è la sua merda che sto annusando, la merda del mio Padrone. Ho i muscoli della faccia indolenziti, però, per le smorfie continue che faccio.
Scorreggia di nuovo, stavolta più forte. Ma quanta ne ha in corpo?! Quanto tempo è passato, mi sembra di esser qui da un secolo.
‘Te la stai godendo, là sotto, schiavo?’ mi chiede strafottente.
‘Si Padrone” ho paura di vomitare se parlo troppo. Lui ridacchia.
‘Ho realizzato un altro dei tuoi sogni, eh? Hahahaha!!’ Che razza di bastardo.
‘Si Padrone” che altro posso dire? Lui mi spiazza cambiando argomento completamente.
‘Se t’interessa il derby è in pareggio, per il momento: 2-2!’
Il calcio. Incredibile. Una mia passione eppure non ci penso da due giorni, da quando è cominciato tutto. Oggi, l’Inter, la mia squadra, da quand’ero bambino, gareggia contro la sua, il Milan. Era quello di cui parlavano i ragazzi al telefono prima, ma ero troppo preoccupato a pensare al mio futuro per collegare. Quante volte io e Matteo, entrambi Interisti, l’abbiamo preso in giro dopo una brutta sconfitta. Mi sembra una vita fa. E in fondo lo è. La mia vita, quella che conoscevo, non esiste più.
‘Sembra interessante, Padrone” la mia voce vibra in tutta la tazza e lui ridacchia, poi continua:
‘Altroché! Anzi, voglio fare una scommessa con te” aiuto! Penso.
”mancano ancora 16 minuti alla fine della partita, può succedere di tutto!’ dove vuole arrivare?
‘Se vince l’Inter, quando ho finito prenderai la carta igienica, mi pulirai il culo e tirerai lo scarico” non oso pensare alle parole che sta per pronunciare ”ma se vinciamo noi, il culo me lo lecchi, proprio come hai fatto l’altra sera, solo che stavolta tutto un altro sapore, hahahaha!!!’
No, no, no, no, no!!!!! Grido nella mia testa, disperato come mai.
‘Mi sembra una proposta equa, che dici? Hahaha!!’
‘Padrone, ti prego” provo a dire ma lui mi ignora totalmente.
‘Comunque vada hai ancora un bel quarto d’ora per goderti le mie scorregge, frocio dei miei coglioni!! Hahaha!!’ mi viene da piangere. Di nuovo! Persino io mi vengo a noia. Ma non c’è atro che possa fare, se non sperare che la squadra che ho sostenuto da quando ho memoria, vinca.
Torna ad ignorarmi. Ogni tanto libera del gas, ma deve aver svuotato buona parte dell’intestino. I minuti passano ma l’attesa è interminabile. Il cuore mi batte all’impazzata, sto sudando copiosamente, ma sudo freddo. Almeno potessi vedere la partita, potrei sapere che succede, potrei urlare, incazzarmi con l’arbitro, ma soprattutto potrei conoscere quale sarà il mio destino.
Ma non mi è concesso.
Sta messaggiando con qualcuno, come se io non fossi neanche nella stanza. Possibile che sia mio cugino? Il ragazzo dagli occhi dolci con cui mi confidavo fino alla settimana scorsa? Mi chiedo che cosa sarebbe successo se, invece di fare tutte quelle storie, l’altra sera, gli avessi fatto subito un pompino, come mi aveva chiesto. Le cose sarebbero andate diversamente, penso. Forse mi avrebbe comunque fatto ingoiare il suo sperma ma non saremmo mai arrivati a questo, MAI! E’ colpa mia. E’ colpa mia se sono in questa situazione. La mia mente è sull’orlo del collasso, mentre lui fischietta distrattamente. Ti prego fa che finisca presto! Ma le mie suppliche non ricevono risposta, evidentemente non è ancora il tempo.

Sono sull’orlo dello svenimento mi manca l’ossigeno e ho seri problemi respiratori. D’un tratto mi stringe la mano nei capelli e mi tira via dall’inferno. Le sue palle scivolano sulla mia guancia sudata e dell’aria fresca entra nei miei polmoni. Gli occhi cercano di riabituarsi alla luce.
‘Ho finito di cagare, checca!’ mi dice. Grondo di sudore e pian piano giro il collo che mi fa un male cane.
‘Anche la partita è finita, sai?’ continua con un’espressione delusa. Io lo guardo in attesa di sapere. Lui sbuffa:
‘Ti è andata bene, stavolta!’ sospiro di sollievo. Sono salvo!
‘Guarda!’ gira il suo Iphone verso di me. Faccio fatica a mettere a fuoco ma poi leggo:
Milan – Inter: 3-2
Il mio cuore si ferma mentre lui scoppia a ridere.
‘Hahahaha!! Dovresti vedere al tua faccia, cazzo!!! Hahahaha!!!’ lo guardo con terrore mentre lui se la spassa.
‘Hai l’acquolina in bocca scommetto, eh?! Hahaha!!’ si alza dalla tazza e la guarda, rimirando la sua opera d’arte. Fa una faccia schifata e si sventola la mano davanti al naso.
‘Che schifo! Cazzo! Come hai fatto a reggere, huh?! hehe!’ ridacchiando si volta dandomi le terga.
‘Avanti, vieni qui!’ come un automa le mie ginocchia si avvicinano a lui mentre ogni poro del mio corpo vuole andarsene di lì.
‘Allargami le chiappe!’ Mi guarda con la coda dell’occhio da dietro la sua spalla. Io gli ubbidisco. Con orrore, scopro il suo ano, con la sua peluria bionda ricoperta di merda. Comincio a respirare in affanno, mentre lui implacabile.
‘Lingua!’ la tiro fuori. Sto tremando, letteralmente. Lui mi mette una mano sulla nuca e se ne accorge. Ride, probabilmente godendosi quell’esternazione del potere illimitato che ha su di me. E’ puro terrore il mio e lui se ne compiace. Senza dirmi niente, mi spinge la faccia tra le sue natiche.
‘Lecca!’

Se l’odore di merda mi era sembrato intollerabile vi lascio immaginare il sapore. La morsa della sua mano, però, non mi permette alcun movimento, l’unica cosa che posso fare è leccare. Le forze di stomaco ormai non le conto più. Mi fanno male gli addominali, proprio come dopo una grassa risata. La causa è un po’ diversa, però.
Butto giù e lui sente i miei conati. Ridacchia.
‘Hehehe! Ma dai! Ti piace così tanto? Hehehe!!’ provo a non respirare a non pensare a non sentire niente, ma mi è impossibile.
‘Mmmm’ lo sai che è molto più comodo della carta igienica? Molto più delicato, te l’hanno fatta apposta la lingua! hahaha!!’ continua ad umiliarmi verbalmente, io ormai sono stravolto psicologicamente.
‘Assaporala bene, mi raccomando, io non ho nessuna fretta! Hahaha! Non ingozzarti come fai di solito, non ti fa bene, hahaha!!’ lecco e butto giù merda, letteralmente, lavandogli il culo per buoni, buoni cinque minuti. Poi sento allentare la presa e mi stacco un attimo per guardare il mio lavoro. Sto ancora tremando ma ho finito.
‘E’ pulito?’ se parlo vomito. Lo guardo ed annuisco. Lui ridacchia e si volta a guardarmi.
‘Hahahaha!! Dovevi leccarla, non spalmartela sulla faccia! Hahahaha!!’ prende di nuovo il cellulare.
‘Questo deve assolutamente passare ai posteri, hahahaha!!!’ l’ennesima foto per ricattarmi. Lui scuote la testa.
‘Fatti una doccia, mangiamerda, stavolta te lo concedo, ma solo perché mi fai veramente schifo! hahaha!!!’ dandomi un’ultima occhiata schifata, esce dal bagno.

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