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Storia di fantasia e di speranza che possa succedere

Era un pomeriggio di primavera inoltrata, intorno a metà maggio. Stavo camminando in una via di Catania in attesa che passasse l’autobus per tornare a casa quando sono stato costretto da un forte acquazzone a rifugiarmi dentro ad un bar.
Nel bar mi intrattengo a sorseggiare un caffè e dopo circa venti minuti, passata la pioggia esco, le strade sono ancora piene di rivoli d’acqua non ancora completamente defluita, mentre cammino vedo una signora dalla presumibile età tra i 50 ed i 55 anni, vestita con una gonna attillata nera ed una maglietta a manica lunga anch’essa nera che con le mani ingombre da 4 buste della spesa che cercava con molta difficoltà di aprire il portone di casa, ma non riusciva ad inserire la chiave, ostacolata com’era dalle buste.
Ad un certo punto, visti i ripetuti fallimenti la signora si apprestava ad appoggiare due delle buste a terra, in un marciapiede ancora pieno d’acqua piovana. A questo punto, in un moto di gentilezza la chiamo:
“signora, mi scusi ma non può appoggiare le buste a terra, si sporcheranno e sporcheranno anche Lei! Mi permetta di aiutarla, le dia a me, gliele reggo Io”.
La signora mi guarda con un’espressione diffidente, evidentemente non era abituata a dei gesti di gentilezza spontanei e senza pretese, poi guarda a terra, dove l’acqua è ancora tanta, e si convinse che poteva rischiare di darmi le buste in custodia, dopo di che con una mano libera apre il portone con facilità.
Aperto il portone mi chiede le buste indietro ringraziandomi. Erano buste pesanti, c’era dentro del latte, altre bottiglie, pasta ed a questo punto mi sono offerto di accompagnare le buste dentro casa o in alternativa di aspettare davanti al portone, cosicché la signora poteva lasciare le prime due buste e venire a ritirare le altre.
La signora mi guarda con un’aria interrogativa e rimane in silenzio per diversi secondi e poi, rilassando il viso accetta che entri e le porti quei pesi a destinazione, che evidentemente l’avevano stancata un poco.
Entrati nel portone, dove c’era una rampa di scale, la signora mi precede ed io la seguo notando per forza maggiore le sue gambe ed il suo fondoschiena, che nonostante l’età erano ancora in forma. Qualche smagliatura si intravvedeva nelle cosce, ma nulla di tragico, notai anche un lieve gonfiore alla caviglia sinistra ed una lieve zoppia dovuta ad un chiaro dolore quando si appoggiava a quel piede.
Arrivati al pianerottolo, la signora aperta la porta dell’appartamento e mi invita ad entrare, anticipandomi fino in cucina dove appoggio le buste sul tavolo. A questo punto saluto la signora e faccio per andare via, ma la signora, che evidentemente a questo punto aveva deciso di fidarsi, mi chiede come poteva ringraziarmi, magari offrendomi un caffè. caffè che io accetto volentieri e mi presento, cosa che fa anche Lei:
piacere io sono Maria, se mi da il tempo di fare un poco di spazio preparo il caffè e cominciò a rassettare il contenuto delle buste.
Io la guardavo, era ben fatta, alta circa 1,65, capelli castani, occhi castano chiari, un bel seno, non grandissimo ma interessante, belle gambe ed un superbo fondoschiena. Le movenze, erano quelle che attiravano di più, era elegante, aveva un fascino molto femminile, era veramente graziosa.
Mentre rassettava cominciammo a scambiare due parole di convenevoli, tipo:
mi scusi, le faccio perdere un poco di tempo, ma se non riordino subito poi mi restano le cose in giro per troppo tempo e poi così liberiamo il tavolo per bere meglio il caffè.
Non si preoccupi, ho un poco di tempo libero e poi, mi scusi se lo dico, ma è piacevole guardarla mentre riposta le cose, so che glielo avranno già detto, ma Lei è proprio graziosa, oserei dire anche affascinante.
Ma che dice? Si me lo hanno detto, ma prima quando ero giovane, ormai non me lo dice più nessuno.
Impossibile, Lei conserva il fascino e la grazia di una ragazzina, ma mi permette una domanda un poco indiscreta?
Certo, dica pure.
Perché è vestita di nero, non mi sembrano abiti alla moda.
Lei è uno che nota molte cose, ma mi piace che è schietto, non si nasconde dietro giri di parole, schietto ed educato. Sono vestita così perché sono a lutto, tre anni fa è morto mio marito ed ancora non mi sono decisa ad indossare abiti che non siano neri.
Mi dispiace, deve essere un grande dolore. Come è morto?
Si è ammalato, uno di quei mali che non perdonano. In più aveva una certa età ed era fragile, abbiamo fatto il possibile, almeno non ho rimorsi da questo punto di vista. Bene, ora preparo il caffè, tu lo prendi zuccherato? Scusa ti ho dato del tu!
Figurati, anzi lo preferisco mi piace non essere troppo formale quando non è strettamente necessario. Amaro, comunque.
La signora si mise all’opera, anzi a questo punto Maria si mise all’opera, recuperò la caffettiera, prese il caffè lo caricò e mise la caffettiera sul fuoco e riprese l’argomento marito:
mio marito era molto più grande di me, quando è morto io avevo 50 anni e lui 67, c’era una certa differenza tra noi, non so se c’era amore di quelli passionali, ma gli volevo bene, era rispettoso, educato, attento alle mie esigenze. Non mi ha mai maltrattato, anche nell’intimità era attento e mai egoista.
Avevate una buona intesa sessuale nonostante la differenza di età? Grandioso!
Non so perché parlo di queste cose con te, in fondo neanche ci conosciamo.
Forse è proprio per questo, non temi giudizi da parte mia e sappi che comunque non ne darei.
I primi anni la differenza di età non si notava, poi certo lui diventava meno performante, ma non si è mai perso d’animo, anche quando non riusciva mi prestava le attenzioni necessarie: carezze, baci ovunque, usava le mani, la bocca. Non mi dava nessun motivo di lamentela ed io l’ho sempre rispettato. Certo le tentazioni a volte c’erano, i corteggiatori non mi mancavano, ma ho sempre retto, anche nell’ultimo anno, quando non c’è stato più niente, stava veramente male e neanche dopo, che vuoi: l’età ha diminuito i desideri e le necessità, i corteggiatori sono finiti, i pensieri non mancano: i figli, gli acciacchi, le bollette. Ma va bene così.
Strano, condivido i tuoi pensieri, ma mi sembra strano che tu non abbia corteggiatori, sei una bella donna, hai un bel carattere, un bel fisico, sei graziosa e, se mi permetti hai un fondoschiena che “induce a cattivi pensieri”. Possibile che a Catania non ci siano più maschi interessati?
Che vuoi, i vecchi corteggiatori si sono rassegnati già molti anni fa, io faccio una vita ritirata, esco poco e quasi sempre in famiglia: i miei figli, ne ho due entrambi fuori; mia sorella la vedo poco e vado a fare la spesa ogni tanto, come hai visto oggi.
Un vero peccato, puoi fare ancora la felicità anche dell’uomo più esigente.
Nel frattempo finito di bere il caffè io mi accomiato, ringraziandola per l’ospitalità, ma prima di andare via le ho detto che se avesse avuto bisogno di qualcosa ed io avessi potuto essere utile avrebbe potuto chiamarmi e su un foglio di carta le ho scritto il mio nome ed il numero di cellulare.
Lei mi accompagnò alla porta dell’appartamento e mi saluta con un bacio sulla guancia a questo punto le chiedo se potessi abbracciarla e Lei me lo permise, la salutai e chiusi la porta.
Ero appena uscito dal portone, non lo avevo ancora neanche chiuso che mi squilla il telefono. Era un numero che non avevo in memoria, rispondo:
Pronto?
Sono Maria, ho memorizzato il tuo numero e questo è il mio. Ho dimenticato una cosa, ti dispiacerebbe risalire un minuto?
Certo che no! Mi piace stare in tua compagnia, guardarti, ammirarti e vorrei fare anche qualcosa per la tua caviglia gonfia, arrivo.
Rientrato nel portone faccio le scale velocemente mentre la porta dell’appartamento si apre, Maria mi aspettava davanti alla porta, appena entrato Lei chiude la porta e mi abbraccia, un abbraccio sincero, forte. Io la ricambio e con le mani le accarezzo la schiena, poi mi permisi un bacio sul collo e Maria me lo offrì agevolando il bacio. A questo punto la guardo negli occhi, le mie mani si intrufolano sotto la maglietta accarezzandola lungo la schiena sulla pelle e Lei mi bacia, un lungo bacio, mentre sento che non è indifferente alle carezze, il corpo si muove lievemente, ora ondeggiando, ora stringendosi più forte e poi si allontana lentamente, mette le sue mani sul mio petto e mi spinge indietro:
Scusa, non volevo imbarazzarti, è stato un momento così, ho sentito il bisogno di un poco di tenerezza e tu mi hai fatto sentire desiderata e non giudicata, come una persona veramente importante. Scusa, ho approfittato di te.
Cara, non c’è niente da scusare, è vero sei importante e mi piaci, mi piaci molto. È stato bello abbracciarti e baciarti, ma sei sicura che ti basti?
Si.
Vado via salutandola con un ultimo bacio.
Due giorni dopo mi telefona ancora e mi chiede se avessi piacere di cenare con Lei, rispondo di si, ed accetto un invito per l’indomani.
Arrivo puntuale, anzi qualche minuto in anticipo, ci salutiamo con un bacio lieve a labbra chiuse e mi porta in cucina, c’era la tavola apparecchiata e ceniamo. Io mangio tutto con porzioni piccole, non volendo appesantirmi. Preso il caffè approfitto che mi passa accanto per attirarla a me e farla sedere sulle mie gambe, la abbraccio e Lei corrisponde al mio abbraccio e mi bacia, un bacio lungo appassionato, si stringe a me ed allora intrufolo le mani sotto la maglietta e non mi fermo ad accarezzare le spalle, faccio scivolare le mani sotto il reggiseno e comincio ad accarezzare le mammelle ed i capezzoli, li strizzo dolcemente e Lei non si sottrae, continua a baciarmi e muove il busto rispondendo agli stimoli che le provocavo. A questo punto la feci alzare e la invitai ad andare in camera da letto, giunti lì stavo per sollevare la maglietta ma Lei mi ferma, mi chiede di spegnere la luce:
Perché dobbiamo spegnere?
Non voglio farmi vedere, ti voglio, mi fido di te perché mi hai dimostrato di essere serio, bada bene non pretendo nulla, ma hai risvegliato molte voglie, però mi vergogno a farmi vedere nuda, non sono più una ragazzina, il tempo ha lasciato il segno.
Ti sottovaluti, sei ancora bella, il tuo corpo è un incanto, hai un culo che fa girare la testa ai passanti.
Che dici, ho delle smagliature, e poi ho anche…
Smettila, dicoi interrompendola, non è così, ma se preferisci spegniamo pure la luce.
Spengo la luce, le sfilo la maglietta e pure il reggiseno le prendo un capezzolo tra le labbra, il suo seno è morbido e dolce, mentre le succhio un capezzolo con una mano le strizzo l’altro ed i capezzoli si inturgidiscono, il seno si ingrossa, allora penso di abbandonare con la mano il capezzolo e aprire la zip della gonna, ma lei mi ferma ancora una volta.
fermo per favore, non me la sento.
che succede, ho fatto qualcosa che ti dispiace?
no, non è questo e che non mi sento a mio agio. Scusami, so che ti do una delusione ma sono in forte imbarazzo.
Io cerco di convincerla che va tutto bene, forse sono stato troppo precipitoso ma possiamo ancora riprendere, sebbene rallentando un poco. ma lei insiste, raccoglie la maglietta e si riveste.
Torniamo in cucina, lei tiene gli occhi bassi e mi sussurra ancora delle scuse.
Capisco che non è il caso di insistere, la rincuoro dicendo che è normale, ci conosciamo da poco, lei non ha rapporti da molto tempo e comunque mai oltre suo marito ed a questo punto mi accorgo che sta piangendo.
perchè adesso stai piangendo?
non lo so! mi sento in imbarazzo, ti giuro avrei voglia di farlo. Avrei voglia di farlo con te, ma c’è qualcosa che non me lo permette e non capisco cosa sia, forse è vergogna.
vergogna com me? Ma pensi che ti stia giudicando? allora sei sciocchina. Senti tu mi piaci, mi sei piaciuta dal primo momento che ti ho parlato. Facciamo così, mettiamo da parte il sesso, io non voglio rinunciare alla tua amicizia e se fare sesso ti crea problemi va bene anche così. Dato che l’argomento è accantonato possiamo anche parlarne. Che dici?
io pensavo che non avendo più obblighi potevo dare sfogo ai miei istinti, con te mi sento al sicuro. Lo hai visto, pensavo di essere pronta.
va bene, non sei pronta e non so se le lo sarai mai. Non fa niente, mi piace stare con te anche solo a chiacchierare e poi ci facciamo due coccole, senza altre pretese.
si le coccole le accetto, mi fanno stare bene. Tu mi fai sentire desiderata e rispetti le mie esigenze, ma ti giuro che non è un capriccio e neanche una strategia.
lo capisco.
La attiro a me e le do un bacio leggero e lei risponde con un bacio appassionato, apre la bocca e lascia che la mia lingua si inoltri nella sua bocca.
Da quella sera ci incontriamo una o due volte e settimana e ceniamo assieme una o due volte al mese, prendiamo un caffè, facciamo due chiacchiere, qualche affettuosità e niente di più.
La cosa va avanti così, ogni tanto tento di insinuare le mani sotto la maglietta, ma appena raggiungo le tette lei si ritrae e ricominciamo da capo.
Dopo un bel po’ di tempo che le cose vanno avanti mi capita di dover assentarmi per questioni di lavoro, in questo tempo ci sentiamo al telefono, qualche messaggino e a volte passano giorni senza sentirci.
Torno a trovarla dopo circa 3 mesi, la chiamo al telefono e le chiedo un appuntamento. Prontamente Lei mi invita a cena e la sera mi fa trovare una tavola ben imbandita.Lei è vestita con una gonna liscia non aderente ed una maglietta a manica lunga leggera, un filo di rossetto (è la prima volta che la vedo con il rossetto) e due orecchini piccoli e brillanti.
Mi saluta con un abbraccio stretto e mi bacia sulla guancia, sulla fronte e sulle labbra, ma non un bacio appassionato al quale sono abituato ormai, un bacio semplice ed anche breve e dopo mi invita a sedermi a tavola e cenare.
Mentre mangiamo le racconto della mia trasferta di lavoro, per la quale sono andato a fare la presentazione di un nuovo prodotto a diverse aziende, in Italia ed anche all’estero ed a questo punto lei mi fa una domanda precisa: “hai conosciuto gente interessante, qualche bella donna”?
Con noncuranza rispondo di si, amministratori delegati, segretarie, dirigenti.
Si, ma hai conosciuto belle donne?
Si, anche. Perchè me lo chiedi?
niente, curiosità. Hai avuto storie, avventure?
Scusa ma stai facendo la gelosa? noi non abbiamo una storia, siamo amici, lo hai definito tu il nostro rapporto e quindi?
E quindi niente, ti dico che sono solo curiosa!!!
Smettiamo di parlare di questo argomento e finiamo la cena, quasi in silenzio, lei risponde a monosillabi alle mie imbeccate per avviare un qualsiasi discorso.
Finita la cena vado via, lei mi saluta con un bacio casto e senza abbraccio ed io non faccio nulla per cambiare le cose.
Torno a casa un poco frastornato, capisco che Maria sia un poco gelosa, ma so che non può pretendere niente. Mi chiedo se non sia il caso di interrompere questa amicizia o almeno rallentarla, in fondo due baci ed un abbraccio li rimedio quando voglio.
Con questi pensieri vado a letto e subisco un sonno irrequieto.
Passano diversi giorni senza che con Maria ci si senta, una mattina ricevo un messaggio: “puoi passare da casa mia oggi?, Quando sei libero, io sono a casa tutto il giorno”.
Non rispondo, ma mi si sono scatenate una serie di domande e considerazioni:
cosa vorrà, un altro terzo grado?
forse vuole chiedermi scusa?
ma vale la pena frequentare un’amica gelosa, che mi toglie opportunità di incontri e con la quale non c’è sfogo?
E così per tutta la mattina.a pranzo consumo un pasto frugale e decido di andare, voglio chiarire questa situazione.
Arrivo da lei poco dopo pranzo, suono il campanello e mi apre senza indugio. Salgo le scale entro in casa e lei è lì, in piedi appoggiata alla parete che mi guarda con gli occhi lucidi. Non un filo di rossetto, niente orecchini, una maglietta a manica corta nera ed una gonna sopra il ginocchio anch’essa nera.
Appena chiudo la porta si avvicina, mi abbraccia e mi bacia con foga, neanche una parola, neanche un ciao, mi abbraccia e fa scivolare le mani sotto il mio golfino accarezzandomi la schiena.
Io le restituisco il bacio e faccio scivolare le mie mani sotto la sua maglietta, sento che non indossa il reggiseno, raggiungo le tette e le accarezzo con voluttà e lei stavolta non si ritrae, anzi si stringe ancora di più, smette di baciarmi mantenendo l’abbraccio e mi sussurra all’orecchio: “oggi sono tua, fammi quello che vuoi”.
Tutto quello che voglio, ma tu sai cosa voglio?
non mi importa, non resisto più, ti voglio e ti voglio in qualunque maniera piace a te, dimmi cosa vuoi.
Voglio tutto, le labbra, le tette, il tuo pacchio, il tuo culo, la tua bocca.
sono tua e basta!
le sfilo la maglietta e lei contemporaneamente sfila il mio golfino, le stringo una tetta e scendo giù con la bocca a succhiare il suo capezzolo che si inturgidisce all’istante. le sbottono la gonna che cadde a terra ed infilo una mano dentro gli slip palpando la natica, insinuandomi tra le natiche, Lei geme, smetto di succhiare il capezzolo e la bacio mentre sposto la mano dalle natiche al pacchio, le massaggio la clitoride, sento gli umori vaginali che hanno bagnato tutto il suo pacchio e torno con la bocca al capezzolo ed a questo punto mi chiede di entrare con le dita in profondità.
Io rimango con la mano destra sulla clitoride ma faccio scendere la sinistra sul suo culo, lo oltrepasso e raggiungo il pacchio e lo penetro con due dita, le masturbo contemporaneamente la clitoride ed il pacchio, lei mugola, si dimena e con una mano cerca la mia minchia da sopra i pantaloni massaggiandola.
La faccio sedere sulla sedia e le dico che voglio le sue tette, mi sbottona i pantaloni e le metto la minchia tra le tette, lei le stringe attorno alla minchia e le porta su e giù. A questo punto le dico di baciarla con la lingua, le l’afferra a due mani, comincia a baciare la cappella, a slinguare, sempre tenendolo fermo con due mani. A questo punto le chiedo di aprire la bocca, voglio ficcarlo dentro, le dico che voglio sentirlo sbattere contro la sua gola, lei obbedisce, apre la bocca e permette che la mia minchia scivoli dentro. La pompo con delicatezza con qualche colpo e poi lo tiro fuori, la faccio alzare e la bacio mettendo le mani dove provocano più piacere..
A questo punto tolgo le mani, smetto di succhiarla, la prendo in braccio e la adagio sul letto di traverso, con le gambe furori, le tolgo gli slip comincio a leccarle la clitoride, mentre con una mano faccio entrare due dita dentro il pacchio, Lei accompagna questa leccata con masturbazione con movimenti del bacino.
E mentre mi adopero per il piacere reciproco lei parla e poi smette di colpo, il fiato si fa corto, il corpo ha dei tremori, il pacchio si contrae assieme al culo e viene, io rallento e dopo un minuto mi fermo.
Lei riprende fiato, mi tira sul letto e slacciati i pantaloni mi restituisce le attenzioni che le ho prestato prima, comincia un sontuoso pompino, lavora con le mani, con la bocca e con la lingua. Ad un certo punto con la cappella tutta dentro la bocca comincia a succhiare, mentre con la mano procede ad una masturbazione. Dopo qualche minuto smette, mentre tiene la minchia con una mano, mi guarda negli occhi e mi dice:
lo voglio dentro, spaccami il pacchio o sfondami il culo, ma voglio essere presa.
Non me lo faccio ripetere, mi spoglio completamente, metto due cuscini uno sull’altro in mezzo al letto, la faccio sdraiare sui cuscini in posizione prona, le appoggio la minchia tra le grandi labbra e la spingo dentro. Lei mi sprona a sfondarla, la vuole tutta dentro e mi incita: fottimi, si sfondami forte, sborrami dentro, non ti fermare, e mentre dice così ha un altro orgasmo, più forte di prima ed anch’io vengo, le sborro dentro, aspetto che si ammoscia e lo tiro fuori.
Lei mi prende la mano, mi porta in bagno e mi lava la minchia, si siede nel bidè e comincia di nuovo a spompinarmi. Io sono eccitatissimo, la minchia si indurisce di nuovo in poco tempo, lei lecca, succhia, mena, dopo un poco le dico che sto per venire e Lei si appoggia al lavandino e si offre a me a novanta gradi. La prendo ancora una volta, quando abbiamo finito, mi guarda negli occhi e con aria soddisfatta mi dice: grazie, era tanto che non mi sentivo desiderata ed ancora di più che non godevo, è stato bello, anzi magnifico, finalmente mi sento libera di esprimere la mia sessualità. Ti va se ogni tanto ti invito ancora?
Certamente risposi, mi piace la tua passione e non ti ho ancora presa tutta.
ci baciamo, mi rivesto e vado a casa.
È passato già qualche anno ed ogni tanto ceniamo ancora insieme, sempre con la solita passione

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