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Sai, non mi sono mai lasciato inculare prima nemmeno dalla mia ex con lo strap-on. Te l’ho lasciato fare perché prima avevo preso io il tuo culo e tu desideravi il mio così ardentemente. Nel sesso si prende e si dà equamente. Mi è piaciuto. Ne voglio ancora ma non ora. Ora è di nuovo il mio turno di godere: mi alzo, ti alzo dal letto dove entrambi eravamo sprofondati dopo esserci svuotati. Ti porto davanti allo specchio. Noto ciò che non avevo notato prima a causa della nostra sbrigativa presentazione: hai un bel viso, occhi verdi sapientemente risaltati grazie all’eyeliner, un naso piccolo che ti calza a pennello, labbra sottili e pelle liscia. Ti trucchi bene e usi profumo che ora però non riesco a distinguere nettamente perché si è mischiato all’odore più selvaggio dei nostri corpi sudati.
Avevamo prenotato una stanza d’hotel tre stelle per il nostro primo incontro. C’eravamo conosciuti su internet, avevamo chattato un po’ e c’eravamo presto detti che non potevamo resistere più; c’eravamo dati appuntamento a Roma, nella capitale, ma ci saremmo visti direttamente nella camera 691: si trattava di una camera ammobiliata di tutto punto per essere un tre stelle, asciugamani puliti sulle lenzuola che ci sarebbero serviti poi per lavarci dai nostri piaceri; un largo balconcino la cui vista avevi deciso di nascondere chiudendo le tende per non dare troppo spettacolo ai dirimpettai (potevano esserci minori)
Ti bacio il collo, tu non ti volti e hai appena chiuso gli occhi temendo che io possa sparire; ricordi che nel mito greco quando risalendo dagl’abissi infernali Orfeo aveva osato voltarsi per assicurarsi che l’amata gli fosse ancora appresso aveva pagato caro quella mania di controllo. Ti bacio una spalla: hai spalle larghe che mi fanno impazzire in quanto mi sembrano contrastare con quello che sei ora, una micetta nelle mie mani. Ti arpiono nuovamente i seni morbidi al tatto; ci gioco e disegno con gli indici i confini delle areole. Sei un continente da esplorare. Il mio sguardo si sposta sul tuo pancino, che magnifico ombelico… E poi sulle tue Indie. Ti prendo una mano e te l’accompagno ad impugnarti la spada. E’ moscio e io voglio che riprenda la forma originaria. Io mi concentrerò sulle tue natiche, morbide e rotonde. Ti sculaccio la chiappa sinistra e sussulti, la pelle ballonzola. Nel frattempo ho preso tempo per farmi venire un’altra erezione. Tesoro, perdona l’attesa. Eccomi! Il mio…il tuo amichetto è pronto. Ho un cazzo oggettivamente bello, abbastanza lungo ma soprattutto grosso; non sono Rocco Siffredi, però il Rocco Siffredi de noi altri sì. L’ano mi brucia ancora, sento aperto il buchetto respirare e grondare il tuo piacere appiccicaticcio. Però anche tu continui a sgocciolare il mio sperma, lo vedo farsi ruscello lungo l’interno coscia. La cosa mi eccita.
Tu allarghi le gambe e ti chini con il busto un po’ più inclinata. Mi inviti ad entrare. Dopo una prima portata ce n’è sempre una seconda, vero? Tesoro, tu sì che mi capisci…Questa volta ad allargarti le chiappe sono io, piego appena le ginocchia e ti abbranco le toniche cosce per offrirti la massima potenza di fuoco. Tu serri più forte le palpebre, forse per prepararti ad un colpo di reni che prevedi vigoroso oppure per rimandare l’orgasmo che stavi accidentalmente procurandoti da sola senza aspettarmi. Appoggio il mio glande al tuo ano. Ormai non c’è bisogno di bussare, sono di casa: affondo mezz’asta. Ti scappa un gridolino. Ti ho fatta male? Devo essere meno rude e più cauto? Ma tu non protesti, perciò continuo a scavarti il ventre. Sei la mia Cesare e io il tuo Bruto, ti trafiggerò con altrettante pugnalate. Solo dopo averti uccisa, ti farò rinascere. Per ricompensa sostituisco la mia mano alla tua nel compito di masturbarti. Ti ho umiliata, tesoro, ma ora non serve più: vienimi nell’incavo della mano! Non è facile sfondarti il culo e segarti nello stesso tempo, ma ora ho trovato una postura comoda: mi piego anch’io un po’ di più con la schiena, quasi parallela alla tua, quasi ci tocchiamo e ora posso spostarti dalla nuca i capelli e baciarti. Ansimiamo a ritmo crescente, ti cavalco più forte: il mio pube sbattendoti rumorosamente addosso innesca una reazione a catena, il mobile sul quale siamo appoggiati urta contro il muro e io m’immagino i vicini di stanza attaccati al muro di cartongesso origliare. Sono sul punto di esploderti nuovamente nel culo e perciò mi muovo velocemente anche con la mano. Voglio venire contemporaneamente a te, anzi lo pretendo. Il mio desiderio si esaudisce: dopo un ultimo violento affondo mi svuoto dentro di te e tu mi vieni nel palmo della mano. Sfinito mi lascio cadere a terra.
“Ti è piaciuto tesoro?”

Autore Pubblicato il: 7 Novembre 2021Categorie: Racconti Erotici, Racconti Gay, Sensazioni1 Commento

Commenti per questo racconto

  1. Bollentispiriti 7 Novembre 2021 at 16:58

    Brutalone, m’hai presa! Ma sai che mi posso vendicare vero? Vedrai il prossimo round, ti lascerà senza fiato…

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