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Alle 19.30 suono alla porta e stavolta mi apre ben vestito: – Bentornato, accomodati.
Ci accomodiamo in sala e cominciamo a bere una bottiglia di vino. Un po’ per l’iniziale disagio, un po’ perché ottimo non mi faccio pregare e comincio ad essere un po’ brillo. Del resto la conversazione scorre via piacevolmente e mi rilasso.
Stappa un’altra bottiglia, alla fine della quale sono decisamente ubriaco, anche perché da mangiare non c’è quasi nulla, se non qualche patatina.
Ad interrompere la situazione interviene lui: – Senti: tu continua pure, ma io ho bisogno di fare una doccia. Dieci minuti e arrivo.
Mi verso un altro bicchiere e ne approfitto per curiosare un po’ per la casa, quando sento la sua voce: – Ascolta, ho dimenticato l’accappatoio. È sul letto in camera, portamelo per favore.
– Certo, non c’è problema.
Entro, quindi, in camera e mentre faccio per prendere l’accappatoio noto tre vibratori di diverse dimensioni sul comodino e altrettanti plug. Imbarazzatissimo, afferro l’accappatoio e glielo porto mettendo dentro la porta solo la mano.
– Non così, bagnerei tutto. Entra, forza. Non hai mai visto un cazzo? – mi dice
– Ma no, certo che si – commento, entrando
– Non avevo dubbi – ride
– Ma non in quel senso
– Allora smetti di guardarmelo, cos’è? Ti piace?
Non mi ero reso conto di essermi incantato a fissarlo.
– No, no. Scusi – mi affrettai a negare
– Come no? Cos’ha che non va? Non è un bel cazzo?
– Si, cioè no. Non lo so
– Come non lo sai? È un bel cazzo o no?
– Penso di sì
– ahahah forza andiamo di là – dice dandomi praticamente uno schiaffo sul culo e restando con l’accappatoio completamente aperto e facendomi strada.
Torniamo a tavola e continua a versare vino per entrambi, che io bevo aumentando ancora il mio tasso alcolico già alto.
Al secondo bicchiere scontra la bottiglia che in pratica mi si rovescia completamente addosso, infradiciandomi pantaloni, mutande e maglietta.
– Cavolo, mi dispiace – dice con un ghigno – non puoi mica restare così. Vai a farti una doccia, tanto io pulisco questo casino e ti cerco dei vestiti puliti che ti vadano.
– Non c’è bisogno, vado a casa.
– Non se ne parla. Sei ubriaco e non riusciresti neppure a fare le scale e poi voglio portarti i vestiti in lavanderia. È il minimo che possa fare. Forza, vai.
Come sempre, il tono non permette repliche e, tutto sommato, considerando anche la quantità d’alcol ingurgitata, in quel momento non mi sembra una cattiva idea.
Quindi vado in bagno, mi spoglio e comincio a farmi la doccia.
Senza bussare o chiedere il permesso, entra, prende i miei vestiti e li porta via, lasciando la porta completamente aperta e tornando poco dopo.
– I vestiti puliti sono sul letto – dice restando lì a fissarmi sorridendo – e devo dire che effettivamente ho proprio un bel cazzo come hai detto tu prima, soprattutto rispetto al tuo. Ahahah
Cerco di coprirmi il più possibile per non farmi vedere, umiliato dal fatto che avesse rimarcato l’evidente differenza di dimensioni.
– Forza, esci ora. Purtroppo l’unico accappatoio che ho è quello che indosso. Quindi devi andare di là così – aggiunge.
Gli passo a fianco per andare in camera e sento il suo cazzo che mi scontro il culo ed ho un sussulto.
– Mmm – lo sento emettere un verso di approvazione,  guardandomi da dietro camminare nudo verso il letto.
– M-ma non posso mica mettere questa roba – dico visibilmente infastidito, fissando i vestiti che aveva preparato.
Sono un paio di culotte che non mi avrebbero coperto neanche metà culo e una canottiera semitrasparente
– Questo è quello che ho – risponde con un ghigno – starai benissimo e mi sembrano molto adatti a te. Se non sono di tuo gusto puoi sempre scendere le scale nudo.
Senza dire una parola indosso il tutto.
– Guarda… stai benissimo. Vieni qui c’è uno specchio.
Mi avvicino e, nel farlo, mi assesta una forte sculacciata.
– Ah… ma che cazzo?
– Dai su, si scherza. Non fare tante storie e guardati
Sono praticamente osceno. La canottiera è quasi del tutto trasparente e le culotte non coprono nulla. Il mio imbarazzo è alle stelle e non riesco a dire nè a fare nulla che non sia stare lì impalato.
A scuotermi ci pensa di nuovo la sua mano sul mio culo, questa volta per palparmi.
Provo a divincolarmi, ma la sua mole non me lo consente e continua a frugarmi il culo per almeno un minuto sussurrandomi all’orecchio: – Stai proprio bene. Ahahah – sfottendomi – Andiamo di là, dai.
Mi fa strada verso la cucina, commentando – Bel culo.
Io faccio finta di niente e mi metto a sedere a tavola.
Subito lui serve l’antipasto e al primo boccone gli cade la forchetta: – Raccoglila, per favore. Sai… la schiena.
Vado sotto il tavolo per raccoglierla, è appena sotto la sua sedia e devo mettermi carponi per raggiungerla. Una volta lì sotto noto il suo cazzo svettare, duro. Rimango senza fiato, non faccio in tempo a reagire che sento la sua mano afferrarmi i capelli e in attimo mi ritrovo con la testa tra le sue gambe. Non capisco più nulla e non mi accorgo neppure che mi ha preso una mano. Sono in ginocchio, con il suo cazzo in mano e la mia faccia ad un centimetro. Non ho mai toccato un altro cazzo prima, è più grosso del mio e ha un buon odore. La sua mano è ancora intorno alla mia e mi fa andare su e giù.
– Bravo, così – commenta.
Mi sento quasi soddisfatto nel riuscire a compiacerlo.
Togli la mano e continuo a masturbarlo come un automa, ipnotizzato da quel cazzo ad un centimetro da me.
Non passa più di un minuto e mi dice: – È ora di assaggiarlo, forza.
– No, no. Non mi piace
–  A vederti così si direbbe il contrario e comunque non era una domanda – risponde cominciando a picchettarmi la faccia a colpi di cazzo – Forza fuori la lingua.
Obbedisco e per la prima volta nella mia vita lecco un cazzo, ha un sapore migliore di quanto immaginassi.
– Ora le mani dietro la schiena.
Eseguo e  mi trovo un attimo un paio di manette – Ehi, così no! – provo a protestare.
– Zitta e lecca – ricevo in tutta risposta. Il fatto che si sia rivolto a me al femminile mi dà un fremito.
Inizio a prenderci dimestichezza e lecco bene tutta l’asta, su e giù.
– Ora le palle.
Come al solito, rispondo ai comandi e le insalivo.
– Adesso è il momento di prenderlo in bocca.
– Ma non l’ho mai fatto, non so.
– Bene, è il momento di cominciare allora. Apri la bocca.
Faccio come richiesto e in attimo mi trovo il cazzo in bocca.
– Ora vai su e giù.
Seguo i suoi comandi, cercando di farlo nel miglior modo possibile.
Lo lecco e lo imbocco ancora e ancora. Piano piano riesco ad arrivare più giù.
– Mmm brava. Non male per essere la prima volta, sei un bravo succhiacazzi. E guardami negli occhi quando me lo lecchi.
Cerco di farlo, vincendo l’imbarazzo, ma quasi compiaciuto di dare piacere ad un uomo tanto virile. Ho un erezione e lui se ne accorge.
– Uh guarda la pisellina dura. Ti piace il mio cazzo eh allora?
Ignoro la domanda e continuai il mio lavoro, mi afferra per i capelli e mi diede un buffetto con l’altra mano: – Ti ho fatto una domanda.
– Si – rispondo
– Si, cosa?
– Si, mi piace.
– Dillo bene.
– Si, mi piace il suo cazzo. – dico incredulo per le mie stesse parole
– Brava succhiacazzi.
Nel dirlo mi afferra di nuovo per i capelli e si alza in piedi.
Continuo a leccargli tutto il cazzo e comincio a sentirlo mugolare.
– Brava, lo sapevo che eri portata per i pompini. Si vede dalla faccia. Hai la bocca da troia.
A sentire queste parole mi eccito ancora di più e comincio a lavorarlo meglio che posso.
– Sei proprio puttana.
Dice scansandosi, ma continuando a tenermi per i capelli.
– Vuoi continuare a succhiarmelo?
– Si
– Bene, allora chiedimelo.
– Posso continuare?
– Non così, troia.
– Devi implorarmi.
– Posso continuare a succhiarle il cazzo?
– Così, va meglio. Ma la frase corretta è “Posso continuare a succhiarle il cazzo Padrone?”
– Posso continuare a succhiarle il cazzo Padrone? – non potevo credere neanche io alle mie parole.
Mi sorride con un ghigno.
– Si, troia. Tanto che mi lecchi il cazzo, ci sono un po’ di regole che dobbiamo chiarire. Anche sei solo all’inizio devi sempre chiamarmi Padrone e obbedirmi, oltre che ringraziarmi quando ti faccio l’onore di farmi spompinare da un succhiacazzi come te. Chiaro?
– Si, Padrone.
– Brava. Ora chiudi gli occhi.
Appena fatto sento le sue mani frugare e poi qualcosa intorno al collo.
– Ora puoi riaprirli.
Mi ha messo un collare, di pelle nera, alto 4 dita e un guinzaglio che tiene saldamente.
– Ti dona molto, cagna. Ora ti conviene rilassare la gola.
Cosi dicendo inizia a scoparmi la bocca. Ho dei conati e comincio a lacrimare e tossire e a riempire di saliva il suo cazzo. Lo guardo ridere e cerco di trattenermi il più possibile. Dopo un paio di minuti lo toglie e ricomincio a respirare.
– Su questo devi migliorare, ma ci penserò io a farti fare pratica. Stai tranquilla.
– Mi scusi, Padrone.
– Brava, stai imparando in fretta come comportarti. Ora andiamo in camera.

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Autore Pubblicato il: 30 Maggio 2022Categorie: Racconti di Dominazione, Racconti Erotici, Racconti Gay0 Commenti

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