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C’era una volta il West

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C’era una volta il West. 

Ovvero, i tormenti e i piaceri della vedova McBride.

 

 

1.

Oklahoma 1885. La famiglia McBride vive in una piccola casa appena fuori della cittadina di Millsbourne dove si sono trasferiti da pochi mesi, dopo aver lasciato il Kentucky e le sfortunate attività ereditate dal nonno paterno. Josh, il capofamiglia, lavora la terra acquistata a buon prezzo dal signor Kirchener, un proprietario terriero benestante, padrone di drogherie e altri stores in città. Naturalmente ha portato con sé la moglie Rose, che nel Kentucky faceva la maestra, e i due figli, James e Samuel.

Josh è un uomo massiccio di 55 anni, con i capelli lunghi fin quasi alle spalle e una barba non folta. Gran lavoratore, molto attaccato alla sua famigliola, non frequenta se non di rado i saloon ed è molto misurato nel bere e nel fumare. Di lui i figli hanno in egual grado rispetto e timore.

Rose, 54 anni, è una donna di grande personalità, che bada alla casa ma non disdegna di dare una mano al lavoro dei maschi, soprattutto nella stalla. Anche lei attaccatissima alla famiglia, ha lasciato a malincuore il suo lavoro ed i suoi alunni ma non ha esitato a seguire il marito quando ha deciso di tentare una nuova vita in Oklahoma. Una donna si direbbe giunonica, per le tette 6d, ma anche per le cosce carnose, appena un po’ cellulitiche, e per il didietro imponente.

Il primogenito, James, Jimmy in famiglia, 22 anni, un bel giovanotto molto prestante, capelli scuri molto folti, senza barba, che recita bene il ruolo di vice capofamiglia, segue il padre come un modello da emulare, lavora intensamente al suo fianco e si concede solo rare visite in saloon con i pochi amici che si è fatto in città. Reca sul petto una piccola cicatrice, frutto di una furibonda colluttazione con un bandito nel corso di una rapina in banca. Ma altrettanto visibile una muscolatura di tutto rilievo e un pacco piuttosto robusto, che sicuramente non è passato inosservato alle ragazze, e non solo ad esse, di Millsbourne.

Il secondo figlio, Samuel, ovvero Sam, 19 anni, biondino, capelli lunghi fluenti, barba appena accennata, una figura ben modellata . A differenza del fratello, non ama molto lavorare nei campi, appena può si prende una pausa per coltivare la passione dell’armonica. Al padre queste continue divagazioni non piacciono per nulla, la madre invece apprezza la sua inclinazione musicale e lo difende dalle ire del padre.

A sera, dopo cena, vanno tutti a letto, sfiniti per la giornata di lavoro. Ma, prima di cedere al sonno, Josh e Rose non mancano mai di celebrare il rito coniugale, e lui la cavalca con tutta l’energia residua, come Bill il suo cavallo preferito monta la sua giumenta. E quando alla fine la incula selvaggiamente, Rose non riesce a trattenere un gemito profondo chee un viso angelico riecheggia fuori della loro camera da letto. Un gemito che Jimmy e Sam ben riconoscono e che coincide con l’acme della loro masturbazione serale: sono anni che anche loro due sfogano i bollori giovanili immaginando le scopate animalesche dei genitori e, siccome dormono nello stesso letto, lo fanno sfregando forte i rispettivi uccelloni e sborrandosi addosso, con l’effetto di imbrattare inevitabilmente, almeno in parte, le lenzuola e anche le mutande. E sapessero quanto sospira, con preoccupazione mista a tenerezza, la madre Rose la mattina le mette a lavare!

Nel giro di un anno Josh e la sua famiglia sono riusciti a rendere produttivo un terreno praticamente abbandonato e a metter su una aziendina promettente, con produzioni agricole apprezzate e con una stalla sempre più efficiente. Josh e Rose sono contenti, la nuova vita si annuncia davvero come la svolta che avevano cercato. Non potevano immaginare le nuvole che si addensavano sul loro destino e che sarebbe stato proprio il boom economico della regione, trainato dall’avvento della tanto sognata ferrovia, a tradursi in una sciagura.

E difatti, mentre i lavori di costruzione della ferrovia proseguivano  a tambur battente, a Millsbourne si era scatenata la corsa a edificare nuove case e nuovi negozi e, all’improvviso, il signor Kirchener era tornato alla carica con i McBride per ricomprarsi il suo terreno, con l’intento ufficialmente di insediarvi a poche miglia dal centro città una nuova sala giochi, in realtà di ubicarvi una specie di quartier generale dei suoi molteplici e poco limpidi affari. Josh era stato prima blandito con offerte allettanti di danaro (avrebbe rivenduto il terreno ad un prezzo superiore a quello con cui l’aveva comprato). Quando poi gli erano state indirizzate minacce piuttosto palesi dagli sgherri di Kirchener, si era rivolto allo sceriffo Stanton per chiedere la protezione della legge. Lo sceriffo tutto avrebbe voluto fare fuorchè mettersi contro un boss come Kirchener, ma aveva avuto occasione di incontrare una volta all’emporio cittadino la signora McBride e ne era rimasto abbagliato, e dunque aveva accettato di buon grado l’invito a cena a casa di Josh. 

Allo sceriffo la famiglia McBride appare molto decisa a resistere alle minacce ricevute e più di tutti lo meraviglia la forza d’animo della signora Rose, e per non sfigurare ai suoi occhi accantona presto il suo atteggiamento di prudenza e cerca di mostrarsi ancor più risoluto di tutti loro. Ma il patto siglato nella cena a casa McBride non resta segreto, tanto che una settimana dopo, all’uscita dall’emporio dove si è recato per acquistare un telone per la stalla, Josh si imbatte in un paio di ceffi al soldo di Kirchener che lo provocano. Cerca di sottrarsi ad una lite e fa finta di non sentire. Ma quando gli insulti toccano sua moglie Josh non si trattiene più e si avventa su uno dei due. La colluttazione è violenta, ma quando Josh mette a terra il suo avversario, l’altro gli spara alle spalle e scappa via. Josh muore in strada senza che nessuno lo soccorra, nessun testimone si presenta dallo sceriffo, la paura a Millsbourne fa il deserto, l’omertà regna regina verso la supremazia incontrastata del ricco e speitato boss e dei suoi uomini.

Un evento drammatico come la morte violenta del capofamiglia non poteva non produrre in casa Mc Bride reazioni di dolore straziante, ma anche di sbandamento emotivo. Il secondogenito Sam è il più scosso e dice alla madre che è da pazzi restare in questa terra infame, che è saggio tornare in Kentucky, dove lei potrebbe riprendere il suo lavoro a scuola e loro due figli troverebbero sicuramente qualche mestiere da svolgere. Ma Rose, passato qualche giorno di disperazione e di scoramento, capisce che è l’ora di assumere con coraggio le redini della famiglia e della fattoria e perciò sentenzia in modo molto risoluto: “Di qui non ci muoviamo …. qui ci ha portati vostro padre …. qui ci sono i frutti del suo lavoro,….  abbandonare questa terra significherebbe ucciderlo una seconda volta!” E la stessa coraggiosa risolutezza manifesta al pavido sceriffo Stanton che, spaventato dall’atto intimidatorio di Kirchener, si era dato irreperibile per una settimana, salvo a ripresentarsi a casa McBride per consigliare alla bella vedova di usare la ragionevolezza, magari di accettare le offerte di Kirchener e reinvestire il ricavato della vendita in una delle nuove attività commerciali che cominciano a fiorire a Millsbourne. “Sceriffo, puoi dire a Kirchener ed ai suoi sgherri che non ci fanno paura ….”; poi, guardando Stanton negli occhi, aveva esclamato: “… e, se a Millsbourne non ci sono uomini con gli attributi giusti, saranno i miei figli a mostrare di che pasta sono fatti i McBride!”

 

 

2.

Certo, nella nuova situazione, Rose e i suoi figli si sentono in trincea, isolati, esposti alle minacce e alle ritorsioni. Restano sempre a presidiare la proprietà, stanno in guardia in attesa delle provocazioni e delle intimidazioni che sicuramente Kirchener non mancherà di rivolgere loro. Rose dice loro che però non devono dare segni di paura o di debolezza, devono farsi vedere in giro come se nulla fosse, anzi mostrarsi ancora più fieri e coraggiosi di prima. E i due ragazzi si stringono ancora di più a protezione della madre e raddoppiano gli sforzi per portare avanti la fattoria. Jimmy lavora sui campi come un toro, anche Sam emula il fratello almeno per impegno e dedizione. Rose cura la casa e la stalla, ma quando necessario si rende utile anche nel lavoro agricolo. 

Come quel giorno che Sam resta a letto febbricitante ed è lei ad affiancare Jimmy nella semina. A guardare il primogenito a torso nudo a combattere con le asperità dei terreni le sembra di rivedere all’opera il compianto marito e quasi si commuove. Invita il figlio a rifiatare un pochino, si siedono sotto un albero a dissetarsi, lei gli deterge amorevolmente il sudore, e Jimmy ha un momento di debolezza e appoggia la testa sulla sua spalla sinistra, proprio a pochi centimetri dal suo rigoglioso seno che tracima dalla scollatura. E’ un attimo, una scintilla: i pantaloni di Jimmy si rigonfiano all’improvviso, imperiosamente, accompagnati dal sospiro profondo di chi tenta di reprimere l’impulso; Rose non può fare a meno di notarlo e sospira anche lei con un certo affanno. Le vengono subito alla mente le mutande dei figli che spesso la mattina ritrova imbrattate di sborra, e pensa subito ai turbamenti notturni di due giovani che avrebbero bisogno di sfogarli con donne vere. Istintivamente passa un braccio intorno alla testa di Jimmy e la stringe a sé, facendola scivolare proprio sulle sue tette prorompenti; e, mentre Jimmy affonda il suo viso nella morbidezza opulenta di quelle tette, lei allunga l’altra mano verso il pacco ingrossato del figlio e lo massaggia insistentemente. Jimmy sospira con gli occhi semichiusi, Rose gli sposta la testa fino ad avvicinare un suo capezzolo turgido alla bocca di lui, il ragazzo si avventa a succhiarlo e quasi ad abbeverarsi, con una foga che fa sobbalzare la madre: “Piano, Jimmy, non coi denti ….. e già, ne sono passati di anni da quando lo facevi con la stessa foga!”. E, mentre Jimmy continua a suggere il capezzolo materno e a palpare voglioso quelle tette voluminose, Rose gli sbottona la patta, tira fuori quell’uccellone rampante e lo masturba con dolcezza, fino a farlo schizzare potentemente nella sua mano. Poi, con fare carezzevole gli sussurra: “Vedi, tesoro, hai bisogno di trovarti una donna, la tua donna, quella che deve darti i tuoi figli, e a me i miei nipoti!”

Jimmy è confuso, quasi non si rende conto di ciò che è avvenuto all’improvviso, arrossisce, è visibilmente imbarazzato, farfuglia delle scuse: “Perdonami, mà, io non volevo …..”. Rose gli sorride, gli dà un bacio sulla fronte e lo rassicura: “Tranquillo Jimmy …. sono stata io a lasciarmi andare …. ma è stato bello ….. su, torniamo al lavoro!” A fine giornata sono entrambi molto stanchi. Rientrati in casa, si sincerano sulle condizioni di Sam, consumano in silenzio una rapida cena e vanno a letto.

Ma quel che è accaduto sui campi non è qualcosa che può essere rimosso così facilmente. Entrambi non riescono a prendere sonno. Jimmy è ancora molto turbato, sente di aver violato un tabù, ma gli sembra di essersi affacciato alla porta del paradiso. Anche Rose ancora non si spiega come sia stata capace di accedere ad una così ardita intimità col suo figlio maggiore, ma al tempo stesso ha avvertito netto il risveglio di quella femminilità che aveva sepolto insieme col corpo esanime del marito cinque settimane prima. Jimmy non era solo il figliolo che si era attaccato al suo seno come nei suoi primi anni di vita; era anche quel maschio aitante e quel bel cazzo scalpitante che aveva impugnato con voluttà e portato ad una emulsione trionfale.

Jimmy si rigira smanioso infinite volte nel suo letto, poi si alza e, dopo aver dato uno sguardo al fratello malato che dorme nel letto accanto, si  avvia a piedi nudi verso la stanza della madre. Anche Rose è sveglia, in preda a turbamenti speculari, anche se, quando la figura di Jimmy si  staglia nella penombra sulla porta della sua camera, fa finta di dormire. Jimmy si ferma dinanzi al letto materno quasi a soppesare l’irreversibilità del passo successivo, ma poi si infila di soppiatto in quel letto proprio al posto che era stato di suo padre e si accosta al corpo caldo della madre apparentemente dormiente. Rose finge ancora di dormire, ma il cuore le batte forte, anche lei sente che le cose in famiglia rischiano di stravolgersi definitivamente. Quando sente il corpo fremente del figlio aderire al suo, quando avverte quel cazzo duro che preme sulle sue chiappe generose e quelle mani tremanti che le accarezzano i fianchi e le sfiorano delicatamente le tette, si ridesta ed esclama ansiosa: “Jimmy, ma che ci fai qui… ma no, tesoro, questo non è possibile …. dai, calmati!”

Ma Jimmy non è più in grado di controllarsi. Ha tirato su la vestaglia da notte della madre, ha già schiacciato il suo membro pulsante nel solco delle chiappe materne e stringe con forza con le sue mani irrobustite dal lavoro quei seni giunonici, emettendo quei sospiri e gemiti di voluttà propri di un maschio ingrifato dalla voglia di possedere e sottomettere la sua femmina. Rose è davvero combattuta, vorrebbe fermare quell’assalto sacrilego, ma sente anche tornarle gli istinti della carne, dopo più di un mese di inconsueta astinenza. Ragion per cui la sua è una resistenza tenue, che la furiosa concupiscenza di Jimmy spazza via in un attimo. 

E subito dopo per entrambi è un  impazzimento dei sensi. Jimmy affonda il suo cazzo tra le cosce della madre come è solito calare la vanga nel terreno da arare. Rose si inarca per riceverlo meglio cingendo le sue gambe intorno al culo del figlio. Jimmy non ha molta confidenza col sesso femminile, ha scopato un paio di volte con vecchie prostitute nel Kentucky, poi la sua vigoria sessuale l’ha sfogata esclusivamente nelle frequentissime masturbazioni. Mamma Rose è per lui una divinità scesa in terra, un corpo opulento da conquistare e dominare, il prototipo della donna da letto. E ora su quel corpo scarica tutta la sua inesauribile voglia di vivere e di godere, palpando le coscione e le chiappone materne, strizzandole le tettone, trivellando la ficona pelosa e già sbrodolante di Rose, che riassapora le furibonde cavalcate notturne del compianto marito e non riesce a trattenere gemiti e gridolini di estasi amatoria. Sì, Jimmy le ricorda proprio suo padre Josh, lo ricorda nella complessione fisica, nella muscolatura, anche nella virulenza con cui assesta i colpi. Si amano con una passione bruciante, i loro corpi caldi si fondono in un delirio dei sensi che culmina in una contestuale abbondante sborrata. Alla fine giacciono sudati e sfiniti con le gambe incrociate e con le mani che non smettono di accarezzarsi senza alcun pudore.

Quella notte il loro mondo è tutto nel calore e negli umori di quel letto e nella famelica voglia di possedersi reciprocamente. E dunque non si accorgono che, richiamato dal riecheggiare di quei gemiti, Sam si è levato dal suo letto e che, nonostante la febbre, dietro la porta della loro camera assiste incredulo allo scandalo del loro amplesso e si masturba rabbiosamente.

 

 

3.

Al primo levarsi del sole Jimmy si è alzato dal suo letto, nel quale era rientrato in punta di piedi dopo aver riscaldato quello della mamma, per raggiungere come ogni mattina i campi. Si rivolge al fratello Sam per chiedergli come sta, ma non riceve risposta. Anche oggi dovrà fare da solo. Scende in cucina dove mamma Rose è già all’opera, anche se ancora in camicia da notte. Le si avvicina, le assesta una bella manata sul culo e la bacia sul collo. Mamma Rose si sottrae al suo abbraccio, gli chiede del fratello e si sente rispondere: “Boh, non mi ha neppure risposto … forse sta ancora male”. Sospira un po’ preoccupata, poi dice a Jimmy: “Su, tu puoi avviarti….. io ti raggiungo più tardi … aspetto di vedere come sta tuo fratello ….. non dimenticarti di portarti quello che ti ho preparato ….. è lì nella bisaccia!”

Rose finisce di sistemare la cucina e poi risale su nella zona notte della casa, si affaccia nella penombra della stanza dei ragazzi e chiede sottovoce: “Sam, sei sveglio?”. Il ragazzo non risponde, grugnisce, tossisce, si rigira nel letto. Rose si avvicina al letto e allunga la mano sulla fronte del figlio per controllare se è calda. Constata che è sudata e commenta: “Dai, Sam, stai sfebbrando … entro domani starai bene e potrai tornare ad aiutare Jimmy”. Poi lo accarezza con tenerezza, ma nota che, contrariamente al solito, il figlio si gira dall’altra parte e le mostra le spalle, quasi nascondendo il volto sotto le lenzuola. Gli sussurra: “Non ti disturbo, tesoro …. ti lascio riposare …. ripasso più tardi”. 

Ma certe cose ad una madre non sfuggono, la reazione di Sam la lascia molto perplessa, tanto più che Sam è sempre stato più affettuoso di Jimmy nei suoi riguardi. E, dopo appena una decina di minuti, Rose torna a sedersi sul letto di Sam, con la scusa di portargli un bel bicchiere di acqua. E, visto che il figlio non la degna di uno sguardo, pensa di smuoverlo con una affettuosità più calda. Gli passa la mano tra i capelli e lo vezzeggia come faceva quando era bambino: “Tesoruccio di mamma, vedo che stai meglio … sei sfebbrato …. dai, su con la vita ….. ci manchi tanto!”

A quell’espressione della madre Sam reagisce bofonchiando rabbiosamente: “Non direi proprio!” 

Una risposta che trasuda risentimento. Rose comprende in un baleno che qualcosa Sam ha percepito e, pur arrossita simultaneamente, si affanna a coccolarlo ancora più decisamente. “Ma cosa dici, Sam?”, e allunga la sua mano sul petto del ragazzo che, al contatto con le sue dita, quasi rabbrividisce. Non sa cosa l’abbia turbato così profondamente, ma quella sua reazione brusca è troppo allusiva per far finta di nulla. Non sapendo cosa dirgli, Rose continua ad accarezzarlo passandogli la mano sul petto, sfiorandogli i capezzoli e sussurrandogli paroline dolci. Sam sembra sciogliersi piano piano a quelle carezze più intime del solito. Ad un tratto afferra mano della madre e la trascina più giù fino alla pancia, fino a farla posare sul suo cazzo già impennato. Rose trasalisce, ma si controlla; continua a sorridergli e, mentre afferra nella mano quel cazzo che freme e comincia a masturbarlo, esclama: “Oddio Sam! Mi sembra che stai bene …  direi fin troppo bene …. mmmmm” . E’ la prima volta che le accade di farlo, ma dopo quello che è accaduto con il primo figlio il giorno e la notte precedente non avverte certo problemi di coscienza. Sam ha gli occhi chiusi ma il suo corpo è scosso da forti brividi di godimento; e , mentre la madre continua a masturbarlo amorevolmente, lui leva un braccio e lo infila nella scollatura della camicia da notte di Rose, stringendo la mano intorno ad una tetta tondeggiante. Sono momenti di goduria bruciante per Sam. La mano della mamma accelera, l’orgasmo monta, tiene chiusi gli occhi ma strizza forte un capezzolo della madre, e con un gemito lancinante lascia schizzare fiotti di sborra che si infrangono contro le lenzuola. Rose sospira contenta, tutto si è rivelato più naturale del previsto, Sam si è liberato, ora giace sudato e rilassato e sembra gradire molto le sue carezze amorevoli. “Ah ecco”, esclama sorridendo Rose, “direi che ora la febbre se n’è davvero andata!… Resta ancora un po’ a letto, ma più tardi puoi provare ad alzarti”. Poi aggiunge con sottile ironia: “…. E non ti preoccupare di rassettare …. ci pensa la mamma a pulire e lavare lenzuola e mutande ….. lo faccio da sempre!”

Un’ora dopo Sam si affaccia ancora barcollante in cucina, Rose corre ad abbracciarlo e a fargli festa. Ma Sam ha ancora la testa china e lo sguardo sfuggente, si rivolge alla mamma a voce bassa: “Scusami mà …. mi sono lasciato andare ….”. Rose aveva già archiviato l’episodio, ma coglie l’occasione per confortarlo e rassicurarlo, stringendolo a sé: “Vedi, tesoro mio, ti sei sfogato …. è una cosa naturale …. vuoi che non comprenda le turbe della vostra età?  …”.  

Sam non le risponde, ma non molla la presa, la tiene stretta a sé e, forse anche per l’effetto di quelle grosse mammellone schiacciate sul suo petto, sente nuovamente gonfiarsi e inalberarsi il suo cazzo. Rose gli sorride comprensiva, accarezza la patta rigonfia e gli sussurra all’orecchio: “Amore, complimenti …. stai proprio bene!” Poi, quasi a voler cancellare il senso di colpa per il trattamento privilegiato riservato al primogenito, si inginocchia, sbottona la patta e risucchia nella sua bocca quel membro scalpitante. Sam si appoggia trasognato allo stipite della porta della cucina e, non appena la madre ha introdotto il suo cazzo nel solco dei suoi seni, con un grugnito quasi animalesco, esplode nel solco del seno materno un’altra abbondante polluzione che Rose si spalma accuratamente sul suo petto.

Sam osserva ancora una giornata di riposo, Rose invece raggiunge Jimmy al lavoro e lo aggiorna sulle condizioni di salute del fratello minore. E, appena Jimmy allunga le mani sul suo culo e le solleva la veste cercando di riprendere le effusioni notturne, lo ferma e lo richiama all’autocontrollo: “Guarda che Sam ha capito tutto …. dobbiamo stare attenti a non creare sospetti e risentimenti in famiglia!” Jimmy resta colpito da quella rivelazione. Con Sam ha condiviso i turbamenti segreti dell’adolescenza, si sono masturbati insieme tante volte sfiorando inconsce bramosie omosessuali, ritiene inconcepibile un conflitto con lui peraltro su un oggetto, la madre, che adorano entrambi. Rose comprende subito il significato del tormento che si è d’un tratto impossessato di Jimmy e lo rassicura: “Tranquillo figlio mio …. lascia fare a me ….  penserò io a difendere l’armonia della nostra casa!”

 

 

4.

In effetti, il primato della famiglia e della armonia familiare era sempre stato, forse anche per l’educazione puritana ricevuta, il principio fondamentale e la prima preoccupazione di Rose e del compianto marito. Ora, dopo la morte di Josh e nella difficile situazione ambientale nella quale sono costretti a vivere, è anche il principale elemento di forza sul quale lei conta per mandare avanti la casa e la proprietà e per tenere testa alle incessanti intimidazioni di quel bastardo del signor Kirchener. 

Rose è molto preoccupata. Non le sfuggono i segnali crescenti di pericolo che si addensano sulla loro testa. Non hanno ricevuto nessuna manifestazione di solidarietà per la morte del marito, quel pusillanime dello sceriffo ha subito archiviato ogni indagine su quell’episodio delittuoso, quando lei e i suoi figli si affacciano a Millsbourne intorno a loro si fa il vuoto, all’emporio e alla drogheria non gli fanno credito, i venditori di mangime per gli animali e di materiali per il lavoro agricolo non garantiscono più i rifornimenti e loro sono costretti a procurarseli a maggior prezzo nella vicina cittadina di Bethsville. 

All’improvviso, per alcune impreviste circostanze concomitanti, il rapporto tra Rose ed i suoi figli ha conosciuto un livello di intimità inimmaginabile, un salto di qualità dal quale sarebbe stato impossibile tornare indietro. Ma, emozioni a parte, Rose è più contenta che preoccupata e, anche se non ignora quanto potrà essere difficile governare le passioni prorompenti dei figli nel pieno della loro esuberanza ormonale, sente il dovere (e il piacere) di attendere sino in fondo ai suoi compiti di capofamiglia e di nave  scuola, di rafforzare la compattezza della famiglia e al tempo stesso di accompagnare i suoi ragazzi alla maturità sessuale.

Con Jimmy ha messo subito in chiaro le cose: potrà venire da lei a sfogare le sue pulsioni virili, ma con discrezione e senza urtare la gelosia del fratello. Con Sam, che è più fragile ed emotivo, forse dovrà parlare in maniera meno esplicita e dovrà operare con maggiore delicatezza, ma anche lui ha l’età per diventare compiutamente uomo. 

In realtà, l’episodio notturno ha aperto una ferita nei rapporti tra i fratelli. Sam non guarda negli occhi il fratello, non gli rivolge la parola. Una tensione silenziosa ma sin troppo palpabile; Rose ne soffre, non la sopporta, non l’accetta. Jimmy è impaziente, si è avvicinato più volte a lei a farle sentire sul culo la durezza del suo arrapamento. Ma Rose l’ha allontanato e gli ha detto di non insistere. Ora lei deve occuparsi di Sam, e subito. A fine cena dice a Sam che l’indomani potrà andare più tardi nei campi, prima deve darle una mano nella stalla per sistemare l’abbeveratoio degli animali che si è otturato. Jimmy china gli occhi e abbozza, frenando l’impeto di gelosia che lo assale subito.

Di buon’ora, appena dopo che Jimmy si è avviato per i campi, Sam si mette all’opera nella stalla, ma si accorge subito che non c’è nulla da sistemare. Guarda con aria interrogativa la mamma che gli sorride: “Sì, Sam, ti ho fatto restare perché volevo restare da sola con te”. Poi, dopo una breve pausa, Rose continua andando subito al punto: “Questo clima che c’è in casa non mi piace per nulla …. e questa guerra di nervi tra te e tuo fratello deve finire …. non mi potete far questo!”. Sam scrolla la testa, sospira profondo, ma non risponde. Rose lo incalza: “Sono io il tuo problema? … dimmelo! …. ti sei sentito tradito da Jimmy? …. guarda che lui non ha colpa!”

Sam arrossisce sentendosi scoperto, tiene basso lo sguardo per l’imbarazzo. Rose gli accarezza la testa, poi lo costringe a guardarla negli occhi: “Forse ho sbagliato a cedere alle mie debolezze, alle voglie che mi assalgono la notte…. mi manca il mio uomo …. sono vostra madre, ma sono anche una donna …. come voi siete i miei figli, ma siete anche due bei giovanotti… mmmm … scusami, non so quel che dico!” 

E così dicendo, con le lacrime agli occhi Rose scappa via e rientra in casa rifugiandosi nella camera da letto. Forse era nelle sue intenzioni una messinscena studiata, ma ora lei la vive e la interpreta in maniera vibrante. Dopo un attimo di sbandamento Sam la segue e la raggiunge fermandosi sull’uscio della camera. La mamma è seduta sul letto, alza la testa, lo guarda, apre le braccia e lo invita. In un battibaleno si spogliano e si lasciano cadere sul letto, lei apre le sue coscione e dispiega la ficona pelosa per ricevere il suo membro dardeggiante, lui affonda la testa tra le tettone materne, poi si posiziona in modo da poter azionare al meglio il suo stantuffo di carne e la fa sussultare con colpi virulenti.

“Vieni amore, so che è quello che sognavi ….. vieni, sono tua!”. E Sam di rimando: “Sìììììì…. ti voglioooo ….. ti adoroooo …. sei la mia dea!” E’ un amplesso furioso, nel quale si scarica una passione che brucia chissà da quanto tempo. Per Sam è la prima volta che possiede davvero una donna, quella volta che si svezzò con una prostituta provò quasi un senso di disgusto. Rose apprezza la virilità ormai matura anche del secondogenito e porta a compimento l’intendimento di rappacificare la famiglia. Difatti alla fine gli dice: “Ora con Jimmy siete pari! … ora puoi andare a dargli una mano”.

Sam si rimette a posto, saluta teneramente la madre e si mette sulla via dei campi ad affiancare il fratello nel duro lavoro di quei giorni. Rose resta per un po’ ancora nel letto che ancora odora del sudore e dello sperma del figlio a riflettere sulla situazione che si è venuta a creare. Le appare chiaro che dovrà dividersi con discrezione tra i due ragazzi; li dovrà soddisfare entrambi, mantenendo comunque un equilibrio ed una certa disciplina ed evitando di stimolare sentimenti di gelosia. Sa che dovrà concedersi a ciascuno di essi separatamente e riservatamente, salvaguardando le forme di rispetto e scongiurando il rischio di trasformare la sua casa in un bordello. 

Jimmy e Sam si alternano nel suo letto a riscaldare le sue notti. Jimmy è più impetuoso, gli ricorda di più suo marito, e la scopa con vigore, anche in culo. Sam è più passionale e sentimentale, indugia molto nei preliminari, si delizia di più col sesso orale, e sborra sempre nella sua fica. Ciascuno fa finta di non sapere e di non vedere, ma tutti obbediscono ad un copione ormai mandato a memoria. Un gioco di finzioni e ipocrisie osservato da tutti, che però sarà la chiave di volta dell’armonia ritrovata della famiglia e rappresenterà davvero il suo capolavoro di madre.

 

 

5.

Oklahoma 1992. Ne è passato del tempo e la vita a Millsbourne è profondamente cambiata, anche grazie all’arrivo dell’agognata ferrovia ed allo sviluppo impetuoso delle attività industriali e commerciali nella zona. Sono state aperte due banche e tanti nuovi negozi. I ragazzi del luogo vanno a scuola, i fedeli a messa la domenica, l’immigrazione dal Messico e dagli stati del sud ha agevolato la crescita degli impianti agricoli come la fattoria McBride. Il losco signor Kirchener non spadroneggia più, è stato ucciso in strada nel corso di una sanguinosa resa dei conti con un clan malavitoso rivale, lo sceriffo Stanton è stato sostituito da uno molto più autorevole ed efficiente, Millsbourne è diventata una cittadina gradevole che attrae sempre nuovi residenti.

Rose McBride ha 61 anni, ma è ancora una donna florida, vitale e in salute. L’azienda McBride, che non ha smesso mai di curare e rafforzare, è diventata una realtà produttiva notevole che si avvale ora di una decina di salariati provenienti dal Messico. Rose la dirige con piglio energico ma anche con grande generosità verso i dipendenti. Ora lei è in casa e si riposa in poltrona, mentre il piccolo Josh, il figlioletto riccioluto di Jimmy, le gattona davanti. Quando ripensa alle avversità che ha dovuto fronteggiare Rose non può fare a meno di sentirsi molto contenta: contenta per aver realizzato il sogno del defunto marito che aveva scommesso su questa nuova terra; contenta soprattutto per i suoi adorati  figli che sono andati a vivere da soli ed hanno intrapreso fortunate attività nel centro di MIllsbourne, Jimmy rilevando lo store più fornito di mezzi meccanici per l’agricoltura, Sam che invece ha puntato su una idea davvero innovativa aprendo un centro di cosmesi femminile che all’inizio aveva suscitato il generale scetticismo, ma che invece è diventato il negozio più frequentato dalle signore del luogo e persino delle cittadine vicine. Jimmy ha sposato Lizzie, una deliziosa fanciulla figlia di Nat Carlyle, facoltoso commerciante di pellami, e le ha regalato il suo primo nipotino. 

Sam invece si è lasciato ammaliare e coccolare dalle belle clienti del suo negozio ed ha collezionato più di un’avventura clandestina e piuttosto rischiosa, considerato che si tratta di donne mature e sposate con personaggi importanti. 

Anche Rose ha pensato qualche volta a rifarsi una sua vita, almeno un paio di volta è stata sul punto di cedere. La prima volta con Mark Hawthorne, un mandriano e mercante di cavalli del Nebraska, spavaldo e rude ma fisicamente molto attraente: per Rose un esemplare maschile appetibile, ma l’incantesimo si è rotto un giorno che Mark si è permesso di allungare le sua manacce sulle sue chiappe e lei lo ha fulminato con uno schiaffone in faccia. Molto più tormentata la sua resistenza al corteggiamento discreto e signorile di Benjamin Laffont, proprietario di una delle banche di Millsbourne, uomo distinto di 65 anni, vedovo, che era stato generosissimo con Jimmy quando aveva chiesto un finanziamento per l’acquisto del suo store e che le aveva mandato più di una volta splendidi omaggi floreali a casa. 

A parte questi momenti di debolezza non si è concessa se non ai suoi figli. Con Jimmy fino a quando si è sposato. Dopo si è negata al figlio che alla morbida carne materna era ben abituato, e lo aveva fatto con rammarico ma per l’affetto straordinario che sentiva per la nuora Lizzie, per lei come una nuova figlia.

Invece, non avendo una sua famiglia, Sam va spesso a cena dalla madre. Rose non perde occasione per raccomandargli di mettere la testa a posto: “Tesoro di mamma, Millsbourne è piena di belle ragazze, non avresti che l’imbarazzo della scelta ….”. Ma Sam le ribatte puntualmente: “Mamma, perché tutta questa fretta di mettere su famiglia? … E poi sai che io la famiglia già ce l’ho…. la mia famiglia sei tu!” E così finisce che, quasi sempre, complice il buon vino che li rende più allegri, Rose e Sam finiscano la loro conversazione a letto, con lei che un po’ si schermisce: “Ma amore di mamma, non puoi continuare a scopare solo con donne di una certa età ….. hai bisogno di carne giovane e fresca …. ahahah …”; e lui che sa come lusingarla: “Ma dove la trovo una con questo bendidio!”. 

E così, almeno una volta a settimana, Rose si gode una notte d’amore sotto i colpi inesorabili di Sam che le devastano la ficona facendola sbrodolare in abbondanza e che non risparmiano certo il suo culone monumentale, che è anzi la destinazione preferita della spadone del figlio e delle sue fluviali schizzate. Sono anni ormai che Sam scopa sua madre; ma, nonostante si sollazzi con diverse altre signore della città, Rose resta quella che lo fa arrizzare e godere di più, e lui non smette mai di ricordarglielo: “Mamma, io voglio godere e farti godere ancora per molti anni…. fino a quando non sarai tu a dirmi di smetterla!” E Rose replica ogni volta alla stessa maniera: “Tu sai bene che non ti dirò mai di no …. ma non devi farlo per me …. sai bene che basta che faccia un fischio e certo non resterei a mani vuote”. E qui Sam le risponde maliziosamente: “Lo so, lo so che il signor Laffont farebbe carte false per entrare nel tuo letto  …. ma evidentemente a te piacciono cazzi giovani e prestanti …. ahahah”. E così, dopo aver dato alla goduria più sfrenata, si addormentano abbracciati celiando tra di loro.

Rose ha sempre conservato sul comodino a fianco del letto una foto color seppia del compianto Josh, quasi a cercare la sua approvazione. Una sua personalissima forma di fedeltà al marito che, secondo lei, ha continuato a vivere attraverso i suoi figli.

 

 

 roki_rae@hotmail.it

(*) Questo lungo racconto è frutto di un interessante esperimento di collaborazione con un affezionato lettore, SC.VI.. La sceneggiatura è mia, ma l’idea e il soggetto sono parto della sua fervida immaginazione. Dividerò con lui i vostri apprezzamenti, ma terrò per me le vostre critiche.

1 commento

  1. Decisamente atipico. Molto ben articolato, complimenti

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