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Questo racconto è ispirato da un lettore che mi ha mandato una traccia e chiesto di svilupparla. E’ un po’ fuori dal mio target ma ho voluto cimentarmi ugualmente. Il lettore sarebbe interessato ai commenti, se volete lasciateli direttamente su Milù.

L’ho cercata io ma sono andato ben oltre le mie più fervide fantasie.
“Sì sfondatemi tutto vi voglio dentro di me!”
Mi chiamo Mario, ho 50 anni sono un tipo sportivo, gioco a tennis e padel, scio, nuoto vado in barca a vela insomma ho un fisico tonico. La mia dotazione ha sempre soddisfatto le donne con cui sono andato. Sono divorziato da tre anni da Alice, mia coetanea, fortunatamente ci siamo lasciati bene, la causa è che abbiamo divergenze sul sesso. Io molto aperto, lei tradizionale e dopo 20 anni di matrimonio avrei voluto vederla più disinibita, fare scambio di coppia o anche vederla con due uomini contemporaneamente ma da questo punto di vista non ci ha mai sentito. Ad un certo punto ci siamo accorti che ci volevamo bene ma che il sesso fra di noi era ai minimi termini ed abbiamo deciso, per non rovinare il nostro rapporto anche di amicizia, di chiuderla.
Mi sono trasferito a Milano dove lavoravo (facevo il pendolare settimanale) ed ho cominciato a frequentare siti ed ambienti molto disinibiti. Ho avuto rapporti con diverse donne, con qualcuna ho anche fatto scambio di coppia ma man mano che procedevo nell’esplorazione di questo mondo, mi sono reso conto che in realtà il mio desiderio era diretto anche verso altri aspetti del sesso. Così, per la prima volta, ho provato ad andare con un trans. E’ stata una esperienza sconvolgente, mi sono sentito appagato dall’essere montato. Si, avrei voluto essere donna per prendere una marea di cazzi. Però non uomini completi ma trans. Mi spiego meglio: mi piace l’aspetto femminile, mi piacciono le tette mi piace scopare in culo ma mi piace altrettanto succhiare un bel cazzo attaccato ad un corpo femminile ed il farmi montare è la sublimazione della mia eccitazione.
La prima volta con Erika, il trans escort che ho conosciuto, è stato più facile di quanto pensassi. Ero molto inquieto, non sapevo come sarebbe finita ma Erika ha saputo guidarmi: ambiente con luci soffuse e musica di sottofondo, un buon profumo delicato sia della stanza che suo. Molto dolce ha iniziato a toccarmi e mi ha chiesto cosa volessi fare, non ho risposto e lei o lui come volete ha proseguito spogliandosi e spogliandomi. Quando ho visto il suo uccello di buone dimensioni barzotto davanti alla mia bocca, ho trovato istintivo afferrarlo dolcemente ed iniziare a baciarlo, leccarlo e succhiarlo.
Mi è cresciuto in bocca e lei ha cominciato a spingermelo dentro senza però essere troppo insistente. Un brivido mi è corso lungo la schiena, ho capito che volevo essere “usato”. Appena me lo ha tolto dalla bocca ho sentito l’impulso irrefrenabile di rincorrerlo come fosse un bicchiere d’acqua fresca nel deserto. Erika ha capito subito e si è adeguata. Me lo teneva lontano afferrandomi per la testa e dicendomi “Lo vuoi questo bel cazzone vero? Sei una pompinara nata”. Io di contro le ho risposto “si dammelo lo voglio tutto fammelo succhiare per favore”. Erika è andata avanti con il giochetto del darmelo e togliermelo e prima di farmelo succhiare ogni volta mi schiaffeggiava con quello che nel frattempo era diventato un randello di grandi dimensioni.
“La mia cagnetta è in calore. Te lo faccio succhiare ancora un pochino poi ti sfondo per bene quel buchetto fino a farlo diventare una caverna”. Io assentivo rapito dai suoi ordini.
Dopo 10 minuti di questo giochetto Erika mi ha intimato di mettermi a pecora, cosa che ho subito fatto mormorando un si padrona che le ha fatto capire che poteva spingersi oltre.
Quindi lei ha tirato fuori un tubetto di gel ed un preservativo. Ha cominciato a spalmarmene un po’ sul buco del culo e poi, uno alla volta, ha infilato 3 dite con le quali ha iniziato a stantuffarmi ed allargarmi il buco.
Quando ha ritenuto che fossi pronto si è messa dietro di me e, dopo essersi messa il preservativo, ha iniziato a strofinare il suo bell’uccellone sul mio buchetto infilando un pezzo di cappella. Mentre con una mano si teneva il cazzo per indirizzarlo, con l’altra mi teneva per il collo in modo che stessi dritto.
“Non ti girare troia che adesso te lo infilo tutto fino a farti godere di piacere” mentre lo diceva con un colpo secco ha infilato completamente la cappella strappandomi un urlo. Mi faceva male e bruciava ma la sensazione di essere posseduto ed essere un oggetto di piacere era molto superiore a qualsiasi sensazione negativa. Erika, una volta affondata la cappella e mezzo fusto, mi diede un potente e sonoro schiaffo sul culo, io per reazione sbattei il bacino all’indietro inglobando un ulteriore pezzo di cazzo.
“Ne ho conosciuti tanti come te ma tu sei il più rotto e voglioso, adesso ti cavalcherò senza remore tanto hai un culo così elastico che ci potrei infilare una bottiglia”.
Iniziai a muovermi avanti ed indietro col bacino mungendo quel cazzo che mi riempiva le viscere.
Sentii Erika che iniziava a mugolare: “sii sei una gran zoccola” e giù un altro schiaffone sul culo.
“Muoviti, porca che non sei altro, ti voglio riempire”.
Io nel frattempo avevo iniziato a segarmi. La sensazione di quel grosso randello nel culo che mi solleticava fino in fondo, le implicazioni psicologiche che mi facevano finalmente sentire una mignotta come avrei voluto fosse mia moglie, fecero si che venissi nel giro di un paio di minuti poco prima che anche Erika eruttasse un copioso quantitativo di sborra sulla mia schiena. Si era infatti tirata indietro quando ero venuto e, toltasi il preservativo, con pochi colpi mi aveva riempito del suo caldo nettare.
“Resta lì così”. Obbedii senza fiatare. Sentii che raccoglieva la sborrata quindi mi porse il calice dove aveva messo quello che era riuscita a raccogliere. Bevi, se sei una vera zoccola la sborra per te è il meglio che tu possa avere. Obbedii anche questa volta. Non avevo mai assaporato lo sperma e quello di Erika mi piacque e lo mandai giù tutto poi lei iniziò a leccarmi la schiena raccogliendo quello che non aveva potuto prendere prima, Raccolse anche dal divano in pelle dove avevamo consumato l’atto, la mia sborra e mi baciò passandomi il mix dei due semi. Il mio era decisamente meno buono, più aspro ma mandai giù tutto quindi crollai sul divano esausto ma felice.
“Sei un vero porco, sei sicuro che sia la prima volta che ti fai sfondare il culo? Sembri una professionista ma si vede in te che ti piace proprio. Non mi era mai capitato con un cliente di sentire la voglia e non di farlo per i soldi”.
Mi porse i 200€ che le avevo dato appena entrato.
“No tienili, mi è piaciuto troppo e tu mi hai capito subito dandomi quello che volevo”.
Furono gli unici 200€ che le diedi. Tornai ogni settimana e mi facevo sbattere e sottomettere, la mia vita sessuale era diventata gratificante. Ero una zoccola e capii che in realtà non volevo che mia moglie scopasse davanti a me ma volevo essere io ad essere scopato da due persone.
Erika lo capì velocemente ed alla terza volta ad aspettami con lei c’era Jasmine un trans di colore dalle gambe lunghe ed il cazzo gigante.
Erika ci presentò e mi disse: “ho capito che il tuo desiderio è di essere messo in mezzo, Jasmine è una cara amica e, secondo me, ti piacerà. I 200€ dalli a lei vedrai che non ti pentirai”.
Guardai Jasmine, indossava una tutina a rete sopra la quale portava una mini di pelle nera nappata che arrivava a mezza coscia con una zip anteriore che si apriva dal basso verso l’alto. Un piercing all’ombelico, uno al naso ed uno al sopracciglio sinistro. Il top bianco era attillatissimo e si vedeva che sulle grandi tette finte, anche i capezzoli avevano un piercing.
Mi intimoriva un po’ ma decisi di rischiare.
“Voglio una via di fuga, una parola che se pronunciata farà si che in qualsiasi momento smettiate quello che state facendo”
“OK disse Jasmine, ho intenzioni bellicose per il tuo culetto e non solo, giusto che tu possa interrompere in ogni momento. Che parola vuoi usare?”
“Mela” risposi, facile da dire e che non si può confondere con qualcosa d’altro che si dice nei momenti più estremi del sesso.
Consegnai i 200€ a Jasmine che li mise in una pochette appoggiata poco più in là dalla quale estrasse una gabbietta in silicone.
“Tu oggi sei mio e di Erika, farai qualsiasi cosa vogliamo, inizia a spogliarti”.
Restai completamente nudo con l’uccello che iniziava ad indursi ma subito Jasmine mi diede un calcio con lo stivale dal tacco altissimo ed a stiletto. Mi piegai in due.
“Ti devi mettere questo e se hai il cazzo duro non lo puoi fare”.
Mi aiutò a mettere la gabbietta di castità, era la prima volta che la mettevo.
“Bene ora sei quasi pronto” fece un cenno ad Erika che tirò fuori un cuneo anale di una misura media. Era largo più o meno come l’uccello di Erika ma molto più affusolato. Era già cosparso di gel ed altro lo aggiunsero al mio buco che ormai era allenato ai calibri di alto livello. Mi fecero mettere a pecora e Jasmine, senza perdere troppo tempo e con poca grazia, me lo sbattè dentro,
“Hai ragione è proprio un frocetto sfondato” disse Jasmine.
“Oh no è una vera troiona becca cazzo, sono sicura che riuscirà a prendere anche il tuo senza problemi”.
Quindi mi fecero mettere le mani dietro la schiena e le bloccarono con un paio di manette ed infine, spingendomi sulla testa, Jasmine mi fece inginocchiare davanti a lei.
Aprì la cerniera fin quasi in cima e sotto spuntava un batacchio degno dei migliori film porno. L’uccello era ancora non in tiro ed emergeva dalla tutina a rete aperta al cavallo.
“Fammi vedere se Erika ha ragione o semplicemente ti vuole bene. Prese la mia testa con una mano e la spinse verso quel serpentone nero. Iniziai a leccarlo con bramosia e sentirlo crescere sotto le mie leccate era una sensazione speciale. Lo imboccai fino a che potei poi, ad un certo punto, fu troppo grosso e mi tirai indietro con la testa per non soffocare.
“Brutta troia, succhiami il cazzo” fu la frase che uscì dalla bocca di Jasmine mentre con una mano spingeva la testa verso il suo uccello che teneva dritto con l’altra.
In tutto questo Erika guardava e si toglieva il vestito restando anche lei con il cazzo duro di fuori. Indossava un reggicalze rosso fuoco, un paio di calze nere con tallone alla cubana ed un sandaletto anche esso rosso con un tacco 12 sottilissimo e d’acciaio.
Il gesto di Jasmine mi soffocò ma non mollò subito, ci vollero alcuni secondi prima che togliesse quel mostro dalla mia bocca consentendomi di respirare di nuovo.
“Ti è piaciuto bocchinara?”
Feci cenno di sì con la testa mentre prendevo fiato.
“Bene, adesso avrai porzione doppia”.
Intanto il mio uccello stava scoppiando dentro la gabbietta facendomi male ma al tempo stesso trasmettendomi sensazioni piacevoli in termini di sottomissione.
Il cuneo anale non lo sentivo nemmeno più da quanta era l’eccitazione.
Erika si avvicinò, aprì le manette e mi disse: “vedo che il giochino che ti ho preparato ti piace. Ti libero così avrai due mani per farci godere. Vedi di usarle al meglio.
Una delle scene che più mi piaceva vedere nei film porno è quella in cui una donna ha due cazzi davanti a se e se li gusta segandoli, succhiandoli, leccandoli alternativamente e strofinandoli uno sull’altro mentre la lingua sta in mezzo.
Mi impegnai a fare quanto mi piaceva tanto vedere.
“Piano piano zoccola, ti voglio anche trapanare, sei proprio una pompinara nata” furono le parole di Jasmine che mi riempirono di orgoglio. Ero veramente una mignotta bisognosa di cazzi e stavo soddisfando per la prima volta quel desiderio di averne più di uno a disposizione.
Rallentai un po’ ma andai avanti 5 minuti buoni con quella pratica fino a che Jasmine disse ad Erika: “è ora di riempirlo per bene”
Erika mi prese per mano e mi fece mettere a 90° con il petto sopra un tavolino da cui spuntavo con collo e testa. Jasmine si piazzò davanti e prendendomi per le orecchie guidava la mia testa a fare quello che più le piaceva. Intanto Jasmine da dietro estrasse il cuneo anale, si infilò un preservativo e da dietro con un colpo secco entrò fino a metà. Il cuneo aveva lasciato il buco aperto per cui non fece alcuno sforzo ad entrare fino in fondo. Ogni tanto mi dava una pacca sul culo mentre mi tormentava i capezzoli pizzicandoli.
Dopo 5 minuti di questo trattamento i due trans si scambiarono di posto.
Jasmine mi versò una dose abbondante di gel sul culo e mise 4 dita insieme dentro per allargarlo e prepararlo al suo cazzo di dimensioni asinine.
Appoggiò la cappella che trovando aperto sprofondò quasi completamente. Girò un po’ attorno tenedo il cazzo in mano strofinandolo sul buco quindi con un colpo secco entrò. La cappella era tutta dentro ed il fusto era largo come il glande. Fu una lotta con il mio culo che non voleva accettare quel mostro, piangevo dal male ma lo volevo. Finalmente arrivò in fondo e poi, piano piano iniziò a pomparmi.
Il dolore iniziò a scemare ed il piacere delle sensazioni lo faceva crescere sempre di più.
E fu allora che dissi la frase con cui ho aperto il racconto
“Sì sfondatemi tutto vi voglio dentro di me!”
Se non avessi avuto la gabbietta sarei venuto senza toccarmi. Stavo raggiungendo il vertice della dissolutezza a cui aspiravo. Di più non avrei voluto, due buchi occupati. Stavo infatti spompinando con voluttà Erika che accompagnava le mie pompate di bocca guidandole con la mano dietro la nuca.
Sentii l’arnese di Jasmine che si ingrossava e lei che lo tirava fuori, veniva davanti e segandomi mi ricopriva il viso e la bocca di calda sborra, poco dopo anche Erika fece lo stesso.
Si vuotarono le palle su di me, quando mi tirai su gocciolai sborra sul petto e sul basso ventre. Erika allora aprì la gabbietta ed il mio cazzo si eresse immediatamente. I due trans insieme iniziarono a leccarlo slinguazzandosi a vicenda. Meno di un minuto e venni spruzzando sborra sui loro visi e le loro bocche.
Eravamo tutti e tre coperti in viso di sperma, io ovviamente più di tutti. Non avevo mai goduto così tanto in vita mia anche se sentivo che il buco era ancora spalancato. Lo chiesi a Erika che prese il telefono e lo fotografò. Quando me lo fece vedere pensai che ci sarebbe potuta passare una lattina di coca cole e temetti per i miei bisogni fisiologici, poi pian piano iniziò a restringersi.
“Dopo che sono passata io gli uomini non sono più come prima” mi disse Jasmine facendomi l’occhiolino.
“Che ne dici di fargli un bel bagnetto?” aggiunse la trans di colore.
Al primo momento non capii poi quando mi fecero inginocchiare nella doccia capii benissimo.
Iniziarono a pisciare dirigendo il getto sul mio volto liberandolo in parte dalle sborrate.
Quando ebbero finito mi dissero se volevo favorire pure io. Risposi affermativamente. Non lo avevo mai fatto e non sapevo se mi sarebbe piaciuto. Si inginocchiarono nude nella doccia ed iniziai a lavarle con il mio getto ma la cosa non mi diede particolare soddisfazione.
Quindi tutti e tre nudi facemmo una bellissima doccia calda lavandoci a vicenda. Ebbi l’occasione di riprendere in mano quel cazzo enorme che però restò barzotto.
Finita la doccia Jasmine mi chiese se ero contento di come avevo speso i miei soldi ed a risposta affermativa mi disse che la sera doveva partire ma quando fosse tornata avrebbe contattato Erika: se avessi voluto avrebbe rifatto volentieri la serata.
Non tornò più, Erika ed io continuiamo a vederci una volta alla settimana e di tanto in tanto ci concediamo un weekend che passiamo per buona parte nella camera d’albergo.

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