Leggi qui tutti i racconti erotici di: marcellove2k

Mi chiamo Alessia, avevo 19 anni quando ho scoperto che non ero interessata ai ragazzi della mia età.
Certo, ho avuto molte esperienze con i ragazzi, ma ho capito poi che non era eccitante quanto scopare con un 50 enne. Mi annoiavo rapidamente e dopo un’esperienza sessuale non ero mai soddisfatta, quindi ho iniziato a farlo da sola, senza pensare a nulla di preciso. Per questo ero frustrata e stronza con tutti quelli che incontravo. I miei genitori erano disperati e la situazione a casa era tragica, si litigava più volte al giorno.
Poi un giorno le cose cambiarono.
Era un sabato quando mia madre irruppe nella mia stanza e mi disse
in tono arrabbiato “Devi ancora vestirti? Sai che siamo invitati a zia Helene!”. Sempre queste feste di famiglia, pensai. Mi hanno completamente rotto, ma ci sono dovuta andare, perché l’ultima volta che ero sola a casa ho invitato alcuni amici e abbiamo festeggiato qualcosa. Sfortunatamente, alla fine, sembrava che un tornado avesse attraversato la nostra casa. Quindi ho dovuto mordere il freno e subire le ire dei miei.
Quando arrivai da zia Helene, tutti i parenti ingobbiti sedevano già lì.
Il mio umore scese ulteriormente sotto i tacchi. Non mi andava proprio. Dopo 2 ore mi alzai, andai nel giardino della piscina, mi spogliai e mi tuffai in acqua. Era bellissimo. Presi alcuni giornali e mi sedetti sulla poltrona da giardino. Improvvisamente ho avuto un enorme desiderio di farlo da sola. Misi da parte le mutandine e strofinai il mio piccolo clitoride fino a quando diventò davvero duro. Oh, cosa avrei dato per un vero cazzo duro che mi penetrasse. Ero eccitata e gemevo per il godimento. All’improvviso sentii un fruscio tra i cespugli. Spaventata feci una smorfia, intanto, rapidamente rimisi le mie mutandine. Mi sono guardata intorno e ho visto il vicino di mia zia in piedi lì con una macchina fotografica. Quell’omone con i capelli e la barba bianca mi sorrise trionfante, agitando la telecamera.
“Sapevo che eri una prostituta arrapata”.
Quel vocione profondo e quel tono mi terrorizzarono!
Pensai che forse si stava masturbando quel vecchio cazzo, ma perché uscire allo scoperto? …così gli guardai in mezzo alle gambe per accertarmene, ma mi strinse forte per il braccio e disse:
“Non te ne andrai ora, cagna, guarda cosa ho in mano”.
Mi mostrò così la sua videocamera minacciandomi:
“Ho registrato tutto e cosa ne pensi se quando torniamo dagli altri lo faccio vedere?”
“Posso farlo sai…. o preferisci fare quello che dico, capisci?”
Mi afferrò il braccio e prima che potessi rispondere continuò:
“Voglio vedere dal vivo come lo fai e ti scoperò come nessuno ha mai fatto prima, mi fotterò la tua piccola fica fino a quando non griderai di piacere”.
Mi lasciò andare il braccio e mi afferrò il seno pizzicando i miei capezzoli.
“Bene, stanno diventando molto duri” … e me li strinse più forte. Aveva ragione. Erano durissimi entrambi e notai un formicolio tra le cosce. Gemetti leggermente mentre pizzicava ancora e ancora. Mise da parte la macchina fotografica e mi afferrò per mettermi sul tavolo del giardino, mi strappò le mutandine e con le dita che erano grandi come salsicce mi frugò tra le gambe.
“Piccola puttana, ti piace eh!” …. e mi infilò un dito nella vagina.
“Sei già completamente bagnata” … disse e tornò ancora e ancora a inserire quel dito enorme.
“Vediamo fino a che punto posso allungare il tuo piacere”, disse, cercando con un secondo dito l’altro buco. Una volta trovato spinse ed entrò … gemetti ad alta voce. Mi accorsi che mi stavo bagnando e mi stavo rilassando davanti e dietro. Improvvisamente…mi lasciò andare e mi tirò su per un braccio.
“Ora devi fare quello che ti dico…”
Mi fissò negli occhi e sottolineò:
“…SEMPRE o metterò il video online”.
Non potei fare a meno di acconsentire, ma con mio grande stupore non provai nessuna ansia o paura.
“Estrai il mio cazzo e inizia a leccarlo!”
Questo mi ordinò e io avrei voluto strapparglielo. Il mio volto deve avere lasciato trasparire le mie intenzioni perché mi afferrò e mi mise in ginocchio sul tavolo. A mano nuda mi colpì duramente sulle natiche. Più e più volte i suoi colpi mi bruciarono sul sedere. Anche se faceva male, sentivo la lussuria salire in me. Non riuscivo a spiegarmelo.
Quando smise mi disse:
“Questo è perché tu sappia chi comanda piccola cagna. Farai
quello che ti dico. Ti userò e ti farò godere quando ne avrò voglia”.
Lo guardai con orrore eppure annuii con la testa. Mi era piaciuto come mi parlò. Ero stupita di me stessa e i miei tremori e la lussuria non accennavano a fermarsi.
“Quindi ora vieni qui … riproviamo. Vai a tirarlo fuori e succhialo, preparalo in modo che io possa scopare subito la tua fica calda!”
Mi inginocchiai davanti a lui e lentamente tirai giù la cerniera.
“Prendilo e tiralo fuori, quindi apri bene la bocca!”.
Oh mamma quanto era grande. Non avevo mai avuto un cazzo così grande prima. Non riuscivo quasi a circondarlo con la mia mano. Lui mi afferrò per i capelli, li tirò indietro e spinse il suo cazzo nella mia bocca.
“Guardami negli occhi mentre lo rendi duro. Vedrai quanto è bello mia piccola sporca cagna”.
Così mi parlò e questo mi fece eccitare ancora di più. Provai a mettere il suo
cazzo in bocca, ma era così grande che riuscii solo con la punta.
“Inghiotti, ordinò eccitato e spinse ancora di più quel enorme bastone nella mia bocca fino a soffocarmi. Non si curò che ero senza fiato e le lacrime scendevano dai miei occhi, ma continuò senza pietà. Mi stava scopando la bocca e col tempo si stava eccitando sempre di più. Me lo spinse ancora più in profondità e capii che sarebbe venuto presto. Provai a togliermelo dalla bocca, ma non me lo permise.
“Tienilo in bocca e inghiotti tutto”. Ordinò.
“E non osare farne uscire nemmeno una goccia … stronza”.
“Continua, succhialo!”. Lo succhiai. Gemette più forte, sempre più veloce e poi mi sparò il succo in bocca. Pensavo di soffocare.
Deglutii e deglutii di nuovo, non finiva più di uscire. Non avevo altra scelta, perché solo così avrei potuto respirare. Dopo averlo fatto, pensai che non aveva un sapore così cattivo.
Il suo cazzo era ancora duro, non aveva perso né dimensioni né spessore.
Mi rimise sul tavolo. Non è ancora finita pensai.
“Allarga le gambe, cagna!”.
Voglio vedere la tua fica. Aprii le gambe e vidi un luccichio nei suoi occhi. Era lussuria. Mi allargo ancora di più le gambe inserendo le sue possenti mani tra le mie ginocchia e poi le fece scorrere fino alle grandi labbra.
“È piccola e stretta e sei tutta bagnata.”
Prese in mano il suo cazzo duro e me lo mise nel mio buco. Spinse lentamente. Oh mamma quanto era grande, non finiva mai. Ma ero così bagnata ed eccitata che lo supplicai:
“Oh sì … Per favore, per favore, fottimi, sono tua!”
In quel preciso momento si fermò ed estrasse l’oggetto del mio desiderio dalla mia vagina. Lo guardai strabuzzando gli occhi e gli dissi:
“Perché non continui?? Per favore, per favore, scopami. Non puoi fermarti proprio ora”.
Mi guardò appena, freddamente.
“AHH adesso ti faresti scopare, puttana. Me lo ricorderò domani quando verrai da me e.… non sarò solo. Il mio amico sarà lì ed entrambi ti useremo e ti fotteremo finché non urlerai. Verrai da me alle 17:00. Indosserai una gonna e niente sotto. Così ti strofinerai ovunque sul treno, sul tram, non importa dove, ma voglio che tu ti bagni, piccola porcellina”.
Lo guardai e capii che mi sarebbe piaciuto. Ero entusiasta…e ovviamente sono andata da lui il giorno successivo, anche perché ero troppo curiosa. In quel momento capii che donna ero, che sesso volevo.
Quando giunsi a casa, tremavo ancora al pensiero di quello che avrei fatto il giorno dopo e non potevo più trattenermi, perché quell’uomo mi aveva stimolato come nessuno. Mi masturbai furiosamente pensando a quello che era successo e a cosa sarebbe successo il giorno dopo.

Marcellove@hotmail.it

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