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(continua)

Con Enrico di fatto iniziò una vera e propria relazione. Finiti gli ingressi nella palestra dove si allenava il mio amico, tornai alla mia palestra di paese, ma continuai a vedermi con lui.

Ho dei ricordi pazzeschi di quel periodo, come se una parte di me si fosse finalmente rivelata. Il piacere provato con la sodomizzazione era direttamente proporzionale alla sicurezza che avevo assunto in numerose decisioni. Per prima cosa, trovai la spinta per troncare con la mia fidanzata. Le dissi che “avevo un’altra” ma lei non seppe mai che era un bel cazzo mulatto il motivo della mia disaffezione. Non fu comunque difficile farle credere questo, visto che le ragazze continuavano a ronzarmi attorno.

A tal proposito: mi resi conto da subito che la figa mi piaceva ancora e non poco. Continuavo a guardare le ragazze molto più degli uomini, continuavo a masturbarmi guardando video soft porn (per capirci: con modelle che si spogliavano/toccavano) e continuavo a cercare approcci con belle ragazze e donne più mature. La mia attenzione per le femmine non era comunque più ossessiva e ben preso capii che questo attirava le donne ancora di più: incredibilmente, in virtù del mio cercarle meno, ero diventato ancora più appetibile.

In ogni modo, non avevo nessuna intenzione di dedicarmi ad una donna in quel momento. Sono quasi del tutto sicuro che in quel periodo non ebbi rapporti sessuali al di fuori di quelli con Enrico. Lui e il suo cazzo durissimo erano costantemente nella mia testa, ne ero quasi dipendente. Una conseguenza inaspettata di questa ossessione fu, paradossalmente, una maggiore concentrazione nello studio (non ero più distratto dalla necessità di scrivere/tampinare diverse ragazze, uscire alla ricerca di avventure) e questo mi permise di recuperare miracolosamente terreno all’Università (nella sessione di settembre riuscii a dare 3 esami, mi pare). Mi sentivo dannatamente bene. Enrico mi bastava e mi faceva godere: non me ne fregava nulla di essere solo passivo, anzi. Non avevo mai goduto così tanto e per me contava solo quello.

L’appartamento di Enrico divenne una specie di seconda casa. Di solito ci vedevamo alla sera, io mi presentavo sempre depilatissimo, sbarbato e dopo aver fatto un bel clistere per evitare qualsiasi inconveniente. Enrico aveva la perversione di mettermi addosso intimo femminile e io accettavo tutto questo perché mi eccitava da matti. Dopo qualche appuntamento prese anche il vizio di truccarmi (male, direi adesso) e di farmi indossare una parrucca bionda o rossa; più il nostro gioco proseguiva e più mi sentivo una vera femmina in sua compagnia. Mi capitò anche di andare in un sexy shop e comprare un vestito a rete da troia (con la solita scusa del “regalo per la fidanzata”) per compiacerlo. L’unica cosa è che non me la sentivo proprio di fare era vestirmi già a casa mia e di uscire così per andare a farmi scopare: Enrico me lo chiese molte volte (era eccitato all’idea di vedermi arrivare già vestito da femmina), ma su questo fui irremovibile. Ad oggi non mi sono ancora travestito da donna in pubblico e non è una cosa che mi eccita da fare, a differenza di quanto accade in privato.

Nonostante il mio rifiuto, Enrico non aveva nessun problema a spaccarmi il culo. Una domenica pomeriggio nella quale nessuno dei due aveva da fare, dopo avermi vestito da sissy e scopato almeno due volte, iniziò a giocare con il mio buchetto (buchetto per modo di dire, lo sfintere era già bello rilassato). Dopo essersi reso conto che ormai quattro dita entravano molto facilmente, mi fece sdraiare a pancia in su e mi fece spalancare le gambe in aria. “Adesso voglio allargarti il culo per sempre – mi disse -, cerco di andare delicato, ma se dovessi farti troppo male dimmelo”. Io da un lato ero un pò preoccupato, ma di Enrico mi fidavo, quindi cercai di rilassarmi il più possibile e di accogliere la sua mano (iper oliata con il fist-an, un lubrificante eccezionale). Dopo circa cinque minuti, sentii la mano scivolare completamente dentro con le dita del mio amico che accarezzavano senza nessun ostacolo la mia prostata.

In quel momento iniziai a sentire un godimento incredibile, un’eccitazione forse ancora superiore a quella provata durante la prima penetrazione. A mio modo di vedere, il fisting, se praticato correttamente come nel mio caso, ti rende completamente succube di chi ti sta fistando. L’idea che un maschio mi fosse entrato nel culo con una mano e che mi stesse stimolando la prostata ed il cazzo (con l’altra mano) mi rendeva completamente asservito a lui. Sentire il tuo ano completamente sfondato ti rende veramente sottomesso. Provavo un misto di eccitazione e di vergogna, anzi, provavo vergogna per la forte eccitazione che sentivo ed eccitazione per la vergogna che provavo. Mentre la sua mano destra stimolava la prostata, la sinistra accarezzava il mio cazzo (che pareva stesse per scoppiare). Ad un certo punto venni copiosamente, ma il pene non smise mai di rimanere in tiro mentre Enrico continuava la sua opera. Mi stava praticando una specie di milking (anche se la posizione non era quella classica), una pratica che avevo visto fare in un qualche video da qualche mistress ma della quale conoscevo abbastanza poco.

Enrico mi fistò per un buon quarto d’ora, poi uscì, andò in bagno a lavarsi la mano e tornò con il suo cazzone nodoso in tiro. Io ero rimasto sdraiato a gambe divaricate e mentre si appoggiava per penetrarmi lo abbracciai con braccia e gambe, baciandolo in bocca. Il suo cazzo ora mi sembrava MOLTO più piccolo ma mai come il mio che, a forza di essere prosciugato, era diventato veramente una specie di gamberetto in mezzo ai testicoli. Ricordo che mi scopò con una foga mai vista, ricordo il suo sudore mescolarsi con il mio ed il reggiseno (che ancora avevo addosso) completamente inzuppato, ricordo i suoi morsi sul collo e quella sensazione di essere in balia di un animale. Mi prese e mi girò come voleva, fino a che, esausto, mi riempì il culo ancora una volta.

Mi alzai e andai in bagno a darmi una sistemata. Mi guardai allo specchio e ciò che vidi mi impressionò: il trucco che Enrico mi aveva applicato era tutto sbavato, con il rossetto che mi aveva imbrattato mezza faccia. Le calze erano mezze rotte, il reggiseno (come già detto era completamente inzuppato) ed il tanga era sparito da chissà quanto. Sembravo una pornostar di bassa macellazione dopo essere stata violentata da 4 o 5 superdotati.

Poi mi misi sul bidè e mi toccai dietro. Qui presi paura: mi sembrava di avere un vagina al posto dell’ano tanto Enrico me lo aveva spaccato. Mi pulii, vidi che però non sanguinava più di tanto e questo mi tranquillizzò.

Dopo essermi tolto la lingerie e fatto una doccia, mi misi di fianco ad Enrico. Dopo un’oretta riprendemmo a scopare ma in modo molto più easy. Fu un pomeriggio veramente indimenticabile.

Quella sera tornando a casa mi chiedevo se l’essere fistato mi avesse definitivamente fatto passare dall’altra sponda… Tuttavia, nei giorni successivi una compagna di Università mi avrebbe fatto scoprire le gioie del sesso etero… Ma questa è un’altra storia.

PS: Come sempre, grazie per le mail che mi mandate. Mi fa piacere leggere i vostri commenti e scambiare opinioni privatamente. Come già detto, mi fanno molto piacere anche le porcate che mi scrivete. Se volete, la mia mail è bisexualfeeling99@gmail.com.

Autore Pubblicato il: 9 Luglio 2022Categorie: Racconti di Dominazione, Racconti Gay0 Commenti

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