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Monica e Mistress Chanel

By 23 Gennaio 2019Dicembre 16th, 2019No Comments

Vorrei dedicare questo racconto a Monica, ispiratrice e protagonista della storia.

Erano diversi minuti che quello strano biglietto mi passava fra le dita, senza che riuscissi a prendere una decisione. Arrivata alla soglia dei quarant’anni non mi potevo certamente lamentare della mia vita, se non per quella sentimentale che era quasi pari allo zero assoluto. Avevo avuto delle relazioni, ma erano quasi tutte finite col tradimento da parte di lui, o con qualche odiosa frase di circostanza del tipo “E’ meglio che ci prendiamo una pausa di riflessione”, che forse era anche peggio. C’era stata anche una donna, l’unica persona con la quale mi ero aperta quasi completamente, ma alla fine si era dimostrata solo una squallida figura che voleva usarmi per far carriera.
Non mi era rimasto così che quel biglietto, in cartoncino pergamenato con sopra solo il nome Mistress Chanel ed il suo numero di telefono.
Da tempo volevo ‘provare’ la sottomissione, ma avevo troppa paura di sperimentare con un uomo, e per qualche oscuro motivo non avevo mai preso in considerazione l’idea di farlo con una donna, almeno sino a quando un’amica non m’aveva parlato di lei.
Mistress Chanel era diventata con gli anni quasi un’istituzione nel Bdsm, tanto che a volte sembrava più una leggenda metropolitana che una donna in carne ed ossa. Il suo numero me lo aveva dato Silvia, una mia amica sempre alla ricerca di nuove esperienze, che era uscita dal dungeon di Chanel quasi distrutta ma incredibilmente appagata.
“Credimi non ho mai goduto così in vita mia, e lo sai che non sono masochista, ma quella donna è capace di tirar fuori il peggio di te per rendertelo come puro piacere.” mi aveva confessato Silvia dandomi quel bigliettino.
Una telefonata di lavoro interruppe i miei pensieri, ma una volta terminata decisi di fare quel numero, quasi pentendomene una volta udito il primo squillo.
“Chi mi desidera.” mi disse una volte quasi eccessivamente sensuale.
“Pronto mi chiamo Monica, ed il suo numero mi è stato dato dalla mia amica Silvia.” risposi quasi in preda ad un insensato panico.
“Bene abbiamo un’amicizia in comune, ma non mi hai ancora detto cosa desideri.”
“Avere un rapporto con lei.” risposi tutto d’un fiato non sapendo cos’altro dire.
“Viva la sincerità ! Visto che non ti piacciono le discussioni inutili posso vederti anche stasera, dato che mi è saltato un appuntamento, ma sia chiaro se non mi piaci te ne torni a casa senza fiatare.”
Scrissi l’indirizzo su foglietto, chiedendo delle indicazioni dato che non conoscevo la zona, per poi chiudere la telefonata ancora poco convinta di quel che stavo facendo. Prima d’uscire andai al bagno e specchiandomi pensai che in fondo non ero niente male. Dall’alto del mio metro e settanta non avevo bisogno di tacchi vertiginosi per spiccare fra la folla, e le mie belle tette taglia terza abbondante, seppur frutto di un intervento, erano l’invidia di molte mie colleghe. Qualcuno poteva obbiettare che i miei capelli castani era quasi banali, ma non per questo non erano curati e sempre a posto.
Presi la macchina conscia della mia bellezza, e ben decisa a fare quella nuova esperienza, sperando solo che non finisse tutto in una delusione. Trovare l’indirizzo di Chanel non fu semplice, anche perché non mi sarei mai aspettata che fosse un piccolo capannone nella zona industriale a nord della città.
Come suonai al cancello s’accese una forte luce posta sopra una videocamera, e senza che dissi nulla poco dopo potei entrare nel capannone.
Chanel m’attendeva seduta su una grande poltrona, completamente fasciata da un tuta in pelle nera, con ai piedi degli stivaletti della stessa tinta e materiale. Quello che però mi colpii fu il suo sguardo magnetico, forse ancor più messo in risalto dai lunghi capelli raccolti a coda di cavallo. Nonostante il vestito non proprio elegante, aveva un notevole fascino, frutto non solo del suo bel viso, ma soprattutto di un portamento quasi regale.
“Benvenuta Monica, la tua amica puttana t’ha già detto cosa faccio alle donne curiose ?” mi disse prendendo in mano un frustino come quelli che si usano coi cavalli.
“Non proprio.” risposi con un tono poco convinto “Io vorrei come dire provare qualcosa di diverso, ma non per questo doloroso, o almeno non troppo.”
“Stai tranquilla che non infliggo dolore nel metodo classico, ma usando i tuoi stessi desideri, quindi sappi subito che non potrai avere un orgasmo senza il mio consenso, pena la fine di tutto, e se hai dei problemi ti basterà dire la parola cucchiaio che io mi fermerò immediatamente. Ora sta a te decidere, o vieni con me di la oppure esci e torni da dove sei venuta.” concluse allungando una mano.
Io la presi e lei mi condusse in una grande stanza poco illuminata, indicandomi subito lo spazio davanti al letto
“Ora in ginocchio davanti al letto così iniziamo a vedere quanto sei vogliosa di sesso.” mi ordinò mettendosi dietro di me “Poi togli la giacca e sbottona la camicetta.”
Come eseguii i suoi ordini lei quasi mi strappò via la camicetta per poi slacciarmi il reggiseno ed infilarci le mani dentro. Il suo tocco era dolce e deciso allo stesso tempo, con le sue dita che quasi mi strizzavano i capezzoli, quando non erano le mani a palparmi le tette.
“Adesso alzati la gonna e sfilati le mutandine.” mi sussurrò vicino l’orecchio prima d’alzarsi.
Non appena poggiai le mutandine vicino la giacca, lei m’infilò dentro la passera due sfere di metallo tenute insieme da un cordoncino.
“Bene ora girami intorno camminando a quattro zampe, come una brava cagnolina.”
Dopo avermi dato quell’ennesimo ordine mi colpì col frustino su una chiappa, ma non tanto per farmi male, ma per far si che le obbedissi. Non appena iniziai a muovermi sentii fin troppo intensamente, la strana sensazione di piacere che mi davano le palline, che stimolavano senza sosta ogni anfratto della mia intimità, quasi impedendomi di fare il passo successivo. Chanel da parte sua non smetteva mai di colpirmi col frustino, ma non più sul culo, ma proprio in mezzo alle gambe, e anche se i suoi colpi erano tutto tranne che forti, non facevano altro che amplificare il piacere che stavo provando.
“Scommetto che in questo momento vorresti sentire un gran cazzo dentro la fica, così potresti godere senza ritegno e far uscire la puttana che è dentro di te. Peccato che per stasera abbia altri progetti, quindi alzati e togliti quel poco che ti è rimasto, ma non le calze perché mi piacciono molto.” mi disse ponendo momentaneamente fine a quella tortura.
Mi spogliai per poi ritrovarmi piegata in avanti, con le gambe larghe e le mani sulle caviglie, a sua totale disposizione in una posizione a dir poco oscena. Vidi Chanel lasciare il frustino per un flogger molto sottile, ce mi fece provare a modo suo colpendomi più volte in mezzo alle gambe, ma senza metterci mai molta forza. Effettivamente il suo modo di colpirmi era più eccitante che doloroso, in quanto i flagellanti finivano si sulla passera, ma quasi massaggiandola pur facendo salire la temperatura della pelle.
“Scommetto che in questo momento vorresti che ti scopasse un bel cazzone.” mi disse mentre quasi giocava con le dita con le mie grandi labbra “Magari non hai mai incontrato nessuno che te lo buttasse dentro fregandosene di te, sbattendoti come una puttana dei viali, ben sapendo che quando avresti finito di urlare per il dolore l’avresti fatto per il piacere.”
Spalancai gli occhi pensando a quanto di vero ci fosse nelle sue parole, dato che il mio ex marito era tutto tranne che un grande amatore, e i pochi uomini che mi ero portata a letto erano stati tutti dei fallimenti, buoni solo per una sveltina o poco più.
“Dimmi Monica cosa vorresti adesso ? Un gran cazzo o una fica da leccare ?”
“Un cazzo.” le risposi tenendo bassa la voce per la vergogna.
“Ripetilo a voce alta.” mi disse dandomi una manata sulla passera.
“Un gran cazzo !”
“Peccato per te che non ho proprio voglia di scoparti, e neanche di farti il culo, almeno per ora, anche se devo ammettere che ce l’hai davvero invitante. Secondo me l’hai usato poco, infatti è bello stretto, ma anche qui non hai capito nulla, perché sei la classica donna da mettere a pecora e inculare a più non posso, fosse solo per sentirti urlare dal piacere.”
Anche questa volta Chanel aveva centrato il pieno il bersaglio. Avevo concesso poche volte il mio didietro e solo a mio marito, che però viste tutte le mie manfrine aveva rinunciato ad avere rapporti anali.
Non riuscivo però a capire come potessi godere in quel momento, dato che lei stava facendo ben poco, se non palparmi la passera. Scoprii che era tutto un insieme di apparentemente piccole cose, come le palline vaginali, la sua mano, il non poter godere sino in fondo, il calore delle fruste. Tutto ciò aveva creato un nuovo stadio mentale mirato unicamente al piacere, ma allo stesso tempo la negazione dell’orgasmo era la peggior tortura che potessi subire. Compresi in quei momenti la reale potenza della sua dominazione, il suo sottile sadismo dove era la stessa sottomessa a crearsi l’inferno.
“Vediamo se almeno sai fare la troia, mettiti per terra in ginocchio e mani dietro la schiena.” mi disse dopo essersi seduta ai piedi del letto
Obbedii un po’ spaesata non sapendo cos’aveva ancora in mente, ma i miei dubbi sparirono quando la vidi aprire le gambe.
“Inizia a leccarmi la fica, e visto che è coperta lecca prima la tuta iniziando dal basso. Non credo ci sia bisogno di dirti che voglio vedere bene la lingua, quindi tirala fuori più che puoi.”
Iniziai a passare la lingua sulla tuta in pelle, passando il più possibile sopra la sua passera, sperando così che quel gioco finisse al più presto
“Ora fammi godere.” mi ordinò aprendo la tuta da sotto l’ombelico sino all’inizio del fondoschiena.
Quasi mi buttai sulla sua fica che ancora odorava della pelle della tuta, rendendone il sapore ancora più forte, quasi maschile.
“Devo ammettere che come troia non sei niente male.” mi disse poco dopo scivolando quel tanto che bastava per potersi fare leccare il buchetto “Adesso voglio sentire la lingua anche dentro il culo.”
Se l’odore della passera era forte, quello del suo culo lo era ancor di più, tanto che all’inizio ebbi non pochi problemi a sopportarlo. Col tempo però divenne quasi piacevole, anche perché man mano coperto dagli umori che le colavano dalla fica.
“Sei brava a leccare, però non mi piace stare con le mani in mano, quindi sdraiati sul letto così posso divertirmi come piace a me.”
Non ebbi quasi il tempo d’ubbidirle, che Chanel mi mise il culo in faccia, e senza bisogno di dirmi nulla, ripresi a leccarglielo. Lei da vera sadica, prima mi fece sentire la sua lingua esperta sulle labbra intime, poi iniziò a batterle col palmo della mano, come sempre senza usare molta forza, ma sapendo bene dove e come colpire.
Gemevo quasi in silenzio soffocata com’ero dal suo culo, cercando di non godere troppo per paura d’arrivare a quell’orgasmo che non avrei potuto nasconderle. Chanel ben sapendo cosa stavo provando, alternava languide leccate a piccoli schiaffetti, penetrazioni con le dita vaginali a quelle anali, senza lasciarmi un attimo di respiro.
“Non sai come godo nel vederti così.” mi disse alzando un pochino le chiappe “Il sapere che vorresti venire ma non puoi, è quasi più piacevole della tua lingua nel culo. Voglio però farti soffrire ancora di più, portarti al limite per poi farti esplodere.”
La vidi alzarsi per prendere delle manette che passò prima fra le sbarre del testaletto, per poi bloccarmi i polsi.
“Adesso voglio proprio divertirmi.” mi disse quasi sfiorandomi le labbra con le sue.
Con quasi eccessiva lentezza, Chanel incrociò le sue gambe fra le mie, facendo sì che le passere si toccassero. Quasi dal nulla fece apparire un dildo a microfono, di quelli che hanno una bella palla vibrante al posto del pene, e dopo averlo acceso lo poggiò fra le nostre fiche.
Fu come mettere le dita nella presa della corrente, tanto fu intensa la scarica di piacere, e per un attimo dimenticai del divieto d’arrivare all’orgasmo, e mi lasciai andare.
“Mm si come godo, cazzo è bellissimo.” dissi senza pensare alle conseguenze.
Chanel fu quasi un fulmine nel togliermi il dildo dalla fica, per poi colpirla con una paio di schiaffi, questi sì dati per far male.
“Allora non ci siamo capite piccola troia.” mi disse facendomi nuovamente sentire lo stimolatore contro la passera “Se provi a venire ti ridurrò il culo in modo che tu non possa sederti per almeno un paio di giorni.”
Non riuscii a risponderle concentrata com’ero nel bloccarmi il picco del piacere, e sopportai in silenzio la sua tortura. Chanel non si limitò ad usare quello strano dildo, ma per farmi soffrire il più possibile, ogni tanto mi passava la lingua sulla fica, o mi penetrava usando almeno tre dita.
Persi completamente la concezione del tempo, per ritrovarmi a piangere con lei vicino che ridacchiava del mio dolore. Compresi in quel momento che m’aveva completamente annullata come donna, e che per l’orgasmo non era più la massima forma del piacere, ma solo la fine della mia sofferenza.
“Bene ora posso darti cioè che vuoi, ma tanto per cambiare faremo a modo mio.”
Chanel mi liberò i polsi, quindi prese un grosso fallo che fissò al pavimento tramite una strana ventosa, ed infine riprese in mano il flogger che aveva usato poco prima.
“Cos’aspetti a infilarti quel cazzo nella fica ? Vuoi per caso l’invito ?” mi disse con un tono a dir poco sarcastico.
Come un’automa m’inginocchiai sopra il fallo, per poi farlo scivolare dentro la mia passera, che l’accolse come una liberazione. Non appena iniziai a muovermi come per cavalcare quel finto pene, lei mi colpì sul seno col flogger, per poi continuare a frustarmi prendendo di mira anche il sedere, e di striscio la passera. Il dolore dei suoi colpi però quasi non intaccò il mio piacere, che fu breve nel senso che impiegai poco ad avere l’orgasmo, ma intenso come non mai, tanto da lasciarmi a lungo accasciata per terra.
“Rivestiti.” mi disse quasi bruscamente quando il mio respiro ritornò ad un ritmo normale.
Presi ciò che avevo indossato la mattina, e mi vestii in silenzio, anche perché non avevo la minima idea su cosa potessi dire. Pagai quanto pattuito e mi diressi verso la macchina, con in testa le sue ultime parole che non sapevo se prendere come una promessa o una minaccia.
“La prossima volta che torni ti rompo tanto il culo da farti pentire di non averlo usato prima.”

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