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Affondo nel sedile del treno con uno sbuffo e ripenso alla riunione, inutile, ai fiumi di  parole che non mi interessano.
Chiudo gli occhi e metto il cervello in standby fino al primo movimento del locomotore. Apro gli occhi un istante,  davanti a me un ragazzo con le cuffiette e uno zaino pieno di libri sulle ginocchia.
Richiudo gli occhi e ritorna quell’immagine che da venticinque anni satura ogni spazio lasciato vuoto nei miei pensieri.
La schiena di Nicola si distende e si inarca, descrivendo per una attimo una esse prima di completare il suo movimento ritmico. Le sue mani stringono solide i glutei di Giulia che appoggiata sugli avambracci assorbe l’energia del  movimento di Nicola con un lieve scuotimento delle spalle abbronzate e dei capelli.

Giulia ansima piano, concentrata, come se ascoltasse una musica sublime. Stringe tra le dita i testicoli turgidi del ragazzo, pieni di voglia di lei in modo forte e delicato.
Ad un tratto Nicola butta la testa indietro, socchiude gli occhi, come un atleta che taglia il traguardo, ed emette un verso sordo. La sua espressione  è di sollievo mentre il primo schizzo di sperma invade la profondità di Giulia.
Al secondo getto, più potente del primo, Nicola rilassa il suo volto giovane mentre Giulia si abbandona al piacere, colpita da quel fiotto di desiderio caldo, mordendosi il labbro e gemendo una sola nota. Nicola accompagna il terzo schizzo con uno scatto dei glutei, il quarto stringendo a se i morbidi fianchi di Giulia, che ora è sua, in ogni cellula.
Alla quinta contrazione si arrende inarcando le spalle, Giulia lascia i suoi testicoli svuotati di ogni energia, mentre ascolta serena lo sperma del ragazzo che la invade.
Il tempo si ferma in quell’istante che si consolida in una immagine eterna, come un’opera di Michelangelo.
Acqua passata, acqua passata.
E’ il mantra che mi impongo da tanti anni. Oggi Giulia e’ mia moglie e abbiamo alle spalle una storia solida, due figli, momenti felici e qualche magone,  affrontati sempre assieme. La mia vita non esiste senza di lei.
Giulia era la mia fidanzata da cinque anni, prima di conoscere Nicola all`Università`. E` durata poco con lui, meno di quattro mesi, forse solo due veramente felici, poi è tornata da me, con i capelli più corti e qualche sorriso in meno sul volto.
Non le chiesi nulla, il tempo, avrebbe fatto tutto il tempo. Avrebbe lenito le mie ferite, le avrebbe cicatrizzate, come avviene in tutte quelle coppie, felici, che hanno avuto un momento di sbandamento.
Il tempo avrebbe dato a Giulia la serenità per venire da me e dirmi tutto. Acqua passata, ti racconto tutto, mi avrebbe detto. Voglio colmare quella fossa di quattro mesi che attraversa i tuoi ricordi, come una faglia, una spaccatura nel buono della terra.
Voglio averti lì, con me: voglio averti anche in quel pezzo sciagurato della mia vita: stiamo assieme ora, anche se a quel tempo non ti ho voluto accanto.
Quel fosso è rimasto lì.
L`ho saltato tante volte. Lo salto ogni giorno. All`inizio prendevo la rincorsa, staccavo con tutta la mia forza senza guardare verso il basso.
Metà della mia vita si trova di qua e meta al di la` di quella faglia oscura.
Ho aspettato un ponte per tanti anni, poi ho deciso che spettava a me cominciare a ricomporre quella frattura.
“Un giorno mi racconterai tutto di Nicola” le dissi mentre passeggiavamo in bici una domenica.
“Si”, ha risposto, senza distogliere lo sguardo dalla strada, con un`espressione grave ma serena.
Non era serena.
Mi ha detto quello che sapevo già`. Era colpa mia se aveva cercato la felicità altrove. Ero debole di fronte alla sua voglia di inseguire i sogni. L`ho ostacolata. Aveva voglia di partire ed io, invece di lasciare tutto e seguirla,  l´ho trascinata per un braccio verso casa. Aveva bisogno di qualcuno per cui tutto fosse possibile, e non ero io.
Mi sono rivisto e aveva ragione. Ho abbandonato tante delle mie virili certezze di allora.
Aveva diritto di scambiare me con la sua vita,  forse lo avrei capito anche allora. Mi ha atterrato essere soppiantato subito da un altro. Un bugiardo, meno bello di me, senza un briciolo delle mie qualità`. “Non è successo nulla tra noi prima del giorno in cui ti ho lasciato”. Poi ti scopava pero`.  Ho traballato quando mi ha confermato quello che sapevo da tanto tempo ma non avevo mai avuto il coraggio di chiedere: niente preservativo. “Prendevo la pillola quando ci siamo lasciati, te lo ricordi? Non mi sono sentita di chiedergli il preservativo, è andata così, mi dispiace, ma cosa ti cambia?”
Mi ha stordito l`immagine definitiva di quella faccia da cazzo eccitato che sborrava dentro la donna della mia vita. Schizzava se stesso in un mondo che non doveva appartenergli. “Non era il passo incerto di chi si muove con cautela. Giulia era sua, del tutto e definitivamente. Ho sbandato e Giulia se n’è accorta.
A quel punto ha avuto paura: credeva di dover parlare alla mia ragione e si e` trovata al cospetto del mio inconscio. Si è chiusa, fingendo di essere tranquilla: ha pesato le parole riflettendo sempre un decimo di secondo di troppo per essere credibile. Ha risposto “non ricordo”; mi ha dato in pasto qualche flash, i meno dolorosi possibili, forse.  “Non mi hai voluto con te neppure questa volta.”
Lo ha fatto per non farmi male, ma me ne ha fatto ancora di più`.
Gli ho chiesto dei primi giorni della loro relazione: è stata vaga, “non ricordo”, “forse”; mi ha riportato ai perché` aulici di quella relazione nella quale il sesso pareva un ospite indesiderato.
“Ti ho cercata per una settimana, le tue amiche non sapevano quali balle inventare per coprirti! Ti eri trasferita da lui?”
Sono caduto nel fossato senza fondo dell`incertezza. Ho perso la capacità di saltare con gli occhi chiusi. Giulia ha provato a riportarmi sul terreno stabile della ragione. Acqua passata, mi ha detto.
Le ho chiesto di quella settimana conficcata nel mio costato: “avete scopato in continuazione, giorno e notte”. “Non ricordo” mi ha detto. “Ti è venuto in bocca?” “Non mi ricordo più niente, sono passati 25 anni!” “Come fai a non ricordarti se hai fatto o no un pompino a Nicola, dai su, come faccio a crederti!”
Ora sono proprio solo. Mentre questi torbidi pensieri mi percuotono il cervello mi sento solo e so che lo sarò per sempre. Non ci sarà mai spazio per me in quei mesi sciagurati.
Abbiamo fatto l`amore, con ogni goccia del nostro sangue. Una pace. Un armistizio che non cancella i morti.
I giorni successivi ho provato a convincermi. In fondo ne avevamo parlato, avevo finalmente un corpo da seppellire ed un lutto da elaborare. Non è stato cosi`. Non è stato così poco a poco. Questa volta è stata la ragione a prendermi a schiaffi. “Non sai nulla in fondo, non ti ha detto nulla. Non ci eravamo mai traditi fino ad allora. Come puo` non ricordare la prima volta che ha fatto l`amore con un altro uomo?”  “Come puo` aver dimenticato il proprio respiro sospeso nell`istante in cui si sfilava le mutandine per accoglierlo. Non può dimenticare il primo schizzo in bocca dello sperma di un’altro se ero stato il suo unico uomo fino ad allora.”
Quell`immagine, quel film che mi perseguita. Fanno l´amore. Lei gode nell`istante in cui Nicola le riempie l`utero. Non c’è violenza,  non c’è inganno, non c’è vizio. Due giovani che godono l`uno dell`altro.
E` solo la mia vita che va in frantumi in quell`istante. Sono io che non c’entro nulla. Sono Gianciotto, non sono Paolo. Sono capitato inaspettato ed inopportuno. Fuori posto.
La ragione si mette all`opera per dissetare l`inconscio. Ho una parentesi aperta che sanguina e mi fa soffrire.
Devo trovare le risposte che mi mancano. Vorrei ascoltare i loro dialoghi, vedere i loro occhi ma non esiste strumento per darmi una verità`.
Mi rimangono i numeri, che non mentono mai. La statistica, la scienza per costruire una verita` da accettare, che escluda le ipotesi, gli spettri del possibile.
Quante volte hanno fatto l`amore? Tra le 35 e le 40 volte. Applicando la frequenza statistica per i giovani italiani nell´arco delle 15 settimane piu` devastanti della mia vita.
Cosa cambia, cosa cambia, si ostina Giulia. Cosa te ne fai, che differenza c’è?
C’è la differenza tra il buio e la luce. Voglio il conto esatto dei morti, non mi basta sapere che è avvenuta una tragedia. Voglio i vostri occhi, voglio le vostre parole, i vostri pensieri.
Quaranta approcci, quaranta luoghi, situazioni, quaranta abiti da svestire, quaranta decisioni su come farlo.
Quaranta prima dell`amore, quaranta dopo. Quaranta pugni in faccia da incassare prima che sia tutto finito. Parentesi chiusa. Ricucita.
“Quattro minuti” le ho detto. “Te è venuto dentro per quattro minuti consecutivi, rimanendo nella media. Sei secondi, per quaranta volte. Quattro interminabili minuti in cui lui ti riempie di sborra”.
“Tu sei pazzo!”
“Sono pazzo? Metto il timer, guarda, quattro minuti, guarda quanto durano quattro minuti mentre qualcuno riempie di sborra la tua donna. Sono duecento duecentoquaranta schizzi sempre secondo i manuali. Quattro minuti in cui lui ti gode dentro. Un bicchiere di sperma, più o meno. Quanto è passato? Quaranta secondi, mancano ancora tre minuti e venti e lui continua a venirti dentro, uno schizzo al secondo. Va bene così? Lo sai quel bicchiere di dolore si rinnova ogni giorno, dopo venticinque anni!”
Giulia rimase in silenzio. Ha sottovalutato per tanto tempo la profondità del gorgo. Ho sbagliato a tenerlo lì, da allora, adesso è tardi. Oggi mi basta un pomeriggio imprevisto al lavoro per sentire in bocca il sapore del primo week-end in cui mi disse che non tornava a casa, perché doveva restare a Venezia, a studiare. Poi ne venne un altro, poi un altro ancora. La persi di vista, la persi, non l´ho ritrovata mai del tutto.
Non so perché,` credo non l`abbiano mai fatto prima che Giulia mi lasciasse, quel 17 luglio.´
Ci credo perché` me lo ha detto subito, prima di spaventarsi davanti al mio ES che eruttava lapilli.
Ci sta con Giulia. Le credo, non era il tipo.
Non so se quell`immagine un giorno sparirà`. Credo di no. Non sono a posto e non lo è nemmeno Giulia.
E` un`altra donna dopo 25 anni ma non ha un posto nemmeno lei in archivio per quei quattro mesi sciagurati. So che è cosi`. Non è in grado di metterla via con una risata.
Saremo sempre assieme, ma entrambi soli, davanti a quel crepaccio.
Il treno è arrivato. Sono le otto ma c`è ancora una bella luce. Entro in casa.
“Ciao”. “Ciao”. Ci sorridiamo timidi, attraverso il nostro muro di vetro.

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Autore Pubblicato il: 31 Ottobre 2022Categorie: Interviste Erotiche, Racconti Cuckold, Tradimento, Voyeur1 Commento

Commenti per questo racconto

  1. LaraS 11 Novembre 2022 at 19:33

    Sorprendete.
    Mi era sfuggito.
    Ottimo italiano, eccellente descrizione degli stati d’animo, drammatico, pochissime parolacce.
    Continuerà?

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