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Miss Claudia, “la zia” di Roby, era una delle Padrone di Villa Paradiso, la più anziana, quella che era riconosciuta leader dalle altre due proprietarie. Aveva conosciuto Roby qualche anno prima.
La ragazza, quando era ancora un maschietto, frequentava una scuola di danza, una delle insegnanti che ne aveva riconosciuto potenzialità e attitudine l’aveva segnalata a Miss Claudia. Roby rimase affascinato da Miss Claudia, innamorato, devoto e succube. Da quel momento divenne “suo nipote”.
Quando Roby compì diciotto anni, Miss Claudia lo portò via alla sua famiglia e lo trasformò in quella splendida femminuccia che abbiamo conosciuto.

Mario stava in un attico, a Milano, nei pressi della darsena, piccolo, ma accogliente e funzionale. Mario capì le paure di Roby, per tutto il viaggio la tenne tra le braccia, prima sul treno e poi sul taxi che li portò a casa sua. Nei pochi passi che fecero, tra il treno ed il taxi, e tra il taxi e l’ascensore, la prese per mano. Parlarono poco, ma stettero molto vicini.
Era lei che aveva bisogno di calore e di essere rassicurata. Mostrarsi nuda ad un uomo che non sapeva come era, era stato choccante. Qualche uomo, che non l’aveva comunque toccata, almeno non in quel senso, l’aveva già vista nuda, ma quelli sapevano già chi era. Infatti qualche dottore l’aveva già esaminata attentamente, come era accaduto quella mattina, presso un dottore a Lugano, ma Mario era il primo che non sapeva. Roby si era trovata in grande imbarazzo con tutti, ma con Mario era stato terribile. Con gli altri era stata una faccenda molto diversa, non le importava poi molto di quello che pensavano quegli uomini. Mario, invece l’aveva conosciuto come donna, e come tale ci teneva al suo giudizio, gli piaceva, quindi, oltre all’imbarazzo temeva di essere respinta. Sicuramente era stato uno choc anche per lui.
Nel viaggio praticamente aveva fuso il suo corpo a quello di lui e per fortuna lui l’accolse senza riserve. Roby sentiva la sua eccitazione e la sua erezione… aveva un po’ paura, ma era piacevole, non parlavano, ma si sorridevano e ogni tanto si baciavano. Anche lei era molto eccitata. Sentiva il calore che riceveva ed emanava, la pelle che formicolava e scottava, la sensibilità dei suoi capezzoli, il seno che si ingrossava, il respiro corto, le carezze di lui sotto il maglione e sopra la pelle dei pantaloni, il suo cosino che inturgidiva e che colava, tanto che si preoccupò di macchiare i pantaloni.
Roby pensava che di Mario si poteva fidare, ma era comunque in ambasce, non sapeva neanche se dargli del lei o del tu. Alla zia dava del tu, ma ci era arrivata dopo un anno e dopo che lei le aveva imposto di darle del tu.
Per Mario era stata una grande novità, non aveva mai avuto una esperienza del genere. Ma dopo lo choc iniziale aveva prevalso l’attrazione, anche se ancora non aveva la minima idea di dove quella storia sarebbe finita. Capì però che con Roby doveva essere molto dolce, la ragazza era insicura e fragile e di lei non sapeva proprio nulla. E la prima cosa che capì fu che non poteva proprio chiederle niente, sicuramente si sarebbe chiusa a riccio. Doveva essere lei a raccontare la sua storia… se voleva e come voleva.

Entrati in casa l’attrasse a sé e la baciò. Roby si abbandonò e lo lasciò fare. Le mani di Mario finirono sotto il maglioncino, slacciarono il reggiseno e sfiorarono seno e capezzoli, le sfilò il maglioncino dalla testa. Roby era ipersensibile, reattiva, i piccoli capezzoli si indurirono, il seno si gonfiò, quando lui la baciò sul seno e le mordicchiò i capezzoli la ragazza miagolò e protese il seno verso di lui. Lui fu delicato, ma lei voleva di più, voleva che la mordesse. I pantaloni e le mutandine scivolarono per terra.
L’adagiò sul letto e lei perse le scarpe, rimase con le autoreggenti nere. Era uno strano animaletto, quel grosso clitoride era turgido e gocciolante, senza diventare duro. Roby aveva la pelle d’oca, il suo corpo vibrava, mugolava, lo voleva addosso, teneva gli occhi chiusi emetteva versi. Mario scalciò le scarpe, anche lui si spogliò e si adagiò sulla ragazza.
Quello di Mario era rispettabile e iniziò a strofinarsi sulla protuberanza di Roby, la ragazza impazzì, colava. Mario schiacciò il suo su quello di lei, Roby emetteva fluidi e si offriva. La ragazza sentiva la virilità del maschio e si offriva spingendo in avanti, che lui la penetrasse non poteva succedere, si accontentava che lui la dominasse con il suo cazzo duro e grosso sul suo piccolo e morbido. Quel contatto la mandò in estasi, voleva i suoi baci e le sue carezze.
La baciò sulle labbra, la lingua dell’uomo si avvolse con quella di lei, la mordicchiò sulle labbra. Era fantastica e dolce. La baciò sul collo, era profumata e piena di desiderio. Ridiscese sul seno e mugolò. Scese ancora e la leccò sul pancino tenero e piatto, la tenne per i fianchi stretti e per le natiche deliziose e poi la baciò tra le cosce sfiorando il punto più delicato. Roby impazzì. – Siiii, per favore – e lui lo prese in bocca succhiando, leccando e mordicchiando.
– Grazieeee… divinooo…. Godooooo, dio come godoooo. Ti amooo. –
“Cazzo” penso Mario, “ha detto che mi ama.”

Roby non aveva la minima idea di quello che stava dicendo, da due anni godeva con Miss Claudia che l’aveva svezzata bene, le aveva dato, soprattutto a livello mentale, un piacere indescrivibile, l’aveva trasformata e resa sensibile, ricettiva e donna. Le aveva fatto conoscere il suo nuovo corpo, a dare e ricevere piacere. Miss Claudia era la sua Padrona, una Padrona che non la costringeva, ma una Padrona che si imponeva e la portava dove voleva senza mai punirla.
Però niente l’aveva preparata a quel momento. A un uomo che la prendeva come una donna quale lei si sentiva. Da quel momento non avrebbe potuto più fare a meno di un uomo come quello che, in quel momento, la stava prendendo con dolcezza e fermezza.

Era dentro di lei, e Roby si sentiva piena, lui andava e veniva, tosto, ma delicato, era la prima volta, Claudia l’aveva già presa e spesso con lo strap on, ma un cazzo di carne era molto diverso, era divino. E lui adorava fotterla, si vedeva, lei aveva mandato in alto le gambe e aveva offerto il suo culetto e lui l’aveva penetrata e mentre se la fotteva le succhiava i capezzoli. Roby era al settimo cielo, smaniava e spingeva il culetto in avanti mentre colava di piacere.

Poco prima c’era stata un’altra prima, quando lei glielo aveva preso in bocca. Roby non l’aveva mai succhiato un cazzo vero, ma aveva leccato tanto ed era abile, istintivamente sapeva cosa voleva un uomo e toccò a Mario impazzire. Non le voleva venire in bocca, non quella volta. La dovette strappare dall’oggetto del desiderio e darsi una calmata, poi l’aveva penetrata e finalmente venne dentro di lei. Anche lei godette più volte mentre lui la fotteva, colando dal clitoride moscio, venne come una femmina.

Sfiniti si erano addormentati. Roby l’aveva consumato, per lei il corpo di un maschio era stata una scoperta fantastica. Adorava Miss Claudia, per lei avrebbe fatto tutto, ma lui era un’altra cosa.
Anche per lui, lei era stata una scoperta. Roby era inesperta ma deliziosa, la storia non poteva finire lì, la voleva ancora.
– Ho fame – le disse scostandola delicatamente e baciandola. Lei si era addormentata avvinghiata a lui, con la testolina adagiata sul suo petto. Non voleva abbandonarlo neanche per un minuto.
– Preparo qualcosa… me la cavo – rispose lei, come per dire non sono solo bella, so anche fare.
In effetti era quello che Mario pensava e fu invece sorpreso nell’apprendere che sapeva preparare una cena. – Sono via da diversi giorni, in frigo non c’è niente, preparati che andiamo a cena fuori. –
Lo sorprese di nuovo, ma stavolta rimanendo nel personaggio che si aspettava. – Non ho niente con me, non ho un vestito per andare fuori a cena. –

Lui le saltò addosso e la immobilizzò. – Ascolta, non mi interessa quello che hai. Per me puoi venire pure nuda, faresti un figurone. Tra mezz’ora si esce e si va a cena. – La baciò sulle labbra e la liberò.
Lei si alzò dal letto, le era piaciuto la sua rude fermezza. Sculettando si recò in bagno.
– D’accordo, vado a farmi una doccia, tra mezz’ora sarò pronta, ma se sarò brutta non è per colpa mia. –
Mario vedendola allontanarsi stava per cambiare idea, quel culetto parlava e diceva prendimi. Rimase sulle sue posizioni, ma la raggiunse sotto la doccia e lì la scopò di nuovo, la cena poteva aspettare ancora un po’.

La trattoria era vicino casa, cucina e ambiente casalingo, ci andarono a piedi. Roby era felice e a suo agio, qualche ciocca di capelli era ancora bagnata, aveva fatto in fretta, non si era neanche truccata perché con sé non aveva niente se non un rossetto in borsa, ma era bellissima anche al naturale, forse anche di più. Anche l’uomo era a suo agio. Pensò se lo sarebbe stato anche con un’altra trav, una che avesse tradito in qualche modo la sua vera natura. Probabilmente no, ma in quel caso probabilmente non sarebbe stato lì con lei.
Mario ordinò un piatto di pasta asciutta e una bistecca con patate arrosto, si giustificò dicendo che erano ventiquattro ore che non mangiava.
– Leggerino – commentò Roby che aveva attirato gli sguardi di tutta la clientela della trattoria. Lei agli sguardi dei curiosi non si era mai abituata, arrossiva sempre. – E questa bella signorina – la padrona di casa si rivolse a Roby.
– Lo stesso – rispose lei sorridente.
Mario rimase sorpreso. – Pensavo ad una insalatina e qualche fetta di salmone. –
Lei gli fece una boccaccia, divertita e distesa. – Effettivamente, di solito, quando sono con Miss Claudia mangio molto leggero, lei mi controlla costantemente, ma quando sfuggo al suo controllo mi scateno. –
– Miss Claudia è la zia?! –
– Hai capito benissimo che non è mia zia. –
– Sì, fin lì ci sono arrivato – rispose ridacchiando Mario, – ma allora chi è? –
Erano, per fortuna arrivati i primi, perché Roby aveva bisogno di riflettere prima di rispondere. Si prese un altro minuto prima di rispondere inforchettando un pacchero e portandoselo alla bocca. – Buono questo sugo. – Roby prendeva tempo, ma Mario aveva tutto il tempo del mondo e non le fece fretta.

In fin dei conti Roby era ancora molto giovane e, se non innamorata, era infatuata dell’uomo che aveva davanti. Decise che era meglio dire la verità, anche se non tutta la verità.
– Possiamo definirla la mia tutrice. Quando ho capito, qualche anno fa, cosa volevo essere, lei si è presa cura di me e mi ha protetto, dandomi un luogo dove stare e aiutandomi nella transizione. –
Mario stette zitto mentre lei portava alle labbra un’altra forchettata.
– La mia transizione aveva a che fare molto con il sesso… – Roby arrossì. – Io l’adoravo e lei mi ha insegnato molto… essere sua mi è piaciuto molto. Mi ha insegnato tanto. –
Roby era un po’ imbarazzata.
– Non c’è bisogno di entrare nei dettagli. – Mario non voleva metterla in difficoltà e chiese – cosa pensi di fare da grande? –
Finalmente Roby si rasserenò. – Non lo so, sto imparando diverse lingue, potrei fare la modella. Potrei mettere su un centro estetico… una scuola da ballo. Comunque per ora vivo e lavoro con Miss Claudia. –
– Lavori? –
– Sì. Ma di questo non ne parlo, se vorrà dirti qualcosa Miss Claudia lo farà lei. –
Mario non insistette, anche se si convinse che più ne sapeva di Roby e più la faccenda diventava misteriosa. Sicuramente Miss Claudia se la portava a letto e a quanto sembrava con reciproca soddisfazione. La Miss l’aveva iniziata.
– E noi due? – esplorò Mario.
– Non lo so… ti piaccio, questo lo so, ma… che vuoi fare di me? Io sono particolare, lo sai. –
Bella domanda. Che voleva fare di lei?
– E comunque – continuò Roby, – io sono di Miss Claudia e non voglio e non posso distaccarmi da lei. –
Mario non volle indagare su quel “non voglio e non posso”, inoltre era vero, lei era particolare, cosa poteva prometterle? – Ok. Domani ti riporto da lei. –

Per chi mi vuole scrivere in privato: Koss99@hotmail.it

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Autore Pubblicato il: 3 Novembre 2022Categorie: Racconti di Dominazione, Racconti Trans0 Commenti

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