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La suocera – 3

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“Mandane un’altra, ho molto apprezzato”

Restai pietrificato.

Per un attimo fermiamo la narrazione, per rendere conto del momento di riflessione dell’autore. Sicuramente mi passavano in testa molte implicazioni, qualsiasi fosse stata la risposta a quel messaggio, ma soprattutto avevo in testa un bel po’ di domande cui non sapevo dare risposta:

1) Come cazzo lo dico a mia moglie? (ricordo che noi ci siamo detti tutto sempre)

2) Com’è possibile che una simpatica e compita suocera vedova d’un tratto si trasformi in una voyeur assetata di sborra?

3) Come diavolo dovrei raccontare questa storia a mia moglie? (si, l’ho scritto prima, ma non vi prenderebbe un po’ di ansia in questa vicenda?)

4) Perché al mio cazzo sembra proprio non fregare nulla dell’implicazione morale di questa vicenda?

5) Come cazzo lo dico a mia moglie???

Ok, ero entrato nel pallone. Per un attimo avevo vacillato e non sapevo quanto avrei potuto portare avanti questa storia. Insomma, si, ero eccitato come un bue muschiato, le avrei mandato la “performance” al volo, ma a che prezzo?

Mi presi di coraggio.

“Francesca… mi fa piacere che tu abbia gradito. Io però devo ammettere di essere molto in imbarazzo nella situazione. Ecco, come lo dico poi a Lara?”

Scrissi il messaggio, indugiai ancora un attimo per mandarlo, mentre i miei due cervelli entravano in conflitto e si davano vicendevolmente del “coglione”. Schiacciai invio.

Mi sembrò passasse un tempo infinito. Poi vibrò il telefono.

“Credo tu abbia ragione. Forse mi sono lasciata un po’ troppo trasportare. Sai, ad una certa età è forse più facile tornare ragazzini, con una… terapia d’urto così. Mi dispiace per averti messo in difficoltà, non accadrà ancora, promesso”

Il tono dimesso mi dispiacque un po’, ma a quel punto non volevo tornare indietro. Amo mia moglie e non mi sarebbe piaciuto spiegare che mandavo foto del mio attrezzo anche a sua madre e che sua madre gradiva alquanto. Ad ogni modo volevo lasciarle un po’ di respiro. Insomma, siamo tutti fatti di carne!

“Non devi dispiacerti Francesca. Credo che se mi fossi trovato in una situazione simile alla tua avrei reagito non diversamente da come tu hai fatto. Non c’è nulla di male nell’essere un po’… curiosi e volersi sentire ancora vivi! Se c’è qualcosa che posso fare per te, lo sai sono disponibile. Il té arriva intanto :D”

Mi apprestai con un vassoio, delle fette biscottate e, come a sotterrare l’ascia di guerra (o l’asta, che ancora pulsava oscenamente e continuava a protestare di volersi liberare) andai in giardino e staccai un fiore che appoggiai nel vassoio. Bussai davanti alla porta della camera di mia suocera e feci per allontanarmi dopo aver poggiato il vassoio, tenendomi a debita distanza, come al solito, nell’attesa del dannato tampone.

Lei aprì la porta in camicia da notte, con un vedo – non vedo che per un attimo mi sconvolse. Nonostante l’età, il seno, seppur un po’ caduto, aveva una bella forma e dalla camicia si intravedono due bei capezzoli bruni, che sembravano fossero dello stesso colore di quelli di mia moglie. Il mio cazzo urlava vendetta.  La cosa che però mi fece proprio confluire il restante flusso sanguigno tutto al cazzo fu quello che segue e che difficilmente potrò dimenticare.

Avevo appoggiato il vassoio sul solito mobile. Era un mobile abbastanza alto, per cui serviva che lei si mettesse in punta di piedi per prenderlo, non mi sembrava il caso di poggiarlo per terra. Attraversò l’uscio per andare verso il mobile, ma forse per sbadataggine avevo messo un po’ troppo in profondità il vassoio e mia suocera non ci arrivava in punta.

Mi sorrise con un po’ di imbarazzo. Poi aggiunse: – ” un attimo solo che mi aiuto con una sedia” –

Tornò dentro la camera e la seguii con lo sguardo. Prese lo sgabellino ribaltabile che aveva in camera e che si trasformava in una comoda scala. Essendo lei una collettrice seriale di tutto ciò che fosse vintage, anche lo sgabello chiaramente lo era, con l’unico problema che il tempo aveva allentato appena delle viti, che ora tendevano a restare attaccate ai lembi dei vestiti. Quando arrivò con lo sgabello di nuovo di fronte al mobile lo sollevò un po’ per fare sì che si ribaltasse la piccola scale. Nel sollevarlo, però, un lembo da notte restò impigliato e mi diede una visuale invidiabile.

Mia suocera era tutta nuda sotto! Venne fuori questo involontario piccolo spogliarello, che mise in evidenza due chiappone ancora abbastanza tonde, sebbene un po’ marcate dalla cellulite e in controluce quella che sembrava essere una bella figa pelosa! La cosa che mi fece arrapare come un mandrillo, fu il riconoscere le forme simili di madre e figlia e pensare per un attimo che non ci fosse nulla di male a fare il porco con lei.

Fu una frazione di secondi. Abbastanza per fotografare nella memoria quel culone e quella figa in controluce che sembrava luccicare (non potevo crederci). Ero imbambolato.

– “Grazie” – disse lei con un sorriso

– “G.. Grazie a te” – aggiunsi io inebetito.

Rimase sull’uscio della porta come in attesa. In attesa anche io a distanza.

– “io…” – esordì lei – “non vorrei creare fraintendimenti, Fabio. Siamo persone adulte, certe cose le capiamo, no?” –

– ” Si, certo. E’ anche giusto. Insomma siamo tutti esseri umani, che male c’è?” –

– “Certo, un po’ di male c’è. Non volevo procurarti imbarazzo” –

– “Acqua passata. Tutta colpa di un errore banale” –

Volevo tagliare corto, ma sembrava che lei non ne avesse molta voglia.

– “Si, certo. Con questi telefoni è davvero un casino. Io…” – esitò.

– “Dimmi, Francesca” –

– “Davvero pensavi quello che mi hai detto qualche giorno fa?” –

– “Cosa?” –

– “Che sono ancora desiderabile…” – La suocera torna alla carica. Non volevo lasciarle completamente l’amaro in bocca.

Esitai un attimo: – “Siamo tra adulti, no?” – annuì – “beh, si, moltissimo. Devo dire che fai veramente una gran bella figura, ho avuto modo di…” – mi potevo tradire dello sbriciata al culo. Possibile non si fosse accorta dell’upskirt involontario? – “cioè, guardandoti sei veramente desiderabile” – conclusi.

Abbozzò un sorriso: – “Grazie, sei un tesoro. Adesso chiudo la porta che altrimenti rischiamo” – si voltò e fece per chiudere – “Grazie” – si voltò ancora lasciando intravedere il profilo di quelle belle poppe un po’ cadute, con uno spuntoncino bello dritto e carnoso che svettava dal tessuto. Chiuse finalmente la porta. Una gatta in calore. Mi facevano male le palle da quanto erano gonfie. Dovevo necessariamente darmi sollievo. Solo che più volevo e più mi tornava in mente la dedica che voleva fatta mia suocera e quanto mi fosse apparsa d’un tratto una gran porca.

Scacciai il pensiero. Avevo preso una decisione. Ma l’avevo davvero presa?

Vibrò il telefono. Era mia suocera, era una foto.

“Grazie per il pensiero!” La foto ritraeva il vassoio poggiato sul letto ed il particolare del fiore che avevo preso per lei.

“Di nulla ;)” risposi con un sorriso. Riposi il telefono nuovamente. Poi lo ripresi un secondo e tornai a guardare la foto. Sull’angolo alto della foto c’era un angolo che sembrava diverso, era lo specchio della camera di mia suocera. Guardai bene ed ingrandii appena un po’ meglio per capire. Nello specchio si vedeva la gamba di mia suocera nuda e su saliva fino alla fica. Cazzo, si era spogliata e mi aveva fatto una foto? Continuai a guardare la foto. Aveva un bel pelo curato, di colore fulvo, che lasciava intravedere le grandi labbra ben accentuate. Non ce la facevo più. Mi tirai fuori il cazzo dolorante dai pantaloni e cominciai a segarmi velocemente e furiosamente, come da ragazzino, sul particolare di mia suocera. Le mie palle erano dure ed alte, pronte ad esplodere. La cappella rilasciava già del liquido dall’eccitazione. Facevo su e giù a mano piena, per darmi sollievo immediato, un sollievo che non tardò ad arrivare, potentissimo, sconquassante e soprattutto che direzionai verso la fica di mia suocera. Grugnii di piacere e credo che anche lei mi sentii, forse anche perché non feci niente per evitare che non sentisse. Volevo che sentisse che avevo gradito e che, se voleva giocare, stava giocando con il fuoco.

“Prendila tutta” – pensai – “ora ci penso io a te…”

Salvai la foto a parte dalle solite, mi ricomposi ed asciugai il telefono ed il pavimento del casino che avevo fatto. Ne avevo ancora, ma non vedevo l’ora di poter ingroppare rumorosamente mia moglie e farlo sentire a quella porcona di mia suocera.

[Continua…]

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