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La suocera

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Ci eravamo trasferiti da mia suocera durante il lockdown. Francesca è una donna sola, vedova da tempo, e noi abitiamo in un appartamento in città, mentre lei vive in campagna, con un bel giardino tutto intorno, un toccasana per quei mesi che sarebbero stati durissimi.

Abbiamo vissuto una serrata molto particolare, perché, facendo tutti e tre delle attività consentite dai dpcm, ci trovammo comunque ad uscire spesso. Sia mia moglie che mia suocera lavorano nel campo della sanità ed io lavoro per un’impresa, con cui abbiamo anche fatto del volontariato durante questo periodo. Insomma, spesso gli orari di tutti ci consentivano di essere in estrema, selvaggia e carnale intimità con mia moglie, o completamente solo o in alternativa io e mia suocera.

Il tempo non è stato molto indulgente con mia suocera. La vita non gli ha regalato grandissime soddisfazioni, sia per salute che nel matrimonio, essendo rimasta vedova 10 anni fa. Io e mia moglie già ci frequentavamo ai tempi e la cosa ha ulteriormente cementato il nostro rapporto, anche perché io e lei abbiamo un affiatamento invidiabile sotto ogni aspetto.

Abbiamo entrambi 34 anni, ma da 16 ci conosciamo e da 12 (di cui 4 di matrimonio) siamo una coppia. Una coppia di depravati, per certi versi. Non ci siamo lasciati sfuggire quasi nessuna occasione di sperimentare come coppia i piaceri del sesso, anche in compagnia di altri (magari ne parlerò in un altro racconto) ma soprattutto abbiamo via via accresciuto il nostro parco di sex toys, scoprendo una passione per questi strumenti del piacere, per quanto una sana dose di cazzo e basta a mia moglie non dispiace mai.

A proposito di questo, dettaglio che tornerà utile nel prosieguo, ho la necessità di avere un orgasmo almeno una volta al giorno, perciò quando non arriviamo ad avere rapporti, non disdegno mai una sana sega, nonostante l’età ed un matrimonio più che soddisfacente. Insomma, a me piace stuzzicarmi, leggere racconti erotici, guardare porno e, dettaglio anche questo importante per il futuro, stare con il cazzo al vento appena possibile. Ho un bel fisico da sportivo e ai primi caldi, tra l’altro in una villa come quella, senza vicini attorno, mi piace praticare il naturismo con la mia donna e approfittarne per ingropparla senza troppi complimenti, quando mi va.

Era un 4 o 5 aprile, piena quarantena. Mia moglie era uscita di casa la mattina presto per andare a lavoro, io ero rimasto a letto una mezz’ora ancora e mia suocera sarebbe rimasta a casa, per via di una sanificazione dei locali. Normale routine. Ero comunque sicuro che alle 7.00 ci saremmo trovati al tavolo per la colazione con mia suocera, quindi non indugiai ancora molto e alle 6.50 feci per alzarmi e cominciare a preparare la colazione per entrambi. Mi piaceva fare questo, dato che ci ospitava senza davvero chiedere nulla in cambio e spesso sorbendosi i nostri ululati notturni, che lasciavano ben poco all’immaginazione, senza mai dire una parola a riguardo.

Preparai una colazione ricca e mi sedetti al solito posto, accendendo la televisione sul solito tg della mattina. Non tardò ad arrivare, perciò mi alzai e andai a versare il solito té della sua colazione:

– Grazie Fabio, sei un tesoro –

– Di nulla, per così poco! –

– Quanto tempo che qualcuno non mi preparava una colazione – disse con una punta di sconforto – ma ai vecchi credo non tocchi questo. –

– Vecchia tu? – ridacchiai di circostanza – ma se sei ancora in forma, Francesca! – era chiaro che la mia frase era di circostanza, ma non sapevo in quale ginepraio mi stavo cacciando – E poi ancora sei nel fiore degli anni, c’è tempo ancora per… – ecco stavo facendo una cazzata, rimasi a balbettare qualcosa, ma non sapevo come uscirmene, senza sembrare un porco.

– Per? – rispose subito lei.

– Ecco, per… – era chiaro che stava aspettando una risposta dal suo sguardo interrogativo – per togliersi ancora qualche soddisfazione! –

– Non capisco, Fa, di cosa parli? – in quel momento non capii se davvero non avesse inteso o voleva semplicemente mettermi in difficoltà.

– Ecco, Francesca, soddisfazioni! Le soddisfazioni che ha il diritto di avere una donna, a qualsiasi età! – cercai di uscirmene nella maniera più elegante possibile.

– Soddisfazioni, quindi tu intendi? – sembrò avvampare, poi una risata quasi isterica – ah, quelle soddisf.. – rise ancora – ma no, non ho più l’età, cioè, ecco, non dovrei, non potrei… – deglutì – non posso. – disse quasi rassegnata, poi quasi scuotendosi – non voglio, soprattutto non voglio! – diede fondo al té, come fosse un bicchiere d’acqua, mai visto fare una cosa del genere a lei, così pacata sempre.

– Certo, certo, cioè, io non intendevo essere importuno! –

– No, no, affatto – si alzò – anzi, grazie della colazione e della chiacchierata! –

Tornò in camera a prendere i vestiti per cambiarsi e poi dritta verso il bagno, niente di insolito. Ero felice che, in un modo o nell’altro, me la fossi cavata senza cadere nello scurrile. Era pur sempre mia suocera! La cosa finì lì. Terminai la colazione, attesi che terminasse di utilizzare il bagno e andai dritto a lavarmi denti e faccia. La giornata di lavoro era prossima a cominciare.

Verso metà mattinata, ero riuscito a sbrigare quasi tutto, in maniera tale da potermi concedere una pausa. Mia suocera armeggiava di là, qualche lavoro domestico di pulizia, che in una casa grande non manca mai. Ne approfittai un attimo per dare un’occhiata a qualche sito porno ed uno sguardo fugace ad uno-due video, abbastanza per farmi venire una discreta erezione. Ne avrei approfittato volentieri, magari dopo una bella doccia. Mi mossi quindi verso la nostra stanza, per prendere il necessario per lavarmi e cambiarmi. A casa sto quasi sempre senza boxer sotto i pantaloni, perciò appena mi alzai il mio pacco svettava violento dai pantaloni della tuta. Non ho un pene lunghissimo, ma direi piuttosto grosso e con una cappella che, a pieno regime, è davvero il mio fiore all’occhiello, cosa che non è mai dispiaciuta a nessuna, anzi.

Il troppo sangue al cazzo non mi fece pensare alla probabilità che mia suocera si muovesse nel frattempo per casa e mi potesse vedere con una oscena erezione tra i pantaloni, cosa che capitò regolarmente, incrociandoci nella parte centrale della casa. Diventai immediatamente rosso e provai a dissimulare, ma mi resi immediatamente conto che l’occhio di mia suocera era proprio caduto lì e per un attimo aveva strabuzzato gli occhi e aveva accennato un morso al labbro inferiore. La cosa mi diede un brivido di eccitazione e di imbarazzo, tanto che per sciogliere il ghiaccio (bollente) mi sentii di dire:

– Francesca, io… io sto andando a fare una doccia, ok? Ti serve qualcosa prima? –

– Si, certo! – rispose lei quasi imbambolata – cioè, no, tranquillo, io sono qui, a dopo! Buona doccia! – c’era qualcosa nel suo tono che mi lasciò sorpreso.

Tuttavia continuai il mio da fare. Presi tutto il necessario e mi diressi, stavolta indisturbato, verso la doccia. Come spesso capita in campagna, a certi orari, cala un silenzio interrotto solo dal vento e da qualche uccello. Chiusi la porta del bagno, aprii la finestra, e mi spogliai lentamente. L’aria fresca mi carezzava piacevolmente e lasciai che mi carezzasse anche le palle, provocandomi un solletico malizioso. La conversazione mi portò a fare qualche pensiero su mia suocera – di tanto in tanto capitava – e il mio amico cominciò a pulsare con insistenza. Optai per andare subito in doccia. Anche in questo caso la situazione non migliorò, anzi, l’insaponarmi mi diede ulteriore voglia di masturbarmi un po’ all’uscita dal box. Accelerai il da farsi ed uscii in men che non si dica, con il cazzo sempre in tiro che non mi lasciava pace.

Dopo qualche minuto passato ad asciugarmi, notai che il silenzio si era fatto strano anche in casa. Non si sentiva armeggiare, spostare nulla, camminare. Mi risposi che mia suocera fosse andata dall’altro lato della casa, sicuramente era così, perciò, asciugato per bene, cominciai a massaggiarmelo, per darmi un po’ di sollievo, con la cappella che già schiumava e si bagnava non poco. Continuai a massaggiarlo lentamente per almeno 3-4 minuti, poi, girandomi verso la porta, mi accorsi di qualcosa. Sembrava… non poteva essere… Eppure era! O almeno poteva essere!

Un’ombra, mi sembrava di distinguere i piedi da sotto la porta e lo serratura scurita, sembrava stagliarsi dietro la porta e – potevo supporre – era combattuta, a giudicare dal movimento indeciso dell’ombra! Il cervello era in pappa, il sangue pompava alle tempie e al collo e contemporaneamente non attanagliava la morsa del mio arnese che in quel momento pulsava violentemente. La cappella era viola e gonfia e cominciò a sbavare come fosse un toro in gabbia. Pulsava sempre più forte e veloce e stavo rischiando di venire con la mano che me lo impugnava in maniera sempre meno convincente. Cosa stava succedendo lì fuori? Di un tratto mi trovai molto timido nella testa, ma ardito in mezzo alle gambe. Mentre la testa mi diceva “fermati, idiota, fermati!”, ma il pene continuava ad urlare “forza che sono lì!”.

Come risvegliato, come se questo momento fosse durato un’infinità, mi ritrovai lucido come prima, ma decisamente più eccitato e pronto ad impazzire e fare impazzire il mio probabile spettatore. Rallentai il massaggio ed impugnai l’asta più saldamente, contribuendo alla tortura della mia cappella che diventò ancora più grossa e paonazza.

Contemporaneamente guardavo fisso lo spioncino e mi sembrò di sentire un flebile ansimare o un respiro corto, non ne fui sicuro, le orecchie fischiavano da morire ed ero più concentrato sul mio amico che scoppiava.

Sentivo i testicoli alzarsi sempre di più, gonfi e pronti ad eruttare e ad avere un po’ di sollievo. Come mi piaceva fare spesso, presi l’altra mano, ne umettai le dita con la saliva e cominciare a massaggiare l’enorme cappella, come fosse un clitoride. Al contrario del movimento in su ed in giù, questo era frenetico e sempre più violento.

Sentivo salire forte l’orgasmo sempre di più, come un pizzicore che diventa lascivo solletico, infine una violenta sensazione di intirizzimento. A quel momento, lasciai solo tre dita, che, mentre montava lo sperma, lo ricacciavano indietro. Volevo dare alla mia probabile spettatrice qualcosa di indimenticabile. Il mio cazzo era una diga che sta per cedere contro la piena, stavo godendo come un toro.

Lasciai tutto ed esplose un grosso fiotto, che finì a terra rumorosamente. Cacciai un grugnito ed il piacere montò infinitamente, mi sembrò morire, e mi parve di sentire un sussulto allo schiocco dello schizzo dall’altro lato. Stavo ancora godendo forte e ripresi a segarmi fino a svuotarmi i coglioni in maniera oscena.

Ero sconquassato dall’idea che mia suocera mi stesse guardando e da quanto fossi stato un gran porco. L’asta non scendeva, ma mi dovetti ricomporre, non potevo indugiare ancora. Mi sembrò che l’ombra scomparisse…

[Continua…]

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