Leggi qui tutti i racconti erotici di: dantex

Daniela mi aspettava nella vasca idromassaggio.
Era bellissima, era veramente una superfica.
Mi stavo rendendo conto solo adesso che, quel giorno, non l’avevo ancora vista nuda.
Era nella vasca, con le gambe semiaperte.
Con l’anulare della mano destra si stava toccando il clitoride.
Con l’altra mano si stava massaggiando il seno.
Aveva la testa reclinata all’indietro, con un’espressione di piacere.

Quando si accorse di me, sorrise ma non si fermò.
“Entra, tesoro.”
Quando fui nella vasca, smise di masturbarsi, si alzò e si sedette sull’ampio bordo dove erano installati anche i comandi.
Mise due mani tra le cosce e con gli indici si allargò le grandi labbra, mettendo in mostra la sua invitante fica.
“Lecca.”
Non aspettavo altro.
Mi inginocchiai tra le sue cosce, ed iniziai a farla godere con la lingua.
L’avevo già fatta godere così, con la lingua, tante volte in passato, sapevo esattamente come e dove colpire.
Lei era già bagnatissima, evidentemente mentre abusava di me si era eccitata davvero molto.
Fu facile farla venire ed assaporare i suoi umori vaginali.
“Siiiiiiiiii!!!!”
Sapevo anche che le piaceva essere baciata mentre ancora sulla mia lingua si sentiva il suo sapore, così mi alzai immediatamente e la baciai appassionatamente.
“Sei un bastardo. Sei il solo che mi fa godere così.”
Mi era diventato duro. Dissi una cazzata.
“Vuoi provare con la vicina?”
Avrei voluto riavvolgere il nastro e non dire quella frase.
Lei mi prese in mano i coglioni e li strinse leggermente.
“Potrebbe essere un’idea. Chissà, magari ti faccio una sorpresa.”
“Me lo succhi?”
“Solo perché oggi sei stato particolarmente eccitante…”
Lei era ancora seduta sul bordo.
Io mi alzai e le portai il cazzo duro all’altezza della bocca.
Lo prese in mano e me lo scappellò.
Iniziò a leccarmi il glande, soprattutto nella parte inferiore, sollecitando il prepuzio.
Poi ci sputò sopra e lo prese in bocca.
Iniziò a spompinarmi con bravura e passione.
“Cazzo… io sarò bravo con la lingua, ma anche tu non scherzi.”
Si fermò un attimo.
Mi guardò.
“Voglio godere anche io. Usciamo di qui.”
Bagnati ci gettammo sul letto.
Cercai di protestare.
“Ma simo fradici… bagneremo tutto!”
“Non mi rompere il cazzo. Tanto il letto lo rifaccio io. Scegli solo se vuoi scopare o vuoi fare un sessantanove.”
La scelta era davvero molto difficile.
Si era messa alla pecorina. Era una visione eccezionale. Mi sarei masturbato.
“Potremmo iniziare con un 69, poi il primo che viene finisce l’altro come vuole.”
Sapeva che per lei era un rischio. Non resisteva alla mia lingua. Quasi sempre veniva prima di me. E oggi, io avevo già sborrato…
“Vuoi vendicarti e rompermi il culo?”
Non lo avevo mai fatto.
Decisi che oggi non sarebbe stato quel giorno.
“No. Oggi no. Oggi ti sborro nella fica.”
Ci mettemmo in posizione, ripresi a leccarla, mentre lei mi spompinava.
Avevo in primo piano quasi sulla faccia, il suo vergine culetto e la sua umidissima fica.
Passai la lingua prima su di essa, poi sull’altro buco.
Infine, mentre con la lingua le leccavo il clitoride, infilai un dito dentro di lei.
Sentivo come godeva dai movimenti e dal modo in cui mi succhiava il cazzo.
Come previsto, dopo poco, le tremarono le gambe e quasi urlò.
“Vengoooooo!!!”
La leccai ancora un po’. Il suo sapore mi era sempre piaciuto.
Ci spostammo e la feci rimettere alla pecorina.
Con il cazzo ancora duro e bagnato della sua saliva non feci fatica ad entrare.
Mentre feci davvero fatica a resistere.
Durai pochi secondi.
“SBORROO!!”
Le riempii la fica di sperma.
Le diedi ancora qualche colpo, fino a quando il mio cazzo, completamente moscio, uscì da lei.
Lei si girò e me lo pulì.
Poi si passò il medio sul suo sesso, raccolse qualche goccia del mio sperma, se lo infilò in bocca e lo succhiò come se fosse un piccolo cazzo.
Ci baciammo ancora a lungo.
Poi mi scaraventò giù dal letto, riordinò il tutto e se ne andò.
“Non mi poso fermare, in queste notti. Ti spiegherò. Se mi manchi troppo mi presento qui nuda.”
Risi. Sapevo che non lo avrebbe mai fatto.

Così, quella sera rimasi a casa solo.
Ma ero abbastanza distrutto. Dal lavoro ma soprattutto da Daniela.
Mi trovi a letto, addormentato abbastanza presto.
Quella sera non ci fu bisogno di film porno o altro.

La mattina dopo mi sveglia abbastanza presto.
Faceva caldo. Mi ero dimenticato di accendere il condizionatore.
Ero sudato.
Una doccia mi avrebbe rimesso in forma.

Da qualche tempo, su un sito di racconti erotici on-line, raccontavo queste che spacciavo per fantasie, ma che, per me, erano realtà.
Prima di fare qualsiasi cosa, decisi di pubblicare il racconto dell’interessante giornata precedente.

Per prima cosa lessi le e-mail del mio indirizzo ‘privatissimo’ che avevo utilizzato per la registrazione.
La speranza era quella di trovare qualcuna a cui piacessero e fosse eccitata dai miei racconti.
Hai visto mai che …
Ebbi un sobbalzo quando vidi che era arrivato un messaggio.
“Ciao, sono Paola. Ho letto i tuoi racconti, sono scritti bene e con fantasia. Ne aspetto altri.”
Cazzo!
Cosa vuol dire?
Rispose in modo un po’ provocante e maleducato.
“Ciao. Sono contento che ti piacciono. Se vuoi, posso leggerteli dal vivo.”
La risposta non si fece attendere.
“Siamo a più di 700 km.”
Fu l’inizio di una serie di messaggi.
“Esiste telegram.”
“Niente viso, però”
“Si. Niente viso.”
Lei le diede il suo contatto ed iniziarono una videochiamata con il pc.

Improvvisamente fu interrotto.
“Vicino porcellino che fai? Ti seghi senza me?”
“Cazzo! Non puoi entrare sempre così di soppiatto!”
“Mi piace quando ti incazzi. Ti diventa più duro e invitante.”
“Piantala.”
“Tranquillo, sono di fretta e ho le mie cose. A meno che tu non mi ordini di farti un bel pompino…”
“No, lascia perdere.”
“Va bene, prendo le mie scarpe e me ne vado.”
Ripresi a toccarmi il membro. Non esattamente a masturbarmi, solo a toccarmi per farlo rimanere duro.
Lei rientrò dalla porta.
“Sicuro che non mi vuoi dare il tuo sperma? Ultima offerta.”
“Vattene.”
Attesi fino a quando sentì la porta di casa richiudersi.
Riallargai la finestra che avevo ridotto ad icona.
“Scusami, Paoletta, un contrattempo.”
Sullo schermo riapparve Paola, la donna della mail.
Indossava un kimono corto nero.
Era abbastanza chiuso per non mostrare se la donna sotto fosse nuda o indossasse qualcosa.
“La vicina? Potevi farmela conoscere.”
“Lascia perdere.”
“Vedo che su di te ha effetti molto interessanti. Ho perso l’immagine che era moscio, adesso è un pezzo di marmo.”
“Posso assicurati che è tanto antipatica quanto eccitante e porca.”
“Ma.. non ti ha più minacciato con la storia del filmato?”
“No. Anche se l’ultima volta che mi ha accennato qualcosa, si è lasciata sfuggire che c’è un’altra persona che lo ha visto. Spero solo che non sia un gay con 25 centimetri di cazzo.”
“Sarebbe interessante vedere mentre lo prendi. Sarebbe interessante avere due telecamere. Una che riprende il cazzo mentre di apre, l’altra che ti riprende il volto. Vorrei proprio vedere che facce fai quando 25 centimetri di cazzo ti sfondano…”
“Per piacere non ti ci mettere anche tu…”
“Io non mi ci metto, ma più parliamo di queste cose, più il tuo cazzo si gonfia.”
“Mi fai vedere le tue tette?”
Lei non rispose, aprì leggermente il kimono e mostro parte del suo seno, senza scoprire i capezzoli.
“Ti prego.. di più.”
Mi accontentò.
“Vedi che diventa duro anche se non penso a cazzi ma a fiche?”
Lei rise.
“A proposito… mi fai vedere la sotto?”
“E tu, in cambio?”
“In cambio? Io ti sto già mostrando tutto.”
“Masturbati.”
“Sì.”
Come iniziai a masturbarmi, lei si tolse il kimono, e mi mostrò il perizoma nero che indossava.
Poi si tolse anche quello.
Mise il telefono in primo piano sulla sua fica e me la mostrò da vicino.
La mia sega divenne più veloce ed intensa.
“Ti prego, masturbati anche tu.”
“Solo se allarghi l’inquadratura e ti fai vedere tutto mentre ti seghi.”
“Non eravamo d’accordo così…”
“Mi mostro anche io.”
“E se ci conosciamo?”
“Se ci conosciamo… andiamo avanti… ormai…”
Non ne ero proprio convito.
“Dai, al mio tre ci facciamo vedere.”
Ero troppo eccitato per dire di no.
“Va bene.”
“Uno, due, tre”
Allargammo le immagini e mostrammo entrambi i nostri volti.
“Sei bella.”
“Masturbati, lasciati andare. Vogli vederti godere.”
“Si, ma fallo anche tu.”
Ripresi la mia sega.
Non era la prima volta che mi masturbavo in videochiamata. Ma questa volta ero eccitatissimo.
Forse sapere che dall’altra parte non c’era la solita professionista, ma una donna vera che come me aveva solo voglia di divertirsi…
Lei si mise il dito media in bocca, lo bagnò per bene e poi iniziò a strofinarselo sul clitoride.
Le piaceva.
Con l’indice ed il medio dell’altra mano, si allargò le grandi labbra.
Adesso l’indice non si limitava a toccare il clitoride, ma entrava in lei, spesso insieme al medio.
“Cazzo, mi fai morire. Come vorrei essere lì.”
Lei ansimava.
“E come vorrei io che tu fossi quì. Come vorrei che tu me la leccassi e poi mi sbattessi con quel cazzo.”
“Io sto per sborrare”
“Non pensare di chiudere la comunicazione prima che io raggiunga l’orgasmo!”
“No. Tranquilla. Vederti è uno spettacolo.”
“Bravo.”
Pochi secondi.
“SBORROOOOOO”
Fu un grosso fiotto di sperma che arrivò fin quasi sulla tastiera.
“Bellissimooo, non fermarti”
Continuai.
Poi tocco a lei.
“Vengooooooooooo”
“Siiiiiii!!!!”
Ebbe un tremolio alle gambe, poi la sua fica si bagnò.
Aveva raggiunto l’orgasmo anche lei.
“Non ho masi sborrato così velocemente.”
“Mi piacerebbe rivederti un’altra volta mentre ti seghi”
“Vale anche per me”
Qualcuno bussò alla porta della donna.
“Devo andare, ciao.”
“Ciao, A presto.”

Adesso potevo farmi la doccia.
Che sega!

Pensai a quella donna tutto il giorno.
Per fortuna non avevo arretrati di lavoro.
Non riuscivo a concentrarmi.
Ma decisi che non mi sarei masturbato ancora quel giorno.
Volevo mettermi alla prova. Non mi sarei masturbato nemmeno il venerdì.
Volevo vedere se riuscivo a calmare, in quel modo, i miei bollenti spiriti.
L’arrivo di quelle due, di quella troia di Elena e quella fica di Veronica, la sua matrigna, mi mandava in confusione.
Sapevo, lo davo per certo che non avrei resistito. Il solo pensiero di averle a dormire sotto il mio tetto mi elettrizzava.
Poi me le immaginavo entrambe dormire con indosso solamente un paio di succinte mutandine che mostravano e mettevano in risalto i loro bei culi…
Sarebbero stati giorni difficili.
Ma dovevo stare attento.
Prima di tutto a non farmi beccare con la ragazza.
E poi a non farmi beccare mentre mi segavo, magari con le loro mutandine.
Ero in questo stato di agitazione quando, la domenica pomeriggio, subito dopo pranzo, il campanello suonò.
Era Veronica.
La feci entrare.
“Ciao Sergio. Senti… ti spiace se anticipo di mezza giornata? Elena è fuori e mio marito è già partito. Ne approfitterei per sistemare le mie cose e quelle di Elena nella stanza.”
“Prego, fai pure. Nessun problema.”
La aiutai a portare la valigia al piano di sopra.
Quando si piegava, il suo miniabito rosso mi mostrava in tutto il suo splendore quel fondoschiena spettacolare.
Per più di un attimo pensai che lo stesse facendo apposta.
Tra l’altro, ma forse era solo la mia immaginazione, avrei detto che sotto quel vestito non ci fosse nulla.
Ebbi un’erezione che nascosi allontanandomi.
“Se non ti serve altro, io scendo, dovrei fare una cosa.”
Non dovevo fare nulla. Sperai che l’erezione terminasse prima che lei tornasse giù.
Per fortuna fu così.
“Ti devo chiedere un altro favore.”
“Dimmi.”
“Posso guardare il filmato della recita dei miei nipoti? È su questa chiavetta USB. Non la so usare a casa e mio marito è già andato…”
“Ma certo. Aspetta ti aiuto.”
Accesi il tv, infilai la chiave nell’apposita presa e poi le passai il telecomando.
“Adesso sai cosa fare o faccio io?”
“No, no. Adesso mi arrangio. Se vuoi guardare, fai pure. Magari ho bisogno di aiuto.”
Avrei avuto da fare. Avevo litri di sperma che mi urlavano per uscire.
L’idea di non segarmi per due giorni si era rivelata una cazzata. Avevo le palle che mi esplodevano.
“Sì. Va bene resto qui.”
Con il telecomando selezionò il filmato e lo fece partire.
Rimasi pietrificato.
Era il filmato dell’autogrill.
Non sapevo cosa fare, cosa dire.
Lei sì.
“Prima volevo ricordarmi di quanto fosse grosso.”
Poi si mise a cavalcioni sopra di me.
Tirò su leggermente il miniabito, scoprendosi gli inguini e confermandomi che almeno le mutandine non c’erano.
Ero di sasso.
“Prima, quando ti si è ingrossato nei pantaloncini a cosa pensavi? Al mio culo o a questo filmato? Ti piace Elena? L’hai scopata? Glielo hai fatto sentire fino in gola?”
Non riuscivo a rispondere.
Mise una mano nei miei pantaloncini.
Non le fu difficile tastare il cazzo, accorgersi che era già duro ed estrarlo.
“Wow. Elena ha ragione. Ce l’hai sempre pronto.”
Non mi diede il tempo di reagire.
Si infilò sopra di me ed iniziò a scoparmi, potrei dire con violenza.
“Preferisci me o Elena? Rispondi!”
“Siete due troie. Vi scoperei tutte e due. In bocca, nella fica e nel culo!”
“Sarebbe proprio interessante farmi rompere dal tuo cazzone. Sentire la cappella che mi sfonda deve essere qualcosa di fantastico.”
“Te lo apro in due.”
“Non vedo l’ora. Adesso riempimi la fica.”
Non lo feci perché me lo ordinò lei, ma perché i due giorni di astinenza mi impedivano di controllarmi.
“SIIIIII!!!”
“Saranno giorni bellissimi. A proposito, sta arrivando Elena.”
Si alzò da me e se ne andò di sopra a cambiarsi e lavarsi.
Io feci altrettanto.
In quel momento dovevo riprendermi, non sarei stato in grado di scopare anche l’altra.
Effettivamente, quasi subito, la sentii arrivare.
Mentre mi lavavo, decisi che quella sera avrei fatto loro una sorpresa.

Mi rivestii e dissi loro che la sera avrei cucinato io.
La cena sarebbe stata pronta verso le otto.
Fortunatamente entrambe avevano impegni per il pomeriggio, così ebbi tempo di preparare il tutto senza dover, nel frattempo, soddisfare gli appetiti sessuali di quelle due troie. A quello avrei pensato quella stessa sera.
Tornarono verso le sette.
Si comportarono esattamente come avevo previsto.
Si lavarono, tenendo la porta del bagno aperta, gironzolando seminude per il secondo piano.
Feci molta fatica, ma riuscii a resistere.
Arrivarono in sala da pranzo che mancavano circa dieci minuti alle otto.
Elena con una minigonna nera ed una fascia dello stesso colore che le copriva il seno.
Veronica con una specie di kimono rosso cortissimo. Mentre scendeva le scale vidi che sotto era nuda.
Le due troie avrebbero voluto del cazzo, quella sera.
Le feci accomodare.
Feci il galante, spostai e sistemai le sedie di entrambe.
Erano sedute una al lato corto del tavolo, l’altra al lato lungo.
“Vado a cambiarmi, non vorrei sporcarmi. Torno subito.”
Andai in cucina, mi spogliai completamente nudo.
Indossai il grembiule che usavo per cucinare.
Ero eccitato. Ma il cazzo era ancora a riposto.
Mi presentai da loro così.
Notai una certa sorpresa, ma subito, si comportarono come se nulla fosse.
Presi il piatto con gli spiedini e mi misi in mezzo a loro.
“Qualcuno vuole della carne?”
Veronica: “Spero che sia abbastanza dura.”
Elena: “La preferivo cruda.”
Sentii le mani di entrambe accarezzarmi i polpacci, poi su, all’interno delle cosce.
Veronica fece salire la mano sfiorandomi il buchino posteriore e poi la posò su una natica. La tastò bene.
Elena, invece arrivò alle palle.
Le schiacciò leggermente. Per reazione, strinsi il sedere, suscitando l’approvazione di Veronica.
Quel palpeggiamento mi provocò un’erezione.
Io non volevo altro. Loro non volevo altro.
Veronica vide la parte anteriore del grembiule gonfiarsi.
Richiamò l’attenzione della figlia che mi stava guardando il sedere.
“Elena… guarda… hai ragione, è proprio un vicino porcellino.”
“Te lo avevo detto.”
Mollò le palle e slacciò il grembiule, lo spostò e mise in mostra il mio uccello in tiro. Si rivolse alla matrigna.
“E hai visto che cazzo?”
Lei sorrise, poi sussurrando, ma in modo che io la sentissi, disse.
“L’ho già anche provato… mmmmmh… è bello grosso, lo si sente bene, e poi… lui è bravo a scopare. Non è come tuo padre!”
“Io penso che papà sia diventato frocio.”
“Non so, lo vedo con quella ragazzina che ci porta il pane.”
La conoscevo.
“Ma quella non sa nemmeno fare una sega. Ci prova con tutti.”
Mi riprese in mano le palle.
Stavolta strizzò più forte.
“Ahi..”
“Mi piace strizzargli le palle… diventa ancora più duro.”
“Stasera siamo in due… gliele strizziamo e ce lo scopiamo a turno.”
“Ti sei anche fatta leccare la fica?”
“No. Quello no.”
Strinse ancora più forte.
Mi piegai in due.
“Lecca la fica della mamma. Sbrigati.”
Mi inginocchiai tra le sue gambe, ma lei aveva un’idea diversa.
“Non qui… voglio essere comoda.”
“Dove vuoi andare?”
“Per ora a letto.”
“Aspetta un attimo.”
Mi mollò le palle e sparì per pochi secondi.
Tornò, quasi di corsa, con un guinzaglio.
Si inginocchiò davanti a me.
Fece passare scroto e membro nel collare e poi strinse.
Non era una stretta dolorosa. Lo diventava quando tirava il guinzaglio.
“Andiamo.”
Mi trascinò su per le scale, fino alla mia camera da letto.
Ogni tanto dava un piccolo strattone.
Io emettevo gemiti di dolore, loro ridevano.
Quando finalmente furono nella mia stanza Elena stava per liberarmi.
Veronica intervenne.
“No. Non farlo. Se non mi lecca bene la fica, lo devi punire.”
Si mise davanti a me e lentamente, da spogliarellista professionista, si tolse il kimono.
Sotto era nuda.
Mi domandai come facesse suo marito a non scoparla ad ogni ora.
Glielo chiesi.
“Ma come cazzo fa tua marito ad andare con quella stronzetta e non scoparti tutto il giorno?”
Elena diede uno strattone ai miei testicoli.
“Come ti permetti?”
“Ma no” – la corresse lei – “In fin dei conti ha ragione.”
Elena si rivolse a me.
“Te la sei fatta?”
“No. Conosco il suo ex-ragazzo. L’ha mollata perché è una ninfomane, vuole il cazzo ad ogni ogni, si atteggia a supertroia, ma non sa nemmeno tenere in mano un cazzo.”
Veronica, ridendo si intromise.
“Chiamare cazzo quello di mio marito… ci vuole del coraggio.”
Elena ribatté.
“Non che quello del suo ex sia da oscar….”
Con le dita fece il segno di un qualcosa di piccolo. Accompagnò il gesto con una faccia schifata.
Veronica concluse.
“Potremmo fargli provare questo…”
Risero. Poi Elena diene un altro strattone.
“Ti stai dimenticando di qualcosa.”
Misi le mani sui fianchi di Veronica.
Lei prima mi baciò, poi mi mise una mano sulla testa e la guidò sul suo seno.
Quindi si distese sul letto.
Mi fece segno che voleva ancora baciarmi.
Poi, di nuovo, spinse la mia testa sul suo seno, premette un po’ sulla mia nuca affinché io le succhiassi i capezzoli e poi mi spinse giù, verso la sua pancia, e poi ancora più giù, fino a quando la mia lingua non fu a contatto con i pochi peletti che aveva sul pube.
Io la baciai, poi, lentamente, scesi da solo, fino a che la mia lingua non le toccò il clitoride.
Lei ebbe quasi un sussulto, si inarcò.
Allora iniziai a leccare più avidamente, alternando clitoride e grandi labbra.
Utilizzai anche la lingua per penetrarla.
La sentivo gemere di piacere.
Mi aveva anche ripoggiato la mano sulla testa ed avere iniziato a muovermi e muoversi per gustarsi al meglio il piacere che le provocavo.
Infilai un dito dentro di lei.
Poi un altro.
Poi decisi di osare.
Poggiai l’indice sul suo sfintere e provai a forzarlo.
La falangetta entrò e li emise un piccolo urlo di dolore.
Elena vide, diede un violento strattone al guinzaglio.
“AAARRGGGHHHH”
Mi ripresi quasi e subito e ricominciai a leccare.
Dopo poco mi fermò.
“Scopami.”
Allargò le gambe.
Mi misi sopra di lei, poggiai il cazzo alle sue grandi labbra ed entrai.
Mi fece impressione notare che era più stretta della figlia.
“Si… “
Elena iniziò a tenere in tensione la catena del guinzaglio.
Le mie palle erano strette dal collare ed ogni volta che affondavo il colpo in lei, il dolore aumentava.
Lei raggiunse l’orgasmo.
Mi fermò.
Guardò la figlia.
“Lo vuoi? Mi piacerebbe spompinarlo.”
“Fai pure. Stasera è tutto per te.”
Mi fece coricare ed iniziò a succhiarmi il cazzo.
In quello era molto brava, meglio di Elena.
“Dimmi quando sborri. Non ho voglia di bere, stasera.”
Me lo prese in mano ed iniziò a masturbarmi.
Elena mi prese le mani, mi allungò le braccia sopra la testa e ci si sedette sopra.
“Guardalo come gode…una troia in calore.”
“Siiiii”
Lo schizzo colse di sorpresa Veronica che si spostò appena in tempo per non essere colpita.
“Cazzo!”
Rallentò il ritmo della sega, così da far uscire quanto più sperma possibile.
Fu molto attenta a non toccarmi il glande durante questa fase. O Elena le aveva detto qualcosa, o era esperta e sapeva che passare sulla cappella in questa fase voleva dire procurare dolore al titolare del cazzo.
Stabilito che Veronica non aveva proprio voglia di assaggiare il mio sperma, Elena si sedette sulla mia faccia, facendomi annusare le sue umide mutandine.
Poi fu lei a togliere il guinzaglio e a prendere in bocca e ripulire il mio membro.
“Cazzo, ma ti piace proprio bere…”
Tra una leccata e l’altra, trovò il modo di rispondere.
“Da morire.”
Quindi si alzò da me.
“Io ho fame, però, adesso.”
Scendemmo in cucina. Gli spiedini erano freddo.
Non era tardissimo erano da poco passate le nove e trenta.
Veronica propose.
“Ci facciamo portare una pizza?”
Ad Elena l’idea piaceva.
“Sì.”
Poi guardò la madre, sorrise.
“Sììììì”
Feci per alzarmi, ma Elena me lo impedì.
Insieme alla madre, mi fecero ruotare e mi legarono le mani, con il guinzaglio, dietro la schiena.
Risero.
Veronica chiamò la pizzeria da asporto, ordino le pizze e poi fece una richiesta che non capii.
“Mandami Edwin, grazie.”
Non fui slegato.
Non mi fu permesso di rivestirmi.
Loro, si ricomposero rimettendosi ciò che avevano indosso prima.
Mentre ero steso su letto, Elena sparì e ricomparve con un altro collare che mi fissò al collo.
Poi, tolse la catena attaccata al collare che mi bloccava le mani e la fissò al collo.
Mi trascinarono per la casa con il guinzaglio.
Quando suonarono alla porta per consegnare le pizze, pensai che tutto finisse.
Non fu così.
Elena mi costrinse ad essere accanto a lei, nudo, senza possibilità alcuna di coprirmi, quando aprì la porta.
Davanti a me un ragazzo sui vent’anni, un bel fisico da palestra.
Consegnò le pizze ad Elena, poi mi diede un colpettino sul cazzo.
“Carino”
Mi disse.
Iniziai a capire che, evidentemente, quel ragazzo non si occupava solamente di consegnare le pizze, ma il suo compito era anche quello di soddisfare i bisogni extra delle clienti.
Cosa volevano fare?
Farsi scopare davanti a me?
Non era una cosa che mi avrebbe eccitato più di tanto.
Non mi slegarono nemmeno mentre, tutti e quattro, mangiavamo la pizza.
Era Elena che mi imboccava.
Ogni tanto faceva cadere qualche pezzo sul mio cazzo.
Si chinava e, con la scusa di pulire, si divertiva ora a succhiare, ora a leccare, ora a morsicare il mio uccello che, in quella strana situazione, non reagiva nemmeno ai sapienti colpi di lingua della ragazza.
Dopo cena, Elena mi portò in salotto e mi fece inginocchiare sul divano.
Mi baciò in bocca, poggiando una mano tra le mie cosce.
Stavolta il mio cazzo rispose alle sollecitazioni. Lei sorrise sodisfatta.
Mi baciò ancora per un po’, fino a quando decise che il mio cazzo aveva raggiunto il massimo dell’erezione.
Si fermò, si spostò e, improvvisamente, dietro di lei comparve Edwin.
Era nudo e si stava toccando il cazzo.
Si avvicinò a me e fece per appoggiarmi il suo glande alle labbra.
Io mi scostai.
Elena non parlò.
Si limitò a stringermi le palle.
Non mi restò che aprire la bocca.
Lo feci chiudendo gli occhi.
Di nuovo le mie palle furono schiacciate.
“Guardalo mentre lo succhi. Le troie non chiudono gli occhi.”
Iniziò a scoparmi in bocca, commentando il mio cazzo.
“Questo ce l’ha grosso. Vi siete divertite?”
Nessuno rispose.
Elena voleva sapere altro.
“Com’è con la bocca?”
“Inesperto. Ma me lo sta facendo diventare bello duro.”
Si fermò un attimo, lo estrasse e poi si rivolse a me.
“Puttana, leccami la cappella.”
Eseguii senza protestare.
Aveva un bel cazzo.
Era più grosso del mio.
Pensai che quelle due troiette si sarebbero divertite a sentirlo dentro di loro.
“Adesso ce l’ho bello duro.”
Veronica prese il guinzaglio e mi immobilizzò.
Lui andò dietro di me.
Capii esattamente cosa stava succedendo quando urlando, sentii quel grosso e duro membro sfondarmi ed entrare senza alcuna pietà dentro di me.
Era una sensazione simile a quella che avevo provato con lo strapon. Ma questo era più grosso.
“Vi prego.. nooooooo”
Quasi piangevo.
Veronica rideva.
Elena mi prese in mano i coglioni.
“Zitta, puttana”
Edwin non si curò delle mie suppliche.
Spinse fino a quando sentii la parte anteriore del suo bacino contro il mio sedere.
Non potevo credere di avere tutto dentro di me quel grosso arnese.
Respiravo a fatica.
Lui mi diede un ultimo colpo, urlai.
Si fermò, sperai che il mio buco si adattasse a quelle misure.
Lui iniziò lentamente ad estrarre il suo membro, poi lo spinse di nuovo dentro di me.
Iniziò piano.
Non so se per pietà nei miei confronti o semplicemente perché stava cercando di capire di quanto poteva estrarre il proprio membro senza che il suo cazzo uscisse completamente.
Fece due prove.
Poi iniziò a scoparmi.
I suoi colpi cominciarono ade essere più veloci, più violenti.
Urlavo dal dolore.
“Troia, che bel culetto stretto che hai!”
Non lo avevo visto indossare il preservativo, e il tempo che impiegò per sfilarlo dalla mia bocca e iniziare a sfondarmi era troppo poco perché lo avesse fatto.
Dentro di me sperai che almeno mi risparmiasse l’umiliazione di riempirmi il culo di sperma.
Ando avanti a sodomizzarmi senza alcuna pietà per un tempo che mi parve infinito.
Poi, estrasse la sua verga dal mio dolorante culo, tornò davanti a me e l’umiliazione che mi inflisse fu maggiore di quella che avevo evitato.
“Apri la bocca, puttana!”
Feci appena in tempo.
Mi riempì la bocca.
Elena si assicurò che ingoiassi tutto tornando a spremermi i testicoli.
Lui continuava a segarsi, poi, me lo rimise in bocca e me lo fece pulire per bene.
Senza dire null’altro se ne andò.
Avevo il culo che bruciava e che sanguinava.
Mi slegarono e mi permisero di andare in bagno.

“Noi andiamo a letto!”
Mi pulii, mi disinfettai, feci una doccia.
Poi andai a letto anche io. Mi addormentai abbastanza in fretto, nudo, come solito.

Un fastidioso prurito nella parte destra del petto e l’impossibilità di potermi in qualche modo toccare, mi fecero svegliare in piena notte.
Erano nel mio letto.
Nude.
Entrambe coricate sulle mie braccia, entrambe concentrate a stuzzicarmi i capezzoli.
Veronica fu la prima ad accorgersi che mi ero svegliato.
“Volevamo scusarci, abbiamo esagerato.”
Non dissi nulla.
Elena stava continuando a succhiarmi il capezzolo e lo aveva fatto diventare duro.
“Dai non avercela con noi. Volevamo giocare. Abbiamo esagerato. Non lo faremo più.”
Continuai ad ignorarla e a concentrarmi affinché il mio cazzo non mi tradisse.
Elena si fermò, guardò la donna, e poi, quasi insieme, mi dissero.
“Promettiamo di non farlo più. Saremo le tue schiave. Da adesso fino a quando torneremo a casa.”
Parlai.
“Sarete le mie schiave per sempre.”
“Per sempre? Non è un po’ troppo?”
“Per sempre o potete anche andarvene subito da questa casa. Poi spiegherete voi a chi di dovere cos’è successo.”
Elena provò a ribattere.
“Ehi.. io ho il filmato.”
La spiazzai.
“Anche io, di ieri sera.”
“Come?”
“Certo registro sempre tutto. E, secondo me, quella di ieri sera è stato stupro nei miei confronti.”
Le due si guardarono.
Capirono di essere state messe all’angolo.
“Quindi?”
“Quindi tu tieni pure la chiavetta, ma se la fai vedere, io mostro il filmato. E sarete mie schiave per sempre.”
Un attimo di silenzio.
“Tranquille. A me non piace torturare e non piacciono le cose pesanti. Solo, quando avrò voglia di una di voi, o di tutte e due, o di tutte e due con un’altra donna, vi chiamerò. E voi dovrete venire qui da me. E scopare come e chi vi dico. Niente uomini. Solo io, voi due, e, al limite qualche altra ragazza.”
“Sicuro che non ti piace il bdsm estremo?”
“Puoi chiedere a tutte quelle con cui sono stato. Qualcuna la conosci.”
Veronica accettò.
Elena non era in grado di fare altro.

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