;

VIAGGI IN PULLMAN (cap.1) L’incontro con Silvia

La benzina era ormai salita alle stelle, quindi dal mese successivo decisi di andare a lavoro con i mezzi pubblici. Già in passato avevo preso questa decisione ed effettivamente era più stancante, ma mi dava la possibilità di distrarmi un po’ dalla mia frenetica vita familiare e lavorativa. Dedicarmi alla lettura, leggere un giornale in tranquillità, guardarmi intorno e capire che al mondo esiste anche altra gente oltre i miei familiari e colleghi. Mi feci anima e coraggio e andai a comprare l’abbonamento.

Dopo la prima settimana di treno e pullman mi ero ambientato a meraviglia, non tanto sul treno ma sul pullman i posti erano come assegnati, ognuno di noi si sedeva quasi sempre allo stesso posto, così finì che due file davanti a me sull’altro lato c’era sempre una donna sulla 40ina, ben messa, sempre ben preparata e vestita molto giovanile. Io salivo alla fermata dopo di lei ed ormai ogni volta che le passavo davanti era un semplice buongiorno e buonasera.

Un giorno l’autista disse che l’indomani ci sarebbe stato lo sciopero e tra i vari commenti uscì che sia io che lei non potevamo mancare a lavoro, io avevo la macchina, ma lei già stava pensando di prendere un taxi (assurdo, quanto le sarebbe venuto a costare?) così mi proposi di andarla a prendere io, tanto dovevo fare la stessa strada del pullman e poi lei lavorava a due isolati prima del mio ufficio.

Il giorno dopo alle 7.30 ero puntuale alla fermata dove saliva lei, la feci entrare e ci mettemmo in moto. Lavorava presso uno studio notarile e quel giorno doveva fare un atto che l’avrebbe fatto ottenere una promozione e non poteva mancare. Pure io avevo una importante riunione di lavoro per discutere sull’esito dell’azienda che rischiava la bancarotta. Per la sera alle 7 entrambi avevamo finito così passai a prenderla sotto lo studio e ci avviammo verso casa.

Per strada c’era un bel bar con i tavolini fuori e decidemmo di prendere un aperitivo. Tra una chiacchiera e l’altra parliamo un po’ di noi, così abbiamo la possibilità di conoscerci meglio, dopo un’oretta l’accompagnai a casa e ci salutammo.

Il giorno dopo quando salii sul pullman e mi stavo recando al mio solito posto, lei mi fa cenno di sedermi accanto, tanto ormai tra noi non era più un semplice buongiorno o buonasera. Andò così per oltre un mese, ci furono altri scioperi, così spesso capitò che la sera tornavamo assieme in macchina.

Un giorno che mia moglie stava fuori città mi invitò per una pizza a casa sua, naturalmente alla pizza abbinammo un po’ di birra, poi un gelato, del limoncello fresco… insomma una serata di fine settembre passata al fresco sulla terrazza di casa sua. Si fece tardi e ci avevo dato un po’ su con il bere, non potevo azzardarmi a tornare a casa, visto che lungo la strada del ritorno i controlli di polizia e carabinieri non scarseggiavano.

Rimasi a dormire da lei, aveva una cameretta dove spesso andavano a dormire i suoi nipoti, aveva anche un pigiama e della biancheria della mia misura del nipote, così mi feci una doccia e andai a dormire (fortuna a casa non ho il telefono fisso, così mia moglie ignara di dove mi trovavo mi chiamò sul cellulare per darmi la buonanotte… e devo dire che fu proprio una buona notte).

Verso le 3 mi alzai per andare a bere e passai davanti alla camera di Silvia che era semi aperta e tornando si vedeva lei distesa con una camicia da notte che si era alzata fino quasi a mostrare le sue mutandine bianche, quelle che spesso si intravedevano quando indossava un paio di pantaloni bianchi attillati.

Mi fermai un attimo pensando che stesse dormendo, invece a un certo punto mi fa cenno di entrare: “se vuoi puoi metterti qui accanto a me, senza che te ne stai immobile sotto la porta.”

Seduti sul letto cominciamo a parlare, ormai c’era un’intesa tra noi che avevamo sempre qualcosa da dirci, ma quella sera, sarà stata la situazione in cui ci trovavamo, i nostri discorsi furono più spinti.

Si parlò di sesso, di come ci piaceva farlo e di come ci immaginavamo a volte di farlo… ormai si parlava talmente liberamente che io le raccontai tutti i pensieri che avevo fatto su di lei durante i viaggi in pullman…

“E così distesa in camicia da notte mi avevi mai immaginata?”, “così no, ma nuda tantissime volte!” le rispondo io, così pian piano si sfila la camicia e mi mostra un bel paio di seni, proprio come li avevo immaginati io quando la guardavo con le sue magliettine attillate. “Dai, mi hai detto che hai sempre sognato di succhiarmi i capezzoli come un bimbo che allatta, adesso che li hai davanti… forza, non aver paura, sono la tua mammina!”

Effettivamente! 30 anni io, 50 lei (non l’avrei mai detto, ma quella che per me era una 40-enne aveva ben 10 anni in più… che donna!).

Comincio a leccare lungo quei capezzoli belli ritti che stavano su di una terza abbondante e bella soda (altro che 50 anni), lei mi aveva confessato che l’eccitava molto anche quando glieli mordicchiavano, così, sempre con molta delicatezza cominci a stringerli tra i denti, prima uno poi l’altro.

Dopo un po’ si gira di spalle e si mette a pancia sotto, vuole che con la lingua le bagni tutta la schiena e poi ci soffi sopra per farle salire i brividi fin sotto al collo. Che fare? l’accontento, no? e via su è giù per la schiena, mentre con le mani le massaggiavo le cosce, i fianchi e le braccia.

Quando si accorge che ormai non reggo più nelle mutande, che poco ci mancava che la mia mazza esplodesse, si volta verso di me che stavo sulle ginocchia sul letto, si siede di fronte e mi sfila prima la parte superiore del pigiama, accarezzandomi il petto e leccandomi i capezzoli, poi con le mani cala il pantalone e le mutande liberando quello che ormai era diventato un animale, la forza era talmente tanta che si mantenne ritto oscillando due o tre volte davanti a lei.

Si buttò su di me facendomi stendere… la testa usciva fuori dal letto e quella posizione faceva si che le mie parti basse si

propendessero maggiormente verso di lei. Si sedette su di me e con la mano si portò il mio cazzo davanti alle sue intimità, cominciò a

strofinarlo sul suo pelo folto e al primo schizzetto che ne usci fuori me lo strinse talmente forte tra le mani che mi fermò quasi tutta la circolazione. Così facendo però blocco la mia eiaculazione e poté continuare il suo giochino. Quel poco di sperma fuoriuscito se lo porto alle labbra con le dita, leccandosele con quella bella e carnosa lingua rossa che avrei voluto avere intorno alla mia cappella. Glielo feci capire, ma lei mi disse di aspettare… Mi aveva detto prima che aveva una tecnica che sapeva fare dei pompini che facevano riprendere un cazzo anche subito dopo una mega sborrata, cosa che invece le piaceva avere dentro di se al momento opportuno.

Quando ormai anche lei stava per venire mi disse “E’ giunto il momento che tanto aspettavi, entrare dentro di me e riempirmi di tutto il tuo essere uomo rendendomi ancora di più donna”.

A queste parole non capii più nulla, mi alzai, mi distesi su di lei e subito il mio cazzo entro nella sua figa fradicia e nonostante l’enormità del mio fallo entrò come un coltello caldo nel burro…

Dentro di lei era un sogno, sentivo le sue parti interne morbide e bagnate che si stingevano intorno al mio arnese, entravo ed uscivo leggermente per stuzzicare di più la mia cappella che ormai era diventata di fuoco…

Tre, due, uno… SBORROOOOOOOO! contemporaneamente lei viene emettendo un urlo di piacere che avranno sentito tutti i vicini. Continuo a stantuffare altre due o tre volte, ma la sborrata e stata tanta che mi sono svuotato completamente, tanto che il mio cazzo di botto è tornato quello di prima scivolando fuori da quel buco nero che era la sua figa, tutto bagnato di umori miei e suoi.

Lo accarezza e lo pulisce per bene con le mani, poi mi fa leccare tutto il palmo della sua mano pieno dei nostri liquidi, quindi mi bacia con passione. Io mi distendo sul letto sfinito, ma lei nei suoi 50 anni passati ha ancora energia da vendere e continua i suoi massaggi, le carezze e le leccate.

Dopo un paio di minuti dice: “E’ giunto il momento di farti vedere come ti riprenderai subito e avrai una nuova mega sborrata”. Non ci credevo, non era possibile dopo tutto ciò che avevo cacciato dentro di lei… neppure 10 uova allo zabaglione e 10 pillole di viagra ci sarebbero riuscite.

Mi mostro la lingua: “Ti piace vero?, prima mi hai fatto capire che volevi provarla intorno alla tua cappella, giusto?” La guardo perplesso e stanco, sfinito… come avrei potuto resistere ancora? Detto fatto eccola con il volto rivolto verso le mie parti basse, vorrei vederla in faccia e la faccio spostare: perfetta, quella faccia che tanto mi aveva fatto sognare ora era lì tra le mie gambe, davanti a un cazzo moscio come un fuscello al vento, cosa avrebbe mai potuto fare?

Sempre tenendo lo sguardo (ora ancor di più da troia) verso di me, comincia a leccarmi i coglioni, dal basso al’alto, me li succhia portandosi tutta la sacca in bocca e con la punta della lingua a stuzzicarli per il meglio. Brividi di goduria cominciano a salirmi per il corpo…

Porca miseria, il mio pene comincia a riprendersi, ma di quanto e poi riuscirà a venire nuovamente come prima? Dallo sguardo si accorge di queste mie perplessità, ma con i suoi occhioni da finta cerbiatta mi rassicura come a dire “lascia fare a me che ho venti anni di esperienza in più”… effettivamente si notava…

Ecco che lascia il mio scroto e con la lingua sale su lungo tutta la mia mazza che molto lentamente prende a crescere, sale e scende con quella lingua da favola per 4-5 volte, poi comincia ad avvolgerla intorno alla cappella, ecco che il mio cazzo riprende vita, comincio a sentire che si

riempie di piacere. Con le mani intanto, sempre massaggiandolo con cura, lo porta dritto davanti alla sua bocca ora chiusa, pian piano lo infila dentro sempre allargando lentamente e di poco le labbra, dentro e fuori, dentro e fuori, ecco che ora è tornato pulsante come prima…

Veramente quella donna ha una bocca di fata…

Se lo porta tutto dentro, fino in gola, non so come le sia entrato, ma è lì, tutto avvolto in lei, sento che con la lingua lo spinge sotto il palato massaggiandolo ad arte e gustandolo con le sue papille con vero piacere, da come si vede dal suo sguardo…

Quella situazione dura per una decina di minuti, lo sento pieno, ma dubito che dopo la venuta di prima riesca a sborrarle in bocca se non

qualche piccola goccia, ma ad un certo punto…

ECCOLA, una spruzzata di sborra esce come un gaiser dal mio cazzo quasi a strozzarla, tanto che sputa fuori il mio pene, in parte mi accorgo che ne ingoia, il resto la tiene in bocca e la versa in un bicchiere che ha sul comodino. E’ veramente tanta, è proprio una maga del pompino, due mega sborrate in meno di un’ora è riuscita a tirarmi fuori.

Adesso anche lei è sfinita, ma mi dice che le manca ancora qualcosa (mi voleva dappertutto)… Infila un dito nel bicchiere e si bagna le labbra baciandomi “Senti il sapore che mi hai fatto gustare, questo è il tuo essere uomo che mi ha fatto dissetare.”

A questo punto si versa il contenuto del bicchiere sulla mano e se la passa vicino al buchino del suo culo, bagnandolo a dovere.

“Non credo che la tua mazza riuscirà ad avere un’altra erezione come le due precedenti, quindi potrò tranquillamente riceverlo dietro e poter dire che ho goduto completamente di te”

Il culo?. non ho mai provato questa sensazione, mi ha sempre dato l’idea di un qualcosa di doloroso per la donna e non l’ho mai proposto a nessuna, ma adesso era lei a chiedermelo, potevo tirarmi indietro dopo quello che mi aveva fatto provare, dopo che mi aveva fatto sentire l’uomo più sessualmente dotato del mondo? (so che non è così, ma la sensazione me l’aveva data).

Scende dal letto e si posiziona a pecorina con il culo tutto propenso verso di me, il mio cazzo che dopo la sborrata in bocca è rimasto di medie dimensioni, ma ancora di una certa consistenza, lo avvicino al suo ano, con la mano lo guida verso il suo buchetto e lo accompagna ed entrare (sa che io non l’ho mai messo in culo a nessuno), non trovo difficoltà (pensavo peggio), sarà perché sia il suo buco che il mio cazzo sono ben lubrificati, sarà perché ora lui non ha dimensioni eccessive, è abbastanza morbido, come dice lei, sarà perché secondo me, per la sua esperienza ce l’ha ben che sfondato… in poco le sto tutto dentro, la stantuffo un po’, mentre con le mani la sgrilletto il clitoride e con la bocca le bacio la schiena.

Mi accorgo che in poco tempo vengo, in maniera moderata.

A questo punto lei mi fa uscire risale sul letto facendomi stendere accanto a lei, l’abbraccio da dietro e dopo un po’ si addormenta.

Non chiusi occhio, anche perché quell’odore di sesso che si sentiva per la stanza mi eccitava sempre più. Durante la notte ebbi un’altro paio di erezioni, lei se ne accorse più di una volta perché il mio cazzo nudo poggiava sulla sua pelle morbida, allora si girava, una carezza sul volto, un bacio e tornava a riposarsi.

Il giorno dopo per entrambi fu duro tornare a lavorare… tutta la giornata ci sentimmo in chat ora raccontandoci le sensazioni della notte passata, ora scrivendoci dolci frasi come due fidanzatini.

Di tutte le storie extra coniugali che ho avuto questa è quella che è durata di più, perché lei non si faceva il problema di essere solo l’amante, tanto sapeva che quando avevamo voglia lo facevamo, altrimenti eravamo semplici compagni di viaggio.

Cosa dire? una volta tanto l’aumento della benzina e lo sciopero dei pullman non hanno rovinato la mia vita.

1 commento

Lascia un commento

I racconti erotici di Milù DEVI ESSERE MAGGIORENNE PER POTER ACCEDERE A QUESTO SITO.