Il mattino seguente, la provincia trevigiana si svegliò sotto una pioggia sottile che rendeva l’asfalto grigio e i capannoni industriali ancora più cupi . Nella villetta a schiera, Riccardo era rimasto seduto in cucina tutta la notte, con gli occhi cerchiati di nero e una tazza di caffè ormai fredda tra le mani. Giulia, al contrario, si era preparata seguendo il suo solito stile da animatrice dell’ACR: un jeans semplice, scarpe da ginnastica e una camicetta bianca abbottonata fino al collo . Niente trucco, viso pulito acqua e sapone [INDEX]. Ma le sue mani tremavano leggermente mentre sistemava i capelli castano chiaro nella solita coda pratica.
Alle nove in punto, il clacson della berlina nera squarciò il silenzio del quartiere borghese.
Riccardo si alzò di scatto, sbarrandole la strada sulla porta dell’ingresso, afferrandole i polsi con disperazione. “Giulia… te prego. Non andare da quel criminale. Troviamo un’altra via, andiamo dai carabinieri… confessiamo tutto piuttosto, ma non salire su quella macchina!”
Giulia lo guardò dritto negli occhi. Nella sua espressione dolce balenò una sfumatura di freddezza inedita, dettata dalla paura per la propria reputazione . “Dai carabinieri, Riccardo? E se poi quel video finisce in rete prima che lo blocchino? Cosa dirò ai ragazzini dell’ACR? Cosa dirà la gente in parrocchia? La mia vita sarebbe finita, i schei per lo studio e la ditta di tuo padre andrebbero a rotoli. Resta qui e aspettami.”
Senza dargli il tempo di replicare, Giulia aprì la porta blindata e corse sotto la pioggia, infilandosi sul sedile anteriore della berlina. Al volante c’era Bledar. L’Albanese la squadrò con un sorriso gelido, palesemente divertito da quel look così casto e abbottonato .
“Buongiorno, bella ragazza,” disse Bledar, con la sua parlata dura e accentata, masticando le parole. “Tu vestita come per andare in chiesa. A me piace ragazze pulite, ma in ufficio mio tu impara altre cose. Tu impara come stare al mondo.”
L’Incontro a Porte Chiuse
Il viaggio verso la periferia di Padova si consumò in un silenzio soffocante. Il capannone industriale, isolato tra le fabbriche, ospitava l’ufficio privato di Bledar all’ultimo piano. Un ambiente schermato, con grandi vetrate oscurate, una massiccia scrivania in mogano e un divano in pelle nera [INDEX]. Non appena la porta blindata si chiuse alle loro spalle, il rumor della zona industriale svanì del tutto .
Bledar si tolse la giacca di pelle, mostrando le braccia massicce, i tatuaggi e la spessa catena d’oro sul petto. Si sedette sulla poltrona presidenziale, appoggiando i piedi sul mogano, e accese una sigaretta. Fissò Giulia, rimasta immobile vicino alla porta con le mani giunte, lo specchio perfetto della brava ragazza trevigiana .
“Vieni più vicina, Giulia,” ordinò Bledar, il tono profondo che non ammetteva repliche . “Non avere paura di Albanese. Io non morde. Almeno, non subito.”
Giulia avanzò lentamente, le scarpe da ginnastica che non facevano rumore sul pavimento lucido . Si fermò a un metro dal tavolo, tenendo lo sguardo basso . “Io… ho studiato economia all’università. Posso aiutarla con i documenti dei suoi locali, con la contabilità, le fatture…”
Bledar scoppiò in una risata roca, sporgendosi in avanti e fissandola negli occhi. “Contabilità? Fatture? Tu pensa davvero che io porta te qui per fare segretaria di ufficio, Giulia? Guarda come tu sei vestita. Sembri bambina che va a fare ritiri spirituali.”
Giulia arrossì violentemente, sentendosi completamente esposta sotto quel controllo psicologico . “Io sono un’animatrice in parrocchia. Questa sono io. Sono venuta solo perché mi sta ricattando con quel video.”
“Io sa bene chi sei,” sibilò Bledar, alzandosi dalla poltrona e girando intorno alla scrivania con passi lenti, felini . Si fermò esattamente dietro di lei, così vicino che Giulia poté percepire il calore del suo corpo e l’odore pesante del suo dopobarba. “So che sei mogliettina dolce e pura di quel mezzo uomo di Riccardo. Ma io sa anche come tu guardava ballerina trans in Croazia [INDEX]. Tuoi occhi era affamati, Giulia. C’è una parte di te, sotto questa camicetta abbottonata, che vuole essere spettinata. E io sono qui per questo.”
Con un movimento calmo ma fermo, Bledar le sfiorò la testa, sfilandole bruscamente l’elastico della coda. I capelli castano chiaro le caddero liberi sulle spalle . Giulia sussultò, un brivido le corse lungo la schiena, ma rimase immobile; il blocco del ricatto e un’oscura, sottomessa curiosità la tenevano inchiodata al pavimento .
“Ecco, così molto meglio,” sussurrò Bledar al suo orecchio, mentre le sue mani massicce scendevano sulle sue spalle tese, stringendole la carne. “Oggi io non fa male a te, Giulia. Oggi solo primo giorno di scuola. Guarda schermo.”
L’Albanese premette un telecomando e sul grande monitor appeso alla parete partì il video del Black Velvet. Si vedeva chiaramente Giulia con le labbra socchiuse e gli occhi lucidi fissi sulla ballerina, e la sua mano magra che cercava di provocare Riccardo sotto il tavolo, mentre il marito rimaneva immobile, lo sguardo perso e frustrato .
“Guarda come tu cercava uomo,” sibilò Bledar, tenendole le mani sulle spalle e costringendola a guardare la sua stessa debolezza . “E guarda lui… un pezzo di legno, un mona. Lui non merita te, Giulia. Un corpo giovane e atletico come tuo ha bisogno di vero Padrone che sa come usare donna .”
Giulia coprì il viso con le mani, le lacrime che le rigavano le guance acqua e sapone: “La prego… spenga… mi fa vergognare…”
“Questo non è vergogna, questo è tua natura,” disse Bledar. Con una mossa decisa, fece scivolare la mano destra lungo il fianco stretto di lei, stringendo la carne sopra i jeans con una pressione esplicita e possessiva . Giulia emise un piccolo gemito soffocato, chiudendo gli occhi. “Vedi? Tua bocca dice no, ma tuo corpo trema perché vero maschio tocca te. Domani tu torna qui. E tu mette gonna. Non troppo lunga, che voglio vedere gambe di mia segretaria. Ora va’ a casa da tuo maritino. E digli che oggi tu ha visto tua vera faccia.”



Ciao Giulia, Pubblicherai anche i prossimi capitoli? La storia è interessante e mi piacerebbe vedere come si sviluppa.
Grazie mille!
Ottimo come sempre, egregio!
continua???? bello sto racconto
a nessuno andrebbe di fare dei disegni illustrativi di questa serie?