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La sera in cui ci conoscemmo…

Decidemmo d’incontrarci’il nostro rapporto epistolare c’infiammava sempre di più man mano che scattavano tra di noi i botta e risposta. Ci prodigammo nel trovare un volo che la portasse da me il venerdì sera, quando avrei avuto davanti un intero weekend libero.
Alle 20 mi trovai al gate d’uscita del Galileo Galilei, ma ero in anticipo e mi misi a scuriosare tra le vetrine dei negozietti dell’aeroporto e cominciai ad immaginarla secondo la sua descrizione. Mi vedevo già davanti una moretta tutto pepe, con una frangetta sbarazzina ‘alla Valentina’, due lucidi stivali neri ed un vestitino color glicine’già, chissà poi che colore era il glicine?! Lo identificavo come un qualcosa tra il rosa e il viola, o forse una specie di rosa molto sexy o piuttosto un’elegante mutazione del viola’vabb&egrave, sarebbe stata uno schianto, di questo ne ero certo.
D’un tratto fui distolto dai miei pensieri e sollevato dall’onere di individuare un esatta identità cromatica dagli altoparlanti che annunciavano il volo da Alghero, in perfetta puntualità.
Mi accomodai su una delle poltroncine accanto al cancello degli arrivi. Appena fermo realizzai cosa stava per accadere, o meglio , chi stavo per incontrare. Per me era un sogno poter anche solo guardare negli occhi colei con cui condividevo ogni più intima fantasia. E lei sarebbe stata lì per me, per godere di me e della mia cappella. Al solo pensiero sentii smuovere il mio amichetto e volersi far largo tra i miei boxer neri.
La prima ondata di passeggeri uscì dal cancelletto ma non individuai nessuna che corrispondesse a Polly. Attesi qualche altro minuto. La mente mi volò via e mi distrassi anche dai miei stessi pensieri. E ammetto che avrei ceduto alla paura che non si fosse mai imbarcata se di lì a poco non mi si fosse palesata davanti una splendida figura che ancheggiava con un’inaudita eleganza e sensualità e che agitava i suoi occhietti neri nella speranza d’individuarmi senza però apparire impaziente.
Si sedette su una poltroncina davanti alla mia’la osservai, la scrutai, ne assaporai i dettagli e le forme, m’illusi persino d’aver fiutato il suo odore. Mi notò e ci scambiammo un inequivocabile sguardo: eccola.
M’alzai lentamente e mi diressi verso di lei, la guardai, le sorrisi, lentamente le tesi la mano e chinandomi la baciai sulla guancia e le sussurrai ‘piacere di conoscerti Polly’. ‘Beh, credo proprio che di piacere ce ne sarà anche per me” rispose strizzando l’occhio. Il sangue iniziò a ribollirmi nelle vene e ci volle tutta la rigidezza dei miei jeans per domare un’incipiente erezione. L’accompagnai alla macchina e ci dirigemmo fino all’albergo scambiandoci convenevoli sul viaggio e sulla viabilità del posto.
‘Prosecchino?’ irruppe Polly appena varcata la soglia della hall. Poco dopo eravamo seduti l’una difronte all’altro separati solo dal perlage che brioso scorreva lungo i flute. Parlammo del più e del meno, quasi più per gustare la nostra imminente avventura e sovraccaricarla con l’attesa che non per il tenore dei discorsi. D’un tratto Polly mi chiese il permesso di allontanarsi alla volta della toilette. Dopo pochi lunghi minuti tornò. Il pugno gonfio e chiuso suggeriva che stesse portando qualcosa’ma cosa? Lo fece scivolare nel mio palmo, si chinò e mi sussurrò all’orecchio un deciso e provocatorio: ‘queste sono per te!’ Erano le sue mutandine, fradice di passione, madide di lei.
Mi sentii pervaso da una vampata e m’alzai di scatto, afferrai con vigore la giacca, la fissai in volto, la presi per un braccio e accompagnandola le dissi di andare verso l’ascensore. Era al piano. Salimmo, schiacciammo il 2. Mi accostai a lei e le sussurrai un complimento spinto e già che avevo la bocca vicino all’orecchio approfittai per poggiare le mie labbra umide e farle scorrere lungo tutto il collo fino alla base.
Spalancammo la porta di camera, la richiusi dietro di noi e le afferrai le braccia. Ero su di lei…era mia. Le forzai le labbra con la mia lingua bramosa di piacere. Ci concedemmo un lungo ed effervescente bacio poi tirai fuori di tasca le sue mutandine, umide e impregnate del suo profumo. Le accostai al naso, ne respirai l’essenza, poi alla bocca e iniziai a leccare e succhiare, quindi le portai alle sue labbra, bramose di quegli umori. S’infilò due dita sotto la gonna e le portò alla mia bocca perché io le ciucciassi, quasi stessi facendo un pompino alla mano. Le poggiai il mio arnese incatenato contro il fianco e contro il monte di venere. Le afferrai le chiappe: una morsa salda ma delicata che pareva dicesse ‘ti voglio’. Iniziai a sfregare la patta contro di lei poi presi a mimare le pompate, spingendo il mio pisello contro di lei.
Mi prese il volto tra le mani e fissandomi negli occhi mi disse: ‘mi faresti impazzire se ti masturbassi per me, tutto nudo con la tua cappella in primo piano” ‘à votre service’ risposi in un enfatizzatissimo francese. Questo la fece arrapare ancor di più e continuò: ‘e magari con un dito in culo per farti gemere come una troia infoiata!’ ‘Beh, mettimelo te il dito, no?!’ dissi secco e malizioso mentre mi stendevo sul comodo matrimoniale che riempiva la stanza. Non chiedeva di meglio: dirizzò la schiena, s’infilò indice e medio in bocca, s’inginocchiò sul letto, in fondo al materasso e si mise a fissarmi a testa china con le dita in bocca.
Presi a segarmi: era impossibile resistere a tanto. Mi chiese se avevo rispettato la sua richiesta: non masturbarmi per una settimana e serbare tutto il mio succo per il nostro incontro. Avevo obbedito. Soddisfatta si sfilò il vestitino: ora era sublime. La mia cappella la puntò come se la volesse salutare e omaggiarne la bellezza. Quindi la sentii gonfiarsi ancor più. Lei iniziò a giocare col mio buchino. Prima accarezzandolo, poi insidiandolo fino ad infilare il medio e quindi l’indice, facendoli scorrere su e giù o roteandoli dentro lo sfintere. Era una goduria indescrivibile. Iniziai a sentire lo spasmo tipico del pre-orgasmo. Gli occhi ed il corpo esperti di Polly se n’accorsero e le fecero esclamare: ‘Ti prego, vieniti addosso, libero!’
Eseguii pochi istanti dopo esibendomi in un maestoso schizzo che piombò un po’ sul muro e sulla testata del letto, un po’ mi guizzò in faccia e il resto su spalle, busto e addome. Lei mi guardò la cappella, sporca e ancora barzotta, sorrise, temporeggiò qualche secondo, poi decise di attendere e andò a poggiare le labbra sul mio petto, proprio su uno schizzo del mio succo. Alzò gli occhi verso il mio volto e scambiandoci un’occhiata profonda e animalesca mi disse: ‘ mi sto cibando di te, ti sto gustando” Poi mi fissò le labbra e disse: ‘Ti sto offrendo il tuo caldo secreto: devi cibartene anche tu!’ Quindi succhiò un’abbondante goccia di sborra dal mio torace, si poggiò sugli avambracci e portò la sua bocca sulla mia e ci scambiammo un lento e sconcio bacio. Il mio pisello riprese vigore e riportò la cappella in bella vista. Lei si staccò, chinò la fronte e toccò la cappella con la punta dell’indice’
‘quindi sussurrò: ‘eccoti qui, tesoruccio mio!’
Si mosse e sfiorò la cappella col polpastrello, afferrò l’asta e disse, sensuale: ‘sai che sentire il cazzo che mi diventa duro in bocca mi piace da impazzire ?’ Scese con il busto e fissando l’uccello gli si avvicinò fino a baciarlo e quindi, salutatolo, scese con la bocca, fino a possederlo, fino a renderlo schiavo delle sue labbra. Iniziò un pompino straordinario: assaporava il mio pisello come fosse un cibo prelibato, lo gustava ora energica, ora dolce e delicata’era qualcosa d’indescrivibile! Non capivo se in quegli istanti fosse più in mio potere o in balia del piacere e del godimento.
La mia attenzione fu rapita dei suoi magnifici capezzoli, bruni e dritti, eccitati, quasi fossero usciti dal ghiaccio. Sembravano due invitanti fragoline di bosco, ma con qualcosa di gudurioso attorno, come fragole intinte sotto la fontana di cioccolato. Mi attirarono quasi magneticamente e li afferrai tra i polpastrelli, li strinsi un po’, accennai quindi una lieve torsione e poi continuai a giocarci senza un bel preciso schema. La sollevai e la baciai al centro del petto, quindi mi spostai a leccare i prosperosi ed afrodisiaci seni fino a culminare in svelte leccatine e morsetti al capezzolo prima sinistro e poi destro. La lingua sfuggì ancora alla volta delle ascelle…profumavano di pulito, di delicato! Ad ogni passata di lingua la vedevo gemere, contorcersi, digerire ogni grammo del piacere che le stavo regalando’era qualcosa di favoloso. Mi chiesi se stessi sognando ma fui distolto dalla contrazione vigorosa del suo pube. Mi stuzzicò e giratala a pancia in su scesi fino a divorarle l’inguine. Mi persi in quel canyon e a tratti ne uscivo diretto verso uno più profondo e lussureggiante. Le aprii la figa e rimasi estasiato da quella soave visione: due carnose labbra brune ‘ quasi fossero abbronzate e degne della loro portatrice ‘ proteggevano un rosa fiorellino grondante di umori e passione. Non potei fare a meno di complimentarmi con lei, elogiarla, adorarla, anche solo per pochi istanti. Mi venne naturale baciarla e, gustatone l’odore, mi ci tuffai con la lingua, dapprima penetrandola, scopandola, poi leccandola con dolcezza, quasi per lenirla. Scesi verso il culo: le leccai bene tutta la fessura dedicandomi con minuzia al dolce buchino. Lo leccai quasi lo stessi possedendo, talora alternavo con la passera, e per scoprire cosa preferisse la fissavo dritta negli occhi. D’un tratto la sentii contrarsi e contorcersi dal piacere. Mi prese la testa e la spinse con foga verso la topa: venne come una forsennata in un orgasmo totale, che nasceva dalla sua intimità ma andava a risonare nel profondo della sua mente. Era una meraviglia: adoravo quella femmina. L’avevo sognata, immaginata ed ora era lì, per me’un sogno divenuto realtà.
‘Voglio il tuo cazzo, lo voglio dentro!’ esclamò con un tono elegantemente imperativo. Non me lo feci ripetere. Salii più su e le appoggiai la cappella sulle labbra esterne, ce la sfregai per un po’, roteandola e poi andando dall’alto verso il basso. La osservavo: aveva l’espressione di chi dice che non ne può più, con quegli occhietti neri che imploravano di possederla. Affondai un colpo secco e la vidi sussultare, in un mix di goduria fisica e soddisfazione per aver conquistato l’ambito premio. La pompai dapprima con foga, poi più piano, poi di nuovo a ritmo sostenuto. Ma non le stava bastando, ne voleva ancora, ne voleva di più. Sollevò le cosce, poi appuntò i suoi soavi piedi contro i miei pettorali. Gemeva, lo sentiva fino in fondo’ io invece rimasi stregato da quei piedini eleganti, curati, con uno smalto che chiedeva solo piacere. Fu inevitabile prenderli in bocca, leccarli, prima tra dito e dito, poi a ciucciarli come a far loro un piacevolissimo pompino.
Continuando a scoparla, sentii che il mio arnese scivolava dentro e fuori con una facilità strepitosa: solo il bordino della cappella opponeva resistenza contro le sue eccitatissime pareti vaginali. La sentii gemere, mi urlò di non fermarmi: era vicina all’orgasmo’un altro! ‘Che c’&egrave, Polly?’ le chiesi con un sorrisino malizioso disegnato sulla mia bocca. ‘Io sto benissimo’piuttosto te porcello Tayci??’ e scoppiammo in una chiassosa e ansimante risata. Le detti una pompata più forte, violenta e le dissi, con le labbra a pochi millimetri dalle sue ‘era questo che volevi quando mi facevi i complimenti, eh?!’ Non riusciva a rispondere, tanto stava godendo. Mi fermai e mi lasciai masturbare dalla sua passera che vigorosa mungeva il mio cazzo duro ed arrapato.
La vidi riprendere un pizzico lieve di lucidità, mi ribaltò e senza capire bene come mi fu sopra. Fece un veloce ma divertente pompino al suo dito, scese con la bocca e andò a cercare il mio buchino. Prima lo leccò per bene provocandomi un’ineffabile sensazione di ebbrezza, quindi lo insidiò col medio, poi l’indice e prese a ritmare un dolce su e giù, quasi a tempo di foxtrot. ‘Quanto ho sognato di scopare un maschietto, cio&egrave, di scopargli il culo!!’ mi confessò’ Si alzò, andò alla sua borsa, ci frugò brevemente ed estrasse un siluro rosso con attaccato un ciuffetto all’estremità senza punta. ‘Ti va se giochiamo con un plug anale? Fidati, questo &egrave il mio personale” Non riuscii manco a dirle un si, ma le mie mani si poggiarono a fianco delle natiche e le dilatarono quasi dicessero ‘sono tuto, Polly”a onor del vero non ricordo bene se lo dissi davvero o lo pensai: quella donna stava rubando ogni centesimo di razionalità che m’era rimasto.
Pose quel fallo tra me e lei, lo ciucciò, poi fu il mio turno e quindi lo mise tra le nostre lingue che ora si toccavano e ora lo lubrificavano a dovere. Lo volle prima collaudare nella sua topina. La puntò e spinse con decisione, quindi lo roteò dolcemente. Io intanto gli feci strada leccando e le mie dita allargandomi lo sfintere. Me lo ficcò deciso, ben conficcato come se dovesse restar lì in eterno. Mi salì sopra, mi blocco col suo dolce peso, conquistò la mia cappella e iniziò a masturbarla provocandomi una eccitantissima estasi. ‘Ti supplico, fammi venire!! Sto per scoppiare!’ dissi rantolando’e lei mi esaudì! Scese velocemente e giocando col plug si ficcò il mio uccello in bocca’le furono sufficienti poche pompate che esplosi in un copioso schizzo di sborra, bianca e calda tutto finito addosso a lei, in bocca e sul suo faccino, sexy e porcello.
Passò due dita su una chiazza del mio succo e se lo ficcò in culo, quasi volesse condividere il suo piacere anche con l’entrata posteriore.
Quindi si stese sul letto e stirandosi mi disse che doveva andare in bagno. ‘Posso venire anch’io? Mi porti? Ho una cosina in mente”
Mi prese la mano e tirando dolcemente scandì: ‘Accomodati pure, tesoro. Dimmi’ che fantasia vorresti condividere?’ Le chiesi se le scappasse la pipì e quanta ne avesse nella vescica. Col sorriso malizioso di chi ha capito come andrà a finire mi confessò di averne molta e che era tutta per me. ‘Pisciami sul cazzo!’, le ordinai. ‘E tu stenditi nella vasca, maiale che non sei altro!’ mi rispose a tono.
Spalancai la tendina di pvc: la vasca era pulita e m’invito a stendermi. Il freddo e la durezza della ceramica m’impedivano di rilassarmi del tutto, ma appena mi salì sopra a gambe aperte e iniziò ad allargare il suo soave fiorellino smisi di preoccuparmi del mio giaciglio. Partì uno schizzo deciso dritto contro la mia faccia. Ne assaporai qualche sorso mentre sentivo scendere il getto prima sul collo, poi sul petto. Mi sparsi quel bollente succo sui miei pettorali. Polly mi guardava e, in preda a chissà quali sporchi pensieri, si toccava il clitoride con un lento e deciso movimento rotatorio. Quella situazione innescò in me qualcosa d’animalesco e il mio cazzo si alzò rapido come una scintilla che guizza via incandescente dal camino. Fu spontaneo per me sollevare il busto, quasi magneticamente, e tuffare la lingua sulla sua passerottina. La pulii a dovere con gusto e dedizione. La leccai alla perfezione mentre la guardavo in preda a chissà quale istinto.
A quella vista mi ordinò di pisciarle dentro, lì, proprio nella vagina!! Non ci riuscivo: al solo provare mi faceva male il cazzo. Avevo bisogno di riconnettere il cervello per un istante e m’immaginai tutto nudo in mezzo ad un campo di grano accarezzato dal vento di una tiepida giornata d’inizio estate. Il mio corpo reagì: iniziai a pisciare con vigore, quasi fossi un irrigatore. Lei si piazzò sopra a farsi innaffiare il bottoncino’era una meraviglia. Chiuse gli occhi e strinse le labbra. Le afferrai la nuca e la spinsi verso il mio uccello. Era davvero favolosa. Le forzai la bocca’lei lavorò un po’ la cappella e la salutò con una lenta leccata.
Eravamo sporchi di piscio, di sudore, di piacere’di noi. E stanchi’e affamati. ‘Se andassimo a sgranocchiare qualcosa? Ti va un po’ di pesce?’ le chiesi, ancora intontito dal piacere. ‘Ma mica possiamo uscire così sporchi!!’ esclamò, tirandosi dietro la tendina della doccia. Aprì il rubinetto e tanti piccoli getti iniziarono a rimbalzare sulla nostra pelle. Quindi sussurrò: ‘Non vedo l’ora di assaggiare le pietanze Toscane’doccia insieme?’ Come potevo rifiutare?! Le strizzai l’occhiolino e le indicai il flaconcino del bagnoschiuma’lo stappò e ne uscì un intenso profumo di sandalo, se ne versò una piccola manciata e iniziò a passarmelo addosso con un’innata naturalezza, come se avessimo scopato da tutta una vita.
Arrivò ad insaponarmi il cazzo: iniziò a sfregarlo e a farlo scorrere su e giù, mi passò le dita tra i peli, mi massaggiò delicatamente le palle e il perineo…era un piacere unico! I nostri corpi e le nostre menti erano sincronizzati alla perfezione. Che meraviglia!
La feci girare contro le piastrelle azzurre che ci incorniciavano e la forzai a tenere le spalle sotto il getto d’acqua. Scartai con foga la saponetta presa dal piattino della doccia e iniziai a farla scorrere sul suo magnifico corpo. Arrivato tra le chiappe fu più forte di me indugiare su quel meraviglioso e delicato buchino. Era bellissimo e mi fermai un attimo ad osservarlo. Non so se passò un minuto o trenta o chissà quanto. Il tempo perse ogni suo riferimento. Mi abbassai e tirai fuori la lingua. La puntai verso il suo sfintere’lo leccai con foga, poi con minuzia e delicatezza, quindi tentai di insidiarlo. Avevo notato una simpatica apertura che mi stuzzicava, quasi pareva m’invitasse ad entrare. Leccai con ancora più passione e iniziai a masturbarle l’ano con la mia lingua che lo esplorava fino nelle viscere. Mi alzai e accostai il mio busto al suo. Le appoggiai delicatamente la cappella sul buco del culo, iniziai a spingere, a forzarlo: volevo che fosse mio! L’abbracciai all’altezza del bacino e afferrai il suo clitoride tra indice e medio della mano destra. Iniziai a segare quel ‘pisellino”non so cosa provasse ma la sentivo gemere e contorcersi: non credo le facesse schifo. Colpo dopo colpo, gemito dopo gemito la penetrai tutta’era un’assoluta meraviglia, un sogno. Brandivo tra le mie mani e condividevo piacere ed estasi con una magnifica femmina, più grande di me di 14 anni, con cui provavo un’intesa tanto forte da riuscire ad scoparla col corpo ma soprattutto con la mente, in una danza che portava alla totale fusione delle nostre onde cerebrali. L’età non esisteva più: c’eravamo solo lei, io ed il piacere assoluto.
Mi trovai davanti quel magnifico culo e quelle sensualissime tette valorizzati da un fisico che sprizzava passione da ogni poro. Mi incantai per un attimo: fu infinito! Poi mi abbassai contro di lei, le morsi il collo, le spalle come un leone che doma la sua femmina e, avvicinatomi al suo orecchio, le chiesi: ‘Ti piace il mio plug, vacca?’ in un eccitatissimo rantolo. Non so se rispose: il piacere m’inondò e le venni dentro, scaricandole in culo quella poca sborra che m’era rimasta. Tirai fuori il pisello e rimasi estasiato dalla vista del mio sperma colarle fuori. La invitai a spingere un po’ per veder colare il mio succo dal suo corpo. Ci sciacquammo e uscimmo dal bagno’
‘Allora, dove mi porti a cena? ‘ mi chiese curiosa’ ‘Beh, lo vedrai: oggi sono in vena di sorprese..-‘
Facemmo le scale a piedi fino alla macchina per scaricare un po’ di eccitazione, anche se non mi privai di toccarle un paio di volte quelle esotiche chiappotte che tanto mi avevano dato piacere.
‘Insomma dove mi porti?’ Mi chiese con lo sguardo misto tra ruffiano ed eccitato’ ‘Andiamo in bel localino’mangerai del pesce buonissimo’ esclamai con un sorrisetto che lasciava trapelare tutta la malizia del mondo.
Già, l’avrei portata al ristorante di Checco. L’avevo conosciuto qualche anno fa, quando rientrando da un giro in moto, mi fermai a cena da lui in tarda serata. Stava chiudendo, ma mi vide da solo e stanco ‘ poi scoprii che non furono i soli aspetti che lo incitarono ad invitarmi ‘ e mi disse che se volevo fargli compagnia lui stava facendosi uno spaghettino allo scoglio. Da quella sera iniziò una divertentissima amicizia’ma questa &egrave un’altra storia.
Arrivammo e Polly si rese conto sia che io e Checco avevamo un certo feeling sia che lui le aveva appena fatto una radiografia completa e una tac a quelle fantastiche bocce.
Checco ci portò i menù accompagnati da due prosecchini e da una cozza al sugo servita in un elegantissimo piattino. ‘Questo &egrave per stuzzicarvi un po”’. Passò per le ordinazioni e Polly, pronta: ‘E’ lui che decide per me oggi’sono nelle sue mani!’ e si lasciò sfuggire un sorrisetto che avrebbe fatto eccitare anche un freddo pezzo di marmo. Un antipasto misto accompagnato da trancetti di focaccia assortiti, un pescato del giorno in due, qualche ostrichetta e una bottiglia di vermentino accompagnarono la nostra cena. Il tempo scorse come un fiume piena, tra una chiacchiera e l’altra, tra risate e maliziosissimi piedini. Non riuscivamo a non toccarci sotto il tavolo, ogni contatto mi provocava un sobbalzo tra i boxer, talvolta ci avvicinavamo e ci sfioravamo i polpastrelli o le carezzavo il dorso della mano. Tra battute spinte e toccate ebbe la malizia di prendere un’ostrica e regalarle uno splendido e sconcissimo cunniligus: la leccò come se non mangiasse e non godesse da anni. Mi alzai per andare al bagno, Checco mi vide e mi corse dietro. ‘Che gran gnocca la tua amica’una vacca di prima classe: mi ribolle il sangue nelle vene!’ Esclamò sfacciato. Gli toccai la patta lievemente gonfia e gli dissi di ghiacciarsi! Tornai al tavolo e arrivarono due dolci della casa accompagnati da un bicchierino di passito. ‘Questi ve li offre il proprietario” sussurrò il cameriere e poi ci ringraziò e ci dette la buona notte.
In effetti, a guardarsi intorno con lucidità ‘ impresa assai ardua in preda di una magia di Bacco e di Venere ‘ il locale s’era svuotato.
Checco andò a chiudere la porta: eravamo solo noi tre. Si accomodò con noi al tavolo, poi si alzò e ci fece cenno di seguirlo. Ci propose quindi una sistemazione più confortevole sui divanetti. Prima ancora che lei potessi sedersi io già stavo massaggiando la patta di Checco. Quindi la fissai: era inebriata da quella scena, rapita. Abbassai la zip, tirai fuori quel manicotto dalle mutande blu scure di Checco. Chinai la fronte, poggiai le labbra sulla sua cappella e iniziai a succhiarla lentamente e con gusto. La sua cappella era affusolata e lunga, molto elegante e, anche se non delle mie preferite, era pur sempre molto gustosa. E poi il ragazzo ci sapeva fare! Mi stavo adoperando in un magistrale pompino: scorrevo su e giù con la bocca, dando lente leccate e con la mano ora gli massaggiavo lo scroto, ora gli solleticavo il perineo, ora gli solcavo le chiappe con dolcezza e decisione allo stesso tempo. Salii e con la bocca profumata di lui lo baciai appassionatamente. Ci lasciamo andare in una sconcia pomiciata lasciando le nostre mani in pura balia dell’istinto. Gli salii sopra a formare un proporzionato sessantanove. Ci gustammo l’un l’altro, poi alzai la testa e la vidi: era una favola e si stava toccando lì davanti a noi, per noi. La fisai in volto e la invitai: ‘Tesoro vieni vicino a noi’!’
Come stregata dalla mia voce quasi danzò verso di noi e s’insinuò tra i nostri corpi aggrovigliati: mi impadronii delle sue terga e la strinsi. Davanti Checco faceva altrettanto. Non riuscii più a contenermi in quel turbinio di mani e di pelle: la penetrai con forza e decisione, così, in un vigoroso abbraccio da dietro. Estrassi il mio amichetto lo indirizzai verso Checco: ‘Assaggia il sapore di Polly, assaggiane il succo!’ Checco si tuffò prima sul mio membro e poi sulla topina di Polly, alternando i due sconci piaceri. Ci girammo e noi maschietti ci trovammo con bocche e dita sapienti a tartassarle la figa e il culo. Doveva essere nostra!
Le passai la lingua lungo la colonna vertebrale, lento e tenace. Ne gustai ogni millimetro di pelle, ogni poro, le mordicchiai il collo’
Non resistevo e la montai: le salii sopra, la stantuffai a dovere e poi la girai sopra di me. Lei mi cavalcava come un’amazzone, selvaggia e sensuale. Checco le si piazzò dietro e poggiò il suo cazzo sul buchino, premendolo tanto da forzarlo.
La scopammo con foga e passione. La sentimmo godere: con una poderosa contrazione i suoi muscoli vaginali abbracciarono il mio cazzo quasi per dirgli di non andare via, e di tornare…
Aprì gli occhi. Fu sufficiente guardarli un attimo che sentii una scarica corrermi lungo la schiena: mi contrassi e mi abbandonai all’estasi.
Venni copiosamente dentro di lei e sentii Checco godere all’unisono: una terna di eiaculazioni perfette, sincronizzate e inebrianti. Uscimmo lentamente. Checco ci baciò entrambi e scese con la lingua iniziando a pulire dalla nostra sborra i due forellini di Polly, alternando davanti e dietro. Mentre leccava alzò la testa ed esclamò sorridendo: ‘Io v’ho offerto il dolce’&egrave ora di ricambiare!’

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