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Lo Yacht 6

Non è facile per Mino e Natasha trovare un luogo appartato, i pochi che scovano sulla spiaggia sono già occupati. Sempre più infoiato, lui decide di provare verso l’interno, per una stradina parallela a quella principale, allontanandosi di un centinaio di metri. Solo una fioca lampada illumina il selciato e, in un angolino buio, una specie di cornicione in pietra pare chiamarli. Natasha si appoggia al bordo in pietra, lascia che Mino le percorra il corpo con le mani sentendo rinascere l’eccitazione in lei.

Geme sommessa quando lui le abbassa le spalline dell’abito portando allo scoperto le tette, abbassandosi per succhiarle un capezzolo. Gli pone la mano sulla nuca, carezzandola e tirandolo verso il suo petto, sentendo una mano di lui che le risale lungo la coscia, sotto la corta gonnellina, fino a arrivare alla micina. Mino la carezza a lungo da sopra la leggera stoffa del perizoma e nel farlo sente il suo uccello ergersi sempre più. Quando infila le dita sotto la stoffa trova la figa di Natasha gonfia, bagnata, pronta a riceverlo. In fretta si apre i pantaloni, alza di peso per pochi centimetri la ragazza facendole emettere un urletto di sorpresa, la fa sedere sulla cornice di pietra e, scostato il perizoma, con un sospiro di soddisfazione si immerge in lei lentamente ma fino in fondo sentendosi avvolgere dal calore umido.

La scopa per diversi minuti e Natasha geme e mugola sotto i suoi colpi, facendoglisi incontro, roteando il bacino per sentirlo meglio.

Le loro labbra si uniscono e si lasciano, le loro lingue si intrecciano e si abbandonano, entrambi tesi verso la soddisfazione che cercano.

A Mino viene una voglia particolare: rallenta il ritmo con cui sta scopando la ragazza fino a fermarsi, ad uscire da lei, e Natasha non può fare a meno di spronarlo.

– Non fermarti, continua –

Mino resta immobile attirando l’attenzione di lei che gli prende la testa tra le mani e lo guarda fisso:

– Perché? –

– Vi ho visti l’altra sera… sulla spiaggia… –

Non è la frase ma la punta del cazzo che le preme sull’ano a ricordarle quella sera. Le si riaffacciano i timori di allora:

– No, ti prego, continua davanti. –

– Lo voglio… –

Il volto di Mino, appena visibile nella fioca luce, è una maschera di libidine. Natasha comprende che non può sottrarsi a quella voglia.

Si bagna le dita con la saliva e scende a cercare il buchino, provare a renderlo più scivoloso, più accessibile.

– Fai piano… –

Sussurra. Poi si abbandona indietro e cerca di rilassare l’anello di muscoli contratto.

Mino stringe i denti. Avuto il via libera è tentato di entrare senza riguardi, a costo di farsi male lui stesso tanto è eccitato. Si costringe a rimanere calmo, a poggiare e premere il cazzo, tenendolo con la mano, con tutta la delicatezza di cui è capace. Sente il muscolo iniziare a dilatarsi per accoglierlo.

– Ahi… –

Al verso di lei si ferma, poi spinge ancora: un millimetro, due, l’anello di muscoli si apre e di colpo è dentro con la punta.

– ahiaaaaaa… pianoooooooo –

Mino stringe ancora di più i denti, le mani di Natasha lo tengono per il collo, lo stringono facendogli quasi male.

Ha l’intuizione di portare la mano al ventre di lei per carezzarle il clitoride. Insiste finché non la sente sospirare e la stretta intorno all’uccello, forse, allentarsi. Spinge ancora: un millimetro, un centimetro. La faccia di Natasha è una smorfia di dolore eppure non dice nulla, respirando con forza. Centimetro dopo centimetro, continuando a carezzare il clitoride, Mino avanza entrando fino a metà. Prova a tornare indietro e spingere ancora, e più lo fa e più sente il muscolo abituarsi. Adesso viaggia avanti e indietro con facilità, e la faccia di lei sta cambiando espressione, allentando i muscoli contratti. Nel momento in cui lei geme Mino capisce che è fatta, il piacere ha superato il dolore. Prova a entrare ancora di più e il corpo di lei freme. Senza più remore, Mino si muove avanti e indietro provando un piacere incredibile, la voce di lei che sussurra, ora, incitamenti, tenendosi aggrappata al suo collo.

– Sì, dai, dammi più forte, dammelo tutto… OOOOHHHHHH –

E’ troppo per lui che dà ancora qualche colpo ed esce di scatto spandendo il proprio seme per l’aria, mormorando parole irripetibili mentre gode muovendo freneticamente la mano sull’uccello.

Natasha, rassegnata, si era preparata al sacrificio. Il primo dolore forte l’ha provato quando lui ha vinto la resistenza dell’ano ed è entrato. Poi ha sentito le sue dita sul clitoride, prima in una carezza confusa e poi sempre più ritmata e piacevole. Si è sentita il cazzo entrare nel culo lentamente ed il dolore farsi più lieve. Una carezza più precisa sul clitoride le ha mandato una scossa attraverso tutto il corpo e la sensazione dietro è diventata a sua volta piacevole come sulla spiaggia. Nemmeno si è accorta di aggrapparsi a lui ed incitarlo sentendosi prossima all’orgasmo.

Quando lui si è staccato era vicinissima e l’uscita non è stata completamente indolore. Disperata, ha portato la propria mano al clitoride proseguendo da sola e infine ha goduto sentendosi scossa fin nel profondo, incosciente del ragazzo ansimante davanti a lei.

Arianna sta camminando per la strada ammirando suoni, odori e colori, indecisa su cosa fare. Mino non le piace molto e non le andava di unirsi ai due che, evidentemente, stavano per fare sesso.

Torna indietro verso il punto di partenza e, avvertendo un languorino, sta quasi per avvicinarsi ad un chiosco da cui sente forti odori quando si sente chiamare:

– Arianna… ehy Arianna… –

Si volta e vede ad un tavolo Jacques e Carlos che si sbracciano nella sua direzione. Li raggiunge e si siede al loro tavolo.

– Ciao, credevo foste andati a divertirvi. –

– Lo stiamo facendo –

Dice Jacques indicando due boccali colmi di birra davanti a loro.

– Non intendevo questo, pensavo voleste “socializzare” –

Arianna, fino a non molto tempo prima, avrebbe avuto scrupoli a parlare in quel modo a due uomini che hanno il doppio dei suoi anni, ma ciò che è stato e li unisce basta per farla sentire a proprio agio e così stuzzicarli amichevolmente.

– Bambina mia … –

Dice Jacques calcando il tono su “bambina” per stuzzicarla a sua volta:

– Bambina mia, esistono vari modi di divertirsi, difficilmente ci troverai a muoverci a tempo con quella musica che ti piace, ma una birra e due chiacchiere con un amico sono altrettanto piacevoli per noi. Per quello che intendi tu c’è sempre tempo. –

Arianna ride accondiscendendo all’ironia di lui.

– Bene, spero che qui si possa mangiare qualcosa, sto morendo di fame… sempre se i due vecchi amici mi vogliono con loro… –

Carlos si affretta a chiamare un cameriere ordinando un qualcosa in greco.

– Cosa gli hai detto? –

– Di portarti del Mizithra o del Kefalotyri, spero ti piacciano i formaggi. Sono tipici di qui e molto buoni. E anche una birra, mi pare che sei abbastanza grande per bere –

Carlos stuzzica a sua volta la ragazza e la conversazione prosegue piacevole, con i due uomini che raccontano aneddoti della loro vita mettendo Arianna ancora più a suo agio, come se fosse in compagnia di vecchi amici, senza badare alla differenza di età.

– Buono, veramente buono –

Dice Arianna finendo la sua porzione di formaggio insieme ad un crostino di pane. Termina con un robusto sorso di birra.

– Accidenti, avevo proprio fame. E adesso? Conoscete un altro modo di far divertire una ragazza giovane come me? –

Appagato l’istinto primario, Arianna provoca i due continuando lo scherzo di prima. Negli occhi dei due uomini si accende una luce di malizia che la coinvolge, e quando Jacques propone una passeggiata sulla spiaggia lei accetta. Abbracciati, i tre girano dietro l’angolo del locale e si addentrano sulla sabbia tiepida. Una mano le palpa il culetto: lei non sa di chi sia, e nemmeno le importa.

Alessandro e Sibylle, dopo essersi divisi dagli altri, hanno cercato un locale frequentato da gente quantomeno non giovanissima, trovandolo poco oltre e sedendosi a un tavolo per ammirare l’esibizione folkloristica di un gruppo di danzatori. E’ bello rilassarsi guardando i virtuosismi dei ballerini sorseggiando un cocktail fresco e dolce. Al primo ne fa seguito un altro, e poi un altro ancora e sono passate tre ore.

– Alessandro, che ne diresti di tornare alla barca? Mi sento un po’ stanca –

Alessandro annuisce. In realtà sta cominciando ad accusare l’alcool e alla fine lo spettacolo è diventato quasi monotono, meno piacevole che all’inizio.

Abbracciati, percorrono la strada del rientro con calma, fermandosi di tanto in tanto a vedere qualche scena nei locali su entrambi i lati dell’ampia strada. Girato l’angolo verso il porticciolo, Sibylle si ferma e, giratasi, bacia Alessandro con passione.

– Ho voglia di te –

Gli sussurra stringendosi a lui, alitandogli sul collo.

Le labbra unite, le mani scese subito sui glutei appena coperti da un pantaloncino, Alessandro sente il calore della donna contro di lui, un calore che gli si diffonde al bassoventre. Si strofina su di lei sempre più eccitato e lei si struscia a sua volta gemendo come una cagna in calore. L’erezione che sente premerle addosso la eccita e, se non fosse per un paio di persone che passano ed il loro commento triviale, nella loro lingua ma facilmente comprensibile, lo farebbero lì, all’aperto. Sibylle allontana Alessandro da se e lo afferra per la mano tirandolo verso l’approdo.

– Vieni –

Dice con voce eccitata, incapace di attendere oltre.

Saliti sulla Sophie, c’è Bibi sdraiato su una poltrona, macchia nera nel buio a parte il candore del sorriso con cui li saluta allegramente quando li vede salire a bordo.

– Bentornati, tutto tranquillo qui. –

– Grazie Bibi, se vuoi scendere a divertirti fai pure, restiamo noi qui. –

– No grazie, penso che resterò ancora un po’ qui e poi andrò a dormire. Non è male riposarsi un poco quando c’è l’occasione. –

Nella cabina, Alessandro e Sibylle si allacciano ancora, la passione sale in entrambi che non riescono a tener ferme le mani carezzandosi e spogliandosi a vicenda. Sibylle si china in avanti per prendere in bocca il cazzo teso di Alessandro, lo succhia brevemente e poi, tenendolo ancora per mano, si rialza guardando fisso negli occhi l’uomo:

– Proviamo? –

– Cosa? –

– Quello che dicevamo, io, tu… e un altro. –

L’uccello di Alessandro sussulta nella mano morbida che lo cinge rispondendo in anticipo alla domanda.

– Sei sicura?… Chi? –

– Bibi… –

Alessandro ci pensa un lungo minuto. L’idea lo eccita ma nello stesso tempo teme inconsciamente di perdere “prestigio” di fronte al marinaio.

– E se lo dicesse in giro? Ci perderei la faccia. –

– Bibi è come Jacques, non parlerà. Se ci fosse Jacques diresti di sì? –

– Jacques lo conosco da tempo e… ma sì, Bibi non è un chiacchierone. Come vuoi farlo? –

– Tu resta qui. –

Sibylle lo dice con tono pieno di promesse e esce subito dalla cabina.

Alessandro si siede sul letto non del tutto sicuro di aver fatto bene ad acconsentire ma impaziente che la sua donna torni con l’altro.

Per Bibi, ancora sdraiato sulla poltrona, meditando se era il caso di farsi una birra prima di andare a dormire, la visione della donna nuda è come un’apparizione che lo lascia senza fiato.

Sibylle sale sul ponte e si ferma davanti a lui che resta incantato ad ammirare il seno pieno, la curva voluttuosa dell’anca che si perde nella lunga gamba leggermente spostata in avanti.

Senza parlare, Sibylle tende la mano verso il nero sorridendogli invitante.

– Non voglio problemi Sibylle, te l’ho detto –

Bibi si è incupito. Ricorda la sera nel locale da ballo, lo scambio di parole con lei. Teme che la donna lo inguai e nello stesso tempo deve farsi forza per resistere all’offerta così allettante.

– Non ne avrai… Alessandro ci aspetta di sotto… tutti e due –

L’affermazione esplode nella mente di Bibi come una bomba. Si alza dalla poltrona imbambolato, si lascia prendere per mano e condurre alla scaletta. Guarda la donna scendere fissando incantato le natiche sode. Esita, solo un attimo, davanti alla porta della cabina, ed entra solo quando questa, aperta da Sibylle, mostra Alessandro in piedi che gli sorride amichevolmente.

Nella cabina, i due uomini si guardano; Alessandro sorride ancora, Bibi è incerto.

– Vieni –

Il nero si volge verso il letto da dove Sibylle lo chiama. Si è distesa di traverso spalancando le gambe.

Bibi guarda il fiore esposto, poi ancora Alessandro, a cercare il suo permesso che ottiene tramite un cenno di testa.

Mandando in cuor suo a quel paese ogni scrupolo, Bibi si toglie la t-shirt evidenziando il fisico possente; sguscia fuori dai pantaloncini e dagli slip, si toglie le scarpe e si china in avanti poggiando le labbra sul capezzolo di Sibylle.

La donna ha guardato interessata il membro nero solo parzialmente eretto, rimanendo piacevolmente sorpresa delle dimensioni; sente le labbra sul seno, la lingua sul capezzolo subito inturgidito, poi la testa dell’uomo scivola giù, segnando un sentiero di lussuria lungo la pelle fino ad arrivare al ventre.

Sibylle geme al primo tocco della lingua sul clitoride, fa cenno ad Alessandro di avvicinarsi, di porgerle il membro eretto che fa sparire tra le labbra. Geme ancora, il suono attutito dal bavaglio di carne, quando Bibi prosegue con la lingua aiutandosi con le dita.

Non è la prima volta che Sibylle ha a che fare con due uomini, è la prima però da quando sta con Alessandro. Lo guarda dal basso verso l’alto intercettandone lo sguardo eccitato e, sicura che non ci sia più possibilità di gelosie recondite, si affonda il cazzo in bocca facendo mugolare di piacere il suo amante.

Nessuno parla nella cabina presto rovente per il calore dei corpi eccitati, i tre si muovono trovando una perfetta sintonia, intrecciandosi in posizioni sempre diverse in cui Sibylle è costantemente al centro dell’attenzione, regina indiscussa. Quando un cazzo le riempie la figa, scavandole la carne tenera, l’altro le riempie la bocca, giù fino in gola, e i due uomini si scambiano spesso, girandola e rivoltandola, chiudendola in una morsa a cui lei non riesce e non vuole sottrarsi. Il piacere le sale dentro quando Bibi la penetra per la prima volta dando il cambio all’altro: il suo cazzo è più grosso, nettamente, e Sibylle si sente aprire ancora di più, toccare in punti sensibili, riempire fino al collo dell’utero. Si muove sotto il ragazzo nero andandogli incontro, roteando le anche per sentirlo meglio, e un primo orgasmo la coglie improvviso, nel momento in cui pensa alla sua vittoria nel convincere Alessandro. Mugola forte spingendosi ancora più in gola il cazzo dell’amante, tirandoselo fuori di colpo per prendere aria, urlando a un affondo più deciso di Bibi.

Dopo il primo urlo, Sibylle non conta più le volte che ha gridato. I due uomini le sembrano d’accordo a farla impazzire di piacere, alternandosi in lei senza venire, scambiandosi quando uno sembra poter cedere. Passa più di un’ora in cui la testa le gira incessantemente e i numerosi orgasmi diventano uno solo: lungo, intenso, interminabile.

Solo alla fine, quando sente di non potercela fare più, sfiancata, è capace a malapena di alzarsi su un gomito e dire:

– Basta, vi prego, non ce la faccio più. –

Solo allora la lasciano, stesa, ansimante, presentandole i membri duri alle labbra a chiedere il proprio piacere.

Con un sospiro, Sibylle li prende uno per mano, se li porta alla bocca, succhia prima uno e poi l’altro facendo crescere la loro eccitazione fino al culmine in cui, quasi contemporaneamente, i due vengono inondandole il volto di sperma bollente, riempiendogliene la bocca spalancata, coprendole la lingua protesa. In un ultimo sforzo, Sibylle li prende ancora in bocca, uno alla volta, succhiando forte, togliendo ogni goccia di seme e, alla fine, ricadendo sul letto con un sorriso felice sulle labbra, guardandoli dal basso scambiarsi uno sguardo di reciproco rispetto.

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