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Una giornata di fine settembre

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Ho conosciuto un uomo e me ne sono innamorata appena l’ho visto. Davo per scontato che una persona così bella non poteva essere scapolo ed in effetti era così ma l’ho scoperto dopo. In ogni caso non ho abbandonato l’idea che quell’uomo potesse diventare mio.

Ci siamo conosciuti in vacanza in un resort delle Maldive ed abbiamo continuato a uscire insieme al ritorno in città, mi accontentavo di vederlo quando i suoi impegni coniugali e di lavoro lo consentivano.

In quel periodo ho potuto conoscerlo a fondo, lui era brillante, generoso, affabile, gentile ed i suoi modi erano di persona colta che frequentava ambienti sofisticati e seri.

Invidiavo la moglie che poteva averlo sempre mentre io ero a mezzo servizio ma ero contenta così. Mi dicevo meglio quando lui può che niente.

Tra le sue caratteristiche c’era il fare pochi regali tanto da dare l’idea di essere parsimonioso. Inoltre era pieno di sorprese e mi sorprendeva sempre. Lo aveva fatto anche farmi recapitare la chiave della sua casa al mare con un corriere insieme alle indicazioni stradali per raggiungerla. Nel biglietto di accompagnamento c’era scritto che l’avrei trovato lì. In cuor mio lui era single e non ammogliato, di sua moglie non mi interessava, poteva anche scoparsela, per me l’importante era che stesse con me confidando nelle mie capacità di portarlo a me divorziando dalla moglie.

Il nostro weekend al mare lo avevamo programmato due settimane prima e quel giorno tutto era pronto per la partenza. Avevo preparato tutto mettendo il necessario in una borsa di pelle chiara e mi sono presa tre giorni di ferie.

Mi ritengo una donna interessante e piacevole, ho parecchi interessi e mi piace essere indipendente e ne ho fatto motivo della mia vita, l’essere libera è ciò che si adatta meglio al mio modo di vivere.

Per andare all’incontro e stare tre giorni con lui sono uscita da casa a metà mattina ed ho seguito fedelmente le indicazioni scritte sul foglietto. Ero già stata in quella località ma non proprio in quella specifica zona che sapevo da ciò che raccontavano i miei amici ed anche le colleghe di lavoro essere molto esclusiva ed anche molto bella.

Ho guidato su una strada che costeggiava la campagna ed il sole ancora caldo di fine settembre riscaldava sia la pelle sia il mio spirito e aumentava la voglia di lui man mano che mi avvicinavo al posto indicato.

Con lui in quella casa non c’ero mai stata, non c’è mai stata l’occasione perché forse era sorvegliata oppure ospitava la moglie oppure anche perché non voleva che io sapessi che aveva un luogo dove portare le sue donne.

Lasciata l’autostrada e le strade statali ho imboccato una stradina tra delle grandi vigne ed al termine è apparsa la casa che in realtà era una vecchia torre saracena di grande diametro e tozza sugli scogli del mare. Ho posteggiato l’auto nello spiazzo antistante la casa e fuori dall’auto ho guardato bene lo spettacolo che mi si offriva. C’era tutt’intorno della folta vegetazione selvatica, il mare era di un azzurro che degradava al verde acqua marina in prossimità di una spiaggetta. Era decisamente un posto incantevole adatto a sedurre una donna. Veniva voglia di denudarsi e correre in acqua.

Nell’aria calda di fine settembre si spandevano ancora i residui profumi dell’astate.

Andando verso la porta d’ingresso ho visto un pontile ed una piccola barca ormeggiata.

Ho respirato profondamente mentre chiudevo gli occhi assaporando l’aria ben diversa da quella cittadina, cercando di assorbire quell’energia vitale che solo il mare mi dà.

Ho infilato la chiave nella toppa che facilmente ha ruotato quando la chiave ha girato il tamburo ed il portoncino si è aperto. Allo scatto della serratura è squillato il telefono. Non mi aspettavo quel suono che lì per lì mi ha disturbato ma l’istinto e l’abitudine mi ha portato a vedere chi mi stesse chiamando: era lui.

Mi aspettavo che chiedesse se fossi già sul posto d invece mi ha chiamato per dirmi che aveva avuto un contrattempo e non sarebbe potuto venire da me prima dell’indomani. Ovviamente si è scusato profondamente e mi ha prefato di  godermi il resto della giornata come mi pareva utilizzando la casa come fosse la mia, prendendo sole, facendo bagni in mare e riposando che poi lui mi avrebbe fatto passare delle notti insonni. Lui avrebbe l’indomani avrebbe fatto di tutto per arrivare appena possibile.

La mancanza del suo arrivo mi ha fortemente delusa. Mi ero preparata a farmi scopare e darmi tutta a lui quella sera ma sono rimasta delusa da quella notizia. Giù mi immaginavo come riceverlo, quale costume indossare, quali scarpe, come pettinarsi, quali gioielli indossare ma mio malgrado ho dovuto rimandare.

In sua assenza oltre che godermi il panorama e la bellezza del mare, ho anche curiosato nell’interno della casa a torre.

Girando per casa mi sono ritrovata in un disimpegno con un piccolo ripostiglio dove c’erano dei frigo ed un freezer, davanti a quella porta ce n’era un’altra che consentiva l’accesso ad una sala arredata in stile minimalista moderno di colore celeste che risaltava sulle pareti bianche e suppellettili di colore nero e blu. Inoltre c’erano un divano moderno in pelle, una poltrona senza braccioli, un piccolo tavolo e due vecchie credenze. Nel complesso si vedeva chiaramente che una donna aveva arredato l’ambiente.

La cucina, che si affacciava sul mare e da cui si vedeva il pontile aveva pavimento e mobili tutte color smeraldo satinato. La camera da letto era spaziosa, c’era un grande letto matrimoniale al centro e dei grandi specchi dietro i quali c’era un armadio grande quanto una parete. Di sicuro chi stava sul letto poteva ammirarsi anche stando distesa. All’interno di quella camera c’era una vera sciccheria: il bagno con una doccia e servizi separati da tenda pesante. Il letto era in bambù bianco con una testata a cassetto dove si conservavano delle lenzuola e delle coperte. Dalla finestra di quella bella camera da letto si vedeva il mare ed un promontorio con in cima un faro.

Di quella stanza ho spalancato la finestra e mi sono affacciata sporgendomi sentendomi comunque soddisfatta e come se io ne fossi la proprietaria, poi tornata in salotto ed è stato lì che ho scorto una piccola libreria, mi sono avvicinata ed ho preso un libro più per curiosità che per voglia di leggerlo ed ha attratto la mia attenzione un libro non ben sistemato. L’ho preso in mano e sono rimasta a dir poco basita: nascosto dal libro c’era un vibratore color lillà di forme molto morbide adatto alla penetrazione soft sia anteriore che posteriore.

Voltandomi verso il tavolo al centro della sala ho visto sul tavolo un biglietto, ho riconosciuto la sua grafia: era lui che mi invitava a mettermi comoda e godermi la sorpresa che aveva lasciato nel primo cassetto del cassettone nel disimpegno.

Come ogni donna con animo femminile ero impaziente di vedere la sorpresa ed allora spinta da una morbosa curiosità mi sono precipitata ad aprire il primo cassetto di quel mobile e lì ho trovato un altro vibratore di piccole dimensioni di colore fucsia con una coda ed un altro biglietto arrotolato tenuto da un nastro ed un fiocco rosa. Nel vederlo è stato spontaneo sorridere. Quello era un oggetto non certo a me sconosciuto. Ne avevo avuto alcuni ma poi da quando ho conosciuto lui non ho avuto più bisogno di utilizzarli. Li utilizzavo quando ero sola e non avevo nessuno che mi scopasse o che comunque facesse sesso con me. Quei giocattoli sessuali erano i miei amici fidati che mi davano tanta felicità e molto piacere.

Inoltre ne prenderlo in mano, guardandolo come se fosse la prima volta, immaginavo quali giochini mi suggeriva il mio amante con quel messaggio.

Sono tornata in soggiorno e guardavo indecisa i due vibratori. Erano ben diversi, sembravano fatti in epoche diverse ma forse avevano utilizzi differenti, poi ho riflettuto ed ho cercato di interpretare le parole scritte nel biglietto in cui mi spiegava quel che avrei dovuto fare. Lui mi diceva di sdraiarmi nuda davanti alla porta finestra del soggiorno verso il mare ed accarezzarmi le tette lasciando che i capezzoli s’inturgidissero, poi passare le dita tra le cosce andando anche tra le grandi labbra e con l’altra mano andare a titillare il bottoncino rosa che ‘abita’ dalle parti del monte di venere e poi, non appena il mio sesso si fosse bagnato, avrei dovuto usare il vibratore, accenderlo ed andare a posarlo sul clitoride e poi tra il solco dei glutei ed a seguire penetrarmi con dolcemente assaporando l’allargamento dello sfintere anale. Con me lui quell’allargamento lo aveva già fatto e gli era piaciuto tanto ed a dire la verità molto anche a me. Mi ero sentita una vera troia quando mi ha inculato la prima volta ed una sua puttana nelle volte seguenti.

In realtà ero la sua amante più o meno segreta, dipendeva da chi lo sapeva.

Comunque ho seguito le istruzioni. Di lui mi fidavo ciecamente anche se non lo avevo davanti a me, immaginando che fosse seduto davanti a me a guardarmi, poi la mia fantasia mi sono abbandonata alla fantasia e con l’aiuto dei vibratori mi sono abbandonata alle piacevoli sensazioni dimenticandomi di lui ma immaginando di essere una pornostar che stava girando un film in perfetta intimità che mi lasciava libera di esporre ciò che solitamente viene chiamata intimità.

In quella casa unica nel suo genere potevo fare ciò che mi pareva, da come era situata ero sicura di essere al riparo da sguardi indiscreti e quegli ambienti rappresentavano proprio ciò che avrei desiderato. C’era un’atmosfera magica in cui non si sentivano i rumori cittadini ed era possibile dimenticare lo stress della vita di città respirando aria pura piena di iodio marino ricaricando di energie il proprio corpo. Era un luogo dove il resto del mondo non arrivava. Persino il telefono non squillava ma non mi sono preoccupata, forse non c’era campo o forse era abbandonato dentro una borsa e dei suoi squilli ne potevo proprio fare a meno.

Ho fatto come voleva lui, mi sono distesa ed ho aperto le gambe mostrando la mia figa depilatissima e liscia al mare. Incredibile ma vero, sembrava che qualcosa di indefinitamente piacevole fosse entrato in me e mi avesse riempito. Ho avuto la stessa sensazione di quando mi ha chiavata la prima volta riempiendomi di sborra lasciandomi un ricordo indelebile di felicità e piacere.

Quando mi sono rimessa in piedi ho pensato che avrei potuto girare per casa non più indossando le ballerine ma con le scarpe a tacco 12, volevo sentire l’effetto in quegli ambienti abitati solo da me. Per prenderle sono corsa in camera da letto a prenderle dalla borsa e le ho indossate subito davanti a quella parete tutta specchi. L’effetto è stato incredibile; mi guardavo e riguardavo come fossi una ragazzina alla prima prova con i tacchi alti. Il colore rosa intenso contrastava con quello della pelle delle gambe. Continuavo a guardarmi allo specchio e lisciarmi le gambe con movimenti che avrebbero erotizzato chiunque ed ora lo stavano facendo su di me. Ho sentito dell’umido tra le grandi labbra e ne ero felice, in cuor mio pensavo che proseguendo così, al termine della giornata, avrei avuto un orgasmo grandioso.

Il mio sguardo è andato alla vasca da bagno presente in quella camera da letto matrimoniale ed ho pensato che lui l’avesse fatta fare così per scopare con la sua donna prima di sposarla. La mia immaginazione ora sostituiva la figura: la donna preferita dal mio lui ero io e sua moglie ora ero io ed allora perché non farmi un bagno proprio nella vasca dove si bagna anche lei?

Mi sono preparata un bagno e mentre il vapore riempiva la stanza mi sono lasciata andare ai ricordi.

Il primo ricordo è stato il bacio sulla spiaggia una mattina di domenica d’inverno, la paura dei miei gesti che ritenevo non fossero adatti a lui e quella voglia di sentire l’altro su di sé proprio come avevo provato le altre volta che mi ero innamorata, le mani di lui che dal movimento capivo essere più esperte, le dita che scendevano e la paura che arrivassero tra le gambe e che risalissero tra le cosce, cercando quel calore che non ero sicura di essere pronta a dare e la successiva concessione a toccare la mia intimità.

Il secondo ricordo sono state le lacrime di felicità successive al temporaneo abbandono, il successivo conforto di un altro abbraccio e così per tanti altri ricordi di attimi che ritenevo belli e molto privati.

Con la frequentazione il cuore ha perduto i piaceri e le sensazioni dei primi incontri, sono diventata più furba e capivo che non potevo darmi solo a lui ma c’erano anche altre persone interessate a me ma il mio amante era unico, era il mio uomo anche se le mie voglie mi hanno portato a tradirlo con altri che non mi hanno lasciato niente ed ora sono degli sconosciuti  che non vogliono molto anche perché non avrei saputo dare altro se non delle piacevoli notti nella speranza di trovare l’uomo ideale oppure il principe azzurro che mi avrebbe preso completamente. Lui era ed è il mio principe ed anche se lo divido con la moglie, ignara di me, a me piace così.

Il ricordare mi ha distratto e l’acqua si era quasi raffreddata ed allora l’ho nuovamente scaldata e mi ci sono immersa con mia grande goduria.

Ho continuato a ricordare ed a sognare cosa avrei fatto con lui.

Quando la temperatura dell’acqua si è abbassata sono uscita, mi sono guardata bagnata in quel gigantesco specchio, mi sono asciugata ed ho indossato una felpa che ritenevo fosse della moglie, ho indossato i miei jeans e sono uscita sulla veranda della cucina.

A fine settembre al mare di sera non c’è più caldo e si era alzato un maestralino fresco che mi cha costretto a recuperare un plaid dall’armadio della camera. Sono tornata in veranda a godermi lo spettacolo del tramonto del sole in mare. È stato bello vedere il sole andare giù ad immergersi in mare, sembrava un grande disco di fuoco che si spegneva nelle acque blu.

A tramonto avvenuto mi sono chiesta cosa cenare ed ho guardato quali fossero le provviste in cucina, mi sono preparata delle cose semplici e poi sono tornata a distendermi sul divano del soggiorno con un bicchiere di ottimo vino bianco in mano, ho preso in mano un libro e dopo averlo aperto le pagine si sono chiuse perché mi sono ricordata della prima volta che avevamo fatto l’amore, delle sue mani morbide che mi accarezzavano, delle nostre labbra che si schiacciavano tra loro come ad unirsi, delle nostre lingue che si cercavano incessantemente.

Lui era un amante fantasioso e attento a cui piacevano i preliminari e si era dedicato alla mia figa con passione succhiandone il nettare del mio piacere. Da parte mia ho ricambiato con molto piacere lasciandomi andare alla volontà del desiderio, succhiando il suo cazzo con tutta la mia esperienza di giovane donna con delle esperienze alle spalle, poi i nostri corpi si erano uniti con la penetrazione del suo cazzo nella mia vagina che aspettava impaziente solo lui; è entrato sino in fondo andando a toccare il mio utero muovendosi con facilità in me dimostrandomi che anche lui ha avuto le sue esperienze.

Quei ricordi mi hanno eccitata e mi sono toccata fra le gambe dove, fin dall’uscita dalla vasca da bagno, non avevo indossato intimo però ho sentito comunque la necessità di spogliarmi. Sono andata in camera da letto e davanti a quella parete a specchio mi sono guardata per scoprire quanto mi sentissi vogliosa.

I lunghi capelli ricci si adagiavano sulle spalle e cadevano fino alle scapole, mi sono avvicinata alla superficie vetrosa per guardarmi gli che ho visto scuri, profondi e luminosi come il sorriso.

Le tette generose sembravano grandi rispetto alla mia figura, ho passato il polpastrello del dito medio sulle areole piccole e scure che contornavano i capezzoli eretti e dure come la gomma delle matite e con lo sguardo sono scesa al ventre che ancora una volta non mi ha tradito apparendo piatto ed infine ho proseguito verso il mio scopo non dichiarato: arrivare giù fino al mio sesso. Ho accarezzato la sottile striscia di peli scuri e corti che sovrastavano le mie grandi labbra, ho allargato appena le gambe ed ho schiuso l’ingresso alla mia intimità.

Dei molti uomini che ho avuto chissà quanti avrebbero voluto esserne inghiottiti.

Ho lasciato che le mie dita si bagnassero del mio miele e poi le ho leccate, immaginando fosse lui a farlo.

La finestra della camera era socchiusa ed i rumori provenienti dall’esterno mi tenevano compagnia.

Per un attimo ho pensato che andare lì era stata una pazzia avendo un mare di cose da fare ma, come mi capita in certe occasioni, il mio cervello si rifiutava di mettersi in moto e mi aveva detto incessantemente di andare con lui al mare in casa sua.

Dalla borsa ho preso il tablet e seduta sul letto totalmente nuda ma con ai piedi le scarpe a tacco alto, distrattamente ho iniziato a navigare in Internet andando prima su qualche sito di fotografia, poi le ultime novità alla fiera delle scarpe ed a seguire in altri siti lasciandomi trasportare dalla testa in un lento susseguirsi di clic fino ad arrivare a pensare di vedere un po’ di sano erotismo.

Così mi sono messa a cercare qualcosa che fosse differente dal solito porno di basso livello di casalinghe in cerca di fama o di filmati caserecci di scarsa qualità. Non ero femmina di quel genere e tantomeno mi piacevano quelle scene, le trovavo veramente volgari.

Improvvisamente mi è venuto in mente esistevano dei siti di racconti erotici e la loro lettura avrebbe potuto farmi sognare e di conseguenza sostituire la visione di immagini o filmati, pensavo che la mia fantasia nell’immaginare situazioni e ambienti potevano dare quel qualcosa in più di cui avevo tanto bisogno in quel momento.

Ho digitato “racconti erotici” sul motore di ricerca ed ho analizzato l’elenco delle scelte proposte. Un sito ha attirato la mia attenzione e mi è bastato un clic per entrarci ed ho letto le presentazioni con scarsa convinzione sulle categorie indicate.

Finalmente, quasi guidata dal caso, mi ha incuriosito un lungo racconto della cui autrice mi è piaciuto il suo stile ed il modo di raccontare i fatti e le sensazioni.

Mi sono ritrovata a passare chissà quanti minuti a leggere con gli occhi incollati allo schermo che viaggiavano veloci tra le righe senza riuscire a staccarsi. Con la mano fissa sul mouse, agivo sulla rotellina per far scorrere il testo e continuare la lettura.

Un brivido di freddo ha scosso il mio corpo e sono corsa a prendere un leggero maglione di lana che ho indossato sulla pelle; non avevo altro indumento se non le scarpe. Quella lana mi ha dato il giusto calore e mi ha fatto indurire i capezzoli.

La mia mente era tutta rivolta a quel racconto ed i miei occhi lo cercavano anche da lontano ma lui era fermo lì sul monitor esattamente dove l’avevo lasciato, pronto per me. Appena seduta i miei occhi già stavano cercando il punto dove mi ero fermata e, avendolo trovato, ho proseguito la lettura.

Finita lettura ho cercato altri racconti dello stesso autore e poco dopo ne ho trovati molti altri, ne ho scelto subito uno ed ho ripreso a leggere.

Erano testi scritti bene che mi hanno fatto rituffare nel mondo dell’immaginazione. La descrizione era fatta così bene che sono stata talmente presa al punto che mi sembrava di sentire i profumi, i sapori, fin anche i suoni.

Nell’iniziare a leggere mi sono accarezzata, soffermandomi, prima un piede, poi alla caviglia e di seguito il polpaccio. Mi stavo auto eccitando ed arrivata a metà del testo mi sono resa conto che una delle mani giocava con chi si era svegliato e iniziava a richiedere le mie attenzioni. Contro voglia ho riportato la mano sulla superficie del tablet per far scorrere le parole e poter tranquillamente leggere fino alla fine quella lettura che mi stava tanto appassionando.

Quando la parte da leggere del racconto riempiva lo schermo riportavo la mano lì dove si era messa da sola. Inchinando la testa mi sono accorta che sulla seduta della sedia c’era una macchia creata dalla mia eccitazione. Quella zona più scura sul tessuto della sedia mi ha fatto riflettere ed ho realizzato quanto quelle parole mi hanno eccitato.

Non volendo punire ulteriormente il mio più caro amichetto.

Con la mano destra, liberata dal compito di far scorrere la lettura, ho coccolato lentamente il grilletto ed una sensazione di piacere ha invaso subito il mio corpo ed era così forte che a fatica riuscivo a mantenere aperti gli occhi per continuare la lettura.

Ero talmente presa dal racconto che ho immaginato di sostituirmi alla protagonista del racconto che a quel punto del racconto stava accogliendo nella sua bocca il membro duro ed eretto dell’amante e ne descriveva le sensazioni. Ne ero gelosa e curiosa al tempo stesso. Ho passato più volte indice e medio sul clitoride e tra le grandi labbra per prelevare il succo che producevo e me li sono leccati avidamente come mio solito. Il sapore ha invaso subito la bocca ed ho riportato la mano sull’esuberante clito accarezzandolo con fermezza. L’eccitazione ha continuato ad aumentare man mano che il racconto diventava più coinvolgente. Sfortunatamente un rapido conto delle righe che mancavano mi ha fatto capire che i due amanti stavano arrivando alla conclusione ed io non avevo alcuna intenzione di perdermi quell’occasione di leggere le ultime parole.

Immaginando la fine ed immaginandomi la lei del racconto, ho interrotto la lettura poco prima dell’orgasmo dei due protagonisti, per dedicarmi al mio in cui io ero lei che veniva scopata.

Il ritmo della mia mano è aumentato diventando forsennato.

Non dovendo più leggere, il mio corpo ha assunto una posizione più comoda.

La mano sinistra, finora libera l’ho portata alla mia mammella sinistra spremendola e stringendo tra i polpastrelli il capezzolo già indurito per l’eccitazione che ha continuato a salire.

Il mio desiderio è cresciuto incessantemente e, dopo aver abbastanza inumidito due dita della mano sinistra, le ho portate, contorcendomi un po’, sullo sfintere anale per stimolarmi anche lì dietro.

La penetrazione è avvenuta quasi subito. Le dita si sono fatte spazio nel buchetto allargandolo agendo molto piano, così si è rilassato ed io mi sono lasciata andare a dilatarmi sotto la spinta di quelle due dita.

Con la destra ho proseguito a masturbarmi, alternando ritmo e pressione.

L’orgasmo era vicino e le dita impegnate nella penetrazione si davano da fare sempre di più insinuandosi sempre più a fondo.

Infine un fremito ha fatto contrarre tutto il mio corpo.

La mano destra si è fermata per andare all’interno della vagina simulando il sesso del mio amante che chissà dov’era in qual momento.

Il flusso di umori vaginali era abbondante e sentivo con due dita dentro gli spasmi dell’orgasmo che facevano contrarre tutto il mio corpo regalandomi brividi di piacere straordinari.

Avevo appena provato un orgasmo incredibilmente intenso ma non ero ancora contenta. Senza muovermi, con la mano ancora, come a proteggerlo, sopra al mio giocattolino ed ho ripreso la lettura da dove avevo interrotto.

Era il punto in cui l’autore raccontava che la donna stava accogliendo nella sua bocca il seme dell’amante, gustandolo e ingoiandolo tutto, avida di quel regalo particolare.

Ancora una volta un fremito ha percorso tutto il corpo a partire dalle gambe e finire alla mia testa che ho reclinato sulla sinistra per succhiare il braccio mentre il respiro di era fatto profondo ed il cuore batteva a mille.

Con le dite ho raccolto il liquido caldo e denso che ormai colava dalla figa e me le sono portate alla bocca. La cosa mi è piaciuta così tanto che avrei anche potuto evitare di lavarmi le mani avendole succhiate e leccate così tanto da essere molto pulite.

Quando mi sono risvegliata dall’eccitazione, soddisfatta dell’orgasmo avuto, ero nuda ed il fresco della notte mi ha costretto ad andare a letto a dormire sfinita dall’orgasmo.

Nell’addormentami ho pensato che la notte lo avrebbe condotto a me.

Ho pensato a cosa avrei indossato per il suo arrivo. Mi immaginavo con indosso un tubino con le calze autoreggenti e l’intimo di pizzo, tutto rigorosamente nero, su tacchi da 12.

Mi sono addormentata sognando il suo arrivo.

Un messaggio sul cellulare mi ha svegliato l’indomani mattina. Il mio amore stava per aprire la porta.

Lui per raggiungermi ha guidato di primo mattino e io non vedevo l’ora di abbracciarlo e baciarlo, sentire il calore del suo corpo avvolgermi come fosse una calda e morbida coperta di lana.

Ero molto impaziente ed anche eccitata.

Per accoglierlo non ho realizzato i pensieri della notte precedente. L’ho accolto con una corta camicetta da notte nera ricamata con una profonda scollatura e spalle nude, legata in vita per evidenziare meglio i miei fianchi ed anche il mio sedere che a lui piace tanto. Quell’indumento mi stava bene e mi vedevo molto carina con i miei 1,68 di altezza, con i capelli che mi incorniciavano un mio bel visino tondo ed un fisico messo in risalto.

Appena lui ha aperto la porta i suoi occhi scuri mi hanno fissato con una chiara espressione di incredulità a cui si aggiunto un sorriso che esprimeva il suo gradimento.

I capelli non ancora pettinati mi facevano sembrare un animale con la criniera.

Lui non ha potuto fare a meno di guardarmi le belle gambe mentre e mi ha sorriso maliziosamente dato che già corta vestaglina leggera era risalita vertiginosamente.

Lui ha girato intorno a me constatando che gli mostravo generosamente le cosce fino quasi all’inguine.

“Wow! Sei uno schianto! Sono proprio fortunato!”

“Per ora il fortunato sei tu!” ho risposto guardandolo sorridendo.

L’erezione era evidente e si notava la deformazione dei pantaloni e ciò era più eloquente di ogni parola.

Lui mi ha subito stretta a sé annusando il profumo della mia pelle, mi ha trascinato in soggiorno dove mi sono spogliata di quell’esiguo indumento e lui mi ha preso per mano dopo innumerevoli baci, conducendomi nella camera dove avevo dormito e spingendomi sul letto sfatto e caldo per fare l’amore.

Lui non ha risparmiato attenzioni, mi sono distesa sul letto profumato e lui si è infilato tra le mie cosce aperte, ha schiuso il mio sesso depilato per succhiarmi il clitoride già pronto. Sentivo la sua lingua titillarlo e darmi delle scosse molto forti mentre due dita sono entrate scomparse dentro di me andando a stimolare la parete superiore della vagina. Le mie mani hanno spinto la sua testa ancora più in fondo ed un mio lamento si è alzato nella camera.

Quando p riemerso da quell’eden l’estasi lo rendeva raggiante.

Il sole di fine estate entrava dalla finestra e illuminava le mie tette turgide a cui lui si è dedicato succhiandomi i capezzoli e infine mi ha baciato con passione, mentre il suo corpo si tendeva sopra di me per penetrarmi. Le sue gambe si sono intrecciate dietro i miei fianchi e l’ho accolto in me insieme ai colpi rapidi e profondi. Era eccitatissimo ed è esploso dopo qualche minuto riempiendomi di sborra spruzzata da quel bel cazzo che nella sua eruzione era incollato all’utero per depositarne anche lì.

Ci siamo poi accoccolati felici uno di fianco all’altro e ci siamo stretti mentre il sonno si è impadronito di noi.

Al risveglio la fame ci divorava, era passato mezzogiorno. Ci siamo alzati e, prima di pranzare, abbiamo fatto una doccia insieme durante la quale mi sono presa cura del suo sesso accarezzandolo con le mie labbra.

Per pranzare ci siamo vestiti e siamo andati in un ristorante che sapevamo essere ottimo, economico, discreto e nel quale si mangiava bene.

Ci siamo accomodati in una saletta e con una vista magnifica sul golfo ed abbiamo ordinato del pesce e del vino bianco.

Mi sentivo radiosa, ero felice e lui mi ha raccontato alcuni aspetti del viaggio e del lavoro del giorno prima con cui si giustificava del ritardo.

Io gli ho raccontato di come mi fossi divertita con il suo regalo e gli ho detto che avrei voluto provarlo con lui.

Lui ha sorriso maliziosamente forse immaginando l’effetto e mi ha bisbigliato di togliermi il perizoma a stringhe e di metterli nella sua mano. La sua richiesta in un primo momento mi ha messo in imbarazzo ma poi dopo uno sguardo carico di sensualità, mi sono guardata intorno e, considerata la totale assenza di altre persone, mi sono mossa sulla sedia per fare scivolare dai fianchi il minuscolo indumento.

Prima che mi abbassassi per raccoglierlo, lui era già sotto il tavolo per gustarsi lo spettacolo delle mie gambe larghe e della mia figa aperta. Era un mio atteggiamento perché avevo voglia di lui e volevo farlo arrapare. Infatti lui ha avuto una bella erezione che è durata fino alla fine del pranzo.

L’idea che per tutto il pranzo fossi stata senza slip mi eccitava tremendamente.

Al termine siamo usciti per fare una passeggiata su lungomare.

La giornata era fresca e bella giornata e così ci siamo stretti per parlare di ciò che avremmo potuto fare sia la sera sia il giorno seguente, abbiamo raccontato di varie storie tra cui le nostre prima che ci conoscessimo ed anche di quali siano stati i nostri sentimenti e sensazioni nelle settimane in cui ci siamo solo sentiti. Inoltre abbiamo programmato i nostri incontri in base agli impegni di lavoro giù presi.

Lo spettacolo del mare azzurro e del sole che splendeva in una giornata serena come poche favoriva il piacere di stare insieme. Siamo andati sula sabbia avvicinandoci ad un chiosco dove tre ragazzi smantellavano le ultime cose per la chiusura invernale. In quel chiosco c’era una veranda e ci siamo seduti su una panca per baciarci ardentemente. Le nostre lingue erano due fiamme che s’incontravano, le nostre mani hanno cercato la nostra pelle insinuandosi sotto gli indumenti.

Per favorire il contatto con lui e, nell’eventualità, potermi far scopare mi sono appoggiata alla balaustra del patio, lui si è inginocchiato ed ha infilato la testa sotto la gonna nera che indossavo, è risalito sulle cosce leggermente divaricate infilando la lingua iniziando a leccare ciò che c’era al centro. A me non è rimasto che contorcermi dal piacere; lui non soddisfatto ha ampliato il movimento fino a passare su tutta la figa bagnata di umori profumati.

Non mi sono posta la domanda di quanto sia durato quel delizioso massaggio ma so che dopo mi sono sollevata, ho alzato completamente la gonna sui fianchi e lui ha aperto la patta dei pantaloni e mi ha penetrato accoppiandoci. Era quel che mi aspettavo e desideravo da tanto anche se non era la posizione più comoda per farlo.

Al termine siano corsi tenendoci per mano fino all’automobile sorridendo felici di esserleci ritrovati.

Mi ha aperto la portiera e non ha potuto fare a meno di guardarmi le belle gambe mentre si sedeva e mi sorriso malizioso perché la già corta gonnellina leggera era risalita vertiginosamente mostrando generosamente le cosce fino quasi all’inguine.

“Ora andiamo a casa così potrai sistemare le tue cose poi, stasera se ti va andiamo a cena a mangiare pesce”

“Perfetto!” ho esclamato “Non vedo l’ora di mangiare il pesce di questo splendido mare” ho risposto con slancio

“Vedrai, avrà un sapore veramente unico!”

Non molto dopo eravamo a casa e sono andata in bagno “Cinque minuti e sono pronta!” ho esclamato mentre rovistavo nel trolley. In realtà volevo mostrarmi con il bikini che avevo portato per stare in spiaggia con lui.

Mi sono presentata con un prendisole quasi trasparente sotto cui si intravedeva un costumino veramente succintissimo alla cui vista lui non ha potuto fare a meno di commentare ‘Wow! Sei uno schianto!” fortunato colui o colei che ti vede!”

“Per ora il fortunato sei tu!” ho risposto.

Un reggiseno a triangolo copriva a malapena il mio bel seno sodo, una terza abbondante, mentre il ridottissimo perizoma mostrava le mie chiappette al limite della decenza.

“Ti piaccio?!” gli ho chiesto facendo la civetta.

Lui mi ha guardato sorridendo senza rispondere ma l’erezione che iniziava deformare i jeans ed è stato un segnale sicuramente più eloquente di ogni parola.

Avevo studiato tutto ed a qual punto ho levato il prendisole mostrando il mio fisico formoso e perfetto.

“Ci mettiamo nella vasca, che dici?” gli ho chiesto e lui è rimasto entusiasta della proposta.

In acqua la situazione è peggiorata perché mi sfregavo sulla sua gamba indugiando a volte con le mani sul pacco eccitato e per lui non è stato facile contenersi.

Lì nella vasca l’ho fatto arrapare ma non gli ho concesso niente.

Il resto del pomeriggio lo abbiamo passato a casa e verso le 19 mi ha ricordato la cena a base di pesce.

“Ti va di andare fuori a cena? Se vuoi restiamo a casa ma è che non ho voglia di cucinare” mi ha detto lui che era anche un buon cuoco.

Gli ho risposto “ OK, perfetto! Mi preparo e sono pronta”

Ovviamente la preparazione è durata una infinità di tempo ma ne è valse la pena.

Indossavo un vestito da sera, nero, molto corto, senza spalline, con la schiena nuda ed un paio di sandali dal tacco alto col laccetto alla caviglia che slanciavano le mie gambe.

I capelli sciolti sulle spalle ed un leggero trucco hanno completato l’opera d’arte.

“Sono pronta!” ho esclamato e lui mi ha guardato felice ed anche io lo ero forse anche perché eravamo soli in quella casa.

Ho molto gradito La cena a base di pesce annaffiata con del buon Vermentino fresco, poi ci siamo diretti alle mura della città vecchia sul mare per fare una passeggiata e goderci la tiepida notte.

Molti locali, ma non tutti, erano chiusi e c’era meno luce che in piena estate. La luna illuminava il mare e gli ho preso la mano.

“Che posto incantevole, vero?”

“In buona compagnia è ancora meglio” mi ha risposto ad un orecchio e ho ribattuto “La tua è un’ottima compagnia!”

Ci siamo scambiati dei baci e delle battute e poi mi sono avvicinata al suo viso accostando le mie labbra alle sue. Lui nonostante fossimo in pubblico non ha opposto resistenza quando la mia lingua ha premuto per entrare nella sua bocca.

Mi ha abbracciato mentre lo baciavo. Sentivo che premeva il suo bassoventre contro la mia pancia.

Da donna esperta ho portato la mia mano dietro la sua nuca per trattenerlo e fargli capire che era il mio uomo ed io la sua femmina.

Ci siamo avviati all’auto e poi a casa stando abbracciati come fidanzatini fermandoci ogni due passi per un nuovo e più eccitante bacio.

Appena chiusa la porta siamo corsi in camera da letto ed è stato un frenetico spogliarsi a vicenda dei pochi indumenti che indossavamo finché l’ho avuto tra le braccia, splendidamente nuda con le sole scarpe a tacco alto.

Lui da buon corteggiatore ma anche da buon intenditore di femmine, mi ha allontanato da se tenendomi per una mano e mi ha fatto girare su me stessa per ammirare le mie splendide forme di cui non si saziava mai.

“Sei incantevole” mi ha sussurrato baciandomi nuovamente mentre le sue mani si impadronivano delle mie tette titillando i capezzoli già eretti e sensibili.

“Siiii’..siii’..mmmhhh!!” Ho sibilato.

Mi ha fatto stendere sul letto coprendomi di baci, sulla bocca, sugli occhi, il collo e poi ancora più giù a succhiare i capezzoli, impastandomi le tette sode.

Continuando ad accarezzarmele, è sceso con la lingua all’ombelico e poi ancora a seguire a leccare dove c’era il minuscolo triangolo di pelo eliminato ed infine fino alla fonte del mio piacere.

Quando lo ha raggiunto il clitoride con la punta della lingua, ho inarcato la schiena allargando le gambe per offrirmi.

“Aaaaahhhh, sìììì .. sìììì, leccamiiiii!”

Era un modo inequivocabile per dirgli di affondare la lingua nella mia figa rosa per succhiare ciò che a lui piaceva tanto: i miei succhi odorosi e fragranti.

L’orgasmo mi ha colto all’improvviso ed è stato devastante mentre un fiume in piena gli inondava la bocca.

“Godooo! Mammaaaaa! Godooooo, vengooo!” ho urlato e lui ha proseguito imperterrito a leccarmi nonostante fosse quasi soffocato dalle mie gambe strette sulla sua testa.

“Ora scopami, cazzo! Scopami! Sfondami la figa!” gli ho chiesto urlando sapendo che eravamo soli in quella torre abitabile “Mettimelo dentro! Ti prego scopami!”

Ero come impazzita di desiderio ma io non avevo fretta, volevo godermi la scopata con tutta calma.

In ogni caso, dopo aver giocato ancora con la lingua sul mio clitoride, per soddisfare il mio desiderio appena espresso, si è sistemato tra le mie cosce spalancate ed ha iniziato a sfregare la cappella su e giù lungo la sua figa per lubrificarla e nel contempo mi ha portato al parossismo.

Nel contempo lui veniva incontro col bacino per cercare di penetrarmi mentre io urlavo sfogando un desiderio inespresso. Infatti nella mia casa non potevo urlare e quindi soffocavo le mie parole e mi controllavo nel parlare.

“Scopami! Sono la tua troia, che aspetti? Mettimelo dentro! Scopami!” e mentre parlavo ha puntato il cazzo lo ha spinto nella mia vagina infuocata.

Mi sono subito arcuata. Lo aspettavo dal giorno prima ed ora ero ricompensata dell’attesa.

“Aaaahhhhh! Sìììì …. sìììì!”

La mia figa era una fornace ardente mentre le pareti della figa stretta si adattavano al suo cazzo calzandolo come un guanto.

“Ooohhh, sì, s, sìì, che bello! Sìì, lo sento. Godo. Vengo, vengo ancora, dai, sììììhhh!”

Non aveva ancora iniziato a muoversi dentro di me ed ero di nuovo preda dell’orgasmo.

Con gli occhi chiusi ed il corpo che si muoveva per riceverlo a fondo, lui mi ha inizialmente scopata lentamente estraendo il suo dardo per poi affondarlo nuovamente nella mia figa fremente poi ha accelerato il ritmo e quindi rallentato nuovamente facendomi assaporando a pieno la maestosità di quel sesso nel nostro primo accoppiamento a casa sua.

La sua azione era talmente profonda e piacevole che fremevo ancora ed ancora sotto i suoi colpi, mentre mi offrivo portando il bacino per farmi penetrare più a fondo.

Nonostante entrambe fossimo giovani e nel pieno delle forze, lui ha messo a dura prova le mie capacità di resistenza e dopo un po’ dovetti cedere al piacere.

“Vengo, vengo!! Oh che bello sbrodare!”

Lui sentendo le mie parole come se fosse azionato da un telecomando ha affondai i colpi ed è venuto con una serie di grugniti. Stavolta non ha fatto come nei nostri passati accoppiamenti in cui usciva prima di sborrare, ora mi è venuto dentro per la prima volta con il suo sperma bollente, accasciandosi dolcemente su di me, stremato.

L’ho stretto a me abbracciandolo forte mentre mi riempiva il viso di baci.

“La prossima volta ti voglio sentire ancora dentro di me. Dal mese scorso prendo la pillola!” gli ho sussurrato.

La notte era serena e si sentivano i grilli e gli altri animali notturni. Per goderci la notte ci siamo trasferiti sul divanetto del soggiorno dove le finestre erano aperte ed ancora una volta ci siamo uniti sessualmente giocando col vibratore che mi aveva regalato ed anche con quello che avevo trovato facendogli credere che fosse il mio.

A quell’uomo stavo regalando delle emozioni che anche io non provavo da tempo. Mi dispiaceva perdermi gesti quotidiani che avrebbero forse cementato il nostro rapporto, ma conoscevo me stessa e conoscevo le storie che avevo avuto e che sono finite per la routine che ha sempre rovinato tutto. Probabilmente in me c’era un’incapacità di vivere pienamente quei rapporti e così benedicevo il fatto di non vivere insieme, di lavorare altrove e di poterci vedere ma non con regolarità per poter entrambi scaricare la carica erotica che sprigionavamo.

Il giorno dopo siamo ripartiti e ci siamo lasciati come le altre volte con la promessa di ritrovarci al più presto a casa mia.

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