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Scrivimi a ukeberli1@yahoo.it per dirmi cosa ti è piaciuto di più e se ti l’hai gradito. Non ti preoccupare so incassare di tutto.🤣

Mi sentivo apatico, privo di voglia di giocare con il mio cannoncino. Di giorno in giorno cresceva l’insoddisfazione, mentre languivo nel desiderio di avere un’esperienza nuova, diversa; ma non sapevo come diversa. Quialsiasi cosa mi sarebbe andata bene, meglio se fosse stata una coppia con un lui e una lei attivi o passivi, magari assortiti. L’idea mi ossessionava, aggredendomi da quando mi alzavo al mattino a quando andavo a letto la sera., mentre la notte mi bagnavo per le polluzioni derivanti da fantasie sempre più spinte.
Appena alzato, mi dedicavo a visionare annunci di coppie negli appositi siti dedicati, prendendo in considerazione dapprima quelli nella mia città e allontanandomi sempre più nelle varie province della regione. Così, inviai una cinquantina di messaggi e restai in attesa, con la mano sulla lenza.

Finché non mi arriva il messaggio di una coppia tra i quaranta e i cinquant’anni che vuole conoscermi. Entrambi versatili, lei predilige indossare strap-on per sottomettere il suo lui, oltre che sodomizzare il loro ospite, debitamente e rigorosamente travestito da donna. Mi do subito da fare per organizzare l’incontro nel più classico dei fine settimana. Dopo vari giri di parole, parlando del più e del meno, sempre argomentando intorno al sesso, per conoscere meglio le preferenze, e, dopo edulcorati complimenti di incoraggiamento per superare le barriere della diffidenza, riesco a incartare l’appuntamento,

Faccio presente che mi dovrò vestire a casa loro per esigenze dettate dalla salvaguardia della mia privacy, tralasciando di precisare che era la prima volta che mi travestivo fuori dalla mia abitazione, senza conoscere la reazione che avrebbero potuto avere i miei ospiti; ma azzardai.
Dalle foto, ben visibili sull’annuncio, sembravano belle persone, ma dovevo confrontarmi ancora con la realtà e il dubbio c’è sempre.
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L’indirizzo era per una casa di campagna poco fuori della cittadina dove vivevano. Una strada stretta, asfaltata, ma tortuosa portava alla cancellata al centro dell’alto muro di cinta. Al citofono mi presentai col nome che avevo comunicato ai miei ospiti e il portone si aprì. Un delizioso vialetto alberato mi guidava verso la casa del piacere. e, dopo poche decine di metri, c’erano loro. La coppia in vestaglia, amichevolmente, mi invitò a salire la breve scalinata. Con dolcezza la Signora mi circondava di complimenti a cui rispondevo con altrettanta affabilità e quando entrai in casa, mi sentivo lusingata e già impalmata come donna.

Mi fecero accomodare in una bella sala luminosa anche se non molto ampia. Il televisore acceso trasmetteva un film inequivocabilmente porno con trav e trans all’opera con contorno di belle ragazze e con una mistress, per sovrappiù, che sembrava organizzare il “giro”.
Ci accomodammo sul divano e Alessia, la mia ospite, senza perdere tempo, mi invitò subito a cambiarmi e truccarmi.
Nel frattempo Giorgio, il padrone di casa, si gustava le scene spinte, stravaccato dinanzi al visore, la vestaglia aperta dalla quale faceva capolino un attrezzo ben sodo.

Alessia, da perfetta padrona di casa mi accompagnò nel suo budoir e mi aiutò a spogliare o, meglio, a rivestirmi nei nuovi paludamenti femminili. Perfettamente nudo davanti a lei, m’indusse a civettare con lei, sporgendo e muovendo il culetto che lei apprezzò molto. Si complimentò per il mandolino perfetto e la soavità della pelle, morbida al tatto, dei miei glutei, dato che approfittò della situazione, abbusando a lungo nel tastarli e provocarmi il buchino, mentre seguiva alle mie spalle la mia vestizione. Le sue attenzioni stimolavano il mio lato femminile.

Indossai il corsetto nero in pizzo, il perizoma, dal quale sfuggiva da tutte le parti il mio cazzo già turgido per l’eccitazione, finché non lo bloccai, stringendolo fra le gambe. Agganciai il reggicalze nero ricamato e le calze velate in tinta: Coprii il tutto da un corto kimono di seta nera con applicazioni di disegni giapponesi ottocenteschi, molto delicati, che mi aveva procurato lei, che mi strinsi in vita.

Alessia era orgogliosa del suo lavoro su di me. ” Appena avrò finito col trucco sarai una bella figona da esplorare!” – mi gratificò, vogliosa, mentre, seduta accanto a me davanti allo specchio, iniziava a truccarmi con arte e delicatezza. Quindi, mi procurò una parrucca bionda a boccoli; mi invitò a infilare le scarpe lucide nere con tacco 15 e, per concludere, mi ordinò di alzarmi e sfilare molto lentamente davanti allo specchio per valutare lo stadio della mia avvenenza.

Mi dette qualche consiglio: “Muoviti più lentamente…, senza scatti…, così, morbidamente; ancheggia un po’… alza di più le anche quando vai in su e falle ricadere in basso, seguendo il passo…Il passo felpato…abbassati sulle anche, piede dietro piede… devono essere in linea. Le spalle muovile al contrario delle anche…devi sembrare spezzata a metà quando avanzi. Non esagerare! Brava, ancora un po’ e ci sei…”.

Ero eccitatissima quando mi guardai sfilare davanti allo specchio e mi sarei scopata da sola se avessi potuto toccare quel gran pezzo di figa che si rifletteva nel vetro argentato.
“Sei pronta?” – Alessia mi rivolse la domanda retorica, mentre si spogliava della vestaglia. Completamente nuda, mi disse che era meglio che solo io indossassi la lingerie, per farmi risaltare, stimolando la libidine di Giorgio, ché a lei era ormai abituato.

Mi prese per mano, accompagandomi lungo il corridoio. Ancheggiavo, accentuando il movimento dei fianchi con l’incrocio calcolato delle gambe, una avanti all’altra, con passo felpato per rendere più sensuale la camminata; i tacchi alternanti risuonavano con soavità, sfiorando il pavimento e preavvisando il padrone di casa del misterioso arrivo. Ad Alessia luccicavano gli occhi, non stancandosi di fissare la creatura delle sue mani.

Giorgio era completamente nudo sul divano! Le maschie mammelle pelose erano agitate da un lieve movimento sussultorio. Stava toccandosi in una lenta masturbazione davanti alle sequenze hards. L’occhio era torvo di chi vuole concupire. Il membro si alzava da un fitto boschetto che ne contornava la base, mentre il glande arrossato scivolava, uscendo dalle dita che lo tenevano a freno nel moto lento e continuo della mano. Quando entrambe apparimmo nella sala abbandonò la visione dello schermo, rapito dalla realtà che aveva dinanzi. Lanciò uno sguardo di sorpreso compiacimento. Le sclere iniziarono a venarsi di sangue per la libidine che quella gustosa bambolina sapeva destare. Evidentemente prevedeva di consumare il suo lauto pasto sessuale.

Sgranai gli occhi, perplessa, nel vedere quel cazzo teso e duro così irriverente e sconcio davanti ad una damina tanto delicata, quale ero. Le dimensioni erano esagerate; dritto come un siluro e poderoso come una torre, compiansi il povero buchetto; avrebbe avuto bisogno di litri di lubrficante prima di poterlo ingoiare. Ma il buchetto era il mio! Ebbi un attimo di smarrimento.

Alessia comprese la mia inquietudine e mi incoraggiò dicendo che non dovevo preoccuparmi. Avrebbe pensato lei a prepararmi per bene. Tuttavia, aggiunse che quello sarebbe stato il minore dei problemi perché dopo ci sarebbe stata una grossa sorpresa tutta per me. Da un lato mi sentii rassicurata dalla sua complice presenza femminile. Sapeva bene cosa era sopportabile in un essere indifeso e prevaricato e la solidarietà è il giusto conforto che mi aspettavo. Non ebbi più timore e procedetti.

Mi avvicinai a lui; mi inginocchiai sul divano, stringendo con fermezza nelle mani quella mazza d’acciaio. Iniziai a leccare l’asta, misurandone la lunghezza con il palmo della mano, con l’idea di assumerlo in bocca. Accostai le labbra al glande; schioccai la lingua, battendo ripetutamente sulla cappella. Il buchino centrale iniziò a invischiarmi, vomitando una sottile, filamentosa gettata di liquido prostatico. Accompagnai il tutto con ampie leccate, inglobandolo con la mia saliva alla bocca. La sua rozza grossezza aumentò notevolmente. Aprii la bocca, sganasciammoni, per incanalarlo lungo l’ingoio oro-faringeo e farlo scendere giu , appiattendo il palato.

La lingua si muoveva con velocità attorno al palo, come una sinuosa ballerina di lap-dance, e sentivo l’inconfondibile, acido sapore di muschio della carne che penetrava in gola; deglutivo con affanno la saliva, che inevitabilmente producevo in sovrappiù, mista al liquido pre-orgasmico. Il sapore salato stimolava la mia salivazione, inducendomi a deglutire ancora più celermente e togliendomi il respiro.

Nel frattempo, sentivo accrescere l’eccitazione perché Alessia mi aveva scostato il perizoma dalla fessura anale e aveva allargato il cordoncino sulle mie chiappe. Con la lingua si dedicava a leccare intensamente il mio buchetto, penetrandomi a colpetti diretti al centro delle crespe. A un certo punto, sentii un intenso profumo che mi richiamò alla mente quello di un buon lubrificante.
Poi, lei saggiando la reattività della mia parte “debole”, infilò nell’ano prima l’indice, spalmando bene il lubrificante, poi il medio, poi anche l’anulare; la triade ruotava, penetrandomi il foro. Narcotizzava lo sfintere per abituarlo ad commisurarsi alla penetrazione che mi attendeva. Io collaboravo con intenso piacere, mentre il mio tubero fra le gambe si dannava, filando e sbavando.

Ad un tratto, Alessia si rivolse al marito, battendo sulle mie chiappe, come se la bestia al macello ormai era preparata: “Pronta!” – gli annunciò. Potevo accogliere il cazzo in tutta la potenza che Giorgio mi riservava. Con brevi colpetti sulle natiche e sulla pancia, come in un circo una brava assistente picchietta gli elefanti o i dromedari per permettere al domatore di eseguire i numeri per cui sono addestrati, mi fece capire che dovevo stare prona, in ginocchio; mi posizionò di spalle a Giorgio, divaricandomi le gambe con colpetti ben assestati. Mi pressò la schiena in modo da farmi estendere in basso la pancia, con il cazzo pendulo, e mi sollevò il culetto, rivolto in aria, svettante, più in alto della spalla.

Dietro di me sentii che il domatore si posizionava. Avvertii la presenza ansimante del bruto che si accostava; ne percepii il calore opprimente, prima che il cazzo strusciasse nella fessura dei glutei per raccogliere il lubrificante in eccesso e imburrarsi lui stesso; poi fece rotta dritto sul buchetto e tentò di forzare il chiavistello. Spinse per aprirsi la strada.

Chiusi gli occhi: Sudavo freddo. Aspettavo la penetrazione che tanto avevo temuto e desiderato. Avvertii una fitta intensa, un attimo di dolore. Un bang poderoso; fu uno squarcio che provai, prima che il grimaldello sgusciasse all’interno, risucchiato dal mio intestino. Ma Alessia aveva fatto un ottimo lavoro, da esperta, e l’apparato anale era ben lubrificato. Giorgio, come uno stallone imbizzarrito, senza freni di alcun genere, iniziò a pomparmi incitato dalla moglie, trapanandomi e sprofondando nelle mie viscere.

Alessia gli gridava: “Affonda il coltello! Veloce…rapido…allargalo che dopo ci penso io a rompergli il culo!”. Nella confusione, senza poter distinguere fra dolore e piacere, mi facevo montare, stordita, mentre le parole che udivo non avevano più senso per me, affondata nel buio profondo, senza fine del mio piacere.
Quella salsiccia dura scivolava nell’intestino, mentre un caldo languore m’infiammava culo e cervello; ansimavo e ad ogni colpo avrei voluto gridare, mentre mugolavo soltanto per il godimento.

Dopo un’infinità di quei colpi ben assestati, Alessia urlò a Giorgio che mi meritavo ben altro. Disarcionò l’uomo dal mio culo con estrema rudezza, reclamando il suo turno. Mi agguantò per le anche infilandomi sul suo strap-on che aveva evidentemente indossato senza che me ne fossi accorta. “Ora ti lavoro per benino!” affermò sarcasticamente. Mi sentii morire, privata del suo appoggio morale. Voleva schiantarmi!

Giorgio si mise davanti a me e sfilò il preservativo. Capii al volo e con gran voglia, in modo naturale, ingoiai quel cazzo durissimo e la bocca si riempì di carne insaporita dai miei odori. Avrei voluto morderlo se non mi avesse dato più piacere il succhiarlo.
Alessia giocava sul mio culetto; strusciava l’attrezzo sui glutei inzuppandolo nel liquido lubrificante che spargeva a piene mani.

Detti un’occhiata e solo allora mi accorsi che le dimensioni dell’attrezzo posticcio erano enormi. Mi tirai indietro, terrorizzato o, dovrei dire, terrorizzata, ma per un attimo tornai in me. La pregai di non provare a penetrarmi con quel nodoso bastone di gomma.
Era gigantesco; non riusciva a stare dritto per la lunghezza, grosso come una mazza da baseball.
Alessia non rispose. Sembrava forsennata, con gli occhi dilatati, e puntò direttamente sul buco gia spalancato che la guardava invitante, ma tremebondo; forzò con l’attrezzo che le s’innalzava fra le sue gambe come la propra di una nave.

Giorgio mi attanagliava davanti per bloccarmi e tenermi ferma, mentre Alessia penetrava con quella mazza, spingendola con due mani. Non potevo sfuggire.
Sentii cedere le deboli difese dell’ano, ma non mi pareva che stesse entrando nulla; troppo grosso e lo sfintere non era abbastanza largo. Insistette ferocemente.
Gridai e piansi, mentre reggevo i glutei con le mani, dilatandoli, cercando di farlo entrare più rapidamente possibile, perché diminuisse il dolore insopportabile che provavo. Spingevo verso l’alto il culo, pregando che finisse quella tortura. Intanto imprecavo verso la mia sorte e quel maledetto incontro: “Troia, puttana…tira fuori quel cazzo di affare…Non vedi che non entra? Puttanaaa…!”.

Mentre imprecavo con le lacrime agli occhi, mi accorsi che il bastone era dentro e, centimetro dopo centimetro, quella mazza mi penetrava in profondità, gonfiandomi la pancia, fino ad avvertirne nausea; il sedere ardeva e le gambe non mi reggevano più. Tremavano paurosamente ad ogni affondo di Alessia.
Lei cercò di tranqullizzarmi: “Ormai t’ho rotto il culo! Non avrai più problemi le prossime volte che verrai da noi.” – mentre mi pompava, guadagnando più profondità ad ogni colpo. La sentii giungere allo stomaco.

Impalata, è la parola giusta! Pensai un secondo a Vlad il Terribile. Mi sentivo impalata da Alessia che iniziava a carezzarmi i glutei e la schiena per addolcire il dolore che andava, però, diminuendo.
Non sentivo più nulla! Un piacere immenso aveva preso posto allo strazio iniziale e uno strano calore si diffondeva in tutto il corpo.
Iniziavo a venire, vomitando sperma sul divano, e a ogni colpo che ricevevo uno schizzo di pari intensità fuoriusciva dal mio corpo, dal mio uccello che vibrava senza alzare il capo, compresso e umiliato dallo scherno che aveva subito la sua mascolinità.

Anche Giorgio, davanti a me, iniziava a traballare. Capii che l’orgasmo era prossimo anche per lui e spalancai la bocca per ricevere il nettare salato che schizzò direttamente in gola una, due, tre, quattro, cinque volte. Inghiottita quella pioggia benefica, continuai a pulire il magnifico esemplare di cannone maschile, mentre Alessia faceva scivolare fuori il randello dalle mie viscere. Mi sentivo liberato da quell’ingombro, mentre mi pareva che fossero tratte fuori anche le budella, procurandomi una soddisfazione incredibile.

Alessia mi abbracciò sulla nuca. Poi, girandomi, mi attrasse sulla sua bocca, baciandomi. “Sei stata bravissima!” – mi mostrò il suo apprezzamento, apparentandomi al suo genere.
Rimanemmo esausti io e lei sul divano, accarezzandoci a vicenda ancora per qualche minuto, scambiandoci il proposito di rivederci ancora per riprovare nuove sensazioni; ci baciammo profondamente, mentre Giorgio mi accarezzava i genitali ormai inutili.
Dopo una doccia uscii da quella casa. Camminavo con fatica, spossato e svuotato dentro, mentre i muscoli del culetto prolassavano.
Arrivato a casa mi ripulii accuratamente, spalmandomi più e più volte le parti basse con liquido emolliente.Con la mano tastai lo sfintere per capire come stava messo; ormai ero dilatato e le dita entravano e uscivano senza difficoltà.
Non potetti fare ameno di masturbarmi, prima di addormentarmi, spossato, sul letto.

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Autore Pubblicato il: 20 Settembre 2022Categorie: Racconti di Dominazione, Racconti Gay, Trio0 Commenti

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