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Le due taccheggiatrici – Capitolo 3 – “Sbandamento”

Con la testa che penzolava oltre il bordo della scrivania, Marianna sentiva il grosso cazzo di Borio scivolare con potenza dentro di sé per quasi tutta la lunghezza del suo utero, fermarsi e poi tornare indietro. Nient’altro. Solo quella cazzo di gamba sollevata che iniziava a non essere più raggiunta dal sangue e che stava cominciando a fare male e a gelarsi, come se il piano su cui era sdraiata non le congelasse già abbastanza il culo e la schiena. Tra il tintinnio proveniente dal bicchiere di carta con delle graffette ed il ricevitore del telefono che sbatteva sull’apparecchio, poteva sentire il suono della nerchia di Del Marco che stantuffava nella bocca piena di saliva di Francesca; se alzava la testa, accanto all’anca di Borio, poteva vedere l’uomo intento a fottere la cavità orale dell’amica, da cui colava sputo in lunghe bave piene di bolle.

Proprio in quel momento la porta si aprì ed entrarono due agenti, alti e magri. – Va’ che due belle troie, questa volta, eh Clerici? – esclamò uno dei due, con un sorriso e dando di gomito all’altro.

Clerici si lasciò sfuggire una risata. – Finalmente qualcuna che non ha la rogna. La bocca della bionda è mia. – aggiunse avvicinandosi al tavolo e slacciandosi i pantaloni.

– Fa come ti pare. – rispose l’altro, anche lui abbassandosi la zip e prendendo la sedia in mezzo alla stanza. – Mi dovrò accontentare della figa dell’altra troia. – disse, fingendosi sconsolato ben poco convincentemente.

Marianna, sempre tenendo alta la testa per vedere oltre il proprio seno, vide l’agente, che Del Marco salutò chiamandolo Rinaldi mentre continuava a muovere la testa di Francesca, estrarre il proprio cazzo, sedersi, afferrare l’amica per i fianchi e, dopo aver messo per bene in posizione l’uccello, farcela sedere sopra. Del Marco fece un passo avanti per non far scivolare fuori dalla bocca della mora la propria nerchia e mentre uno le muoveva la testa, l’altro si faceva cavalcare spingendo su e giù i fianchi della ragazza.

Poi Clerici apparve dietro di Marianna, le afferrò la testa con una mano rivoltandola indietro, il mento con l’altra, le aprì la bocca, ed in un attimo anche lei aveva un cazzo che le scivolava nella bocca per poi arrivare fin quasi alle tonsille. Sentì due mani avvolgerle il collo e stringere fino quasi a soffocarla, e poi cominciarono le spinte, la nerchia dal sapore disgustoso che le riempiva le fauci e le palle che le sbattevano in faccia al ritmo dei colpi. Marianna dovette chiudere gli occhi per non ritrovarseli pieni di peli inguinali e cercare di respirare il meno possibile per non vomitare per la puzza del tizio che non doveva aver visto un bidet da tempo.

In pochi attimi l’attività al suo inguine aveva preso ogni importanza, la mente di Marianna ormai sopraffatta dal cazzo che le lavorava in bocca, il suo andirivieni prepotente, il suo collo e la sua testa in una posizione innaturali, i conati di vomito che rischiavano di sopraffarla in ogni istante. La sua bocca si riempì velocemente di saliva, che ad ogni colpo del cazzo creava uno stomachevole suono di risucchio simile a quello che accompagnava il pompino di Francesca, e ad ogni retrocessione fuoriusciva a fiotti dalle sue labbra aperte, colandole sul viso.

Borio grugnì di nuovo, vomitando dalla bocca un fiume di improperi verso Marianna mentre il suo cazzo pisciava sborra bollente nella sua passera. Diede un paio di colpi più forti, assicurandosi che i suoi coglioni si fossero svuotati dentro la ragazza, poi lasciò cadere la gamba ormai insensibile e sfilò la nerchia, assestando un colpo di mano all’altezza della commensura. Marianna sobbalzò sul tavolo per il dolore.

– Chi è il prossimo che si vuole fottere la troia bionda? – domandò Boario, alzandosi i pantaloni.

Con sollievo della ragazza, sentì il puzzolente cazzo scivolare dalla sua bocca e caderle in faccia, imbrattandola della sua stessa saliva, mentre le mani lasciavano la sua gola.

– Vengo io, che la mignotta mi ha appena morso. – disse Clerici, allontanandosi.

Marianna girò la testa da una parte e sputò un grosso grumo di saliva disgustosa sul pavimento, cercando di prendere fiato a grosse boccate, stordita e stravolta. Scosse la testa quando sentì le sue gambe aprirsi di nuovo e, ad una occhiata, vide il tipo che le aveva appena fottuto la bocca pronto a replicare con la sua fica. Percepì la stessa aprirsi e riempirsi del cazzo di Clerici.

– Vediamo se hai i denti anche qui. – sogghignò l’uomo, afferrandola per i fianchi e spingendo con forza. Dietro di lui, Marianna scorse Del Marco trattenere la testa di Francesca per i capelli, scuotendola durante un orgasmo che sottolineò con un ruggito. Quando, qualche secondo dopo uscì dalle labbra della mora, una cascata di saliva e sborra cadde dalla bocca, accompagnata dal respirare rumoroso di Francesca, anche lei a corto di aria. Un ragazzo in attesa prese il posto di Del Marco, il lungo cazzo già in tiro: afferrò la ragazza per la testa, abbassandola sul suo inguine e penetrandola.

– Beviti anche la mia sborra, puttana. – disse il ragazzo. Il suo corpo bloccò la vista di Marianna, ma non le fu difficile sentire il suono viscido della bocca di Francesca stantuffare la nerchia al ritmo del movimento delle braccia del ragazzo.

– Ehi, troia. – disse una voce dietro di lei, poi una mano si appoggiò sulla sua fronte e spinse di nuovo la sua testa verso il basso. – Che ne dici di questo cazzone, eh?

Un grosso pene le cadde letteralmente in faccia. Marianna strinse le palpebre mentre il cazzo le si muoveva sul viso, scivolandole accanto al naso, sulle labbra, passando sugli occhi, spandendole dappertutto la saliva che le era colata dalla bocca. Una mano le si appoggiò sulla gola ed un’altra le tappò dolorosamente in naso.

– Apri quella bocca, puttanella. – la incitò l’uomo.

Marianna provò a resistere per qualche secondo ma, mentre Clerici continuava a fotterla, capì che era inutile. Ormai a corto di ossigeno, non poté che obbedire: la cappella del cazzo, la più grossa della giornata, le entrò con violenza, sbandando nella sua bocca quasi fosse un’auto guidata da un ubriaco. Ora uno in mezzo alle sue gambe spingeva in un senso e contemporaneamente un altro si dava da fare sulla sua faccia.

E si stava eccitando tantissimo, si rese conto, mentre la sua fica continuava a gocciolare sempre più. Se qualcuno avesse provato a sfiorarle il clitoride o anche solo le tette, di certo sarebbe venuta. Di certo sarebbe stato l’orgasmo migliore della sua vita, capì.

Qualcuno venne, dopo qualche istante, ma non fu lei la fortunata, e sentì nuovamente del liquido caldo riempirle la passera.

– Sì, vaffanculo! – sbottò Clerici, con un gemito di piacere. – Questa puttana è così calda e sexy che non ho mai sborrato tanto in vita mia!

Un ultimo paio di colpi e Marianna sentì il cazzo scivolare fuori di lei. Uno sputo si spiaccicò sulla sua pancia piatta.

– Davvero? – disse una voce che la ragazza riconobbe essere il tipo che stava scopando la bocca di Francesca. – Allora vediamo se la fica della zoccola è meglio della bocca della troia.

Un attimo dopo, tra i colpi di tosse della sua amica finalmente libera di respirare, sentì un nuovo cazzo allargarle le pareti della fica, colmandola ancora più del precedente.

– Mi sembra bella piena di crema, la passera. – commentò la voce di prima.

– Che hai? Schifo, Menardi? – domandò ridendo Clerici.

– No, no. Adoro la fica in ogni caso. – rispose Menardi, dimostrandolo iniziando a sbattere Marianna con violenza. Il suono che si produsse dalla fica fu quasi ancora più forte di quello che si alzava dalla bocca. Sentì delle mani afferrarla per le caviglie ed alzarle ed aprirle le gambe.Il ragazzo era così possente nel colpirla che il suo viso andava a sbattere contro i coglioni del tipo che le teneva il cazzo in bocca. Entrambi cominciarono ad insultarla e a scoparla con sempre maggiore violenza e in profondità. Marianna si sentì sempre più sopraffatta, la sua mente che stava collassando sotto quei colpi, quando sentì il cazzo in bocca scoppiare in una sborrata calda, lo sperma colloso schizzarle in faccia quando l’uomo lo estrasse dalle labbra e lo puntò contro il viso della bionda.

Forse alla vista di quello spettacolo, forse perché l’azione nella bocca di Francesca l’aveva già eccitato abbondantemente, pochi attimi dopo anche Menardi raggiunse l’orgasmo, e sembrò voler emulare Vitto perché anche lui tirò fuori dalla figa il cazzo, che ancora sborrava, per venire sull’addome di Marianna. La ragazza sentì schizzi caldi finirle sulle labbra della passera, sull’inguine, sulla pancia.

– Pezzo di merda! – ruggì Borio, all’improvviso. – Che cazzo fai, Menardi? Non sborrarre sulla mia scrivania!

Il ragazzo trasalì all’urlo del suo principale, abbassando il capo tra le spalle, perdendo per un istante la sua baldanza, ma subito la ritrovò, quando gridò: – Nessun problema!

Allungò un braccio sulla testa di Francesca che, in quel momento, stava cavalcando, con evidente gusto, Vitto, il quale sorrideva alla ragazza che gli sfregava i seni sul volto, appoggiandosi alle sue spalle con le mani. Ma un grido si levò dalla bocca della ragazza e le mani si posero sui suoi capelli, cercando di bloccare quella di Menardi che l’aveva afferrata per un paio di ciocche nere. Si alzò in piedi, sfilandosi dal cazzo dell’uomo che stava scopando, con suo palese disappunto nello sguardo che divenne di brace, e retrocedette fino a cadere in ginocchio davanti all’inguine dell’amica, trovandolo insozzato di sperma che aveva iniziato anche a colare copiosamente dall’utero.

– Pulisci tutto, puttana. – ordinò Menardi, con un tono autoritario che sembrava quasi più comico che altro.

CONTINUA…

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