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La streamer – Capitolo 3 – Epilogo

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Michela poté fare appena il tempo di vedere l’icona della connessione Bluetooth illuminarsi prima che i vibratori si mettessero in funzione. Non ebbe nemmeno la capacità di comprendere cosa stesse accadendo quando il suo cominciò a muoversi: la potenza fu tale che il piacere che esplose nella sua figa rimbombò nella sua mente, riempiendo la sua anima ed echeggiando in ogni sua fibra. Si ritrovò a terra, urlando a squarciagola, contorcendosi come posseduta da un demone. Il suo corpo sembrava muoversi da solo, i muscoli che venivano comandati da qualcosa che non era la sua volontà: le sue gambe si piegavano a scatti, come tarantolata, la schiena si inarcava e si allungava facendola dimenare come una trota gettata sulla riva da un pescatore. L’unica parte del suo corpo ferma era il suo braccio destro, che puntava al suo inguine, compensato dal movimento della mano, simile a quella di una rockstar che stesse suonando su una chitarra un brano dal ritmo indiavolato, ma al posto delle corde si trovava il suo clitoride, turgido, viola, dolorante, ma che urlava di essere stimolato oltre ogni buon senso.

Per un istante di qualcosa che si poteva vagamente definire lucidità tra un’ondata di piacere e l’altra, si chiese come avesse potuto fare ancora sesso con Salvador. Adorava come il suo grosso cazzo riempisse il suo sesso, ancora memore di come le prime volte le pareti vaginali dovettero stirarsi per fargli posto, come le sue potenti spinte creassero una forte frizione nonostante il suo fisico la facesse bagnare come una fontana. Ma dopo quello che stava vivendo in quel momento, perché perdere ancora tempo con lui quando un pezzo di plastica poteva fare questo, senza nemmeno bisogno di succhiarglielo e magari bere la sua disgustosa sborra?

Stordita dal piacere che la stava sopraffacendo, in debito d’ossigeno per le continue, roche grida, credette di svenire quando venne assalita dal primo orgasmo, il più potente della sua esistenza: i suoi occhi si sbarrarono, l’opera della sua mano divenne ancora più convulsa, si trovò su un fianco quando esplose in un geyser di acqua di Luna che si riversò sulle piastrelle del pavimento in un getto di gocce. In quel momento vide Veronica sul letto, che sembrava replicare in una versione pornografica le scene de “L’esorcista”, la schiena arcuata, le mani che si muovevano come le ali di un colibrì. Anche lei fu travolta da un orgasmo mentre si trovava con i piedi piantati nelle coperte del letto e la schiena alzata, appoggiata solo con le spalle e la testa, e anche lei spruzzò una copiosa quantità di liquido, che si alzò in aria e le piombò addosso, imbrattandosi di piacere.

Michela ormai non riusciva a comprendere più nulla, la sua mente solo una vaga bruma in un maremoto di piacere che urlava e si contorceva dentro di lei. Avrebbe potuto giurare di aver subito un altro paio di orgasmi e di aver eiaculato altrettante volte prima che lo svenimento la salvasse dalla pazzia.

 

Quando si riebbe, la prima cosa di cui ebbe coscienza era di non essere più sul pavimento ma sotto la propria pancia percepì la stoffa del letto. Michela si chiese come ci fosse finita lì. Poi si rese conto di avere le mani bloccate con delle manette, e allo stesso modo le gambe. La sua figa, dolorante come mai prima di allora, era stata privata del vibratore.

Mosse la testa verso sinistra e vide la sedia da gamer, ma chi la stava occupando, svenuta, senza vestiti, la testa piegata sul petto, aveva i capelli biondi: al posto di Teresa c’era Veronica, e quello che le usciva dal buco del culo doveva essere il vibratore che era stato tolto a lei.

Dove cazzo era finita la tipa che avevano legato la sera prima?, si chiese con terrore.

– Veronica… – sussurrò, cercando di scoprire se riuscisse a svegliarla. – Veronica…

– Ah, quindi la troia bionda si chiama Veronica. – disse una voce dietro di lei. – Io invece sono Teresa. Piacere di conoscerti, puttana.

Sussultando, mia cugina cercò di guardare dietro la sua spalla. Sgranò gli occhi quando la vide, ancora nuda, in piedi sul pavimento lordo di macchie di acqua di Luna, più o meno asciutte. Quelle davanti alla sedia ergonomica erano fresche, da qui Michela comprese che Teresa aveva fatto subire alla sua amica la stessa tortura che loro avevano imposto a Teresa.

– Tu invece ti chiami Michela, vero? – domandò la ragazza, voltandosi verso un armadio, che aprì e cominciò a frugare. – La troia bionda continuava a chiamarti quando si è svegliata legata alla sedia e prima che iniziasse la trasmissione. Poi… beh, hai visto ieri sera, quindi puoi immaginare cosa le è successo.

Data la posizione in cui si trovava Teresa, Michela non riusciva a vederla bene, ma le parse che stesse indossando un paio di mutande nere.

– Comunque, come dicevo alla tua amica, – proseguì la camgirl, – non vi porto rancore. D’accordo, suppongo siate perseguibili di vari reati, ma lo scherzo che mi avete tirato ieri sera mi ha fatto guadagnare un migliaio di nuovi seguaci. Ci ho smenato una pila di soldi perché mi avete messo al minimo il costo delle vibrazioni, ma, – aggiunse con un accenno di scherno nella voce, mentre finiva di legare delle stringhe delle strane mutande, – la tua amica me li ha fatti riguadagnare tutti.

Solo allora, quando Teresa si avvicinò a lei, Michela comprese cosa aveva indossato: un paio di grosse mutande di finta pelle nera coprivano il suo inguine, e dal davanti pendeva un cazzo di plastica di dimensioni abnormi, molto più grande di quello che poteva vantare il suo stesso fidanzato. Terrorizzata, provò a divincolarsi dalle manette che la bloccavano.

– A differenza vostra, so che ci si può liberare dai nodi, soprattutto se si usa come corda del tessuto poco resistente. Non per altro sono riuscita a liberarmi, questa notte. – spiegò Teresa, di fronte agli inutili tentativi della sua ex aguzzina. – Per questo ho usato delle manette, che poi ho legato al letto. Comunque, non preoccuparti: come ti ho detto, non ce l’ho con voi. Dopo vi libererò e non sporgerò denuncia per questa notte.

– Cosa cazzo vuoi farmi? – strillò mia cugina, con le lacrime agli occhi, incapace di distogliere lo sguardo da quel cazzo di plastica mostruoso.

Teresa fece spallucce. – Non posso certo mandarvi via così, come se niente fosse, ti pare? La tua amica mi ha fatto guadagnare quello che ho smenato ieri sera, mentre tu… beh, ho sempre voluto usare questo strap on nelle mie dirette, ma non ne ho mai avuto l’occasione. Ti pare che debba avere del capitale fermo, che non mi frutta? – e mentre lo diceva, prese un telecomando appoggiato su un comodino, lo puntò verso il computer e la spia della webcam già girata verso il letto, si accese come un occhio maligno.

– No, ti prego! – implorò Michela, le lacrime agli occhi, – non fottermi con quel coso…

Teresa scomparve dalla sua vista ma sentì il letto sobbalzare, cigolando sotto il peso della ragazza.

– Non ho intenzione di fotterti, – sogghignò l’altra, – anche perché scommetto che hai la fica completamente insensibile, dopo che hai usato il mio vibratore per almeno mezz’ora, prima che si scaricasse. No, mi prenderò il tuo culo. – e proclamata la sua condanna, le pose le mani sulle chiappe sode, stringendole con soddisfazione, come avrebbe potuto constatare chiunque avesse assistito allo spettacolo dal computer di casa, e gliele aprì.

Le suppliche di Michela non ebbero nessun effetto sulla volontà di vendetta di Teresa, divenendo ancora più imploranti quando sentì il freddo della plastica baciare il suo ano. Gli spettatori a casa dovevano aver strappato dalle orecchie le cuffie quando Teresa, dopo essersi appoggiata con le mani sulle scapole di mia cugina, inflisse infine il colpo di bacino che le sverginò il culo. L’urlo fu così forte che all’esterno i corvi nei campi si alzarono in volo, e solo la distanza della casa da quella più vicina impedì a qualcuno di chiamare le forze dell’ordine, temendo fosse in corso un assassinio. Persino Veronica, sebbene non si riebbe, sobbalzò sulla sedia.

Quello fu l’ultimo verso che uscì dalla bocca di Michela per tutto il tempo dell’inculata, perdendo la voce per il grido, e impossibilitata fare qualsiasi cosa a parte ansimare per il dolore.

 

Nel frattempo, Teresa, che aveva a sua volta un dildo più piccolo che le penetrava nella fica e le stimolava il clitoride, spingeva con forza, godendosi sia il piacere fisico dato dall’attrezzo erotico che per la soddisfazione della vendetta. Il pezzo di plastica morbida che scivolava tra le pareti della sua vagina era davvero piacevole, così anche la stimolazione sul clitoride, ma la cosa migliore era abbassare lo sguardo e vedere il cazzone di plastica che scompariva tra le chiappe della pazza, invadendo l’intestino della stronza. Adorava come il suo corpo si muoveva in avanti sotto le sue spinte, sottolineate da gemiti di dolore della ragazza. Si era mai fatta inculare dal pessimo scopatore superdotato? Anche se il suo ano avesse già ospitato quel cazzone, di certo non sarebbe stata pronta per qualcosa di simile a quel dildo.

L’orgasmo che ne seguì, diversi minuti dopo, durante i quali mia cugina sotto di lei non fece altro che ansimare, completamente stordita, non fu certo il più potente della sua vita, ma di certo il più soddisfacente. Socchiuse gli occhi mentre la sua mente si svuotava di ogni pensiero e veniva invasa dal piacere, riempiendosi allo stesso tempo i suoi polmoni di aria del mattino e il retto di mia cugina con il cazzo di gomma.

Quando, dopo un ultimo colpo di bacino e uno schiaffo sulla natica destra, in cui rimase l’impronta rossa e dolorosa della mano, lo estrasse quasi a fatica, afferrandolo con una mano, come facevano spesso gli uomini.

Scese dal letto, quindi mise le mani sotto il corpo di mia cugina, rivoltandola verso l’alto. Lei stava boccheggiando, rossa sul viso rigato dalle lacrime. – Dai, abbiamo quasi finito. – la rassicurò Teresa, con un sorriso. – Anche a me, la prima volta, ha fatto parecchio male, ma ormai non ci faccio quasi più caso.

Risalì sul letto sedendosi sul piccolo seno di mia cugina, il cazzo di plastica sotto al suo mento. – Apri la bocca, tesoro. – le disse, melliflua.

Michela la serrò, sbarrando allo stesso tempo gli occhi, sconvolta.

La ragazza le chiuse le narici con due dita, dicendo, sempre con la voce che userebbe con un bambino discolo: – Ho letto la chat della trasmissione di questa notte, e mi hai messo in bocca il vibratore per ripulirlo dagli umori della mia fica. Però a me il gusto della mia fica piace. La domanda è: a te piace il sapore del tuo culo?

Già a corto di ossigeno, Michela dovette cedere e spalancare la bocca per non soffocare. Ebbe letteralmente il tempo di due profondi, avidi respiri, prima che la sua ex prigioniera, sempre con il cazzo posticcio in mano, non glielo infilasse tra le labbra.

Michela, spaventata, disgustata, inorridita, emise un grido che si tradusse in un verso inarticolato, muovendosi convulsa, sebbene fosse impossibilitata a fare qualsiasi cosa. L’altra l’afferrò per le tempie, sollevò il culo, e poi cominciò a stantuffarle nella bocca. Un suono liquido, viscido, accompagnò ogni colpo d’anca, presto alternato dai gemiti di piacere di Teresa.

La cosa proseguì per quasi dieci minuti, durante i quali Michela dovette trattenere il vomito, cercando di respirare dal naso completamente pieno di muco per le lacrime, guardando la pancia di Teresa avvicinarsi e allontanarsi in continuazione. Le doleva la mascella per riuscire a contenere il cazzo di plastica che la stava violentando, ma mai quanto il suo povero culo… Dopo quella volta, avrebbe potuto darlo a Salvator ogni volta che voleva, senza farsi pensieri.

Teresa venne per la seconda volta quella mattina, e questo orgasmo fu di gran lunga migliore del precedente. Per quanto avrebbe voluto essere davvero dotata di un vero cazzo per sborrare in bocca alla troia mora, dovette accontentarsi di un invidiabile schizzo di acqua di Luna che, sfortunatamente, si riversò in quella cintura di castità di finta pelle. Peccato, anche squirtarle in faccia sarebbe stato davvero soddisfacente, si disse.

Con ben più delicatezza di quanto aveva fatto nell’estrarlo dal culo di mia cugina, Teresa lo tolse dalla bocca una volta venuta. Lasciando Michela semi incosciente sul letto, raggiunse il comodino dove c’era il telecomando e prese un mazzo di chiavi. Si avvicinò alla sedia e liberò Veronica, ancora svenuta, dalle manette, poi le estrasse dalla figa e dal culo i due vibratori, appoggiandoli su un fazzolettino di carta che aveva già preparato accanto al monitor del computer, poi passò a Michela.

– Nessun rancore, vero? – disse, aprendo le manette e aiutandola ad alzarsi. Michela fece una smorfia di dolore quando si appoggiò sul sedere. – Eh, quello farà male per qualche giorno. Ma, d’altronde, si corre sempre qualche rischio quando si viola la proprietà di qualcuno. – aggiunse, con un occhiolino.

Mia cugina annuì, confusa. Le uniche due cose che comprese furono che il bagno era a loro disposizione per lavarsi e non farsi mai più vedere da quelle parti, e che Salvator avrebbe potuto chiavare impunitamente ogni ragazza avesse voluto. Anzi, si chiese se l’offerta di quell’amica che voleva curare la sua gelosia fosse ancora valida.

 

FINE

 

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