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Bianchi velieri d’ovatta navigavano su un mare azzurro intenso; la finestra della nostra cameretta si affaccia su una vallata della quale non si percepiva la fine e non c’era metafora migliore per definire quello che era successo la sera precedente: l’ignoto. Come un pugno allo stomaco, il ricordo della sera prima, mi tramortì rovinando il panorama che stavo ammirando. Mi girai su un fianco per vedere mio fratello dormire. Ora che l’eccitazione era svanita dissolvendosi fra le braccia di Morfeo poche ore prima, mi sembrava assurdo essere arrivata al punto di immaginare di fare sesso con mio fratello. La sveglia segnava le 10:12 e la mia agenda diceva che avrei dovuto fare colazione per poi giocare alla playstation o inventare comunque qualcosa per far passare il tempo in questo dannato lockdown. Mi misi seduta sul letto poggiando i piedi a terra e tesi le braccia in alto per stirarmi, inarcando la schiena. Mi avvicinai al letto di mio fratello per svegliarlo. Era su un fianco in posizione fetale, dorme sempre così, sembra un bambino. In effetti devo dire che era proprio carino e guardarlo dormire mi stava davvero intrigando. D’istinto allungai una mano e gli carezzai una guancia con le nocche. Lui mugugnò qualcosa di incomprensibile e si girò mettendosi supino. Ovviamente aveva un’erezione notevole, come quasi tutte le mattine, ma dopo quello che era successo poche ore prima, la cosa generò in me emozioni diverse dal solito. “Sveglia, testone” sussurrai sperando di svegliarlo. Lo carezzai di nuovo sul viso dicendogli di alzarsi di nuovo, ma sembrava come in letargo. Come cazzo fa a dormire sempre così profondamente proprio non l’ho mai capito! Avrei preso il lenzuolo e lo avrei tirato via per forzarlo, ma poi pensando alla sua erezione, esitai. Rimasi interdetta per qualche secondo, poi decisi di farlo. Presi l’orlo del lenzuolo e tirai lentamente verso il basso. Dopo qualche secondo il suo cazzo svettava come la Torre Eiffel a Parigi. Nemmeno i boxer riuscivano a tenerlo dentro, a meno che non si fosse addormentato con il suo sesso fuori dai boxer. Cristo, da vicino faceva impressione, la sera prima sembrava normalissimo, sarà stata la distanza, la luce, boh. Non era particolarmente lungo, ma era notevolmente largo; quello che mi piacque di più fu il fatto che era bello, cioè, liscio, dritto, pulito, perfetto. Sembrava uscito da un libro di biologia dal titolo “Ecco come dovrebbe essere un pene perfetto”. Il glande era coperto ma se ne scorgeva la punta dalla quale sembrava fuoriuscire un liquido trasparente. Avevo una voglia matta di toccarlo, di massaggiarlo, ma se si fosse svegliato sarei potuta morire di vergogna, così mi alzai cercando la forza di uscire dalla camera. Compiuti tre o quattro passi mi fermai e mi voltai. Lui ancora dormiva bellamente, ma le farfalle che impazzavano nella mia pancia non dormivano affatto. La voglia di sentirlo era troppa e così cedetti. Tornai di fianco al suo letto, allungai la mano destra. Lo strinsi dolcemente, per paura di svegliarlo e rimasi sbalordita dal fatto che impugnandolo, il pollice e il medio non riuscivano a toccarsi, e non di poco. Per carità, le mie mani sono piccoline, ma il suo cazzo era davvero notevole. Mio Dio quando era duro, sembrava fatto a posta per essere stretto, baciato, leccato, succhiato e scopato. Poi pensai che probabilmente non sarei riuscita né a succhiarlo, né tantomeno a scoparlo, tanto era grande. La sera prima, guardandolo dalla porta, non avevo realizzato le sue reali dimensioni, ora da vicino lo dovevo rivalutare. Iniziai a muovere dolcemente la mano su e giù e scoprii il glande di un rosa più scuro e lucido. Il frenulo era teso quando la mia mano scese ancora. Dopo qualche movimento della mia mano il liquido trasparente era aumentato e un piccolo rivolo scendeva da lui per colarmi a poco a poco sulla mano. Nel frattempo il suo cazzo, già duro, sembrò irrigidirsi ancora di più e dopo qualche secondo sentii come dei piccoli spasmi. Stava già per venire, credo che stesse sognando qualcosa di eccitante vista la velocità con la quale stava arrivando al traguardo. Mi fermai perché se avessi continuato lo avrei svegliato di sicuro e decisi che la notte successiva, mi sarei alzata per riprendere quello che stavo facendo. Lo volevo, lo dovevo far venire con le mie mani e volevo godermi tutto lo spettacolo da vicino. Ormai l’eccitazione era tornata, addirittura più forte della sera prima. Mi sforzai infinitamente per allontanarmi da lui ed uscire in corridoio. Mi voltai per controllare che ancora dormisse, e infatti era ancora supino con la bocca socchiusa profondamente addormentato, nonostante la Torre Eiffel che ancora dominava la stanza.

Mio padre era in terrazza a fumare e fare le parole crociate, mentre mamma doveva essere uscita a fare spesa. Salutai papà e gli chiesi da quanto fosse uscita mamma. Mi disse che era uscita un quarto d’ora prima. Feci due rapidi calcoli, per quanto difficile appena alzata, vista la fila che avrebbe trovato al supermercato per via dello scaglionamento all’entrata, non sarebbe rientrata prima di una mezz’oretta. Mi sdraiai sul divano e la mia mano si fece subito strada verso il mio sesso. Alzai l’elastico dei pantaloncini del pigiama e feci pressione da sopra gli slip sul mio clitoride. Iniziai ad esercitare piccoli movimenti sul mio bottoncino, prima da destra verso sinistra e poi di tanto in tanto dall’alto in basso per poi colpirlo con piccoli schiaffetti dolci ma decisi. Sempre più veloce e con più forza. Dopo due o tre minuti di questa tortura, la mano si infilò quasi automaticamente sotto gli slip, apprezzando fin da subito il calore e l’umidità causata dal cazzo di mio fratello. Infatti era al suo cazzo che stavo pensando, a come lo avrei segato fino a farlo venire su di me, su di lui, su di noi. Immaginavo sperma dappertutto, che schizzava dal suo cazzo nella mia bocca, sul mio viso e sul mio seno nudo. Con due dita iniziai a strizzarmi un capezzolo mentre due dita erano appena entrate dentro di me. In pochi minuti stavo venendo di brutto, infatti ero bagnatissima e lo si poteva capire dal rumore di umido che riempiva il salotto. Mi feci sfuggire piccoli ansimi proprio nel momento che i miei muscoli si contrassero per l’orgasmo. Strinsi le gambe sulla mia mano per godermi immobile quella sensazione di piacere.

Dopo qualche minuto ero sotto la doccia. Ne uscii rinvigorita e più rilassata. Mamma era appena rientrata e le corsi incontro per darle una mano con la spesa; se aspettavo papà facevamo notte, sfaticato. Aveva comprato delle focacce, affettati vari e birra per la cena. “Ammazza, stasera leggeri” esclamai sorridendo. “Perché, hai un appuntamento per caso in serata?” rispose guardandomi negli occhi intensamente. “No, allora vorrà dire che ci ubriacheremo come stracci e andremo a dormire presto, che ne dici?” dissi. Mamma mi guardò languida e si avvicinò al mio viso, posò le sue labbra sulle mie e aggiunse giusto un pochino di lingua, poca, ma stupendamente perfetta. Socchiusi le labbra ma il bacio era ormai finito. “Per me va bene” sussurrò facendomi l’occhiolino. Io avvampai e diventai di certo tutta rossa in viso, perché mia madre mi carezzò la guancia facendo un’espressione tra il divertito e l’eccitato. Poi si allontanò annunciando che avrebbe fatto una doccia.

Mio fratello si presentò in cucina ancora mezzo addormentato, ma credo che fosse abbastanza sveglio da capire che avrebbe dovuto aspettare che la torre Eiffel si ammorbidisse prima di andare in cucina, tanto che in effetti, della torre, neppure l’ombra. Si mise seduto vicino a me sussurrandomi un “buongiorno” mentre si preparava un caffè. “Buongiorno Eiffel” risposi, pentendomi subito di averlo detto a voce alta. “Eh?” mi disse confuso lui. Avvampai di nuovo, ormai stava diventando un’abitudine per me. Non dissi niente e dopo aver preso il caffè Luca, questo è il suo nome, non credo di avervelo ancora detto, si alzò per andare in bagno. Rimasi sola in cucina, a rimuginare. Ripensai alla sera prima, a come Luca era venuto in modo così potente e mi tornò alla mente la frase che disse mentre veniva: “Tieni sorellina, bevi tutta la mia sborra”. Ero così eccitata l’altra sera, che forse sottovalutai la cosa, ma ora, a mente fredda, era chiarissimo, come il sole. Luca si stava masturbando pensando a me. Vabbè, forse il video che stava guardando lo aveva eccitato, ma disse quella frase a voce alta e sono sicura che pensasse a me. O almeno lo speravo? E lo stava facendo mentre io lo facevo guardando lui. Cioè, soltanto rileggere queste righe si intuisce quanto possiamo essere una famiglia incasinata, fermo restando che fino a 12 ore prima, credevo che la nostra fosse la più normale delle famiglie. Si stava masturbando pensando alla sua sorellina, dolce, innocente, che dolce forse lo era, anzi, di certo, ma innocente assolutamente no. Quindi, poco prima, quando lo stavo segando mentre dormiva, avrei potuto continuare. Se si fosse svegliato avrebbe trovato la sua sorellina, che lo aveva fatto venire la sera prima, la sua fantasia più sfrenata. Non avrebbe detto niente. Sarebbe rimasto in silenzio per venire poi come un fiume in piena sulla mia mano e chissà, magari anche in faccia, in bocca, vista la sua eruzione precedente. Questo pensiero mi diede coraggio; ok, mi dissi, questa sera lo faccio.

La giornata passò lentamente, come tutte d’altronde, ma in modo particolare, perché i miei pensieri erano sempre fissi sul mio piano diabolico. Mi masturbai quattro o cinque volte durante la giornata, l’ultima volta in cucina, poco prima di cena. Saranno state le 19:00, mamma era in bagno e papà ancora su quelle solite parole crociate. La mia mano era dentro le mutandine ma immaginavo che la mano fosse di Luca, che mi masturbasse mentre mi infilava il suo cazzone in bocca. Io lo segavo mentre le mie labbra erano serrate sul suo glande, con la lingua che titillava il suo frenulo. Era un’immagine così vivida! L’orgasmo stava arrivando inesorabile e proprio per questo mi era “sconnessa” dal resto del mondo. Stava arrivando prepotente, lo capii da i piccoli spasmi che stavano tormentando i miei addominali e le pareti vaginali. Eccolo arrivare, forte e chiaro. Tirai fuori le dita da me per premerle sul clitoride e godere ogni attimo di quel piacere stupendo, ma mamma entrò in cucina. Cercai, vi giuro, cercai di trattenermi, ma ormai l’orgasmo era partito ed è impossibile fermarlo una volta che la diga è aperta. Guardai mamma mentre l’orgasmo era al suo culmine, mamma si avvicinò a me, poggiò le sue mani sulle mie spalle e si mise dietro di me. Il mio corpo era teso e tremante, quando mamma si chinò e mi sussurrò all’orecchio “Godi amore, lasciati andare, ma non fiatare, ti prego” poi posò la sua mano sulla mia guancia e delicatamente ruotò il mio viso da un lato e si chinò per baciarmi. Stavo ancora venendo e d’istinto aprii la bocca leggermente permettendo alla lingua di uscire fuori. Il contatto delle nostre lingue e delle nostre labbra fecero da propellente per un nuovo orgasmo, non credevo fosse possibile, ma lo spasmo fu talmente forte, inaspettato, che ne scatenò un nuovo e più potente. Ansimai, forse addirittura urlai, ma nessuno sentì mai il mio piacere, anzi, soltanto mi madre lo sentì, perché morì fra le nostre labbra serrate. La mano di mamma scese sul mio seno destro e lo strinse, decisa, mentre fra pollice ed indice stringeva il capezzolo. Presi a tremare furiosamente e piccoli zampilli di piacere uscirono dal mio sesso andando ad inzuppare mutandine e pantaloni. Le nostre labbra si staccarono e mamma disse “La santarellina non è poi così santarellina eh” sorridendo maliziosa. Ero già rossa in volto per il potente orgasmo, anzi, orgasmi, appena avuti, quindi non potei arrossire di più, ma non seppi come ribattere, avevo ancora i muscoli addominali doloranti e tremanti e le gambe come gelatina. “Stai attenta però, invece di me ti avrebbe potuto vedere tuo fratello” disse facendomi l’occhiolino. “Così saremmo stati pari” risposi d’istinto sorridendo. Mamma sorrise di rimando e disse “Giusto, giusto. Però dico davvero, stai attenta. Già abbiamo oltrepassato una linea ben marcata, cerchiamo di non esagerare. Ok?” disse con una vena seria in volto. “Ok mamma, scusa ma…” risposi, “tranquilla amore, non sono arrabbiata, sono soltanto preoccupata. Cosa sarà, la quarta, la quinta volta che ti masturbi oggi?” domandò. Io rimasi di sasso e l’unica cosa che riuscii a dire fu “Ehm, ma…come…ehm…”. Mamma si avvicinò a me, mi prese il viso fra le mani e avvicinandosi a me disse “Amore, io sono la tua mamma, ti conosco troppo bene, a me non puoi nascondere nulla. Dubito che tuo padre lo capirebbe mai, lui viva altrove, ehehe. Ma tuo fratello non ha preso da lui, Luca ha preso da me, quindi come ci sono arrivata io, potrebbe arrivarci anche lui. Occhio”. Poi mi baciò sulle labbra; prima il labbro superiore, poi quello inferiore ed infine sulla punta del naso. “E adesso vai a lavarti che fra poco si cena” disse mentre andava verso il frigo.

Mi diressi verso il bagno con le gambe ancora tremanti e deboli e il cuore che mi batteva a mille. Un turbinio di pensieri mi travolsero. Mamma mi aveva visto venire e mi aveva aiutato a venire di nuovo. Il primo orgasmo lo avevo avuto pensando a mio fratello mentre il secondo baciando mamma e facendomi toccare il seno. Cioè, quanto potevo essere sconvolta da tutto questo? E invece no! Non ero sconvolta, ero eccitata, contenta e impaziente di scoprire cosa sarebbe successo di lì a breve. Il mio piano era ancora in piedi, quella sera avrei masturbato mio fratello sul suo letto e non mi fregava nulla se l’avessi svegliato, tanto anche lui pensava a me quando lo faceva. L’importante era che mamma non l’avrebbe dovuto scoprire.

QUELLA NOTTE
La sveglia segnava 1:34. Mio fratello dormiva da più di un’ora, lo capivo dal suo respiro profondo. Io non avevo chiuso occhio ovviamente, tanta era l’eccitazione. Mi alzai cercando di non far rumore. Uscii dalla cameretta per andare in corridoio. Aprii la porta della camera di mamma e papà. Dormivano beatamente. Richiusi la porta e tornai in camera. Richiusi bene la porta e mi avvicinai al letto di Luca. Ero in piedi al lato del letto. Di solito dormiva su un fianco, stranamente ora dormiva supino, un segno del destino evidentemente, eheheh. Lentamente tirai via le lenzuola per scoprire che non aveva nessuna erezione, ancora. Tutto normale, ma il cuore iniziò a battere in modo forsennato, quindi allungai la mano e sentii il suo cazzo ancora a riposo attraverso la stoffa dei suoi boxer. Anche così sembrava molto grande. Lo accarezzai per un po’, come se quel movimento mi avrebbe potuto infondere coraggio. Lo carezzai per un minuto più o meno, poi presi l’elastico dei boxer e……

To Be Continued…

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