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“Eddai, vieni! Almeno conoscerai un po’ di persone e, magari, qualcuno ti propone anche un lavoro”
Diceva bene, la mia Cate, ma non me la sentivo troppo: andare a quella “serata” organizzata dalla Ditta -come enfaticamente la chiamava lei- sarebbe stata, intuivo, un’umiliante esperienza per me, sottoposto alle forche caudine dei sorrisi fintamente cordiali, alle presentazioni di rito, mentre invece mi irridevano o addirittura mi disprezzavano, ripensando a quanto gli aveva dimostrato di essere vacca mia moglie.
Però… però vista in quella prospettiva… mmhhh…

Essendo una serata formale, Cate mi fece indossare un papillon rosso scuro sulla camicia bianca con sparato e colletto adatto, sopra all’abito nero.
Quando lei si dichiarò pronta ad uscire, la osservai con evidente piacere: si era truccata con attenta sobrietà ed il tubino nero, impreziosito da una striscia di strass neri era corto e scollato, le metteva deliziosamente in mostra gambe (e oltre metà delle cosce), la schiena abbronzata fino alle reni ed i seni, i cui capezzoli erano coperti dalla parte che arrivava a girarle attorno al collo. I capelli acconciati in su le scoprivano completamente collo e nuca, sottolineati da due giri di perle.
Due sandaletti con almeno dieci centimetri di tacco ed una pochette, completavano la mise della mia affascinante mogliettina.
Raggiungemmo la grande villa dove era stata organizzata la serata e subito la mia Cate fu accolta con entusiastico calore da diversi uomini, primo tra tutti Stefano, il suo capo, il quale salutò con una cordialità forse eccessiva anche me, stringendomi la mano con notevole forza e dandomi una pacca sulla spalla e sorridendomi a trentadue denti, tipico sorriso da predatore.
Così da vicino, potei apprezzare anche il suo dopobarba, molto virile e muschiato, prima che ci lasciasse e si occupasse degli altri ospiti.
Cate, al momento, rimase accanto a me e, con instancabile sfolgorante sorriso, mi presentò una marea di ingegneri, avvocati e dottori vari, gente che trasudava il proprio successo, magari costruito sulla pelle di “scartine” come me ed i miei poveri ex compagni di lavoro.
Al di là dei molti spocchiosi, mi presentò tre invitati coi quali mi trovai a conversare amabilmente e quando mi girai verso Cate mi resi conto che era sparita.
La vidi, dopo un po’, mentre rideva a gola spiegata con Stefano, che la stava pilotando verso il parco esterno cingendola per le reni con un braccio, come se fosse la sua, di moglie!
Mi strinsi mentalmente nelle spalle e mi disposi a godere della compagnia dei tre.
Al terzo bicchiere che sempre lo stesso -dei tre- mi metteva in mano, avevo capito che la sua “mission” per la serata era farmi bere.
Quindi mi volevano ubriaco… o almeno sbronzo… Ok, anche se per fortuna tengo bene l’alcol, cominciai ad interpretare la parte di quello che  quando beve troppo farfuglia, ridacchia ed è amicone di tutti… Ero sinceramente curioso di vedere cosa avevano in mente.
Man mano che sembravo ubriacarmi, i miei tre compagnoni si scambiavano cenni, ammiccamenti, allusioni di difficile comprensione; inoltre mi facevano domande a trabocchetto e quando io rispondevo (come speravano loro), si facevano delle matte risate.
Uno tirò fuori lo smartphone e mi venne vicino, mettendosi accanto a me  e appoggiandomi amichevolmente il braccio sulle spalle, mentre gli altri due già cominciavano a ridere come due scemi: «Ti piace vedere foto di vaccone in azione?»
Annuii, entusiasticamente «E allora guarda qui! Guarda qui, guarda questa troia…»
Mi fece vedere alcuni scatti dove il volto della donna non era mai visibile, ma si vedevano perfettamente le gambe, il culo, le tette, il pube di quella che senza fatica riconobbi come la mia Cate e strabiliavo per la facilità con la quale ospitava diversi cazzi, tutti di significativa dimensione.
Mentre contemplavo la parata di scatti, tuttavia, ricordavo che per il terzetto io avrei dovuto essere sbronzo come una cocuzza e quindi borbottavo, facevo commenti su quanto fosse troia la baldracca delle foto eccetera, provocando grasse risate dei tre e divertite gomitate tra di loro.
«Ma tu… -mi chiese sardonico uno-… l’hai mai avuta una baldracca così, a tua disposizione???» e intanto mi faceva bere ancora.
Capivo cosa si aspettavano di sentirmi dire, per farsi matte risate…
«No, no… una troiona così, mai… mai neanche immaginata… sono sposato… ma mia moglie è una donna tranquilla, a letto…»
Ad uno vennero i lucciconi, tanto ridevano forte!
Erano diventati molto amichevoli, nei miei confronti ed anch’io –anche a causa dell’alcol che avevo comunque ingerito- ero entrato nella forma mentale di cercare di accontentarli al massimo, di dargli sempre ragione, di dirgli sempre sì.
«Ma non ti piacerebbe essere sposato con una bagasciona così???» disse uno, già con le sopracciglia sollevate e la bocca piegata, pronta a scoppiare in una risata alla mia risposta.
«Beh… non so… -sentii qualche risolino-… il marito di una come quella dovrebbe… dovrebbe sopportare tante corna, con tutti i cazzi che lei prende ovunque!» Risposi, con la fierezza dell’ubriaco che ha trovato una risposta importante.
Loro scatenarono un vero uragano di risate.
«Che poi, una signora abituata a dei cazzi così grossi… Non credo che tu possa competere con loro, no?» Vollero indagare.
«No, no… -li rassicurai-…io ho un pisello normale… mooolto normale (avevo deciso di farli divertire per davvero, sminuendo la mia “merce”: tanto, chissenefrega di loro tre?), anzi!… non una di quelle specie di proboscidi da pornostar!»
Risero di nuovo molto e, mentre tenevo la testa bassa come se fossi parecchio ubriaco, vidi due di loro che guardavano per un istante alla mia destra e facevano un lieve annuire col capo, come a rispondere ad una domanda mimata da qualcuno: senza muovere la testa, guardai da quella parte e vidi Cate, sorridente e radiosa, mentre passava con un tizio elegante che le cingeva la vita col braccio: evidentemente la mia signora stava socializzando con diversi dei presenti!
«Ma… e senti un po’… e se la tua dolce e tranquilla mogliettina si trovasse dei cazzi del genere, per farsi squassare fica e culo…?»
«No, no… -smentii subito, recisamente-… lei non è proprio il tipo per fare certe cose!»
Uno dei tre rischiò il colpo apoplettico, dalle risate. Quando si calmarono un poco, insisté con la domanda: «Ma se… se li trovasse… ammettiamo per ipotesi, ovviamente! –ridacchiamenti assortiti- e se li portasse a casa… e tu la vedessi… e vedessi quei cazzi così grossi… (“Ma dove vuole andare a parare? Tanto gli dirò sì in ogni caso…”)… sì insomma… li guarderesti con ammirazione, invidia e desiderio?»
Il mio «Sì» era già partito, quando ripensai alla domanda ed alle implicazioni della mia risposta.
«Sì, cosa, scusa? Ammirazione, invidia o desiderio? Spiegaci…»
«Beh… -farfugliai- … un po’ tutto, dai…»
«Ma quindi… anche desiderio? Desiderio di… usufruirne?»
Ops! E adesso? Va beh, come dicevano i vecchi, “lasciamo correre il pesce”: «Ma… ma sì… dai…»
«Ma… e non ti verrebbe la voglia di toccarli?»
Mhhhh! Che pensieri mi fanno venire! Ma meglio restare nel vago” «Ma dai… che domande sono?»
E lui a insistere «Ma giusto per sentire quanto sono duri, dai! Mica per altro! Per sapere quanta durezza riempirà tua moglie!»
«Mhhh… beh, allora… sì…forse!»
«Magari mentre li hanno tirati fuori, luccicanti dell’eccitazione della troia, giusto per sentire quando la tua santa mogliettina è bagnata?»
«Beh, sì… ma giusto per quello… Ma comunque la mia Cate non… non ne farebbe mai, di queste cose!»
«Sì sì, certo…Era tanto per parlare!» Mi rispose uno, cercando di rimaner serio, mentre gli altri due ridevano come pazzi.
Quello che era stato più taciturno, si piegò verso di me per dire qualcosa, ma in quella arrivò un altro uomo, una persona che salutarono cordialmente alzandosi e, mormorando uno «Scusaci…» distratto, mi lasciarono solo, allontanandosi chiacchierando col nuovo arrivato.
Mi alzai e decisi di girare la villa, visto che quei tre mi avevano tenuto sequestrato su quel divano fino ad allora.
Camerieri che veleggiavano con vassoi di bicchieri, coppie che ballavano, l’orchestrina che suonava, distinti signori ed affabili signore impegnati a conversare piacevolmente in giro, in piedi o seduti, sia all’interno che nel parco attorno alla villa…
In qualche angolo, tra i cespugli, sentivo i tipici fruscii ed ansiti e gemiti dell’amoreggiare, ma qualcosa mi diceva che Cate doveva essere all’interno della villa; così tornai sui miei passi e dall’ampio salone d’ingresso mi incamminai su per la scala che portava al primo piano.
Su un lungo corridoio si affacciava una quantità di porte, chiuse o accostate e, francamente, non mi sembrava il caso di rischiar di essere sorpreso da qualcuno mentre sbirciavo od origliavo; per cui lo percorsi fino alla finestra in fondo e solo arrivando fin lì mi resi conto che il corridoio proseguiva per un altro tratto alla mia destra, dove mi incamminai pigramente.
Pochi passi e sentii due risate maschili venire da dietro l’angolo che avevo appena svoltato.
«Cazzo, che troiona!»
Risata: «Sì, davvero: non le basta mai! Adesso però devi pagare, visto che hai perso la scommessa…»
«Sì, sì, tranquillo che pago! Però davvero non avrei detto che un donnino così minuto ce l’avrebbe fatta… faccio ancora fatica a crederci, anche se l’ho visto coi miei occhi!»
«E l’hai visto! Due grossi cazzi insieme prima in fica e poi in culo! E lei che non fa una piega, ma anzi: ti incita ancora a fotterla!»
«Sì… Assolutamente una forza della natura…»
Seguivo il dialogo con eccitata attenzione mentre i due stavano lentamente percorrendo il corridoio verso lo scalone e le loro voci si affievolivano, ma non mi andava di sbucare alle loro spalle.
Per adesso parlavano di una generica, quanto intrigante, troiona…
«Certo che Stefano ha trovato davvero una vaccona fenomenale!»
«Ahahahhaha… ed è anche stronza! Lo sai che mentre lei si sta facendo sbattere qui sopra, giù di sotto c’è quel coglione del marito a farsi rincoglionire ed inciuccare da Angelo e i suoi due amici???»
Sobbalzai! Evidentemente si parlava di me e di Cate!!! Il cazzo mi era diventato duro da farmi male!

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