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La tratta delle bianche

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Nei giorni successivi il mio corpo ha subito altri perfezionamenti, così li chiama il Gran Visir, sono diventato la sua ossessione, una notte, dopo avermi sodomizzato con la solita furia selvaggia, ha passato la notte studiando il mio corpo, girandomi e rigirandomi. Ha addirittura assunto un famoso artista da Venezia, pittore e scultore affermato, un bell’ uomo di trent’ anni, raffinato e cortese, con il quale potrò parlare finalmente la mia lingua. Intanto è stata forata la narice, ora sembra che un minuscolo simpatico ragnetto, dalle zampette e la testa d’ oro e il corpo formato da un rubino rosso sangue, che sembra uscire dal naso. in seguito è passato all’ ombelico, coperto da uno splendido zaffiro rosa, infine tra le fossette di Venere è stato tatuato in una calligrafia araba tra le più eleganti un versetto del Corano che sancisce la superiorità dell’ uomo nei confronti della donna, “Gli uomini sono anteposti alle donne, a causa che la preferenza che Allah concede agli uni rispetto alla altre.” Sotto, più piccolo, il Visir ha aggiunto una postilla :”La notte però l’ uomo stia dietro questa splendida femmina”, quest’uomo è sempre in bilico tra grandi raffinatezze e ricchezze terrene ed una particolare abiezione e laidezza. Di mia iniziativa ho iniziato a studiare danza, potrebbe essermi utile in futuro, il mio corpo è più tonico e flessuoso, accogliente, le penetrazioni profonde ora sono piacevoli anche quando sono violente.

Molte notti sono passate piacevolmente, a volte suonando e cantando, altre facendo sesso, mai eccessivamente brutale. Il rapporto con Tatiana si è rafforzato, ci confidiamo ogni segreto ed emozione, quando possiamo ci amiamo dolcemente. Ho quasi dimenticato le violenze inaudite dei primi giorni, mi sento più forte e sicura, certi giorni non penso neppure di essere una schiava che gira nuda tutto il giorno, un oggetto sessuale nelle mani di un uomo che pur eccitandosi per il mio corpo mi disprezza e mi considera meno del suo cavallo.

Ad ora di pranzo Ahmet entra nel salone della vasca calda, la temperatura è particolarmente rigida,siamo tutte riunite lì, chi in acqua, le altre riunite vicine riscaldandoci e massaggiandoci. E’ ricoperto da una splendida morbida pelliccia, lo odiamo profondamente. Mi chiama e inizia parlare con il solito sussiego.

– Cara stasera sarai impegnata, sarò presente ma assisterò soltanto, se vuoi puoi usare la macchina per ripulire gli intestini, basterà solo un litro – ride – piuttosto c’è bisogno anche di una tua compagna. Se hai un’ amica fidata fa pure il suo nome.

– Mio signore non saprei chi scegliere, non vorrei fare un torto a qualcuna escludendola da tanto onore.

Chiama tutte e spiega la situazione, Tatiana fa subito un passo avanti e si offre.

– Bene sei l’ amichetta allora.

– Siamo molto legate mio padrone.

– Non ha fatto il tuo nome per proteggerti, è una ragazzina molto dolce. Tu invece ti sei offerta comunque, è amore.

-Questo non lo so mio signore, siamo così giovani.

Se ne va soddisfatto, resto sola con Tatiana, la rimprovero. – Perchè ti sei offerta ? Quando si comporta così vuole solo dire torture e umiliazioni.-

– A maggior ragione, se siamo compagne deve valere nelle ore di gioia ma anche in quelle sfortunate e senza speranza, saranno tante purtroppo.

La abbraccio commossa, nonostante tenti di trattenerle, alcune lacrime rigano le mie guance, devi essere forte, dice Tatiana, passeremo il pomeriggio preparandoci fisicamente alle ingiurie che sicuramente subiremo.

Passato il tramonto veniamo portate nelle stanze del padrone, tanto sono gelidi i nostri appartamenti, quanto sono piacevolmente riscaldati i suoi, tre grandi bracieri, ravvivati di continuo, rendono sopportabile la nostra nudità. Lui è lì, mollemente disteso come solito, sta divorando un cosciotto d’ agnello, al suo fianco quattro uomini, tra cui l’ artista veneziano. Ho un brivido, dietro a loro i due colossi già nudi e dall’ espressione sprezzante. Tatiana si gira e tenta di consolarmi, in due sarà meno difficile.

Il bianco si avvicina, infila gli indici negli anelli e tira con forza, di solito ho un godimento profondo quando stuzzicano i capezzoli, lui è solo cattivo e mi fa molto male.

– Fermo, non vorrai strapparli ! Perchè mi odi tanto ?

– Perchè sei una povera schiava, a cui posso infliggere qualunque punizione. Purtroppo il signore mi ha ordinato di non ferirti. Peccato, ma è solo questione di tempo. Ora succhiami l’ uccello, troia.

Tatiana sta già spompinando il nero, ha la bocca grande, seppure a fatica è riuscita prenderlo in bocca e succhia vigorosa, con mia enorme sorpresa riesce a prenderlo tutto, accompagnato da un urlo di piacere dell’ uomo, la cappella scorre profonda in gola, sembra quasi abbia un grande pomo d’ Adamo.

-Guardala, lei lo prende tutto, tu succhi la punta come fosse la mammella di quella vacca di tua madre.

Sono quasi in lacrime. -Signore, mi sforzo, ma non riesco.

-Se fossi il tuo padrone ti spaccherei i denti, dopo sì che faresti dei gran pompini. Dopo però ti getterei insieme alle deiezioni, cosa me ne farei di una ragazzina che sembra una vecchia sdentatata. Guarda il negro quanto ha goduto, che grande sborrata sul viso della tua compagna, lei è una donna degna di veri uomini, tu al massimo puoi accontentare qualche frocetto. Ora mettiti carponi che ti voglio aprire il culo.

Obbedisco, sento una mano stringere la mia, è Tatiana che mi sorride, sussurra di rilassarmi e non avere paura. Non riesce a terminare la frase che la voce diviene un rantolo, il sorriso una smorfia, il suo lungo e sottile corpo ha un sobbalzo. Passano pochi secondi e il bianco squarcia il mio ano, è subito tutto dentro e sbatte sul fondo del retto.

– Mio Diooo !

Tatiana stringe ancora di più la mia mano. Comprendo cosa vuole dire che è più forte e resistente, non urla a pieni polmoni, si contorce, digrigna i denti, domanda disperatamente un pò di pietà come la sottoscritta, soffre ugualmente, è chiaro guardandola, ma ansima e parla nella sua lingua, affidando il suo destino alla vergine Maria e anzi sprona il nero ad essere più deciso, come per sfida. Io allargo le gambe, il baricentro si abbassa e per fortuna il maestoso membro può entrare senza traumi, è incredibile sentirlo tutto, libero di esplorare le mie viscere, le urla diventano gemiti. I giganti vengono più volte, quando hanno riempito i nostri intestini il padrone li congeda, è finita pensiamo mentre cerchiamo di placare i nostri orifizi palpitanti, completamente fuori controllo. E’ una speranza vana, il Visir si alza e lancia verso Tatiana una specie di mutandone di cuoio che si stringe con una cintura in vita, poco più in basso ciò che ne spiega con chiarezza l’ utilizzo, un grande finto pene di pelle identico al suo.

-Fanne buon uso cara, ovviamente devi continuare a sodomizzare il tuo amore, mai fatto ?

– No mio signore.

– Meglio, solo amore romantico, sarà una piacevole novità.

– Signore, penso ne abbia abbastanza per stanotte, lasciate che sia lei a entrare dentro me.

– Siete adorabili quando vi amate davvero, ma questa notte si fa così.

-Farò piano amore.

-Qualunque cosa fatta da te la sopporterò.

Tatiana lo infila, per fortuna il mio ano è ancora spalancato e burroso, la penetrazione è semplice ed indolore, solo le mucose iniziano ad irritarsi per il troppo strofinamento. Posso abbandonarmi senza timore a lei, inizio a masturbarmi e a blandirla con paroline dolci, incitandola ad essere più decisa, non mi rompo, lei intanto si diverte a schiacciarmi i capezzoli, e a stuzzicarli muovendo sapientemente gli anelli. Vengo più volte, non so quante.

– Quanto sei brava, aaah… come mi fai godere, ancora, ancora, ancoraaa…

Dopo una mezz’ora abbondante di sesso tra noi due il padrone ci ordina di terminare, mi fa cenno di avvicinarmi a lui. Lentamente, appoggiandomi al tavolo, mi sposto come ubriaca. Cerco addirittura di scherzare.

– Scusate signore adesso arrivo, ho il culetto in fiamme.

Ride e si rivolge al veneziano – Ha sentito Manin, la ragazzina ? Bellissima e anche spiritosa dopo che stanotte avrà preso in culo le miglia che passano tra Costantinopoli e Izmir, nei prossimi giorni ne voglio un ritratto, anzi due, di petto e di schiena, ma venite e fate conoscenza, è italiana pure lei.

Manin parla in italiano – Da dove venite signorina ?

– Dalle Puglie mio signore, da un paesino di pescatori e contadini.

– Mio nonno nacque a Monopoli quando fu sotto la Serenissima.

– Anche il mio paese fu veneziano, i vecchi rimpiangevano ancora quei tempi, almeno eravamo protetti dalle scorrerie.

– Siete qua contro la vostra volontà, immagino.

– Rapita dai pirati dopo che quasi tutti i miei compaesani furono giustiziati, salvarono solo me e qualche altra giovinetta. Risparmiate per la nostra bellezza, non so se è stata fortuna o sventura.

– Fino a che si vive… ma comprendo che per un fiore ancora acerbo sia una situazione quasi insostenibile. A Venezia neppure alla baldracca più turpe verrebbe riservato un simile trattamento. Ma continueremo il discorso prossimamente, felice di avervi conosciuta.

Mi bacia la mano, arrossisco e ringrazio. Non ricordavo più esistessero uomini cortesi.

– Manin, Manin, schiava del Visir, ma comunque schiava. Si abituano male ! Cara, ho un dono per te.- dalla tasca estrae due catenine d’ oro dalle maglie larghe ma sottili. Ad un capo ogni  catenina ha un piccolo moschettone che viene chiuso ad uno dei due anelli da capezzolo, una punta di ceralacca e un piccolo timbro del Visir garantiscono che saranno riaperti solo ad un suo ordine. Le catenelle vengono passate dietro al collo, lentamente tirate.

– Così avrai i seni ben alti e sodi, mia cara, dimmi pure quando ti dolgono.

– Mio signore, provo dolore.

-Ma mia cara si sono sollevati i capezzoli, però non  le tette, sarebbe fatica sprecata.

Tira ancora.

-Signore, ti prego…

-Resisti ancora un poco, per essere dee bisogna un pò soffrire.

Ora piango copiosamente, singhiozzo silenziosamente, Tatiana si morde le labbra e deterge le lacrime, il pittore mi osserva con commiserazione.

– Bene, sono sollevate al punto giusto.- con un piccolo lucchetto chiude le maglie. Mi rifugio tra i seni della mia compagna, che mi accarezza la schiena e le spalle.

-Ah, un’ ultima cosa…

Ho quasi un mancamento, che altro ha architettato ?

– Da stanotte voi due avete il permesso di dormire insieme, probabilmente lo avrete già fatto di nascosto, ora avete il mio permesso.

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