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Gli uomini di Alma – Capitolo 11

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Caro diario,
ho telefonato a Lucia nel pomeriggio, conoscendo l’ora che preferisce per le chiacchierate telefoniche. È il momento del relax. D’altronde prima dormivo per riprendermi dal dolce stress della serata con Marcella. Colloquio molto soddisfacente e stimolante per le mie idee orientate al mondo della lussuria. Era pronta a programmare la nostra partouze.
 
Lucia nell’organizzare è fantastica. È una spalla naturale che ti spinge sempre più avanti con le sue visioni. Poi, è pragmatica. Va sul piano del reale, del fattibile e non  si ferma davanti a nulla pur di raggiungere lo scopo che si prefigge. Io invece sono più visionaria, sentimentale, piena di dubbi, meno pratica. D’altronde ci vogliono entrambe le doti per ottenere un buon risultato. Eravamo una squadra ben affiatata che aveva ricominciato a ingranare.
 
Così definimmo una scaletta che si può riassumere sinteticamente.
Premesso che partiamo in quattro: Io, Marcella, Lucia e Alberto, il marito di Lucia.
Location: la villa di Lucia a Dolcepiano, mezza montagna. Poco distante, entro i venti chilometri; ampia quanto basta per otto persone se non di più; discreta, ben isolata fra il verde del parco; su una via poco trafficata perché privata, con accesso riservato a quattro ville con affacci indipendenti e nascosti l’uno all’altra.
 
Lista degli amici da invitare: 
1- Teo: è il primo indiscusso e indiscutibile, sulla cui presenza metto la mano sul fuoco;
2- Coppia amici di Alberto, ormai in pianta stabile nelle frequentazioni di Lucia;
3- Eventuale amico gay di Teo, Charles, per Marcella, tanto per distrarla  dalla fissa per Teo.
Questo per iniziare, perché occorreva sincerarsi delle disponibilità di quelli ancora inconsapevoli dell’ingaggio sulla nave pirata.
 
In tutto saremmo in otto che è un numero decente per una orgetta intima. Ci pareva ben equilibrata e collaudata. Tutta gente consapevole, educata, riservata e senza remore che portassero a ripensamenti improvvisi o a colpi di testa inconsulti. Insomma: affidabile.
 
Lucia era in sollucchero, mentre io ero più pensierosa. Non che diffidassi di nulla, solo che era la prima volta in cui mi trovavo coinvolta in un’orgia e temevo più delle mie reazioni che di quelle degli altri partecipanti. Ma l’entusiasmo di Lucia mi travolse e fissammo un giorno. Il fine settimana prossimo o l’altro, se non ce l’avessimo fatto con gli inviti, andavano bene.
 
Eravamo così gasate che ce la facemmo ad organizzare  per il primo fine settimana. Volere è potere. Circuii bene bene Teo che avrebbe avuto degli impegni. Lo costrinsi a disdirli. Naturalmente gli dissi che avevo combinato tutto con un’amica fidata conosciuta sui banchi di scuola e che mi aveva proposto di fare bisboccia tra noi. Anzi, poiché Marcella era della partita, lui avrebbe fatto bene a portargli qualcuno per massacrarla ben bene; ad esempio quell’amico piazzato… Come si chiamava… Charles che aveva recuperato in Svizzera l’altra volta.
 
“Verrà sicuramente. Per Marcella questo ed altro!” – confermò Teo. Povera Marcella, ne sarebbe uscita con le ossa… , diciamo così, rotte, anche se pienamente soddisfatta. E Marcella, rientrando in casa verso mezzanotte, vaporosa come sempre nei suoi abiti osè per trasparenza e succinti fino al limite dell’indecenza, subito mi aggredì con le domande.
 
“Allora, cara, sei riuscita a mettere su la nostra pochade per fine settimana?” – chiese, mentre scendeva dalle zeppe vertiginose che non sapevo proprio come facesse a camminarvici sopra, abbandonandole nel corridoio. Intanto, si sfilava il vestito che non fece fatica a scoprire quel poco di carne che rivestiva, essendo, di suo, quasi totalmente nuda. Un bel corpo, ancora atletico, sodo e allungato. Si muoveva da bravo effeminato. Zoccola anche con me!
 
“Sono stanca stasera! Sai, sono andata a quel pub riservato. Tante amiche crossy e pochi amici.Devi vedere come mi hanno guardata…! Occhi allupati… Sai chi c’era…? – e senza aspettare la risposta – Giangi! Lo conosci…! L’hai visto l’altro giorno al parco che stava limonando con me… Lo ricordi?” – era un fiume in piena.
“Sì, mi pare… ” – risposi – “Ti sei fatta trombare?”
“Che stronza che sei…! – mi aggredì, poi sorrise – Quasi. Sai non potevo farlo in pubblico, ma ci siamo toccati in un angolo buio  me l’ha fatto uscire. Io, invece gliel’ho preso in bocca… ed è venuto subito. Però… abbondante! Sono dovuta andare in bagno per pulirmi ben bene e rifarmi il trucco. Ah, Tesoro, non sai quanto ti devo per questa mia trasmutazione.”
 
Veramente aveva fatto tutto lei, comunque non era il caso di puntualizzare.
“Abbiamo fissato l’incontro per venerdì sera alla villa di Lucia.” – le sparai di colpo.
“Davveeero…! – e spalancò gli occhioni di gazzella matura, agitando la manina, anzi la manona ingentilita dalla movenza leggiadra. – Cosa mi dici! Avete preso appuntamento con tutti? Senti, Tesoro, posso chiederti un favore piccino piccino picciò?
Faresti venire anche Piercarlo? – e diventò seria, quasi per una confessione – Gli sto facendo il filarino e lui ci sta.”
 
“Scusa, ma quello di stasera, del parco…?” – la guardai perplessa.
“Chi, quello, nooo! È tanto per giocarci un po’.” – e agitò la mano – “Piercarlo è un’altra cosa. È un uomo serio; un industriale del varesotto. Un uomo con dei principi, a modo, riservato, molto perbene….”
“Ma…è al corrente della… tua… situazione. ” – mi sfuggì.
“Quale situazione intendi? Che sono en travesti? – era stizzita –
Certo che lo sa! Mi conosce fin da quando non lo ero. E poi…quando mi ha vista così, come sono ora, ha perso la testa. Me lo ha detto, sai?” – rispose fra il soddisfatto e il sussiegoso.
 
“Ok, Amore! Dammi un bacio e andiamo a letto.” – conclusi.
Provai quelle labbra calde avvolgenti che si trovava, solo che sapevano di sborra.
“Ah, vai a lavarti e fatti un colluttorio!” – la liquidai.
Rise e se ne andò, raccogliendo il vestitino dalla poltroncina e recitando Prévert:

 

Cet amour
Si violent
Si fragile
Si tendre
Si désespéré
Cet amour
Beau comme le jour
Et mauvais comme le temps
Quand le temps est mauvais
Cet amour si vrai
Cet amour si beau
Si heureux
Si joyeux
Et si dérisoire
Tremblant de peur comme un enfant dans le noir
Et si sûr de lui
Comme un homme tranquille au milieu de la nuit
Cet amour qui faisait peur aux autres
 
 
 
Finché non sentii più la voce. Aveva chiuso la porta della sua camera.

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