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La tratta delle bianche

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La mattina mentre riposo nella vasca dell’ acqua calda si avvicina la ragazza spagnola, si chiama Teresa, che mi chiede come è andata ieri notte.

– Spero bene, un pò doloroso all’ inizio ma penso che sia rimasto soddisfatto, sai ero vergine.

– Ahmed ci vuole tutte così, delle tele bianche da dipingere con  i colori che ama, vedrai, in poche settimane sarai pratica di ogni sua fantasia, anche le più malate.

– Stanotte, mi hanno detto gli eunuchi, che tornerà. Prima mi massaggeranno con oli profumati.

– Cara stanotte perderai anche l’ altra verginità, i massaggi servono per rilassare il tuo corpo e facilitare la penetrazione.

– Ho abbastanza paura, spero di resistere, ha un membro così grande.

Teresa ride – Piccola, proverai ben altri calibri, il Visir si diverte molto nel vedere i nostri corpi profanati da uomini ben più dotati, e in più di uno. Mi raccomando, sempre accondiscendente e ben disposta. Urla di dolore e piangi di disperazione quanto vuoi ma non tirarti mai indietro. In un attimo si esce dai suoi favori e si viene vendute nei peggiori postriboli della città, ad essere sodomizzate da decine di uomini tutte le notti, a volte, per il divertimento dei depravati, anche cavalli e muli. Ti ritrovi a trent’ anni con il corpo devastato, incapace di trattenere nulla dentro di te, gli uomini che non provano più nessuna soddisfazione nel penetrarti. Allora ti liberano, ma solo per unirti alle file dei disperati mendicanti finchè qualche malattia o l’ inedia ti uccide. La nostra vita sembra a volte una fiaba, votata ai piaceri, ma appena la bellezza sfiorisce siamo vulnerabili. Guarda Inga, ha 36 anni, era la preferita dell’ harem, così forte da sopportare notti insonni di orge sfrenate, è ancora bella, ma il Visir non va quasi più a trovarla, è terrorizzata dal rischio diventare una puttana di infima categoria. Almeno tu canti e suoni, cura queste doti, saranno utili.

– Cara, sei profumata come una rosa e morbida come un batuffolo di cotone.

– Mio signore tutto per renderti felice.

Mi avvicino, lo spoglio e con  la bocca lavoro il suo grande membro, succhiando con gusto, in breve è duro e nerboruto. Mi sistema sul letto, sono come un manichino nelle sue mani, inesperta e goffa, si inginocchia dietro di me, un grande specchio è stato posto di fronte, chiedo a cosa serva.

– Voglio vedere il tuo bel volto quando sarò dentro, stravolto dal dolore.

Deglutisco spaventata. – Sarà come piacerà al mio padrone.

Preme con forza contro l’ orifizio anale, io spingo cercando con una mano di dilatare il gluteo, ma senza risultati. Si avvicina ancora perchè il peso sforzi contro il mio culetto, che non cede. Gemo e mugolo, con un’ espressione stralunata che sottolinea i miei sforzi per accoglierlo, un ditino allarga il buco, in contemporanea lui fa uno sforzo inumano ed alla fine il glande penetra. La fitta è lancinante, per alcuni secondi perdo il controllo del mio corpo che ha un sussulto, le grandi mammelle mi schiaffeggiano e inizio a sudare freddo, sono madida in un attimo, la pelle già candida sembra azzurrina. Dopo un breve silenzio il Visir esplode esaltato.

– Quanto è stretto ! Lo senti che sono dentro il tuo retto ?

Non riesco a pronunciare una frase compiuta. – Comeee…soffrooo !

Entra dentro tutto, colpisce violento la parete dell’ intestino, quasi mi sfonda, senza interrompersi mi stantuffa dentro, io inarco la schiena e urlo con tutte le mie forze, mi sento piena, innaturalmente, con le viscere che sembrano scoppiare. Il mio viso è una smorfia di sofferenza, ogni affondo violento è accompagnato da un tremore del mio corpo, mentre i miei pur forti glutei sembrano non resistere davanti ai suoi attacchi, ma non cedo, devo dimostrare di essere una ragazza che sopporta ogni maltrattamento.

– Fa male vero ? Urla troietta, sfogati senza vergogna.

Intanto le sue dita grassocce esplorano i miei genitali e torturano il clitoride fino a quando un orgasmo sorprendente, sto ancora gemendo di dolore, mi sconquassa. Per fortuna il dolore si calma e posso godere nuove sensazioni, brutali ed animalesche, comunque piacevoli. Il visir eiacula una prima vola, sento un fiotto di liquido caldo che riempie il mio pancino, ansimo di piacere.

– Come siete uomo, signore.

-E non ho finito, bimba.

Ricomincia a sodomizzarmi senza alcuna preoccupazione di ferire le viscere, come è elastico e resistente il corpo di una donna, sopporta ogni ingiuria ed offesa, sono venti minuti che dentro il mio retto si muove furiosamente qualcosa di alieno, che dilata e sfonda, solo ora sento l’ orifizio che inizia ad infiammarsi e che ormai ha una crisi di rigetto, le mie mucose non sopportano più l’ enorme intruso.

– Vengo, vengo, lo senti il mio seme ?

– Signore, mi riempite il ventre, è bollente. Vengo anche iooo !

E’ finita, quello che era un buchetto minuscolo è una voragine che palpita senza controllo, si apre e chiude, sulle prime mi spavento, non pensavo ad una reazione del genere, fortunatamente dopo qualche tempo gli spasmi si calmano e riprendo il controllo del mio corpo. Prendo il vassoio della frutta e mi stendo sul letto, dietro di me il Visir rivestito, lui ha freddo, che accarezza i miei fianchi e palpa il seno, mi stringo a lui per riscaldarmi, i bracieri sono quasi spenti, lui lo interpreta come un gesto lascivo di affetto, dopo essere stata sodomizzata selvaggiamente…

– Hai molta fame.

– Padrone ho solo fatto una leggera colazione, non volevo…sporcarti.

– Cara, sei veramente gentile ma esistono altri metodi meno estremi. Sono rimasto sorpreso dai tuoi umori, hanno il sapore del mango, lo sapevi ? Penso che leccherò la tua fichetta più spesso.

Sorrido. – Vengo da un paesino delle Puglie, non so neppure cosa sia il mango.

– Domani ne troverai un paio. E’ un frutto raro e succulento. Intanto cantami qualcosa.

Quella notte il Visir dormì nel mio letto.

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