La relazione con Sara durò circa un anno prima che capissimo di essere troppo incompatibili su molte cose perché durasse di più. Quando lei mi lasciò tuttavia, questo mi sconvolse, nonostante lei mi avesse dato tutti i segni per capire che una cosa simile sarebbe dovuta accedere ed entrai in depressione. Questo mi portò a chiudermi e smisi di cercare altre relazioni. In questo periodo buio, iniziai a sfogarmi per lo più con la palestra. Non divenni certo il più bello della scuola, ma crebbi parecchio nell’ultima parte della relazione e divenni più alto e meno mingherlino. Ciononostante, essendo fresco di una delusione amorosa, non ne volli sapere di cercare altra compagnia, per la paura che avevo di soffrire di nuovo. La scuola passò e io andai all’università. Non avevo avuto un rapporto molto stretto con i miei compagni di classe e persi i contatti con tutti, Sara inclusa. L’unico con cui rimasi amico dopo la maturità fu Luca, ma, con l’inizio dell’università, anche questo contatto iniziò a venir meno. Io facevo il pendolare tra il mio paese nei sobborghi della capitale e la città stessa, dove avevo l’università, mentre lui si era trovato un lavoretto nella zona industriale, per cui avremmo potuto incontrarci solo la sera. Mantenni i contatti anche con Mirco, ma anche quelli erano piuttosto sporadici. L’ambiente universitario mi offriva tanti stimoli a livello intellettuale e di crescita personale ma non molti a livello sociale, più che altro perché ormai avevo la fobia di perdere le persone con cui entravo in relazione e conseguentemente di soffrire. Ero diventato un ragazzo più grande e il mio senso di timidezza infantile si era trasformato in un genuino piacere della solitudine. Facevo lunghe passeggiate nei sobborghi della capitale. Sentivo musica e osservavo le persone e le cose. C’è così tanto di sorprendente da scoprire semplicemente guardandosi intorno. Feci foto ai vari monumenti, poi iniziai a farle ai murales che trovavo interessanti e a qualsiasi cosa catturasse la mia attenzione. Una volta feci vedere alcune di queste foto a una mia compagnia di corso all’università, che mi disse che erano molto belle e avrei potuto fare il fotografo professionista. Non avevo simili ambizioni, per quanto per un instante pensai di dedicarmi al cinema. Ma per il momento decisi semplicemente di comprarmi una buona fotocamera portatile semiprofessionale per migliorare ulteriormente la qualità delle mie foto.
Mirco, ventiduenne, aveva avuto una relazione con Joele, ma poi, anche lui, si era lasciato. Facendosi meno problemi di me, ora stava con Angelica, che era una ragazza meravigliosa. Aveva un corpo che definire da schianto era poco. Era bionda, ma di certo non si conformava a schiocchi stereotipi: studiava biologia all’università e con ottimi risultati. Anche Mirco era diventato ancora più palestrato e aveva sviluppato un viso molto bello. Erano di gran lunga la coppia più bella che conoscessi, avrebbero potuto fare i modelli. E, per giunta, Angelica veniva da una famiglia di importanti imprenditori locali, pieni di soldi. C’era molto da invidiare, insomma. Un giorno, durante una delle rare uscite con Mirco, feci vedere le mie foto, di cui andavo ormai abbastanza orgoglioso, ad Angelica. Lei fu molto stupita della mia abilità e mi chiese se potevo fare delle foto a loro due. Andammo in un posto carino in mezzo al verde vicino al mio paese e scattai le foto, con loro che nel mentre si abbracciavano, si coccolavano, si baciavano e tutto il resto. Erano proprio delle belle foto e loro due furono molto contenti.
Quella sera andammo a un bar. Per fare le foto ci eravamo separati dal resto del gruppo di amici, poi eravamo rientrati nel gruppo. Ora ci eravamo di nuovo un po’ separati e guarda caso restavamo io, Luca, Mirco e Angelica. Luca era ancora un po’ un ragazzino a livello caratteriale. Era piuttosto nerd e non in senso buono: passava le sue giornate a videogiocare, era parecchio grasso e dalla mentalità un po’ infantile. Nel corso della conversazione, Mirco ci fece questa domanda: “Ma quindi come va a ragazze?”
Io e Luca ci scambiammo istintivamente un’occhiata imbarazzata.
“Ahaha, ragazzi scusate. Comunque, non c’è nulla di male. Tu hai avuto una relazione con Sara vero?”
“Sì, è stata l’unica volta che sono stato fidanzato” risposi.
“E tu, Luca?”
Luca era rosso, ma disse la verità: “Non sono mai stato fidanzato.”
“Non hai mai inzuppato?”
“No.”
“Ahaha, va bene, non è una gara. E poi voi siete ancora giovani. C’è tutto il tempo. L’unica cosa, ti consiglierei di fare un po’ di palestra”
“Già, dovrei” rispose Luca, leggermente infastidito.
“Comunque, proprio perché siete single, dovreste divertirvi un po’” fece Angelica: “Senza troppi pensieri. Tanto c’è tutto il tempo per costruire relazioni serie ed emotivamente intense. Nel mentre, va bene sfogarsi in qualsiasi modo. Purché si rispettino gli altri, ovviamente.”
Io, che non riuscivo a capire dove volesse andare a parare con tutta quella premessa, chiesi: “E quindi?”
Mirco, stranamente, fu un attimo imbarazzato e, guardando Angelica, disse: “Ecco, noi… volevamo iniziare un progetto insieme.”
Angelica ci spiegò che si erano aperti un profilo su un sito che permetteva la diffusione di immagini e video pornografiche in forma privata: “Ci farebbe piacere se vi inscriveste anche voi, visto che siete nostri amici.”
Se io ero stupito, Luca era sconvolto.
“Ma quindi noi due vedremmo video di voi due?”
“Sì, il canale sarà nostro e voi vedrete i nostri contenuti. Ovviamente, dovete pagare la quota d’iscrizione. Anche se siete amici, per questa cosa abbiamo deciso di non fare sconti ed eccezioni, ma comunque la quota trimestrale non è molto consistente. Se pagate solo la quota, vedrete solo una foto al giorno, perché non offriamo altro agli iscritti generici. Tuttavia, potrete chiederci video e altro materiale su richiesta. In quel caso sareste solo voi a vederlo, ma dovreste pagare qualcosa di più.”
Luca continuò a fare altre domande ovvie come “ma quindi vedremo Angelica nuda?” e così via. Le risposte erano sempre sì.
Feci anch’io un paio di domande: “Ma se vi chiediamo del materiale su richiesta, farete quello che vi diciamo noi?”
Angelica mi spiegò: “Per il materiale su richiesta, abbiamo deciso che seguiremo le indicazioni del committente. Prima chi ci chiede il video fa la sua proposta. Noi decidiamo se accettare o no. Se accettiamo, voi pagate e poi vi arriva il video.”
Mirco s’intromise: “L’iscrizione scade da sola se non vi ricordate di rinnovarla e comunque potete disiscrivervi quando volete. Per cui avete piena libertà.” Poi ci tenne ad aggiungere: “Con i soldi che gli spettatori ci daranno, compreremo il materiale che ci serve per fare i video. Se volete farci usare un particolare sextoy che noi non abbiamo, useremo i soldi che ci darete per il video per comprarcelo. Quello che ci resta lo metteremo da parte e lo useremo per noi.”
La conversazione andò avanti a lungo quella sera. Dopo aver salutato i miei amici, mi feci un account sul sito di cui avevano parlato e pagai la quota d’inscrizione al canale di Mirco e Angelica. C’era una sola foto di Angelica, in frontale, completamente nuda; anche il volto era chiaramente visibile e sorrideva. La foto aveva una descrizione sopra: “Salve a tutti! Io sono Angy. Vi piace il mio sorriso? E la mia patatina?” Era la prima volta che vedevo il suo spettacolare corpo nudo e mi sembrava di star profanando qualche tempio antico. Una persona così seria, una eccellente biologa e una dei miei pochi amici era completamente nuda davanti a me, a mostrarmi il suo corpo bellissimo e questo perché io la stavo pagando. Non so perché, invece di farmi stare male, il fatto che quella persona fosse al mio servizio perché le davo dei soldi mi faceva eccitare ancora di più. Messomi a letto, guardando quella foto, mi feci una sega che mi diede una enorme soddisfazione, come non succedeva da tempo. Decisi che sarei diventato proprio un fan di quel canale.
Per alcuni giorni, mi limitai a godere dell’iscrizione base. Ogni giorno, domeniche incluse, la coppia pubblicava una foto, tra le 17 e le 18, senza mai sgarrare. Ecco, in sequenza, cosa postarono Mirco e Angelica in quei giorni:
Una foto di Angelica con una rete che le si avviluppava sopra, stesa sul letto in una posa sensuale. Descrizione: “Sono una ragnettina. E vi catturerò tutti nella mia rete!”
Un primo piano del culo di Angelica. Descrizione: “Al mondo non c’è cosa più bella del culo femminile!”
Mirco, che finalmente compariva, vestito in calzoncini, maglietta leggera a maniche corte e basta (niente scarpe). Si limitava a guardare sensualmente la sua ragazza, che era girata di schiena, completamente nuda, accanto a lui, e a toccarle vigorosamente il culo con la mano. La descrizione leggeva: “Ciao ragazze e ragazzi, mi chiamo Mirco! Sono il ragazzo di Angy. Guardate quanto ben di Dio!”
Mirco, vestito in modo simile, seduto a bordo del letto e Angelica stesa, nuda, sulle sue gambe, con il culo proprio all’altezza delle ginocchia. Entrambi sorridevano maliziosi, come a far intuire che quella che era appena avvenuta era una sculacciata coi fiocchi (la foto era un selfie fatto da Mirco stesso). La descrizione infatti leggeva: “Punizione della ragazza cattiva!”
Si vedeva Mirco completamente nudo, con uno sguardo sensuale e le mani ammanettate sul davanti (senza coprire il pene, completamente rasato, che pur floscio, era delle solite enormi proporzioni che mi intimidivano). Descrizione: “È la prima volta che mi vedete nudo! Vi piace la mia posa da prigioniero?”
Si vedeva semplicemente il volto di Angelica (presumibilmente inginocchiata) davanti al gigantesco pene nudo di lui. Descrizione: “Guardate com’è famelica, la troia!”
Si vedeva Angelica con una ball-gag rossa in bocca, stesa a pancia in giù nuda sul letto, con le mani legate dietro la schiena e i piedi anche legati. Descrizione: “Guardate che bel salame!”
Nella foto successiva, scattata da Mirco dal divano, si vedevano il culo e la schiena di Angelica: la ragazza era completamente nuda, a quattro zampe per terra e aveva delle orecchie da cagnolina, e un plug anale inserito, da cui partiva una coda. Descrizione: “Guardate qui che cagna!”
Mirco e Angelica entrambi completamente nudi che si baciavano passionalmente, mentre erano seduti a bordo del letto. Descrizione: “Dopo tanti giochi, un po’ di amore!”
Angelica nuda, in piedi, a gambe bene aperte, che teneva in mano un enorme e molto realistico dildo. Descrizione: “Guardate con cosa ho appena giocato! Se volete vedere video del genere, richiedeteli!” Quelle foto mi mettevano un’eccitazione enorme addosso. Ogni sera, tornando a casa, sfogliavo con ansia il cellulare, in attesa che arrivassero e ogni sera arrivava la nuova foto. Io mi mettevo sul letto e mi masturbavo con grande goduria, mentre guardavo la foto. Per tutti quei giorni, ogni sera, sono venuto guardando quelle foto. C’erano un paio di cose che erano stranamente mescolate a questo piacere. La prima, e più banale, è che erano foto fatte piuttosto male. Gli sarebbe servito qualcuno lì, pensai, in modo che invece di ricorrere a selfie e autoscatti potessero mettersi in posa per bene e ricevere la foto da qualcuno. A parte questo, provavo strani sentimenti nei confronti di Mirco. Lui aveva, almeno in apparenza, una vita molto migliore della mia e non aveva paura a sfoggiarla in tutta la sua gloria. Avrei dovuto essere invidioso, ma non sentivo più un sentimento negativo nei suoi confronti. C’era di sicuro un po’ di voglia di essere come lui, ma, allo stesso tempo, mi dava un certo senso di rassicurazione essere così dominato, avere un mio posto sotto qualcuno. Comunque, passati quei giorni, scrissi a Mirco e Angelica sulla chat privata di quel sito:
Ciao ragazzi! Le vostre foto sono fantastiche. Mi chiedevo se potevo avere dei video su richiesta.
Ciao, Fede! Sono Mirco. Mi fa molto piacere che un amico decida di avere dei nostri video privati.
Scusa se te lo chiedo così direttamente, ma quanto costa?
Dipende da quello che ci chiedi di fare. Tu spara delle richieste e poi vediamo caso per caso. Tu proponi un’idea, noi vediamo se accettarla e poi ti diciamo il prezzo e tutto. Tu paghi, e noi ti facciamo vedere il video. Comunque, in linea molto di massima, immagina qualcosa tipo un euro per ogni minuto di video.
Che tipo di cose vi piacerebbe fare?
Dicci tu quello che preferisci. Noi vogliamo esplorare i nostri corpi e la nostra sessualità, per cui credo che faremo quasi tutto quello che ti possa venire in mente. Ti pongo solo due limiti invalicabili: non coinvolgiamo in nessun modo altre persone fuori da noi due, e non facciamo cose che possano essere pericolose a livello fisico. Per il resto, giudicheremo caso per caso se ci sentiamo di fare qualcosa o no. A sì, a proposito: se ci chiedi di usare oggetti che non abbiamo, devi pagarceli tu. Ma quello te l’ho già detto, mi pare. Se vuoi possiamo mandarti una foto di quello che già abbiamo, così puoi pensarci su.
Ma come vi trovate in questa vostra attività? Quante persone vi seguono?
Scusa Fede, su una cosa vogliamo essere chiari: noi non diamo nessuna informazione sugli altri clienti e trattiamo tutti allo stesso modo. Nella vita siamo amici, ma qui tu sei un cliente come gli altri e preferiamo non dare informazioni sulla nostra attività ai nostri clienti. Chattammo un altro po’ e ci mettemmo d’accordo per un video. Alla fine, decisero un prezzo di trenta euro per un video che, mi assicurarono, sarebbe durato almeno mezz’ora. Pagai, e mi preparai a ricevere il video. Avrei avuto i miei amici completamente nudi e al mio servizio.
La mia mente era in tumulto mentre aspettavo il video. Trenta euro non erano pochi per uno studente fuori sede, ma l’idea di avere Mirco e Angelica, la coppia perfetta, che si esibivano esclusivamente per me, mi faceva vibrare il sangue nelle vene. Non era solo l’eccitazione fisica, era un senso di potere sottile, di accesso privilegiato a un mondo che mi era sempre sembrato irraggiungibile.
Il video arrivò due giorni dopo, tramite un link criptato che si autodistrusse dopo la visione. Lo scaricai subito sul telefono, chiusi la porta della mia stanza e indossai le cuffie.
Le prime immagini erano sfocate, poi la messa a fuoco si stabilizzò su Angelica. Era seduta sul bordo del letto, nuda, le gambe incrociate con una grazia innata. Sorrideva direttamente verso la telecamera, uno sguardo che sembrava attraversare lo schermo per fissarmi negli occhi.
“Ciao, Fede,” disse la sua voce, calda e leggermente roca. “Mirco è in bagno, arriva tra un attimo. Nel frattempo… vuoi che ti mostri qualcosa?”
La telecamera, presumibilmente tenuta da Mirco prima di posizionarla, si avvicinò. Angelica allargò lentamente le gambe, rivelando il suo sesso completamente rasato, lucido e leggermente umido. Con due dita, si aprì delicatamente le piccole labbra, offrendo una vista nitida dell’interno rosa e invitante.
“Ti piace?” sussurrò. “È tutto per te, stasera.”
Sentii un’ondata di calore salirmi dall’inguine. La mia mano si strinse involontariamente attorno al mio pene già duro attraverso i pantaloni.
Poi entrò Mirco in campo, altrettanto nudo. Il suo fisico scolpito era impressionante: addominali definiti, petto ampio, e quel pene che, anche solo semi-eretto, era di dimensioni intimidatorie. Si avvicinò ad Angelica da dietro, le mani che le scivolarono sulle spalle.
“Allora, Fede,” disse Mirco, guardando in camera. “Angy mi ha detto che vuoi vedere come la trattiamo bene. O come la trattiamo male, dipende dai punti di vista.”
Si chinò e cominciò a baciare il collo di Angelica, mentre le sue mani scendevano a palparle i seni pieni e sodi. Lei emise un piccolo gemito, la testa che cadeva all’indietro sulla spalla di lui.
La scena che seguì era ipnotica. Mirco maneggiava il corpo di Angelica con una sicurezza animalesca, alternando carezze languide a pizzicotti e sculacciate che lasciavano segni rossastri sulla sua pelle chiara. Angelica rispondeva a ogni stimolo con una reazione genuina: sospiri, lamenti, istruzioni sussurrate (“più forte”, “proprio lì”, “aspetta…”).
A un certo punto, Mirco la fece inginocchiare sul letto, di spalle alla telecamera. La vista del suo culo perfetto, con le fossette sopra i glutei e le cosce muscolose, mi fece trattenere il fiato. Mirco si mise dietro di lei, il suo pene ora completamente eretto e imponente.
“Guarda bene, Fede,” ringhiò Mirco, mentre prendeva possesso di lei con un unico, lento ma inesorabile movimento. Angelica gridò, un suono di piacere misto a dolore, le dita che affondavano nel copriletto.
Il video non era solo un amplesso meccanico. C’era un dialogo continuo, diretto a me, lo spettatore invisibile.
“Ti piace vederla prendere tutto?” chiese Mirco, afferrando i fianchi di Angelica e accelerando il ritmo. “Lei adora farsi vedere, lo sai? È una vera porcellina.”
“Sì… sì, lo sono,” ansimò Angelica, rivolgendo il viso sudato verso la telecamera. I suoi occhi erano vitrei, persi nel piacere. “Fammi vedere… fammi vedere come ti ecciti per me, Fede.”
Quella frase mi colpì come una scossa. La mia mano si mosse più veloce, sfregando il mio pene attraverso il tessuto dei boxer. Stavo guardando i miei amici, la coppia invidiabile, perfetta, e loro sapevano che mi stavo masturbando. Lo volevano. La mia eccitazione faceva parte del loro gioco.
Mirco cambiò posizione, sdraiandosi sul letto e facendo sedere Angelica sopra di lui, a cavalcioni. Da quella prospettiva, potevo vedere ogni dettaglio del loro accoppiamento: il modo in cui il corpo di Angelica si muoveva con fluidità, i seni che rimbalzavano, l’espressione di estasi assoluta sul suo viso mentre si muoveva su e giù. Lei prese il controllo, le mani appoggiate sul petto di Mirco, la testa rovesciata all’indietro, i capelli biondi che le sventagliavano sulle spalle.
“Dillo a lui, angelo,” la incoraggiò Mirco, le mani che le stringevano i fianchi. “Dì a Fede cosa stai provando.”
“Sto… sto per venire,” gemette lei, la voce spezzata. “È così grosso… mi riempie tutta… Dio, Fede, mi sento così piena…”
La sua descrizione verbale, esplicita e diretta, fu la goccia che fece traboccare il vaso. Un orgasmo violento mi scosse, più intenso di qualsiasi altro che avessi provato negli ultimi anni. Gemetti a mia volta, il corpo irrigidito, mentre il calore si diffondeva nel mio addome. Sul video, Angelica raggiunse l’apice poco dopo, il suo corpo scosso da spasmi incontrollabili, un grido strozzato che uscì dalle sue labbra. Mirco la seguì pochi secondi dopo, un ruggito basso che uscì dal suo petto.
Rimasero così per un momento, avvinghiati, ansimanti, coperti di sudore. Poi Angelica si girò lentamente verso la telecamera, un sorriso stanco e soddisfatto sul viso.
“Grazie, Fede,” sussurrò. “Spero ti sia piaciuto lo spettacolo.”
Lo schermo divenne nero.
Rimasi seduto sul letto, il respiro affannoso, il corpo rilassato e la mente in subbuglio. Non era stato solo un video porno. Era stato un’esperienza. L’intimità, la complicità, il modo in cui avevano infranto la quarta parete… mi sentivo stranamente connesso a loro, più di quanto non lo fossi mai stato da semplice amico.
Presi il telefono e scrissi a Mirco sulla chat privata.
Fede: È stato incredibile. Davvero. Grazie.
La risposta arrivò quasi immediatamente.
Mirco: Contento che ti sia piaciuto. Angy è stata fantastica, vero? Ha proprio il dono della performance.
Fede: Sì… è… ipnotica. E tu sei molto… convincente.
Mirco: Ahaha, grazie. Allora, ci siamo guadagnati i nostri trenta euro?
Fede: Assolutamente sì. Anzi… sto già pensando a una nuova richiesta.
C’era una pausa dall’altra parte.
Mirco: Spara.
Inspirai profondamente. L’idea mi era venuta mentre li guardavo. Un’idea che mescolava la mia passione per la fotografia al mio nuovo, bruciante desiderio.
Fede: Voglio fare io le vostre foto. Non quelle quotidiane, quelle le fate pure voi come volete. Voglio una sessione fotografica vera. Con la mia macchina. Voi due, nudi, in un posto che scelgo io. Voglio dirigere io le pose. Voglio creare qualcosa di bello, non solo di eccitante. E voglio un video dietro le quinte, di come reagite alle mie indicazioni. Un making of, se vuoi.
La risposta questa volta tardò qualche minuto. Immaginai che stessero discutendo tra loro.
Mirco: Questa è una richiesta diversa, Fede. Implica un incontro di persona. E il fatto che tu diventi parte attiva, non solo spettatore.
Fede: Lo so. Ma sono un vostro cliente. E ho pagato puntualmente. Pensateci. Potrebbe essere… artistico. E poi, ammettilo, le vostre foto potrebbero essere migliori con un fotografo decente.
Un’altra pausa.
Mirco: Parlerò con Angy. Ti faccio sapere. Ma preparati: se accettiamo, il prezzo sarà diverso. Molto diverso. Non stiamo più parlando di trenta euro per un video.
Fede: Fatemi sapere.
Posai il telefono. Il mio cuore batteva forte. Non sapevo se fosse eccitazione, ansia o una strana forma di anticipazione creativa. Avevo appena varcato una linea, trasformando la mia voyeuristica passività in una proposta attiva, quasi registica. E in qualche modo, sapevo che Mirco e Angelica, amanti dell’esplorazione e della performance, non avrebbero potuto resistere alla tentazione.
Guardai la fotocamera semiprofessionale appoggiata sulla scrivania. Per mesi l’avevo usata per catturare muri, monumenti, paesaggi urbani. Ora, forse, avrebbe catturato ben altro. Corpi. Desiderio. Una storia erotica di cui, improvvisamente, non ero più solo lo spettatore.
Era spaventoso. Ed elettrizzante.
Il canale “Mirco&Angy – Esplorazioni” era diventato un piccolo fenomeno di nicchia. La qualità era schizzata alle stelle da quando io, Fede, avevo iniziato a curare le riprese e la regia. Non più semplici selfie o video amatoriali, ma veri e propri corti erotici, con luci studiate, inquadrature cinematografiche e una narrazione sottile. Li portavo in location suggestive: una villa liberty abbandonata ai margini della città, un fienile riscaldato da luci calde, persino, con il dovuto permesso, in uno studio fotografico che noleggiavo per poche ore.
Io ero il regista-fantasma. Mai in campo, solo una voce fuori scena che dava indicazioni (“Angy, girati di profilo, lascia che la luce ti accarezzi la schiena”, “Mirco, più lento, guardala negli occhi mentre entri”). Il nostro accordo era chiaro: io ero il creativo dietro la macchina, loro le star. E le star brillavano. La loro chimica, già elettrica, si era raffinata, diventando più performativa, più consapevole dell’obiettivo. E i soldi affluivano. La quota base d’iscrizione era rimasta la stessa, ma le richieste private, ora molto più costose e ricercate, si erano moltiplicate. Io prendevo una percentuale su ogni video che dirigevo, oltre a uno stipendio fisso per le foto quotidiane, che ora erano delle vere e proprie piccole opere d’arte.
Ero diventato bravo a separare le due vite. Nella vita reale, ero ancora Fede, lo studente un po’ solitario, l’amico di vecchia data. Quando uscivamo per una birra, parlavamo di università, del lavoro di Mirco, della tesi di Angelica. Il sesso e i soldi erano un argomento tabù, un muro invisibile che avevamo tutti imparato a rispettare. Ma sul set, durante le riprese, quell’amicizia si trasformava in una collaborazione professionale intensa, a volte tesa. Io comandavo, loro eseguivano. E adoravano essere comandati, purché fosse per creare qualcosa di bello e di redditizio.
La mia mente, però, aveva iniziato a elaborare piani più ambiziosi. L’osservazione passiva non mi bastava più. Vederli, dirigerli, mi aveva acceso un desiderio diverso: non più solo voyeuristico, ma possessivo, creativo in un senso più oscuro. Volevo non solo osservare la loro dinamica, ma manipolarla, inserirmi in essa come una variabile calcolata. Volevo scrivere una scena in cui fossi, finalmente, anche un attore.
E così nacque “Leo_84”.
Creai l’account su una rete Wi-Fi pubblica, usando una mail temporanea e una foto profilo rubata dal web. “Leo” era un imprenditore quarantenne, discreto, con gusti raffinati e un portafoglio profondo. Si iscrisse al canale premium e iniziò a chattare con loro tramite il servizio di messaggistica privata del sito.
Leo_84: Buonasera. I vostri contenuti sono di una qualità eccellente, rara in questa giungla. Complimenti.
Angy_Official: Buonasera Leo, e grazie! Fa sempre piacere sentire apprezzamenti così. Siamo contenti che ti piaccia ciò che facciamo.
La conversazione proseguì per giorni, con Leo che si mostrava un conoscitore, facendo domande tecniche sulla luce, sulle location, lodando la loro sintonia. Domande di cui, ovviamente, io conoscevo già ogni risposta. Poi, arrivò la stoccata.
Leo_84: Una curiosità da professionista: chi è la mente creativa dietro la macchina da presa? Le inquadrature sono troppo buone per essere selfie. Avete un direttore della fotografia?
Ci fu una pausa più lunga del solito.
Angy_Official: Ciao Leo. Apprezziamo la tua perspicacia. Per questioni di privacy e di accordi con la persona in questione, non possiamo rivelare identità o dettagli. Possiamo solo dire che è un nostro caro amico e collaboratore, di sesso maschile. La sua arte è al servizio della nostra.
Un sorriso si stampò sulle mie labbra. “Caro amico e collaboratore”. Mi piaceva. Ora era il momento di alzare la posta.
Leo_84: Capisco e rispetto. La privacy è fondamentale. Questo mi porta a un’altra domanda, forse più audace. I vostri video esplorano la coppia in modo sublime. Avete mai considerato di… ampliare l’orizzonte narrativo? Intendo, sperimentare con un terzo elemento?
Il messaggio rimase “letto” per quasi un’ora. Li immaginai a guardarsi, a discutere a bassa voce, forse sul divano di casa loro, con i loro telefoni in mano.
Angy_Official: È una domanda importante, Leo. Il nostro canale si basa sulla nostra coppia, sulla nostra intimità. Coinvolgere altre persone è un confine che non abbiamo mai valicato.
Leo_84: Comprendo perfettamente. Non parlo di una persona estranea. Penso alla persona già presente, quella dietro la macchina. L’artista che già conosce i vostri corpi, le vostre dinamiche, i vostri limiti. Immaginate la potenza erotica: la coppia perfetta che si apre, per la prima volta, all’occhio che li ha sempre osservati, trasformandolo da spettatore a partecipante. Sarebbe una meta-narrazione straordinaria. E, ovviamente, per un contenuto così esclusivo e pionieristico, sarei disposto a sostenere uno sforzo economico considerevole. Molto considerevole. Dite un numero, e ne parliamo.
Misi giù il telefono di “Leo”. Il cuore mi batteva all’impazzata. Avevo gettato l’esca. Una proposta che sapevo avrebbe fatto gola alla loro vena esplorativa e al loro portafoglio. Una proposta che, se accettata, mi avrebbe portato al centro del palco che io stesso avevo costruito.
Attesi. Un’ora. Due. Tre.
Alla fine, squillò il mio telefono personale. Era Mirco.
“Fede? C’è… una cosa. Un cliente. Uno molto serio, a quanto pare.”
Feci finta di essere distratto, assorto nei miei libri. “Sì? Che c’è?”
“Ha fatto una richiesta… assurda. E offre una cifra da capogiro.”
“Che richiesta?” chiesi, con la voce più neutra possibile.
Mirco esitò. Sentii Angelica che parlava a bassa voce in sottofondo. “Vuole… un video a tre. Con te.”
“Con me?” esclamai, cercando di dosare perfettamente lo shock, il rifiuto istintivo. “Ma sei impazzito? Io sono il regista, mica… mica una delle vostre escort!”
“Lo so, lo so, è folle,” disse Mirco in fretta. “Ma senti la cifra che ha proposto.” La nominò. Era una somma che avrebbe coperto le mie spese universitarie per un anno, con gli interessi. Trattenni un fischio. “Leo”, me stesso, ero stato generoso.
“È tantissimo,” ammisi, lasciando trapelare un barlume di interesse forzato. “Ma… no. È fuori discussione. Io vi dirigo, punto. Non mi metto in mezzo. Sarebbe strano, sbagliato.”
“Fede,” intervenne Angelica, prendendo il telefono. La sua voce era calma, persuasiva, la voce che usava nei video quando guardava in camera. “Ascolta. Questo ‘Leo’… ha ragione su una cosa. Tu ci conosci. Hai visto tutto. Sei parte di questo mondo che abbiamo creato, anche se stai dietro la macchina. Sarebbe… il passo successivo logico, in un certo senso. Una consacrazione. E poi,” aggiunse, abbassando ancora di più la voce, “con quei soldi potremmo permetterci attrezzature professionali, location incredibili… potremmo fare un salto di qualità definitivo. Potresti dirigerti per davvero.”
Feci una pausa lunga, teatrale. Lasciavo che il silenzio pesasse. “Siete davvero convinti?” mormorai alla fine, con una voce che speravo suonasse incerta, combattuta, costretta a considerare l’irragionevole.
“Dobbiamo parlarne noi tre di persona,” disse Mirco, riprendendo il telefono. “Domani sera. Da noi. Porta la macchina, comunque vada.”
“Va bene,” sospirai, come un uomo che accetta a malincuore il proprio destino. “Domani.”
Riattaccai. Un’ondata di trionfo perverso mi travolse. Avevano abboccato. Tutto stava procedendo secondo il mio copione. Loro credevano di stare negoziando con un misterioso mecenate per convincere il loro amico riluttante. In realtà, stavo convincendo me stesso a interpretare la parte che io stesso avevo scritto.
Guardai la mia riflessione nello schermo nero del telefono. Il Fede timido, riservato, che temeva il dolore delle relazioni, era scomparso. Al suo posto c’era un burattinaio, un regista che stava per calarsi nella sua opera più ambiziosa. E i miei attori, i miei bellissimi, ingenui amici, erano pronti a recitare la scena senza nemmeno sapere chi fosse il vero autore.
Domani sera. A casa loro. Con la mia macchina.
E con il mio piano.
L’atmosfera era diversa dalle nostre solite riunioni di lavoro. C’era una tensione elettrica, carica di aspettative e imbarazzo non detto. Eravamo seduti nel loro salotto, io su una poltrona, loro sul divano, di fronte a me. Tra noi, sul tavolino basso, c’erano i nostri tre telefoni, come testimoni muti della trattativa in corso.
“Allora,” iniziò Mirco, schiarendosi la voce. “Questo Leo… ha confermato la cifra. È seria. Ma vuole garanzie.”
“Garanzie di cosa?” chiesi, incrociando le braccia, mantenendo la maschera della riluttanza.
“Che il video sia fatto bene,” disse Angelica. La sua voce era professionale, ma c’era un luccichio negli occhi che non avevo mai visto durante le nostre chiacchiere amichevoli. Era eccitata dalla prospettiva. “Che tu sia… coinvolto. Non un figurante.”
“E come facciamo a sapere che io sia ‘coinvolto’?” dissi con un tono sarcastico. “Devo venire davanti alla telecamera?”
“Esatto,” disse Mirco, senza sorridere. “Leo ha detto che vuole vedere la dinamica reale. Vuole vedere l’ingresso del terzo elemento nella coppia. Vuole vedere… il nostro amico Fede che smette di essere lo spettatore e diventa parte dello spettacolo.”
Feci finta di riflettere, guardando il vuoto. “E i ruoli? Cosa dovrei fare esattamente? Non sono… non sono esperto come voi due.”
Angelica si sporse in avanti. “Non devi essere esperto, Fede. Devi essere te stesso. Un po’ insicuro, forse. Un po’ sopraffatto. È quello che renderebbe la cosa autentica. Noi… noi ti guideremo.” Le sue parole erano scelte con cura, ma sotto la superficie sentivo un’ombra di qualcos’altro. Forse divertimento? Forse il piacere di avere, finalmente, un potere su di me che andava oltre la regia?
Discutemmo per ore. Decidemmo i “confini”: niente pratiche estreme, niente dolore reale, massima attenzione al consenso e al comfort di tutti. Ma all’interno di quei confini, Mirco e Angelica avrebbero avuto il controllo della scena. Io sarei stato il loro “ospite”, il loro “esperimento”. Parlammo di cosa piaceva a loro: a Mirco piaceva la sensazione di dominio, di “condividere” Angelica solo per poi riprenderla. Ad Angelica piaceva essere il centro dell’attenzione, essere desiderata da più di uno, ma sempre con la sicurezza che Mirco era l’alfa, il suo punto di riferimento. A me, dissi, piaceva osservare. E forse, ammisi con fatica, essere incluso.
“Per la location,” propose Mirco, “pensiamo di iniziare qui. A casa nostra. Dove è iniziato tutto. Sarà più intimo, più… reale.”
Angelica annuì. “E per le presentazioni, faremo come facevamo noi all’inizio. Tu, Fede, ti presenterai alla telecamera. Racconterai qualcosa di te. Poi… poi vedremo dove ci porta la situazione.”
Accettai. Con un nodo allo stomaco che era metà ansia, metà anticipazione malata. Il mio piano stava funzionando alla perfezione. Stavo per entrare nel loro mondo non come intruso, ma come invitato. Pagato da me stesso.
Il giorno delle riprese
La casa era immacolata, le luci erano quelle che io stesso avevo posizionato per i loro video di coppia. La telecamera professionale era sul treppiede. Io ero seduto sul divano, di fronte all’obiettivo, vestito con normali jeans e una maglietta. Mi sentivo nudo comunque.
Mirco azionò la registrazione e si sedette accanto a me, fuori campo. Angelica rimase in piedi, accanto alla telecamera, la nostra “presentatrice”.
“Ciao a tutti,” disse Angelica, sorridendo calda verso la lente. “Oggi abbiamo un ospite speciale. Qualcuno che conoscete già come occhio creativo dietro molti dei nostri ultimi lavori, ma che oggi si mette in gioco in prima persona. Fede, benvenuto.”
Mi voltai verso la telecamera, sentendo il sudore sulle mani. “Ciao,” dissi, la voce leggermente tremula. Era finzione? Era realtà? Non lo sapevo nemmeno io.
Angelica fece alcune domande soft: come mi sentivo, cosa mi aspettavo, se avevo mai fatto una cosa simile. Le mie risposte erano sincere nella loro goffaggine. Poi arrivò il momento di spogliarsi.
Lo feci con lentezza imbarazzante, mentre loro due si denudavano con la solita disinvoltura da veterani. Il contrasto era umiliante. Il loro fisico era una scultura greca; il mio, sebbene migliorato dalla palestra, era umano, normale. E soprattutto, lì, tra le mie gambe, c’era la prova più evidente della differenza: io ero nella media, forse anche un po’ sotto. Mirco, già semi-eretto, era un monumento alla virilità.
La prima parte del video fu un lento, goffo avvicinamento. Baci, carezze, esplorazioni. Io ero rigido, i movimenti meccanici. Loro, invece, scivolarono nella loro intimità con una fluidità ipnotica. Quando finalmente ci unimmo, io e Angelica prima, poi Mirco che si unì a noi, la differenza divenne ancora più plateale.
Era la mia prima volta in un rapporto a tre, la mia prima volta con Angelica. Il mio corpo rispondeva con l’eccitazione nervosa del principiante, ma la mia performance era claudicante. Cercavo di dare il meglio, di seguire i loro ritmi, ma ero fuori sincrono.
“Dai, Fede, non essere timido,” sussurrò Angelica all’orecchio, mentre Mirco la penetrava da dietro e io ero di fronte a lei. Ma la sua voce non era incoraggiante come nei video di coppia. C’era una punta di impazienza, quasi di frustrazione. Le sue mani, invece di aggrapparsi a me, cercavano le braccia di Mirco. Il suo corpo si inarcava verso di lui.
“Lui ha bisogno di una guida, angelica,” disse Mirco, con un tono che era sia protettivo che condiscendente. “Non è abituato a una donna come te.”
“Lo vedo,” mormorò Angelica, e il suo sguardo scivolò giù, tra i nostri corpi uniti, per poi risalire verso Mirco con un’espressione che diceva tutto. Cercava lui. La sua soddisfazione era legata a Mirco, alla sua potenza. Io ero un accessorio, un giocattolo aggiuntivo che non riusciva a funzionare come si doveva.
I commenti continuarono, sottili ma taglienti come lame. “Piano, Fede, non così veloce,” “Mmmh, senti come mi prende Mirco,” “Forse è meglio se ti concentri su quello che puoi fare bene, no?”. Erano frasi che, nel contesto di un video erotico, potevano passare per gioco, per dirty talk. Ma io, che conoscevo ogni sfumatura della loro recitazione, sentivo la fredda verità sotto la superficie. Ero inadeguato. Ero l’anello debole. E loro, involontariamente o meno, lo stavano mettendo in scena.
All’orgasmo – il mio, precipitoso e prematuro, il loro, sincronizzato e plateale – provai un misto di piacere fisico e di umiliazione profonda. La telecamera aveva catturato tutto: la mia goffaggine, la loro superiorità, la dinamica di potere che si era istantanemente stabilita. Io non ero il terzo uguale. Ero il terzo inferiore.
Dopo le riprese, al bar
“È andata bene, per essere la prima volta,” disse Mirco, sollevando la sua birra. “Il materiale è buono. Leo sarà contento.”
“Sì,” concordò Angelica, ma il suo sorriso era un po’ forzato. Mi guardò. “Tu sei a pezzi, Fede. È stato troppo?”
Scossi la testa, sorseggiando il mio drink. “No, no. È stato… intenso. Diverso.” Volevo dire umiliante, ma non osavo. Il mio piano mi si stava rivoltando contro in un modo che non avevo previsto. Volevo essere il burattinaio, ma mi sentivo la marionetta. E la marionetta era mal fatta.
“Beh, ‘Leo’ ha già scritto,” disse Mirco, controllando il telefono. “È entusiasta. Dice che il video è ‘autentico’ e ‘crudo’. E… commissiona altri due video. Con la stessa dinamica.”
Il mio cuore fece un balzo. Da un lato, l’umiliazione bruciava. Dall’altro, il regista in me vedeva il potenziale narrativo. La storia del terzo incomodo, dell’amico che cerca di entrare nel mondo delle star e ne esce sconfitto. Era una storia che vendeva. E io, in quanto Leo, stavo pagando per vederla.
“Accettiamo?” chiese Angelica, guardandomi. C’era una sfida nel suo sguardo. Mi stava chiedendo se fossi in grado di sopportarlo ancora.
“Accettiamo,” dissi io, la voce più ferma di quanto mi sentissi. “Siamo professionisti.”
Le settimane successive
Il video a tre, montato da me con maestria per enfatizzare il contrasto tra la mia inesperienza e la loro sinergia, fu un successo straordinario tra i loro follower premium. Le richieste di contenuti simili aumentarono. Il mito della “coppia perfetta che si apre all’amico goffo” aveva un fascino perverso.
Poi, Angelica ebbe il ciclo, e con esso arrivarono crampi e uno stato d’animo che non la rendevano disponibile per riprese, né in coppia né in gruppo. Fu un periodo di stasi creativa.
“Non possiamo fermarci,” disse Mirco durante una chiamata. “I follower si annoiano. Dobbiamo tenere viva l’attenzione.”
Fu allora che ebbi un’idea. Usando il mio account da regista, proposi: “Perché non creiamo dei trailer? Dei teaser montando i momenti migliori dei vecchi video privati? Per spronare le persone a comprare quello che già abbiamo.”
Lavorammo giorni e notti. Creammo trailer adrenalinici per i video di coppia più estremi, montaggi sensuali per quelli più romantici. E poi, il pezzo forte: un trailer per i video a tre. Lo intitolammo “L’Ingresso”. Mostravo inquadrature rapide: il mio sguardo timido, le loro risate complici, i momenti di tensione sessuale, il mio viso contratto nello sforzo, il loro nella beatitudine. Era un montaggio spietato, che dipingeva una narrativa precisa: l’intrusione, la sfida, la sconfitta erotica.
Il risultato fu un boom di vendite. I vecchi video, soprattutto quelli a tre, vennero acquistati in massa. Nuovi follower si iscrissero, attratti dal gossip erotico, dalla dinamica di potere.
Angelica, analizzando i dati, rimase colpita. “Fede,” mi disse una sera al telefono, la voce carica di eccitazione professionale, “i numeri dei video a tre sono il triplo degli altri. La gente li adora. Questa storia… funziona. Dobbiamo spingere su questa linea. Pubblicizziamo di più l’idea del terzo. Invogliamo le richieste.”
E così fecero. Iniziarono a postare teaser più espliciti, a lanciare call to action: “Volete vedere di più dell’amicizia che diventa passione? Richiedete un video personalizzato!”.
Io, nel mio doppio ruolo, ero il regista di questa ascesa e il suo finanziatore segreto. Ogni video a tre che commissionavo come “Leo” alimentava il mito, e ogni mito alimentava le richieste di altri clienti. Stavo costruendo una gabbia dorata per me stesso, una narrazione in cui ero sia il carnefice che la vittima. E Mirco e Angelica, ignari, ne erano i protagonisti trionfanti.
Seduto alla mia scrivania, guardando le statistiche di vendita salire, non sapevo più se stavo manipolando loro o se erano loro, con la loro naturale, schiacciante superiorità sessuale, a starmi manipolando. Forse entrambe le cose. Forse, in questo gioco perverso di voyeurismo e partecipazione, non c’era più un burattinaio, ma solo burattini che si muovevano su un palcoscenico di desiderio e denaro, ognuno credendo di tenere i fili degli altri.
Il telefono di Angelica vibrò sul comodino, un suono acuto che squarciò il silenzio della camera da letto. Mirco russava leggermente accanto a lei. Con un gemito di fastidio, Angy allungò una mano, accecata dalla luce dello schermo.
Era una notifica del loro portale premium. Un messaggio privato, accompagnato da una notifica di donazione. Una donazione molto sostanziosa. Gli occhi di Angelica, ancora annebbiati dal sonno, si spalancarono quando lesse l’importo. Una cifra a cinque zeri. Le batté il cuore in gola.
Poi lesse il messaggio.
“I vostri contenuti sono stati una rivelazione. La chimica tra voi due è elettrica, pura arte erotica. Ma questo nuovo capitolo, con il ‘terzo’… sta rovinando qualcosa di perfetto. Quel ragazzo, Fede, non è all’altezza. È un povero incapace, goffo, e per giunta dotato di un cazzo da ragazzino. È patetico. L’unico modo in cui uno come lui potrebbe dare piacere, l’unico ruolo che gli si addice, è quello di una puttana che serve. Una bocca che obbedisce.
Ecco la mia proposta: nel prossimo video, Fede diventa bisessuale. Voglio vederlo in ginocchio, con la bocca piena del cazzo di Mirco. Voglio vederlo succhiare come se la sua vita dipendesse da quello. Se accettate, pagherò il video dieci volte il prezzo che chiedete di solito. Pensateci.”
Angelica rimase immobile, il telefono che le tremava leggermente in mano. Non era disgusto la prima emozione, né indignazione. Fu un brivido caldo, perverso, che le salì dalla pancia al petto. Dieci volte. Con quella cifra, potevano smettere di lavorare per un anno. Potevano comprare l’attrezzatura dei suoi sogni. Potevano…
Scosse violentemente la spalla di Mirco. “Mirco! Svegliati!”
Lui borbottò, girandosi. “Che c’è… è tardi…”
“Guarda,” gli infilò il telefono sotto il naso. “Leggi.”
Mirco si strofinò gli occhi, si mise a sedere contro la testiera e prese il telefono. Leggeva lentamente, la sua espressione che cambiava da confusa a sorpresa, poi a turbata. Finì di leggere e rimase in silenzio, fissando lo schermo.
“È… è una follia,” disse alla fine, la voce rauca.
“È una fortuna!” sibilò Angelica, gli occhi che brillavano al buio. “Guarda quei numeri, Mirco! Dieci volte! Per un solo video!”
“Ma… ma è Fede,” obiettò Mirco, passandosi una mano tra i capelli. “È nostro amico. E… e quello che chiede è… è pesante. Farlo sembrare… una puttana gay.”
“Non è ‘farlo sembrare’,” disse Angelica, la voce diventata più bassa, più persuasiva. Si avvicinò a lui, il suo corpo caldo attraverso la camicia da notte di seta. “È quello che è, no? L’hai visto. È goffo. È piccolo. Non sa fare niente se non guardare e imitare male. L’unica volta che ha dato qualcosa di vagamente decente è quando ha fatto quelle foto. Ma davanti alla telecamera? È un disastro. Questo anonimo… ha visto la verità.”
Mirco scosse la testa, ma il suo sguardo era incerto. “Non so, Angy. Sembra… crudele. E poi, Fede non accetterà mai. È etero. Sarebbe umiliato.”
“E allora?” La domanda di Angelica cadde come un sasso nello stagno del loro silenzio. Si spostò, scivolando giù dal letto e mettendosi in ginocchio sul tappeto, di fronte a lui. Con movimenti lenti, sensuali, sbottonò i pantaloni del pigiama di Mirco. Lui emise un respiro affannoso quando le sue dita fredde lo afferrarono attraverso i boxer. “I soldi non sono crudeli, Mirco. Sono solo soldi. E noi abbiamo bisogno di soldi.” Lo liberò dalla stoffa e, senza preamboli, lo prese in bocca.
Mirco gemette, la testa che ricadeva all’indietro contro la testiera. “Angy… aspetta… stiamo parlando di…”
Lei si fermò, guardandolo da sotto le ciglia. “Stiamo parlando del nostro futuro. Di quanto siamo bravi. Di quanto siamo belli. E di quanto quel ragazzino timido non c’entra niente con noi. Lui è lì perché noi glielo permettiamo. E perché qualcuno paga. Ora qualcuno paga molto di più per vederlo fare quello per cui è veramente tagliato: obbedire. Servire. Soprattutto… servire te.”
Le sue parole, mescolate all’abilità della sua bocca, stavano erodendo ogni resistenza in Mirco. Il suo corpo rispondeva, il suo orgoglio maschile si gonfiava alla prospettiva di un dominio così totale, così ben pagato.
“Ma… come lo convinciamo?” riuscì a dire Mirco, il respiro affannoso.
Angelica si staccò da lui con un pop umido, un sorriso malizioso sulle labbra lucide. “Non lo convinciamo.”
Mirco la fissò, confuso. “Cosa?”
“Non si convince un maschio etero a fare il gay,” disse Angelica, tornando a sedersi sul letto accanto a lui, la voce un sussurro cospiratorio. “Si forza la situazione. Si crea un contesto in cui non ha scelta.”
“Come?”
Angelica pensò veloce, la mente che lavorava con una freddezza che lei stessa non si conosceva. “Inventiamo una richiesta. Di un altro fan. Una richiesta di… bondage. Scene di legatura. Pianifichiamo una sessione in cui ci legheremo a turno, per gioco, per sperimentare. Ma quando sarà il turno di Fede… le cinghie saranno più strette. La posizione sarà… quella giusta. E l’unica cosa che potrà fare, immobilizzato, sarà stare lì, a ‘pecora’, mentre tu… gli fai il tuo regalo in bocca.”
Mirco deglutì. L’immagine era vivida, potente. Umiliante per Fede, trionfante per lui. “E… e io? Dovrei…?”
“Tu inizierai vestito anche tu, per non insospettirlo. Magari anche con qualcosa di femminile, sempre per la ‘richiesta del fan’,” disse Angelica, i suoi occhi che brillavano di un’idea perversa. “Un’altra richiesta dell’anonimo: per rendere la scena più ‘profonda’, Fede dovrà essere vestito con della lingerie da donna. Per farlo immedesimare nella parte della puttana che è. Tu ti vestirai allo stesso modo all’inizio, per farlo sentire meno solo, per gioco. Poi, quando sarà il momento… ti cambierai. Tornerai ad essere Mirco. Il dominatore. La parte del video con te in lingerie la butteremo via, la monteremo via. Venderemo solo la parte finale, quella buona. Quella che paga.”
Il piano prendeva forma, sinistro e calcolato nei dettagli. Mirco rimase in silenzio per un lungo momento, mentre Angelica osservava il conflitto sul suo volto. La lealtà d’amicizia contro l’avidità, il desiderio di dominio contro il senso di colpa.
Alla fine, fu l’avidità, e il ricordo della bocca di Angelica su di lui, a vincere. Alzò lo sguardo verso di lei. I suoi occhi erano duri, risoluti.
“Dobbiamo essere convincenti,” disse. “La richiesta del ‘fan’ del bondage deve sembrare reale. Dobbiamo preparare tutto. Le corde, le posizioni… la lingerie.”
Angelica sorrise, un sorriso trionfante e spietato. Si strinse a lui, baciandolo con passione. “Lo saremo, amore. Saremo convincentissimi. E saremo ricchi.”
Piansero insieme il piano nei dettagli, nella penombra della loro camera. Decisero i tempi, le scuse, il modo in cui avrebbero presentato la cosa a Fede come un’innocua, seppur audace, nuova sperimentazione artistica finanziata da un fan generoso. Parlarono di soldi, di fama, del futuro roseo che li attendeva.
Mentre loro complottavano, avvolti dalle coperte e dalla loro complicità corrotta, Fede, a casa sua, dormiva profondamente in un sonno senza sogni. Ignaro della trappola che i suoi amici, i suoi bellissimi, perfetti amici, stavano costruendo per lui con tanta cura e tanta avidità. Una trappola che non riguardava più solo il sesso o il denaro, ma la distruzione sistematica della sua identità, della sua mascolinità, del poco che gli restava di autonomia in quel gioco perverso che lui stesso aveva iniziato.
Il burattinaio stava per essere legato con i suoi stessi fili. E i burattini avevano imparato a tagliarli.




Ciao Mathilda (bel nome, fra l'altro), il racconto mi è piaciuto molto, davvero ben scritto ed eccitante! forse avrei suddiviso…
Grazie!!! Vedrò di continuare allora! ;)
Spero sia l'inizio di molti altri racconti
Molto bello e scritto bene complimenti
Stavo pensando no non sei pretenzioso né invadente e mi fa piacere aver trovato uno che come me da tanto…