i racconti di Milu
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Note dell'autore:
Senza freni, senza indugi, oltre ogni remora
Si esercitava con i pesi nella sua cameretta ed io ero lì ad osservarlo carica di eccitazione. Pian piano allungai la mano sul suo pacco e glielo tastai lasciva ed ammiccante. Lui mi guardò perplesso, sbiancando in viso. Feci spallucce: "Mi piace troppo". Rispose facendo un passettino indietro, colto da chissà quale imbarazzo, provava a sfuggirmi. Divenne rosso, si allontanò di più sistemando a terra un tappetino. Ci si distese ed iniziò a fare gli addominali. Non si accorse che così facendo metteva in bellamostra quella che era diventata davvero una appetitosa eccitazione da cavallo. Allungai la mano e tornai ad armeggiare. Lui si fermò: "Non possiamo ancora... smettila", ma io andai dritta al sodo tirandoglielo fuori. Farfugliò qualcosa ma il mio movimento fu repentino: mi chinai, allungai il collo e presi come un'aspirapolvere il suo arnese. Lui mi lasciò fare ed io ebbi ciò che desideravo. Mi godetti la sua mousse. Bevvi tutta quella calda sborra.

E mentre lui si dannava incolpandosi d'aver compiuto un'aberrazione, io mi degustavo il suo nettare recitando una parte divenuta ormai consuetudinaria: "Dai Luigi, sta calmo, è stata l'ultima volta, scusami ti prego". Lui mi guardava avvilito ed io mi fingevo immalinconita ma dentro di me gioivo, mi crogiolavo in quello scandaloso piacere, ingorda, mai sazia. Quante volte mi aveva detto “adesso basta”, “è stata l’ultima volta”, “dobbiamo fermarci”. Merito mio se puntualmente lo portavo a ricommettere il nostro delizioso errore.

Al mattino lo raggiunsi in bagno dove si stava dando una rinfrescata servendosi del lavandino: "Buongiorno!". Sotto la camicia da notte semi aperta, due meloni dai ritti capezzoli catturavano il suo viso. Li strinsi con le mani, li strizzai, gli sorrisi poi levai una mano sul capo, la passai tra i capelli lasciando salire la camicia fino a mostrare un tantino di fregna. Gli sorrisi ancora e mi sbottonai completamente la camicia mostrandomi a lui nuda, senza pudore.
Luigi restò di stucco, io, decisa a provocarlo, mi infilai sotto la doccia. Lo ricordo bello, con le sue braccia robuste, le spalle ampie, il petto alto ed appena un filo di pancia. Nella cabina trasparente, con l’acqua che mi scrosciava calda addosso, presi a comportarmi da infoiata per abbattere le sue resistenze. Lo guardavo e mi strizzavo le tette, le insaponavo, le massaggiavo e le stringevo. Schiusi le labbra in un bacio diretto a lui che mi guardava impazzito poi con la mano mi carezzai la figa. Mi voltai, gli mostrai il culo, le mie chiappe, il grande solco del sedere ed, in continuità, anche l’esplosione del mio fiore porporino. Sporsi di più il mio culo mentre l'acqua scrosciava calda su di me. Mi assicurai che guardasse, era divorato dall'eccitazione, poi mi dedicai con le mani alla mia figa. Mi voltai verso di lui solo quando ebbi raggiunto il mio orgasmo. Inutile dire che il suo membro nel pigiama era duro come non mai, apprezzai ammiccando, poi gli mostrai il dito medio alzato e sporco di quella dolce bavetta che avevo nella figa e me lo portai in bocca lentamente succhiandolo. Mi sorprese con parole strozzate in gola dalla tremenda eccitazione: “Non avevamo detto di non farlo più?”. “Ho cambiato idea...", risposi col visetto da stronza poi continuai a succhiarmi il dito. Lui si denudò e venne a prendermi fin dentro la cabina della doccia.
Le sue mani furono su di me, prese in bocca i miei capezzoli, li succhiò. Io lo masturbavo. Lui sondava le mie forme. Si dispose contro di me, io mi poggiai spalle al muro e sollevai una gamba poggiando un piede contro la cabina. Mi piantò il suo cazzo dentro. Diede un colpo di reni ed affondò il cazzo nella mia figa. Prese a pomparmi, io mi sentivo tutta un bruciore. Mugolavo. Scopò con foga fino alla fine depositando dentro di me il suo sperma senza troppi timori.

Lo tenni stretto a me, mi godetti il suo respiro, le pulsioni del suo cazzo nel mio stomaco, la luce dei suoi occhi appagati e sconvolti, il battito del suo cuore poi tornai a bluffare: "Scusami, cosa mi è preso! Ti prego scusami". I suoi occhioni rammaricati erano sinceri, avrebbe voluto porre fine al nostro scandalo. "E' colpa mia, ti prego, perdonami. Prometto che non lo farò più!", miagolai con un falso cruccio. "D'accordo, non fa nulla dai, non starci male. E' stata pure colpa mia, devo trovare il modo di controllarmi", mi disse come al solito addossandosi la responsabilità di tutto. Mi lasciò sotto la doccia, ancora una volta desolato, ancora una volta con una dolcissima aria di sconforto.

Rimasta sola, mi sorrisi. Già preparavo la successiva scopata.
Note finali:
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