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Ci stavano provando dal giorno del matrimonio, ormai erano passati tre anni e il figlio agognato non era arrivato. Per Sibilla, giovane donna piena di vita e procace, era una sconfitta, il suo desiderio di maternità era prepotente, i suoi seni così grossi e polposi sembravano fatti per allattare, tirare su una decina di figli, lei viveva solo per quello. Faceva l’amore con il marito tutti i week end impegnandosi molto per renderlo felice anche se gli amplessi non erano del tutto soddisfacenti per lei, Enzo era bello e aitante, un uomo intelligente con un buon lavoro ma era poco dotato e talvolta non riusciva ad avere un’erezione completa, colpa dello stress che gli causava il pensiero di non riuscire ad avere un figlio. Alla fine un esame aveva decretato che lui era sterile e quindi non avrebbero mai avuto figli. Fu l’inizio di un periodo difficile, pieno di incomprensioni, per Sibilla rinunciare alla maternità era un lutto ma non voleva angustiare Enzo, era innamorata così tenendosi l’amarezza dentro finiva per innervosirsi e deprimersi e ciò causava litigi con Enzo.

Per di più Sibilla aveva amiche che sfornavano bambini a getto continuo, una di queste amiche durante la consueta passeggiata al parco le aveva fatto confidenze tempo fa su una ragazza che faceva le pulizie dalla sua verduraia, il negozio era in un quartiere distante dalla zona di Sibilla, pare che la donna fosse all’ottava maternità, in negozio sfoggiava un bel pancione, era florida e piena, traboccava felicità da tutti i pori, il marito di tanto in tanto veniva in negozio ad occhieggiare le clienti, era un tipo rozzo, grassoccio, insignificante, dava l’idea anche di lavarsi poco ma a quanto pare era molto fertile e secondo le dicerie era molto dotato, tanto che i vicini della coppia si lamentavano dei gemiti della moglie durante la notte, pare che gli amplessi col focoso marito fossero continui e durassero molte ore tra urla e gemiti di lei che riempivano i silenzi notturni.

Sibilla aveva confidato parte di questi aneddoti sull’aiutante della verduraia a Enzo, ridendoci sopra, ma si era tenuto per lei i particolari sulla dotazione da toro del marito. L’aveva fatto senza calcolo, più tardi sotto la doccia ripensando a quelle voci si era eccitata, con stupore ricordò che l’amica nel dirle che il marito era molto dotato le aveva mostrato un cetriolo enorme, e ora l’aveva davanti agli occhi quel cetriolo e sotto la doccia aveva dovuto toccarsi per sfogare l’insolita eccitazione. Quando l’eccitazione passò si vergognò molto e rimosse quei particolari dalla sua mente, restò solo l’immagine della donna con i 7 figli sfornati in attesa dell’ottavo.
La mattina dopo Enzo in palestra si confidò con un suo amico che gli consigliò di provare con la fecondazione eterologa, lui obiettò che l’eterologa era vietata in Italia e che al momento non potevano permettersi un viaggio in America. Così l’amico gli disse che l’unica soluzione era quella di provare con un altro uomo, chiedere ad un uomo fertile di fecondare Sibilla. Enzo ovviamente si arrabbiò e scartò subito quell’ipotesi, ma i giorni passarono e il rapporto con Sibilla peggiorava, non avevano rapporti sessuali da un mese ormai, se voleva evitare una separazione doveva fare qualcosa. Riconsiderò il consiglio dell’amico e ripensò alle confidenze di Sibilla sull’aiutante della verduraia, le era sembrato che fosse stranamente eccitata al pensiero che quella donna fosse incinta per l’ottava volta in dieci anni.
Si recò da quella verduraia, la padrona non c’era, la ragazza era dietro il banco, era una donna di origini arabe, aveva due tettone pendule che arrivavano ormai alle ginocchia e un culone enorme, tutt’altro che una donna sexy, la pancia era pronunciata e rotonda. Si allontanò e restò in zona fino alla chiusura per il pranzo, quando la vide uscire la seguì. La donna si inoltrò in un quartiere povero, pieno di case malridotte abitate da stranieri. Abitava al piano terra di una casa a tre piani abitata da tre famiglie. Sul retro c’era un piccolo orto comune. Sulla soglia di casa c’era il marito, un uomo rozzo, italiano, in canottiera, barba ispida, leggermente pelato. Quando la donna fu vicina dalla casa sciamarono fuori sette bambini. Era un uomo che Sibilla avrebbe trovato insignificante e tutt’altro che attraente. Tra l’altro essendo poveri sarebbe stato facile corromperli. Ma prima di corrompere quell’uomo avrebbe dovuto convincere Sibilla, non sarebbe stato semplice, Sibilla era una ragazza virtuosa, da fidanzati aveva dovuto lottare per convincerla a fargli un pompino e l’idea di andare con un altro uomo l’avrebbe inorridita, ma doveva tentare, il matrimonio stava andando a rotoli, doveva rischiare il tutto per tutto.
Quella sera a letto parlarono e considerarono tutte le possibilità, alla fine Enzo giocò quella carta segreta. Sibilla strabuzzò gli occhi, le tettone sussultarono e per poco non le finirono sul mento. Gli disse che si meravigliava che potesse proporgli uno schifo del genere, e che mai e poi mai sarebbe andata con un altro uomo! Piuttosto avrebbe divorziato. Lui allora si crucciò, si alzò e andò in cucina a piangere. Sibilla irritata e scandalizzata restò a letto poi andò in cucina e vide Enzo distrutto dal dolore. Si calmò e cercò di fare la pace. Enzo le chiese solo di rifletterci. E le disse che aveva pensato anche all’uomo giusto, le parlò del marito dell’aiutante della verduraia. Sibilla non ricordò subito, poi pian piano ricollegò quell’uomo alla donna incinta per l’ottava volta e in segreto nel subcosciente anche dettagli scabrosi che preferì ancora una volta nascondere a Enzo.
I giorni successivi Sibilla si tormentò molto, l’idea di avere un bambino finalmente la rendeva folle, avrebbe fatto di tutto, di tutto ma non quello che le chiedeva Enzo. Si recò in segreto presso questa famiglia, si informò con i vicini. Le dissero che erano due persone perbene, l’unica cosa era che ogni tanto quelli che abitavano di sopra si lamentavano per i rumori che facevano quando scopavano, e scopavano tutte le notti.
Poi vide il marito, persona insignificante, era disoccupato, aveva l’aria mite ma c’era in lui qualcosa di sordido, le tornò in mente il pettegolezzo dell’amica sulle sue dimensioni ma lo scacciò immediatamente.
Alla fine decise di accettare, disse a Enzo che voleva provare ma che avrebbe potuto rinunciare fino all’ultimo istante e che quell’uomo doveva essere d’accordo.
Enzo fu colpito dalla decisione di Sibilla, in cuor suo sperava che alla fine Sibilla declinasse e si rassegnasse a una vita con lui senza figli, invece il desiderio di maternità era stato più forte di ogni cosa, persino della vergogna, sarebbe passata anche sul suo onore per un figlio, segno che la loro storia era finita e che un figlio, peraltro altrui, non avrebbe fatto altro che separarli.
Enzo si recò dalla coppia, fu facile convincerli, anche la moglie quando vide i soldi sul tavolo si convinse. Enzo promise che li avrebbe aiutati anche in seguito, in cambio però dell’assoluto silenzio, e della promessa che non avrebbero mai chiesto di vedere quel bambino. I due dissero che erano d’accordo, l’uomo poi si accordò per il sabato successivo, sarebbe venuto a casa loro pulito e ben vestito, sarebbe entrato senza dare troppo nell’occhio. La copula doveva essere fredda e meccanica, ma ripetuta per avere migliore probabilità, avrebbe dovuto venire due volte a distanza di qualche ora, aveva tutta la notte del sabato a disposizione, lui sarebbe stato in casa per soccorrere Sibilla in caso di necessità ma non li avrebbe disturbati.

Il pomeriggio del sabato Sibilla si preparò a quell’evento, si fece una doccia, si vestì semplicemente: un paio di pantaloni della tuta e una maglietta rossa attillata e scollata. La visione di quelle sue tettone che trasbordavano generosamente dalla maglietta avrebbe fatto resuscitare i morti. Enzo ne fu geloso ma si trattenne, in fondo era chiaro che quell’uomo doveva scoparla e quindi era inutile essere gelosi per una maglietta.

L’uomo che si chiamava Arturo arrivò puntuale alle dieci di sera, avevano scelto quell’ora per evitare che i vicini vedessero, Enzo lo fece entrare di soppiatto. Sibilla attendeva in camera sua. Lui sarebbe stato di sotto nel suo studio attrezzato con un divano letto.
Arturo salì le scale della casa, una bella casa da benestanti, regalo del padre di Sibilla, eccitato bestialmente, aveva visto Sibilla e pregustava il momento in cui avrebbe messo le mani su quelle poppe gigantesche, inoltre pensava che con il suo cazzo enorme l’avrebbe fatta godere come mai nella vita. Prima di quella sera era venuto di nascosto per avere un’anticipazione sull’aspetto della donna che avrebbe dovuto fecondare ed era rimasto sbalordito dalla bellezza e sensualità di Sibilla, le sue curve generose gli avevano fatto venire un’erezione imponente che quasi gli avevano fatto esplodere i pantaloni. L’aveva vista nel giardino mentre faceva ginnastica, indossava un body elasticizzato gonfiato da due tettone esplosive, talmente strizzate dal body che sembravano prossime a saltare fuori, aveva visto grosse vene solcare le mammelle e si era immaginato attaccato con la bocca a quei capezzoli.

Inoltre quella donna era bella, il sorriso incantevole e tutto il suo corpo sprigionava voglia di vivere, sarebbe stata una madre bellissima per i suoi figli.
Arrivò davanti alla porta della camera, Sibilla era seduta in poltrona, per distrarsi guardava un film ma era nervosa come mai nella sua vita e quando Arturo bussò alla porta per poco non svenne. Fu tentata di mandare tutto all’aria quando lo vide sull’uscio con gli occhi pieni di lubricità che non si scollavano dal suo seno ma in cuor suo ormai voleva quel bambino e avrebbe sopportato il peso di quell’uomo così poco attraente su di sé. In fondo sarebbe durata poco, l’uomo aveva l’ordine di venire in fretta dentro di lei. Per tutto quel tempo Sibilla aveva scacciato l’immagine del grosso cetriolo ma ora non riusciva a trattenere la curiosità, guardava il pacco prominente di quell’uomo, non poteva farne a meno.
Arturo entrò e richiuse la porta. Era nervoso. Sibilla propose di infilarsi sotto le coperte vestiti al buio e di togliersi solo gli indumenti necessari sotto le lenzuola. Arturo accettò di buon grado, si infilò sotto le coperte e si sfilò pantaloni e mutande, Sibilla spense la luce e tolse pantaloni della tuta e mutandine, restò con solo la maglietta addosso. Era strano pensare che in quel letto non ci fosse Enzo ma uno sconosciuto nudo. Era anche curiosa di scoprire se le dicerie fossero vere, ma questo la turbava troppo e la rendeva inquieta e stranamente accalorata. Chiese all’uomo di aspettare un po’, nel frattempo potevano vedere un film insieme. Così per un po’ si ignorarono. Finché non sentì le dita dell’uomo accarezzarle impercettibilmente le gambe e poi salire sui fianchi larghi e poi ridiscendere, la carezza le fece venire i brividi, non fermò quella mano così discreta, anzi per meglio agevolare l’uomo allargò leggermente le gambe così che le dita potessero avere più presa. Le dita divennero la mano intera che adesso apertamente accarezzavano la serica pelle delle sue belle cosce avvicinandosi pericolosamente alla zona calda, la sua fica già imperlata di umori, già calda e vogliosa a dispetto della sua reticenza. La carezza dell’uomo le aveva fatto venire i capezzoli duri, erano tesi sotto la maglietta, le facevano male, con voluttà pensò di togliersela, di restare completamente nuda in balia di quell’uomo voglioso e dotato, secondo le dicerie, di un cazzo enorme, per la prima volta pensò al cazzo di quell’uomo, il pacco così gonfio le avevano sciolto i dubbi, i pettegolezzi erano veri, quell’uomo era molto dotato, ora doveva solo scoprire quanto lo fosse.
Decise di togliersi la maglietta, anche se la stanza era nella semioscurità l’uomo non avrebbe potuto non accorgersi del gesto liberatorio e invitante. Se la tolse mentre ancora l’uomo incoraggiato accarezzava la sua gamba destra con le dita e con il palmo entrando anche nella parte interna della coscia e avvicinandosi a pochi centimetri dall’inguine causando a Sibilla un’eccitazione sospesa, l’attesa di qualcosa di indecente che sfumava a pochi passi’ si tolse la maglietta rossa e i suoi seni furono liberi nel letto di entrare in contatto con la morbida seta di quelle lenzuola, e ovviamente delle mani dell’uomo’

Sibilla con voce resa roca dall’eccitazione disse all’uomo che avrebbe chiusi gli occhi per qualche minuto, tanto avevano tutta la notte, si voltò e si mise su un fianco concedendo alle mani dell’uomo un’esplorazione più vasta anche se della parte posteriore del suo corpo. Era inarcata in modo che il suo culo imponente e sodo fosse sporgente rispetto alle gambe. Sentiva la mano dell’uomo così calda e nodosa ferma accanto alle gambe. Si era fermata in attesa del suo spostamento, ora poteva riprendere la sua carezza e naturalmente salì dalle gambe alle natiche, questa volta Arturo non si limitò ad accarezzare, con la mano cominciò a premere, le sue dita tastarono le morbide natiche, prima leggermente poi più apertamente finché la palpata non fu generosa ed evidente. Sibilla era eccitata da morire, le sue gambe erano dischiuse affinché la sua fica nella parte finale fosse a disposizione dell’uomo. Arturo si girò su un fianco come lei. A sentire quel movimento Sibilla si allarmò, ora il cazzo di quell’uomo sarebbe stato pericolosamente vicino alle sue carni. La sua fica reagì a suo modo gocciolando indecentemente.
Il cazzo di Arturo era durissimo, rosso e nodoso, sembrava volesse esplodere, sotto le sue grosse palle da monta formavano una fossetta nel materasso, il suo cazzo svettante puntava le natiche di Sibilla, la cappella grossa e violacea sgocciolante smegma era a pochi centimetri dal solco che terminava la sua corsa tra quelle morbide colline in un anfratto umido e caldo.

Senza staccare la mano destra da quelle natiche opulente Arturo avvicinò lentamente il suo cazzo enorme a Sibilla che faceva finta di dormire ma era sveglissima e attenta ad ogni cosa avveniva sotto quelle lenzuola bollenti, era calda e affamata di cazzo, e non se lo nascondeva più, un po’ si vergognava di questo suo insano desiderio, ma era troppo calda, troppo bagnata ormai, voleva essere colmata, da tanto tempo non faceva l’amore con Enzo e d’altronde non aveva avuto un amplesso soddisfacente negli ultimi due anni, la passione dei primi giorni di matrimonio sembrava un ricordo, così improvvisamente Sibilla aveva scoperto che al di là del desiderio di maternità aveva più che mai bisogno di una bella ricca e appagante scopata’ ma non si lasciò andare, le sembrò eccitante continuare quel gioco così finse di dormire e si dispose a farsi toccare e lambire dalle mani e altro’ di quell’uomo così insolitamente maschio’
Il cazzo di Arturo a forza di impercettibili movimenti entrò a contatto con una delle natiche, il contatto fu bruciante, Sibilla si sentì avvampare, il cazzo dell’uomo ebbe un sussulto e sgocciolò altro smegma che imperlò le natiche di Sibilla’ un filamento appiccicoso ora univa il glande gonfio e sussultante di Arturo al culo imperioso di Sibilla’ spinse ancora un po’ e tutto il glande ora sfregava contro le natiche, affondava nella morbidezza voluttuosa’ la pelle di Sibilla scottava, così il volto di Arturo rosso di eccitazione bestiale, il volto di Sibilla era imporporato, con le dita si titillava i capezzoli, una mano quasi con noncuranza scivolò sopra una coscia, e poi salì fino alle natiche sfiorando la mano di Arturo sempre appoggiata sulla natica che si staccò facendo passare la mano di lei. Si fermò sulla natica destra, il cazzo era vicinissimo, con noncuranza la mano di Sibilla scese nel solco delle natiche cozzando contro il glande, il primo contatto con quel cazzo la fece rabbrividire, era terribilmente duro, lasciò la mano inerte per qualche secondo ma aperta in modo che il cazzo potesse esservi accolto e così fu, il cazzo enorme di Arturo scivolò dentro quella manina così delicata e liscia. Sibilla non chiuse la mano, le dita però sfioravano quel membro possente talmente grosso era, non ci sarebbe stato nella mano’ Arturo si allontanò crudelmente costringendo la mano di Sibilla ad un movimento scoperto, Sibilla dichiarò di avere bisogno di quel cazzo andandolo a cercare apertamente, lo trovò e con le dita tentò di farse un’immagine, lo percorse in tutta la lunghezza, e larghezza, ne constatò le dimensioni terribili e fece un paragone che la fece vergognare e al contempo bagnare tantissimo, paragonò quel cazzo così’ grosso e duro al piccolo cazzo del marito ultimamente barzotto, con la manina ora cercò di impugnarlo ma non ci riusciva, avrebbe avuto bisogno di due mani’ si sentiva appiccicosa tra le gambe, la sua fica grondava sulle lenzuola, sgocciolava in modo indecente, con le dita scese fino alle palle, voleva saggiarne la consistenza, fu compiaciuta da quanto erano grosse, sode e gonfie di sperma, immaginò un fiume di sperma virile e fecondo che finalmente la colmava in profondità ingravidandola, seminando dentro di lei un figlio, immaginò una cavalla alla monta in attesa dello stallone e la voglia la infiammò in modo violento, non poteva più resistere voleva quel cazzo, con la mano tirò quell’uccello enorme verso di sé, Arturo seppe che era il momento si avvicinò e da dietro appoggiò il cazzo alla fica di Sibilla, con le mani scivolò sul suo corpo palpandolo e tastandolo senza più reticenza, poi le mani finalmente scivolarono su quelle tette enormi da dietro, e il suo cazzo lentamente scivolò dentro Sibilla sempre di più, raggiungendo profondità inaudite e riempiendole la fica fino all’estremo’ Sibilla venne subito una prima volta appena il cazzo davvero grosso di Arturo raggiunse il fondo della sua vagina. Si inarcò per accoglierlo, spinse indietro il suo bel culo per accoglierlo meglio’ l’uomo cominciò a spingere, aveva il cazzo gonfio di sborra, quella fica così’ stretta e bagnata e così morbida lo stava mettendo a dura prova aveva voglia di sborrare dentro e di riempirla, ma voleva anche godersela quella bella femmina perché non gli sarebbe mai più capitata un’occasione del genere così rallentò facendo morire di piacere Sibilla, era completamente sconvolta dal folle piacere che provava, c’erano tanti elementi che la infiammavano, stava tradendo suo marito nel loro letto, il marito era di sotto e sapeva che stava scopando con un altro, quell’uomo aveva un cazzo enorme, il triplo più grosso del suo e doveva sborrarle dentro, metterla incinta, era così sconvolta che girò leggermente la testa verso il suo amante e gli offrì la bocca, Arturo rispose limonandola passionalmente mentre le sue mani impastavano instancabilmente quelle poppe così sode e morbide, e il suo cazzo stantuffava indomito dentro di lei, le loro lingue si staccarono e un filo di saliva si tese fra i due mentre Arturo disse che stava per sborrare’ Sibilla fu colta da un altro orgasmo a sentire la parola sborra e stupendosi di se stessa gridò di sborrarle dentro di riempirla tutta, i suoi gemiti prima trattenuti ora si alzavano senza alcun ritegno nella notte, Enzo li udiva giù nello studio e si rodeva di gelosia, sua moglie non aveva mai gridato così durante l’amplesso, anche da fidanzati era sempre stata silenziosa, ora invece sembrava una pornoattrice, i gemiti erano squillanti e venivano accompagnati da frasi sconce, sporche, non riusciva a credere che quella donna così porca e arrapata potesse essere Sibilla, la donna mite e pudica che aveva conosciuto.
Arturo sborrò dentro di lei, la inondò svuotandosi completamente i coglioni, poi sfiniti si addormentarono in quella posizione, con il cazzo gocciolante che pendeva molle ma gonfio e ancora grosso nel solco delle natiche e le mani che non mollavano la presa da quelle tettone.

Si svegliarono entrambi alle tre di notte, Sibilla accese la luce e si fece ammirare nuda, voleva vedere quel cazzo che l’aveva resa così felice e che l’avrebbe resa madre.
Arturo si mise un cuscino dietro la testa e offrì il suo cazzo in semierezione allo sguardo lubrico di lei. Sibilla se lo mangiò con gli occhi poi si sdraiò ai piedi di lui e si dispose a praticargli un pompino. Non era semplice prendere in bocca un cazzo così grosso per quanto cercasse riusciva a ingoiarne appena la cappella che le riempiva la bocca facendole male, era diventato subito durissimo e minaccioso, era un cazzo davvero incredibile, svettava duro e imponente, un cazzo in grado di rendere felice ogni femmina ed era attaccato ad un uomo insignificante, un uomo bruttino e povero per cui non avrebbe dato una lira e che pure ora adorava e riveriva come un imperatore, e se quell’uomo gli avesse chiesto di strisciare per terra lei lo avrebbe fatto purché alla fine quell’uomo l’avesse fatta sua per ore chiavandola instancabilmente con quell’uccello enorme. Quando le sue mascelle furono indolenzite Sibilla si mise a cavalcioni, si bagnò la fica e si impalò sull’uccello di Arturo’ quel cazzo la riempiva in modo sublime, non riusciva nemmeno ad entrare tutto talmente era lungo e largo alla base, offrì le sue tettone alla bocca famelica dell’uomo e alle sue mani che non si staccavano mai da quelle sorgenti di vita, la bocca dell’uomo succhiava le tette e i capezzoli rammaricandosi di non avere la bocca grossa abbastanza per far sparire quelle tettone, Sibilla veniva intanto a ripetizione sopra quel cazzo, finché non sborrò nuovamente. Proseguirono con queste scopate tutta la notte, Enzo li trovò spossati al mattino, nudi e abbracciati nell’ultimo amplesso che li aveva sfiniti. Il volto di Sibilla era radioso e sereno, le gote rosse, la pelle bianca e luccicante, era appagata e felice, era scomparsa la tensione e il grigiore degli ultimi tempi, era bellissima come non mai e lui ne era innamorato. Ma era anche terribilmente angustiato, quell’uomo non solo l’aveva inseminata ma l’aveva fatta godere come mai nella vita, l’aveva fatta sentire donna fino in fondo, le aveva dato qualcosa che lui non avrebbe potuto darle: un figlio e l’appagamento sessuale. Svegliò bruscamente Arturo e gli disse di andarsene, sul tavolo in cucina c’era la busta con i soldi e un extra.
Sibilla si alzò più tardi, stiracchiandosi tutta come una gatta in calore. Era ebbra di felicità e si sentiva femmina. Era rimasta delusa, e di questo si vergognò molto, quando invece di vedere il suo stallone accanto a lei nel letto trovò Enzo in vestaglia che leggeva il giornale. Lo salutò affettuosamente e poi si infilò sotto la doccia. Con l’acqua calda che percorreva il suo corpo ripensò alla notte e dovette accarezzarsi violentemente fino a giungere ad un orgasmo intenso che pure la lasciò inappagata.
Nulla sarebbe stato come prima.

Autore Pubblicato il: 29 Gennaio 2015Categorie: Senza categoria0 Commenti

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