i racconti di Milu
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E' strano come, pur essendo fratello e sorella, io e Carlo siamo così diversi. Lui serioso e convenzionale, io spensierata e divertente. Se ne parlo è perché lui mi piace, non posso negare che è un bel ragazzo e parecchie mie amiche stravedono per lui. Tuttavia è troppa la distanza che ci separa. O meglio, che ci separava. Ma procediamo con ordine.

Alle volte confesso di aver avuto l'impressione che fosse un pò bigotto, non stupido, ma sicuramente legato a convinzioni che non solo non erano le mie, ma non erano neppure quelle di mia madre e mio padre. Insomma Carlo quando era di fronte a qualcosa che le sue regole qualificavano come sconcio o anche solo sensuale, o brontolava e condannava o si chiudeva a riccio fino a lasciare il “campo di battaglia”. Come quando, in vacanza, trascorremmo una serata in discoteca in un locale che si affacciava sulla spiaggia.

Carlo sembrava a disagio, si vedeva bene che non amava il posto, né la musica.
Quante sono le ventunenni che amano la disco? Io sono una di quelle tante. Quanti sono invece i ventenni che non la amano? Carlo è uno dei pochi. Noi quattro restammo però a lungo vicini a chiacchierare ed a bere, poi mia madre si allontanò a ballare con degli sconosciuti, io invece con mio padre.
Confesso che io e papà ballammo non tanto perché ci piacesse farlo ma perché era il modo per perderci tra la gente e trovare il nostro spazio, sicuri che mamma avrebbe trovato il suo e che Carlo difficilmente si sarebbe sciolto. Di fatti accadde che mio fratello ci perse di vista. Il poveretto dovette girare tutto il locale invano cercandoci.
Non credo trovò mai mia madre, a me invece mi beccò che uscivo dal bagno degli uomini. "Hey!", mi disse ed io gli sorrisi sorpresa di trovarmelo di fronte. "Che fine hai fatto? non ti vedevo più", continuò. "Ero solo in bagno", feci io. "Ah.. bhe non trovo manco papà, chissà dove starà", insistette. "Boh non saprei", gli risposi proprio mentre mio padre usciva dal bagno in cui fino a qualche attimo prima avevamo consumato insieme un rapporto.
Mio fratello lo guardò, restò con un'aria interdetta. Io, capita la criticità della situazione, lo abbracciai con forza e volontariamente gli spinsi la testa sui miei seni ben in mostra grazie ad una scollatura generosa. Avvertii dei ghigni sarcastici di mio padre che, senza farsi notare, iniziò pure ad accarezzarmi il culo. "Hey Sabrina! Che fai!", mormorava Carlo tra le mie tette. Mollai la sua testa e con le mani lo tenni stretto a me per i fianchi. Purtroppo non mi ero accorta che sui seni conservavo ancora qualche schizzo di papà, così quando Carlo rialzò il capo aveva il viso insozzato di sborra. Se ne accorse e si passò una mano in faccia. La guardò. In quel momento mio fratello apparve confuso, capì che era sborra? Forse si chiedeva anche che ci facesse papà in bagno con me. Se ci ripenso, credo che non riuscì a realizzare davvero nulla della situazione.
Continuò per qualche attimo a guardarsi la mano e così mi decisi: allungai il collo, tirai fuori la lingua e gliela leccai come una gatta. "Ma che fai?", fece lui. "Vieni in bagno con me?", gli risposi e continuai a ripulirgli la mano sporca di sborra mentre mio padre mi tastava il culo. Lui la ritrasse e si allontanò dicendo: "Torno a casa, siete mezzi ubriachi qui. Ditelo a mamma che vado via e non fate tardi". Quella sera mi divertii ancora con papà ed a casa tornammo tutti verso l'alba.

Trascorsero anni e si ripeterono piccoli incidenti come quello che vi ho narrato. Ormai però eravamo davvero grandi. Carlo si apprestava a finire l'università e già lavorava part-time in un studio di ingegneri, io ero ben lungi dal completare gli studi ed avevo preso a frequentare un gruppetto di ragazzi di quartiere, tipi hip hop con cui si fumava e si faceva sesso.

Un pomeriggio Carlo, elegante fino a mozzare il fiato, tornando dallo studio vide i miei amici in un vicoletto ceco dove era il bar in cui amavamo ritrovarci. Li salutò e passò oltre, ma non così oltre da non sentire i miei amici dire: "Oh non se n’è accorto!". Carlo allora ritornò sui suoi passi e rivolto a loro disse: "Di cosa dovrei accorgermi?". "Di niente, perché?", furono le risposte tipo che si sentì ripetere. Ma lui avanzava verso di noi, i miei amici si affrettarono a ricomporsi. Chi si tirava sui i calzoni, chi si chiudeva la cerniera ed in fondo a loro comparvero i volti miei e di una mia amica. "Carlo", esclamai sputacchiando sborra. La mia amica Erika invece inghiottì subito quella che aveva ed andò in contro a mio fratello: "Ciao Carlo, tutto bene a lavoro?". Lui neppure la guardò, venne ad afferrarmi un braccio e prese a strattonarmi. Tutti assistettero immobili alla scena mentre io presi a sbraitare: "Lasciami, che fai?!". Lui: "Mi prendi per stupido? Queste schifezze in strada con tutti questi ragazzi! Ti sei fumata il cervello, sentirai a casa che casino!". Io cercavo di calmarlo: "Eddai sta buono, lasciami, posso far divertire anche te!", ma lui mi guardava irato e disgustato. "Va bene, guarda c'è Erika, è cotta di te lo sai, divertiti con lei", gli dissi ma lui ancora più imbronciato continuava a ripetere le stesse cose come un disco rotto. Alla fine mi mollò il braccio ed io dovetti seguirlo a casa. A nulla valsero le mie spiegazioni, non voleva sentire ragioni. E che figuraccia che mi aveva fatto fare coi miei amici! "Carlo guarda che non ho fatto nulla di male, poi che vuoi raccontare a casa?", facevo io. Lui rispondeva: "Mamma e papà resteranno sconvolti da quanto gli racconterò, sono affari tuoi come gestire la situazione, ma non posso starmene zitto". "Carlo guarda che sanno tutto, a parte il fatto che sesso lo faccio anche con loro..", replicai ma lui: "Ma che schifo, sta zitta!". Arrivati a casa, come al solito mamma non c'era, a quell'ora era col capo dell’ufficio di Carlo, e papà invece era nel suo studio a leggere. "Papà!", irruppe Carlo, "devo parlarti, ma tu sai Sabrina cosa fa in giro nel quartiere coi suoi amici?". Carlo fece un'espressione stupita perché papà gli disse subito di abbassare la voce, che non c'era ragione di urlare e prendersela tanto se io mi divertivo un po', poi si alzò dalla poltrona chiudendo il libro che leggeva e mi invitò ad andare in camera mia per restare solo con Carlo. Io in camera non ci andai, restai nel corridoio ad origliare e quanto sentii dovette turbare molto mio fratello.

"Carlo insomma", esordì papà, "tu hai il tuo carattere, le tue convinzioni, il tuo modo di vivere. Io e tua madre non l'abbiamo mai condannato, né abbiamo voluto forzarti a cambiarlo. Tua sorella invece ha il suo, più libera, non ha schemi, insomma, è più simile a me e tua madre capisci? Ad ogni modo tu sei libero di vivere come ti pare, ma lascia che gli altri siano anche essi liberi. Non imporre i tuoi tabù", papà voleva continuare ma Carlo lo interruppe: "Ma cosa dici? Ti rendi conto che era nel vicoletto a fare sesso orale con un gruppetto di sei o sette ragazzi, lei ed una sua amica. Ti sembra normale?". Mio padre replicò: "Per me sì, cerca di capire". E Carlo: "Ti rendi conto che quando l'ho fermata mi ha detto che potevo farlo anche io con lei e addirittura che lei fa sesso con te e mamma?". Mio padre allora riprese: "Ascolta Carlo, io e tua madre non sappiamo bene tu da chi abbia preso. Io non ho questi schemi mentali, né li ha lei. Quando tua sorella ha raggiunto la maggiore età le abbiamo detto tutto di noi, della nostra vita sessuale. Ci sembrava simile a noi per attitudine, era adulta e poteva sapere. Oltre a sapere però lei ha voluto vivere come noi in piena libertà la sua sessualità. Con te è stato diverso, chiuso e riflessivo come sei, ci sei sembrato felice col tuo equilibrio. Anche se per noi sei sempre stato come un estraneo, compiuti i diciotto anni, non abbiamo voluto coinvolgerti come abbiamo fatto con Sabrina. Sapevamo che non poteva piacerti una vita di sesso così libero anche tra familiari". Carlo stette zitto poi riprese: "Un estraneo?”. Si chiuse in un silenzio riflessivo. “Un estraneo è meglio che lasci questa casa", disse. Stette ancora in silenzio poi chiese: "Fai sesso con Sabrina?". Papà rispose: "Capita, tra tua mamma e lei però è più frequente". Carlo precipitò ancora nel silenzio. Dai rumori capii che mio padre si era riaccomodato sulla poltrona ed aveva ripreso le sue letture. Perché non aveva detto nulla? Voleva che mio fratello lasciasse casa? Sentii Carlo muovere dei passi, io filai spedita in camera mia. Lui attraversò il corridoio e si rinchiuse nella sua camera.

Chissà a cosa pensava, chissà come l'aveva presa ora che papà gli aveva detto tutta la verità in faccia, senza giri di parole, forse più duro del dovuto. Magari ora stava male, forse ci avrebbe lasciato, si sarebbe sentito escluso. Iniziai seriamente a temere una sua reazione negativa. Improvvisamente mi venne un'idea e mi spogliai. Sì, era l'idea giusta ed andava attuata. Dovevo fare io lo sforzo più grande e fare sentire Carlo non più un estraneo ma il centro della nostra famiglia. Fui in camera sua: "Posso Carlo?". Lui stette zitto, disteso sul letto fissava il soffitto con gli occhi immersi chissà in quali pensieri, aveva solo i calzoni e le mani dietro la nuca sul cuscino. Ammirai il suo petto ampio ed asciutto. Mi sistemai accanto a lui e solo quando avvertì la nudità del mio corpo si destò. Mi guardò, fissò i miei seni, i miei occhi, le mie forme. Si vedeva che gli piacevo. "Non starci male, te l'avevo detto che funzionava così in famiglia", gli dissi con voce tenue accarezzandogli i capelli. Lui ancora taceva fissandomi i seni. Continuai: "Non sai quanto mi è mancato un fratello da poter vivere a pieno, mi sarebbe piaciuto trascorrere mille notti con te ed averti anche di giorno, quando lo desideravamo". "Sono una specie di asociale, non so stare insieme a voi, papà mi ha detto che sono un estraneo", prese a parlare, "ma io non ho mai voluto essere questo, io vi voglio bene, sono parte di questa famiglia". "Non ci lasciare Carlo, ti prego, prova a vivere come noi, può essere che ti piace no?", implorai io. Gli misi una mano sul pacco e glielo accarezzai: "Ti aiuto io", gli dissi e continuai ad accarezzarlo in quel punto fissandolo. Lui sospirò, io quando percepii i movimenti del suo cazzo mi detti da fare, intenzionata a fargli provare tutto il piacere della mia gola. Un magnifico pompino, con tutta la passione che potevo donargli, avrebbe potuto mettere a posto tante cose. Mi accucciai davanti a lui, tra le sue gambe. Lo guardai sorridente dal basso, mentre slacciavo la cintura e gli aprivo i pantaloni. Nei boxer il cazzo si avviava ad essere completamente in tiro, iniziai a mordicchiarlo ed a leccarlo. Gli insalivai i boxer e gustai il suo odore. Massaggiai l'asta e tutto iniziò a gonfiarsi, non so se mi guardava ma io, eccitatissima, afferrai l'elastico dei boxer con i denti e glielo tirai verso il basso. Il suo cazzo mi apparve davanti carnoso e spesso, ritto verso l'ombelico. Era tumido, un bel palo non c'è che dire. Troneggiava davanti a me. Lo fissai ammirata. Senza dire nulla lo baciai e lo leccai. Sentii mio fratello rilassarsi mentre la mia lingua percorreva il suo cazzo dal basso verso l'alto e poi riscendeva fino alle palle. Risalii ancora verso la cappella e poi schiudendo le labbra glielo presi in bocca spingendo la testa in avanti e più a fondo che potevo. Era durissimo, caldo e potente. Lo presi tutto, fin nella gola. Aumentai subito il ritmo succhiando golosamente. La mia bocca fu completamente piena. Strinsi le labbra attorno all'asta e la mia lingua frullò impazzita. Succhiai con foga crescente, sentivo i suoi mugolii mentre perdevo saliva dalla bocca. Fu un attimo. Il suo arnese fu travolto dalle pulsioni e schizzi di sborra calda mi farcirono la gola. Fantastico. Sollevai il capo con la bocca traboccante di sborra e gli feci un occhiolino. Ingoiai tutto e dissi: “E’ un buon inizio non trovi?”. Lui sorrise. Lo lasciai rasserenato e felice nella sua cameretta.

Più tardi raggiunsi mio padre nel suo studio, ancora nuda. C'era anche mia madre. Stavano parlando proprio di Carlo. "Papà sei stato troppo duro!", principiai appena entrata senza neppure salutare mamma. Lei invece dette ragione a papà: "Sabrina, Carlo è diverso da noi, prendiamone atto. Ci ha condizionato già troppo la vita". Poi fu la volta di papà: "Non potete girare liberamente svestite per casa, tua madre è costretta a incontrare fuori i suoi amici e lo stesso vale per me, la notte dobbiamo fare tutto in silenzio ed anche durante la giornata, se succede qualcosa, dobbiamo essere sempre compiti e stare in guardia per non essere scoperti". "Ma ora sa, sa tutto, gliel'hai detto tu, poi vedrete gli ho fatto un pompino, presto sarà dei nostri e potremo essere liberi in casa. Anzi possiamo già ora", risposi loro. Mamma e papà furono increduli. Lei disse: "Hai sbagliato a fargli un pompino, ma chissà come ci sei riuscita! Quella volta che entrai in camera sua di notte si trincerò manco fossi un mostro". "Capisco che gli vuoi così bene", disse mio padre, "anche tua madre ed io gliene vogliamo e proprio per questo non abbiamo mai forzato la mano con lui, ma ora che l'hai fatto tu non vorrei che Carlo iniziasse anche ad odiarci". "Non ho forzato la mano, gli ho fatto un pompino e lui l'ha accettato, gli è piaciuto", ripresi io. Mamma intervenne ancora: "Caro, noi non dobbiamo trattenerlo e se pensiamo che lui possa essere più sereno fuori casa è bene dirglielo, tuttavia visto che Sabrina ci tiene così tanto facciamo una prova, viviamo in casa liberamente e diamo un'altra possibilità a nostro figlio". Mio padre non sembrava dello stesso avviso: "Rischiamo solo di fargli del male se facciamo...". Stava continuando a parlare ma si zittì, si era affacciato nello studio mio fratello in boxer e canotta. Non l'avevamo mai visto in intimo per casa: "Ma non si mangia?". Mio padre lo guardò sorpreso, io gli sorrisi e lo abbracciai, mia madre pure dovette reagire bene perché quando mi staccai da Carlo era nuda. "Sì certo, che aspetti amore", disse mio padre a mamma che, lasciando la stanza per raggiungere la cucina, sfilò accanto a mio fratello e gli baciò la guancia. Carlo si voltò per guardarla sculettante uscire, poi gli fui di nuovo addosso e lo baciai. Limonammo davanti a mio padre colpito positivamente dal comportamento di suo figlio. In effetti non potete immaginare i progressi che fece mio fratello in quella settimana. La notte giacevo con lui ed al mattino gli davo un buongiorno tutto di bocca. Mi donai completamente ed i miei gironzolavano nudi e tranquilli in casa. Quando, venerdì sera, tornò da lavoro e vide nel salone mio padre masturbarsi guardando mamma che veniva scopata da un suo collega, ci salutò calmo e sereno. Fui così orgogliosa del suo comportamento che lo invitati a prendere il mio culo davanti a tutti. Ero super eccitata anche perché avvertii sulla sua pelle l'odore di Erika. Era diventato un bel poco mio fratello. Mio padre assistette compiaciuto e, per la prima volta, anche mamma, ancora col suo partner presente, concesse qualcosa a Carlo: gli fece un eccellente pompino aiutandosi con i seni. Le cose erano davvero cambiate. Carlo era finalmente uno della famiglia.
Note finali:
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